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Full text of "Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da S. Pietro sino ai nostri giorni. Compilazione di Gaetano Moroni romano"

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e  S7^è 


DIZIONARIO 

DI  ERUDlZIONIi 

STOUICO-ECCLESIASTICA 

DA  S.  PIETRO  SIINO  Al  NOSTRI  GIORNI 

SPECIALMENTE      INTORNO 

AI  PRINr.lPALI  SANTI,  BFATI,  MARTIRI,  PADRI,  AI  SOMMI  PONTEFICI,  CARDINALI 
E  PIÙ  CELEBRI  SCRITTORI  ECCLESIASTICI,  AI  VARII  GRADI  DELLA  GERARCHIA 
DELLA  CHIESA  CATTOLICA  ,  ALLE  CITTA  PATRIARCALI  ,  ARCIVESCOVILI  E 
VESCOVILI,  AGLI  SCISMI,  ALLE  ERESIE,  Al  CONCILII  ,  ALLE  FESTE  PIÙ  SOLENNI, 
AI  RITI,  ALLE  CEREMONIE  SACRE,  ALLE  CAPPELLE  PAPALI  ,  CARDINALIZIE  E 
PRELATIZIE,  AGLI  ORDINI  RELIGIOSI,  MILITARI,  EQUESTRI  ED  OSPITALIERI,  NON 
CHE    ALLA     CORTE   E  CURIA   ROMANA     ED  AMA  FAMIGLIA     PONTIFICIA,  EC,    EC.     EC. 

COMPILAZIONE 

DI     GAETANO    MORONI     ROMANO 

PRIMO  AIUTANTE  DI  CAMERA  DI  SUA  SANTITÀ 

GREGORIO      XVI. 


VOL.  IX. 


IN     VENEZIA 

DALLA      TIPOGRAFIA      F.  MILIANA 
MDCCCXLL 


'^'feX?.  ♦ 


DIZIONARIO 


DI  ERUDIZIONE 


STORICO-ECCLESIASTICA 


CAP 

Lezioni  delle  XII  profezie,  e  canto 
delle  liianie. 


I 


ntanto  il  più  novizio  de'canto- 
ri,  avvertito  da  un  cerimoniere,  che 
poi  gli  sta  vicino,  entia  nel  presbite- 
rio delia  Cappella,  e  fatta  la  genufles- 
sione all'altare,  ed  al  Papa,  se  vi  è,  ed 
Inchinato  il  celebrante,  e  da  ambe  le 
parti  i  Cardinali,  in  mezzo  della  Cap- 
pella, incomincia  a  leggere  la  prima 
profezia,  in  modo  andante ,  e  distin- 
to, dopo  la  quale,  se  assiste  il  Pon- 
tefice, si  reca  a  baciargli  il  piede. 
Mentre  il  cantore  dice  la  profezia  , 
il  celebiante  la  legge  con  voce  bas- 
sa, sedendo  nel  faldistorio ,  e  nel 
fine  s'alza.  Rivolto  all'altare,  dice 
a  voce  alta  l'orazione,  premesso  pri- 
ma dal  diacono  il  Flectamus  genua, 
e  rispostosi  dal  suddiacono  Levate; 
il  che  si  osserva  anco  avanti  delle 
altre  orazioni ,  fuori  dell'  ultima. 
Quegli,  che  ha  cantata  la  profezia, 
parte,  dopo  mi' altra  genuflessione, 
e  subentra    il    penultimo  cantore  a 


CAP 

dire  la  seconda ,  e  con  questo  or- 
dine si  dicono  le  altre  dieci,  rispon- 
dendosi dal  coro  alle  orazioni  seni' 
pre:  Amen.  Solamente  dopo  la  quar- 
ta, e  la  decimaprima ,  i  contralti 
intonano  il  tratto,  che  dicesi  an- 
dante. 

Anticamente  la  prima  di  queste 
pi*ofezie  pronunziavasi  in  greco,  e 
ripetevasi  in  latino.  Anastasio  nella 
vita  di  Benedetto  III  dell'  855,  scri- 
ve che  M  Volumen  praeparare  stu- 
»  duit ,  in  quo  graecas ,  et  lalinas 
>»  lectiones,  quas  die  sabbato  s.  Pa- 
»>  schoe,  simulquc  et  s.  Pentecostes 
»  subdiaconi  legere  soliti  sunt".  In 
questo  stesso  giorno  si  recitavano 
vari  salmi ,  e  canti  in  ambedue  le 
lingue,  come  ci  attesta  il  I  Ordine 
romano  composto  innanzi  al  secolo 
IX  ;  dappoiché  Amalario,  che  fiori' 
va  neir  812,  ne  loda  frequente- 
mente il  rito,  e  lo  illustra  con  belle 
riflessioni,  e  particolarmente  al  e.  3, 
de  Div.   Offìc. 

11  metodo  descritto  nell'Ordine  I 
ci  viene  presentalo    dall'  autore   del 


6  CAP 

X,  che  lo  compose  nel  secolo  Xf; 
col  divario  però ,  che  precedeva  la 
lezione  latina,  e  poi  seguiva  la  gre- 
ca ,  se  così  fosse  piaciuto  al  Papa  ; 
»  Subdiaconus,  finita  benedictione 
M  cerei,  accendens  carbouem,  incipit 
w  legere  sine  titulo:  In  principio  crea- 
>»  vit  Deus,  etc. ,  vero  completo  si 
«  D.  Papa  velit,  graecus  subdiaco- 
w  nus  eamdem  lectionem  graece  re- 
»  legit".  Ciò  confermasi,  pag.  i38, 
da  Benedetto  canonico  di  s.  Pietro, 
che  stese  l'Ordine  XI.  Lo  stesso  si 
osserva  nel  XII  di  Cencio  Savelli, 
che  lo  scrisse  sotto  Celestino  III  nel 
I  1 9 1 .  Le  medesime  greche  lezioni 
si  udivano  nel  secolo  XIII ,  come 
dimostrasi  nell'  Ordine  romano  di 
Gregorio  X  (  ibidem  !>.88  )  ;  nel  XIV 
per  testfmonianza  de'  ceremoniali  del 
Cardinal  Gaetano  (  ibidem  372),  e 
di  Pietro  Amelio  (  ibidem  49^  )  ?  ^ 
nel  XV ,  come  rilevasi  dal  codice 
vaticano  47^7>  P-  ^7-  Questo  an- 
tichissimo rito  si  vide  rinascere  sot- 
to Benedetto  XIII,  creato  nel  1724, 
il  quale  nella  prima  funzione  del 
sabbato  santo,  eh'  egli  celebrò,  vol- 
le, che  un  alimno  del  collegio  gre- 
co leggesse  la  prima  profezia  in  lin- 
gua greca,  dopo  di  essere  stata  pro- 
nunciata in  latino  da  un  cantore 
della  cappella.  Anche  il  sabbaio  di 
Pentecoste  fu  detto  in  XII  Lcclio- 
nibuSy  non  perchè  dodici  fossero  le 
profezie ,  ma  perchè  ripetendosi  le 
sei  lezioni  greche  in  latino,  i  lettori 
formano  il  numero  di  dodici. 

Terminata  la  XII  profezia,  il  ce- 
lebrante depone  la  pianeta,  e  si  pro- 
stra co'  suoi  ministri  avanti  V  altare, 
mentre  due  soprani ,  genuflessi  in 
mezzo  della  cappella,  con  uno  sga- 
bello avanti ,  danno  principio  alle 
litanie  maggiori,  dette  de'  santi.  Al 
Tersetlo  Propiùus  esto,  etc, ,  i  mi- 
nistri assistenti  si  alzano  e  vanno  in 


CAP 

sagrestia,  dove  si  vestono  coi  para- 
menti bianchi.  Quindi  ritornano  in 
Cappella  col  prete  assistente  al  ver- 
setto Peccatores ,  te  rogantus  aiuU 
nos.  Si  alza  allora  il  Cardinal  cele- 
brante, va  al  faldistorio,  ove  se- 
duto prende  i  paramenti  pontificali 
di  color  bianco,  e  se  il  Papa  fosse 
già  intervenuto  alla  funzione  con 
piviale,  e  stola  rossa,  deporrebbe  am- 
bedue per  assumere  quelli    bianchi. 

Accensione  delie  candele ,  e  mu- 
tazione delle  cappe  de'  Cardi- 
nali. 

Frattanto  si  accendono  le  sei  can- 
dele dell'altare,  i  cui  candellieri  sono 
dorati,  essendosi  adoperati  in  tutta  la 
quaresima  quelli  inargentati,  ed  accen- 
donsi  pure  le  sei  candele  della  cancel- 
lata. Si  leva  dal  trono  del  Papa,  per 
mezzo  di  due  individui  della  floreria  , 
il  velo  di  seta  violaceo,  che  ricopri- 
va la  coltre  di  lama  d' argento  coi 
ricami  di  fiori  d'oro,  del  qual  drap- 
po comparisce  la  coltrina  della  se- 
dia Papale  sino  allora  coperta  da 
coltrina  di  seta  paonazza.  Cos'i  al- 
l'altare  viene  tolto  il  paliotto  di 
tal  colore ,  rimanendovi  il  bianco 
già  messo  di  sotto.  Finalmente  en- 
trano nella  Cappella  i  maestri  di 
camera,  e  i  camerieri  de'  Cardinali 
per  levar  loro  le  cappe  violacee,  e 
metter  loro  le  rosse  coli' aiuto  dei 
rispettivi  caudatari.  Ed  è  perciò  che 
quando  dopo  la  Cappella  i  medesi- 
mi Cardinali  nella  sala  regia  si  le- 
vano le  cappe  rosse,  sebbene  sieno 
vestiti  con  soltana,  e  fascia  di  seta 
paonazza,  assumono  la  mantelletta 
e  mozzetta  rossa.  Per  analogia  si  usa 
nel  ritorno  a'  propri  palazzi  l'om- 
brellino rosso ,  riponendosi  il  pao- 
nazzo. 

La  chiesa,  deposti    gli  abili ,    e  i 


segni  ài  lutto,  si  veste  a  festa,  e  co! 
«uono  delle  campane,  che,  come  di- 
i-enio,  si  sciolgono,  eoi  cantici  di  al- 
legrezza, con  illuminazioni,  ed  altre 
testimonianze  di  gioia,  mostra  il  suo 
giubilo,  per  la  risurrezione  del  suo 
sposo,  e  per  la  nuova  figli uolanza 
de'  neofiti,  che  vuole  attorno  a'  suoi 
altari  ne'  templi ,  in  cui ,  secondo 
l'antichissimo  rito,  si  amministra  il 
santo  battesimo  (Fedi). 

A/cssa  cantata^  coli'  assistenza  del 
Pontefice,  a.  eia  un  uditore  di 
Rota  annunzia  /'  Allei uj a,  ciocche 
non  ha  luogo ,  se  il  Papa  non 
interviene. 

Terminate  le  litanie  de*  santi,  vie- 
ne il  Papa  in  Cappella  con  piviale 
bianco,  con  mitra  di  lama  d'oro, 
giacché  rare  sono  le  volte ,  che  i 
Pontefici  assistano  alle  anteriori  fim- 
zioni.  E  giunto  avanti  all'  altare  e 
deposta  la  mitra,  incomincia  V  in- 
ti*oito,  e  la  confessione  col  Cardinal 
celebrante  alla  sinistra ,  il  quale  sali- 
to poi  all'altare  lo  bacia,  ed  aspetta, 
che  il  Papa  asceso  al  trono,  dopo 
aver  ricevuto  i  Cardinali  vescovi  al- 
l' ubbidienza,  col  ministero  del  pri- 
mo Cardinal  prete,  metta  V  incenso 
nel  turibolo,  con  cui  poi  il  cele- 
brante incensa  1'  altare,  venendo  egli 
poi  incensato  dal  diacono ,  siccome 
Io  è  il  Papa  dal  detto  Cardinal  pri- 
mo prete,  dappoiché  quelli  del  suo 
ordine,  e  i  Cardinali  diaconi  abbiano 
prestata  l' ubbidienza.  Finché  dura 
questa  incensazione,  i  cantori  seguita- 
no a  cantare  i  Kyrie  in  canto  fer- 
mo. Dopo  di  che  il  celebrante  va  al 
suo  faldistorio,  ed  intuona  solenne- 
mente il  Gloria  in  excelsis  Deo, 
che  si  ripiglia  dai  cantori  in  canto 
figuralo.  Mentre  da  alcuni  della  flo- 
leria  si  leva  il  velo  paonazzo ,   clie 


CAP  7 

ricùopre  l'  arazzo  dell'  altare ,  rap- 
presentante  la  risurrezione  del  Si- 
gnore ,  le  guardie  nobili  rivolgono 
le  spade ,  che  tenevano  a  rovescio , 
facendo  lo  stesso  i  cursori  e  i  mazzie- 
ri Pontificii  colle  mazze  d'argento. 
Sparano  i  mortari  della  guardia  sviz- 
zera, e  le  artiglierie  del  Castel  s.  Ange- 
lo e  suonano  le  campane,  sospese  sino 
dalla  mattina  del  giovedì  santo.  Ri- 
sulta poi  da  un  decreto  delia  con- 
gregazione de'  Riti ,  che  in  questa 
mattina  si  abbiano  a  scuoprire  le 
s.  immagini,  o  al  Gloria,  o  dopo 
l'uffizio  del  medesimo  giorao.  Fini- 
to il  Gloria,  che  anticamente  si  di- 
ceva da'  soli  vescovi  per  Natale,  e 
per  Pasqua,  il  celebrante  dice  l'ora- 
zione, e  dipoi  il  suddiacono  canta  l'e- 
pistola; quindi  l'altro  suddiacono  udi- 
tore di  Rota,  parato  con  tonicella 
bianca,  in  compagnia  d'un  maestro 
di  cerimonie,  premessa  la  genufles- 
sione all'altare,  ed  all'ultimo  gra- 
dino del  trono,  ad  alta  voce  dice: 
Pater  sanctCj  annuntio  vobis  gau- 
dium  magnum,  quod  est  j^lleluja. 
E  recandosi  a  baciare  il  piede  al  Pon- 
tefice ,  fa  ritorno  nella  sagrestia. 
L'  Alleluja,  Hallclu-jah,  voce  ebrai- 
ca che  significa  Lodate  il  Signore, 
fu  pronunziata  da  Mosé  sul  monte 
Sinai  quando  gli  apparve  Iddio; 
quindi  1'  evangelista  s.  Giovanni  nel- 
l'isola di  Patmos  udì  che  la  can- 
tavano gli  Angeli  adoranti  la  divina 
maestà,  il  perchè  l'insegnò  a' cri- 
stiani. 

Annunziato  al  Papa  il  cantico  del- 
l'allegrezza, sospeso  fino  dal  tempo, 
in  cui  la  Chiesa  si  era  messa  in  pe- 
nitenza ,  ma  che  si  tralascia,  se  il 
Pontefice  non  assiste,  il  celebrante 
lo  canta  ti  e  volte,  alzando  ogni  vol- 
ta un  tuono  di  voce  di  piii ,  e  ti^c 
volte  gli  rispondono  i  cantori  in 
contrappunto,    facendo    solo    la  C9h 


8  GAP 

denza  finale  nella  terza  volta.  Indi 
da  due  soprani  anziani  s' intiiona  il 
verso  Confilemini,  e  due  altre  cop- 
pie di  soprani  anziani  dicono  il  trat- 
to Laudate,  che  deve  durare  fin- 
che il  diacono  sia  giunto  al  luogo 
per  dire  il  vangelo.  La  Chiesa  dà 
questo  segno  di  duolo ,  in  mezzo 
alla  sua  allegrezza ,  per  dinotare 
che  il  mistero,  che  si  celebra  è  di 
Cristo  già  risuscitato,  ma  non  an- 
cora apparso.  Il  Papa  mette  l' in- 
censo nel  turibolo,  e  il  diacono  pi^e- 
sa  la  solita  benedizione ,  va  a  can- 
tare senza  lumi  il  vangelo  della  ri- 
surrezione scritto  da  s.  Matteo,  Fi- 
nito il  vangelo,  il  Cardinal  prete 
assistente  incensa  per  la  seconda  vol- 
ta il  Papa. 

In  questa  mattina  non  si  canta 
ne  Credo ,  ne  offertorio ,  né  mot- 
tetto. 11  secondo  non  viene  cantato, 
per  imitare  il  silenzio  delle  donne, 
quando  andarono  cogli  aromi  al  se- 
polcro, secondo  la  spiegazione,  che 
ne  danno  diversi  liturgici.  Il  cele- 
brante nell'atto,  che  va  all'  altare  , 
è  benedetto  dal  Papa ,  che  poi  ri- 
mette r  incenso  nel  turibolo,  e  do- 
po benedice  l'ampollina  dell' acqua, 
presentatagli  dall'altare,  dal  suddia- 
cono genuflesso,  che  gli  dice  :  Benedi- 
cite, Pater  sancte.  Come  il  celebran- 
te abbia  incensato  l'altare,  viene 
egli  stesso  incensato  dal  diacono , 
che  poi  porta  il  turibolo  al  Cardi- 
nal primo  prete,  il  quale  per  la 
terza  volta  incensa  il  Pontefice.  In- 
di incomincia  l'incensatura  del  sa- 
gro Collegio,  e  degli  altri  della  pre- 
latura, del  principe  del  soglio,  del 
magistrato  romano ,  e  del  maestro 
del  sagro  ospizio.  Il  coro  risponde 
al  Dominus  vohiscum ,  e  al  Pre^ 
fazìo,  e  dice  il  Sanctus,  ed  il  Be- 
nedìctus ,  tralasciando  V  Agnus  Dei, 
uè  si  dà  la  pace.    Anche    l'ommis- 


GAP 
sione   dell' ^^«M^  Dei  allude    al    si- 
lenzio delle  donne,  che  non  aveano 
creduto  in  Cristo  Redentore. 

Abbiamo  dal  Martene,  tom.  III, 
de  ant.  Eccl.  rit.  44^:,  che  in  varie 
chiese  anticamente  si  faceva  in  que- 
sto giorno  la  comunione  del  clero, 
e  del  popolo,  funzione  che  altrove 
seguiva  o  nella  feria  V,  o  nella  VI, 
come  superiormente  dicemmo.  Quin- 
di per  dar  luogo  alla  medesima,  andò 
in  disuso  la  lezione  della  storia  della 
Passione  scritta  da  s.  Matteo  nella 
domenica  delle  Palme,  quella  di  s. 
Luca  nella  feria  V,  e  l'altra  di  s. 
Giovanni  nella  VI,  come  ha  con 
altri  avvertito  il  Cardinal  Tommasi. 
Nel  tomo  VIII  del  Bollano  de'  do- 
menicani 357  si  riporta  la  concessio- 
ne d'Innocenzo  XII,  8  giugno  1692, 
«  de  tribus  missis  in  sabbato  san- 
w  cto  celebrandis  in  sacello  S.  M. 
»  de  Athoca,  matritensis  coenobii , 
M  fratrum  praedicatorum  ".  S.  Pio 
V  precedentemente  avea  proibito  la 
messa,  e  la  funzione,  secondo  gli 
antichi  riti,  superiormente  rammen- 
tati, che  celebravano  nella  notte  del 
sabbato  santo  ;  però  abbiamo  che 
Pio  VI  nel  1780,  con  decreto  della 
congregazione  de' Riti,  concesse  al 
duca  di  Parma  di  far  celebrale  la 
messa  ed  altre  funzioni,  nella  notte 
del  sabbato  santo  in  Parma,  evi- 
tando gl'inconvenienti,  che  determi- 
narono la  proibizione  di  s.  Pio  V. 
Abbiamo  inoltre,  che  Calisto  III, 
a' 9  marzo  i4^7j  aveva  concesso  ai 
religiosi  serviti,  che  nelle  loro  chie- 
se dell'  Annunziata  di  Firenze,  e  di 
s.  Maria  della  Strada  maggiore  di 
Bologna,  potessero  celebrare  l'unica 
messa  di  questo  giorno,  due  ore 
dopo  mezzodì.  Ma  questo  privilegio 
essendo  poi  stato  propagato  dai 
Pontefici  successori  agli  altri  coni- 
venti  del  medesimo  Ordine,  fu  an* 


CAP 

che  da  $.  Pio  V  sospeso,  come  nar- 
iqt  il  p.  Arcangelo  Giani,  AnnaL 
Servorum,  Cent.  3,  lib.   2,  7. 

Canto  del  vespero^  con    cui  finisce 
la   messa. 

Dopo  la  comunione,  sì  ommette 
il  postcomnitmioj  per  introdurvi  in 
suo  luogo  il  vespero,  la  cui  antifona 
Allelitja  s' intuona  dall'  anziano  dei 
soprani,  mentre  due  altri  intonano 
il  salmo  Laudate  Dominum^  omnes 
gentesy  che  dal  com  si  ripiglia  in 
falso  bordone.  Terminato  il  salmo, 
i  due  soprani  anziani  replicano  YAU 
leluja.  In  questo  vespero  non  evvi 
ne  capitolo,  ne  inno,  ne  verso;  e 
però  il  celebrante,  terminata  la  ri- 
petizione dell'antifona,  intona  Ve^ 
spere  auteni  Sabbati^  il  che  finito 
dal  coro,  i  due  soprani  intuonano 
il  Magnificat,  di  Luca  Marenzio. 
Nel  tempo,  in  cui  si  canta  l'  antifo- 
na, il  Papa  pone  di  nuovo  Y  incenso 
nel  turibolo,  che  poi  consegnasi  al 
celebrante,  il  quale  incensa  l'altare 
venendo  infine  egli  medesimo  incen- 
sato senza  mitra  dal  diacono,  che 
dipoi  porta  il  turibolo  al  Cardinal 
primo  prete,  per  l' incensazione  del 
Pontefice,  secondo  il  solito.  Indi  il 
diacono,  incensato  il  primo  Cardina- 
le prete,  e  i  due  Cardinali  diaconi 
assistenti ,  incomincia  1'  incensatura 
del  sagro  Collegio.  Il  Gloria  Patri 
si  canta,  quando  è  finita  l' incensa- 
zione dei  Cardinali  pieli.  In  mezzo 
della  Cappella  si  fermano  a  chinar 
il  capo  sino  al  Sicut  crai,  che  si 
allunga  da' cantori  finche  sia  termina- 
ta l'incensazione  anche  de'  Cardinali 
diaconi.  Finita  V  incensazione,  si  ri- 
pete dai  soprani  l' antifona,  e  final- 
mente, detto  dal  celebrante  il  Do- 
niinus  vobiscutn,  a  cui  risponde  il 
coro,  e  recitata  l'orazione,  il  diacono 


CAP  9 

dice  V  Ite  missa  est,  allduja,  alle* 
luja,  ed  i  cantori  rispondono  in 
canto  figurato,  Deo  gratias^  alleluia, 
alleluja.  Dopo  di  che  il  Papa  dà 
la  consueta  benedizione.  Pubblicatasi 
r  indulgenza  di  Irent'anni  dal  cele- 
brante, per  non  esservi  stato  il  di- 
scorso, si  reca  il  Pontefice  al  genu- 
ilessorio,  indi  alla  camera  de'  para- 
menti, a  spogliarsi  degli  abiti  sagri, 
e  per  vestirsi  del  camauro  bianco 
se  l'usa,  e  della  mezzetta  di  damasco 
bianco  filettata  di  armellini ,  che 
porta  sin  dopo  la  Cappella  del  sab* 
bato  in  Albis,  in  uno  alle  scarpe 
di  egual  colore  con  croci  ricamate 
d'  oro,  che  gli  sono  messe  nella 
camera  contigua  dall'aiutante  di  ca- 
mera, dopo  che  il  secondo  cerimo» 
niere  gli  ha  levata  la  falda.  Se  poi 
nel  tempo  fra  il  sabbato  santo,  e 
quello  in  Albis ,  dovesse  il  Papa 
uscire,  o  andare  in  qualche  chiesa 
colla  croce,  allora  assume  la  stola 
bianca. 

17.    Pontificale    di    Pasqua  di  Ri-* 
surrezione,  e  solenne  benedizione. 

La  solennità  di  questo  giorno, 
chiamato  dies  magna ,  Doniinica 
sancta  in  Pascha,  solemnìtas  sole* 
mnitalum ,  si  celebra  dal  Sommo 
Pontefice  colla  maggiore  pompa  ec- 
clesiastica nella  basilica  di  s.  Pietro 
in  Vaticano,  ove  ora  per  l'ampiezza, 
e  la  maestà  del  tempio,  e  per  l'or- 
dine, e  la  maggiore  decenza  con  che 
possono  essere  condotti,  si  celebrano 
pure  gli  altri  Pontificali  della  coro- 
nazione, di  cui  parlammo  al  §  VI, 
capo  II,  num.  2;  della  Canonizza- 
zione, come  parlammo  a  quell'ar- 
ticolo; della  festa  de' ss.  Pietro  e 
Paolo,  di  cui  tratteremo  al  num, 
3i  di  questo  paragrafo,  e  di  Nata- 
le al  num.  4?  del  medesimo  in  eia- 


IO  GAP 

senno  de'  quali  Pontificali  si  notano 
ie  rispettive  particolarità  ed  altre 
cose  relative.  Si  celebra  adunque  il 
Pontificale  della  Pasqua  di  risurrezione 
nella  basilica  vaticana,  sebbene  Sisto 
Y  avesse  stabilito,  che  si  tenesse  in 
s.  Giovanni  in  Laterano,  ove  pure 
doveva  compartirsi  la  solenne  bene- 
dizione. Però  anticamente  soleva 
farsi  nella  basilica  di  s.  Maria  Mag- 
giore ,  dove  dai  tempi  più  rimoti 
Vi  è  la  stazione,  e  dove  in  questo 
giorno  v'ha  solenne  vespero,  coll'as- 
sistenza  de' Cardinali,  come  si  dice 
a  Cappelle    Cardinalizie. 

Abbia»no  dal  Galletti,  Del  Pri- 
mìcero  della  Santa  Sede ,  pag.  1 4, 
come  più  difTusamenle  venne  descrit- 
to superiormente  al  §  I,  che  nella 
mattina  della  Pasqua  di  Risurrezio- 
ne, il  Sommo  Pontefice  recavasi  a 
s.  Maria  Maggiore  dove  era  vi  la 
stazione,  e  allorquando  arrivava  nel- 
la contrada  Merulana ,  ivi  trovava 
un  notaro  regionario,  che  ad  alta 
voce  gli  diceva  :  Jube^  domney  bene- 
dicere.  Appena  questi  avea  ricevuto 
l'apostolica  benedizione,  soggiungeva: 
in  Ecclesia  s.  Marice  in  hac  nocte 
hapUzali  sunt  tot  masculi,  et  tot 
JceniincCj  ed  il  Papa  allora  rispon- 
deva ,  Deo  gralias^  ricevendo  il  no- 
taro dal  sacellario,  o  tesoriere  della 
chiesa  romana,  un  bizanzio.  Dopo 
il  Pontificale  celebrato  in  detta  ba» 
silica,  in  cui  dopo  V Agnus  Dei  se- 
guiva r  invito  di  quelli,  che  dove- 
vano assidersi-  alla  mensa  Pontifìcia, 
ritornava  coronato  il  Papa  alla  sua 
residenza  nel  patriarchio  Jateranense. 
Discendendo  da  cavallo,  lo  sosteneva 
il  primicerio,  capo  delle  dignità  pa- 
latine, e  de'  chierici,  e  de'  notari 
legionari,  ed  il  secondicero  (che 
dopo  il  piimicero  occupava  il  secon- 
do posto  nella  Chiesa  romana  )  gli 
toglieva    dal    capo    la    corona,    cui 


GAP 

consegnava  ad  un  cameriere,  mentre 
i  giudici  lo  conducevano  nella  gran 
basilica  o  triclinio  edificato  da  Leo- 
ne Hi,  ove  erano  preparati  undici 
scanni,  ed  uno  sgabello,  disposti  in- 
torno alla  mensa  del  Pontefice  in 
figura  di  dodici  apostoh,  che  nella 
mensa  col  loro  divin  maestro  man- 
giarono la  Pasqua.  Sedevano  ivi  al 
pranzo  cinque  Cardinali,  cinque  dia- 
coni, e  il  primicero,  come  appunto 
si  praticava  ne'suddescritti  pranzi  del 
giovedì,  e  venerdì  santo  allorquando 
venivano  fatti,  pei  Cardinah,  coli' in- 
tervento del  principe  assistente  al 
soglio,  che  occupava  in  quelli  l'ul- 
timo luogo. 

Ciò  non  pertanto  non  mancano 
esempi  che  questo  Pontificale  si  ce- 
lebrasse nella  Cappella  del  palazzo 
apostolico,  come  si  avvertì  altrove  :  ed 
il  regnante  Pontefice  lo  celebrò  nella 
Cappella  Paolina  del  Quirinale,  ove 
abitava.  11  Papa  si  reca  alla  camera 
de'  paramenti ,  con  quell'  accompa- 
gnamento, e  modo,  che  sopra  descri-» 
vemmo  al  §  Vili,  cioè  in  quella 
decorata  dalle  pitture  del  Muziano, 
presso  la  sala  ducale  del  palazzo 
vaticano.  Egli  è  vestito  con  iscarpe, 
sottana ,  fascia  con  fiocchi  d' oro, 
rocchetto,  mezzetta,  e  stola  tutto  di 
colore  bianco.  Entrato  prima  nel 
contiguo  gabinetto,  ivi  lascia  il  cap- 
pello, e  la  stola,  e,  presa  la  falda, 
passa  nella  detta  camera,  ove,  de- 
posta sul  letto  de'paramenti  la  mez- 
zetta, in  presenza  del  sagro  Collegio 
che  gli  fa  corona  nelle  bancate,  prende, 
coli'  assistenza  de' due  Cardinali  primi 
diaconi,  l'ami  Ito,  il  camice,  il  cingo- 
lo, la  stola,  e  il  piviale  bianco,  col 
formale  prezioso;  indumenti  tutti, 
che  vengono  presentati  dai  soliti  pre- 
lati genuflessi.  Dopo  che  ha  presa  la 
stola,  prima  di  mettersi  il  piviale, 
il  Pontefice    prende    1'  incenso  dalla 


GAP 

navicella,  che  gli  presenta  il  Cardi- 
nal primo  prete,  e  lo  pone  nel  tu- 
ribolo sostenuto  in  ginocchio  dal 
decano  de' volanti  di  segnatura.  Quin- 
di il  Cardinal  primo  diacono  gli  po- 
ne in  capo  il  triregno.  È  da  notarsi, 
che  r  incenso  talvolta  si  pose  dopo 
che  il  Papa  ebbe  assunta  la  stola 
nel  modo  descritto,  per  dar  tempo 
alla  processione  d' incamminarsi.  Ma 
il  i*egnante  Pontefice,  secondo  pre- 
scrivono le  rubriche,  pone  l'incenso 
nel  turibolo  come  abbia  pi*eso  il 
piviale,  e  il  triregno. 

I  Cardinali  si  recano  vestiti  di 
rosso  al  palazzo  apostolico,  con  due 
carrozze,  e  tre  i  Cardinali  principi. 
Portano  le  scarpe ,  e  1'  ombrellino 
egualmente  rosso,  e  nella  sala  duca- 
le, o  nella  stanza,  che  precede  quella 
de'  paramenti  ,  si  mettono  i  sagri 
paramenti  bianchi,  secondo  il  rispet- 
tivo ordine,  cioè  ì  vescovi  il  piviale, 
i  preti  le  pianete,  e  i  diaconi  le 
dalmatiche ,  colle  particolarità  de- 
scritte al  numero  !j,  per  la  Cappella 
della  Purificazione.  Gli  altri ,  nella 
sala  ducale,  assumono  i  paramenti 
bianchi,  e  le  cotte  quelli  indicati 
nella  detta  cappella,  e  processione 
che  qui  descrivesi;  e  la  cappa  quelli, 
che  non  hanno  1'  uso  de'  paramenti 
sagri.  Qualora  il  Papa  non  inter- 
venga, i  penitenzieii  non  vi  hanno 
luogo,  e  i  Cardinali  incedono  in 
vesti,  cappe  rosse,  e  scarpe  nere 
allo  stallo  dell'altare  Papale,  non 
adunandosi  nella  camera  de'  para- 
menti. Prima  però  ciò  facevano  nella 
solennità,  in  cui  dovean  celebrare 
il  Pontificale ,  discendendo  proces- 
sionalraente  nella  basihca  vaticana, 
per  la  sala,  e  per  la  scala  regia. 
Dopo  la  croce  venivano  il  sagro 
Collegio,  i  patriarchi,  i  vescovi  ec. 
Se  poi  il  Papa  soltanto  assiste,  la 
processione  si  parte  pure  dalla  caine- 


CAP 


n 


ra  grande  de'  paramenti  coi  Cardinali 
in  cappa.  Celebra  nel  detto  caso  la 
messa  il  Cardinal  decano  del  sagro 
Collegio,  o  il  Cardinal  vescovo  più  de- 
gno, il  quale  poi  amministra  la  ss.  Eu- 
caristia ai  Cardinali  diaconi,  che  si  re- 
cano all'altare  a  riceverla  in  cappa 
sciolta,  sulla  quale  i  cerimonieri  pon- 
gono la  stola  bianca  alla  diaconale. 
Dopo  la  messa,  se  non  evvi  la  so- 
lenne benedizione,  con  indulgenza 
plenaria,  il  celebrante  pubblica  dal- 
l' altare  la  parziale  indulgenza  di 
cinquanta  anni. 

Descrizione  della  processione,  colla 
quale  il  Papa  viene  portato  e 
accompagnato  in  sedia  gestatoria 
dalla  sala  ducale ,  all'altare  di 
s.  Pietro  y  e  posti  che  occupano 
lutti  quelli,  che  descriveremo  nel- 
la processione. 

La  processione  pertanto  si  parte 
dalla  sala  ducale ,  e  per  la  sala ,  e 
scala  regia ,  e  pel  portico  vaticano 
entra  nella  basilica  per  la  porta 
principale.  Si  compone  de'  seguen- 
ti personaggi ,  che  procedono  due 
a  due. 

Un  maestro  di  cerimonie ,  coi  pro- 
curatori di  collegio ,  colle  cappe 
nere,  e  due  svizzeri. 
Predicatore  apostolico ,  e  confessore 
della  famiglia  Pontificia,  coll'abi- 
to  religioso. 
Procuratori  generali  degli  Ordini  re- 

hgiosi,  co'  rispettivi  abiti. 
Bussolanti,  in  vesti,  e  cappe  rosse. 
Gioielliere  de'  sagri  palazzi  apostoli- 
ci, in  abito  da  città,  e  spada  al 
fianco,  a  lato  del  prezioso  triregno 
portato  da  un  cappellano  comune 
in  cappa  rossa,    con    pelli    d' ar 
inellini  ;    con  due  svizzeri.    Depo- 
nesi  quel  triregno  sulla  mensa  del- 
l'altare  Papale  dalla  parte  dell' e- 


12  CAP 

pistola,  ed  il  gioielliere  rimane 
alla  sua  custodia. 

Cappellani  comuni  in  vesti  e  cappe 
rosse  con  armellini ,  colle  mitre 
preziose  Pontifìcie. 

Due  Cuisori  Pontifìcii  in  abito  ne- 
ro, e  sopra  na  violacea,  colle  maz- 
ze di  argento. 

Aiutanti  di  camera,  in  vesti,  e  cappe 
rosse  colle  pelli  di  armellini. 

Cappellani  comuni,  in  vesti  e  cappe 
rosse,  foderate  di  pelli  di  armellini. 

Chierici  segreti,  in  vesti  e  cappe  ros- 
se foderate  di  armellini. 

Cappellani  segreti  d'  onore,  e  parte- 
cipanti in  vesti  e  cappe  rosse,  col- 
le pelli  di  armellini. 

Avvocati  concistoriali,  con  cappe  pao- 
nazze, foderate  di  pelli  d'armellini. 

Camerieri  di  onore,  soprannumera- 
ri, e  segreti  in  vesti  e  cappe  ros- 
se colle  pelli  d'  armellini. 

Cantori  Pontifìcii  in  sottana  e  fascia 
di  setta  paonazza,  e  cotta,  coi  li- 
bri del  coro ,  alcuni  de'  quali  per 
altro  sogliono  recarsi  direttamen- 
te nel  coro. 

Abbreviatori  di  parco  maggiore,  in 
cotta  e  rocchetto. 

Votanti  di  segnatui'a  in  cotta  e  roc- 
chetto. 

Chierici  di  camera  in  cotta  e  roc- 
chetto, avendo  ai  fìanchi  due  Pon- 
tifìcii cursori,  come  i  precedenti. 

Uditori  di  Rota,  in  cotta  e  rocchet- 
to ,  col  p.  maestro  del  sagro  pa- 
lazzo coir  abito  di  proprio  Ordine 
de'  predicatori. 

Due  cappellani  segreti,  colle  vesti  e 
cappe  rosse  foderate  di  armellini, 
colle  due  mitre  usuali  del  Papa, 
preziosa,  e  di  lama  d'oro. 

Maestro  del  sagro  ospizio ,  col  suo 
abito.  É  però  soltanto  dopo  il 
Pontifìcale,  eh'  ei  prende  questo 
luogo,  dappoiché  prima  della  sua 
celebrazione,    ed    innanzi    che   la 


GAP 

processione  giunga  all'altare  Pa- 
pale, egli,  accompagnato  dalle  sue 
cappe  nere,  e  da  due  svizzeri,  va 
al  suo  luogo,  come  fa  nelle  cap- 
pelle ordinarie.  Appresso  a  lui 
debbono  andare  i  camerieri  segreti 
soprannumerari  e  di  onore,  di 
spada  e  cappa. 

Votante  di  segnatura,  in  cotta  e 
rocchetto,  col  turibolo,  e  la  navi- 
cella dell'  incenso. 

Uditore  di  Rota  suddiacono  aposto- 
lico, in  tonacella  bianca,  colla  cro- 
ce Pontifìcia  astata ,  e  però  anti- 
camente chiamavasi  Subdiaconus 
de  cruce.  Cammina  egli  in  mezzo 
a  sette  candellieri  dorati,  con  sette 
cerei  accesi  ed  ornati  con  arabe- 
schi di  talco  e  carte  colorate,  e 
sostenuti  da  sette  votanti  di  se- 
gnatura in  cotta  e  rocchetto,  sup- 
plendo in  mancanza  loro  gli  ab- 
breviatori, i  referendari  di  segna- 
tura, egualmente  in  cotta  e  roc- 
chetto ,  e  non  completandosi  il 
numero,  subentrano  i  cappellani 
comuni,  siccome  accoliti  cerofe- 
rari. 

Due  maestri  ostiari ,  virga  rubea  , 
vestiti  di  sottana ,  e  di  fascia  di 
seta  paonazza  e  mantellone  di 
saia  di  egual  colore,  che,  come 
custodi  della  croce  Papale,  seguo- 
no r  uditore  di  Rota  il  quale  la 
porta,  e  la  collocano  poscia  al 
suo  sito  al  lato  del  vangelo ,  re- 
stando in  piedi  presso  la  medesi- 
ma, mentre  l'uditore  siede  vicino 
al  primo  gradino  dell'altare. 

L'uditore  di  Rota ,  che  fa  da  sud- 
diacono latino,  parato  di  tonicella 
bianca,  in  mezzo  al  diacono  e 
suddiacono  greci,  i  quali  sogliono 
talvolta  essere  alunni  o  di  quel 
collegio,  o  di  Propaganda. 

Penitenzieri  di  s,  Pietro  colle  pia- 
nete  di  damasco  bianco,  e  berret- 


GAP 
ta  nera,  che  tengono  in  cnpo  fino 
air  ingresso  della  basilica,  e  poscia 
in  mano. 

Abbati  mitrati ,  col  commendatore 
di  s.  Spirito,  in  piviale  di  dama- 
sco bianco  con  trine  d'  oro,  e  mi- 
tre di  tela  bianca. 

Vescovi  non  assistenti  al  soglio,  con 
piviali  di  lama  d'argento,  con 
tiine  d'  oro  e  mitre  di  tela  bian- 
ca ,  fra'  quali  quelli  orientali  per 
le  ordinazioni,  e  Pontificali  in  Ro- 
ma del  loro  rito,  vestiti  secondo 
la  loro  liturgia. 

Vescovi  assistenti  al  soglio  vestiti 
come  i  precedenti ,  e  similmente 
lo  sono  i  seguenti 

Arcivescovi  assistenti  al  soglio. 

Patriarchi. 

Cardinali  dell'ordine  de' diaconi,  col- 
le dalmatiche  bianche ,  ricamate 
d'oro,  fiocchi  simili  e  mitra  di 
damasco,  che  portano  pure  tutti 
gli  altri  Cardinali,  a'  quali  seguo- 
no i  caudatari  colla  cotta,  e  velo 
bianco  per  la  mitra,  procedendo 
ai  loro  fianchi  due  altri  cursori 
Pontificii  colle  mazze  di  argento, 
oltre  la  guardia  svizzera. 

Cardinah  preti  colle  pianete  bianche 
ricamate  d'oro. 

Cardinali  vescovi  suburbicari  co'  pi- 
viali di  lama  d' argento,  con  trine 
e  fì-angie  d'oro,  e  pigne  di  perle 
nel  formale. 

Conservatori  di  Roma,  e  priore  dei 
capo-rioni  vestiti  di  rubbone,  pro- 
cedendo in  mezzo  il  senatore  di 
Roma  in  rubbone. 

Governatore  di  Roma  in  cappa  con 
fodera  d'armellini  bianchi,  e  alla 
sua  sinistra  il  principe  assistente 
al  soglio  in  abito  nero  da  città , 
avente  il  mantello  di  seta  nera 
ricoperto  di  merletti  di  egual  co- 
lore, 
precedono  la  sedia  gestatoria  portata 


GAP  i3 

da  dodici  palafrenieri,  e  sediari,  rego- 
lati dal  loro  decano,  co'  soliti  vestia- 
ri e  zimarre  di  panno  rosso,  della 
forma  dei  mantelloni,  i  camerieri  se- 
greti secolari  di  spada  e  cappa  iti 
abito  di  città  ,  e  collane  al  collo,  qua- 
lora non  incedano  avanti  la  croce; 
il  foriere  maggiore,  ed  il  caval- 
lerizzo maggiore  ,  con  abiti  da  cit- 
tà,  e  nobili  mantelli  di  seta  ne- 
ra, ricoperti  di  merletti  simili,  in- 
vigilando il  primo  sulla  sedia  ge- 
statoria, ove  è  asceso  il  Papa  nella 
sala  ducale;  i  due  prototiotari  apo- 
stolici, e  i  due  uditori  di  Rota,  in 
cotta  e  rocchetto,  che  debbono  sos- 
tenere la  falda ,  cioè  i  protonotari 
nell'accesso  e  recesso,  e  gli  uditori, 
da  quando  il  Papa  alzasi  dal  genu- 
flessorio,  sino  al  termine  della  fun- 
zione. Indi  pure  in  cotta,  e  rocchet- 
to, colle  sottane  e  fascie  paonazze, 
che  usano  in  tutte  le  funzioni,  in- 
cedono i  due  primi  maestri  delle 
cerimonie  Pontifìcie.  Seguono  i  due 
Cardinali  diaconi  assistenti ,  e  in 
mezzo  il  Cardinal  diacono  ministran- 
te colle  loro  dalmatiche  ;  ma  il  Car- 
dinal decano,  od  altro  Cardinal  ve- 
scovo o  più  anziano ,  vestito  come 
gli  altri  suburbicari ,  che  dovendo 
far  da  vescovo  assistente  ha  assunto 
un  piviale  piti  ricco,  va  innanzi  nel 
luogo  che  gli  compete  fra  i  col  leghi. 
Precedono  inoltre,  e  circondano  la 
sedia  gestatoria ,  colle  uniformi ,  e 
colle  monture  di  gala,  il  capitano  e 
gli  uflìciali  della  guardia  svizzera , 
alcuni  individui  della  quale  co'  loro 
spadoni  figurano  i  cantoni  cattolici; 
i  comandanti  esenti  della  guardia 
nobile,  la  quale  sta  in  due  ale  schie- 
rata fra  le  colonne  dell'altare  Pa- 
pale ,  e  i  banchi  de'  Cardinali  ;  il 
generale  comandante  le  truppe  Pon- 
tificie, col  di  lui  aiutante  maggiore, 
e  i  Pontificii  cultori,   e  mazzieri,  i 


i4  CAP 

quali  vestono  di  nero  con  ispada  al 
fianco  con  bragiuole  di  merletto,  e 
hoernia  di  panno  violaceo,  trinata 
di  velluto.  A'  Iati  della  sedia  ge- 
statoria due  camerieri  segreti,  colle 
cappe  rosse  con  armellini  sostengo- 
no i  flabelli ,  e  le  otto  aste  del  bal- 
dacchino bianco  (sotto  cui  va  il  Som- 
mo Pontefice,  che  siede  sulla  sedia 
gestatoria  e  benedice  il  popolo)  ven- 
gono portate  da  otto  referendari  di 
segnatura  in  mantelletta  e  rocchet- 
to, indumento,  onde  coprousi  soltan- 
to in  questa  occasione,  benché  non 
sia  stato  ancora  loro  accordato.  Die- 
tro la  sedia  gestatoria,  invigila  an- 
che il  bussolante  sotto-foriere  in  cap- 
pa rossa ,  acciocché  sia  portata  in 
piano,  e  sempre  ad  un  modo  egua- 
le. Vengono  appresso  i  seguenti  per- 
sonaggi. 

11  decano  della  Rota  in  cotta  e  roc- 
chetto, portando  la  mitra  usuale 
del  Papa ,  e  perciò  anticamente 
gli  pendeva  dal  collo  un  velo  bian- 
co, fra  due  camerieri  segreti  che 
devono  sostenere  Io  strascico  delle 
falde,  con  vesti  e  cappe  rosse  con 
armellini;  cappe  egualmente  por- 
tate dall'archiatro  Pontificio,  e  dal 
primo  aiutante  di  camera,  che  è 
seguito  da  uno  scopatore  segreto 
in  sottana  di  saia  paonazza,  fascia 
di  seta  di  egual  colore,  e  boera  ia 
di  panno  violaceo  trinata  di  vel- 
luto, più  corta  di  quella  de' maz- 
zieri. 
Uditore  della  camera ,  il  tesoriere, 
ed  il  maggiordomo,  in  cappe  con 
armellini. 
Protonotari  apostolici  partecipanti , 
ed  onoiari,  in  cappe  con  armel- 
lini. 
Reggente  della  cancelleria,    se  vi  è, 

in  cappa  con  pelli  d' armellini. 
I    generali    degli  Ordini  religiosi  co- 
gli   abiti    propri    del  loro    istituto. 


CAP 

Due  svizzeri  chiudono  la  processio* 
ne,  che  viene  regolata  dai  cerimo- 
nieri Pontificii,  i  quali  in  questa  ed 
altre  solennità,  oltre  la  cotta,  assu- 
mono la  soltana  e  fascia  rossa,  men- 
tre nelle  funzioni  ordinarie  portano 
la  sottana,  e  fascia  paonazza  sotto 
la  cotta. 

Procedendo  in  tal  modo  questa 
magnifica,  e  maestosa  processione, 
il  capitolo  di  s.  Pietro  si  trova  schie- 
rato nel  portico  della  basilica,  dove 
sono  pure  i  capotori,  e  i  granatieri  col- 
le bande  loro  musicali,  ed  i  tamburi. 
Alla  testa  del  capitolo,  oltre  il  vica- 
rio di  esso  in  mantelletta,  evvi  il 
Cardinal  arciprete  in  cappa  con  ar- 
mellini, che  vestito  poi  de' paramenti 
secondo  l' ordine  a  lui  conveniente, 
prende  il  luogo  che  gli  spetta.  Pas- 
.sando  il  Papa  avanti  il  capitolo,  lo  be- 
nedice, ed  in  mezzo  al  suono  giulivo 
delle  campane,  de' tamburi,  e  de'  mi- 
litari strumenti,  egli  entra  nella  por- 
ta maggiore  della  basilica,  e  mentre 
i  cantori  vaticani  cantano  il  versetto  : 
Tu  es  Petrus,  prosiegue,  per  la  na- 
vata di  mezzo,  ove  fino  all'altare 
Pontificio  sono  pure  qui  schierali  da 
ambedue  le  parti  i  granatieri,  i  capo- 
tori,  la  guardia  civica  scelta  e  gli 
svizzeri.  A  poco  a  poco  che  giun- 
gono gl'individui  componenti  la  pro- 
cessione, avanti  1'  altare  del  ss.  Sa- 
gramento  esposto  con  gran  copia  di 
lumi,  lo  adorano  genuflettendosi  e 
scuoprendosi  lutti  il  capo.  I  Cardi- 
nali prendono  luogo  ai  banchi  la- 
terali  coperti  d'arazzi,  ed  il  Papa 
sceso  dalla  sedia  gestatoria,  avendo' 
gli  levato  il  Cardinale  secondo  dia- 
cono il  triregno,  si  reca  al  genufles- 
sorio  coperto  di  damasco  bianco 
guarnito  d'  oro  come  sono  i  cu- 
scini. 

Non  sarà  inutile  di  qui  avvertire 
che  r  adorazione  del  .ss.  Sagramenlo 


CAP 
talvolta  dai  Papi  si  fece  anche  do- 
po la  Funzione,  e  talora  non  prima, 
ma  solo  dopo  di  essa.  Di  fatti  si  ha 
che  nel  1718,  Clemente  XI,  nel  Pon- 
li(ìci\le  di  Pasqua,  adorò  il  Sanlissi- 
mo  dopo  r  ostensione  delle  reliquie 
in  s.  Pietro  ;  e  per  1'  Ascensione  fe- 
ce altrettanto  nella  basilica  latera- 
nense,  dopo  aver  orato  avanti  le  te- 
ste de'piincipi  degli  apostoH,  ciò  che 
eseguì  pure  per  la  cappella  di  s.  Gio: 
Battista.  Ed  Innocenzo XI li,  nel  1728, 
dopo  aver  assistito  nella  chiesa  del- 
la Minerva  alla  Cappella  dell'  An- 
nunziata, passò  ad  adorare  Gesii  Sa- 
gramentato  :  indi  nella  basilica  vati- 
cana, pel  vespero  della  festa  de'  ss. 
Pietro  e  Paolo,  lo  adorò  prima  e 
dopo  la  funzione.  Fattasi  pertanto 
dal  Pontefice  breve  orazione  innan- 
zi il  Venerabile  esposto  fra  copiosi 
lumi,  la  processione  si  avvia  all'  al- 
tare Papale,  ed  il  Pontefice  ripreso 
per  opera  del  Cardinal  primo  dia- 
cono il  triregno,  risale  nella  sedia 
gestatoria,  e  giunto  avanti  l'altare, 
ora  alquanto  sul  genuflessorio,  ma 
senza  il  triregno. 

Riguardo  ai  posti  presi  da  ognu- 
no de'summentovati  nel  Pontificale, 
sebbene  sia  la  maniera  quasi  egua- 
le a  quella  per  la  distribuzione  dei 
posti  per  la  cappella  della  Cattedra 
di  s.  Pietro,  come  si  trattò  al  n.  4, 
pure  per  alcuni,  che  in  quella  non 
hanno  luogo,  qui  ne  faremo  la  de- 
scrizione. Al  trono  grande,  sotto  il 
baldacchino  siede  il  Papa,  aven- 
te ai  lati  i  due  Cardinali  diaconi 
assistenti;  a  sinistra  sta  in  piedi  il 
primo  cerimoniere,  e  sopra  un  i- 
gnudo  faldistorio  siede  il  Cardinal 
vescovo  assistente,  stando  in  piedi 
alla  destra  il  principe  del  soglio. 
Suir  istesso  ripiano  del  trono  dall'  u- 
na,  e  l' altra  parte,  siedono  i  pa- 
triarchi, gli  arcivescovi,  e  vescovi  a«- 


CAP  i5 

disienti  al  soglio.  Nel  penultimo  gra- 
dino, dalla  parte  davanti,  gli  udito- 
ri di  Rota,  il  p.  maestro  del  sagro 
palazzo,  i  chierici  di  camera,  i  vo- 
tanti di  segnatura,  e  gli  abbreviato- 
ri  del  parco  maggiore;  ma  qualora 
tutti  non  potessero  avervi  luogo,  sie- 
dono nel  penultimo  gradino  del  tro- 
no di  terza,  eretto  vicino  all'  altare 
Papale,  dalla  parte  dell'  epistola,  o- 
Te,  come  si  dirà,  il  Papa  prende  i 
paramenti  della  messa.  Dal  lato  de- 
stro del  trono,  e  al  secondo  gradi- 
no, siede  il  senatore,  ed  al  terzo  gra- 
dino siedono  i  tre  conservatori,  e 
priore  de' capo-rioni ,  e  gli  avvocati 
concistoriali  più  sotto;  mentre  dalla 
parte  opposta,  siede  il  decano  della 
Rota  fra  i  due  camerieri  segreti  deU 
la  falda. 

Da  ambedue  i  lati  del  presbite- 
rio vi  sono  vari  banchi  ;  nel  primo 
a  destra  <lello  stesso  trono  stanno  i 
Cardinali  vescovi,  e  preti  ;  nel  secon- 
do i  vescovi  non  assistenti,  gli  ab- 
bati mitrati,  compreso  il  commen- 
datole di  s.  Spirito,  ed  i  peniten- 
zieri vaticani.  Nel  primo  banco  poi 
alla  sinistra,  hanno  luogo  i  Cardina- 
li diaconi,  e  que'  Cardinali  preti,  che 
non  capivano  nel  proprio  posto;  nel 
secondo  il  governatore  di  Roma,  l'u- 
ditore della  camera,  il  tesoriere,  il 
maggiordomo,  i  protonota  ri  aposto- 
lici partecipanti,  ed  onorari,  col  reg- 
gente della  cancelleria  se  vi  è;  nel 
terzo  banco  siedono  i  generali,  e  pro- 
curatori generali  degli  Ordini  religiosi, 
il  predicatore  apostolico,  il  confessore 
della  famiglia  Pontificia,  e  i  procu- 
ratori di  collegio.  Al  termine  final- 
mente di  questi  banchi  in  piedi  stanno 
il  maesti'o  del  sagro  ospizio,  ed  i  ca- 
merieri segreti  partecipanti  sopran- 
numerari, e  di  onore,  i  cappellani  se- 
greti, e  di  onore,  i  chierici  segreti, 
i  cappellani    comuni    e    gli    aiiitan* 


i6  GAP 

ti  di  camera  siedono  a  gradini  del- 
l'altare   Pontifìcio,  incominciando  i 
primi  dai^li  ultimi  gradini    di    esso, 
prendendo  il  primo    luogo,  in    cot- 
ta e  rocchetto  il   canonico    altarista 
di  s.  Pietro,  e  quindi  successivamen- 
te secondo  i  gradi  i  suddetti,  seden- 
do ai  gradini  posteriori  i  bussolanti. 
Da  ambedue  i  lati    del    presbiterio, 
vi  sono  delle  tribune  pei  nobili  fo- 
restieri. A.  sinistra,  e  in  vicinanza  del 
trono  stanno  quelle  pei    sovrani ,    e 
dicontro    all'  altare    e  sua  confessio- 
ne lateralmente  si  erigono  palchi  per 
le  dame  :  luoghi  tutti  custoditi    dai 
camerieri  segreti  di  spada    e  cappa, 
dai  bussolanti,  e  dagli  svizzeri.  Ag- 
giungiamo qui,  che  suir  altare  Papa- 
le si  pongono  i   triregni,  e  le  mitre, 
e  eh'  esso    viene    decorato    da    sette 
candellieri  (Vedi),  oltre  le  statue  dei 
principi  degli  apostoli.  Stanno  sugli  sca- 
lini due  candelabri,   le    candele    dei 
quali,  in  uno  a  quelli  de' candellie- 
ri, che  sono    collocati    snlla    balau- 
.stra  della  confessione,  e  dello  stesso 
altare,  sono  di  cera  bianca.  Però  quel- 
le de'  sette  candellieri  sono  ornate  di 
talco,  e  di  carte  colorate.  Francesco 
Cancellieri  fa  un'  erudita  descrizione 
tanto  dei  sei  candellieri    dell'  altare, 
che  della  croce,  delle  statue,  e    dei 
due    candelabri ,    nella    Descrizione 
de^  tre  Pontificali  e  della  sagra  sup- 
pellettile  in  essi    adoperata,  Roma. 
i8r4  a  pagina  94  e  seguenti.  Noi 
tuttavia  ne  daremo  una  succinta  de- 
scrizione al  n.  3o,  nel  vespero  Pa- 
pale per  la  festa    de'  principi    degli 
Apostoli,  dicendo  ad    un'  ora    come 
sono  ornati  la  confessione  e   1'  alta- 
re. Il  cereo  pasquale  si  tiene   acce- 
so sopra  un  candelabro  situato  pres- 
so la  colonna,  che   sostiene    il   bal- 
dacchino,   dalla   parte  del    vangelo, 
presso  cui  evvi  la  credenza   segreta 
del  Papa  con  V  acqua  e  il  vino  per 


GAP 

la  messa,  nonché  il  boccale,  e  baci- 
le per  la  lavatura  delle  sue  mani. 
Alla  parte  opposta  evvi  una  secon- 
da credenza  pel  Cardinal  diacono 
ministrante,  con  diversi  arredi  sa- 
gri, ed  uria  terza  ve  n'  ha  pel  sagri- 
sta.  Di  tali  cose  si  tratterà  nondi- 
meno in  progresso. 

Ubbidienza  prestata  al  trono  di 
terza  al  Papa  dai  Cardinali,  dai 
patriarchi,  arcivescovi,  vescovi,  ab- 
bati mitrati,  e  penitenzieri  di  s. 
Pietro.  Canto  dell'  ora  di  terza, 
e  paramenti  Pontificali  presi  dal 
Papa  per  celebrare  la  messa. 

Alzatosi  il  Pontefice  dal  genuflesso- 
rio,  recasi  al  soglio  eretto  dalla  par-K 
te  dell'epistola,    senza    baldacchini, 
con  riquadro  di    velluto    rosso    con 
trine  e  frangie  d'oro,  colla  coltre  del 
dossello,  e  colla  coltrina  della  sedia 
di  lama  d'argento,   insieme    a' rica- 
mi de'  fiori    d' oro,  ed  agli    stemmi 
Pontificii  all'  estremità  superiori  del- 
le fascie.  Postosi  a  sedere  il  Ponte- 
fice in  questo  trono,  colla  mitra  di 
lama   d'  oro  in    testa,  e    fra  i   due 
Cardinali    diaconi    assistenti,    riceve 
all'  ubbidienza    tutti    i    Cardinali,    i 
quali  portando  la   mitra   in    mano, 
col  berrettino  rosso   dentro,  gli    ba- 
ciano la  mano  sotto  1'  aurifrigio  del 
manto,  e    fatte    le    solite    riverenze, 
tornano  a'  loro  posti,  ove  stanno  in 
piedi,  finché  non  abbiano  finito   di 
prestar  quest'  omaggio  tutti  i  Cardi- 
nali diaconi.  Quando  si  mettono   a 
sedere,  secondo  il  rito   usato    allor- 
ché celebra  il  Pontefice,  salgono   al 
trono  a  rendere  ubbidienza  i  patriar- 
chi, arcivescovi,  e  vescovi  assistenti, 
e  non  assistenti  al  soglio,  che  genu- 
flessi   gli    baciano   il  ginocchio,  se- 
guiti dal  commendatore  di    s.    Spi- 
rito, dagli  abbati  mitrati   e    da'pe- 


GAP 

iiitenzieri ,  i  quali  gli  baciano  in 
ginocchioni  il  piede,  facendo  tre  ge- 
nuflessioni, una  nel  salire  i  gra- 
dini del  trono,  Taltia  all'  orlo  del 
ripiano,  e  l'ultima  quando,  alza- 
tisi dal  bacio  del  piede,  si  pro- 
strano prima  di  partire  dal  ripia- 
no slesso. 

Terminata  questa  cerimonia ,  al 
Papa  vien  levata  la  mitra  ,  si  alza 
in  piedi ,  e,  detto  segretamente  il 
Pater  noster,  e  V  A^'e  Ilaria,  dà 
principio  all'ora  di  terza  ,  ìntuo- 
nando  Deus  in  adjutoriuni  menni 
intende^  a  cui  rispondono  i  cantori 
del  coro,  eretto  appositamente  in 
faccia  al  medesimo  trono ,  sotto  la 
loggia ,  ove  si  espone  la  coltre  dei 
ss.  Martiri.  Il  Papa  postosi  dipoi  a 
sedere  con  mitra  in  capo,  legge  i 
salmi,  e  le  orazioni  preparatorie  per 
la  messa ,  dopo  di  che  prende  gli 
abiti  Pontificali.  È  da  avvertirsi,  che 
tutte  le  volte  nelle  quali  legge  il 
Pontefice,  un  patriarca  o  arcivesco- 
vo assistente  al  soglio  sostiene  il  li- 
bro ;  ma  quando  canta  è  sorretto 
dal  Cardinale  vescovo  assistente,  te- 
nendo sempre  la  candela  un  patriar- 
ca, o  arcivescovo  assistente  al  trono. 
Un  cerimoniere  va  a  prendere  un 
aiutante  di  camera  del  Papa,  vesti- 
to in  cappa  rossa  con  fodera  di  ar- 
mellini,  e  coli*  uditoi-e  di  Rota  mi- 
nistrante, che  dee  cantare  l'episto- 
la, insieme  all'accompagnamento  di 
due  mazzieri,  i  quali  restano  genu- 
flessi a  pie  del  soglio,  ed  ascendono 
sul  ripiano.  Ivi  genuflettendosi  avanti 
il  Papa,  SI  l'aiutante,  che  l'udito- 
re ,  il  primo  gli  leva  le  scarpe  bian- 
che crocigere  usuali ,  e  aiuta  il  se- 
condo a  calzare  i  sandali,  e  le  scarpe 
pel  Pontificale.  Quelli  e  queste  sono  di 
seta  bianca  con  ricchi  ricami  d'  oro. 
Fatta  poscia  la  genuflessione,  tutti  tor- 
nano a'propri  luoghi.  Siccome  ncH'uf- 

VOL.    u. 


GAP  17 

fizio  di  questo  tempo  non  si  dicono 
ne  inni,  ne  capitoli,  cosi  nell'  oia  di 
terza ,  il  Papa  si  alza  dopo  i  tre 
salmi  all'  antifona,  Ilaec  dies,  finita 
la  quale  siede,  depone  la  mitra,  ed 
alzatosi  nuovamente,  canta  in  piedi 
il  Dominus  yobìscum,  cui  risponde 
il  coro,  e  r  orazione  ,  ove  i  canto- 
ri dicono  Àmen.  E  detto  di  nuovo 
Dominus  vohiscum,  etc,  termina  ter- 
za, col  Benedicamus  Domino  detto 
dai  due  soprani  anziani,  risponden- 
do gli  altri  cantori  Deo  gratias^ 
mentre  il  Papa  dice  sotto  voce  Fi' 
deliuni  aniniae,  etc. 

Segue  la  prima  lavanda  delle  ma- 
ni del  Pontefice  coli' acqua,  che  gH 
vien  somministrata  dall'  ultimo  dei 
laici  nobili ,  i  quali  hanno  luogo  in 
Cappella ,  cioè  d'ordinario  dal  prio- 
re de'  capo-rioni,  o  dal  maestro  del 
sagro  ospizio ,  che  a  tal  effetto  da 
un  cerimoniere  insieme  ad  un  udi- 
tore di  Rota  e  da  un  chierico  di 
camera  è  condotto  alla  credenza  del 
Papa,  ove  il  bottigliere  o  creden- 
ziere vestito  con  abito  da  città  gli 
pone  sulle  spalle  un  velo  di  seta 
bianca  ,  con  un  merletto  d'  oro ,  e 
glielo  lega  avanti  al  petto  con  fet- 
tuccia, e  datogli  tra  le  mani  un  ba- 
cile con  boccale  dorato  con  acqua, 
lo  ricuopre  col  medesimo  velo.  Al- 
l'uditore di  Rota  il  credenziere  con- 
segna un  grembiale  di  lino  bianco 
ornato  con  merletto,  con  fettuccie  di 
seta ,  per  cingere  il  Papa  mentre  si 
lava  le  mani,  ed  al  chierico  di  ca- 
mera è  dato  un  pannolino  di  tela 
egualmente  con  merletto,  su  di  un 
piatto  dorato.  Partiti  questi  co'  due 
mazzieri,  che  sono  di  guardia  alla 
credenza,  e  giunti  tutti  a  pie  del 
trono,  i  due  mazzieri  vi  rimangono 
genuflessi ,  e  gli  altri  arrivati  sul 
ripiano  si  pongono  in  ginocchioni.  E 
dopoché  i'  uditore  di  Rota  ha  cinto 
2 


iS  CAP 

il  grembiale  al  Papa ,  il  priore  dei 
capo-rioni,  o  il  maestro  del  sagro 
ospizio  senza  spada,  versa  l'acqua 
$ulle  di  lui  mani,  mentre  il  chieri- 
co di  camera  gli  presenta  il  panno- 
lino per  asciugarsele.  Ciò  fatto,  ri- 
presosi dall'  uditore  il  grembiale  ,  e 
fatta  da  tutti  la  genuflessione ,  ri- 
tornano alla  credenza  Pontificia,  a 
depositarvi  le  descritte  cose,  dopo 
di  che  vanno  a'  propri  luoghi.  V. 
Lavanda  delle  mani. 

Indi  il  Cardinal  diacono  ministran- 
te ,  che  dee  cantare  il  vangelo ,  si 
reca  al  trono  di  terza,  e  leva  al 
Pontefice  la  mitra,  il  formale,  il  pi- 
viale, e  la  stola  bianca,  che  conse- 
gna al  cerimoniere ,  il  quale  passa 
i  detti  arredi,  e  paramenti  al  sotto 
sagrista,  che  li  porta  alla  credenza 
del  sagrista.  Questi  intanto  dall'  al- 
tare Papale,  ove  sono  stati  disposti 
lutti  gli  arredi,  e  le  vesti  Pontificali, 
di  cui  trattasi  individualmente  a'  ri- 
spettivi articoli,  li  consegna  a'  se- 
guenti prelati,  che  con  ordine  sue* 
cessivo  li  portano  al  trono,  premes- 
sa la  genuflessione  prima  di  ascen- 
dervi, e  stando  genuflessi  nell'atto, 
tihe  si  presentano  al  detto  Cardinal 
diacono,  cui  tocca  vestire  il  Papa  ; 
ed  è  perciò,  ch'egli  prende  dalle 
mani  dell' accoHto  votante  di  segna- 
tura il  succintorio,  il  quale  antica- 
mente serviva  per  sostenere  la  borsa, 
detta  saccone,  che  il  Papa  portava 
per  fare  limosine,  da  cui  pende, 
come  una  specie  di  manipolo.  Di 
esso  cinge  il  Papa  sotto  l'altro  cin- 
golo usuale,  in  maniera,  che  il 
.succintorio  resti  alla  di  lui  sinistra , 
dipoi  gli  toglie  l'altro  cingolo  ordi- 
nario, e  lo  consegna  al  sotto  sagrii>ta. 
Quindi  gli  mette  la  croce  pettorale, 
e  il  fanone,  eh' è  un  velo  doppio  di 
spta  sottile,  tessuto  di  quattro  colo- 
ri ,  con  gallonciuo  d"  oro.  il  quale  de- 


GAP 

ve  restare  in  mezzo  al  petto.  11  Papa 
lo  suole  adoperare  quando  celebra 
pontificalmente,  ponendolo  sopra  le 
spalle  dopo  il  camice.  E  siccome  è 
doppio,  una  parte,  eh' è  l'inferiore, 
resta  sul  camice,  e  T  altra  se  la  tiene 
in  testa  in  forma  di  cappuccio,  fin- 
ché abbia  terminato  di  pararsi.  Al- 
lora lo  porta  a  guisa  di  mozzelta 
sulla  pianeta,  sovrapponendovi,  come 
diremo,  il  Pontificio  pallio.  Dopo  il 
fanone,  il  menzionato  Cardinal  dia- 
cono ministrante  impone  al  Ponte- 
fice la  stola  ,  la  tonicella ,  la  dal- 
matica, i  guanti,  la  pianeta,  il  pal- 
lio che  ferma  con  tre  spilloni  gio- 
iellati, ne' quali  ricordanti  i  tre  chio- 
di di  Gesù  crocefisso  ;  poi  gli  pone  in 
testa  la  mitra,  ed  indi  il  medesimo 
Cardinale  prende  immediatamente  il 
manipolo,  ed  il  Cardinal  vescovo  assi- 
stente pone  nel  quarto  dito  della 
mano  destra  del  Papa  l'anello  pon- 
tificale, e  gli  presenta  la  navicella,  af- 
finchè metta  e  benedica  l' incenso  nel 
turibolo,  sostenuto  dal  decano  de*  vo- 
tanti di  segnatura.  Tutti  i  suddetti 
paramenti ,  ed  arredi  sagri ,  nel  mo- 
do suindicato  sono  presentati  dagli 
abbreviatòri  di  parco  maggiore,  dai 
votanti  di  segnatura,  e  dai  chierici 
di  camera ,  ed  in  loro  mancanza  sup- 
pliscono i  referendari  di  segnatura,  ed 
anco  i  cappellani  comuni  accoliti 
ceroferari  in  sottana,  e  fascia  pao- 
nazza e  cotta.  V,  Nicolò  Antonelli, 
»>  De  Commemoralioile  Romani  Pon- 
"  tificis  in  publicis  supplicationibus, 
«  et  sacrosancto  missae  sacrificio  apud 
>»  graecos,  Romae  1746;  "  Dameaico 
Giorgi,  *'  Gli  abiti  sagri  del  Som- 
'>  mo  Pontefice  in  alcune  solenni 
«  funzioni  della  Chiesa,  Roma  1724, 
«  et  de  liturgia  Romàni  Pontificis  in 
»i  solemni  oelebratione  missarum  , 
Romae   1731,   174^;   i744" 


CAP 

P/'Ocessione  del  Papa  dal  trono  di 
terza  al f  altare  :  introito  della 
messa j  incensazione  dell'  altare  , 
passaggio  al  irono  grande  ^  e 
tanto  del  Gloria ^  delf Epistola ^ 
del  y angelo,  e  .del  Credo. 

Vestitosi  il  Sommo  Pontefice  dei 
sagri  paramenti  della  messa,  scende 
dal  trono  di  terza,  su  cui  più  non 
risale,  e  viene  preceduto  dai  seguen- 
ti personaggi;  cioè  dal  decano  dei 
votanti  di  segnatura  turiferario,  dai 
sette  accoliti  co' candellieri ,  ad  un 
col  suddiacono  uditore  di  Rota  che 
porta  la  croce,  dal  suddiacono  lati- 
no, che  porla  il  libro  del  vangelo, 
in  cui  è  incluso  il  manipolo  che 
poi  dovrà  imporre  al  Papa,  fra  il 
diacono,  e  suddiacono  greci ,  dal  Car- 
dinal diacono  del  vangelo,  dal  Car- 
dinal vescovo  assistente.  Inoltre  è 
accompagnato  dai  due  Cardina- 
li diaconi  assistenti ,  e  servito  da 
due  uditori  di  Rota,  che  sostengono 
le  fimbrie  della  falda,  e  dal  primo 
maestro  di  cerimonie.  Lo  seguono 
i  due  camerieri  segreti  assistenti , 
che  sorreggono  Io  strascico  della 
làida,  e  della  sottana,  il  decano 
della  Rota  ministro  custode  della 
mitra  usuale,  i  patriarchi,  arcive- 
scovi ,  e  vescovi  assistenti  al  soglio. 
La  processione  si  avvia  verso  il  trono 
grande,  e  voltando  a  mano  destra, 
giunge  il  Papa  al  fine  del  banco 
de'Cardinali  diaconi,  ove,  dalla  parte 
verso  l'altare,  stanno  i  tre  ultimi 
Cardinali  preti,  i  quali  gli  vanno 
incontro,  e  fattagli  profonda  rive- 
renza, uu  dopo  l'altro  sono  ammessi, 
prima  al  bacio  del  volto,  e  poi  del 
petto,  ovvero  a  un  doppio  amplesso. 
In  essi  sono  rappresentati  i  santi  re 
nìagi  allorché  si  recarono  ad  ado- 
iaie  Gesù  bambino,  coànc  interpretò 


CAP  19 

Innocenzo  III,  e  ne'due  baci  le  due 
nature,  che  nel  divino  infante  con- 
fessarono, come  spiegò  il  cerimoniere 
Chiapponi.  Altri  però  riconoscono 
in  questo  rito  una  pubblica  dichia- 
razione di  quella  carità  inculcata 
dal  Redentore,  dicendosi  in  s.  Mat- 
teo, cap.  5.  »  Si  ofFers  munus  tuuni 
>.  ad  altare,  et  ibi  recordatus  fue- 
»»  ris,  quia  frater  tuus  habet  aliquid 
«  adversum  te,  relinque  ibi  munus 
»  tuum  ante  altare,  et  vade  prius 
«  reconciliari  fratri  tuo,  et  tunc 
«  veniens  ofFeres  munus  tuum.  "  E- 
guale  a  questo  è  l'altro  antico  rito, 
col  quale  il  primicerio  della  scuola 
de'  cantori  incontrava  il  Pontefice 
uscendo  dal  segietario,  col  baciargli 
la  spalla  dritta,  per  denotare  l'an- 
gelo, che  annunziò  a' pastori  la  na- 
scita di  Gesti. 

Tornati  i  tre  Cardinali  a'  loro 
stalli,  prosegue  il  Papa  a  camminiire 
verso  l'àltarcj  ed  appiè  de' gradini 
si  ferma ,  dove  levatagli  dal  Cardi- 
nal ministrante  la  mitra,  col  segno 
della  croce  incomincia  la  confessione, 
e  assoluzione,  mentre  quelli  che  por- 
tavano il  turibolo,  e  i  candellieri  , 
posando  sulla  mensa  questi  arredi , 
vanno  ai  loro  posti;  ma  la  ci"Oce 
si  colloca  dal  lato  del  vangelo  pres- 
so l' uditore  di  Rota  portatore  di 
essa.  Sta  pertanto  a  destra  del  Pon- 
tefice il  Cardinal  vescovo  assistente, 
e  a  sinistra  il  Cardinal  diacono  mi- 
nistrante, ed  entrambi  gli  rispon- 
dono, e  dietro  ad  essi  i  Cardinali 
diaconi  assistenti,  con  tutti  gli  altri 
del  seguito  descritto,  che  fanno  a 
vicenda  la  confessione,  come  tutti 
gli  astanti  della  Cappella.  Quando 
il  Papa  dice  V Indidgcnliatìiy  il  sud- 
diacono ministrante,  il  quale  eia 
genuflesso  dalla  parte  del  vangelo, 
gli  mette  il  manipolo  nel  bracdtì 
sinistro.  Frattanto  dai  contralti  s'  iiè 


20  CAP 

toua  r  introito,  col  salmo  Domine, 
probasti  me,  e  si  replica  finche  il 
Papa  sia  salito  all'altare.  Allora  si 
canta  il  Gloria  Patri ,  e  il  Papa , 
con  tutti  gli  altri ,  china  la  testa. 
Poi  detto  il  Sicut  erat  adagio,  e  la 
replica  dell'  introito,  s'  incominciano 
i  Kyrie.  H  Pontefice  bacia  l' altare 
in  mezzo,  e  il  libro  degli  evangeli, 
presentatogli  dal  suddiacono,  e  sos- 
tenuto dal  Cardinal  vescovo  assi- 
stente, pone  r  incenso  nel  turibolo, 
e  fa  le  incensazioni,  dopo  le  quali, 
presa  la  mitra,  viene  egli  pure  in- 
censato tre  volte  dal  Cardinal  dia- 
cono ,  che  poi  viene  ammesso  al 
bacio  della  guancia  sinistra,  e  del 
petto,  come  segue  in  appresso  an- 
che pegH  altri  due  Cardinali  diaco- 
ni assistenti. 

Ciò  terminato,  il  Pontefice  passa 
dall'altare,  ove  resta  il  Cardinale 
diacono  dalla  parte  dell'epistola,  al 
magnifico  e  grandioso  trono  con 
baldacchino,  che  sta  agli  scalini  del- 
l'altare della  cattedra.  Composto  è 
quel  nobilissimo  baldacchino  di  un 
gran  panneggiamento  di  velluto  ros- 
so, con  trine,  ricche  frangie,  e  cor- 
doni d'oro  sostenute  da  alcuni  an- 
geli pure  dorati,  mentre  altri  sosten- 
gono le  chiavi  e  il  triregno:  inol- 
tre sono  i  suoi  fregi  decorati  delle 
Pontificie  armi,  ed  il  riquadro,  o 
fascie  della  coltre  (la  quale  é  di 
lama  d'argento)  ha  i  fiori  ricamati 
in  oro,  essendo  simile  quella  coltre 
alla  coltrina  della  sedia.  I  due  lati 
poi  del  trono  sono  parati  con  da- 
maschi rossi ,  ed  ornati  con  trine, 
e  frangie  d'oro.  Giunto  il  Papa  al 
trono  ,  col  solito  accompagnamen- 
to dei  Cardinal  vescovo,  dei  Car- 
dinali diaconi  assistenti,  degli  udi- 
tori di  Rota,  sostenitori  delle  fìmbiie 
della  falda,  e  de' camerieri  segreti 
sostenitori  del  di  lui  strascico,  nonché 


CAP 

de*  patriarchi ,  arcivescovi,  e  vescovi 
assistenti  al  soglio,  quivi  resta,  ed 
in  piedi  senza  mitra  (che  consegnasi 
al  decano  della  Rota)  legge  l'introito, 
e  poi  dice  cogli  assistenti  i  Kyrie. 
Poscia  intona  il  Gloria,  in  excelsis, 
alzando  le  mani,  che  riunisce  quan- 
do dice  Deo,  e  prosiegue  il  Gloria 
in  piedi  con  tutti  gli  astanti.  Dopo 
il  Gloria  mettesi  a  sedere  colla  mi- 
tra in  capo,  e  col  grembiale  bianco 
di  seta  ricamato  d'oro  sulle  ginoc- 
chia datogli  da  un  chierico  di  ca- 
mera ,  che  perciò  va  poi  a  sinistra 
del  decano  della  Rota,  finché  i  can- 
tori finiscono  il  canto  dell'  inno  an- 
gelico ,  chinando  soltanto  il  capo 
tutte  le  volte,  che  si  nomina  il  no- 
me di  Gesù,  aìV Adoranius  te j  al 
gralìas  agi/nus  tibi^  e  al  suscipe  df- 
precalionem  nostram.  Tutti  siedono 
ne'  luoghi  suddescritti,  e  il  Cardinal 
diacono  ministrante  siede  con  mitra 
in  capo  sopra  il  ripiano  dell'altare 
su  d' uno  sgabello  dalla  parte  del- 
l'epistola,  il  che  ripete  allorché  si 
canta  il  Credoj  avendo  sempre  vi- 
cino in  piedi  un  maestro  di  ceri- 
monie, e  lateralmente  il  suo  cau- 
datario. Il  suddiacono  ministrante 
sta  sui  gradini  dell'  altare,  tra  il 
diacono,  e  suddiacono  greci.  Termi- 
nato il  canto  del  Gloria^  tutti  si 
alzano  quando  il  Papa  dice  Pax  vo- 
bis,  ed  all'orazione,  cui  il  coro  rispon- 
de prima  et  cum  spirita  tuo,  e  poi 
Amen.  Indi  il  Pontefice  si  rimette 
a  sedere,  e  ripiglia  la  mitra,  e  il 
grembiale,  che  forma  come  un  fini- 
mento della  pianeta,  essendo  dello 
stesso  colore  e  drappo,  e  che  è  con- 
segnato, come  si  disse,  a  un  chierico 
di  camera  ,  quando  il  Papa  non 
siede;  deesi  però  avvertire,  che  tal 
grembiale  è  diverso  da  quello  di 
lino  che  pone  al  Papa  altro  chierico 
di  Camera  allorché  si  lava  le  mani. 


GAP 

In  appresso  il  suddiacono  latino 
ministrante,  servito  da  un  cerimo- 
niere vicino  al  trono  ove  il  Papa  si 
è  vestito,  canta  V  epistola  latina ,  e 
quando  V  ha  terminata,  si  ferma 
nello  stesso  luogo  per  aspettare,  che 
sia  cantata  la  stessa  epistola  in  lin- 
gua greca  dal  suddiacono  greco,  per 
andar  poi  ambedue,  il  primo  alla 
destra,  e  il  secondo  alla  sinistra,  a 
baciare  il  piede  al  Papa.  I  cantori 
intonano  subito  con  canto  andante 
il  graduale,  e  il  Pontefice  legge  se- 
dendo r  epistola,  e  il  graduale.  Poi 
segnando  colla  croce  il  libro,  la 
fronte,  le  labbra,  e  il  petto,  legge 
il  vangelo,  mentre  il  coro  canta  la 
sequenza ,  Victìmce  Pascila  li,  del 
celebre  Matteo  Simonelli.  Il  Cardinal 
diacono  ministrante  parte  dall'alta- 
re, ove  precedentemente  avea  letta 
r  epistola,  ed  aveva  collocato  nel 
mezzo  della  mensa  il  libro  degli  evan- 
geli. Va  dipoi  al  soglio  a  baciar  la 
mano  destra  del  Papa,  ed  allorché 
egli  torna  all'altare,  il  Cardinal  ve- 
scovo assistente  presenta  la  navicella 
al  Pontefice,  che  mette  V  incenso 
nel  turibolo  sostenuto  dal  decano, 
o  dal  più  anziano  de' votanti  di  se- 
gnatura. Giunto  air  altare  il  Cardi- 
nal diacono,  ed  ivi  genuflesso,  dice 
Munda  cor  menni ,  poi  si  alza,  e 
prende  il  libro,  ed  avendo  alla  sua 
sinistra  il  suddiacono  latino,  accom- 
pagnato dai  sette  ceroferari  coi  can- 
dellieri,  e  preceduto  dal  turiferario, 
recasi  al  soglio  ove,  col  capo  chino, 
dice  Jubc^  Domine^  benedìcere ,  ed 
il  Papa  sedendo  risponde,  Dominus 
sit  in  corde  tuo^  e  lo  benedice  con 
tre  segni  di  croce,  terminandosi  dal 
coro  il  secondo  Allelujn.  Quindi, 
alzandosi  tutti  in  piedi,  il  Cardinale 
va  al  luogo  del  vangelo,  ov'è  situato 
un  leggio,  che  fa  Je  veci  dell'  am- 
bone, e  sopra  cui  pone  il   libro,  che 


CAP  21 

il  suddiacono  latino  sta  in  atto  di 
sostenere  dalla  parte  opposta.  Pre- 
messo il  Dominus  i^obisciim,  e  Vlni- 
tium  s.  Ei'angelìi,  cui  risponde  il 
coro,  dopo  la  triplice  incensatura, 
canta  il  vangelo,  segnandosi  con 
tutti  gli  astanti  la  fronte,  la  bocca, 
e  il  petto,  secondo  l'uso  antico  ram- 
mentato da  Amalario.  Finito  l'evan- 
gelo,  risale  all'altare,  partono  cin- 
que accoliti,  e  ne  restano  due  soli 
presso  il  leggio,  da  cui  si  scosta  il 
suddiacono  latino,  sostenendo  in  ma- 
no il  libro  aperto.  Rimangono  due 
soli  candellieri  pel  vangelo,  che  si 
legge  in  greco,  per  riconoscere  la 
superiorità,  e  il  primato  della  chiesa 
latina  sulla  greca.  A  denotare  per 
altro  l'unione  delle  due  chiese,  nei 
Pontificali  che  celebra  il  Papa,  sem- 
pre cantansi  l'epistola  e  il  vangelo 
in  latino,  ed  in  greco.  Indi  il  dia- 
cono greco,  fatte  le  consuete  genu- 
flessioni, porta  il  libro  del  vangelo 
in  mezzo  alla  mensa  dell'altare,  poi 
va  a  baciare  il  piede  al  Papa,  e 
tornato  all'altare,  genuflesso  dice  nel 
proprio  idioma,  munda  cor  menni 
ec.  Alzatosi  dipoi  in  piedi,  prende 
il  libro  del  vangelo,  e  col  suddia- 
cono greco  alla  sinistra,  torna  al 
soglio,  assistito  sempre  da  im  mae- 
stro di  cerimonie.  Ivi  genuflesso  do- 
manda in  greco  la  benedizione  al 
Papa,  il  quale  gli  risponde  in  lati- 
no, e  ricevuta  la  trina  benedizione, 
s'  incammina  al  sito  destinato  per 
cantar  il  vangelo  in  greco,  rispon- 
dendogli in  quest'  idioma  al  princi- 
pio, e  al  fine  il  suddiacono  greco, 
che  sta  dietro  al  leggio.  Quando  lo 
ha  terminato,  i  due  suddiaconi  la- 
tino e  greco  portano  a  baciare  i 
libii  del  vangelo  al  Pontefice.  Il 
turibolo,  che  ha  servito  per  incen- 
sare il  vangelo,  viene  portato  al 
Cardinal  vescovo  assistente,  il  (p>ale 


fti  CAP 

disceso  a' piedi  del  trono,  dà  tre  in- 
censature   al  Papa. 

Non  dispiaccia  che  qui  si  spie- 
giri  il  significato  de' sette  candellie- 
ri  portati  da  altrettanti  accoliti  apo- 
stolici, ne' pontificali,  e  nelle  proces- 
sioni del  Corpus  Domini,  e  delle 
canonizza/ioni,  che  celebra  il  Papa. 
Il  rito  della  Romana  Chiesa,  adot- 
tato ancora  da  altre,  di  adoperare 
sette  candellieri  nella  messa  ponti- 
ficale vuoisi  originato  dall'uso  in  cui 
anticamente  in  Roma,  sette  accoliti 
di  quel  rione  dove  il  Papa  andava 
a  celebrare,  lo  precedevano  con  set- 
te candelabri  con  candele  accese 
sino  air  altare,  relativamente  al  nu- 
mero de' sette  rioni  ecclesiastici,  nei 
quali  era  divisa  la  città.  Significano 
pertanto  i  detti  candellieri,  quelli 
che  in  egual  numero,  e  di  oro  de- 
scrive neir  Apocalisse  s.  Giovanni  ; 
non  che  i  sette  doni  dello  Spirito 
Santo,  di  cui  deve  essere  rivestito 
U  celebrante. 

Molti  Pontefici  dopo  il  vange- 
lo, imitando  gli  antichi  predeces- 
sori, massime  s.  Leone  I,  e  s.  Gre- 
goiio  I  ,  recitavano  una  omilia  , 
dopo  la  quale,  cantato  dal  Car- 
dinal diacono  ministrante  il  Con- 
fiteor,  il  Papa  compartiva  la  bene- 
dizione, a  cui  i  cantori  rispondevano 
tre  volte  Amen,  e  subito  intuonava 
il  Credo.  Ora  il  Pontefice  lo  intona 
dopo  r  incensazione,  genuflette  con 
un  ginocchio  all'  incarnalus  est,  e 
tosto  che  ha  finito  di  recitarlo,  si 
mette  a  sedere,  ugualmente  che 
dopo  il  Gloria.  Ripiglia  la  mitra, 
e  il  grembiale,  e,  come  superior- 
mente dicemmo,  chinando  il  capo 
con  tutti  gli  astanti  quando  il  coro 
canta  Et  iticarnatus  est  ec,  genuflet- 
tono quelli  soli,  che  stanno  in  pie- 
di ,  giacche  gli  altri  tutti  siedono 
a'  rispettivi  posti  indicati  di  sopra. 


CAP 

Uffizi  del  Cardinal  diacono,  del 
suddiacono,  del  sacrista,  dell'  ac- 
colito per  lavare  i  vasi  sagri,  e 
preparare  la  mensa  al  sagrifi- 
zio.  Ritorno  del  Papa  all'  alta- 
re,  e  cerimonie  per  la  pregusta- 
zione delle  ostie,  da  farsi  dal  sa- 
gri sta,  e  del  vino,  e  dell'  accjua. 
dal  credenziere  Pontificio.  Incen- 
sazione dell'  altare,  del  sagro 
Collegio,  e  degli  altri  assistenti. 

Cantandosi  dal  coro  Et  incarna- 
tus  est,  il  Cardinal  diacono  mini- 
strante, col  suddiacono  latino  alla 
sinistra,  parte  dall'altare  facendo  le 
debite  riverenze,  ed  ambedue,  ac- 
compagnati da  un  cerimoniere,  si 
recano  ad  una  credenza  a  cornu  epi- 
stolae,  ove  stanno  i  cinque  candellie- 
ri, essendo  gli  altri  due^  come  dire- 
mo, nell'altra  credenza,  ov'è  il  servi- 
zio de'  vasi  d' argento  dorato  del 
Cardinal  diacono,  che  ivi  si  lava  le 
mani,  facendo  altrettanto  il  suddia- 
cono. Quindi  ritornano  all'  altare 
preceduti  da  due  mazzieri,  e  dal 
cerimoniere,  ed  ascendono  sulla  pre- 
della. Il  Cardinal  diacono  passa  al 
lato  del  vangelo,  ed  il  suddiacono 
a  quello  dell'  epistola,  ed  insieme 
spiegano  la  sopratto  vaglia  sulla  men- 
sa dell'  altare,  la  quale  trovasi  pie- 
gata verso  i  candellieri.  Essa  è  di 
tela  damascata,  orlata  di  merletti 
d'oro,  da  cui  ancora  è  frammezzata  , 
ed  è  volgarmente  detta  Tovaglia 
dell'  Jncarnatus,  perchè  si  spiega 
dopo  il  canto  del  medesimo.  Il  Car- 
dinal diacono  fermasi  in  mezzx), 
voltato  verso  la  croce,  e  il  suddia- 
cono scende  per  la  parte  anteriore. 
Preceduto  il  suddiacono  dai  maz- 
zieri ,  e  assistito  dal  cerimoniere 
va  alla  credenza  detta  del  sagri-^ 
sta,  situata    parimenti  dal  lato   del- 


CAP 

l'epistola,  vicina  all'altra  menzionata 
del  Cardinal  diacono,  e  sopra  cui 
«ranno  gli  altri  due  candellieri  più 
grandi  portati  in  processione  dagli 
accoliti.  Ivi  gli  viene  da  un  ceri- 
nrjoniere ,  o  da  un  chierico  della 
cappella,  legata  dietro  il  collo  con 
t'ettuecie  una  tovagliola  di  seta  bian- 
ca ricamata  d'oro,  volgarmente  chia- 
mata davarola,  pendente  davanti  al 
petto,  ed  immediatamente  piglia  la 
borsa,  col  corporale,  entro  cui  sono 
inclusi  due  purifìcatoi,  con  una  sca- 
tola d'argento,  che  contiene  le  ostie, 
e  che  è  posata  sulla  stessa  borsa. 
Porta  elevata  la  borsa  con  ambe  le 
mani,  e  fa  ritorno  all'altare  collo 
stesso  accompagnamento  de'mazzieri, 
e  del  cerimoniere.  Fermatosi  poi 
sulla  predella  dalla  parte  dell'epi- 
stola, presenta  la  borsa  al  Cardinal 
diacono,  il  quale  prende  la  scatola 
delle  ostie,  e  la  pone  sulla  mensa. 
Indi  prende  la  borsa,  da  cui  cava 
il  corporale,  e  lo  stende  secondo  il 
solito,  ponendo  da  un  lato  i  due 
purificato!. 

Quando  è  partito  il  suddiacono 
dalla  credenza  ,  monsignor  sagrista , 
che  precedentemente  dal  soglio  è 
venuto  alla  credenza  medesima,  vie- 
ae  coperto  da  un  velo  di  seta  bianco 
con  merletto  d'oro,  che  gli  pende 
dalle  spalle.  Prende  il  calice,  la  pa- 
tena, due  purificatoi,  e  un  cucchi a- 
rino  d'oro,  e  cuopre  tutto  col  me- 
desimo velo  pendente.  Nello  stesso 
tempo  uno  de'  votanti  accoliti  prende 
due  ampolline  vuote,  ed  una  piccola 
tazza ,  e  tanto  il  votante,  che  il  sa- 
grista preceduti  dai  mazzieri  van- 
no col  cerimoniere  alla  credenza 
del  Papa,  situata  dalla  parte  del 
vangelo.  Ivi  monsignor  sagi  ista  por- 
ta il  calice,  la  patena,  e  il  cuc- 
chiarino ,  e  il  votante  le  ampol- 
line, e    la    tazza     Quinih     il    sagri- 


CAP  s3 

sta,  coir  assistenza  del  credenziere, 
o  bottigliere  lava  i|  calice  ,  la  pate- 
na, il  cucchiarino,  le  ampolle,  ed  un 
vasetto  col  vino,  meno  1*  ampolla 
dell'  acqua,  che  si  lava  con  questa. 
Il  credenziere,  alla  presenza  de* me- 
desimi, versa  l'acqua,  e  il  vino  in 
altra  tazza,  e  ne  fa  la  pregustazio- 
ne, che  anticamente  eseguiva  pure 
il  sagrista.  Dopo  di  che  il  bottigliere 
riempe  di  vino  un'ampolla ,  e  un'al- 
tra di  acqua,  consegnando  entrambe 
all'accolito  votante.  Questi  colle  am- 
polle e  con  la  tazza,  e  il  sagrista 
col  calice,  patena,  e  cucchiarino,  co- 
perti col  velo  pendente  dalle  spalle, 
collo  stesso  accompagnamento,  con 
cui  vennero  alla  credenza  ,  si  reca- 
no air  altare,  ove  ciascuno  posa  so- 
pra la  mensa  i  vasi  recati.  Allora 
il  Cardinal  diacono  prende  tre  ostie 
dalla  scatola  aperta  dal  sagrista,  e 
le  dispone  sopra  la  patena  in  linea 
retta,  in  modo,  che  non  escano 
fuori.  Finalmente  il  medesimo  dia- 
cono pone  vicino  al  calice  la  pisside 
colle  particole,  che  debbono  servire 
per  la  comunione  de'  Cardinali  dia- 
coni, e  di  nobili  laici.  Talvolta  però 
la  descritta  lavanda  de'  vasi ,  che 
secondo  il  cerimoniale  deve  fare  il 
sagrista ,  si  eseguisce  in  sua  vece  da 
im  cerimoniere. 

Terminato  il  Credo  da'musici,  il 
Papa  si  alza  per  cantare  il  Dominux 
vobìscum,  e  V  Oremus,  e  per  leggere 
r  offertorio,  che  s'  incomincia  a  can- 
tare andante  dal  coro,  col  bellissimo 
mottetto  Christus  resurgens,  com- 
posizione di  Felice  Anerio,  ed  è 
uno  de'  più  ben  concertali  della 
Cappella.  Intanto  il  Papa  depone 
r  anello  Pontificale ,  ed  i  guanti,  che 
gii  vengono  levati  dai  diaconi  assi- 
stenti, e  consegnati  al  votante  acco- 
lito, il  quale  sta  genuflesso  avanti  il 
Papa  con  un  tondino  dorato  per  ri- 


54  CAP 

ceverli  ;  ed  11  priore  de*  capo-rioni ,  o 
un  conservatore  va  alla  credenza  del 
Papa  a  prendere  il  boccale  e  bacile 
per  dar  l'acqua  alle  mani  al  Pontefice, 
recandosi  al  trono  nel  modo,  e  col- 
raccompagnamento  suddescritto,  por- 
tando il  grembiale  di  lino  un  chie- 
i*ico  di  camera,  ed  il  pannolino  un 
uditore  di  Rota.  Dopo  la  lavanda 
delle  mani,  il  Papa,  ripreso  dal  Carr 
dinal  vescovo  assistente  1"  anello  usua- 
le, o  piccolo,  diverso  dal  pontificale 
(se  pure  questo  non  è  fatto  in  mo- 
do da  servire  anche  co' guanti), 
scende  dal  trono,  e  benedicendo  il 
sagro  Collegio,  come  avea  fatto  nel 
recarvisi ,  arriva  ai  gradini  dell*  al- 
tare ,    che    poi  bacia    nel  mezzo. 

Prima  che  il  Papa  si  rechi  al- 
l'altare, hanno  luogo  le  Probe ,  co- 
me appresso.  Il  detto  Cardinale  te- 
nendo la  patena  prende  una  delle 
tre  ostie,  e  dopo  averla  toccata  colla 
patena  medesima,  la  consegna  al 
sagrista.  Dipoi  prende  un'altra  ostia 
delle  due  rimaste,  e  tocca  pure  con 
essa  la  patena,  e  il  calice  dentro, 
e  fuori,  e  similmente  la  dà  al  sa- 
grista, che  la  consuma  rivolto  verso 
il  Papa.  Dopo  tale  cerimonia,  che 
chiamasi  la  Proba,  sulla  quale  è  a 
vedersi  il  Cancellieri,  De  Secretariìs 
tom.  I,  pag.  528,  Prcegualatio  pa- 
nis,  et  vini  in  sacris  Pontifìcum  a 
sacrista  prcestanda  ,  il  Cardinale 
posa  la  patena  sopra  la  mensa, 
prende  le  ampolline  del  vino,  e  del- 
l'acqua dalle  mani  del  suddiacono 
latino,  e  tenendo  monsignor  sagrista 
in  mano  il  vasetto,  riceve  dal  Car- 
dinal diacono  porzione  di  quell'acqua, 
e  di  quel  vino,  dentro  la  medesima 
tazza,  che  subito  beve,  per  compiere 
la  pregustazione  d'ambedue  le  specie 
sagramentali.  Poscia  il  Cardinal  dia- 
cono riprende  la  patena  con  l'ostia 
rimastavi,    e    la    consegna    al    Pppa 


GAP 

già  arrivato  all'altare.  Il  Papa  l'of- 
fre al  solito,'^  alzandola  con  ambe  le 
mani,  e  dicendo  susci pe,  e  poi  mette 
l'  ostia  sul  corporale.  Frattanto  il 
suddiacono  presenta  al  Cardinal  dia- 
cono l'ampolHna  col  vino,  che  in- 
fonde nel  calice  in  quantità  sufficiente 
per  tre.  Il  suddiacono  prende  il  cuc- 
chiarino  [Fedi),  nel  quale  il  sagrista 
versa  alcune  goccie  d'acqua,  e  in 
atto  di  gefiuflettere  verso  il  Ponte- 
fice, dice:  Benedicite,  Pater  sancte. 
Ricevuta  la  benedizione ,  infonde 
l'acqua  dentro  il  calice,  che  il  Car- 
dinal diacono    ministrante    consegna 

o 

in  mano  al  Papa,  ed  unitamente 
sostenendolo,  dicono  OJferìmus.  Fi- 
no al  pontificato  di  Benedetto  XIIÌ, 
creato  nel  17^4,  le  prove  dell'ostia, 
del  vino,  e  dell'acqua,  si  facevano 
quando  il  Papa  era  giunto  all'altare. 
Indi  il  Pontefice  mette  il  calice 
sul  corporale,  e  fattavi  sopra  una 
croce,  il  diacono  lo  copre  colla  palla, 
e  dipoi  consegna  la  patena  al  sud- 
diacono latino.  Il  Papa  chinandosi 
alquanto,  dice  allora  in  spirila  hu- 
mililatis,  alza  le  mani  al  cielo,  ed 
unendole  sopra  l'altare,  benedice 
l'ostia,  e  il  calice  colle  parole,  et 
benedic.  Quindi,  messo  l' incenso  nel 
turibolo,  incensa  l'oblata  e  l'altare, 
e  poi,  presa  la  mitra,  riceve  tre 
tiri  d' incensatura  dal  Cardinal  dia- 
cono ministrante,  che  dopo  aver 
incensato  anche  il  Cardinal  vescovo, 
e  i  due  Cardinali  diaconi  assistenti, 
si  pone  in  giro  ad  incensare  tutto 
il  sagro  Collegio,  i  patriarchi,  gli 
arcivescovi,  ed  i  vescovi  assistenti 
al  soglio,  lasciando  il  turibolo  ad 
un  uditore  di  Rota,  dal  quale  il 
detto  Cardinal  diacono  viene  incen- 
sato prima  de' vescovi  non  assistenti, 
donde  egli  comincia  il  proprio  giro. 
Il  Cardinal  Bona ,  Rerum  Liturg. 
lih.   I,  cap.  XXV,    §  IX,    spiega  il 


GAP 

jtignificalo  di  questo  rito  suli'  incen- 
sare anche  i  laici,  e  dice:  "  Qiiod 
"  vero  ministris  altaris,  ac  postea 
»5  circumstantibus  etiam  laicis  ihuris 
"  suflltus  praebei'i  soleat ,  non  ad 
«  dignitatis  praerogativam  pertinet, 
»>  ut  per  abusum  irrepsit ,  sed  ad 
«  religionein  pertinet;  ut  nimirum 
»  excitet  adorationem,  et  effectum 
y*  divinae  gratiae  repraesentet.  Unde 
(  Apocal.  8)  :  M  Incensa  sunt  oratio- 
>^  nes  Sanctorum  «  et  in  psalmo  ca- 
»  nimus.  «  Dirigatur,  Domine,  ori^ 
*■>  lio  mea,  sìcut  incensum  in  con- 
»>   spectu  tuo.  " 

Canto  del  Prefazìo,  e  del  Sanctus j 
consacrazione  ed  elevazione  del- 
l'Ostia,  e  del  calice.  Lavanda 
della  Jistola  d'  oro ,  e  pregusta- 
zione del  vinoj  ritorno  del  Papa 
al  soglio  dopo  il  Pater  nosler,  e 
la  recita  dell' Jgnus  Deij  e  rito 
di  distribuire  la  pace. 

Mentre  V  uditore  di  Rota  prosie- 
guo l'incensatura  (  che  dopo  i  vesco- 
vi non  assistenti  dà  al  commendatore 
di  s.  Spirito,  agli  abbati  mitrati,  ai 
penitenzieri,  al  governatore  di  Ro- 
ma, e  agh  altri  coli' ordine  di  pre- 
cedenza descritto  al  n.  i  di  questo 
§  cioè  alla  Cappella  della  Circonci- 
sione), il  Papa  continua  la  celebra- 
zione della  messa.  EgU,  ricevuta  la 
suddetta  incensatuia,  torna  a  lavarsi 
le  mani  per  mezzo  del  senatore, 
ovvero  d*  uno  de'  conservatori  di 
Roma,  che  gli  somministra  l'acqua 
colle  menzionate  cerimonie,  leggen- 
do il  salmo  Lavabo,  dal  libro  che 
sorregge  il  Cardinal  vescovo  assi- 
stente, sostenendo  la  candela  il  pa- 
triarca, o  altro  vescovo  assistente  al 
soglio,  uffizio,  che  esercita  anche 
nella  continuazione  della  messa.  In- 


CAP  25 

di  il  Pontefice,  deposta  la  mitra, 
torna  in  mezzo  all'altare,  e  colle 
mani  giunte  dice:  Suscipe,  sancta 
Trinitas,  e  baciato  l'altare,  soggiun- 
ge :  Orate  fratres.  11  suddiacono 
latino  dice ,  Suscipiat  Dominus,  e 
finalmente  dal  libro,  che  gli  sostiene 
un  patriarca  od  nn  vescovo  assi- 
stente, poggiato  sul  porta-messale, 
legge  segretamente  :  Oblata,  Domine. 
Poco  prima  che  incominci  il  prefa- 
zio,  nel  Pontificale  di  questo  giorno, 
due  cerimonieri  vanno  a  prendere 
i  due  ultimi  Cardinali  diaconi,  che 
si  recano  ai  due  lati  dell'altare, 
ove  restano  a  somiglianza  degli  an- 
geh,  che  custodivano  il  monumento, 
o  sepolcro  del  risorto  Signore,  stan- 
do uno  incontro  all'altro,  sinché  il 
Papa  parte  dall'altare,  e  va  al  so- 
glio, tornando  allora  anch'  essi  ai 
loro  posti.  Allorquando  poi  restano 
da  incensarsi  gli  ultimi  quattro  Car- 
dinali diaconi,  il  Papa  viene  avvi- 
sato dal  primo  cerimoniere,  e  intona 
il  Prefazio  dal  libro  collocato  sul 
porta-messale,  o  leggile,  voltandone 
i  fogli  il  Cardinal  vescovo  assistente. 
Il  Cardinal  diacono,  nella  suaccen- 
nata incensazione,  si  regola  in  modo 
da  trovarsi  in  mezzo  al  presbiterio 
della  Cappella,  per  chinare  il  capo, 
quando  il  Pontefice  canta:  gratias 
aganius  Domino  Deo  nostro.  Al 
Sanctus,  un  cerimoniere  accompagna 
otto  torcie  accese  ornate  con  carte 
colorale  e  intagliate,  portate  da  al- 
trettanti votanti  di  segnatura,  sup- 
plendo alle  mancanze  i  referendari , 
e  i  cappellani  comuni,  per  ricevere 
la  ss.  Comunione. 

Bacia  il  Papa  l'altare,  unisce  le 
mani ,  e  poi  fa  tre  segni  di  croce 
sopra  l'ostia,  ed  il  calice.  Prosieguo 
le  orazioni  colle  mani  giunte,  e  fa 
il  Memento  per  i  vivi.  Poscia  le 
stende    sv^  oliata 3    le    riunisce  pey 


9.6  CAP 

dire  altre  preci,  e  vi  fa  sopiM  tre 
segni  di  croce,  e  poi  uno  sopra 
l' ostia ,  e  un  altro  sopra  il  calice. 
Cessa  intanto  il  canto  deli' Hosanna 
ì'i  exccdsìs,  e  tace  il  coro.  Il  Som- 
mo Pontefice  prende  l'ostia  pacifi- 
ca, e  akati  gli  occhi  al  cielo,  la 
benedice  con  un  segno  di  croce,  e 
tenendola  con  ambe  le  mani  fra  i 
due  indici,  e  i  due  pollici,  profe- 
risce le  parole  della  consagrazione , 
dopo  le  quali  adora  con  una  genu- 
flessione, ed  alza  l'ostia  sacrosanta, 
facendone  l' ostensione  al  popolo  nel 
mezzo,  alla  sua  destra,  e  alla  sini- 
stra. E  dopo  di  averla  messa  sul 
corporale ,  torna  ad  adorarla  con 
un'altra  genuflessione.  Scoperto  il 
calice  dal  Cardinal  diacono  mini- 
strante, il  Pontefice  lo  prende  con 
ambe  le  mani,  e  ritenendolo  colla 
ministra,  vi  fa  sopra  colla  destra  un 
segno  di  croce,  e  vi  pronuncia  sopra 
le  parole  della  consagrazione  soste- 
jiendo  il  calice  alquanto  sollevato.  Poi 
calatolo  sul  corporale,  l' adora  con 
una  genuflessione,  lo  innalza,  e  Io 
mostra  da  tutte  e  tre  le  parti.  Du- 
rante r  ostensione  delle  due  specie 
sagramentali ,  le  guardie  nobili ,  e 
gli  sviy.zeri  si  cavano  il  cappello  e 
8tanno  genuflessi  con  un  ginocchio, 
ponendo  i  primi  a  terra  lo  squa- 
drone, e  nel  medesimo  tempo  la 
guardia  civica  scelta,  i  capotori,  e  i 
granatieri,  che  stanno  schierati  nel- 
la basilica ,  presentano  le  armi,  e 
atanno  genuflessi  con  un  ginocchio . 
Il  Papa  fatta  l'ostensione  del  calice, 
lo  rimette  sul  corporale,  e  il  dia- 
cono lo  ricopre  con  la  palla,  detta 
Jiola,  o  fili  ola,  facendo  il  Pontefice 
altra   genuflessione. 

Mentre  si  fa  l'ostensione  dell'o- 
stia ,  e  del  calice ,  si  suona  dalle 
trombe  delle  guardie  nobili  un  me- 
Ipdioso  concerto,  sul  finestrone  della 


CAP 

porla  principale  della  baslUca;  con- 
certo, che  precedentemente  pur  suo- 
nano, allorquando  il  Pontefice  in 
sedia  gestatoria  ne' Pontificali  si  reca 
dalla  porta  della  basilica  all'altare 
del  ss.  Sagramento,  e  da  questo  a 
quello  Pontificio.  Fatta  l'elevazione, 
il  coro  canta  il  Bene.dictus  qui  venit, 
e  il  Papa  prosegue  le  parole  del 
canone,  con  tutte  le  altre  cerimonie. 
Prima  poi  del  Pater  nosler^  il  sa- 
grista  va  alla  sua  credenza,  ove 
^ncora  passa  l'accolito  votante,  il 
quale  prende  le  ampolline  del  vino, 
e  dell'  acqua ,  ed  il  piccolo  vasetto, 
mentre  il  sagrista ,  coperto  sulle 
spalle  prima  col  velo  di  seta  bianca 
con  merletto  d'oro,  prende  il  cala- 
mo, ossia  la  fistola,  colla  mano 
destra,  e  con  la  sinistra  il  calice 
per  l'abluzione  del  Pontefice,  e  dopo 
essere  stato  tutto  coperto  coll'estremi- 
tà  del  velo  dal  cerimoniere,  che  dee 
accompagnarlo,  s'  incamminano  am- 
bedue co'  mazzieri  avanti  alla  cre- 
denza Pontificia.  Ivi  il  sagi'ista  pone 
il  calamo,  e  il  calice,  e  l'accolito 
il  vasetto,  e  le  ampolline,  da  cui 
subito  viene  tolto  dal  bottigliere  del 
Papa  quanto  vi  rimase  d'acqua  o  di 
vino,  ed  altro  vino  ,  ed  altra  acqua 
sono  dal  bottigliere  medesimo  poi 
sostituiti.  Nel  modo,  come  si  è  detto 
di  sopra,  si  lavano  di  bel  nuovo  le 
ampolline,  e  il  vasetto,  ed  anche  la 
fistola,  e  il  calice  dal  sagrista,  col- 
r  aiuto  del  medesimo  credenziere,  il 
quale  riempie  le  ampolline  di  nuovo 
vino,  e  di  nuova  acqua,  facendone 
egli  la  prova,  nello  stesso  modo 
descritto  per  l'altra  lavanda  de' vasi. 
L'accolito  prende  le  ampolline,  e 
la  tazza,  ed  il  sagrista  il  calamo,  e 
il  calice  con  due  purificato! ,  già 
presi  prima  di  partire  dalla  sua 
credenza,  e  precedendo  i  due  maz- 
zieri va  col  cerimoniere    alla  destra 


GAP 

del    soglio ,     restando    uno    accanto 
all'altro  nel  gradino  superiore. 

Il  Pontefice  canta  a  suo  tempo 
J*  orazione  domenicale  ,  ma  quando 
avanti  di  essa  dice  :  Per  omnia  sce- 
lilla  sceculorum^  in  questo  pontifi- 
cale il  coro  non  risponde  l' Amen, 
perchè  in  tal  giorno  mentre  un  Som- 
mo Pontefice  celebrava  in  s.  Gio. 
in  Laterano ,  gli  angioli  dal  cielo 
risposero  Anicnj  onde  in  venerazio- 
ne di  questo  prodigio  non  si  rispon- 
de dai  cantori.  Vuoisi,  che  il  t'on- 
tefice  sia  slato  s.  Gregorio  I,  al  qua- 
Je  inoltre  avvenne,  che  mentre  ce- 
lebrava nella  basilica  liberiana,  dopo 
aver  detto  Pax  Domini  sit  semper 
vobi scimi ^  un  angelo  gli  rispose,  et 
Clini  spirita  tuo.  Il  citato  Adami  , 
seguendo  la  spiegazione  che  Inno- 
cenzo III,  Mysteriorum  Missae  lib. 
8,  cap.  13,  fa  AeW  Amen,  diceche 
significando  il  pianto  de'  fedeli  per 
la  morte  del  Salvatore ,  ed  essendo 
questo  giorno  di  allegrezza  per  la 
di  lui  gloriosa  risurrezione,  con  ra- 
gione non  si  risponde  V  Amen,  per 
non  rammentare  tale  mestizia. 

Cantatosi  dal  Papa  il  Pax  Do- 
mini sii  semper  vohiscum,  dopo  aver 
diviso  r  ostia  in  due  parti,  ed  aver- 
ne posto  al  solito  un  pezzetto  nel 
calice,  i  cantori  rispondono  et  cum 
spirita  tuo.  Poi  dice  il  Papa  gli 
Agnus  Dei,  che  sono  ripetuti  da 
tutti  gli  astanti ,  e  letta  l' orazione , 
Domine  Jesii  Christe^  qui  dixisti, 
bacia  l' altare  col  Cardinal  vescovo 
assistente,  e  dà  la  pace  prima  al 
medesimo ,  e  poi  a'  due  Cardinali 
diaconi  assistenti,  riservandosi  a  dar- 
la al  Cardinal  diacono  del  vangelo, 
dopo  di  averlo  comunicalo, nel Towm- 
lum  pacìs.  I  cantori  vanno  repli- 
cando Y  Agnus  Dei,  ma  non  dico- 
no dona  nohis  parem ,  finché  non 
^iano    terminate    tutte    le    seguenti 


CAP  27 

funzioni.  Fatta  pertanto  dal  Ponte- 
fice una  genuflessione  al  ss.  Sagra- 
raento,  a  capo  scoperto,  e  colle  ma- 
ni giunte,  parte  dalTaltare,  e  torna 
al  soglio.  Il  Cardinal  vescovo  assi- 
stente, appena  riceM.ita  la  pace  dal 
Papa ,  s' incammina  a  portarla  al 
primo  Cardinal  vescovo,  al  primo 
Cardinal  prete,  e  al  primo  Cardinal 
diacono;  poi  la  dà  al  primo  pa- 
triarca o  arcivescovo  assistente  a  si- 
nistra del  soglio  :  indi  al  primo  ar- 
civescovo o  vescovo  assistente  a  de- 
stra, e  quindi  ad  un  uditore  di  Ro- 
ta, che  accompagnalo  da  un  ceri- 
moniere, la  porta  in  giro  al  primo 
vescovo  non  assistente,  il  quale  la 
passa  agli  abbati  mitrati ,  e  questi 
ai  penitenzieri,  al  governatore  di 
Roma,  che  la  dà  ai  prelati  di  fioc- 
chetti, e  questi  ai  protonotari  apo- 
stolici. Dopo  il  governatore,  l'udito- 
re di  Rota  porta  la  pace  al  princi- 
pe assistente  al  soglio  ;  al  senatore, 
che  la  passa  al  primo  conservatore 
di  Roma,  il  quale  la  comunica  ai 
compagni ,  compreso  il  priore  dei 
caporioni  ;  indi  lo  stesso  prelato  la 
poita  al  maestro  del  sagro  ospi- 
zio, e  al  suo  collega  uditore  più 
anziano,  e  quindi  progressivamente 
la  ricevono  i  chierici  di  camera  ,  i 
votanti  di  segnatura ,  gli  abbrevia- 
tori,  ed  i  referendari.  E  datasi  dal 
menzionato  uditore  di  R^ota  la  pace 
al  cerimoniere,  che  l'accompagnava, 
questi  la  porta  a  tutti  quelli,  i  quaU 
hanno  luogo  in  Cappella,  con  l'or^ 
dine  descritto  alla  citata  Cappella 
della  Circoncisione. 

Ostensione  al  popolo  dell'  Ostia,  e 
del  calice  fatta  dal  Cardinal  dia- 
cono ,  e  traslazione  dell'  una  e 
deW  altro  dall'  altare  al  trono 
d^t  Papa.  Comunione  del  Papa 
sotto  il  trono;  del  Cardinal  iUor 


28  GAP 

cono,  e  del  suddiacono  latino j  e 
de  Cardinali  diaconi,  e  laici  no' 
bili,  dopo  la  recita  del  Confiteor. 

Dopo  che  il  Pontefice  è  partito 
dall'altare,  il  Cardinal  diacono  mi- 
nistrante resta  dalla  parte  dell'  epi- 
stola colle  mani  giunte,  rivolto  in 
modo,  che  possa  vedere  il  ss.  Sa- 
gramento  suil'  altare ,  ed  il  Papa  . 
Allorché  egli  abbia  veduto  questo 
.salire  sulla  di  lui  sedia,  si  volta  al- 
l'altare, e  fatta  una  genuflessione, 
copre  con  una  stella  d'oro,  avente  do- 
dici raggi,  chiamata  da'  greci  aste- 
risco, r  ostia  consagrata,  affinchè  non 
possa  esser  mossa  dall'aria ,  o  ca- 
dere sul  pavimento  ;  uso  che  nella 
Chiesa  romana  &'  incontra  per  la 
prima  volta  nell'  Ordine  della  mes- 
sa pontificale,  scritto  sotto  Urbano 
"Vili.  Quindi  lo  stesso  diacono  pren- 
de la  patena,  ed  alzatala  con  am- 
bedue le  mani  sino  alla  fronte, 
ìa  mostra  al  popolo.  Dopo  fa  un 
lììczzo  giro  ,  rivoltandosi  alla  destra, 
finché  appunto  riguarda  con  la  fac- 
cia il  Papa ,  e  poi  nella  medesima 
forma  torna  indietro,  e  passando  a 
fare  l'altro  mezzo  giro,  si  rivolta 
agiatamente  verso  il  popolo,  e  poi 
con  gravità  dalla  sinistra ,  benché 
torni,  come  prima,  colla  faccia  ver- 
so il  Papa.  Consegna  poscia  la  pa- 
tena coir  ostia  consagra  ta  ,  fermata 
dall'asterisco  d'oro,  al  suddiacono 
genuflesso  dalla  parte  del  vangelo , 
il  quale  la  riceve  colle  mani  coper- 
te da  un  pannolino  griccio  con  mer- 
letto d' oro,  che  gli  pende  dal  collo, 
ed  egli  ancora  genuflesso  l'adora, 
finché  il  suddiacono  si  alza  per  por- 
tarla al  Pontefice.  Allora  il  diacono 
levandosi  torna  dalla  parte  dell'epi- 
stola, aspettando  che  il  suddiacono, 
accompagnato  da  un  cerimoniere , 
e  con  divoto  raccoglimento,  giunga 


GAP 

vicino  al  Papa,  il  quale  genuflette, 
ed  adora  umilissimamente  il  ss.  Sa- 
grainento,  come  fanno,  mentre  passa 
dall'  altare  al  trono  ,  i  Cardinali ,  e 
tutti  gli  astanti.  A  questo  punto  le 
guardie  nobili,  le  quali  circondano 
il  presbiterio,  si  levano  il  cappello, 
e  pongono  lo  squadrone,  e  il  ginoc- 
chio a  terra,  siccome  praticano  al- 
l' elevazione ,  anche  nelle  Cappf^lle 
ordinarie  ;  facendo  altrettanto  la 
guardia  svizzera,  che  sta  attorno  al 
presbiterio,  cioè  nel  modo  che  di- 
cemmo parlando  dell'  elevazione ,  e 
che  replicheranno  dipoi  in  uno  alle 
guardie  nobili.  Indi  il  Pontefice  si 
alza ,  e  resta  in  atto  di  adorare,  fer- 
mandosi in  piedi  il  suddiacono  alla 
sinistra  del  Papa,  perché  vicina  al 
cuore,  come  spiega  il  Macri,  per  si- 
gnificare, che  il  sangue  scaturì  dal 
lato  destro  di  Cristo  ferito.  Antica- 
mente il  calice  non  si  poneva  die- 
tro r  ostia,  come  si  costuma  al  pre- 
sente, ma  al  lato  destro,  per  deno- 
tare lo  spargimento  del  sangue ,  e 
dell'  acqua,  usciti  dal  lato  destro  del 
Redentore. 

Il  diacono  quindi  prende  il  cali- 
ce, e  ne  fa  al  popolo ,  e  al  Ponte- 
fice la  medesima  ostensione  fatta 
dell'  ostia  ,  e  poi  un  maestro  di 
cerimonie,  che  lo  accompagna  al 
trono ,  lo  copre  con  una  palla  di 
seta  con  merletto  e  fiocchi  di  oro, 
ed  in  tal  modo  con  divozione  ,  e 
passo  lento  il  Cardinal  diacono 
Io  porta  al  Papa ,  il  quale  genu- 
flesso r  adora  come  l'  ostia ,  e  si 
alza.  Indi  lo  stesso  diacono  si  ri- 
tira ,  e  resta  in  piedi  alla  sua  de- 
stra ,  vicino  al  Cardinal  vescovo  as- 
sistente, e  a  monsignor  sagrista.  Po- 
scia i  due  pritni  patriarchi  o  arci- 
vescovi assistenti,  presentano  al  Pon- 
tefice la  candela  accesa,  o  il  messa- 
le, dg  cui  egli  legge  le  due  orazioni: 


CAP 
Domine  Jesu  Chn'ste,  Fili  Dei  vi- 
w,  etc.  e  Perceptio  Corporis  tiii :  il 
secondo  cerimoniere  ri  move  dalla 
patena ,  che  sostiene  il  suddiacono, 
la  stella  d'oro,  e  il  Papa  prende 
una  delle  due  parti  dell'  ostia  colla 
sinistia ,  ex  destro  latere  ad  desi- 
gnandiini  Dominici  lateris  perciis- 
sionem,  dicendo:  Paneui  coelestem^ 
e  battendosi  il  petto  tre  volte,  dice  : 
Domine^  non  suni  dignusj  e  dopo 
di  aver  detto  Corpus  Domini  nostri 
Jesu  Christìj  etc,  e  di  aver  forma- 
to il  segno  della  croce,  l'assume.  Al- 
loia  il  suddiacono  latino  si  ritira 
al  suo  luogo  di  prima,  per  dar  sito 
al  diacono,  che  si  accosta  col  calice 
al  Papa.  Monsignor  sagrista  conse- 
gna la  fistola  (Fedi)  al  Cardinal 
vescovo  assistente,  che,  baciata  la 
mano,  la  dà  al  Papa,  il  quale  met- 
tendola dentro  il  calice  assorbe  con 
essa  una  parte  del  sangue  ;  e  tosto 
che  ha  finito  di  assumerlo ,  termina 
il  coro  di  cantar  V  Jgnus  Dei^  col 
dona  nobis  pacem.  Prima  di  dire 
della  comunione  del  diacono  e  sud- 
diacono, è  bene  premettere  il  si- 
gnificato del  rito ,  con  cui  il  Papa 
si  comunica  al  trono  quando  cele- 
bra pontificalmente. 

Romanus  Pontifex,  dice  Innocen- 
zo III,  de  Myster.  Missce,  lib.IV,  c.9, 
*>  non  communicat  ubi  fi'angit,  sed 
»'  ad  altare  fiangit,  et  ad  sedem  com- 
»'  municat,  quia  Christus  in  Emmaus 
«  coram  duobus  discipulis  fregit  , 
w  et  in  Jerusalem  coram  aposto- 
*>  lìs  manducavit.  In  Emmaus  fie- 
»»  gisse  legitur,  sed  manducasse  non 
»  liegitur.  In  Jerusalem  non  legitur 
>»  fregisse ,  sed  legitur  comedisse  ". 
11  Macri  ciede  espressa  in  questo 
rito  la  passione  di  Cristo;  e  il  Du- 
rando, Ralion.  divin.  Offìc.  lìb.  IV, 
aggiunge  su  questo  rito  singolare  ,  la 
seguente  ragione  ;  »  Sicut  saiictissimus 


CAP  29 

>♦  Pontifex  est  Christi  vicarius,  et 
«  caput  omnium ,  qui  in  Ecclesia 
"  deglint  militanti,  ila  Christum  Ec- 
«  desiai  caput  perfectius,  ac  subli- 
«  mius  repraesentans ,  ad  sublimio- 
«  rem  locum  communicare  solet  ". 
Un'  altra  ne  riporta  il  cerimoniere 
Chiapponi,  Ada  Canoniz.  s.  Pii  V, 
p.  2  35,  cioè  che  siccome  Gesù  Cri- 
sto consagrò  il  pane  e  il  vino  nel 
cenacolo ,  ed  offerendosi  al  Padre 
sotto  gli  occhi  di  tutto  il  mondo , 
compì  e  perfezionò  il  sagrifizio  nel 
Calvario,  cosi  appunto  il  Pontefice, 
vicario  di  Cristo,  consagra  nell'alta- 
re, figura  del  cenacolo,  e  si  comu- 
nica nel  trono  in  faccia  a  tutti  per 
imitare  il  crocefisso  Signore  sul  mon- 
te Calvario.  Simile  a  questa  spiega- 
zione è  quella  su  ciò  addotta  da  s. 
Bonaventura  (  Oper.  tomo  I,  in 
Psalm.  21),  il  quale  in  questa  oc- 
casione riconosce  il  vicario  di  Cri- 
sto più  conforme  al  capo  invisibile 
della  Chiesa.  Una  volta  il  Papa  si 
comunicava  sedendo ,  come  rileva 
anche  Benedetto  XIV,  nella  Lette- 
ra a  monsignor  Reali  sopra  il  ce- 
lebrar  la  messa  sedendo,  Koma 
1754;  ma  oggi  non  è  più  in  uso 
tal  rito;  bensì,  nel  cerimoniale  della 
Cappella  Papale,  si  lascia  al  Ponte- 
fice la  libertà  di  comunicar  sedendo 
i  Cardinali  diaconi,  ed  i  nobili  per- 
sonaggi laici ,  che  hanno  posto  in 
Cappella ,  de'  quali  ui  appresso  si 
parlerà. 

Consumatosi  dal  Papa  il  calice , 
fa  la  comunione  del  Cardinal  diaco- 
no, e  suddiacono  latino,  col  rompere 
in  due  parli  l'altra  porzione  dell'ostia 
rimasta,  onde  con  una  di  queste  co- 
munica il  primo,  che  resta  in  piedi, 
e  coir  altra  il  secondo  in  ginocchio. 
Ambedue  avanti  di  pigliar  la  co- 
munione, gli  baciano  l'  anello,  e  do- 
po  ricevono    dallo    stesso    Pontefice 


3o  GAP 

V  osculum  paclsy  o  bacio  sulla  boc- 
ca. Non  comunica  il  diacono  e  sud- 
diacono greci,  come  riflette  il  Can- 
cellieri, Descrizione  de'  Pontificali^ 
f).  12  1,  perchè  questi  non  hanno 
mimstrato  all'aitare  come  i  latini  ; 
ma  hanno  solamente  cantato  l'epi- 
stola, e  il  vangelo  in  greco;  inol- 
tre aggiunge,  che  sono  essi  per  lo 
più  preti,  e  perciò  hanno  prima  ce- 
lebiato,  né  conviene  far  variare  sen- 
za bisogno  il  rito  loro,  dappoiché 
si  comunicano  in  fermentato.  Fat- 
ta la  comunione  coli'  ostia  nel  mo- 
do suddetto,  il  diacono,  e  suddiacono 
partono  immediatamente,  e  tornano 
ali  altare ,  riportando  il  diacono  il 
calice  con  entro  la  fìstola  d' oro , 
con  cui  si  dice  ricordare  la  can- 
na, la  quale  colla  spongia  di  aceto  e 
fìele  fu  approssimata  alle  labbra  del- 
l'agonizzante Gesù.  Il  suddiacono 
porta  via  la  patena,  ed  il  Papa  genu- 
flette con  tutti  gli  astanti  e  le  guar- 
die nobili,  quando  il  diacono  e  sud- 
diacono partono,  come  aveano  fatto 
allorché  ambedue  si  erano  recati  al 
trono.  Giunti  essi  all'  altare,  il  sud-^ 
diacono  purifica  la  patena  sul  calice 
attentamente  da  tutte  le  particelle  j 
e  il  diacono  colla  fìstola  sume  un'  al- 
tra parte  del  sangue  prezioso  di  Cri- 
sto, lasciando  il  resto  pel  suddiacono, 
il  quale  lo  sume  senza  la  fistola,  pu- 
rificando poscia  il  calice,  ed  asciugan- 
dolo coi  purificatoio.  Frattanto  il  Pa- 
pa prende  l'abluzione,  che  gli  viene 
presentata  in  un  piccolo  calice  dal 
Cardinal  vescovo ,  che  poi  lo  resti- 
tuisce al  sagrista. 

Ne' soli  due  pontificali,  che  cele- 
bra il  Papa  in  questa  festività  di 
Pasqua,  e  in  quella  di  Natale,  suol 
egli  comunicare  tutti  i  Cardinali 
diaconi,  ed  i  nobih  laici,  che  hanno 
luogo  in  Cappella,  e  quando  v'  in- 
tervenivauo  gli  ambascialuri  regii,  « 


CAP 

quelli  di  Bologna  e  di  Ferrara,  an^ 
cor  essi  ricevevano  la  comunione  dal" 
'  le  mani  del  Papa.  Ed  è  perciò,  che 
in  queste  due  occasioni  il  Cardinal 
diacono  ministrante,  dall'  altare  torna 
di  nuovo  al  soglio  a  cantare  il  Coti- 
fileor  alla  sinistra  del  Papa,  il  quale 
sta  in  piedi  scoperto,  chinando  il  dia- 
cono il  capo  nelle  due  volte,  in  cui  di- 
ce et  libi  Pater.  Indi  il  Pontefice  canta 
le  due  orazioni  Alisereatur,  et  iiiclul- 
gefitianij  alle  quali  due  volte  il  co- 
ro risponde  Anien^  benedicendo  in 
fine  il  Pontefice  gh  astanti  con  un 
segno  di  croce.  Il  diacono  torna  al- 
l' altare,  ove  mostia  al  popolo  e  al 
Papa,  come  avea  fatto  del  calice^  la 
pisside  colle  particole  consagrate,  che 
poi  consegna  al  suddiacono,  il  qua- 
le la  porta  al  Papa,  che  all'  avvici- 
narsi di  essa  genuflette,  siccome  fan- 
no gli  astanti,  comprese  le  guardie 
nobili.  Quindi  due  uditori  di  Rota; 
ascendono  al  soglio,  per  sostenere 
avanti  al  Pontefice  un  velo  disteso, 
dinanzi  al  quale  s' inginocchiano  i 
due  Cardinali  diaconi  avSsistenti,  e 
uno  dopo  r  altro  prendono  la  co- 
munione, baciando  prima  1'  anello  al 
Papa,  il  che  tanno  tutti  gli  altri. 
Salgono  al  trono  dopo  di  essi,  e  per 
ordine  un  dopo  V  altro  gli  altri  Car- 
dinali diaconi,  indi  il  principe  assi- 
stente al  soglio,  il  senatore,  i  tre  con- 
servatori di  Rota,  il  priore  de' ca- 
po-rioni, e  il  maestro  del  sagro  o- 
spizio.  Nel  codice  47^75  presso  il 
Gattico,  Jcta  Caerem.  p.  4^,  si  leg- 
ge che  nel  giorno  di  Pasqua,  il  som- 
mo Pontefice  comunicava  tutti  i  Car- 
dinah  diaconi,  a  cui  dabat  immedia- 
te maìiiun  ad  osculandiun,  riceven- 
doli poi  ad  osculum  orisy  il  che  si 
pratica  tutt'  ora,  e  poscia  ognuno  di 
loro  si  recava  all'altare  »*  ad  su- 
:"  mendum  Christi  sanguinem  de  ma- 
'*   uu  diaconi  Cardinalis,  qui  ia  mis- 


CAP 

»  sa  servi  vi  t ,  et  illis  cum  calamo, 
«  qiiem  tenet  in  manu  dextera,  iu 
»  calice  Christi  sauguinem  niinistrat 
»  dicendo  :  Sanguis  D.  N,  J.  C.  cu- 
>•  stodiat  animam  tuam  in  vitani  «e- 
yy  ternani.  Amen .  Quo  diete  per 
»>  eura,  recipit  ipsoruai  quemlibet 
M  communicantium  per  ordinem  ad 
>»  osculum  pacis  ;  et  qiiuiii  omnes 
'*  communicautes  Sanguinem  sum- 
«  pserint,  dictus  Cardinalis  diaco- 
>*  nus  dat  calamuni  ad  sugenduni 
«  ab  utroque  capile  subdiacono,  et 
»»  postea  calicem  ad  sumendum  a- 
»»  liud,  quod  superest,  de  sanguine 
*»  Christi".  11  Mabiilon,  Commun. 
praev.  ad  Ord.  Roman.  98,  rife- 
risce ciò,  che  si  legge  nel  tomo  IV 
dello  Specilegìo  di  Dachery,  p.  3  06, 
che  »»  Urbanus  VI  anno  1878  post 
j>  suam  in  Val.  bas.  corona  ti onem 
»»  omnes  diaconos  Cardinales  sua 
"  manu  pretioso  corpore  et  sangui- 
>i  ne  Chiisti  communicavit,  si  cut  de 
«  more  Pontifìcum  semper  fuit  ". 
Oltre  di  questi  però  a'  tempi  di  A- 
lessandro  VI,  eletto  nel  1492,  co- 
municavasi  dal  Papa  nel  Pontifica- 
le di  Pasqua  anche  chiunque  altro 
avesse  voluto  accostarsi  alla  sagra 
mensa,  ed  il  Burcardo  racconta,  che 
una  volta  dalla  gran  quantità  di  per- 
sone accorsevi,  cadde  inavverten- 
temente  per  terra  un'  ostia.  F.  Roc- 
ca De  Sacra  Stimmi  Pontificis  coni- 
munione  sacrosanctant  missam  cele- 
h ra ntis ^  Komae  16 io.  Cur  summus 
PontifeXy  quando  solemniter  cele- 
brat  ad  altare  consecret ,  et  ad 
soliuni  communicet?  nel  suo  The- 
saurus Pontijiciaruni  sacrarumqut 
antiquitaluni^  nec  non  rituuni,  pra- 
xiwn  ,  et  caeremoniaruni  ,  Romae 
1745',  cioè.  Opera  omnia,  Romae 
1719,  in  cui  al  tomo  I  si  riporta- 
no altri  analoghi  punti  sipegali  dot- 
tu  mente. 


CAP 


3i 


Ritorno  del  Papà  aW  altare ,  e  fi- 
ne della  messa  :  presbiterio  offer- 
to al  Pontefice^  ostensione  delle 
relìquie  maggiori,  e  benedizione 
solenne. 

Terminata  la  comunione  de*  no- 
bili laici,  accompagnati  da  un  ceri- 
moniere partono  i  votanti  di  segna- 
tura, e  gli  altri,  che  genuflessi  sino 
dal  Sanctus  sostenevano  otto  lercie 
accese.  11  principe  assistente  al  so- 
glio ,  in  vece  di  tornare,  come  gli 
altri,  al  suo  posto,  si  reca  alla  cre- 
denza Pontifìcia,  a  prendere  il  ba- 
cile, il  boccale,  il  velo,  per  darti 
r  acqua  alle  mani  del  Pontefice,  il 
quale  intanto  purifica  le  dita  col  vi- 
no, somministratogli  con  un'ampol- 
lina di,  cristallo  dal  Cardinal  primo 
prete,  che  a  questo  effetto  si  reca 
sul  ripiano  del  trono ,  asciugandosi 
le  mani  col  purificatoio,  presentato- 
gli dal  Cardinal  vescovo  assistente. 
Quindi  presa  la  mitra,  colle  men- 
zionate cerimonie,  si  lava  le  mani 
per  la  quarta  volla,  avendogli  positi 
il  chierico  di  camera  il  solito  grem-' 
biale  di  lino,  presentandogli  l'  udi- 
tore di  Rota  il  pannolino  per  asciu- 
garsi le  mani.  Dopo  di  che  il 
Pontefice  fa  ritorno  all'  altare  per 
terminare  la  messa.  E  quindi  da 
avvertirsi,  che  essendovi  il  senatore 
di  Roma,  senza  la  dignità  di  prin- 
cipe assistente  al  soglio  ,  incombe 
a  lui,  come  già  avvertimmo,  dar  l'ac- 
qua alle  mani  del  Papa  la  penulti- 
ma volla,  che  se  le  lava,  ovvero  l' ul- 
tima iu  mancanza  del  principe  del 
soglio.  Allorquando  il  Pontefice  in- 
comincia a  scendere  i  gradini  del 
trono,  i  cantori  Pontificii  incomin- 
ciano r  anlifona  Communio  detta 
ancora  Transitorium,  che  dura  fin- 
ché il  Papa,  giunto  all'allai't    e  bu- 


32  GAP 

datolo  abbia  terminato  di  legger- 
la dalla  parte  dell'  epistola.  Final- 
mente dopo  che  ha  detto  l' Ore- 
mus, e  Dominus  vobiscum,  rispon- 
dendo sempre  il  coro ,  il  Cardinal 
diacono  canta  V  Ite  missa  est.  Al- 
hliLJa^  Alleluja,  cui  i  cantori  rispon- 
dono, Deo  gratìasj  Allelnja,  Alle- 
Luja.  Allora  il  Papa,  dopo  che  l'udi- 
tore di  Rota  in  tonacella  colla  cro- 
ce astata  si  è  posto  con  essa  dicon- 
tro a  lui,  stando  sull'altare,  iiituo- 
na  :  Sit  nomea  Domini  benedictwnj 
Adjuloriwn  nostrani  in  nomine  Do- 
mini^ dà  la  trina  benedizione,  rispon- 
dendogli il  coro ,  ma  non  si  pulDbli- 
ca  l'indulgenza  plenaria  dal  Cardi- 
nal vescovo  assistente,  perchè  si  no- 
tifica sulla  loggiii  dopo  la  solenne 
benedizione.  Quindi  il  Pontefice  leg- 
ge a  voce  bassa  l'evangelio  di  s. 
Giovanni,  sul  quale  è  a  consultarsi  il 
Sarnelli  Delf  evangelo  di  s.  Gio- 
vanni in  fine  della  messa  pontifi- 
cale, nel  tomo  VII  delle  sue  Lettere 
ecclesiastiche. 

Il  diacono  ministrante  pone  in 
capo  la  mitia  al  Papa,  il  quale  sce- 
so dall'  altare,  ove  ha  lasciato  il  ma- 
nipolo, si  reca  al  genufiessorio ,  le- 
vandosi la  mitra,  e  dopo  breve  ora- 
zione, si  alza,  prende  il  triregno,  si 
pone  a  sedere  sulla  sedia  gestatoria 
ivi  preparata,  ritenendo  il  pallio  con 
tutti  i  sagri  abiti  per  la  solenne  be- 
nedizione, e  perciò  allora  si  rimette 
i  guanti.  In  questo  luogo  il  Cardi- 
nal arciprete  della  basilica,  con  due 
canonici  sagrestani  maggiori  in  cotta 
e  rocchetto,  a  nome  del  capitolo,  gli 
presenta  entro  una  borsa  di  seta 
bianca  trinata  d'oro,  e  contenente 
venticinque  giulii  di  moneta  vecchia, 
coniata  dai  Pontefici  antichi,  il  pres- 
biterio, dicendogli:  «  Beatissime Pa- 
»  ter,  capitulum  et  canonici  hujus 
«  sacrosanctse    basilicae,    Sanctilati 


GAP 

"  vestrae  consuetum  oft'erunt  pres- 
«  byterium  prò  missa  bene  cantata  ". 
11  Papa  ammette  al  bacio  della  ma- 
no l'arciprete ,  e  del  piede  i  due 
canonici.  Questo  è  il  presbiterio  sò- 
lito darsi  anticamente  a'  sacerdoti 
prò  bene  cantata  missa,  che  si  dà 
al  Romano  Pontefice  ogni  volta,  e 
ne'  luoghi  che  celebra  solennemente, 
e  sul  quale  scrisse  eruditamente  il 
Moretti.  Dal  Papa  riceve  detta  bor- 
sa il  Cardinal  diacono  ministrante  , 
che  ha  cantato  il  vangelo,  e  questi 
la  regala  al  suo  caudatario,  il  quale 
la  riporta  colla  moneta  antica  al  sa- 
grestano maggiore  della  basilica,  da 
cui  riceve  cinque  scudi,  cioè  paoli 
venticinque  per  le  monete,  ed  al- 
trettanti per  la  borsa.  Prima  il  ca- 
nonico altarista  della  stessa  basilica 
vaticana,  non  solo  presentava  al  Pon- 
tefice innanzi  la  celebrazione  della 
messa  il  Pontificale,  ma  dopo  di  es- 
sa otierivagli  il  presbiterio  prò  mis- 
sa bene  cantata,  lì  presbiterio  poi 
non  è  stato  sempre  lo  stesso,  dap- 
poiché narra  Paride  de  Grassis,  che 
a  Leone  X  in  Firenze  nel  giorno  di 
Natale  si  richiese  >»  An  canonici  prae- 
parare  deberent  bursellam ,  sicut 
canonici  s.  Petri  de  Urbe,  quam 
donant  Pontifici  post  missam  can- 
ta tam  ?  et  hoc  remisit  arbitrio  ca- 
nonicorum,  et  meo  ;  et  fecimus , 
quod  primus  canonicus  cum  ar- 
chidiacono  donarci  bursellam  Pa- 
pae  de  raso  carbasino  rubeo,  cum 
XV  solidis,  et  ipse  postea  eam 
donavit  Cardinali  de  Petruciis,  qui 
evangelium  dix.it  "  : 
Dopo  aver  ricevuto  il  presbiterio, 
il  Papa  collo  stesso  ordine,  con  cui 
dalla  camera  de'  paramenti  si  è  re- 
cato nella  basilica,  ma  senza  il  sud- 
diacono latino,  e  i  ministri  sagri 
greci,  il  votante  accolito  col  turibolo, 
e  con  soli    due   candellieri  ;    e    non 


CAP 
st'tle  ai  Iati  della  croce,  è  da  paia- 
lieniori  elevato  nella  sedia  gestatoria, 
e  da  ioi'o  trasferito  sotto  il  baldac- 
cliiiio,  e  fra  i  flabelli,  al  gemillesso- 
rio,  coperto  di  drappi  bianchi  situato 
nel  mezzo  della  basilica,  ove  in  due 
banchi  coperti  di  tappeti  prendono 
luogo  i  Cardinali ,  coi  cuscini  che 
distribuiscono  secondo  l'ordine  i  pro- 
pri decani.  Ivi  depostosi  dal  Ponte- 
fice il  triregno ,  discende  e  si  pone 
a  venerare  le  reliquie  maggiori  della 
Croce,  del  Volto  santo  e  delia  Lan- 
cia, che  si  mostrano  come  al  vener- 
dì santo,  da  un  canonico  della  basi- 
lica colla  stola ,  e  co'  guanti  rossi , 
assistito  da  due  altri  canonici  in  cot- 
ta, e  rocchetto,  indicandosi  la  diver- 
sa ostensione  di  ciascuna  reliquia  dal 
suono  di  due  campanelle,  e  benedi- 
cendosi colle  reUquie  il  popolo  sol- 
tanto dall'uno,  e  l'altro  lato  della 
ringhiera,  ma  non  in  mezzo,  come 
si  fa  le  altre  volte,  quando  non  evvi 
il  Papa  ,  in  ma j estati s  Ponti ficiae 
reverentiam.  V.  Petro  Moretti,  Dis- 
sertatio  historico  ritualis ,  de  ritu 
oslensionis  sacrarum  reliquiarum , 
Romae   1721. 

Finita  questa  ostensione,  per  la 
quale  non  si  dispensano  le  consuete 
CtU'lelle  colle  analoghe  orazioni  ; 
ostensione  a  cui  assistono  i  Car- 
dinali nel  modo  sopra  detto,  e 
in  mezzo  ad  essi,  e  lungo  per  la 
navata  tutti  gli  ordini  di  persone  as- 
sistenti al  Pontificale;  il  Papa  sa- 
le in  sedia  gestatoria  sotto  il  bal- 
dacchino, o  fra  i  flabelli,  e  per  l'atrio 
vaticano,  per  la  scala,  e  sala  regia, 
viene  portato  alla  loggia  della  bene- 
dizione ,  procedendo  i  Cardinali ,  i 
vescovi,  e  gli  abbati  colle  mitre  in 
capo.  Giunto  il  Pontefice  avanti  la 
gran  loggia,  colle  solite  preci ,  e  ce- 
rimonie descritte  all'  articolo  Benedi- 
zione, comparte  solennemente  questa 
voT..   r\. 


C  A  P  33 

con  tre  dita,  ed  in  nenie  della  ss. 
Trinità;  dopo  la  quale  i  due  Car- 
dinali diaconi  assistenti  pubblicano 
l'indulgenza  plenaria  in  latino,  ed 
in  italiano.  I  signori  forestieri  d'am- 
bo i  sessi  sono  ammessi  a  vedere 
questo  sorprendente,  religioso ,  in- 
descrivibile spettacolo,  nella  loggia 
del  palazzo  apostolico  sulla  galle- 
ria o  vestibolo  sinistro  della  basi- 
lica vaticana,  non  ha  guari  amplia- 
ta, e  resa  molto  decente,  oltre  quella 
distinta  nello  stesso  luogo  pe'  sovra- 
ni; trovandosi  anco  in  detta  loggia 
i  camerieri  segreti  di  spada  e  cappa, 
e  i  bussolanti  onde  ricevervi  quelli 
muniti  del  biglietto  di  monsignor 
maggiordomo.  Datasi  poi  dal  Papa 
altra  particolare  benedizione,  passa 
in  fondo  dell'atrio  della  medesima 
loggia  al  Ietto  de'  paramenti ,  ove 
depone  gli  abiti  sagri,  e  riprende  k 
mozzetta  e  stola  bianca,  colla  quale 
spogliatosi  della  falda  in  un  conti- 
guo gabinetto ,  depone  anche  i  san- 
dah,  e  le  scarpe  usate  nel  pontifi- 
cale, calzando  quelle  usuali  di  color 
bianco.  Quindi,  preceduto  dal  croci- 
fero colla  croce  Pontificia,  fa  ritorno 
alle  sue  stanze,  col  corteggio,  chfc 
antecedentemente  dalla  sua  residenza 
lo  avea  accompagnato  alla  camera 
de'  paramenti,  presso  la  sala  ducale, 
ed  i  Cardinali ,  e  gli  altri  si  levano 
gli  abiti  sagri  nello  stesso  atrio  del- 
la loggia ,  appena  partito  il  Papa. 
Prima  allorquando  il  Pontefice  avea 
compartita  la  benedizione,  sulla  se- 
dia gestatoria  faceva  ritorno  alla 
camera  de'  paramenti  presso  la  sala 
ducale;  ed  allora  i  Cardinali  subito 
dopo  la  benedizione  deponevano  i 
piviali,  le  pianete,  e  le  dalmatiche, 
eccettuati  i  tre  Cardinali  diaconi,  cioè 
il  ministrante  ,  e  gli  assistenti ,  i 
quali  pero  prendevano  le  berret- 
te rosse,  in  luogo  della  mitra;  e 
3 


34  CAP 

prese  dagli  altri  le  berrette,  e  cap- 
pe rosse  accompagnavano,  ma  non 
collegialmente,  il  Sommo  Pontefi- 
ce, precedendo  la  croce  portata  da 
mi  uditore  di  Rota  egualmente  in 
cappa ,  senza  però  gli  accoliti  coi 
candellieri.  Arrivato  il  Papa  alla  ca- 
mera dei  paramenti,  dopo  essersi  spo- 
gliato degli  abiti  Pontificali,  riceveva 
dal  Cardinal  decano  in  nome  del 
sagro  Collegio,  i  lieti  auguri  d'una 
felice  Pasqua,  che  il  Pontefice  ricam- 
biava con  espressioni  di  benevolenza 
e  gradimento;  omaggio,  che  si  pro- 
segue a  fare,  se  il  Papa  non  dispen- 
sa. Anticamente  costumavasi  ezian- 
dio ,  che  il  maestro  de'  cappellani 
cantori  della  Cappella  Pontificia,  do- 
mandava, se  il  Papa  voleva  i  con- 
certi alla  sua  mensa,  accompagnati 
dal  suono  dell'organo;  e  se  prima 
aveano  ognuno  dopo  il  canto  una 
coppa  di  vino,  e  un  bizanzio,  come 
dicemmo  altrove ,  fino  agli  ultimi 
tempi  ebbero  1'  agnello ,  e  le  paste 
della  mensa  Papale ,  e  un  doblone 
di  ricognizione,  come  riporta  il  pre- 
lodato Adami,  nelle  sue  Osserva- 
zioni eie,  pag.  65 ,  e  66,  ove  pur 
fa  menzione  del  vespero  cantato  dai 
medesimi  Pontificii  cantori  nella  stan- 
za avanti  la  Cappella  segreta  del 
Papa,  nello  stesso  giorno  di  Pasqua, 
come  riportiamo  all'articolo  Cappel- 
le   SEGRETE    DEL    P^PA. 

i8.   Cappella  Papale  della  seconda 
festa  dì  Pasqua^  o  feria  II. 

Sì  celebra  questa,  come  pure  la  se- 
guente nella  Cappella  Palatina,  ove  ri- 
siede il  Papa.  Il  paliotto  e  il  baldacchi- 
no dell'  altare,  ed  il  baldacchino  del 
trono  sono  come  nella  messa  del 
sabbato  santo,  e  nell'  arazzo  si  rap- 
presenta la  risurrezione  del  Signore. 
1  Cardinali    vi   si   recano   m   abiti. 


CAP 

cappe,  e  tutto  altro  rosso,  coi  do- 
mestici in  livrea  di  gala,  ed  una 
carrozza.  Il  Papa  v'interviene  in 
mitra  di  lama  d'oro,  e  piviale  bian- 
co, del  qual  colore  veste  il  celebran- 
te, che  è  un  Cardinale  dell'ordine 
de' preti.  Dopo  l'epistola  si  canta  il 
graduale,  e  la  sequenza  Fictinicn 
Paschaliy  di  Matteo  Simonelli.  Ser- 
moneggia il  p.  procuratore  generale 
de' minimi,  o  paolotti ,  coli' abito 
della  propria  religione;  privilegio, 
che  a  quest'  Ordine  accordò  Cle- 
mente XI ,  con  Pontificio  decreto 
emanato  a' 26  marzo  17  16.  Quindi 
il  medesimo  rehgioso  pubblica  T  in- 
dulgenza di  trent'  anni  concessa  dal 
Sommo  Pontefice  agli  astanti. 

19.     Cappella  Papale   della    terza 
festa  di  Pasqua,   o  feria  III. 

Celebrasi  nella  Cappella  suddetta, 
essendo  eguali  l'apparato,  l'arazzo, 
e  il  colore  de'  sagri  paramenti  a 
quella  precedente,  siccome  eguale  è 
il  modo,  con  cui  vi  si  conducono 
il  Pontefice,  e  il  sagro  Collegio. 
Canta  la  messa  un  Cardinale  del- 
l'ordine presbiterale,  e,  per  privile- 
gio di  Benedetto  XIII,  del  1727, 
fo  il  discorsomi  nobile  convittore  del 
collegio  Nazareno  (/^e<^/),  discorso  che 
si  dispensa  stampato  dopo  la  Cappel- 
la. L'oratore  usa  la  cappa  paonazza 
con  pelli  d'  armellino  bianche,  e 
pubblica  a  suo  tempo  la  consueta 
indulgenza  d'anni  trenta.  Il  coro  si 
regola  come  nella  cappella  prece- 
dente, ed  il  mottetto  dell'  offertorio 
è:  Surrexit  Pastor  bonus,  composi- 
zione del  Palestrina  con  seconda  par- 
te. Nel  1788,  ricorrendo  in  questo 
giorno  la  festa  dell'  Annunziazione 
di  Maria  Vergine,  Pio  VI  fece  va- 
care la  cappella  nel  palazzo  aposto 
hcOj    ed  mvece  si  recò  a  celebrarla 


GAP 
nella  chiesa    della  Minerva,   avendo 
secx)  in  caiTozza  i  Cardinali  Braschi, 
e  Finocchielti. 

20.  Cappella  Papale  del  Sabba fo 
in  AlbìSy  e  talora  colla  distribu- 
zione degli  Agnus  Dei  benedetti 
precedentemente  dal  Papa. 

Questa  celebrasi  nella  Cappella 
del  palazzo  apostolico,  abitato  dal 
sovrano  Pontefice,  il  quale  v'incede 
in  piviale  bianco,  e  mitra  di  lama 
d'oro.  I  Cardinali  indossano  vesti, 
cappe  e  tutt' altro  rosso,  ed  usano 
una  carrozza.  Il  baldacchino  dell'al- 
tare, l'arazzo,  il  paliotto,  ed  il  tro- 
no, sono  eguali  a  quelli  della  messa 
del  sabbato  santo.  Canta  messa  un 
Cardinale  prete,  il  quale  al  termine 
della  medesima,  suU'  altare  legge 
r  indulgenza  d'anni  trenta  concessa 
dal  Papa  agli  astanti.  Il  mottetto 
dell' offertorio,  f^oce  niea,  è  di  Fe- 
lice Anerio. 

Non  si  fa  il  discorso,  perchè  talvolta 
il  Papa ,  terminato  il  communio  del- 
la messa,  distribuisce  gli  Agnus  Dei 
di  cera  precedentemente  da  lui  be- 
nedetti. Sebbene  all'articolo  Agnus 
Dei  di  cera  benedetti,  si  descriva 
l'origine,  la  forma,  l'uso,  gli  effetti, 
la  benedizione,  e  la  distribuzione  di 
essi,  non  riuscirà  superfluo  l'avere 
qui  un  piccolo  cenno  analogo  alla 
funzione. 

Ogni  Pontefice  nel  primo  anno 
del  suo  Pontificato,  e  poi  ogni  sette 
anni,  e  similmente  nell'anno  santo, 
suol  fare  la  benedizione  degli  Agnus 
Dei  di  cera  bianca,  di  forma  ovale, 
coli'  immagine  impressa  di  Cristo 
sotto  la  figura  di  un  agnello,  che 
tiene  lo  stendardo  della  croce,  e 
dall'altro  lato,  quella  di  alcun  santo. 
Tale  benedizione  si  eseguisce  dal  Pa- 
pa,  specialmente  nel  mercoledì,  gio- 


CAP  35 

vedi,   e   venerdì   precedenti    al   sab- 
bato in  A  Ibis  ^    e  per    lo    più   nella 
sala    Clementina  del    Vaticano,  così 
chiamata    dal    suo    autore   Clemen- 
te "Vili,  Aldobrandini.  Questa  chia- 
masi del  soffitto    dorato ,  come  già 
in  altro  luogo  avvertimmo,  per  di- 
stinguerla   da    quella    di    egual   no- 
me, edificata    dal  medesimo   Ponte- 
fice, e  decorata  di   bellissimi  marmi, 
e   pitture  a  fresco,  ove  un  tempo  si 
fece  la  tavola  degli  apostoli  nel  gio- 
vedì santo.  La  funzione  si  eseguisce 
dal  Papa,   e  da  vaii  Cardinali  alla 
presenza  del  sagro  Collegio  nel  mer- 
coledì, e  se  non  la  fa  ne'seguenti  gior- 
ni lo  stesso  Pontefice,  è  proseguita  nel 
giovedì  e  venerdì  da  monsignor  sagri- 
sta,  coir  assistenza  del  sotto-sagrista  , 
del    bussolante    sotto  -  guardaroba  , 
che  per  monsignor  guardaroba  custo- 
disce gli  Agnus  Deiy  e  di  altri  sacri 
ministri.    Incombe    al    sagrista    nel 
martedì   precedente   la   preparazione 
del  bagno,   e  la  benedizione  per  gli 
Agnus    Dei,    dell'  acqua    in    cinque 
conche,  e  sebbene  in  molte  funzioni 
per   la   sua    impotenza,    od    assenza 
Supplisca    il    p.    sotto-sagrista,    pure 
Clemente    XIII,    volendo    fare,    nel 
1759;,    la    benedizione    di    essi,    ed 
essendo   indisposto   il   sagrista,  com- 
mise la  preparazione    del    bagno,  e 
altro  occorrente  alla  funzione  a  mon- 
signor Erba  Odescalchi  suo  maestro 
di  camera,  e  protonotario  apostolico; 
quindi  1'  eseguì  il  Papa  nel  mercole- 
dì, giovedì,  e  venerdì  dopo  Pasqua, 
coli'  assistenza    de'  Cardinali.    Questa 
benedizione  venne  anche  denominata 
Battesimo,    giacché,    come   asserisce 
il  Panvinio,    fu   sostituita  all'  usanza 
di  battezzare    i  catecumeni.   Antica- 
mente il  detto  sagrista  avea  la  cuni 
di  tener  pronta  la  cera   per  fabbri- 
carli ,  cioè  ({uella  avanzata  dai  cerei 
pasquali  de'precedcnti  anni,  alla  qua- 


36  GAP 

lene  aggiungeva  dell' altra  ;  ma  tale 
formazione,  a  lui  insieme  ai  suddia- 
coni aj30stolici  devoluta,  viene  oggi 
eseguita  dai  cisterciensi  di  s.  Croce 
in  Gerusalemme.  Essendo  terminati 
gli  Agnus  Deij  per  contentare  la 
divozione  de' fedeli,  senza  attendere 
le  accennate  circostanze,  il  Papa  dà 
facoltà  allo  stesso  sagrista  di  farne 
una  benedizione  particolare;  ma  al- 
lora non  ha  luogo  la  dispensa  in 
Cappella,  che  andiamo  a  descrivere. 

Nella  mattina  adunque  del  sab- 
bato  in  Albis,  nella  Cappella  Pon- 
tilìcia,  dopo  il  canto  del  versetto, 
Agnus  Dei  (  Vedi  ) ,  e  dopo  la  co- 
munione del  Cardinal  celebrante,  i 
maestri  di  camera,  ed  i  camerieri  dei 
Cardinali,  entrano  nel  presbiterio 
co'  paramenti  bianchi ,  secondo  i 
rispettivi  tre  ordini  di  vescovi,  preti 
e  diaconi.  E  levate  le  cappe,  e  le 
berrette  rosse  al  proprio  padrone, 
lo  rivestono  degli  abiti  sagri  compe- 
tenti ,  e  gli  consegnano  la  mitra.  I 
patriarchi,  gli  arcivescovi,  e  vescovi 
assistenti ,  e  non  assistenti,  si  recano 
in  sagrestia  a  deporre  le  cappe  pao- 
nazze, ed  i  vescovi  orientali  a  de- 
porre gli  abiti  propri  del  rito,  cui 
appartengono,  mentre  gli  abbati  mi- 
trati regolari  depongono  le  mozzette, 
e  le  mantellette.  Si  reca  egualmente 
in  sagrestia  la  prelatura ,  la  quale  ha 
l'uso  della  cotta  sul  rocchetto,  che 
assume,  deposte  le  cappe,  rientrando 
poi  tutti  gì'  individui,  che  la  com- 
pongono, in  Cappella  colle  sacre  ve- 
stimenta.  Vi  si  aggiungono  però  i 
penitenzieri  di  s.  Pietro  colle  pianete 
di  damasco  bianco,  e  con  berretta 
nera  recandosi  a' loro  posti,  descritti 
alla  Cappella  della  Purificazione,  e 
della  domenica  delle  Palme. 

Il  Papa  mette  1'  incenso  nel  tu- 
ribolo, e  quindi  partono  dalla  Cap- 
pella Sistina  per  andare  alla  Paolina, 


GAP 

due  mazzieri,  1'  accolito  turiferario 
decano  de' votanti  di  segnatura,  il 
suddiacono  della  Cappella  colla  croce 
astata,  in  mezzo  a  due  cerofera- 
ri, il  suddiacono  apostolico  uditore 
di  Rota  parato  di  tonacella  bianca, 
con  due  cappellani  comuni  in  cotta,  i 
quali  per  la  sala  regia,  preceduti  dalla 
guardia  svizzera ,  entrano  nella  Cap- 
pella PaoHna.  Il  suddiacono  aposto- 
lico, da  una  mensa  decentemente 
ornata,  prende  il  bacile  d'  argento 
coperto  di  velo  rosso  pieno  di  A- 
gnus  Dei  di  cera  benedetti,  involti 
in  pacchetti  nel  bombace  bianco , 
con  legatura  e  nastro  di  fettuccia 
di  seta  paonazza;  ed  indi,  collo 
stesso  ordine,  rientrano  tutti  nella 
Cappella  Sistina.  Allora  ognuno  ge- 
nuflette, fuorché  il  crocifero,  i  cero- 
ferari, ed  il  suddiacono  che  porta 
il  bacile,  il  quale  canta  queste  pa- 
role: Pater  sancte,  isti  sunt  Agni 
novelli,  qui  annuntiaverunt  vobis 
allelujaj  modo  venerunt  ad  fontes, 
repleti  sunt  claritate,  alleluja,  ed 
il  coro  risponde:  Deo  gratias,  al- 
le.luja.  Entrato  poscia  il  medesimo 
suddiacono  apostolico  nella  quadra- 
tura de' banchi  de' Cardinali,  o  in- 
gresso del  presbiterio,  co'  suddetti 
ministri,  si  fa  la  stessa  cerimonia 
per  la  seconda  volta,  e  si  risponde 
da' cantori  come  sopra.  Giunto  final- 
mente a  pie  del  trono,  il  suddiacono 
replica  le  medesime  parole  per  la 
terza  volta,  e  parimenti  dal  coro  si 
ripete  il  Deo  gr alias ,  alleluja,  e 
subito  si  reca  al  ripiano  del  soglio 
col  bacile. 

Quindi  il  Pontefice  inconiincia  la 
distribuzione  de 'pacchetti  degli  Agnus 
Dei  a' Cardinali,  i  quali  li  ricevono 
in  piedi  dentro  la  mitra,  baciandoli 
prima  insieme  alla  mano,  e  ginoc- 
chio del  Papa;  ai  patriarchi,  arci- 
vescovi,   e  vescovi  assistenti,    e  non 


GAP 

assistenti,  che  li  ricevono  genuflessi 
egualmente  nella  mitra,  baciando 
gli  Agnus  Deiy  e  il  ginocchio;  al 
commendatore  di  s.  Spirito,  ed  agli 
abbati  mitrati,  che  li  prendono  pure 
nella  mitra,  baciando  il  pi«cr<:;  ai  pa- 
dri penitenzieri  vaticani,  .^he  li  rice- 
vono nelle  berrette,  e  a  tutti  gli  altri, 
che  dopo  di  aver  ricevuto,  e  baciato 
gli  Jgnus  Deij  baciano  il  piede,  e 
genuflettono  nello  stesso  modo  con 
che  si  fanno  le  distribuzioni  delle  can- 
dele, delle  ceneri,  e  delle  palme, 
cioè  praticandosi  in  questa  funzione 
l'ordine  di  precedenza  nelle  dette 
funzioni  descritto.  Gli  ultimi  sono 
i  nobili  forestieri,  che  si  ammettono 
a  riceverli  dalle  mani  del  Papa,  con 
suo  permesso  dato  per  organo  di 
monsignor  maggiordomo,  e  fra  essi 
talvolta  vi  furono  anco  principi  so- 
vrani,  come  avvenne,  nel  1722, 
che  due  principi  di  Baviera  li  pre- 
sero al  trono  d'  Innocenzo  XIII. 
Qualora  vi  sieno  dei  sovrani  catto- 
lici, o  in  Roma,  o  nelle  tribune 
presenti  alla  funzione,  il  Pontefice 
per  mezzo  di  monsignor  cameriere 
segreto,  segretario  d'ambasciata,  ne 
invia  loro  in  dono  alcuni  pacchetti, 
come  fece  nel  1709  Benedetto  XIV 
col  re  d'  Inghilterra  Giacomo  III, 
senza  dire  di  altri  noti,  e  recenti 
esempi.  In  tutto  questo  tempo  il 
coro  tace,  e  attende  il  momento  in 
cui  alcuni  de'  suoi  cantori  devono 
andare  a  prendere  gli  ^gniis  Dei 
al  trono.  Terminala  la  distribuzione, 
il  Papa  si  lava  le  mani  nel  modo 
più  volte  di  sopra  descritto,  e  gli 
viene  levato  dal  seno  il  grembiale, 
che  gli  era  stato  messo  avanti  d' in- 
cominciare la  funzione.  Proseguen- 
dosi la  messa  secondo  il  consueto, 
dopo  il  suo  termine,  il  Papa  ritorna 
alla  camera  de'paramenti ,  e  i  Car- 
dinali e    la  prelatura    depongono  le 


GAP  37 

sagre  vesti,  e  riprendono  quelle  del 
loro  grado.  Se  poi  il  Sommo  Pon- 
tefice fòsse  impedito,  o  impotente 
a  fare  la  distribuzione  degli  Agnus 
Dei,  ne  fii  le  veci,  nello  stesso  sal> 
bato  in  Albis,  il  Cardinal  dell'ordine 
de'  preti  cui  tocca  cantare  la  messa, 
assumendosi  da  quelli,  che  ne  han- 
no r  uso,  i  paramenti  bianchi ,  ed 
osservandosi  il  cerimoniale  indicalo 
alla  Cappella  della  Purificazione,  nel 
caso  che  il  Papa  non  distribuisse  le 
candele.  Abbiamo  inoltre,  che  essen- 
do Clemente  XII  cieco,  nel  1737,  set- 
timo anno  del  suo  Pontificato,  eseguii 
nelle  sue  stanze  la  benedizione  degli 
Agnus  Dei,  facendoli  distribuire , 
però  senza  la  sua  assistenza,  dal 
Cardinale  Spinelli  dell'ordine  de' pre- 
ti ,  dopo  il  communio  della  messa , 
che  celebrò  nella  cappella  Pontifìcia 
nel  sabbato  in  Albis. 

2  1.   Fespero  dell'Ascensione. 

Questo  si  celebra  nella  Cappella 
Palatina  del  palazzo,  che  abita  il 
Pontefice;  ma  Benedetto  XIII  lo 
tenne  nel  1725,  nella  basiHca  late- 
ranense,  presso  la  quale  pernottò 
nelle  camere  del  canonico  Vitelleschi, 
siccome  fece  in  diversi  incontri,  nel 
celebrare  ivi  delle  altre  funzioni.  I 
Cardinali  si  recano  al  palazzo  apo- 
stolico con  vesti,  cappe  ,  e  tut- 
t' altro  rosso.  Usano  una  carroz- 
za, e  i  domestici  colle  hvrce  di  gala, 
osservandosi  nel  resto  tuttociò  che 
si  descrisse  al  vespero  deW  Epifa- 
nia. Solo  v'  ha  di  particolare  che 
r  arazzo  dell'  altare  rappresenta  l' A- 
scensione  del  Signore,  e  che  nel 
presente  vespero,  o  in  quello  suc- 
cessivo di  Pentecoste,  in  tutte  le 
cappe  non  vi  sono  più  le  pelli  bian- 
che di  arniellino,  e  chi  ne  ha  l'uso, 
le  porta    in    vece    foderate    di  selw. 


38  GAP 

Ciò  si  eseguisce  dietro  V  intimazione 
per  ischediila  stampata  che  fanno  i 
Pontifìcii  cursori,  per  ordine  di  mon- 
signor prefetto  delle  cerimonie,  che 
ne  interpella  il  Papa,  dappoiché  è 
avvenuto  talvolta,  che  essendo  la 
stagione  rigida,  benché  ricorra  la 
festività  dell'Ascensione,  si  è  ritar- 
dato l'avviso  di  levare  le  pelli  di 
armellini  dalla  cappa.  Pietro  Mo- 
retti scrisse  De  ritii  variandi  cho- 
rale  indumentum^  etc.  Romae  1732. 

11.   Cappella  Papale  delV  Ascensio- 
ne,  e  solenne   benedizione. 

Suole  celebrarsi  nella  basilica  la- 
teranense,    e   talora   nella    Cappella 
del  palazzo  ove  risiede  il  Papa,  seb- 
bene Sisto  V  nel  regolamento,  che 
fece    per  la  celebrazione  delle  Cap- 
pelle, co\\2iho\\^  Egregia,  nel  i586, 
abbia  disposto,  che  si  debba  tenere 
nella  basilica  di   s.  Pietro ,  ove  tut- 
tora   evvi    la    stazione.    Secondo    il 
Sestini,  nel    i634,  ancora  ivi  si  ce- 
lebrava, e  dopo  la  Cappella  venera- 
vasi  il  volto  santo.  Se  ha  luogo  ?iel- 
la  basilica  lateranense,  il  Papa  vi  si 
reca  col    treno    detto    di  città,  e  i 
Cardinali  o  in  essa,  o  al  palazzo  apo- 
stolico con  vesti,  cappe  e  tutt'  altro 
rosso,    con    due   carrozze ,  e  i  servi 
colle  livree  di  gala.  Dalla  sagrestia  il 
Pontefice  in  piviale  bianco ,  e  mitra 
di  lama  d'oro,  è  portato  in  sedia  ge- 
statoria, preceduto  da  tutti  quelli,  e 
nel  modo  che  superiormente  si  de- 
scrisse alla   Cappella  della  Cattedra 
di  s.  Pietro,  all'altare  Papale,  dopo 
aver   adorato   la  ss.  Eucaristia  espo- 
sta nel  consueto  altare  del  Crocefisso, 
nella  cappella  detta  di  s.  Severina.  Vi 
canta  messa  un  Cardinal  dell'  ordine 
de'  vescovi,  co' paramenti  bianchi,  es- 
sendo di  questo  colore  il    paliotto,  la 
coltre  del  trono ,  e  la  colti  ina  della 


GAP 
sedia  Papale.  Se  ha  luogo  la  Cappella 
al  Laterano,  sulle  colonne  dell'  altare 
Papale    si  appende    il   solito  breve , 
che  facoltizza  il  Cardinal  vescovo  a 
celebrare    ivi  in  quel  giorno.    Fino 
agli  ultimi  tempi  sermoneggiava  un 
chierico,    o    prete  secolare,  ed  era 
l'unico    sermone    rimasto    a    hbeia 
disposizione  del  p.  maestro  del  sagro 
palazzo,  sulla  nomina  del  soggetto , 
che    doveva    pronunziarlo,    venendo 
spesse  volte  pubblicato  colle  stampe, 
come  dai  seguenti  esempi ,  da'  quali 
pure  rilevasi,  che  la  cappella  fu  ce- 
lebrata nel  palazzo  apostolico,  p  nel- 
le basihche  vaticana   e    lateranense  : 
Laelii  Peregrini,  morali s  philosophiae 
in  almo  urbis  gymnasio    professori» 
in  Àscensu  Domini    Oratio    hahita 
ad  SS.  D.  N.  Sixtuni   V  in  basi- 
lica   vaticana    i586;    Julii  Benigni 
J.  C,  et  antecessoris  romani,    Oratio 
de   Chrisli    Domini  in    coelimi  Ad- 
scensu,  habita  ad  Sixtiim  V.  P.  M. 
in  sacello  vaticano  anno  iSSg;  Con- 
cio  de  Ascensione    Chris  ti    Domini 
in  ejus  festivitate  _,  habita    in   Cap- 
pella   Pontificia    anno     i593,    ad 
SS.   D.  N.   Clementem    FUI,  per 
Joannem   de  Solorzano   Biirgemeni 
ejus  familiarem ,    sacr.    theol.    Sai- 
mari  e.    licentiaium  ;  De    Chrisli  ad 
coelum  Adscensu,  Oralio  inter  Pon- 
tificia   sacra    sub    Clem.   Vili  ad 
Vaticanum,  habita  a  Laelio  Pere- 
grino   philosophiae   civilis   in   Roni, 
Univ.    prof.     i^^Z;   Jacobi  Candidi 
syracusani  s,  theol.  et  J.  V.  D.   Con- 
cio de  Adscensione  Domini  ad  Cle- 
mentem   Vili   P.    M.  ,    habita  in 
basilica  s.  Petri  in  Vaticano,  anno 
jubilaei    i6oo     11   maji-,    Jo.    Bapt. 
Mascantii   clerici    rom..    Senno    in 
Ascensione  Domini  habitus  inter  niis- 
sarurn  solemnia  ab  eodem  in  basi- 
lica principis  apostolorum   ad  Va- 
ticanum  ,   Vili   idus    maji    1 6 1  /{ , 


GAP 

corani  SS.  D.  N.  Paulo  V,  ci  sa- 
cro Carclinalium  senatu;  Hieronymi 
Corii  Mediolanensis.  J.  V.  D.  de  Do- 
mini in  codimi  Adscemu  O ratio 
ad  S.  D.  N,  Urbanum  VILI  in 
bas.  laterauensi ,  liahita  i3  kal. 
maji  1627;  Dom.  Gallesii  Finarien- 
sis  S.  C.  Indicis  consultoris,  et  in 
rom.  Sapientiae  univ.  sac.  can.  pro- 
fess.  de  Christi  Ascensione  ad  Cle- 
menl&ni  IX,  Oratio  habita  in  Va- 
ticano  1 668. 

Nel   k8o7,  il  Pontefice   Pio  VII 
concesse  l'onore  di  recitare  in  que- 
sta solennità  il  discorso  ad  un  alun- 
no dell'almo  collegio  Capranica;  ma 
siccome  il  p.  maestro  del  sagro  pa- 
lazzo, che  allora    nominava  chi  do- 
vea  pronunziarlo,  aveva  già  destinato 
il    soggetto ,  così    r  alunno   recitò  il 
sermone    nella  Cappella    di    s.  Gio. 
Battista,  e  nell'  anno  seguente  ebbe 
luogo    ed  effetto    la  Pontificia  con- 
cessione, (jli  alunni  dicono  questo  ser- 
mone vestiti    di  cappa  paonazza ,  e 
berretta    nera.    Dopo    il    vangelo  si 
spegne  il  cereo  pasquale  per  indica- 
re la  partenza  di  Cristo  dagh  apo- 
stoli, e  si  tolgono  dal    letto  de'  pa- 
ramenti le  due  palme  benedette,  che 
con  Pontifìcii  stemmi    ivi    si    erano 
collocate  nella    domenica  dell' ulivo , 
come  si  disse  superiormente  alla  do- 
menica delie  palme.  All'offertorio  vi 
è  il  mottetto,  Viri  galilaei,  del  Pa- 
lestrina   con  seconda  parte ,  e  dopo 
la  messa   il   Sommo  Pontefice  viene 
condotto  alla  loggia  della  benedizio- 
ne ,    cioè   se  celebra   la  Cappella  al 
Laterano ,   alla  loggia  della  facciata 
principale,  se  la   tiene  nella  Sistina, 
a  quella  della  facciata  della  basilica 
vaticana ,  e  se  vi  assiste  nella  Pao- 
lina   del  Quirinale ,    alla    loggia    di 
questo  palazzo.  Quando  [U)i   la  Cap- 
pella ha   luogo  nella  basilica  lalera- 
nense,  dopo  la  messa  il  Papa,  i  Cnr- 


CAP  39 

dinali ,    e    gli  altri ,  genuflessi  nella 
navata  di  mezzo   venerano  le  sagi'e 
teste  de'  ss.  Pietro  e  Paolo,  che  stan- 
no sopra  l'altare  nel  tabernacolo  che 
lo  sovrasta;  discendendo  a  tal  effetto 
il  Papa  dalla  sedia  gestatoria,  e  pren- 
dendo posto   i  Cardinali    ne'  banchi 
laterali,  ove  i  rispettivi  decani  prepa- 
rarono loro  i  cuscini  per  genuflettere. 
Preceduto  pertanto  da  tutti  quel- 
H,    che    hanno    luogo    in    Cappella, 
dalla  prelatura,    e   dal  sagro  Colle- 
gio in  cappe  rosse ,    il  Papa  in  se- 
dia   gestatoria ,    con    piviale    bian- 
co ,  triregno ,    e  flabelli,  colle  solite 
preci ,  dà  al  popolo   la  solenne  be- 
nedizione, ad  esempio  di  quella  data 
da  Gesù  Cristo  alla  sua  Chiesa,  nel- 
r  atto    di    salire    al  cielo    in  questo 
giorno.  I  cantori  rispondono  quattro 
volte  Anicn,  tra  il  fragore  delle  ar- 
tiglierie, il  suono  delle  campane,  e 
lo  strepito    di    tutti    i  militari  stro- 
nienti,  suonati  dalle  bande  della  mi- 
lizia Pontifìcia,  schierata  sulla  piaz- 
za in  belli»  ordinanza,    e    formante 
un  quadrato,    o   poste    a   scaglioni. 
Quindi  i  Cardinali  diaconi  pubblica- 
no r  indulgenza    plenaria  in  latino  , 
e   in  italiano ,    per    cui    non  si  an- 
nunzia secondo  il  solito  in  Cappella 
dopo  il  Confiteor,  da  chi  ha  recitato 
il  sermone  latino,  perocché  allora  il 
Papa  diede  la  solita  benedizione.  Che 
se  poi  non  avesse  luogo   la  benedi- 
zione, il  sermoneggiante  pubblica  la 
consueta    indulgenza     di    treni'  anni 
dopo  il    suo  discorso.    Dopo  di  che 
il    Pontefìce    sulla    stessa    loggia ,  si 
spoglia  al  letto  dei   paramenti  degli 
abiti  sagri,  e  nel  contiguo  gabinetto 
si  leva  la  falda  ,  e  colla  mozzetla  e 
stola  fa  ritorno  alla    sua    residenza. 
Anticamente  in  questo  stesso  gior- 
no, prima  della  messa  si  leggevano 
i  processi  generali,  come   nel  giove- 
dì santo,  e  nella  festa  dei  ss.  apostoli 


4o  GAP 

Pietro  e  Paolo,  ed  anco  ne!  dì   della 
dedicazione   della    basilica   vaticana, 
avendosene  esempi, che  rimontano  alla 
metà  del  XIII  secolo,  onde  poi  ven- 
ne il  costume  di  pubblicare  nel  gio- 
vedì santo   la  bolla    in   Cociia  Do- 
mìni. V.  gli  Ordini   romani  XIV  e 
XV ^  presso  il  Mabillon,  Mas.  hai. 
toni.  II,  p.   397,    5 II,  e  presso  il 
Gattico,  Ada  caerem.  pag.  82,  83. 
In  questo  stesso    giorno ,    nell'  anno 
precedente  la  celebrazione  dell'anno 
santo,    il    Pontefice    fa    pubblicare 
l'anno     santo    medesimo    nel    por- 
tico della  basilica    vaticana ,    ed    in 
questa  circostanza  la  Cappella  si  tie- 
ne nella  Sistina,  e  la  benedizione  si 
comparte  dalla  loggia  di  detta  basilica. 
La    benedizione ,    che    ora    si   dà 
nella  loggia  principale  della  basilica 
lateranense,  prima  si  dava  in  quella 
sul    portico    avanti    l' obelisco ,    ove 
Innocenzo  XIII    nel   1723    la  diede 
senza   aver    assistito    alla  Cappella, 
ma  solo  adorato  il  ss.  Sacramento, 
e  venerato  le  sagre  teste   de'  principi 
degli  apostoH.  Avendo  però  Clemente 
XII  eretto  la  sontuosa    e  magnifica 
facciata  della  basilica  lateranense  in 
uno  alla  loggia  per   la  benedizione, 
fu  egli  il  primo,  che  dopo  la  Cap- 
pella dell'Ascensione,  nel   1736,  la 
compartisse  da  essa  solennemente,  e 
quindi    il  canonico    Maria  Ferroni , 
arcivescovo    di  Damasco ,    in   nome 
del  suo  capitolo  lateranense,  recitò  a 
quel  Papa  un'  allocuzione  di  ringra- 
ziamento. Tuttavolta  questo  Ponte- 
fice tanto    prima ,    che    dopo    detta 
epoca,  per  lo  più  compartì  ia  solen- 
ne benedizione  per  questa  solennità 
dalla  loggia  del  Quirinale,  a  cagione 
della  sua  età,  e  privazione  della  vista. 

23.  Vespero  Papale  della  Pentecoste, 

Questo  ha  luogo  nella  Cappella  pa- 
latina dove  il  Papa  risiede,  recandovisi 


GAP 

con  piviale  rosso, e  mitra  di  lama  d'o- 
ro; e  i  Cardinali  con  ve?>ti,  cappe,  e 
tutt' altro  rosso,  co' domestici  colle 
livree  di  gala.  L'arazzo  dell' altare 
rappresenta  la  venuta  dello  Spirito 
Santo  sopra  i  discepoli,  copiata  dal- 
l'originale  di  Giuseppe  Chiari  ro- 
mano. Il  baldacchino  dell'altare,  e 
quello  del  trono  sono  di  velluto  ros- 
so, del  qual  colore  sono  il  pali  otto  , 
e  la  coltre  del  trono,  e  la  col  trina 
della  sedia  Pontificia ,  cioè  di  lama 
d' oro  rossa.  Anche  questo  vespero 
si  regola  a  norma  di  quello  dell'E- 
pifania ,  meno  però ,  che  mentre  i 
cappellani  cantori  cantano  adagio 
il  Dea  gratias  del  capitolo,  il  Pa- 
pa discende  dal  soglio,  e  deposta 
la  mitra,  s'  inginocchia  al  genufles- 
sorio  (  i  cui  cuscini  sono  pure  ros- 
si )  per  r  inno  :  Veni  creator  Spi- 
ritus,  che  intuonano  due  soprani 
anziani. 

24.   Cappella  Papale  per   la  festa 
di  Pentecoste. 

Questa  solennità  fu  detta  Pasqua, 
rosata,  perchè  in  molte  chiese  d'I- 
talia si  spargevano  dall'alto  delle 
rose,  ed  anche  in  s.  Giovanni  in 
Laterano,  mentre  in  altre  chiese  al 
canto  dell'  inno  Veni  creator  Spiri- 
lusj  si  suonavano  le  trombe  per  de- 
notare il  repentino  fuoco,  il  quale  pre- 
cedette la  venuta  dello  Spirito  San- 
to, che  in  questo  giorno  celebra  la 
Chiesa.  Anticamente  nella  chiesa  di 
santa  Maria  ad  Martyres  si  reca- 
vano i  Pontefici  col  clero,  nella  do- 
menica precedente  alla  Pentecoste, 
a  celebrarvi  la  stazione,  e  la  messa 
dello  Spirito  Santo;  nel  qual  tempo 
dalla  sommità  del  tempio  si  getta- 
vano delle  rose ,  per  cui  rimase  il 
rito  di  dispensarle  in  coro  in  questa 
festività  ;  e  sulla  stessa  venula  si  re- 
citava un  analogo  sermone. 


CAP 

In  proj[;resso  di  tempo  questa  Cap- 
pella celehravasi  a  tenore  d(;lla  dis- 
posizione di  Sisto  V,  nella  basiliea 
di  s.  l*ielro,  ove  in  questo  giorno 
è  la  stazione;  ed  il  bestini,  lino  al 
1634  ci  assicura,  che  in  s.  Pietro 
tenevasi  questa  Cappella,  avvertendo 
clie  se  il  Papa  volesse  cantare  la 
messa,  allora  i  Cardinali  assumeran- 
no i  paramenti  rossi ,  adunandosi 
nella  camera  de'  paramenti,  e  par- 
tendo da  questa  la  processione;  il 
che  si  fece  tutte  le  volte  che  in  tal 
giorno  voleva  il  Papa  fare  Pontificale, 
e<l  altiettaiito  si  dovrebbe  praticare 
pure  oggidì  nelle  circostanze  straor- 
dinaiie,  come  si  fa  per  le  consuete. 
Benedetto  Xlll ,  nel  1725,  tenne 
Cappella,  tanto  nel  vespero,  che  in 
questa  mattina,  nella  basihca  late- 
mnense;  e  nel  1727,  essendo  tor- 
nato da  Benevento,  cantò  messa  in 
s.  Pietro,  e  poi  diede  la  solenne  be- 
nedizione, che  non  avea  dato  per 
l'Ascensione  :  benedizione,  che  pure 
in  questo  giorno,  nel  1765,  diede 
Clemente  Xlll  dalla  loggia  del  Qui- 
rinale, giacche  per  la  dirotta  piog- 
gia non  r  avea  potuta  compartire 
per  r  Ascensione. 

Attualmente  questa  festività  cele- 
brasi nella  Cappella  del  palazzo  apo- 
stolico abitato  dal  Sommo  Pontefi- 
ce, essendo  l'altare,  e  il  trono  co- 
me nel  vespero  precedente.  I  Car- 
dinali v'intervengono  con  due  car- 
rozze, co'  domestici  in  livree  di  ga- 
la ,  ed  in  vesti ,  cappe  e  tutt'  altro 
rosso.  Il  Papa  vi  si  conduce  come  il 
giorno  antecedente,  ma  col  triregno, 
ed  anticamente  usava  i  fiabelli,  re- 
cando visi  in  sedia  gestatoria.  Canta 
messa  un  Cardinal  vescovo  subur- 
bicario ,  co'  paramenti  rossi,  e  ter- 
minata r  epistola,  si  canta  Vallclu^ 
ja  du  due  soprani,  mentre  il  Pou- 
teficc  scende  dal  trono,  e  va  ad  in- 


CAP  41 

gfnoechiarsi  al  genuflessorio ,  depo- 
nendo la  mitra.  Indi  i  medesimi 
due  soprani  intuonano  il  verso  :  Fe- 
lli creator  Spirilas,  che  colla  sequen- 
za, e  V  alleluja^  dura  finche  il  Pa- 
pa tornato  al  soglio,  ha  letto  l'epi- 
stola, e  il  vangelo,  e  posto  l' incen- 
so nel  turibolo,  e  sinché  il  diacono 
abbia  preso  la  Pontificia  benedizione. 
Il  discorso  si  recita  in  cappa  pao- 
nazza, e  berretta  nera,  da  un  alun- 
no del  collegio  urbano  di  Propa- 
ganda [Vedi),  e  si  distribuisce  stam- 
pato dopo  la  Cappella,  avendo  l'a- 
lunno pubblicato  a  suo  tempo  l'in- 
dulgenza di  trent'anni.  Fu  a  detto 
collegio  accordato  questo  privilegio 
da  Clemente  XIV,  in  virtù  d' un 
breve  de'  16  luglio  1773,  giorno  in 
cui  soppresse  la  ripristinata  Compa- 
gnia di  Gesù,  dalla  quale  era  di- 
retto il  seminario  romano,  poco  pri- 
ma dal  detto  Papa  eziandio  soppres- 
so, del  quale  privilegio  appunto  i  con- 
vittori nobili  erano  in  possesso.  11  Can- 
cellieri nelle  sue  Cappelle  Pontificie , 
Roma  1790,  a  p.  340,  e  341,  tesse 
l'elenco  di  alcune  orazioni,  sermoni, 
e  discorsi  sulla  venuta  dello  Spiri- 
to Santo,  recitati  in  questo  giorno 
avanti  il  Papa,  i  Cardinali,  e  quelli 
che  hanno  luogo  in  cappella ,  cioè 
quelli  pubblicati  colle  stampe  inco- 
minciando nel  1^93  ;  rilevandosi,  che 
sino  dal  1617  nel  Pontificato  di  Pao- 
lo V  un  alunno  o  convittore  del  se- 
minario romano  lo  recitava,  e  che 
fino  al  1627  la  cappella  quasi  sem- 
pre si  tenne  nella  basilica  vaticana, 
e  che  dopo  tal  anno  ebbe  per  lo 
più  luogo  nella  Paolina  del  palazzo 
Quirinale.  Leggiamo  però  nella  vita 
d' Innocenzo  XU ,  Novaes  lom.  XI, 
p.  I  i5  ,  che  nel  1692  sermoneg- 
giò in  questo  giorno  nella  Cappella 
Pontificia,  il  p.  Francesco  Tuzzi  ce- 
lebre gesuita,  udallando  giustamente 


/p  GAP 

a  quel  caritatevole  Pontefice  il  ver- 
setto dell'  inno  della  festività  :  Veni 
pater  pauperum,  come  quello,  che 
dai  poverelli  fu  denominato  :  il  pa- 
dre de  poveri.  Finalmente  il  mot- 
tetto dopo  r  offertorio,  Cum  compie- 
rcntiir ,  è  del  Palestrina,  colla  se- 
conda parte,  la  quale  si  suol  dire, 
e  si  termina  al  solito  degli  altri  mot- 
tetti. Se  il  Papa  non  assiste  alla 
messa,  il  coro  regola  tutta  la  fun- 
zione col  celebrante,  il  quale  al  ver- 
so Feni  sancte  Spiritus^  s' inginoc- 
chia avanti  il  faldistorio,  e  la  fun- 
zione è  tutta  andante,  siccome  av- 
verte Andrea  Adami. 

2  5.  Vespero  Papale  della  ss.  Trinità. 

Celebrasi  nella  Cappella  del  pa- 
lazzo ,  in  cui  fa  residenza  il  Sommo 
Pontefice,  che  vi  si  reca  in  piviale  bian- 
co, e  mitra  di  lama  d'oro;  ei  Cardina- 
li vi  vanno  colle  vesti,  cappe,  e  tut- 
t'altro  di  color  rosso,  usando  una 
carrozza,  ed  i  servi  le  livree  di  gala.  Il 
quadro  dell'altare  rappresenta  l' inef- 
fabile mistero  della  ss.  Trinità,  ese- 
guito in  arazzo  presso  il  bel  dipinto 
del  milanese  Pietro  de  Pretis.  Il 
paliotto  è  di  color  bianco,  e  la  col- 
tre, e  coltrina  della  sedia  Papale, 
sono  di  lama  d' argento  co'  soliti  ri- 
cami di  fiori  d'oro.  Nelle  cerimo- 
nie ,  e  canto  di  questo  vespero  si 
osserva  pure  quanto  dicemmo  al 
n.  2,  parlando  del  vespero  Papale 
dell'Epifania. 

26.   Cappella  Papale  per  la  festa 
della  ss.   Trinità. 

Questa  si  tiene  nel  modo  detto 
al  suo  primo  vespero  nel  Pontificio 
palazzo ,  ed  il  celebrante,  eh'  è  un 
Cardinale  dell'ordine  presbiterale,  as- 
sume i  paramenti  bianchi.  Il  Papa, 


GAP 

ed  il  sagro  Collegio  v'  incedono  come 
sopra,  non  essendovi  nella  messa  par- 
ticolarità diversa  dalle  altre,  in  cui  si 
concede  trent'anni  d' indulgenza.  Solo 
v'ha  che  il  mottetto  all'offertorio:  O 
beata  Trinitas,  è  lodata  composizione 
del  Palestrina,  con  seconda  parte, 
il  quale  per  essere  lungo  l'offertorio, 
dicesi  dal  coro  con  qualche  solleci- 
tudine, e  che  il  prefazio,  come  è 
noto,  è  differente  dagli  altri.  Il  di- 
scorso lo  recitarono  fino  al  1701 
quegl'  individui,  che  sono  notati  qui 
appresso,  e  per  concessione  di  Cle- 
mente XI,  dal  1702  fino  al  1825  in- 
clusive, lo  fece  un  convittore  del  colle- 
gio dementino  {Vedi),  in  cappa  pao- 
nazza e  berretta  nera.  Quel  discorso 
dopo  la  messa  si  distribuisce  stam- 
pato al  sagro  Collegio,  e  a  tutti  quel- 
li, che  hanno  luogo  in  Cappella.  Ma 
per  volere  di  Leone  XII,  a'  5  set- 
tembre 1827,  il  p.  maestro  del  sa- 
gro palazzo,  che  nel  1826  e  1827 
avea  destinato  un  sacerdote  a  sup- 
plirvi, partecipò  all'Ordine  de'  mer- 
cedarii  della  ss.  Trinità,  che  da  al- 
lora in  poi  il  procuratore  generale 
non  più  avrebbe  fatto  il  sermone 
per  r  Assunta,  ma  sibbene  in  que- 
sta festività.  Fino  al  secolo  XVIII 
adunque  era  indeterminato  il  sog- 
getto ,  che  dovea  pronunziare  quel 
discorso,  come  si  vedrà  dalle  seguenti 
orazioni,  e  sermoni  pubblicati  colle 
stampe,  donde  pur  si  conosce,  che  la 
Cappella  della  ss.  Trinità  fu  costante- 
mente celebrata  nelle  Cappelle  Si- 
stina del  Vaticano ,  .  e  Paolina  del 
Quirinale,  meno  i  casi,  che  celebran- 
do in  essa  diversi  Pontefici  le  so- 
lenni Canonizzazioni  (Vedi),  ebbe  in- 
vece luogo  il  Pontificale  nella  ba- 
silica vaticana,  enei  1787  nella  ba- 
silica lateranense,  per  una  partico- 
lare disposizione  di  Clemente  XII. 
Petri  Gemellii  thcol.  parisiensis,  i/i 


GAP 

fcsto  ss.     Trini laùs    O ratio   hahita 
an.  i^yG  corani  SS.  D.  N.  Gregorio 
XIH3  et  illustrissiniis j    ac  reveren- 
dissiniis  S.  R.  E.  Card.j  Laclii  Pe- 
regrini de  ss.  Trinitate  Oratio  apud 
Sixtuni    V.  P,  M. ,  an.    i588^  et 
anno  1 591  ^  regnando  Clemente  Vili: 
Sanctii   de  Sandoval    theol.    de    ss. 
Trinitate  ad  Sixtuni  V^  Oratio  ha- 
hita   in    sacello  vaticano ,    i5  j'ulii 
anno  iSgo;  Porap.  Ugonii  de   Deo 
uno,  et  trino  ad  Clemente  ni   Vili, 
Oratio  habita    in   sacello  pontificio 
die  festo  ss.  Trinitatis  anno   i5^3; 
Hievonymi  Vitalis  a  Lobera  s.  Theol. 
doct.,  Senno    de    Trinitate   habitus 
intra    missaruni   soleninia    ad  Cle- 
mentent  Vili  iSgg;   Oratio  de  ss. 
Trinitate  Marci  Turono  Brixiensis 
J.   V.  D.y  habita  in  capella   Sixti 
IV  in  urbe,  kal.  jun.  1608^  corani 
ss.  D.  N.  Paulo  V,  et  sacro  Colleg. 
Card.,  Brixiae    1609;  Attilli    Mar- 
cellini  Politiani,    de  Suninia   Trini- 
tate   Oratio   hahita   ad   ss.    D.  N. 
Urbanurn  Vili    in  sacello  pontifì- 
cio Quirinali  i634;  Pauli  Ghislieri 
romani ,    Oratio    de    ss.    Trinitatis 
mysterio,  Oratio  ad  Urbanuni  Vili 
in  sacello  Quirinali  i635;  Jos.  Car- 
pani  J.  V.  D.   Oratio  de  Deo  trino, 
et  uno  habita  ad  S.  D.  N.    Urba- 
nuni  Vili  in  sacello  Pontiflcwn  Qui- 
rinali, XV  Kal.  junii  1 636  ;  Claudii 
Marazzani,  de  Deo  trino  et  uno,  Ora- 
tio liabita  ad    Urbanuni   Vili ,  in 
sacello    Quirinali    i638;    De    Deo 
trino    et   uno    Oratio    Petri    Jacobi 
Verdiani,  habita  in  sacello   Ponti fi- 
cuni  Vaticano  ad  ss.  D.  N.  Urba- 
nurn Vili  pridie   kal.  junii   1 643  ; 
Benedicti    abbalis    Capelletti  Reatini 
J.  V.  D.,  ac  s.  theol.  doct.  de  Deo 
trino,  et  uno,  Oratio  secunda  hahi- 
ta in  sacello    Ponti/icnni    Quirinali 
ad  S.  D.  N.  Innoccnliuni  X  anno 
iCy\'^;   Oratio  de  Deo  trino  et  uno 


CAP  43 

ad  ss.  D.  IV.  Clenienteni  X,  habita 
in   sacello   Pontificwn     vaticano    a 
Ludovico    Alphonso    Suaresio    cccl. 
aven.  praep.  et  Rotae  aud.  coad.  an. 
1670;  M.  Ani.  de  Rubeis  romani, 
^Enigma  a  divina  fide  hwnano  generi 
propositum,  sive  de  ss.  Trinitatis  ar- 
cano,  Oratio  liabita  in  solenini  ss. 
Trinitatis  die,  ad  ss.  D.  N.  Clemenleni 
X  anno  1 674;  Horatii  Biffi  cremonen- 
sis  in  utroque  jure  doctoris,  de  ss.  Tri- 
nitatis mysterio,  Oratio  habita  in  Pon- 
tificio   sacello  palata    vaticani   ad 
ss.  D.  N.  Innocentiwn  XI,  R.omae 
1686;  Sol  Divinus,   Oratio  habita 
in  sacello    Quirinali  die    ss.   Trini- 
tatis ss.  D.  N.  Innocentio  XII  di- 
cata  a  Petro  Samoniego  Baccalaureo 
salmaticensi ,  ac  J.  V.  D.  anno  1693. 
Nel  medesimo  Pontificato  d'Innocenzo 
XII  mentre    era  convittore  del  col- 
legio dementino   Prospero  Lambcr- 
tini,  poi  Benedetto  XIV,  sid  mistero 
della  ss.  Trinità,    in  questa  cappel- 
la recitò  un  eloquentissimo  discorso. 
Quindi  abbiamo:    De  ss.    Trinitate, 
Oratio  habita  in  sacello  Pontificuni 
vaticano,  ad  ss.  D.  N.  Clcnientcni  XI, 
ab  Alessandro  de  Ahbatibus  roma- 
no,    ejasdem    ss.  D.  N.    magistro 
breviuni  gratiae,  Romae   170F.  NeU 
l'anno  seguente  stabilmente    lo  pro- 
nunziò un  alunno  del  menzionato  Col- 
legio ,  avendo,    nel    182^,  recitato 
r  ultimo  il  marchese  Girolamo  Ca- 
stiglioni  di  Mantova. 

27.   Vespero    Papale   per   la  festa 
del  Corpus  Domini, 

Questo  vespero  si  tiene  nel  pa- 
lazzo apostolico  vaticano,  benché  Va. 
residenza  del  Papa  sia  al  Quirinale, 
che  v'interviene  in  piviale  bianco,  e 
mitra  di  luna  d'oro,  e  il  sagro  (Collegio 
vi  si  reca  in  vesti,  cappe  e  lult' altro 
di  colore  rosso  coi  servi  colle  livree 
di  gala,  e  con  una  carrozza.  Tutta- 


44  GAP 

volta  si  ha,  che  nel  174^',  Benedetto 
XIV  lo  celebrò  nella  Cappella  Pao- 
Hna  del  Quirinale  sua  residenza,  do- 
po   il    quale   passò  al    palazzo   vati- 
cano   aflìne  di  pernottarvi    a    causa 
della  processione  del  di  seguente.  Sì 
regola  come    tutti    gli  altri    già  de- 
scritti. Il  quadro  dell'altare  rappre- 
senta  in  arazzo  la  cena  Eucaristica, 
il  paliotto    è    di  color  bianco  ,  e  la 
coltre  del  trono,  colla  coltrina  della 
sedia,  sono  di  lama  d'argento  rica- 
mata d'oro.    Mentre  si  canta  il  ve- 
spero,   monsignor  maggiordomo,  co- 
me quello,  che  soprai ntende  ai  luoghi 
ove  si  celebrano  le  Pontificie  fVinzioni, 
in  mantelietta  e  rocchetto,  con  tutta 
formalità  si  reca  a  visitare  e  ad  esa- 
minare se  i  preparativi,  e  gli  ornati, 
che  si  sono  fatti  per  dove  dee  pas- 
sare   nella    mattina    seguente    la  so- 
lennissima  processione,  sieno  decenti 
e  in  regola,  ciò  che  fino  al  termine 
dello   scorso    secolo   egli    faceva  con 
nobile  cavalcata.  Ora  però  è  accom- 
pagnato,  preceduto    e  seguito  dalla 
guardia    svizzera   col    suo   capitano, 
da'  mazzieri,  e  carabinieri  Pontificii, 
dal  battistrada,  dal  foriere  maggiore 
da   un    maestro    di    cerimonie,    dai 
cappellani  comuni,  dal  fioriere,  dal 
sotto-foriere,  dai  bussolanti,  da  altri,  e 
dai  capi  artisti  del  palazzo  apostohco. 
Con  questa   comitiva,   insieme  al 
comandante   di    piazza,    il  maggior- 
domo  per   la   scala   regia,    visita  il 
vestibolo,   o   galleria   ov'è    il    quar- 
tiere degli  svizzeri,  e  il  braccio  del 
colonnato,  che  lo  segue,  il  quadrato 
della    piazza  B.usticucci,    e    dal    lato 
del  quartiere  della  truppa  di  linea, 
entra  per  l'altro  colonnato,  che  an- 
ticamente visitava  co' suoi   ministri  il 
prelato   economo    della    fabbrica    di 
s.  Pietro.  Indi  passa  al  vestibolo,  o 
galleria   contigua,    e   pel    portico,   e 
porta    della    basilica ,     va    all'  aitar 


GAP 

Papale,  dopo  aver  adorato  Gesìi. 
Sacramentato  nella  sua  cappella. 
Poscia  si  reca  nella  camera  de'  pa- 
ramenti della  Pontificia  Cappella , 
ad  attendere  la  fine  del  vespero, 
per  accompagnare,  secondo  il  con- 
sueto, il  Papa  nelle  proprie  stanze. 
Sino  a  tutto  il  pontificato  di  Pio 
VI,  la  processione  del  Corpus  Do- 
mini ^  passando  avanti  al  palazzo 
Accoramboni,  sulla  detta  piazza  Ru- 
sticucci,  continuava  per  la  via  di 
Borgo  nuovo  [Vedi)^  detto  anco 
Borgo  s.  Pietro,  e  voltava  innanzi 
la  chiesa  di  s.  Giacomo  Scossaca- 
valli,  e  procedendo  dinanzi  al  pa- 
lazzo de'  penitenzieri  di  s.  Pietro, 
per  Borgo  vecchio  rientiava  nella 
piazza  Rusticucci  dalla  parte  di  s. 
Lorenzolo,  e  da  quello  del  menzio- 
nato quartiere  della  linea,  imboccava 
nel  braccio  del  vicino  colonnato. 
Sappiamo  inoltre  dall'  Infessura,  co- 
me poi  meglio  diremo,  che  Nicolò 
V  portò  pel  primo  nel  i447  pi*o- 
cessionalmente  il  ss.  Sacramento  per 
la  sua  festa  da  s.  Pietro  sino  a 
Porta  Castello,  che  ora  è  chiusa , 
dappoiché  soleva  farsi  tal  funzione 
in  s.  Giovanni  in  Laterano,  ove  in 
fatti  egli  stesso  la  fece  neh'  anno 
seguente  i44^j  portando  il  Santis- 
simo da  questa  basilica  fino  alla 
chiesa  di  s.  Clemente,  ritornando 
quindi  a  s.   Giovanni. 

28.  Messa  bassa,  che  celebra  il 
Papa  nella  Cappella  Sistina,  e 
solenne  processione  del  Corpus 
Doniinij  e  processioni  dell'ottava, 
che  fanno  i  capitoli  Lateranense, 
e  Vaticano ,  colV  intervento  del 
Papa  e  del  sagro  Collegio. 

Origine  della  festa,   e  della 
processione . 
La   beata  Giuliana  di  Mont-Cor- 
neillon,    o  Montecornellione ,    ospe- 


GAP 
lìalicra  alle  portf*  di  Liegi  nel  Belgio, 
zeliìiite  del  culto,  che  si  deve  alla 
ss.  Eiicarislia,  nel  i23o  circa,  fatta 
priora  delle  cisterciensi  di  Mont- 
Corneillon,  ebbe  una  celeste  visione 
da  cui  fu  avvertita  di  venerare  con 
particolar  festività,  e  in  giorno  de- 
terminato la  ss.  Eucaristia.  La  pia 
donna  comunicò  questa  visione  a 
Giovanni  canonico  di  Liegi,  il  quale 
la  consigliò  a  consultaine  i  teologi , 
e  i  vescovi ,  come  appunto  ella  ese- 
guì con  alcuni  religiosi  domenicani, 
col  vescovo  di  Cambray,  e  coli' ar- 
cidiacono di  Liegi,  Jacopo  Pantaleo- 
ne  da  Troyes,  che,  divenuto  succes- 
sivamente vescovo  di  Verdun ,  e 
patriarca  di  Gerusalemme,  benché 
non  decorato  della  porpora  Cardi- 
nalizia, nel  1261,  fu  eletto  Papa 
col  nome  di  Urbano  IV.  Da  tutti 
questi  fu  approvata  l' introduzione 
della  nuova  festività ,  e  ne  fu  com- 
posto l'uffizio,  per  cui  Roberto  ve- 
scovo di  Liegi,  nel  concilio  celebrato 
nel  124^?  ordinò  la  festa  medesima 
in  tutta  la  sua  diocesi,  come  pur 
fece  nel  Belgio  Ugone  di  s.  Caro, 
Cardinale  Domenicano,  e  legato  apo- 
stolico in  Germania,  giacché  essendo 
stato  prima  priore  del  suo  Ordine, 
fu  uno  dei  consultali  dalla  b.  Giu- 
liana. Morta  questa,  una  divota  don- 
na per  nome  Eva  a  cui  la  beata 
avea  partecipato  la  sua  visione,  fece 
premurose  istanze  ad  Enrico,  che 
nel  vescovato  di  Liegi  era  succeduto 
a  Roberto,  perchè  ottenesse  dal  sud- 
detto Jacopo  Pantaleone,  divenuto 
Pontefice  Urbano  IV,  che  a  tutta 
la  Chiesa  si  propagasse  la  nuova  festa. 
Il  Papa  sebbene,  come  dicemmo, 
da  piivato  l'avea  già  approvata  in 
Liegi,  andava  procrastinando  la  con- 
cessione per  non  essere  accusato  di 
temerità,  sebbene  rillelleva,  che  fe- 
steggiando   la  Chiesa    nella  feria  V 


GAP  45^ 

della  settimana  innanzi  Pasqua,  cioè 
nel  giovedì  santo,  la  memoria  di 
quella  mensa  divina,  con  cui  il  Re- 
dentore lasciò  perpetuamente  se  sles- 
so in  cibo,  e  bevanda  a' suoi  seguaci, 
nondimeno  siccome  in  quel  giorno 
si  occupano  i  fedeli  a  piangerne  la 
passione  e  la  morte,  intertenendosi, 
in  moltissime  cerimonie  di  letizia,  e 
tristezza,  come  si  descrisse  alla  Cap- 
pella del  Giovedì  Santo,  non  poteva 
rendere  al  Corpo  di  Cristo  quell'  o- 
maggio  di  venerazione  e  culto,  che 
esclusivamente  convenivagli.  In  tale 
perplessità,  e  mentre  Urbano  IV 
per  le  vicende  de' tempi,  dimorava 
allora  in  Orvieto,  un  sacerdote  te- 
desco, celebrando  la  messa,  nella 
chiesa  di  s.  Cristina  in  Bolsena , 
luogo  vicino  ad  Orvieto,  dopo  la 
consacrazione  cominciò  a  dubitare 
che  il  pane,  ed  il  vino  fossero  con- 
vertiti nel  corpo,  e  sangue  di  Cristo , 
ed  improvvisamente  uscì  dall'ostia 
consacrata  prodigioso  e  vivo  sangue, 
che  macchiò  il  corporale.  11  sacer- 
dote, per  occultare  la  sua  miscre- 
denza, cominciò  a  piegare  il  corpo- 
rale, ma  in  questo  restarono  im- 
presse tante  effigie  di  uomo,  quante 
erano  le  pieghe,  onde  rapidamente 
fu  divulgato  il  miracolo,  che  sapu- 
tosi da  Urbano  IV,  ei  mosse  subito 
per  Bolsena,  e  verificato  il  meravi- 
glioso portento,  con  solennissima  pro- 
cessione, e  con  molta  pompa  pose  in 
custodia  il  detto  corporale  e  alla  vene- 
razione nella  cattedrale  di  Orvieto(^'^- 
di).  Quindi  supplicato  il  Pontefice  an- 
che dagli  spagnuoli,per  essere  accadu- 
to egual  miracolo  in  Daroca  di  Valen- 
za, nel  1264)  e  per  abbattere  con 
maggior  vigore  l'eresia  di  Berenga- 
rio, il  quale  avea  negalo  la  preseir/.a 
reale  di  Cristo  nell'Eucaristia,  vinta 
la  sua  titubanza,  coli' autorità  della 
coslituzioue,  Transitunix,  data   Ur- 


46  GAP 

he  velcri  die  8  septembris  1 264 , 
istituì  la  festa  del  Corpo  di  Cristo, 
Corpus  Domini,  nel  giovedì  dopo 
l'ottavo  giorno  di  Pentecoste,  e  pub- 
blicò 1' ufficio  di  tal  solennità,  che 
fece  comporre  da  s.  Tommaso  d'A- 
quino, allora  professore  di  filosofìa 
in  Orvieto,  mentre  s.  Bonaventura 
ne  compose  la  messa  colla  sequenza 
Landa  Sion  Salvalorem,  per  ordine 
dello  stesso  Urbano  IV,  secondo  che 
alcuni  han  creduto,  ma  non  i  do- 
menicani, come  leggesi  nel  tom.  I, 
Script.  Ord.  Prcedicalor.  scec.  XIII, 
pag.   340.  edit.  Paris.    17 19. 

Morto  poco  dopo  Urbano  IV,  a'  2 
ottobre  dello  stesso  anno  1264}  t^^ 
festa  non  fu  da  tutti  osservata.  Per- 
ciò Clemente  V,  nel  concilio  gene- 
rale di  Vienna  in  Francia,  nel  i3i  1, 
colf  unanime  consenso  di  que' padri, 
la  confermò  col  decreto:  Si  Domi- 
nuni  de  reliquiis,  et  venerai.  Sancto- 
rnnij  il  che  approvarono  Giovanni 
XXII  suo  immediato  successore,  ed 
Urbano  VI,  che  comandò  si  cele- 
brasse colle  porte  delle  chiese  aper- 
te, anche  ne' luoghi  caduti  nell'in- 
terdetto. Martino  V,  confermando 
la  festa ,  la  estese  a  tutta  l'  ottava , 
col  disposto  della  bolla,  Ineffabile 
.sacranienlum ,  presso  il  Bull.  rem. 
tom.  Ili,  par.  II,  pag.  461;  osser- 
vanza, che  comandò  pure  Eugenio 
IV,  colla  costituzione,  Excellentis- 
si  munì  Corpo  risy  loco  citato,  con- 
cedendo inoltre  questi  ultimi  due 
Pontefici  indulgenze,  per  eccitare  i 
fedeli  a  divotamente  solennizzarne  la 
festa  ,  che  il  Tridentino  chiamò 
trionfo  dell'eresia.  V.  Lambertini, 
De  Servorum  Dei  Beai.  lib.  IV, 
pag.  2,  cap.  3i,  e  Instit.  5  et  So; 
Cristiano  Lupo,  Disserlalio  de  sa- 
cris  proccss.  in  fpdbus  circumfirtur 
sacros.  Euchar.  Sacrani.  tom.  XI, 
noviv  cdit.    cap.  II,    et    IX,    a  pag. 


CAP 

337,  e  Donzellino  Hislor.  de  so- 
lemnit.  et  festivil.  Corporis  Christi; 
Chappeavil  tom.  II.  Ilist.  Leodiens., 
pag.  642;  Bartolomeo  Fiseu ,  De 
Origin.  feslivitatis  Corporis  Cfirisli, 
Leodii  1629;  Marlene  de  antiquit. 
Eccl.  discipl.  in  div.  celebr.  officio 
cap.  29;  Papebrochio  in  Propilaeo, 
Dissert.  2  3.  De  Officio  prò  feslo 
Corp.  Christiy  par.  II,  pag.  5i,  e 
Bartholet,  nella  sua  Storia  della 
istituzione  della  festa  del  Corpus 
Domini,  Liegi    1746. 

In  quanto  all'  istituzione  della  pro- 
cessione, alcuni  pretendono  con  Pan- 
vinio,  che  Urbano  IV  abbia  colla 
festa  istituita  parimenti  la  processio- 
ne, che  in  tal  giorno  si  suol  fare; 
altri  l'attribuiscono  a  Giovanni  XXII 
del  1 3  r  6,  non  avendo  Urbano  IV 
parlato  nella  sua  bolla,  Transiiurus, 
di  processione,  ma  della  festa  sola- 
mente, su  di  che  è  a  vedersi  il 
Ferrari  ,  verbo  Festa  num.  61. 
Tuttavia  alcuni  sono  di  parere,  che 
incominciasse  colla  festa  medesima 
il  portarsi  in  giro  il  ss.  Sacramento 
dentro  l'ostensorio,  cui  mai  sempre 
ebbero  ad  onor  grande  di  accom- 
pagnare colla  maggior  pompa  pos- 
sibile, oltre  il  clero,  gì'  imperatori, 
i  re,  i  magnati ,  e  i  pubblici  magistra- 
ti, cantando  inni  e  cantici  sacri  ,  e 
portando  ceri ,  e  doppieri  accesi.  In 
progresso  di  tempo  accrebbesi  mera- 
vigliosamente per  lo  splendore,  e  il 
decoro,  che  ovunque  e  per  tutta  la 
Chiesa  universale  si  propagò.  In 
Pioma  poi ,  testifica  il  Bonanni ,  Nu- 
niismata  Ponlificum,  tom.  II,  pag. 
665,  non  sempre  i  Papi  portarono 
in  processione  il  Santissimo  col  me- 
desimo rito,  com'  egli  osservò  nel 
Diarii  de'  maestri  di  cerimonie,  ne 
nello  stesso  luogo,  ne  circoscritto 
nello  stesso  cammino.  Nicolò  V, 
Pareniucelli^  fu  il  primo  Papa,  per- 


GAP 

testimonianza  del  citato  Stefano  In- 
lèssura,  presso  il  Muratori,  Rer. 
/tal.  toni.  Ili,  par.  I,  pag.  ii3i, 
ad  introdurre-  l'uso  di  portare  il  ss. 
Sacramento  nella  solenne  processione 
del  Corpus  Domini,  portandolo  ac- 
compagnato da'  Cardinali,  arcivesco- 
vi ,  vescovi,  e  da  tutto  il  clero  delle 
chiese  di  Roma,  agli  8  giugno  del 
144?  (primo  anno  del  suo  Ponti- 
ficato) a  piedi  da  s.  Pietro  fino  a 
Porta  Castello,  una  delle  sette  porte 
chiuse  di  Roma,  che  prese  il  nome 
dal  vicino  Castel  s.  Angelo.  Prima 
solca  farsi  tal  funzione  dalla  basilica 
lateranense,  siccome  cattedrale  del 
romano  Pontefice,  fino  alla  chiesa 
di  s.  Clemente  ;  e  in  fatti,  nel  r  44^> 
tanto  praticò  lo  stesso  Nicolò  V, 
portando  il  Venerabile  dalla  detta 
basilica  a  s.  Clemente,  e  ritornando 
a  s.  Giovanni,  il  che  si  legge  anche 
nella  sua  vita  scritta  dal  Giorgi. 
Soggiunge  rinfessura,  che  ciò  av- 
venne a'  23  di  maggio,  e  che  la 
sera  il  Papa  ritornò  a  cavallo  al 
palazzo  Vaticano ,  passando  per  la 
regione  di  Trastevere. 

S'  ignora  precisamente  quando  ve- 
nisse stabilito  di  fare  la  processione 
nella  basilica  di  s.  Pietro.  Certo  è  che 
Sisto  V,  colla  bolla  Egregia  de'  28 
febbraio  i586,  regolando  le  Cap- 
pelle, e  Pontifìcie  funzioni,  prescrisse, 
che  quest'  augusta  processione  dalla 
Cappella  Sistina  avesse  termine  nella 
basilica  vaticana.  Sul  modo  poi,  col 
quale  i  Papi  portarono  il  Santissi- 
mo, non  riuscirà  superfluo  che  qui  si 
riportino  diversi  esempi.  Nel  i486, 
Innocenzo  Vili  lo  portò  in  sedia 
colla  mitra  in  capo;  nel  149^  Ales- 
sandro VI,  nello  stesso  modo,  seb- 
bene il  Burcardo  attribuisce  il  rito 
di  portarlo  in  sedia  gestatoria  al  se- 
condo, e  per  la  prima  volta  nel 
i494-    ^cl   i5o4,    colla    mitra    in 


CAP  47 

testa,  e  in  sedia  gestatoria,  lo  portò 
Giulio  II;  nel  i5i3,  Leone  X  se- 
dendo col  capo  scoperto,  ma  nel 
i5i8  sedendo  colla  mitra  preziosa 
in  capo,  ritenendo  che  fosse  più 
conveniente  l'usare  la  mitra,  mentre 
andava  in  sedia;  Clemente  VII,  nel 
i532,  lo  portò  a  piedi  col  solo 
berrettino  bianco  in  testa;  Paolo  HI, 
nel  i535,  sedendo  colla  mitra;  Pio 
IV  nel  i56o,  sedendo  col  triregno 
in  capo;  s.  Pio  V  nel  i566  a  piedi 
col  triregno,  e  lasciando  questo  an- 
dò col  berrettino;  Gregorio  XIII  nel 
1572  lo  portò  eziandio  a  piedi  e 
col  berrettino,  ma  dopo  k  congre- 
gazione da  lui  istituita  per  la  rifor- 
ma delle  cerimonie  della  Cappella 
Pontificia,  giudicò  essere  più  decen- 
te, che  in  questa  funzione  il  Ponte- 
fice portasse  il  ss.  Sacramento  in 
sedia,  colla  mitra,  secondo  V  uso 
introdotto  da  Alessandro  VI,  ed  è 
perciò,  ch'egli  in  tal  modo  lo  portò 
nel  1573  ;  Sisto  V,  nel  i585,  lo 
portò  a  piedi  col  capo  scoperto; 
Gregorio  XIV,  nel  iSgo,  in  sedia 
colla  mitra,  e  nello  stesso  modo  lo 
portò  Innocenzo  IX,  nel  i^gi;  Cle- 
mente Vili,  nel  1592,  andò  a  piedi 
col  capo  scoperto,  come  nel  i6o5 
fece  Paolo  V,  il  quale  poi  nel  161') 
andò  in  sedia  col  capo  scoperto,  e 
nel  16 16,  colla  mitra  preziosa.  Lo 
stesso  praticò  Gregorio  XV,  nel  1621. 
Urbano  Vili,  nel  i63  i,andò  a  piedi 
colla  testa  scoperta,  e  nel  1689  in 
sedia  colla  mitra,  siccome  fu  imi- 
tato nel    164^  da  Innocenzo  X. 

Un  altro  uso  introdusse  in  questa 
medesima  funzione  Alessandro  VII, 
Chigi 3  il  quale  non  potendo  nel  pri- 
mo anno  del  suo  pontificato  fare  il 
giro  della  processione  a  piedi,  per 
l'incomodo  rimastogli  del  taglio  sof- 
ferto per  r  estrazione  della  pie- 
tra ^    mentre     era    nunzio    in    Co- 


4^  GAP 

Ionia,  ne  volendo  andare  come  i 
suoi  predecessori  assiso  nella  sedia 
gestatoria,  col  disegno  del  Bernini, 
fece  fare  una  macchina,  chiamata 
Talamo^  sulla  quale  dovesse  portare 
genuflesso  il  Santissimo,  come  appa- 
risce da  una  sua  medagha  riportata 
dal  Molinet,  Histor.  Summ.  Pont, 
per  Numismata  pag.  iSg,  Lutetisc 
1679;  ^^^  Bonanni ,  Numismata 
Ponti f.  tom.  II,  n.  26;  e  dal  Venuti 
Numismata  Rom.  Ponti f.  pag.  271 
col  motto:  Procedamus  et  adoremus 
in  Spiri  tu  et  meritate  j  non  che  dal 
vero  disegno  di  detta  macchina, 
pubblicato  in  rame  da  Carlo  Ceci , 
nel  i655.  La  macchina  antica  era 
formata  a  guisa  d'un  genujflessorio, 
tutta  dorata  con  vaghi  intagli ,  e 
teste  di  serafini,  venendo  elevata  per 
mezzo  di  due  stanghe  foderate  di 
velluto  rosso  dai  palafrenieri  Ponti- 
fìcii. A'  piedi  eravi  uno  sgabello  fatto 
a  guisa  di  faldistorio  con  cuscino 
ricamato  d' oro,  co'  fiocchi  e  fregi 
simili ,  sul  quale  il  Papa  posava  le 
braccia.  In  mezzo  poi  della  macchi- 
na eravi  un  perno  con  piedistallo 
di  legno  dorato,  per  collocarsi  la 
palla  forata  in  cui  fissare  l' ostenso- 
rio, che  il  Papa  dovea  tenere  colle 
mani  stando  genuflesso.  Intorno  ai 
suoi  piedi  eravi  un  riparo  di  velluto 
rosso,  pieno  di  crine,  affinchè  non 
potessero  scorrere,  ed  un  cingolo, 
ossia  fascia  per  sostenere  la  persona, 
perchè  non  facesse  tutta  la  forza 
colle  ginocchia,  restando  a  quella 
appoggiata.  Poco  diverso  è  il  tala- 
mo ,  o  macchina,  che  si  usa  oggidì , 
non  essendovi  sul  ripiano  il  genu- 
-flessorio,  ma  un  tavolinetto  giratore, 
col  perno  per  istabilirvi  l'ostensorio 
Tivendo  innanzi  una  sedia,  e  fatta 
in  modo  che  ponendovisi  a  sedere 
il  Pontefice,  ed  accostandosi  al  tavo- 
lino, viene  questo  fermato  con  sicu- 


CAP 

rezza.  E  siccome  il  Papa  suole  Jisare 
un  gran  manto,  o  piviale  bianco, 
r  amplissimo  suo  paludamento  fa 
figurare  il  Pontefice  come  stesse  ge- 
nuflesso, mentre  già  diversi  Pontefici 
hanno  adottato  il  rito  di  portare  il  ss. 
Sacramento  sedendo,  come  poi  si  dirà. 
JXel  i655  Alessandro  VII  portò 
il  Venerabile  genuflesso  sul  talamo, 
col  capo  scoperto,  ma  non  abolì  l'u- 
so di  portarlo  in  sedia  gestatoria,  co- 
me erroneamente  credette  il  citato 
Molinet  pag.  818,  né  ordinò,  che 
per  r  avvenire  lo  portasse  il  Pontefice 
genuflesso.  Quindi  Clemente  IX  nel 
1668,  lo  portò  come  Alessandro 
VII,  ed  altrettanto  fecero  Clemente 
X,  nel  1670  ,  ed  Innocenzo  XI,  nel 
1677,  il  quale  però  nel  1680  an- 
dò in  sedia  colla  mitra  in  capo.  In- 
nocenzo XII  nel  1691  portò  il  San- 
tissimo in  sedia  col  berrettino  :  Cle- 
mente XI,  nel  1701,  a  piedi  col 
capo  scoperto,  enei  1706,  genufles- 
so sul  talamo  col  capo  scoperto,  co- 
me pur  fece  Innocenzo  XIII,  nel 
1722.  Benedetto  XIII  Io  portò  a 
piedi  col  capo  scoperto,  ma  dopo  di 
lui  Clemente  XII  del  1780,  Bene- 
detto XIV  del  1740,  Clemente  XIV 
del  1769,  e  Pio  VI  del  1775,  tut- 
ti lo  portarono  genuflessi  nel  tala- 
mo, e  scoperti.  Pio  VII,  creato  nel 
1800,  lo  portò  egualmente  col  capo 
scoperto,  ed  inginocchioni  sul  tala- 
mo, ma  dopo  il  18 16  lo  portò  se- 
dendo, e  col  capo  scoperto,  il  qual 
modo  fu  adottato  nel  1824  da  Leo- 
ne XII,  nel  1829  da  Pio  Vili,  e 
nel  i832  dal  regnante  Pontefice  Gre- 
gorio XVI,  giacché  nel  i83i  non 
intepenne  alla  processione. 

Jpparato  de' luoghi    ove  passa    la 
processione  del  Corpus  Domini. 

Stabilitesi  le  cerimonie,  i  riti  e  le 
persone,  che  devono  intervenire  alla 


GAP 

processione,  come  si  dirà,  questa  fi- 
no a  tutto  il  Pontlfìcito  di  Pio  VI, 
come  accennammo  di  sopra,  partiva 
dalla  Ciippella  Sistina  del  palazzo  apo- 
stolico vaticano,  e  per  la  sala  e  scala 
regia,  e  contiguo  vestibolo,  o  galleria 
e  colonnato,  passando  innanzi  al  pa- 
lazzo Accoramboni,  proseguiva  per 
Borgonuovo,  e  voltando  innanzi  la 
chiesa  di  s.  Giacomo  Scossacavalli, 
retiTìcedeva  verso  il  palazzo  de' pe- 
nitenzieri, e  per  borgo  vecchio,  e 
piazza  Rusticucci,  entrava  nell'altro 
colonnato  e  vestibolo  o  galleria  don- 
de pel  portico  della  basilica  Va- 
ticana, e  per  la  porta  maggiore  s'in- 
oltrava all'altare  Papale  di  s.  Pie- 
tro. Però  dopo  quell'  epoca  la  pro- 
cessione quando  è  giunta  al  termi- 
ne del  palazzo  Accoramboni ,  della 
piazza  Rusticucci,  avanti  l'ingresso  di 
Borgo  Nuovo,  volta  sino  alia  chiesa 
di  s.  Lorenzolo ,  e  quivi  giunta  si 
rivolge  verso  la  basilica  passando  a- 
vanti  al  quartiere  delle  milizie  Pon- 
tifìcie, le  quali  guarniscono  tutti  i 
luoghi  ove  passa  la  processione,  e 
pel  colonnato  e  vestibolo  opposto  en- 
tra nella  basilica,  che  dal  portico  fi- 
no all'altare  del  ss.  Sagramento  è 
fiancheggiata  dai  capotori,  a'  quali 
succedono  la  civica  scelta  e  gli  sviz- 
zeri. 

Tutto  questo  tratto  di  vestiboli, 
di  colonnati  e  di  strada,  è  addobba- 
to con  magnificenza,  ed  ecclesiastica 
pompa. 

E  primieramente  tutta  la  strada 
scoperta,  per  cura  del  Pontefice  Pao- 
lo IV  creato  nel  i555,  come  abbia- 
mo dal  Torrigio,  Grotte  Faticane 
pag.  242,  in  questa  occasione  viene 
riparala  dal  sole,  e  dall'  acqua  mer- 
cè grandi,  e  doppi  tendoni  bianchi. 
Si  hanno  perciò  tende  di  tela  per 
tutto  il  giro  della  processione ,  ol- 
treché in  alcuni  punti  >    i   vani  dei 

VOL.    IX. 


GAP  49 

colonnati ,    e  quelli  di    diverse  fine- 
stre    dei    vestiboli     o    gallerie ,    so- 
no pure  riparati  dai  raggi  del  sole, 
da  tende  a  verde  scuro.  I  vani  degli 
intercolunnii,  dalla  parte  del  palaz- 
zo Pontifìcio  essendo  di  giurisdizio- 
ne del  maggiordomo,  insieme  a  quel- 
li   di  tutta    la  piazza,    si  danno    ai 
famigliari  del  Papa,  ai  ministri,  ed 
artisti  del  palazzo    apostolico,    men- 
tre quelli  del  colonnato,  e  vestibolo 
opposto  appartenendo  alla    giurisdi- 
zione della  R.  fabbrica  di  s.  Pietro, 
sono  goduti  dai  ministri  di    questa, 
e  dai  così  detti  Sanpietrini.  Ed  è  per- 
ciò, che  il  sagro    palazzo,    oltre    la 
quadratura  dell'  altare    Papale,  ad- 
dobba   ed  orna  il  portico    vaticano 
dalla  statua  di  Garlo  Magno,  a  quel- 
la di  Gostantino,  e  da  questa  il  con- 
tiguo vestibolo  o  galleria,   il    colon- 
nato e  tutto  il  giro  della  piazza  Ru- 
sticucci ;  e  viceversa  la  R.    fabbrica 
di  s.  Pietro   supplisce  all'  altro    co- 
lonnato e  vestibolo;  ben  inteso    pe- 
rò che  dal  principio  del  colonnato, 
dal  lato  del  palazzo  Pontificio,  sino 
al  vestibolo,  che  conduce  alla  statua 
di  Garlo  Magno,  è  a   carico    anche 
di  tutti    i    Gardinali  di    s.    Romana 
Ghiesa,  di  far    apparare  con    arazzi 
un  tratto  di  luogo,  e     però  fra    ar- 
co e  arco,   e  fra  gì'  intercolunnii,   e 
sulle  pareti  pendono  le  armi  del  re- 
gnante Pontefice,  e  quelle  gentilizie 
di  cadaun  Gardinale,  dipinte,  ed  or- 
nate di  mortella.    Questa  a    festoni 
forma  ornamento  alle  grande  travi, 
che  sostenendo  da  un   colonnato  al- 
l' altro  le  doppie  tende,  viene  a  pio- 
lungarli,  e  riimirli.  Dove  vi  sono  fi- 
nestre e  loggie,  cioè  pel'    la    piazza 
Rusticucci,  i  proprietari    le    decora- 
no con  damaschi  rossi.   1   sovrani  so- 
gliono vedere  questa  sorprendente,  e 
magnifica  processione,  o  nel    balco- 
ne della    chiesa  di    s.  Lorenzolo,  o 

4 


Sh  e  A  P 

sull'ingresso  del  Borgo  nuòvo,  ove 
a  lai  effetto  si  erigono  i  palchi.  Ma 
r  apparato  più  grandioso  e  nobile 
essendo  quello  del  portico  vaticano, 
e  del  vestibolo,  o  galleria  appresso 
la  statua  di  Costantino,  merita  che 
qui  se  ne  faccia  speciale  menzione, 
ed  anco  perchè  è  differente  dall'an- 
tico. Oltre  i  diversi  ornamenti  di 
damaschi  rossi,  con  trine,  e  frangie 
d'  oro,  ed  altri  drappi,  la  menziona- 
ta galleria  si  abbellisce  di  alcuni  a- 
razzi,  che  si  custodiscono  nella  flo- 
reria  apostolica,  fra'  quali  quelli  del- 
la fabbrica  di  Doblen,  e  già  appar- 
tenuti ai  re  di  Francia,  che  Napo- 
leone dopo  essere  stato  coronato,  nel 
1 8o5,  imperatore,  donò  a  Pio  VII. 
Sono  otto  rappresentanti  egual  nu- 
mero di  fatti  scritturali.  Inoltre  vi 
si  adoperano  la  copia  della  Provvi- 
denza, giustizia ,  e  carità  eseguite 
presso  r  arazzo  di  Raffaello,  che  for- 
ma coltre  o  dossello  al  trono  del 
Papa  ne' concistori  pubblici,  e  nella 
funzione  della  lavanda,  ed  altre.  L'a- 
razzo, che  esprime  la  cena  del  Si- 
gnore di  Leonardo  da  Vinci  ,  è 
quel  medesimo  che  si  pone,  ove  nel 
giovedì  santo  il  Papa  fa  la  detta 
lavanda,  dalla  parte  della  statua  e- 
questre  di  Carlo  Magno.  Qui  però 
va  notato,  che  l' arazzo,  di  cui  si 
parla,  è  quello  fatto  nel  pontifica- 
to di  Pio  VI  all'ospizio  di  s.  Mi- 
chele a  Ripa  da  Pietro  Ferloni  presso 
una  diligente  copia  eseguita  dal  pit- 
tore Bartolomeo  Nocchi,  ed  ora  esi- 
stente nell  'anticamera  pontificia  de' 
bussolanti  al  Vaticano.  Anticamente 
il  medesimo  arazzo  si  esponeva  pres- 
so la  statua  di  Costantino,  giac- 
ché nei  menzionato  luogo  della  sta- 
tua di  Carlo  Magno,  si  metteva  al- 
lora pure  il  celebre  arazzo,  rappre- 
sentante la  stessa  Cena  di  Leonardo 
da  Vinci  ,    che    Francesco  I    re    di 


GAP 
Francia  ilonò  a  Clemente  VII,  co^ 
me  afferma  Paolo  Giovio,  e  non  a 
Leone  X,  come  dice  Cancellieri  nel- 
la sua  Settimana  Santa  a  pag.  a  18, 
ove  per  equivoco  parla  di  tre  araz- 
zi di  detta  Cena  ;  sebbene  suH'  ori- 
ginale del  dipinto  di  Leonardo ,  e 
di  quanto  riguarda  tal  capo-lavoro 
ci  dia  molte  ed  eruditissime  noti- 
zie a  pag.  199  e  seg.  Quest'ultimo 
arazzo,  che  servì  al  Nocchi ,  e  al 
Ferloni  per  eseguire  il  nuovo ,  il 
regnante  Pontefice  non  ha  guari , 
in  uno  ad  altri  di  Clemente  VII , 
e  di  altri  Papi,  l'ha  fatto  conve- 
nientemente collocare  nella  sala  a- 
vanti  la  cappella  comune  del  palaz- 
zo Vaticano,  della  quale  cappella  si 
tratterà  nella  descrizione  delle  Cap- 
pelle segrete  de'  Pontefici. 

Negli  ultimi  tempi  questo  porti* 
co  si  adornava  con  altri  otto  araz- 
zi, che  nel  decorso  dell'  anno,  se- 
condo le  diverse  feste,  e  funzioni,  si 
mettono  all'  altare  della  Cappella 
Pontificia,  e  che  sono  tutti  copiati 
da  quadri  originah  di  celebri  auto-» 
ri.  La  menzionata  galleria,  o  vestibo- 
lo, si  decorava  de'  famosi  arazzi  det- 
ti di  Raffaello,  di  tutti  i  quali  fa 
un'erudita  descrizione  Francesco  Can- 
cellieri, nelle  sue  Cappelle  Pontifi- 
cie, a  p.  286  e  seg.  Tuttavolta  per 
la  celebrità  loro  ci  sia  permesso  dar- 
ne qui  un  cenno.  Racconta  pertanto 
il  Vasari,  t.  III.  p.  21 3,  che  venne 
desiderio  al  magnifico  Leone  X  di 
far  panni  d' arazzo  ricchi  d'  oro,  e  di 
seta  in  filaticci,  per  addobbare  la 
Cappella  Sistina  ne'  giorni  solenni. 
Diede  pertanto  a  Raffaello  d'Urbino 
l'incarico  di  fare  i  cartoni  coloriti,  i-ap- 
presentanti  molti  tratti  della  vita  di 
Gesù  Cristo,  e  degli  Apostoli  in  ven- 
tiquattro pezzi;  la  qual' opera  ese- 
guita in  Fiandra  nella  città  d' Ar- 
ras, sono  perciò  chiamati  arazzi,  con 


CAP 
mirabile  artifizio ,  e  prrfe7,ione ,  a 
iiu'rilo  principalmente  di  Bernardo 
\au-Orlay  di  }iriisselles,  e  Michele 
C'oxis  di  Maliucs  discepoli  dello  stes- 
so Rallaello,  i  quali  vegliarono  alla 
bella,  e  meravigliosa  esecuzione.  Per 
essi  Leone  X  pagò  settanta  mila  scu- 
di, ond'  è  che  nel  fregio  a  basso  di 
chiaroscuro,  gli  arazzi  rappresentano 
1<*  gesta  del  medesimo  Pontefice.  Gl'ini- 
initabili  cartoni  passarono  in  Inghil- 
teira,  e  la  regina  Maria  col  re  Gu- 
glielmo suo  consorte  fabbricarono  il 
palazzo  di  Amptoucourt,  o  Southam- 
pton, per  distender  veli,  e  conservar- 
li gelosamente.  Le  prime  vicende,  che 
sotli'irono  gli  arazzi,  fi  nono  nel  sac- 
co funesto  di  Roma  del  ìSt.j  sot- 
to Clemente  VII:  ma  essendo  anda- 
ti in  mano  del  duca  di  Montmoren- 
cy ,  generale  delle  truppe  francesi, 
furono  da  esso  rimandati  in  Roma 
a  Giulio  III  creato  nel  i55o,  come 
venne  espresso  in  una  iscrizione  tes- 
suta nel  lembo  di  quello,  che  espri- 
me la  conversione  di  s.  Paolo ,  e 
dell'  altro,  che  lo  rappresenta  quan- 
do predica  all'  Areopago,  soffrendo 
soltanto  quello,  che  rappresenta  il 
falso  profeta  Elimas,  che  è  tagliato 
per  metà.  Le  seconde  peripezie  soffer- 
te da  tali  arazzi  furono  quando  gli 
eserciti  della  repubblica  francese  s'im- 
padronirono di  Roma,  e  dello  sta- 
to pontificio,  nel  1798,  nella  quale 
occasione  l'arazzo,  che  rappresenta- 
va la  discesa  del  Redentore  al  lim- 
1)0 ,  venne  abbruciato  :  e  per  ben 
due  volte  gli  arazzi  tutti  furo- 
no trasportati  in  Francia,  sebbene 
per  altrettante  vennero  restituiti  a 
Roma.  L'ultima  volta  fu  nel  i8i4j 
quando  monsignor  de  Gregorio,  poi 
amplissimo  Cardinale,  li  ricuperò  in 
Parigi,  insieme  al  triregno,  all'anel- 
lo pescatori©,  e  a  varie  sagre  sup- 
pellettili della  cappella  Pontificia  sot- 


CAP 


Sì 


to  Pio  VII.  Tornarono  quindi  ad 
essere  esposti  nel  predetto  vestibolo, 
in  occasione  della  piocessione  del  Cor- 
pus Domini,  a  decorare  il  passaggio 
dell'  augustissimo  Sagramento.  Non 
andò  guari  però,  che  il  medesimo 
Pio  VII  apprezzandone  il  raro  pre- 
gio, ordinò  che  si  custodissero  dili- 
gentemente nelle  camere  del  Vati- 
cano edificate  da  s.  Pio  V,  donde  il 
regnante  Pontefice  li  trasferì  in  luo- 
go più  nobile,  cioè  nella  galleria, 
che  segue  quella  delle  carte  geogra- 
fiche, ove  Leone  X  avea  ideato  col- 
locare i  più  famosi  quadri.  In  que- 
sto modo  non  furono  gli  arazzi  di 
Raffaello  più  esposti  in  questa  proces- 
sione, surrogandovisi  i  suddescritti, 
che  pure  sono  di  molto  pregio. 

Alessa  bassa,  che  celebra  il  Papa 
nella  Cappella  Sistina  del  Vati- 
cano, e  processione  del  Corpus 
Domini. 


I  Cardi  nah  si  recano  al  palazzo 
apostolico  Vaticano  con  due  carroz- 
ze, co'  servi  in  livree  di  gala,  e  con 
vesti,  scarpe,  e  tutt' altro  rosso,  abiti 
sagri  di  color  bianco,  secondo  il  ri- 
spettivo ordine,  torcia  di  cera  bian- 
ca di  dodici  libbre  per  la  processio- 
ne, durante  la  quale  è  loro  soste- 
nuta a  fianco  dal  gentiluomo  a  cui 
essa  rimane,  mentre  il  maestro  di 
camera  porterà  la  berretta  rossa,  il 
cameriere  il  cappello  Cardinalizio,  e 
la  mozzetta  e  mantelletta,  ed  il  de- 
cano il  parasole  ,  specie  di  gran 
cappello  foderato  di  seta  cremisi  con 
cordone,  e  fiocco  di  seta  d'oro,  col 
quale  si  ripara  dal  sole,  se  in  qual- 
che luogo  della  processione  pene- 
trasse. Giunti  nella  sala  regia,  si  ve- 
stono i  Cardinali  de'  paramenti  sa- 
gri;,  ed  assumono  la    mitra   di    da- 


57.  CAP 

masco  bianco,  e  quindi  passano  nei 
loro  stalli  nella  Cappella  Sistina,  fa- 
cendo altrettanto  tutti  quelli,  che 
hanno  luogo  in  cappella  co'  loro  abiti 
sagri  convenienti ,  e  colle  cotte  sui 
rocchetti  quelli,  che  ne  hanno  l'uso, 
affine  di  assistere  alla  messa  bassa, 
che  celebra  il  Pontefice ,  o  in  sua 
vece  il  Cardinal  decano ,  o  il  Car- 
dinal vescovo  suburbicario  più  de- 
gno, nel  qual  caso  sulla  cancellata 
ardono  sei  cerei,  mentre  ne  ardono 
otto  se  dice  la  messa  il  Papa,  il  che 
ha  luogo  nel  modo  seguente,  avver- 
tendo essere  la  cappella  addobbata, 
come  nel  vespero  precedente. 

Arrivato  il  Pontefice   in   cappella 
colla  sua  corte,  vestito  di  scai-pe  di 
seta  rossa    ricamate    d'oro,   sottana 
di  seta  bianca,  fascia  simile   co' fioc- 
chi    d'oro,  rocchetto,   mozzetta    di 
raso  rosso,  e  stola  simile    ricamata, 
il  Cardinal    decano,    o  il  Cardinale 
più  degno,  già  vestito  de'  sagri    pa- 
ramenti,   gli    porge   l'aspersorio.    Il 
Papa  subito  si  reca  al  genuflessorio 
a  fare  la  preparazione  della  messa  , 
tenendogli    la    candela    accesa   sulla 
bugia,  e  il  libro  due  monsignori  vesco- 
vi assistenti  al  soglio,  cioè  l'elemosi- 
niere in  cotta  e  rocchetto,  ed  il  sagrista 
in   cotta:  cotta,  la  quale  sulla  sotta- 
na paonazza  è  portata    dai    cappel- 
lani segreti,  che  debbono  egualmen- 
te assistere,  stando  genuflessi   a'  lati 
dell'  ultimo    gradino    dell'  altare,  gli 
uditori  di  Rota  in  cotta,  e  rocchet- 
to.  Terminate  le  preci  della  prepa- 
razione, il  Pontefice  si  alza,  il  mag- 
giordomo gli    leva    la    stola ,     dopo 
avergli  fatto  baciare    la    croce ,  che 
sta  nel    mezzo.  La   stola    e  la  moz- 
zetta    vengono     prese    dall'  aiutan- 
te di  camera,    che   le   lipone    sulla 
mensa  della  credenza.  Quindi  il  Car- 
dinal decano,  o  il  Cardinal  piii  de- 
gno  prende    dal    cameriere    segreto 


CAP 

più  anziano  il  mantile   o  asciugama- 
ni ,  e    lo    presenta    al    Papa    men- 
tre il  prelato  maggiordomo  con  boc- 
cale, e  bacile  (  che  prende  dall'altro 
cameriere  segreto  )  gli  versa  l'acqua 
sulle  mani ,  facendo  poi  altrettanto, 
il  primo  di  essi  in  piedi ,    e   il    se- 
condo genuflesso,  avanti  V  Orate  fra- 
treSj    dopo    la    comunione,   e    final- 
mente dopo  la  messa.  Indi  il  Pon- 
tefice coU'aiuto  de'  sopraddetti  e  del 
primo  maestro    delle  cerimonie,   as- 
sume   r  amitto,    il   camice ,    il   cin- 
golo,    la  croce,  la    stola,  e  la    pia- 
neta, prendendo  il   manipolo  all'm- 
dulgentiam,  ed  incominciando  l' In- 
troito.   Quest'ultimo,    i    Kyrie,    il 
Gloria y  il   Credo ,  il  Sanctus j  e  VA- 
gjiiis  Dei    si    recitano    al  solito  dai 
Cardinali ,  prelati ,  ed  altri  presenti 
in  cappella.    Gli    otto  cantori ,    che 
devono  seguire  il  Pontefice  nella  pro- 
cessione, all'  offertorio  cantano  il  soa- 
vissimo mottetto:  Fratres,  ego  enini 
del  Palestrina,  e  dopo    l'elevazione 
r  altro  :    O  saliitaris  hostia,  accom- 
pagnando al  Sanctus  un  cerimonie- 
re dodici  bussolanti  colle  cappe  ros- 
se, e  con   torcie    accese,    perchè    si 
schierino  lateralmente  all'altare.  Do- 
po V  Agnus  Deìy    il    primo  cerimo- 
niere dà  a  baciare  al  Papa    la  pa- 
ce, cioè  l'immagine    del    Redentore 
d'argento  dorato,  e  poi  la  porta  a 
baciare  al  Cardinal  decano,  al  Car- 
dinal   primo  prete ,  e    al    Cardinal 
primo     diacono ,    i     quali    scambie- 
volmente danno  la  pace  a'  loro  col- 
leghi. 

Terminata  dal  Pontefice  la  mes- 
sa ,  nella  quale  ha  consagrato 
un'altra  ostia,  che  mette  nell'o- 
stensorio da  portarsi  in  processio- 
ne, lascia  l'ostensorio  sull'altare  al- 
l'adorazione degli  astanti,  ed  i  dodici 
bussolanti  ivi  rimangono  colle  tor- 
cie accese  intanto   che    il   Pontefice 


GAP 
fa  ritorno  in  sagrestia,  ove  sì  spo- 
glia tltHa  pianeta,  e  fatto  il  ringra- 
ziamento ,  prerjde  il  piviale  o  gran 
manto  di  raso  bianco  ricamato  d'o- 
ro, e  recatosi  di  nuovo  in  cappella, 
s'inginocchia  sul  gradino  inferiore 
dell'altare  per  adorare  il  ss.  Sagra- 
mento,  che  incensa,  come  abbia  po- 
sto colle  consuete  cerimonie  l'in- 
censo in  due  turiboli.  Poscia  leva- 
tosi in  piedi  si  reca  al  talamo ,  e 
collocatosi  a  sedere  ^  senza  berretti- 
no, e  con  un  ricco  velo  umerale 
bianco  sulle  spalle,  attende  che  il 
Cardinal  diacono  assistente  abbia  pre- 
so all'altare  l'ostensorio  sotto  l'om- 
brellino, e  che  ponga  sopra  il  ta- 
volino, che  gli  sta  dinanzi  come  un 
genuflessorio,  l'ostensorio  che  il  Papa 
abbraccia  colle  mani,  in  atto  di  edifi- 
cante venerazione.  Accomodatosi  poi 
dal  cerimoniere  lo  strascico  del  man- 
to in  tutta  la  lunghezza,  viene  sol- 
levato il  talamo  dai  palafrenieri  in 
zimarra,  sotto  il  baldacchino  bian- 
co, e  co*  flabelli  a  lato,  come  meglio 
in  progresso  si  dirà.  Qualora  il  Pa- 
pa non  voglia  celebrare  la  messa, 
dopo  che  il  Cardinale  l'ha  termi- 
nata ,  si  reca  in  cappella  vestito  di 
piviale,  etc,  e  adorato  il  Santissimo, 
dopo  averlo  incensato,  passa  al  ta- 
lamo, mentre  il  Cardinale  celebran- 
te spogliatosi  della  pianeta ,  e  fatto 
il  ringraziamento  prende  il  piviale, 
e  la  mitra,  e  recasi  fra  i  Cardinali 
vescovi  per  andare  in  processione. 

Intanto  che  il  Pontefice,  o  il  Car- 
dinale, celebra  la  messa  nella  Cap- 
pella Sistina,  si  mette  in  ordine  la 
magnifica  processione  sotto  la  dire- 
zione del  Cardinal  primo  diacono, 
che  sta  colla  ferula  in  mano,  vesti- 
to di  dalmatica  colla  mitra  in  lesta, 
e  seduto  in  mezzo  al  governatore 
di  Roma,  e  al  maggiordomo  egual- 
mente seduti,  e  in  cappa  paonazza. 


GAP  53 

fuori  del  portone  degli  svizzeri,  o 
della  galleria.  Ma,  nel  1763,  sotto 
il  Pontificalo  di  Clemente  XIII,  es- 
sendo il  suo  maggiordomo  monsi- 
gnor Bufalini  fregiato  della  dignità 
vescovile,  vi  si  recò  in  piviale  e  mi- 
tra, ed  il  governatore  gli  cedette  la 
dritta.  Innanzi  questi  personaggi  de- 
fila la  processione,  camminando  gli 
individui,  che  la  compongono,  a  due 
a  due ,  secondo  la  nota  stampata  , 
detta  Rotolo^  ed  approvata  dal  Pon* 
tefice.  Vengono  però  gì'  individui 
della  processione  in  gran  parte  chia- 
mati dal  portico  della  basilica  Vatica- 
na, da  un  cursore  del  tribunale  del 
Cardinal  vicario,  e  disposti  e  regola- 
rizzati da  un  cerimoniere  Pontifìcio, 
i  cui  colleghi  vestiti  di  sottana  di  saia, 
e  fascia  rossa  di  seta,  e  cotta,  me- 
no i  primi  due,  che  vestono  sotta- 
na di  seta  paonazza,  fascia  simile, 
cotta,  e  rocchetto,  regolano  l'anda- 
mento della  processione.  Oltre  il 
detto  cursore  del  vicariato  nel  luogo 
ove  stanno  il  Cardinal  primo  diacono, 
il  governatore ,  e  il  maggiordomo , 
evvi  il  maestro  dei  cursori  Pontifìcii, 
il  quale,  mentre  s'avanza  la  proces- 
sione, legge  il  moto-proprio,  od  ordi- 
ne di  essa  stabilito  dal  Papa  nel 
primo  anno  del  suo  Pontifìcato ,  e 
da  lui  sottoscritto,  insieme  al  Rotolo 
o  nota,  che  prescrive  il  regolamen- 
to da  osservarsi  da  quelli,  che  la 
compongono  per  le  rispettive  prece- 
denze. 

Ciascun  individuo  porta  un  cereo 
acceso,  e  nel  cammino  legge  o  can- 
ta le  preghiere,  che  stampate  si  distri- 
buiscono con  questo  titolo:  >*  Lau- 
w  des  in  festo  Corporis  Christì  cou- 
»  tinue  alternatimrecitandncdura  ss. 
»  Sacramentum  a  pontificio  Vatica- 
>»  no  sacello  in  basilicam  principis 
>y  apostoloruni  solemni  supplicatio- 
»  nis  ritu    circumfertur  "  ;    per    la 


54  CAP 

recita  delle  quali  il  Pontefice  con- 
cede cinquanta  anni  d'indulgenza. 
Ogni  Ordine  religioso  ha  i  suoi  can- 
tori, e  ogni  clero  i  suoi  musici  coi 
quali  alterna  il  canto,  che  col  lieto 
e  religioso  suono  delle  campane  di 
s.  Pietro  muove  l'animo  a  pia  dol- 
cezza. 

Incomincia  pertanto  la  processio- 
ne con  un  drappello  di  soldati,  e  di 
tratto  in  tratto  vegliano  al  buon  or- 
dine e  regolarità,  i  cursori  del  Cardi- 
nal vicario,  e  i  Pontificii,  in  sott'a- 
bito  nero,  bragiuole  di  merletto,  zi- 
marra di  saia  paonazza  con  mostre 
di  seta  di  egual  colore,  con  mazza 
d'argento.  Pei  primi  seguendo  la 
croce  procedonoi: 

Gli  alunni  dell'  ospizio  apostolico  di 
s.  Michele  a  Ripa,  vestiti  di  saia 
nera  con  fascia. 
Gli  alunni  della  pia  casa  degli  orfa- 
ni, col  proprio  vessillo,  in  sotta- 
na binnca  con  cotta. 
Segue  il  clero  regolare,  precedendo 
ogni  corporazione  il  suo  stendar- 
do o  croce,  in  mezzo   a  due  ce- 
roferari co'  candellieri. 
1  francescani  del  terz'  Ordine  di  pe- 
nitenza, detti  degli  scalzelti,  in  to- 
naca di  lana  lionata  con  cappuc- 
cio,  cordone  turchino,  e  sandali 
a'  piedi. 
Gli  agostiniani  scalzi ,   in  tonaca  di 
lana  nera,  con  cappuccio,  striscia 
di  cuoio,  e  corona  a'  fianchi. 
I  cappuccini  colla  barba  lunga,  to- 
naca di  lana  grigia  morata,  cap- 
puccio ,    fune ,    e  corona  a'  fian- 
chi. 
1  girolamini    in  tonaca    di   saia  lio- 
nata con  cappuccio ,  e  mantello , 
con  istriscia  di  cuoio  a'  lombi. 
I  minimi,  o  paolotti,  con  tonaca  di 
saia    nera ,    con   cappuccio    unito 
allo  scapolare,  e  cordone  di  lana. 
I  terziari  di  ».  Francesco,  in  tona- 


CAP 

ca,  e  mezzetta  aguzza  sulle  spalle 
di  saia  nera,  e  cordone  bianco. 

I  minori  conventuali ,  vestiti  come 
i  precedenti,  meno  piccole  varia- 
zioni. 

I  minori  riformati,  e  osservanti,  con 
tonaca  di  lana  grigia  morata,  con 
cappuccio,  fune,  e  corona  a  lombi. 

Gli  agostiniani,  o  eremiti  di  s.  Ago- 
stino, in  tonaca  di  saia  nera,  con 
mozzetta  e  cappuccio,  e  cintura 
di  cuoio. 

I  carmelitani  calzati  dell'antica  os- 
servanza, con  tonaca  di  saia  lio- 
nata ossia  di  color  tanè,  cintura 
di  cuoio,  mantello,  e  mozzetta  con 
cappuccio  di  saia  bianca. 

I  servi  di  Maria,  in  tonaca,  scapo- 
lare, mantello,  e  cappuccio  di  saia 
nera ,  e  cintura  di  cuoio ,  colla 
corona  di  Maria  Vergine  addo- 
lorata. 

I  domenicani ,  o  predicatori ,  con 
tonaca  e  scapolare  di  saia  bianca, 
corona  appesa  alla  cintura,  mozzet- 
ta con  cappuccio  e  mantello  nero. 

Ordini  Monastici. 

Gli  Olivetani  in  cocolla  di  saia  bianca 
con  cappuccio  increspato,  sebbene 
pel  loro  scarso  numero  talora  si 
riuniscono  coi  camaldolesi. 

I  cistcrciensi ,  in  cocolla  nera ,  con 
cappuccio  aguzzo. 

I  camaldolesi ,  in  cocolla  di  saia 
bianca  con  cappuccio. 

I  cassinesi,  in  cocolla  di  saia  nera, 
con  crespe  da  capo  a  pie,  e  cap- 
puccio rotondo. 

I  canonici  regolari  lateranensi  del 
ss.  Salvatore,  in  sottana  bianca  di 
saia,  rocchetto,  e  mantello  nero. 

Clero  Secolare. 

Precede  la  croce  del  clero  in  mezzo 
a  due  accoliti,  e  seguono  due  in- 


GAP 
divìdili  in  piviale,  che  inluonaiio 
le  preci.  . 

Gli  alunni  del  I*ontificibv  seminario 
romano ,  in  sottana ,  e  soprana 
paonazza,  e  cotta. 

I  parroclii  di  Roma  delle  cinquan- 
taquattro parrocchie,  in  cotta,  e 
stola  bianca  sulla  sottana  e  fascia 
di  seta  nera  i  secolari ,  e  suH'  a- 
bito  religioso  i  regolari. 

Canonici^   e  beneficiati   delle   colle- 
giatej  col  seguente  ordine. 

Di  s.  Girolamo  degli  Schiavoni. 

Di  s.  Anastasia. 

De'  ss.  Celso,  e  Giuliano  in  Banchi. 

Di  s.  Angelo  in  Pescheria. 

Di  s.  Eustachio. 

Di  s.  Maria  in  Via  Lata. 

Di  s.  Nicola  in  Carcere  Tulliano. 

Di  s.  Marco. 

Di  s.  Maria  ad  Martyres. 

Tutti  i  suddetti  procedendo  colla 
croce  del  clero,  hanno  alcuni  l'uso  del- 
l'almuzia,  della  cotta,  e  varie  colle- 
giate hanno  un  prelato  per  vicario  del 
Cardinale  titolare ,  che  incede  in 
sottana  e  mantelletta  paonazza,  oltre 
il  rocchetto. 
Camerlengo    del    clero    in   cotta .  e 

colio  stolone. 

Capitoli  delle  basiliche  minori,  i  ca- 
nonici delle  quali  hanno  V  uso 
della  colta  e  rocchetto. 

Di  Regina  Coeli,  o  di  Monte  Santo, 
nella  cui  chiesa  risiede  il  capito- 
Io,  ed  anco  conosciuto  col  nome 
di  s.  Lucia  della  Tinta  per  avervi 
risieduto. 

Di  s.  Maria  in  Cosmedin. 

Di  s.  Maria  in  Trastevere. 

Di  s.  Lorenzo  in  Damaso ,  che  si 
unisce  col  precedente ,  cedendosi 
ogni    anno    a  vicenda   la  destra , 


GAP  55 

secondo   la  disposizione    di  Bene- 
detto XIV. 

Capitoli  delle  tre  patriarcali,  i  cui 
canonici  usano  il  rocchetto. 

Di  «.  Maria  Maggiore  o  Liberiano. 
Di  s.  Pietro  in  Vaticano,  il  quale 
arrivato  nel  portico,  ivi  si  ferma 
dalla  parte  della  statua  di  Carlo 
Magno,  ne' due  banchi  già  pre- 
parati colle  torcie  accese ,  per 
ricevere  il  ss.  Sagramento,  onde 
dopo  che  questo  è  entrato  nella 
basilica,  esso  va  a  prepararsi  per 
la  funzione,  che  deve  essere  ce- 
lebrata. 
Di  s.  Giovanni  in  Laterano. 

Ogni  capitolo  delle  basihche  ha 
la  propria  insegna,  e  un  prelato 
per  vicario,  in  mantelletta,  e  roc- 
chetto ;  nonché  de'  mazzieri  e  bi- 
delli, che  tenendo  de'  bastoni  coperti 
di  velluto  rosso  con  l'estremità  di 
metallo  dorato,  precedono  ai  capitoli 
stessi .  Cadauno  inoltre  porta  un 
padiglione  formato  da  teli  rossi,  e 
gialli,  con  drappellone,  ove  ripetonsi 
le  insegne  della  basilica  ;  padiglioni 
forse  usati  anticamente  nelle  proces- 
sioni per  ripararvi  ciascun  clero  dal- 
la pioggia.  Essi  sono  preceduti  dal 
campanello,  e  seguiti  dalla  croce,  suo- 
nandosi di  tratto  in  tratto  per  av- 
vertire il  popolo  a  venerare  il  vessillo 
di  nostra  redenzione,  o  invitarlo  a 
dar  libero  il  passo  alla  processione. 
La  sola  basilica  lateranense  ha  il  pri- 
vilegio d'inalberare  due  campanelli 
(Vedi) 3  due  padiglioni  e  due  croci 
per  aver  il  capitolo  acquistato  giu- 
risdizione sulla  basilica  di  s.  Lorenzo 
ad  Sancta  Sanctorunij  allorquando 
la  basilica  di  s.  Giovanni  fu  data 
a'  canonici  regolari  (Fedi),  perciò 
chiamati  lateranesi. 

Il  vicegerenle  di   Roma  insignito 


56  CzVP 

del  grado  episcopale,  e  veslilo  in 
abito  prelatizio  paonazzo  con  torcia 
accesa  in  mano,  il  quale  insieme  ai 
ministri  del  tribunal  del  Cardinal  vi- 
cario chiude  la  processione  del  clero 
regolare,  e  secolare.  Il  vicegercnte  ed 
i  detti  ministri  attendevano  il  passag- 
gio del  clero  fuori  del  colonnato  a 
destra,  in  appositi  sedili,  ne'  posti 
loro  competenti,  e  quivi  si  posero 
in  processione.  Pel  buon  regolamento 
di  sì  gran  funzione,  a  norma  del  clero 
secolare  e  regolare,  il  Cardinal  vica- 
rio suole  emanare  anteriormente  i 
consueti  ordini    e  regolamenti. 

Cappella  Pontificia. 

Due  guardie  svizzere,  e  un  Pontifi- 
cio cerimoniere  precedono,  seguiti 
dai  camerieri  secolari  d' onore  e 
segreti  soprannumerari  di  spada 
e  cappa  con  torcie  accese,  e  in 
abito  nero  di  città  e  cappello  piu- 
mato bianco,  distinguendosi  i  pri- 
mi dai  secondi  dalle  cifre,  che 
portano  sulla  collana  d'oro,  ad 
entrambi  comune. 

Procuratori  di  collegio,  con  veste  di 
seta  nera,  e  cappe  di  saia  nera 
con  fodera  di  seta  del  medesimo 
colore,  con  torcie  di  cera  accese. 

Predicatore  apostolico  cappuccino,  e 
confessore  della  famiglia  pontifi- 
cia ,  religioso  de'  servi  di  Maria, 
ambedue  cogli  abiti  del  loro  Or- 
dine e  colla  torcia  accesa. 

Procuratori  generaH  degli  Ordini 
religiosi,  monastici,  e  mendicanti, 
cioè  di  quegli  Ordini,  che  godo- 
no luogo  in  Cappella  Pontificia , 
co'  rispettivi  abiti ,  e  colle  torcie 
accese. 

Bussolanti  in  sottana ,  e  fascia  di 
seta  paonazza,  con  cappa,  e  cap- 
puccio di  saia  rossa,  sostenendo 
torcie  accese. 


GAP 

Cappellani  comuni  vestiti  di  sotta- 
na, e  fascia  di  seta  paonazza,  con 
cappa  e  cappuccio  di  saia  rossa, 
con  fodere  di  seta  cremisi,  soste- 
nendo i  triregni,  e  le  mitre  pre- 
ziose del  Papa.  A.  fianco  del  tri- 
regno nobile  va  il  gioielliere  dei 
sagri  palazzi  apostolici ,  in  abito 
nero  di  spada,  ossia  di  città,  con 
due  guardie  svizzere. 

Due  cursori  Pontificii,  vestiti  come 
dicemmo  di  sopra,  e  colle  mazze 
di  argento. 

Aiutanti  di  camera  del  Papa  in 
sottana,  e  fascia  di  seta  paonazza, 
con  cappa ,  e  cappuccio  di  saia 
rossa ,  foderati  di  seta  cremisi , 
con  torcia  accesa  in  mano,  torcia 
egualmente  portata  dagli  altri  se- 
guenti cubiculari,  cappellani,  e 
camerieri ,  i  quali  vestono  come 
gli  aiutanti  di  camera. 

Cappellani  comuni. 

Chierici  segreti  del  Papa. 

Cappellani  d'onore,  e  segreti. 

Avvocato  procuratore  del  fisco,  ed  il 
commissario  generale  della  R.  C.  A., 
colla  cappa  come  gli  avvocati  con- 
cistoriali, con  torcie  accese,  dei 
quali  parlammo  al  §  VII,  n.    i. 

Avvocati  concistoriali  con  sottana,  e 
fascia  di  seta  nera,  soprana  e  cap- 
pa di  saia  paonazza  con  fodera 
di  seta  cremisi ,  e  con  torcie  ac- 
cese. 

Camerieri  di  onore  segreti  sopran- 
numerari,   e  segreti  partecipanti. 

Cantori  Pontificii  in  sottana,  e  fàscia 
di  seta  paonazza ,  e  cotta. 

Abbrevìatori  di  parco  maggiore,  in 
sottana  e  fàscia  di  seta  paonazza, 
cotta ,  e  rocchetto ,  con  torcie  di 
cera  accese,  torcie  che  pure  por- 
tano i  seguenti  votanti ,  chierici , 
uditori  ec,  vestiti  come  gli  abbre- 
viatori. 

Votanti  di  segnatura. 


CA.P 

Chierici  di  camem,  al  fianco  dei 
quali  procedono  due  cursori  Pon- 
tificii. 

Uditori  di  Rota  col  p.  maestro  del 
sagro  palazzo,  coli' abito  del  pro- 
prio Ordine  de'predicatori,  avente 
egli  pure  una  toicia  accesa. 

Due  cappellani  segreti  con  vesti  e 
Ciippe  rosse  di  saia ,  e  fodere  di 
seta  cremisi,  col  triregno,  e  mitra 
usuale  del  Pontefice,  che  sosten- 
gono col  porta-mitra  foderato  di 
velluto  rosso. 

Maestro  del  sagro  ospizio,  in  abito 
nero  secondo  il  costume,  con  ispa- 
da  al  fianco,  e  torcia  accesa. 

Suddiacono  apostolico ,  ultimo  udi- 
tore di  Rota ,  in  tonicella ,  soste- 
nendo la  croce  Papale,  fra  sette 
candellieri  (retti  da  altrettanti 
votanti  di  segnatura,  siccome  ac- 
coliti apostolici  ),  le  cui  candele 
accese  sono  ornate  di  carte,  e 
talco  colorato  con  disegni,  e  ra- 
beschi. Presso  il  suddiacono  vanno 
due  maestri  ostiari,  detti  a  vir^a 
ruhea  da  quella ,  che  tenevano 
anticamente  in  mano,  quali  cu- 
stodi della  Pontificia  croce.  Essi 
incedono  in  sottana ,  e  fascia  di 
seta  paonazza,  e  soprana  o  man- 
tellone  di  saia  del  medesimo  co- 
lore. 

Penitenzieri  della  basilica  vaticana 
in  pianeta  di  damasco  bianco,  pre- 
ceduti da  due  chierici  in  sottana 
nera ,  e  cotta  avendo  nelle  mani 
un  mazzo  di  fiori.  In  mezzo  di 
essi  evvi  una  lunga  bacchetta,  se- 
gno della  loro  potestà  spirituale 
ìli  foro  conscienliae. 

Abbati  mitrati,  coU'archimandrita  di 
Messina  se  vi  è ,  e  col  commen- 
datore dell'arcispedale  di  s.  Spiri- 
lo in  Sassia,  con  piviale  di  dama- 
sco bianco  con  trine,  (iangie  d'oro, 
niilra  di  tela  bianca,  e  con  lercie 


GAP  57 

accese,  che  pur  portano  tutti  i  com- 
ponenti r  ordine  episcopale. 
I  vescovi ,    ed   arcivescovi  non  assi- 
stenti in  piviali  di  lama  d'argen- 
to, e  mitra  di  tela  bianca. 
I  vescovi  greco,  ed  armeno,  od  altri 
vescovi    orientali    se    fossero  pre- 
senti in  Roma,  pei  Pontificali  ed 
ordinazioni  del  loro  rito,  secondo 
il  qual  rito  pur  sono  i  sagri  abiti, 
che  indossano. 
I  vescovi,  ed  arcivescovi  assistenti  al 
soglio  Pontificio ,    con    piviale  di 
lama  d'  argento ,  e  mjtra  di  tela 
bianca. 
Patriarchi  di  Costantinopoli,  di  Ales- 
sandria, di  Antiochia  e  di  Geru- 
salemme, dove  vi  fossero,  in  pivia- 
le di  lama  d' argento,  con  mitra 
di  tela  bianca,  ed  inoltre,  se  tro- 
vansi  in  Roma,  i  patriarchi  orien- 
tali, ovvero  occidentali  minori,  che 
vestono  ognuno    secondo    il  pro- 
prio rito. 
Due  cursori    Pontificii,   colle    mazze 

di  argento. 
I  Cardinali  diaconi  in  tonacella,  ed 
al    paro  degli    altri  Cardinali    in 
mitra    di  damasco    bianco,    colla 
famiglia     nobile    a'  fianchi     sum- 
mentovata ,    sostenendo    la  torcia 
accesa  il  gentiluomo. 
Cardinali  preti  in  pianeta. 
Cardinali  vescovi  subuibicari  in  pi- 
viale   con    formale    composto    di 
tre  pigne  ornate  di  perle. 
Ogni   Cardinale  è  seguito  dal  suo 
caudatario,  in  sottana  e  fascia  pao- 
nazza, del  qual  colore    è  la  croccia 
di  saia,  cotta  e  velo  bianco  chiama- 
to Vippa    o  Vimpa    sulle  spalle.    Il 
caudatario    sostiene    il    lembo  della 
veste  Cardinalizia.    Inoltre    il  sagi^o 
Collegio ,    ed    il  Pontificio  corteggio 
è  circondato,    e  fiancheggiato  dalla 
guardia    svizzera  armala  di  corazza, 
ed  elmo  d'  acciaro,  e  di  alabarda. 


58  CAP 

I  Ire  conservatori  del  popolo  roma- 
no, col  priore  de'  capo-rioni  in 
rubbone  d'oro,  veste  di  porpora, 
e  fascia  coi  fiocchi  d' oro ,  con 
lorcie  accese  in  mano,  aventi  in 
mezzo 

li  senatore  di  Roma  con  rubbone 
d'oro,  e  veste  di  porpora  soste- 
nuta da  due  paggi,  con  torcie  ac- 
cese in  mano. 

II  governatore  di  Roma  ,  in  cappa 
e  rocchetto  a  destra  del  principe 
assistente  al  soglio,  che  è  vestito 
in  abito  nero  da  città  col  man- 
tello guarnito  di  merletto,  ambe- 
due con  torcia  accesa  in  mano. 

1  due  Cardinali  diaconi  assistenti , 
a'  quali  si  unisce  il  Cardinal  pri- 
mo diacono  allorquando  i  detti 
colleghi  passano  innanzi  alla  porta 
della  galleria ,  ove  il  medesimo 
Cardinal  primo  diacono,  come  di- 
cemmo, stava  ad  ordinare  la  pro- 
cessione, facendo  altrettanto  il  go- 
vernatore, e  il  maggiordomo,  cioè 
dal  detto  luogo  passando  ai  posti 
che  loro  competono.  Se  il  mag- 
giordomo sarà  vescovo,  ed  avrà 
assunto  il  piviale,  prenderà  luogo 
nell'ordine  episcopale  ,  viceversa 
fra  i  prelati  di  fiocchetti,  come  si 
dirà. 

Due  votanti  di  segnatura  coi  turi- 
boli, e  colle  navicelle  d' incenso, 
in  cotta  e  rocchetto. 

1  due  primi  maestri  delle  cerimonie 
Pontifìcie,  vestiti  come  superior- 
mente si  disse,  seguiti  da  due  cur- 
sori Pontificii  colle  mazze  d' ar- 
gento. 

Il  Sommo  Pontefice  sul  descritto 
talamo  col  ss.  Sagramento  sotto  ma- 
gnifico baldacchino  di  lama  d'argen- 
to, con  drappelloni  ornati  dei  Pon- 
tificii stemmi,  da  ricami,  di  trine, 
e ,  di  irangie  d'oro.  Le  otto  aste  do- 


CAP 

rate  del  baldacchino  sono  sostenute 
dai  seguenti.  Dalla  porta  della  ean- 
cellata  della  Cappella,  sino  al  secon- 
do ripiano  della  scala  regia ,  dai 
prelati  referendari  di  segnatura  in 
soltana,  fascia  e  mantelletta  paonaz- 
za, usando  in  questa  occasione  anche 
il  rocchetto.  Dal  detto  ripiano  fino 
alla  porta  del  vestibolo ,  o  galle- 
ria destra  ,  dagli  alunni  del  collegio 
germanico  ungarico,  in  sottana  e 
soprana  di  panno  rosso.  Da  questo 
luogo  fino  alla  metà  del  colonnato 
destro,  dagli  alunni  del  collegio  ur- 
bano di  Propaganda  in  veste,  e  so- 
prana di  saia  nera  con  bottoni,  ed 
asole  rosse.  Fino  al  termine  del  co- 
lonnato dagli  alunni  del  collegio  in- 
glese, in  veste  e  soprana  di  panno 
nero.  Dal  fine  del  colonnato ,  sino 
al  portone  del  palazzo  Accorrambo- 
ni,  dagli  alunni  dei  collegio  irlan- 
dese, in  veste,  e  soprana  di  panno 
nero.  Dal  portone  Accoramboni  al- 
la porteria  de*  pp.  Scolopi  di  s.  Lo- 
renzolo,  da  otto  sacerdoti  in  abito 
talare  nero,  che  si  destinano  da  mon- 
signor prefetto  delle  ceremonie  Pon- 
tificie. Fino  al  quartiere  de'  soldati 
le  portano  i  maestri  delle  strade  in 
abito  nero,  e  mantello  simile  di  seta, 
ovvero  in  rubbone,  ed  in  loro  oiancan- 
za  suppliscono  alcuni  sacerdoti  in  veste 
talare.  A  questi  succedono  i  deputati 
della  nazione  fiorentina  in  abito  di 
spada,  che  sostengono  le  aste  per 
tutto  il  colonnato  sinistro.  Dal  ter- 
mine di  questi  ultimi  pel  vestibo- 
lo o  galleria  fino  all'  atrio ,  sono 
portate  dai  deputati  della  nazio- 
ne sanese  in  abito  come  i  prece- 
denti. Quindi  sono  prese  le  aste 
dagli  alunni  della  nobile  accademia 
ecclesiastica,  in  abito  talare  di  seta 
nera,  e  nel  mezzo  della  basilica,  a- 
vanti  la  cappella  di  s.  Sebastiano, 
le  consegnano  al    magistrato   roma- 


GAP 

uo,  cioè  al  senalore,  conservatori, 
priore  de'  capo-rioni,  collaterali ,  e 
giudici  capitolini  in  toga,  i  quali  le 
portano  sino  airallare  Papale  ,  ove 
tciinina  la  processione.  Tutti  i  sud- 
descritti  soggetti  trovansi  distribuiti 
agi'  indicati  luoghi  in  appositi  ban- 
chi preparali,  per  prendere  le  aste 
quando  loro  toccano.  È  qui  da  av- 
vertirsi, che  al  presentarsi  il  talamo 
al  primo  ripiano  della  scala  regia, 
incominciano  le  artiglierie  di  Castel 
5.  Angelo  a  sparare  alternati  colpi 
di  cannone,  che  durano  finché  il  ta- 
lamo medesimo  non  è  entrato  nella 
Jjasilica. 

A'  lati  del  talamo  portato  da  do- 
dici palafrenieri  in  vesti  rosse^  e  zi- 
marre (specie  di  mantelloni  di  pan- 
alo cremisi),  procedono  a  sorveglia- 
.re  i  palafrenieri,  il  foriere  maggiore 
vestito  come  il  cavallerizzo  che  va 
in  sua  compagnia,  cioè  in  abito  nero 
da  città  col  mantello  ornato  di  mer- 
letti e  spada  al  fianco ,  nonché  il 
Joussolante  sottoforiere  in  veste  e 
cappa  di  saia  rossa  ed  il  decano  dei 
palafrenieri,  particolarmente  quan- 
do questi  si  danno  la  muta  nel  sos- 
tenere le  stanghe  .  Circondano  il 
talamo  inoltre  i ."  dodici  guardie  no- 
bili col  cadetto  con  uniforme  di 
gala,  e  squadroni  sfoderati,  segui- 
li dal  loro  esente  col  bastone  ; 
2.°  quattro  bussolanti  in  vesti  e 
cappe  rosse,  sostenendo  altrettan- 
ti nobili  fanali  con  lume  den- 
tro ;  3."  lateralmente  i  due  flabelli 
di  penne  bianche  portati  dai  came- 
rieri segreti,  in  vesti,  e  cappe  rosse, 
con  mostre  di  seta  cremisi,  i  quali 
si  danno  la  muta  con  altri  due  col« 
Icghi  ;  mentre  i  dodici  bussolanti 
(  che  al  Sanclus  della  messa  piana 
si  lecarono  alTaltare  della  cappella 
Sistina  ) ,  colle  stesse  torcic  accese 
incedono  da  ambo  i  lati  del  bakUc-» 


CAP  % 

chino ,  ove  pur  vanno  i  mazzieri 
Pontifìcii  colle  mazze  di  argento,  e 
spada,  in  sott'  abito  'nero,  e  soprana 
di  saia  paonazza  con  trine  di  velluto 
nero.  Quindi  segue  il  decano  della 
Rota  in  cotta  e  rocchetto  coli' altra 
mitra  usuale  del  Pontefice,  in  mez- 
zo a  due  camerieri  segreti  parteci- 
panti, in  vesti  ,  e  cappe  rosse  colle 
fodere  di  seta  cremisi;  a'  quali  colle 
medesime  vesti,  e  cappe,  succedono 
r  archiatro  cameriere  segreto  parte- 
cipante, ossia  il  primo  medico  del 
Pontefice,  ed  il  primo  aiutante  di  ca- 
mera, non  portando  questi  due  cu- 
biculari torcia,  per  essere  pronti  al 
servigio  del  Papa,  al  modo  dei  due 
precedenti  quali  sostenitori  dello  stra- 
scico della  falda.  Con  essi  vi  sono 
appresso  coU'occorrente  uno  scopato- 
re segreto,  in  sottana  di  saia,  e  fà- 
scia di  seta  paonazza,  con  boemia 
o  casacca  di  panno  di  egual  colore 
trinata  di  strisele  di  velluto  con  bor- 
do, ed  il  credenziere  in  abito  nero 
da   città. 

Indi  vengono  pel  concertino  otto 
cantori  Pontificii,  che  cantano  i  ver- 
setti della  sequenza,  Lauda  Sion. 

iSeguono  i  tre  prelati  de'  fiocchetti 
in  rocchetto  e  cappa  paonazza  con 
torcie  accese,  cioè  1'  uditore  generale 
della  rev.  camera  Apostolica,  il  te- 
soriere generale,  e  il  maggiordomo, 
prefetto    de'  sagri   palazzi  Apostolici. 

I  protonotaii  apostolici  parteci- 
panti e  di  onore  in  cappa ,  e  roc- 
chetto,  con  torcie  accese,  e  simil- 
mente il  reggente  di  cancelleria,  se 
vi  è. 

I  generali  degli  Ordini  religiosi, 
co'  loro  abiti  rispettivi,  e  torcie  ac- 
cese in  mano. 

I  referendari  di  segnatura  ih  sot« 
tana ,  fascia ,  e  mantelletta  di  seta 
paonazza,  egualmente  colle  torcie. 

Questa  grandiosa,  e  di  vota  proces* 


^  CAP 

sionc  viene  chiusa,  eseguita  i."  dal- 
le guardie  nobili  a  cavallo  in  gran 
tenuta,  aventi  alla  testa  i  due  capi- 
tani comandanti,  che  prendono  in 
mezzo  il  marchese  Naro -Patrizi  , 
vessillifero  di  s.  Chiesa,  che  sostie- 
ne il  vessillo  ;  2.°  dal  generale  co- 
mandante le  truppe  di  linea  Ponti- 
ficia fra  due  uffiziali  più  elevati  in 
grado,  e  seguito  dai  suoi  aiutanti  e 
da  altri  uffiziali  di  stato  maggiore; 
3.°  da  uno  squadrone  di  carabinie- 
ri a  cavallo,  e  da  un  reggimento  di 
dragoni  pure  a  cavallo  cogli  sten- 
dardi loro;  4-°  seguono  la  fanteria, 
cioè  la  guardia  civica,  i  carabinieri, 
i  granatieii,  i  fucilieri  ec,  colle  pro- 
prie bandiere,  tutti  in  monture  di 
gala.  Dopo  aver  guarnito  in  cordo- 
ne da  ambedue  le  parti  la  strada 
per  cui  passa  la  processione,  per  ve- 
gliare al  buon  ordine  del  numero- 
sissimo popolo,  che  in  folla  vi  ac- 
corre per  vederla,  a  mano  a  mano 
si  formano  in  colonna  per  seguire 
la  processione  fino  alla  galleria  o 
vestibolo  sinistro ,  avendo  kicomin- 
ciato  a  defilare  al  termine  del  de- 
stro. Ogni  corpo  ha  le  sue  trombe, 
o  musiche  militari,  interrotte  alter- 
nativamente dai  tamburi. 

Incombe  ai  cappellani  cantori 
Pontificii,,  come  agli  aHri  musici , 
in  tutto  lo  spazio  che  percorre  la 
processione,  di  cantare  a  vicenda 
con  semplice  e  piana  melodia,  l'in- 
no Pangc  lingua  gloriosi.  Questo  è 
intuonato  dai  contralti  de'  cantori 
Pontifìcii  quando  esce  fuori  della 
cancellata,  o  balaustra  della  cappel- 
la Sistina,  la  Croce  Papale.  La  se- 
conda strofa  è  cantata  nell'  ingresso 
della  scala  regia,  la  terza  alla  sta- 
tua di  Costantino,  la  quarta  al  sor- 
tire della  galleria,  la  quinta  a  me- 
la del  colonnato,  ed  usciti  da  que- 
sto i  medesimi  cantori  vanno  alter- 


CAP 

nando  i  mottetti.  I  cantori  poi  del 
concertino,  che  seguono  il  talamo, 
in  sala  regia  incominciano  il  primo 
mottetto,  che  ripetesi  ad  ogni  trat- 
to di  strada,  ed  entrando  nella  por- 
ta della  basilica,  cantano  il  mottet- 
to :  Amore  Jesu  langueo  del  Foggia, 
secondo  l'antico  costume  di  questo 
coro,  come  avvisa  l' Adami  a  pag. 
8 1  delle  Osservazioniy  ec.  Gli  altri 
cantori,  che  precedono  gli  abbre- 
viatori  di  parco  maggiore  nell'in- 
gresso della  detta  porta  di  s.  Pie- 
tro, per  mezzo  di  due  soprani  an- 
ziani, intuonano  l' inno.  Te  Deuni 
laudamuSj  che  devesi  prolungare 
finche  sia  giunto  all'altare  Papale, 
e  ai  propri  stalli  il  sagro  Collegio, 
nonché  il  Pontefice.  Calato  a  terra 
il  talamo  ,  il  Cardinal  primo  diaco- 
no, ricoperto  dall'ombrellino,  estrae 
dal  perno  l'ostensorio,  e  lo  va  a  porre 
sulla  mensa  dell'altare.  Indi  in  falso 
bordone,  unione  di  consonanze  mu- 
sicali dell'Aretino,  come  dicemmo  a 
Canto  ecclesiastico,  i  cantori  canta- 
no il  Te  ergo  quaesumus,  e  Y  In  te 
Domine  sperai^i.  Il  Papa  alzatosi  allo- 
ra dal  talamo,  ed  essendosi  recato  al- 
l'ultimo gradino  dell'  altare  ,  adora- 
to il  Santissimo,  colf  assistenza  del 
Cardinal  primo  prete,  pone  l'incen- 
so nel  turibolo,  e  con  questo  incen- 
sa tre  volte  il  ss.  Sagramento.  Dopo 
di  che  due  soprani  anziani  dicono 
il  verso:  Paneni  de  coelo  praesti- 
tisti  eis,  alleluja.  .  Omne  dele- 
ctamentum  in  se  kabenterji,  allelu- 
ja. Il  Pontefice  recita  l'orazione 
Deus  qui  nobis,  etc. ,  e  rispostosi 
Amen  dal  coro,  ascende  suU'  altare, 
e  comparte  col  Venerabile  al  nume- 
roso clero,  e  immenso  popolo  la 
trina  benedizione,  essendosi  la  pro- 
cessione schierata  lungo  la  navata 
di  mezzo,  intorno  l'altare  Papale,  e 
fra  questo,  e  quello  della  cattedrale. 


GAP 

Così  termina  questa  solennissima,  e 
cotanto  celebrata  funzione.  Che  se 
il  Pontefice  trovasi  impolente  a  dar 
Ja  benedizione,  egli  alzatosi  dal  ta- 
lamo, va  al  genuflessorio,  comparten- 
dola il  Cardinal  decano,  come  da 
ultimo  avvenne,  nel  i83o,  regnan- 
do Pio  Vili,   Casti glioni. 

Avvertesi  che  quei  Cardinali  che 
sono  impotenti  a  fare  il  giro  del- 
le processioni  con  torcia  accesa, 
e  paramenti  bianchi,  si  trovano  o 
alla  porta  della  basilica  per  unirsi 
a' colleghi,  ovvero  li  attendono  allo 
stailo. 

Quindi  il  Papa  va  a  spogliarsi 
da  un  lato  della  basilica,  sotto  alla 
loggia  in  cui  esponesi  la  coltre  dei 
ss.  martiri,  ove  si  erige  un  luogo 
coperto  di  damaschi  rossi.  Lo  stesso 
fanno  tutti  gli  altri  negli  angoli  del- 
la basilica,  riprendendo  ognuno  i 
consueti  abiti.  Ed  avendo  il  Pontefice 
ripresa  la  mozzetta,  e  stola  di  raso 
rosso,  preceduto  dal  crocifero  colla 
Croce,  ed  accompagnato  dalla  sua  cor- 
te per  la  scaletta  dal  lato  della  Cap- 
pella del  ss.  Sagramento ,  si  resti- 
tuisce nelle  sue  stanze.  Abbiamo  dal 
Sestini,  che  anticamente  nella  pro- 
cessione del  Corpus  Doniini,  quelli 
che  usano  mitia,  la  ponevano  in 
capo  dopo  usciti  di  palazzo,  ed  an- 
che prima;  e  che  dopo  la  benedi- 
zione i  Cardinali  assumevano  le 
cappe  rosse ,  e  con  queste  accom- 
pagnavano il  Pontefice  alla  came- 
ra de' paramenti. 

Dopo  che  sono  partiti  il  Papa,  e  i 
Cardinali,  inoltrasi  il  capitolo  vali- 
cano, e  un  canonico  in  piviale  bianco, 
accompagnato  dal  diacono,  e  sud- 
diacono, va  a  prendere  sull'altare 
Papale  il  ss.  Sagramento,  e  il  l ras- 
porta  a  quello  della  cattedra ,  col- 
locandolo al  tabernacolo  fra  copiosi 
cerei  accesi.  Ivi  si  cauta  messa,  re- 


GAP  6r 

stando    il    Venerabile    esposto    fino 
dopo  il  vespero. 

Altre  notizie  su  questa  processione ^ 
e  de^personaggiy  che  prima  v^  in- 
tervenivano. 

Fino  al  declinare  del  secolo  XVIT, 
oltre  alle  Cappelle  Pontifìcie,  come 
accennammo  superiormente,  e  di- 
cemmo ad  Ambasciatori  §  III,  in- 
tervenivano gli  ambasciatori  alla  pro- 
cessione del  Corpus  Domini ^  innan- 
zi al  governatore  di  Roma ,  vice- 
camerlengo, portando  la  torcia  ac- 
cesa. Ma  dopo  l'avvenimento  dell'am- 
basciatore imperiale  il  conte  di  Mar- 
tinitz,  col  governatore  di  Roma  Giam- 
battista Spinola  poi  Cardinale ,  al 
quale  nella  processione  del  1696, 
pretendeva  prendere  la  mano,  e  poi 
voleva  prender  posto  fra  i  Cardinali 
diaconi  (onde  fu  ritardato  il  cammi- 
no della  processione  di  quattro  o^e  ), 
e  per  altre  successive  questioni  di 
preeminenza,  nonché  per  le  rimo- 
stranze energiche  d'Innocenzo  XII, 
e  di  Clemente  XI,  gli  ambasciatori 
si  astennero  di  recarsi  e  alle  Cap- 
pelle Pontifìcie,  e  alla  processione 
del  Corpus  Domini^  come  nota  an- 
che il  Piatti  nel  tom.  XII,  pag.  ^6^, 
della  Storia  de'  Romani  Pontefici. 

Nell'anno  santo  17^5,  fu  cosi 
copiosa  quella  celebrata  da  Rene- 
detto  XIII,  che  si  contarono  inter- 
venuti ventisette  Cardinali,  sessanta- 
tre vescovi  ed  abbati  mitrati ,  no- 
vecento novantaotto  vacabilisti,  due- 
cento orfanelli,  ed  alunni  di  s.  Mi- 
chele, duecento  dodici  individui  del 
clero  secolare,  non  compresi  i  capi- 
toli, e  le  collegiate,  e  mille  cento  tren- 
tanove tra  monaci,  e  frati,  olUe  ot- 
tantadue parrochi,  quanti  erano  al- 
lora, insieme  alla  prelatura,  ed  alla 
corle  Pontifìcia  egualmente  nume- 
rosissime. 


6a  GAP 

Fino  poi  agli  ultimi  tempi ,  se- 
guivano i  cappuccini,  e  i  religiosi  del- 
la Mercede,  che  divisi  ora  dalla  pro- 
vincia romana ,  non  intervengono 
pili.  Agli  Olivetani  precedevano  i  mo- 
naci girolamini ,  de'  quali  non  es- 
sendo rimasto  in  Roma  che  1'  ab- 
bate generale  con  pochi  monaci  , 
prende  esso  luogo  fra  gli  abbati 
mitrati;  e  dopo  i  cistcrciensi  ince- 
devano i  monaci  vallombrosani , 
che  per  lo  scarso  numero,  non  for- 
mano ormai  piti  parte  della  proces- 
sione. 

Sino  a  tutto  il  Pontificato  di  Pio 
YI,  dopo  il  *  clero  seguivano  nella 
processione  del  Corpus  Domini,  al- 
cune persone  in  abito  di  città,  con 
torcie  accese ,  che  erano  i  proprie- 
tari dei  vacabili,  o  vacabilisti  (F^ef//), 
i  quali  erano  obbligati  a  recarvisi, 
ovvero  farsi  supplire,  per  cui  monsi- 
gnor reggente  della  cancelleria,  e 
r  amministratore  generale  delle  com- 
ponende  di  dateria,  destinati  a  pre- 
siedere al  buon  ordine  de'vacabili- 
sti,  li  esaminavano  nella  decenza  del- 
l'abito, e  se  non  erano  vestiti  con- 
venientemente, li  respingevano,  colla 
perdita  della  torcia.  Terminata  la 
processione,  si  schieravano  i  vacabili- 
sti  in  due  linee  laterali  nella  navata  di 
mezzo  della  basilica,  aspettando  l'arri- 
vo del  ss.  Sagramento  colle  toi'cie  ele- 
vate. Appresso  i  vacabilisti  procedeva- 
no eziandio  con  torcia  accesa  i  collet- 
tori del  piombo,  i  sollecitatori  delle 
lettere  apostoliche ,  i  notari  della 
Rota,  i  procuratori  della  peniten7Ìe- 
ria,  gli  scrittori  apostolici,  i  maestri 
dell'uno  e  l'altro  registro,  de'  quali 
uffizii,  e  de'  cavalieri  lauretani,  di  s. 
l^ietro,  di  Pio  IV,  ed  altri  cavalie- 
ri ,  che  piu-e  v'  intervenivano ,  trat- 
tasi all'  articolo  Cancelleria  ;  quin- 
di seguivano  la  processione  i  pro- 
curatori   de'  principi  ,    e    de'  baroni 


GAP 
romani.  Antibamenle ,  come  dicem"*- 
mo  altrove ,  due  frati  dell'  Ordine 
cistercicnse  aveano  l'ufficio  di  bolla- 
re i  Pontifìcii  diplomi  col  piombo, 
onde  venivano  chiamati  Fratres  de 
plumboj  ma  siccome  un  tal  ufficio 
passò  a'  chierici  secolari  quando  que- 
sti intervenivano  alla  processione  del 
Corpus  Domini,  cogli  altri  uffiziali 
di  cancelleria,  solevano  portare  l'a- 
bito de'  conversi  cistcrciensi,  in  me- 
moria di  essi. 

Finalmente  sino  agli  ultimi  tem- 
pi intervenne  a  questa  processione 
il  chierico  nazionale  del  sagro  Col- 
legio, che  veste  come  i  bussolanti  ; 
il  perchè  ancora  gode  la  torcia  di 
cera,  che  lo  stesso  sagro  Collegio  a 
tal  effetto  gli   dava. 

Anche  il  regolamento  de' porta- 
tori delle  aste  del  baldacchino  era 
diverso  da  quello  suddescritto,  sta- 
bilito nel  Pontificato  di  Leone  XIT, 
oltre  le  posteriori  concessioni,  come 
fece  da  ultimo  il  Papa  regnante, 
cogli  alunni  del  collegio  irlandese. 
Ecco  r  ordine  anteriore.  Le  otto  aste» 
del  baldacchino  erano  rette  a  vi- 
cenda, dalla  Cappella  fino  alla  porta 
della  catena,  o  ingresso  del  colon- 
nato, dai  referendari  di  segnatura  ; 
dalla  catena  fino  al  palazzo  Acco- 
ramboni  da'  cavalieri  di  s.  Pietro  ; 
quindi  dai  maestri  di  strada,  e  dai 
ministri  del  loro  tribunale,  poscia 
dagli  altri  cavalieri  di  s.  Pietro  ; 
dipoi  fino  alla  metà  dell'altro  co- 
lonnato dai  deputati  della  nazione- 
fiorentina;  da  questo  fino  al  can- 
cello di  ferro  del  portico  della  ba- 
silica, dai  deputati  della  nazione  sa- 
nese,  a  cui  il  loro  concittadino  Pio 
II,  nel  i4'5'8,  concesse  questo  privi- 
legio, che  prosegue  a  godere  l' arci- 
confraternita  della  stessa  nazione, 
eretta  nel  i5i9,  nella  chiesa  di  s. 
Caterina   di  Siena  a  strada    GiuUa; 


CAT 

dal  menzionato  Cancello  fino  al- 
Takare  Papale,  da'  conservatori  di 
Roma,  e  priore  de' capo-rioni,  a' qua- 
li si  unisce  il  senatore  di  Roma. 

Finalmente,  quando  il  Pontefice 
è  impedito  di  portare  il  ss.  Sagra- 
mento  in  processione,  fa  le  sue  ve- 
ci, come  si  disse,  per  la  messa  bassa 
nella  Cappella  Sistina  ,  il  Cardinal 
decano  del  sagro  Collegio,  e  se  que- 
sti fosse  incomodato,  supplisce  il  Car- 
dinal sotto-decano.  Ma  i  Cardinali 
portano  il  ss.  Sagramento  a  piedi , 
e  col  capo  scoperto.  In  tutti  i  casi 
però,  prima  che  la  processione  esca 
dalla  Cappella  Sistina ,  pei  luoghi 
clie  deve  passare,  il  giardiniere  del 
Pontificio  giardino  vaticano  fa  spar- 
gere ovunque  lauro,  mortella  ed  al- 
tre erbe  odorose,  ciò  che  si  pratica 
anche  per  la  processione  dell'ottava, 
del  capitolo  vaticano.  Abbiamo  poi, 
che,  nel  1728,  Benedetto  XIII,  nel- 
la mattina  di  questa  festività ,  cele- 
brò la  messa  bassa  nella  Sistina,  e 
diede  V  ostensorio  col  ss.  Sagramen- 
to al  Cardinal  Oltoboni ,  vescovo 
suburbicario  di  Sabina,  il  quale, 
fatto  processionalmente  il  consueto 
giro,  posò  sull'altare  della  basilica 
vaticana  l'ostensorio.  Benedetto  XI li, 
che  ivi  erasi  recato  ad  attenderlo , 
con  esso  comparti  la  trina  benedi- 
zione. Dipoi  Clemente  XIV ,  eletto 
a'  19  maggio  1769,  vigilia  del  Cor- 
pus Domini,  per  non  essere  stato 
coronato,  non  intervenne  ne  al  ve- 
spero,  ne  alla  processione,  e  neppu- 
re a  quella  dell'ottava  in  s.  Giovan- 
ni, e  in  s.  Pietro ,  giacche  si  fece 
consagrare  a'  ?,8  maggio,  e  corona- 
re a'  4  g'"g"0-  ^»  trovandosi,  nel 
181.5,  Pio  VII  a  Genova,  la  pro- 
cessione si  fece  coir  intervento  del 
clero  secolare,  e  regolare,  e  il  San- 
tissimo si  portò  dal  Cardinal  Du- 
gnani  vescovo  di  Albano  preceduto 


CAP 


65 


dai  Cardinali  della  Somaglia  vicario  di 
Roma,  e  Michele  di  Pietro,  dagli  ar- 
civescovi, vescovi,  eabbati  mitrati,  dai 
collegi  prelatizi, dai  superiori  degU  Or- 
dini religiosi,  dai  bussolanti,  e  da, 
altri  cubiculari  della  camera  segreta 
Pontificia.  Seguiva  immediatamente 
il  Venerabile,  lo  stato  maggiore  del- 
le truppe,  ed  altre  mihzie.  Vi  furo- 
no i  tre  consueti  spari  di  Castel  s.  An- 
gelo quando  il  Santissimo  si  presentò 
alla  scala  regia,  quando  fu  in  vista 
del  forte,  e  nell'  ingresso  della  ba- 
silica vaticana,  ove  il  detto  Porpo-; 
rato,  dopo  che  i  cantori  Pontificii 
cantarono  il  Tantum  ergo,  diede  la 
trina  benedizione.  E  siccome,  nel 
i83i,  il  regnante  Pontefice  non  v'in- 
tervenne ,  ecco  ciò,  che  si  praticò 
mentre  egli  abitava  al  Quirinale.  Il 
vespero  fu  celebrato  nella  Cappella 
Sistina  del  Vaticano,  coli' intervento 
de'  Cardinali,  prelati,  ed  altri,  che 
v'hanno  onorevole  luogo.  Nella  mat- 
tina poi  del  giovedì ,  festa  solenne 
del  ss.  Corpo  del  Signore,  nella  det- 
ta Cappella  celebrò  l' incruento  sa- 
grifizio  il  Cardinal  Galeffi  vescovo 
di  Porto ,  e  sotto-decano  del  sagro 
Collegio,  dopo  il  quale  si  diede  prin- 
cipio alla  processione,  a  cui  inter- 
vennero i  Cardinali  in  abiti  sagri 
secondo  il  loro  ordine,  i  patriarchi, 
e  gli  arcivescovi,  e  i  vescovi  latini 
ed  orientali,  gU  abbati  mitrati,  i  pp. 
penitenzieri  della  basilica  vaticana, 
i  collegi  prelatizi,  i  capitoli  delle 
basiliche  patriarcali  ,  delle  basi- 
liche minori  ,  e  delle  collegiate  , 
i  parrochi,  il  Pontificio  .semina- 
rio romano  ,  gli  Ordini  regola- 
ri, e  monastici,  e  gli  alunni  della 
pia  casa  degli  orfani,  e  dell'ospizio 
apostolico.  Portò  il  Santissimo  sotto 
baldacchino  il  prefato  Cardinale,  e 
precedevano  con  lorcie  i  bussolanti, 
nonché  i  cappellani  segreti,  e  i  ca- 


64  GAP 

n)erieri  cV  onore,  e  segreti  del  Papa. 
Fecero  coiona  al  sagro  Collegio,  ed 
al  Venerabile,  i  capotori,  e  la  guar- 
dia svizzera,  e  seguirono  la  proces- 
sione gli  altri  distaccamenti  di  tiup- 
pe  colle  loro  bande  militari.  Dopo 
aver  fatto  il  consueto  giro,  entrò  la 
processione  nella  basilica  di  s.  Pie- 
tro, ed  allora  i  Pontificii  cantori  in- 
tuonarono il  Te  Danni ,  dopo  il 
quale,  e  colle  solite  preci,  il  Cardinale 
funzionante  compartì  dall'altare  Pa- 
pale coir  ostensorio  la  trina  bene- 
dizione. 

Processione  del  Corpus  Domìni 
in  sede  vacante. 

Essendo  più  volte  cadt^ita  questa 
solennità ,  mentre  i  Cardinali  era- 
no chiusi  in  conclave  per  eleggere 
il  successore  al  defonto  Pontefice, 
nacque  controversia ,  donde  doves- 
se uscire  quella  del  clero  regolare, 
e  secolare,  e  della  corte,  e  curia  ro* 
mana,  cioè,  se  dalla  basilica  latera- 
nense,  come  cattedrale  del  Papa,  o 
dalla  vaticana  ove  si  suol  fare,  on- 
de talvolta  accadde  che  contempo» 
rancamente  celebrarono  solenni  pro- 
cessioni r  una,  e  V  altra  basilica,  e 
talora  non  usci  da  veruna.  Ma  ap- 
pena eletto,  nel  174*^?  Benedetto 
XIV,  essendo  accaduto  nel  conclave 
simile  sconcerto,  di  poco  decoro  ai 
venerandi  riti  della  Chiesa  romana, 
e  pregiudizievole  al  divin  culto,  pon- 
derato bene  tutto,  si  volle  prende- 
re opportuno  provvedimento ,  ed  è 
perciò  che  nel  174^1  coli' autorità 
dell'apostolica  costituzione  Pastora- 
lis  officìi,  emanata  il  primo  marzOj 
6'  riportata  nel  tomo  XVI  del  Bidl. 
Roni.  p.  284,  fu  decretato  che  in  tal 
mattina  si  facesse  in  Roma  una  solen- 
nissima  processione  soltanto,  dovendo- 
la regolare  quei  maestri  delle  ceri  mo- 


GAP 

nie  Pontificie,  che  sono  fuori  di  con- 
clave, coll'intervento  di  tutti  quelli  che 
per  ufficio,  od  altro  vi  dovessero  a- 
ver  luogo.  Fu  stabilito  eziandio  :  i ,"  di 
celebrarla  nella  basilica  vaticana,  nel 
modo  stesso,  che  si  fa  vivente  il 
Papa,  sebbene  non  potesse  riuscire 
splendida  egualmente,  tanto  pel  più 
breve  tragitto  attesa  la  mancanza 
del  sagro  Collegio,  e  famiglia  Pon- 
tifìcia) 2." che  i  Cardinali,  capi  d'or- 
dine, ne  stabilissero  l'ora  per  la  ce- 
lebrazione ,  e  scegliessero  il  prelato 
patriarca  o  arcivescovo  tre  giorni 
avanti,  per  celebrare  la  messa  e  por- 
tare il  Venerabile  per  la  navata  di 
mezzo  della  basilica ,  pel  poilico , 
galleria  di  Costantino,  colonnato,  e 
quindi  traversando  la  piazza ,  per 
l'altro  colonnato,  e  galleria  ritorni 
la  processione  nel  tempio.  Quindi 
col  moto-proprio  Omnibus^  presso  il 
detto  Bollarlo  a  pag.  286 ,  Bene- 
detto XIV  volle  dichiarare  inoltre 
per  maggior  intelligenza,  tutti  quelli 
che  vi  aveano  da  intervenire,  e  il  ri- 
spettivo luogo  di  ognuno,  come  ap- 
presso. 

Il  prelato  destinato  canta  la  mes- 
sa all'altare  della  cattedra  di  s.  Pie- 
tro, aprendosi  la  processione  cogli 
alunni  dell'  ospizio  apostolico,  di  s< 
Michele ,  e  della  pia  casa  degli  or- 
fani. 

Seguono  gli  Ordini  religiosi  men- 
dicanti e  monastici. 
Alunni  del  seminario  romano^ 
Parrochi  di  Roma. 
Capitoli  delle  collegiate. 
Camerlengo  del  clero. 
Capitoli  delle  basiliche  minori. 
Capitoli  delle  basiliche  maggiori. 
Vicegerente,  co'  ministri    del    tribu- 
nale del  Cardinal  vicario. 
Cantori  della  Cappella  Pontificia. 
Il  prefetto  o  governatore    del    con- 
clave, cioè   il  maggiordomo ,   col 


GAP 

governatore  di  Roma,  ambedue 
in  rocchetto,  e  manlelletta. 

Due  accoliti  con  fanali  in  asta  con 
lumi ,  ed  altrettanti  coi  candel- 
lieri. 

Un  accolito  colla  navicella  dell'  in- 
censo. 

Due  accoliti  coi  turiboli. 

I  maestri  ostiaii  a  i'irga  ruhea,  con 
torcie  accese. 

I  mazzieri  Pontificii. 

II  patriarca  o  arcivescovo,  che  por- 
ta il  ss.  Sagramento,  col  diacono, 
e  suddiacono  sotto  il  baldacchino. 

Due  accoliti  con  fanali  con  lumi,  co- 
me sopra. 
Il    chierico    destinato    a    portare  la 

mitra. 
L'uditore  generale  della  R.  C.  Apo- 
stolica, col  tesoriere  generale. 
I  patriarchi,  arcivescovi,  e  vescovi. 
I  protonotari  apostolici. 
Gli  abbati  mitrati. 
I  generali  degli  Ordini  rehgiosi. 
Gli  uditori  di  Rota,  col  p.  maestro 

del  s.  palazzo  apostolico. 
I  chierici  di  camera. 
I  votanti  di  segnatura,  coli'  uditore. 
Gli  abbreviatori  di  parco  maggiore. 
Gli  avvocati  concistoriali. 
L'avvocato  generale  del  fisco  e  della 
R.  C.  Apostolica,  e  il    commissa- 
rio generale  della  medesima. 
I  procuratori  generali    degli  Ordini 
religiosi  per  ultimi. 
Entrata  questa   processione    nella 
basilica  vaticana,  il  diacono  assisten- 
te pone  il  ss.  Sagramento  sulla  men- 
sa dell'  altare  Papale ,  e  cantate    le 
consuete  preci ,    ed    eseguiti  i  soliti 
riti,  si  compie  la  funzione  colla  tri- 
na benedizione  data    dal  celebrante 
col  Venerabile.  Scrissero    di   questo 
argomento ,  oltre  i  succitati ,  Fran- 
cesco Cancellieri,   nelle  sue   Cappel- 
le Pontificie,  a  pag.  286,  e  seguenti; 
Giuseppe  de  Novaes ,    nel  tom.  II , 

VOL.    IX. 


GAP  65 

p.  285  delle  sue  Dissertazioni,  e  da 
ultimo  li  dott.  Giulio  Barluzzi,  De 
solenmi  pontificia  pompa,  cpice  in 
festo  sacrosancti  corporis  D.  N.  Je- 
su  Roniae  ad  Vaticanum  ducitur, 
Coninieìitarius,  Romae  1887,  di  cui 
abbiamo  la  traduzione  in  idioma  ita- 
liano, dello  stesso  eh.  autore. 

Processioni  dei  capitoli  lateranense 
e  valicano  fra  lottava  del  Cor- 
pus Domini  col  ss.  Sagramento. 

La  processione  del  Corpus  Do^ 
mìni  si  celebra  con  solennità  in  tutto 
il  mondo  cattolico,  e  nei  paesi  stessi 
del  dominio  degl'infedeli,  compren- 
sivamente alla  capitale  dell'  impero 
ottomano.  In  Roma,  sede  della  re- 
ligionej  e  del  capo  della  Chiesa,  so- 
no numerose  le  processioni  più  che 
altrove,  eziandio  per  tutta  l'ottava. 
E  siccome  il  Sommo  Pontefice  col 
sagro  Collegio  interviene  in  abito 
ordinario  a  quella  della  basilica  di 
s.  Gio.  in  Laterano,  ed  all'altra  di  s. 
Pietro  in  Vaticano,  passiamo  qui  a 
darne  un  cenno. 

Nella  domenica  fra  1'  ottava  della 
detta  festività,  il  capitolo  lateranense 
celebra  un  solenne  vespero  all'  alta- 
re Papale,  col  ss.  Sagramento  espo- 
sto ,  che  poi  viene  portato  in  pro- 
cessione dal  Cardinal  vicario  di  Ro- 
ma, facendo  da  diacono,  e  da  sud- 
diacono due  canonici  del  medesimo 
capitolo  lateranense.  V'intervengono, 
oltre  i  pp.  penitenzieri  della  basilica, 
l'arciconfraternita  del  ss,  Sagramento 
presso  le  scale  sante,  il  seminario 
romano,  ed  i  quattro  Ordini  men- 
dicanti, i  quali  cogli  alunni  del  se- 
minario intervengono  alla  basilica 
Lateranense  come  a  cattedrale  di 
Roma ,  per  la  qual  ragione  essi  in- 
tervengono anche  alle  processioni  per 
le  quarant'ore.  Esce  la  processione 
5 


66  CAP 

dalla  porta  minore  della  basilica,  ed 
entrando  nell'  arcispedale  del  ss.  Sal- 
vatore ad  Sancta  Sanctomni^  il  Car- 
dinal vicario,  od  altio  Porporato  in 
sua  vece,  posa  il  Venerabile  suU'alla- 
re  del  medesimo,  e  cantatosi  dai  musi- 
ci della  basilica  il  Tantum  ergo,  com- 
parte col  Santissimo  la  benedizione, 
e  quindi  la  processione,  passando  di- 
nanzi al  palazzo  lateranense,  rientra 
in  chiesa  dalla  porta  principale . 
Posatosi  dal  Cardinale  il  ss.  Sagra- 
mento  sull'altare  Papale,  e  cantatosi 
nuovamente  il  Tantum  ergo,  torna 
a  dare  con  esso  la  benedizione,  con 
che  termina  la  funzione.  Il  caudata- 
rio del  Cardinale  funzionante  nella 
processione  in  croccia  sostiene  la  co- 
da della  sottana,  ed  altro  cappella- 
no in  cotta  sostiene  la  mitra,  seguen- 
dolo la  sua  famiglia  nobile,  e  di 
livrea. 

A  questa  processione  suole  inter- 
venire il  Papa  vestito  di  sottana,  e 
fascia  bianca  di  seta  co*  fiocchi  d'oro, 
mozzetta,  e  stola  di  raso  rosso.  Quan- 
do vi  si  vuole  recare,  per  mezzo  di 
un  palafreniere,  manda  ad  ogni  Car- 
dinale un  biglietto  stampato  con  cui 
dà  notizia  di  portam  alla  processio- 
ne acciò,  se  crede,  voglia  intervenir- 
vi anch'  egli.  I  Cardinali ,  che  vi  si 
recano,  vanno  co'  servi  colle  livree 
di  gala  con  due  carrozze,  vestiti  di 
cappe,  e  tutto  altro  rosso,  con  iscar- 
pe  nere,  del  qual  colore  sono  le 
scarpe  che  pm'  dee  portare  il  Car- 
dinale funzionante,  e  colla  torcia  del 
peso  di  cinque  libbre,  che  dovendosi 
portare  in  processione  taloia  dal  gen- 
tiluomo, rimane  sempre  a  lui.  Arri- 
vato il  Papa  nella  basilica,  e  adorato 
il  ss.  Sagramento  sul  genuflessorio, 
ed  incensatolo  coU'assi^enza  del  Car- 
dinal primo  prete,  fa  prendere  le 
otto  aste  del  baldacchino  dai  suoi 
camerieri  segreti    soprannumerari  e 


CAP 

di  onore,  e  in  mancanza  di  essi  sup- 
pliscono gli  aiutanti  di  camera,  tutti 
in  sottana,  fascia  e  mantellone  di  seta 
paonazzo .  Fa  inoltre  il  Pontefice 
fiancheggiare  il  Venerabile  da  do- 
dici bussolanti  vestiti  di  sottana, 
e  fascia  di  seta  paonazza,  e  man- 
tellone di  saia  di  egual  colore ,  sos- 
tenendo altrettante  torcie  accese, 
mentre  quattro  altri  bussolanti  por- 
tano intorno  al  Santissimo  quat- 
tro fanali  o  nobili  lanternoni  coi 
lumi.  Che  se  il  Papa  non  interviene 
alla  processione,  non  hanno  luogo  i 
detti  portatori  delle  aste,  le  quali  so- 
no in  vece  sostenute  dagli  alunni  di 
età  maggiore  del  seminario  romano, 
ne  intervengono  i  latori  delle  torcie. 
Dietro  il  Venerabile  segue,  pre- 
ceduto da'  due  primi  cerimonieri  in 
cotta  e  rocchetto,  lo  stesso  Pontefi- 
ce col  capo  scoperto  in  mezzo  al 
maggiordomo,  ed  al  maestro  di  ca- 
mera, sostenente  il  cappello,  e  ber- 
rettino del  Papa.  Tutti  e  due  questi 
ultimi  rispondono  alle  preci  solite , 
che  il  Papa  legge  da  un  libretto, 
con  torcia  accesa  in  mano,  prenden- 
dola talora  il  cameriere  segreto  cop- 
piere, a  cui  perciò  rimane.  Il  Pon- 
tefice è  seguito  dal  caudatario,  che 
sostiene  il  lembo  della  sottana,  dai 
camerieri,  e  cappellani  segreti,  dagli 
aiutanti  di  camera,  tutti  in  mantellone 
paonazzo ,  dal  foriere  maggiore,  dal 
cavallerizzo  maggiore  ,  dal  fioriere  e 
dal  credenziere  in  abito  da  città.  I  due 
primi  hanno  la  spada  al  fianco,  non 
meno  che  i  camerieri  di  spada  e 
cappa  segreti  e  di  onore.  Finalmente 
viene  uno  scopatore  segreto  con  sot- 
tana di  saia,  e  fascia  di  seta  pno- 
nazza  e  boemia  simile  trinata  di 
velluto,  non  che  il  decano  in  abito 
da  città  sostenendo  altra  torcia  ac- 
cesa di  riserva,  che  poi  gli  rimane. 
E  destinata   quella   torcia    per  pas- 


GAP 

sarsi  al  coppiere  nel  caso  che  si 
smorzasse  quella  del  Pontedce.  Sono 
ancora  al  seguito  del  Pontefice  due 
palafrenieri  in  abito  rosso  con  Ter- 
raiuolo scuro  guarnito  di  trine  rosse. 
Portano  essi  1  ouibiellino  chiuso  di 
città,  e  la  borsa  per  le  suppliche, 
mentre  l'elemosiniere,  e  il  sagrista 
come  vescovi  prendono  luogo  fra  i 
canonici ,  e  in  abito  prelatizio ,  con 
torcie  accese  precedono  il  Santissimo. 
Inoltre  contornano  il  Papa  la  guar- 
dia nobile  e  svizzera,  ed  appresso  ai 
cantori,  che  cantano  alternativamen- 
te i  mottetti,  procedono  i  Cardinali 
assistiti  dai  cerimonieii  Pontificii  in 
mantellone,  e  fra  la  guardia  svizzera 
incedono  i  Cardinali  in  vesti,  e  cappe 
rosse  col  libro  delle  preci ,  e  torcia 
accesa  col  capo  scoperto;  avendo 
ognuno  ai  fianchi  il  maestro  di  ca- 
mera colla  berretta  rossa,  ed  il  gen- 
tiluomo i  quali  se  sono  ecclesiastici 
vestono  l'abito  talare,  se  secolari 
quello  di  spada;  il  cameriere  in  a- 
bito  di  città,  col  cappello,  colla 
mantelletta,  e  colla  mozzetla  Cardi- 
nalizia; ed  il  cappellone  rosso,  o 
pai-asole ,  è  sostenuto  dal  decano  in 
abito  da  città;  sostenendo  il  cau- 
dt.  ario  d' ogni  porporato  i  lembi 
della  veste  Cardinalizia,  essendo  il 
caudatario  vestito  di  sottana ,  e  fa- 
scia di  seta  paonazza  ,  e  ferrai uolo- 
ne  simile  di  color  nero. 

Entrata  la  processione  nell'arcispe- 
dale, il  Papa  va  al  genuflessorio ,  e 
i  Cardinali  si  recano  a'  banchi  late- 
rali coperti  di  tappeti.  Ivi  il  decano 
d'ogni  Cardinale  pone  avanti  al 
suo  padrone  il  cuscino  rosso  per  ge- 
nuflettere,  assistere  al  Tantum  er- 
^Oj  e  ricevere  la  benedizione.  Rien- 
trata poi  la  processione  nella  basili- 
ca ,  e  collocatosi  V  ostensorio  colla 
ss.  Eucaiislia  sulla  mensa  dell'altare, 
il  Pouteficc,  coir  assislen/a  del  Car- 


CAP  67 

dirmi  primo  prete,  ripete  l' incensa- 
zione,  e  dopo  che  ha  ricevuta  la 
benedizione,  salutato  il  sagro  Colle- 
gio, colla  sua  corte,  e  col  treno  di 
città,  con  cui  erasi  recato  alla  ba- 
silica ,  fa  ritorno  alla  propria  re- 
sidenza, facendo  altrettanto  i  Car- 
dinaU.  Se  poi  il  Papa  non  intervie- 
ne ,  allora  il  Cardinal  arciprete  in- 
vita il  sagro  Collegio  ad  intervenirvi 
(circondato  nella  processione  dalla 
guardia  svizzera),  e  lo  ringrazia  do- 
po la  funzione,  ciò  che  non  fa  quan- 
do vi  si  porta  il  Papa  ,  per  non  per- 
dere l'onore  dell'  intervento  del  Som- 
mo Pontefice ,  come  a  sua  chiesa 
cattedrale.  Inoltre  lo  stesso  arciprete 
al  principio  della  processione  fa  por- 
tare quattro  torcie  accese  dai  suoi 
servitori  con  livrea  di  gala.  Consi- 
derandosi questa  processione  come 
fatta  pel  Papa  dal  Cardinal  vicario 
di  Roma,  cosi  accadde,  che  quando 
nel  i8i5  Pio  VII  si  trovava  a  Ge- 
nova, venne  il  ss.  Sagramento  por- 
tato da  monsignor  Frattini  vicege- 
rente, intervenendovi  i  Cardinali  So- 
maglia  vicario  di  Roma,  Michele 
di  Pietro,  e  Dugnani. 

Neir  ottava  della  stessa  festa  del 
Corpo  del  Signore,  il  capitolo  vati- 
cano, che  dal  giorno  della  solennità 
sino  ai  secondi  vesperi  del  giovedì ,  ha 
sempre  cantato  la  messa  e  il  vespero, 
coir  esposizione  della  ss.  Eucaristia , 
celebra,  dopo  il  vespero,  la  solenne 
processione  colla  medesima,  portata 
dal  Cardinale  arciprete,  ovvero  da 
un  canonico  insignito  del  grado  epi- 
scopale, facendo  al  primo  da  diaco- 
no, e  suddiacono  due  canonici,  e  al 
secondo  due  beneficiati.  La  proces- 
sione esce  dalla  porta  principale  ,  e 
giunta  presso  il  quartiere  delle  mi- 
lizie Pontificie,  si  rivolge  a  sinistra, 
e  dopo  un  tratto  di  strada  si  avvia 
verso  la  galleria,  o  vestibolo  destro, 


68  GAP 

donde  pel  portico  ritorna  all'altare 
Papale.  Il  detto  Cardinal  arciprete 
invita  il  sagro  Collegio  ad  interve- 
nirvi, onde  poi  individualmente  lo 
ringrazia  a' rispettivi  stalli,  termina- 
ta la  funzione.  E  se  vi  si  reca  il 
Pontefice,  ne  dà  l'avviso  con  un  bi- 
glietto stampato,  simile  al  summen- 
tovato,  ad  ogni  Cardinale,  per  mez- 
zo di  un  palafreniere.  Il  Papa  e  i 
Cardinali  vi  si  recano,  come  dicem- 
mo di  sopra,  tenendosi  in  tutto  lo 
stesso  cerimoniale;  e  solo  noteremo 
le  particolarità  di  questa  processio- 
ne, che  sono  le  seguenti. 

Il  Cardinal  arciprete  riceve  nella 
camera  capitolare  i  Cardinali,  ove 
deposte  le  mozzette  e  mantellette, 
assumono  le  cappe  rosse,  e  si  reca- 
no col  capitolo  all'  altare  Papale 
ove  è  esposto  il  Santissimo,  a  cele- 
brarvi il  vespero  solenne.  Termina- 
to il  vespero,  si  canta  dai  musici  il 
ritmo  Lauda  Sion,  ed  in  tal  tem- 
po passano  in  mezzo  al  coro,  pre- 
messa la  genuflessione  all'altare,  le 
zitelle  ammantate,  e  dotate  dalle 
arciconfraternite,  che  intervengono 
alla  processione,  e  quelle  dotate  dal 
capitolo  vaticano,  secondo  il  turno 
de'  rioni  di  Roma.  Ricevono  queste 
ultime  zitelle  dal  Cardinale  più.  de- 
gno, il  cedolino  della  conferita  do- 
tazione» 

Giunto  il  Papa  nella  basilica,  va 
al  genuflessorio,  e  dopo  breve  orazio- 
ne, pone  r  incenso  nel  turibolo,  che 
riceve  dal  Cardinal  primo  prete,  e 
genuflesso  nel  primo  gradino  dell'al- 
tare, incensa  il  Santissimo,  e  torna 
al  genuflessorio.  Quindi  il  diacono 
prende  il  Venerabile,  e  lo  consegna 
genuflesso  al  Cardinal  arciprete  , 
componendosi  la  processione  come 
segue,  e  regolandola  due  mansionari 
dal  principio  fino  ai  chierici  benefi- 
ciati, e  da  questi  sino  al  baldacchi- 


CAP 

no  i  maestri  delle  cerimonie  della 
basilica,  venendo  assistito  il  Papa 
dai  due  primi  cerimonieri,  e  il  sa- 
gro Collegio  dai  loro  compagni. 

Precede  un  drappello  di  grana- 
tieri seguiti  dal  campanello,  e  pa- 
diglione della  basilica,  da  quattro 
domestici  del  Cardinal  arciprete  in 
livree  di  gala  e  torcie  accese,  e  dal- 
le confraternite,  ed  arciconfraternite 
de'  ss.  Michele,  e  Magno,  di  s.  Egi- 
dio, e  del  ss.  Sacramento  in  s.  Gia- 
como ScossacavaUi,  colle  loro  inse- 
gne, bandiere,  tronchi,  stendardi,  cro- 
cefissi etc.  A  questi  sodalizi  succe- 
dono le  zitelle  ammantate  di  bian- 
co dotate  da  essi,  e  principalmente 
dal  capitolo,  accompagnate  da  due 
chierici  mazzieri,  e  dal  sotto  parro- 
co di  s.  Pietro  colla  torcia  in  ma- 
no. Prosegue  la  croce  del  capitolo, 
e  innanzi  ad  essa  vanno  due  custo- 
di della  basilica,  e  il  collettore  del- 
le messe,  in  vesti  paonazze,  e  maz- 
ze in  mano  coli' insegna  del  capito- 
lo. Indi  vengono  il  coro  de' musici, 
il  seminario  di  s.  Pietro,  i  cappel- 
lani del  coro,  i  vicari  curati  delle 
chiese  filiali  della  basilica,  i  chierici 
benefiziati,  i  benefiziati  e  i  canoni- 
ci accompagnati  da  quattro  chierici 
mazzieri.  Proseguono  vari  benefi- 
ciati, che  portano  i  turiboli  fuman- 
ti d' incenso,  e  i  candellieri  con  can- 
dele accese,  col  maestro  di  cerimo- 
nie del  capitolo.  Immediatamente  se- 
gue il  baldacchino  sostenuto  dai  ca- 
merieri d'  onore,  e  segreti  del  Papa, 
mentre  dodici  bussolanti  portano  la- 
tei'almente  torcie  accese,  ed  altri  quat- 
tro i  nobili  lampioni  o  fanali  con  lu- 
mi. Sotto  il  baldacchino  procede  col- 
l'ostensorio  il  Cardinale,  ed  appresso 
viene  il  Pontefice  colla  torcia,  in  uno 
al  suo  corteggio,  indi  seguono  otto 
musici  pei  mottetti  del  Lauda  Sion,  e 
i  Cardinali  per  ordine  di  gerarchia, 


GAP 

fiancheggiati  dagli  svizzeri.  Tornan- 
do in  chiesa  hi  processione,  dalla 
parte  del  vangelo  si  schierano  i  sud- 
detti confrati,  che  con  torcie,  e  lam- 
padari si  pongono  anco  intorno  al- 
la balaiistia  della  confessione.  Arri- 
vato il  Cardinal  arciprete,  o  il  ve- 
scovo canonico  all'  altare,  consegna 
il  Santissimo  al  diacono,  che  Io  po- 
ne sulla  mensa  dell'  altare,  cantan- 
dosi dai  musici  il  Tantum  ergo.  In- 
tanto il  Pontefice  pone  l'incenso  nel 
turibolo  coir  assistenza  del  Cardinal 
primo  prete,  e  incensa  il  Sagramen- 
!ato  Signore.  E  dopo  il  versetto  e 
r  orazione ,  il  funzionante  dà  col 
ss.  Sacramento  la  benedizione  al  po- 
polo; e  partiti  il  Papa  ed  i  Cardina- 
li, il  capitolo  dice  nello  stesso  luo- 
go la  compieta,  con  che  ha  termine 
la  funzione. 

Se  il  Pontefice  non  interviene  al- 
la processione,  vi  manda  ad  accom- 
pagnarla, oltre  la    guardia  svizzera, 
dodici    palafienieri    vestiti   di  rosso, 
colle .  zimarre  o  mantelloni    di  pan- 
no cremisi  e  colle  torcie  accese.  Fa 
sostenere  le  aste  del  baldacchino  dai 
bussolanti  vestiti   di  paonazzo,    cosa 
che,  nel  caso  del  non  intervento  per 
parte  del  Papa,  praticavasi  un  tem- 
po anche  colla  suddescritta    proces- 
sione lateranense,    ed    in    tal    circo- 
stanza anticamente  portavano  a    vi- 
cenda le  aste  del  baldacchino,  e    le 
torcie,    dodici    bussolanti ,    e    dodici 
palafrenieri.  E  qui  poi  da  avvertirsi, 
che  le    torcie  pei    Cardinali    per  le 
tre    processioni  del    Corpus   Domini 
della    Cappella  Sistina,   Lateranense, 
e  Vaticana ,    la    prima    è    mandata 
dal    Cardinal     camerlengo   del     sa- 
gro Collegio,  detraendone   T importo 
dai   Rotoli ,    che    ad  essi    apparten- 
gono, e    le  altre    si  acquistano    in- 
dividualmente dai  Cardinali.  Queste 
torcie,  come  più  volte  si  disse,  si  ri- 


CAP  69 

lasciano  ai  rispettivi  gentiluomini, 
benché  i  Porporati  non  si  rechino 
alla    processione. 

29.  Cappella  Papale  per  la  festa 
della  Natività  di  s.  Gio.  Battista 
tì''  24  giugno. 

Questa  si  suol  celebrare  nella  ba* 
silica  di  s.  Giovanni  in  Laterano, 
secondo  il  disposto  dalla  costituzione 
Egregia^  emanata  nel  i586  da  Si- 
sto V.  Però  non  mancano  esempi, 
che  siasi  tenuta  nel  palazzo  aposto- 
lico ove  risiede  il  Papa ,  stante  la 
lontananza  della  chiesa,  e  il  caldo 
della  stagione,  come  fece  Pio  VII, 
nel  1806.  I  Cardinali  vi  si  recano 
con  abito,  cappe,  e  tutt'altro  rosso, 
due  carrozze,  e  servi  con  livree  di 
gala,  ed  il  Papa  col  treno  detto 
di  città  .  Dalla  camera  de'  para- 
menti ,  preceduto  dai  Cardinah ,  e 
nel  modo  descritto  al  num.  4  della 
Cappella  della  Cattedra  di  s.  Pie- 
tro,  il  Sommo  Pontefice  è  portato 
in  sedia  gestatoria,  con  piviale  bian- 
co, e  mitra  di  lama  d'oro,  all'altare 
Papale,  dopo  avere  nella  solita  cap- 
pella del  Crocefisso,  detta  di  santa 
Severina,  adorato  il  ss.  Sacramento 
esposto.  Il  pali  otto  dell'altare,  e  la 
coltre,  e  coltrina  del  baldacchino, 
e  della  sedia  Papale,  sono  di  lama 
d'argento,  con  ricami  d'oro.  Canta 
messa  il  Cardinal  arciprete  della 
basilica ,  o  altro  Cardinale  per  lui , 
per  ispeciale  privilegio,  che  gli  si 
concede  dal  Papa  con  un  breve,  il 
quale  si  tiene  affisso  in  una  delle 
colonne  dell'  altare  Papale.  Sermo- 
neggia un  alunno  del  Pontificio  se- 
minario romano  ,  nuovamente  isti- 
tuito da  Leone  XII,  il  quale,  nel 
1827,  gli  concesse  di  fare  il  sermone 
in  questa  cappella  in  ogni  anno  avve- 
nire, dopo  il  qual  sermone  l'almi- 


70  GAP 

no  pubblica  trent'  anni  d'indulgenza 
concessi  dal  Papa.  Il  mottetto  all'ot- 
fertorio,  Fuit  homo  missus  a  Deo, 
è  del  Palestrina  con  seconda  parte. 
Se  poi  non  v'  interviene  il  Ponte- 
fice, allora  i  Cardinali  praticano 
ciò,  che  fanno  in  altre  simili  circo- 
stanze, cioè  appena  arrivati  nella 
basilica,  ed  adorato  il  Santissimo 
chiuso  nel  ciborio,  si  portano  imme- 
diatamente colla  cappa  agli  stalli,  e 
poscia,  quando  sono  tutti  riuniti, 
s' incomincia  la  messa  dal  celebran- 
te, con  paramenti  di  color  bianco. 

3o.  Vespe ro  Papale  per  la  festa 
de^  ss.  Pietro j  e  Paolo  a"  2 8  giu- 
gno. Indicazione  dello  splendido 
apparato  con  cui  adornasi  la 
basilica  i^aticana  per  la  solennità 
de' principi  degli  Apostoli. 

Questo  augusto  tempio,  che  con- 
tiene la  tomba  dei  beati  apostoli, 
per  la  loro  festività  adornasi  più 
magnificamente  che  nelle  altre  cir- 
costanze, in  cui  il  Sommo  Pontefice 
vi  celebra  il  vespero,  o  la  messa 
Pontificale.  Ed  è  perciò,  che  tutta 
la  chiesa  è  addobbata  di  damaschi 
di  color  cremisi  trinati  d'oro.  La 
statua  di  bronzo  di  s.  Pietro,  se- 
dente sotto  baldacchino,  si  veste  con 
ricco  piviale  di  broccato  d'oro,  con 
anello,  formale,  e  triregno  gioiellato, 
e  le  ardono  dinanzi  quattro  cerei,  e 
cinque  lampade  d'argento.  Il  Van- 
Titelh  disegnò  gli  ornati  d'argento, 
che  si  mettono  intorno  al  chiusino, 
ove  sono  i  corpi  de'  ss.  Pietro  e 
Paolo,  e  la  cornice  che  racchiude 
il  quadro,  in  cui  sono  dipinte  in 
tavola  le  antichissime  immagini  di 
detti  apostoli.  Lo  stesso  architetto 
disegnò  i  festoni  di  fiori  finti,  e  di 
'Varie  specie  e  colori ,  rinnovati  dal- 


CAP 

la  pietà  delle  dame  romane,  che  ad- 
ornano tutte  le  lampade  della  con- 
fessione, o  emiciclo,  che  sta  innanzi 
l'altare  Papale  dal  lato  della  porta. 
Fu  di  ciò  benemerito  anche  certo  fra- 
tei  Angelini,  laico  della  congregazione 
dell'oratorio,  già  cantore  della  Cap- 
pella Pontificia ,  divotissimo  di  s. 
Pietro,  concorrendo  alla  spesa  dei 
fiori,  ed  altro  in  uno  al  prelato 
Olivieri,  in  allora  economo  della  r. 
fabbrica.  Ambedue  inoltre  pensarono 
di  far  ardere  invece  dell'olio  la  ce- 
ra, in  tutte  le  numerose  lampade 
della  confessione,  e  delle  grotte  va- 
ticane, nell'anniversaria  solennità  dal 
primo  sino  a' secondi  vesperi.  A  tal  ef- 
fetto l'Angelini  lasciò  una  rendita  alla 
sagrestia,  ed  il  capitolo,  eseguendo 
religiosamente  le  pie  disposizioni  de- 
gli illustri  benefattori,  che  lasciarono 
lumi  perpetui  a  olio  a  questo  tanto 
celebre  sepolcro,  li  fa  ardere  not- 
te ,  e  giorno  contemporaneamente 
nel  sotterraneo  presso  la  tomba  de- 
gli apostoli,  oltre  i  menzionati  di 
cera.  Tuttavolta,  secondo  il  Torri - 
gio,  Grotte  Vaticane ^  pag.  24*2, 
viene  attribuita  a  Paolo  IV  la  so- 
stituzione della  cera  all'  olio  nel- 
le dette  lampade,  come  ordinò  al- 
trettanto nelle  Cappelle  domestiche 
de'  Papi. 

La  balaustrata  della  confessione, 
oltre  che  di  fiori  finti,  è  adornata 
da  una  gran  copia  di  fiori  freschi 
con  diversi  vasi,  e  candellieri  di 
argento  dorati  ,  che  si  dispongo- 
no simmetricamente,  al  piano  del- 
la confessione,  tapezzato  vagamen- 
te di  altri  fiori  freschi  .  Quivi 
ardono  sedici  cerei  su  altrettanti 
candellieri;  sulla  balausti-a  interna 
vi  sono  due  colonnette  di  alabastro, 
co' capitelli  e  piedistalli,  che  sosten- 
gono le  statue  de' ss.  Apostoli,  dono 
del  Cardinal    Zelada,    nonché  Gesù 


C\^  GAP  7t 

Cristo  che  dà  le  chiavi  a  san  Pie-  grandi  e  meravigliosi  candelabri, 
tre,  di  metallo  dorato  su  zoccolo  di  che  stanno  ai  lati  dell'  altare,  ap- 
porfìdo,  regalo  di  monsignor  Nicola  partenevano  al  deposito  di  Sisto  IV, 
Paracciaiìi  Clarelli,  canonico  vatica-  della.  Roi'cre^  che  in  bronzo  s'ara- 
no, ed  attuai  diacono  assistente  della  mira  nella  Cappella  del  ss.  Sacra- 
Cappelia  Pontifìcia.  Inoltre  sopra  il  mento.  LavoroUi  il  rinomatissimo 
balaustro  esterno  vi  sono  otto  can-  Antonio  Pollaiuolo,  e  stavano  uno 
dellieri  con  grossi  ceri,  e  quattor-  da  capo,  e  l'altro  da  piedi.  Vennero 
dici  in  quello  dell'altare  Papale,  il  fatti  dorare  dal  menzionato  monsi- 
quale  pure  dalla  parte  orientale  è  gnor  Olivieri,  per  servire  a  sì  no- 
guarnito  di  nobile  paliotto  ricamato  bilissimo  uso  nelle  più  solenni  fun-  " 
d'oro  su  fondo  rosso  con  sei  can-  zioni  della  basilica, 
dellieri     di    metallo    dorato.     Ivi    si  Soltanto  nella    vigilia  del  ss.  Na- 

espongono  le  otto  torcie    e  il  calice     tale,  e  in  questa  vigilia  per  la  festa 
d'argento,    che    il    senato    romano     de' principi  degli  apostoli,  il  Sommo 
offre     annualmente    in    omaggio     ai     Pontefice  canta    solennemente  il  ve- 
ss.   Apostoli.  Dall'altra  parte  dell'ai-     spero  nella  basilica  vaticana.  I  Car- 
iare evvi  altro  ricchissimo  ed  egual     dinali  si  recano   alla  camera  de'pa- 
paliotto,  colla  croce,  sette  candellieri     ramenti  del  palazzo  vaticano   presso 
d' argento  dorato,    e    due  statue  dei     la    sala    ducale    con    due    carrozze , 
ss.  Pietro  e  Paolo,  donate  alla  basi-     servi    con   livree    di  gala ,    vestendo 
lica   da    Gregorio  XIII.  I  primi  due     essi  di  scarpe,  e  tutt'altro  di  colore 
candellieri  colla  croce    sono  superbo     rosso    in    uno    ai  paramenti.     Se  il 
lavoro  di  Antonio  Gentile  faentino.     Papa    non    interviene,    i     Cardinali 
e  costarono  tredicimila  scudi  al  Car-     assumono  le  cappe  rosse,    il   Cai'di- 
dinal  Alessandro  Farnese,  nipote  di     nal    decano    intuona    il    vespero,    e 
Paolo  III,  che  li  regalò  alla  basilica     benedice  i  pallii.    Abbiamo  che  Cle- 
di  cui  era  arciprete.  Gli  altri  quat-     mente  XI,  nel  1720,  fece  celebrare 
tro  sono  squisito  donativo,  flitto  nel     un  tal  vespero  alla  Paolina  del  Qui- 
1G80  circa,  dal  Cardinal  Francesco     rinaie,    assistendovi    egli    medesimo; 
Barberini,    nipote   di  Urbano  Vili,     che  Innocenzo  XIII  fece  altrettanto, 
stato    pur    egli    arciprete.     Egregia-     nel    1721,    senza    intervenirvi,    ma 
mente    lavorolli    Carlo    Spagna,  in-     nel    1722    vi    assistette    intuonando 
tarsiandone  i   piedi  di  lapislazzoli,  e     il  vespero  il   Cardinal    del    Giudice, 
di  cristallo  di  monte  stupendamente     che  faceva  da  decano   nella    basilica 
cesellati  da   Anna   Amerani  romana,     vaticana;    che     Clemente    XII,     nel 
Ma    il    settimo    candelliere ,    che    si      1 731,  vi  assistè  soltanto,  e  che  altri 
pone    dietro  la  croce    nella   mattina     Papi  poi  dalla   residenza  del  Quiri- 
soltanto,    in    cui  il  Papa   celebra  la     naie    si  recarono    a   celebrarlo  nella 
messa    pontificale,    si    porta   sempre     basilica,    e    dopo    si    restituirono  al 
dalla   sagrestia  Pontificia ,    ed  i  zoc-     Quirinale. 

coli  di  metallo  doralo  su  cui  posano  Talvolta  i     Cardinali  nella    delta 

la  croce,  le  due  statue,  e  i  sei  pre-  camera  de*  paramenti  prendono  la 
ziosi  candellieri,  furono  donati  dal  cappa  rossa,  e  con  essa  precedono 
Cardinal  Carlo  Barberini,  pronipote  processionalmente  il  Papa  sino  al- 
di Urbano  Vili,  anch' egli  arciprete  l'altare  Pontificio  ,  ove  resa  al 
della     basilica.     Finalmente     i     due     trono  l'ubbidienza,    indi    la  depon- 


72  CAP 

gono  per  vestirsi  de'  sagri  paramenti 
di  colore  rosso.    In  questo  caso  an- 
che l'uditore  di  Rota,  che  porta  la 
croce  Papale,  incederà  in  cappa.  Ci 
avverte  l'Amati,    presso   il    Sestini, 
che  anticamente  i  Cardmali  di  qua- 
lunque  ordine,  ai  vesperi  usavano  il 
piviale,  e  i  suddiaconi  la  tonacella, 
per  distinguerla  dalla  dalmatica  veste 
propria  dei  diaconi.  Ora  e  per  lo  più 
prendono    questi    paramenti    appena 
giunti  nella  predetta  camera,  in  cui 
recasi  il  Papa  coU'accompagnamento, 
e  nel  modo  descritto  al  Pontificale  di 
Pasqua.   Vestito  è  il  Papa  per  altro 
con  iscarpe  di  seta  cremisi  ricamate 
d'oro,  ed  ha  la  mozzetta  e  la  stola 
di  raso  di  tal    colore,  che  nel   resto 
è  come  il  solito.  Anche  gli  altri,  che 
hanno  l'uso    de' paramenti ,    e    della 
cotta  sul    rocchetto,  prendono  i  pa- 
ramenti e  la  cotta  nella  stanza    dei 
paramenti,  ciò  che  fanno  dopo,  cioè 
se  il  sagro    Collegio    dopo     l' ubbi- 
dienza si  leva   le   cappe  per  vestirsi 
allora  de' sagri    paramenti,     avendo 
£jccompagnato    il     Pontefice    sino    a 
quel     punto     colle     cappe    rosse  ,    e 
gli    abbati  regolari  colle  mantellette 
e  mozzette. 

Dopo  di  aver  preso  il  Papa  la 
falda,  depone  sul  letto  de' paramen- 
ti la  stola,  e  la  mozzetta,  quindi  as- 
sume r  amitto,  il  camice,  il  cingolo 
la  stola,  il  piviale  nobile  di  colore 
rosso,  il  formale  prezioso,  e  la  mi- 
tra di  lama  d'  oro,  ascende  in  sedia 
gestatoria  nella  sala  ducale  co'  fla- 
belli ai  lati,  e  preceduto  da  tutti 
quelli  notati  al  citato  Pontificale  di 
Pasqua,  giunto  alla  sala  regia,  ivi 
nel  di  lui  passaggio,  dal  maestro  dei 
Pontificii  cursori  s' intima  la  quarta 
citazione  a  nome  di  monsignor  pro- 
curatore fiscale  della  camera  genu- 
flesso in  mezzo  ad  esso,  e  ad  altro 
cursore    Pontificio,    pei  censi  dovuti 


CAP 

alla  Santa  Sede,  che  non  essendo  slati 
soddisfatti  in  questo  giorno,  o  nel 
seguente,  si  devolvono  interamente  al 
fìsco  apostolico.  Si  avverta  aver  già 
fatte  il  detto  cursore  le  alti-e  tre  pri- 
me citazioni  nel  cortile  vaticano,  o- 
ve  sono  le  loggie  dipinte  da  Rafìael- 
lo,  e  ciascuna  volta  ha  detto  «  primo 
»  prò  prima,  secundo  prò  sccunda, 
«  tertio  prò  tertia  '',  essendo  con- 
cepito questo  ripetuto  atto  di  cita- 
zione ne'  seguenti  termini  :  >>  O- 
«  mnes  jurium  et  censuum  camerae 
>»  apostolicae  debitores  compareant 
>*  in  eadem  camera  coram  Cardi- 
»i  nali  camerario,  et  clericis  ad  jiu'e 
«  debito  solvendum,  qui  sunt  para- 
»  ti  illa  i-ecipeie,  et  haec,  quarto  prò 
»  quarta  dilatione  ad  statum.  In- 
»  stante  Francisco  Leggeri  procura- 
-'j  tore  fiscali  ".  Terminata  dal  mae- 
stro de*  cursori  tal'  intimazione ,  il 
Papa  legge  la  seguente  formola: 

>•  Protestationem  liane  tuam  in 
"  omnibus  admittimus  ;  omnia  quae 
»  ad  sartum  tectumque  jus  sanctae 
w  Sedis  et  camerae  apostolicae  ser- 
»  vandum  per  eamdem  Sedem,  ejus- 
»  que  ministros  huc  usque  gesta 
«  sunt,  confirmamus;  ac  tempus 
»>  et  tempora  non  decurrere  in  de- 
>»  trimentum  jurium  apostolicae  Se- 
»   dis  declaramus". 

Indi  il  Pontefice,  e  la  processione 
proseguono  il  cammino,  ne  si  fermano 
che  alla  fine  della  scala  regia,  al  ri- 
piano ov'  è  la  statua  equestre  di  Co- 
stantino. Ivi  stanno  in  cappa  già 
schierati  i  componenti  la  Camera 
Apostolica,  cioè  Cardinal  camerlen- 
go, uditore  della  camera,  tesoriere , 
chierici  di  camera,  avvocato,  e  pro- 
curatore del  fisco,  commissario  gene- 
rale, ed  altri,  come  meglio  dicesi  al- 
l'articolo,  Camera  apostolica,  do- 
po di  essere  stati  precedentemente 
nella  stanza  de'  tributi,  nello    stesso 


GAP 

palazzo  vaticano,  a  riscuotere  i  cen- 
si, i  tributi  feudali,  e    i    vassallaggi 
di  tutte  le  terre  soggette    al    domi- 
nio della  Romana  Chiesa;   ciò    che 
fanno  eziandio  nel    d\    seguente.     Il 
suddetto  procuratore  fiscale  fa  allo- 
ra  un'  altra  protesta,  intorno  al   du- 
cato di  Parma,  e   Piacenza,    appar- 
tenente  al    supremo    dominio    della 
Santa  Sede,  concepita   in  questi  ter- 
mini :  «    Consuetum    erat,    Beatissi- 
«   me    Pater,  in    hodierna    anniver- 
«   saria  celebritate,  qua  feudatarii  s. 
fi  R.  Ecclesiae    trihutum    de    more 
»  pmestare  tenentur    cameiae    apo- 
»»  stolicae,  persolvi  etiam  censum  in 
«   recognitionem    supremi,  et  directi 
«   dominii  sanctse  sedis  super  ducatus 
*»  Parmae,     et    Placentiae .    Veruni 
»»   cum  hujusmodi  possessio,  plurimis 
M   ab  hinc  annis  per  saecularem  po- 
w   testatem  occupata  fuerit,  et  deti- 
«   neatur,  hinc  est,  quod  ego  Sancti- 
«   tatis  Vestrae,   et  camerae  aposto- 
w   licae  procurator   fiscalis    generalis 
3»   contra  occupationem,  et  detentio- 
"  nem  praedictam    protestor,    eum- 
»  demqne  statura  ad  sanctam  sedem 
«   apostoli  Cam    pieno    jure    spectare 
»   declaro,  enixe  rogans  Sanctitatem 
»   vestram,  ut  hanc  meam  protestatio- 
>*   nem  benigne    admiltere    velit,    et 
w   justissimam  hanc  S.  R.  Ecclesiae 
»  causam  defendere  dignetur.  Ita  pro- 
»  testatus  sum  hac  die  vigesima  o- 
M  ctava  mensisjunii  anni  1840  ec.  ''. 
Quindi    il   Pontefice    risponde    colla 
seguente  formula,  che  legge    da    un 
libro  : 

**  Proteslationes  admittimus:  quae- 
>t  cumque  hactenus  gesta  prò  tuen- 
>*  dis  dominio ,  et  possessione  sta- 
>*  tus  nostri  Parmcnsis  et  Piacentini 
>»  rata  habentes,  confirmamus  solem- 
"  ni  hac  die  beatorum  apostolorimi 
"  Petri  et  Pauli  consecrata  maily- 
«   rio;  nihil  etiam  deino'ps  in    hu- 


CAP  73 

>»   jusmodi  eorum    patrimonio    asse- 
y»   rendo,  et  vindicando  Omnipoten- 
»»   tis  Dei    praesidio    ipsorumque    a- 
»   postolorum  ope  freti  ad  extremum 
«   usque    spiritum    praetermissuri  ^'. 
Tanto  questa   protesta,  che  la   pre- 
cedente, se  il  Papa  non    celebra    il 
vespero  Pontificale,   la  fa  nelle    sue 
domestiche  stanze,  alla  presenza  del 
menzionato  tribunale  della  camera. 
Dopo  di   tale  protestazione,  la  pro- 
cessione progredisce,    ed  il    Papa    é 
incontrato  e  ricevuto  nel  portico  di 
s.  Pietro  dal    capitolo  schierato    da 
ambo  i  lati,  in  abito  corale,  cioè  il 
Cardinal  arciprete  in  cappa,  che  poi 
depone  per  prendere  i  sagri  paramen- 
ti, e  andar  al  posto  che  gli  compe- 
te fra  i  suoi   colleghi,  il    suo    vica- 
rio, e  canonici   vescovi  in    rocchetto 
e  mantelletta,  mentre  gli  altri  cano- 
nici sono  vestiti  di  cotta  e  rocchet- 
to. Dall'  altro  lato    prendono    luogo 
in  cotta    i    beneficiati,    i    cappellani 
Innocenziani,   e  i  chierici  beneficiati, 
e  fra  il  suono  delle  campane,  della 
banda,  e  de'  tamburi,  de'  capotori  e 
granatieri,   che  divisi  in  due  ale  fian- 
cheggiano il  portico  e  la  navata  di 
mezzo    della    basilica ,    per  la  porta 
maggiore    della     basilica    medesima 
entia  il  Sommo    Pontefice ,    seguito 
da     que'  medesimi    personaggi    de- 
scritti   nel    Pontificale    di     Pasqua; 
mentre  i  musici  vaticani,  appena  com- 
parisce sulla  porta  il  Papa,   cantano 
il  versetto:   Tu  es  Petrus.   Giunta  la 
sedia    gestatoria  dinanzi    all'altare, 
ov'  è    esposto    sontuosamente    il    ss. 
Sagramento,    il  Papa  discende    per 
adorarlo,  in  uno  co'  Cardinali,  e  co- 
gli altri,   e  risalito  in  essa,  arrivata 
poi  all'altare  Papale,  di  nuovo  smon- 
ta dalla  gestatoria,  e  latta  breve  ora- 
zione al  genuflessorio    senza   mitra , 
ed  alzatosi  con  la  mitra  in  capo,  si 
veca  a  piedi  al  magiùfico  trono  ere^- 


74  CAP 

to  incontro  all'altare,  dalla  parte  di 
€{uelIo  della  cattedra.  La  coltre  del 
trono  stesso,  e  la  coltrina  della  se- 
dia Pontificia  sono  di  lama  d'oro 
rosso,  come  è  quella  della  coltre  del 
trono  di  terza ,  già  preparato  pel 
Pontificale  della  mattina  seguente. 

Dopo  che  il  Papa  si  è  messo  a 
sedere,  riceve  al  soglio  1'  ubbidienza 
dei  Cardinali  tutti  in  paramenti  rossi 
colla  mitra  in  mano  di  damasco 
bianco.  Gli  baciano  essi  la  mano 
sotto  l'aurifrigio  del  mante,  mentre 
i  patriarchi,  gli  arcivescovi,  i  vescovi 
assistenti,  e  non  assistenti,  tutti  in 
piviale  di  lama  d'oro  rossa,  e  mitra 
di  tela  bianca,  gli  baciano  il  ginoc- 
chio; ed  in  piviale  di  damasco  rosso 
con  mitra  di  tela  bianca,  gli  bacia- 
no il  piede  gli  abbati  mitrati  insie- 
me all'archimandrita  se  vi  è,  al  com- 
mendatore di  s.  Spirito,  ed  ai  peni- 
tenzieri della  basilica,  i  quah  vesto- 
no in  pianete  di  damasco  rosso. 

Il  Pontefice  levatasi,  per  mezzo  del 
Cardinal  secondo  diacono,  la  mitra, 
si  alza  in  piedi,  e  recitato  sotto  voce 
jl  Pater  nosler,  e  X Ave  Maria,  in- 
tona il  Deus  in  adjutoriauij  dal  li- 
bro che  gli  sostiene  il  Cardinal  ve- 
scovo assistente,  a  cui  risponde  il 
coro,  dandosi  così  principio  al  vespe- 
ro.  Poscia  l' uditore  di  Rota ,  che 
nella  seguente  mattina  deve  fare  da 
suddiacono  ministrante ,  in  cotta  e 
rocchetto ,  si  i-eca  a  pie  del  trono , 
e.  dà  al  Papa  l' intonazione  della  pri- 
ma antifona,  Pelrua  et  Joannes,  che 
si  replica  dal  Pontefice,  e  si  ripiglia 
da'  cantori.  Due  soprani  anziani  in- 
tonano poi  il  salmo  Dixit  Domi- 
nus,  e  terminato  che  sia,  due  con- 
tralti ebdomadari  ripetono  l'antifo- 
na ,  che  viene  proseguita  dal  coro. 
Il  medesimo  suddiacono  dà  la  secon- 
da antifona  al  Cardinal  primo  dia- 
cono assistente ,   nella  stessa  forma  , 


CAP 

che  l'ha  data  al  Papa  ;  la  terza  al  Car- 
dinal vescovo  assistente,  la  quarta 
al  Cardinal  primo  prete,  e  finalmen- 
te la  quinta  al  Cardinal  secondo 
diacono  assistente .  Questi  quattro 
Cardinali  ricevono  le  antìfone  (P^edi), 
coperti  di  mitra,  e  senza  di  essa  le 
ripetono  in  piedi,  rimettendosi  poi  a 
a  sedere  al  posto  loro. 

Terminato  il  canto  de'  salmi ,  il 
menzionato  uditore  di  Rota,  servito 
sempre  da  un  cerimoniere,  dice  il  ca- 
pitolo, e  preintona  l'inno,  che  poi 
s' intona  dal  Papa  .  Finito  l' inno, 
due  soprani  cantano  il  versetto.  In 
omneni  terrani ,  a  cui  risponde  il 
coro.  Et  in  fines  orhis  terrae,  etc. 
Dipoi  il  suddetto  uditore  di  Rota 
preintona  1'  antifona  del  cantico 
Magnificat  al  Pontefice  ,  da  cui 
viene  intonata,  e  poi  ripresa  dal 
coro.  La  cantilena  della  medesima 
dura  finche  il  Papa,  col  ministero  del 
Cardinal  vescovo  assistente,  abbia 
benedetto,  e  posto  l' incenso  nel  tu- 
ribolo sostenuto  in  ginocchio  dal 
decano  de'  votanti  di  segnatura,  giac- 
che subito  i  cantori  fanno  la  ca- 
denza, per  quindi  cantar  il  Magni- 
Jicat,  che  proseguesi  intanto  che  il 
Papa  fa  l'incensazione  dell'altare.  Ed 
è  perciò  che  il  Papa  scende  dal  tro- 
no, e  preceduto  dal  Cardinal  vesco- 
vo assistente ,  ed  accompagnato  dai 
due  Cardinali  diaconi  assistenti ,  e 
dai  patriarchi,  arcivescovi,  e  vescovi 
assistenti  al  soglio,  il  primo  de'  quali 
occorrendo  sostiene  la  candela  ac- 
cesa che  fa  le  veci  di  bugia,  va 
ad  incensare  l'altare,  avendo  già  due 
viditori  di  Rota,  accompagnati  da 
un  cerimoniere,  distesa  la  soprattova- 
glia  sulla  mensa. 

Dopo  r  incensazione  dell'  altare, 
il  Sommo  Pontefice  fa  ritorno  al 
tTOiio ,  ov'  è  incensato  in  piedi  dal 
Cardinal  vescovo  assistente,  il  quale 


GAP 
poi  viene  incensato  dall'  uditore  di 
Rota  suddetto ,  unitamente  ai  due 
Cardinali  diaconi  assistenti,  e  a  tutto 
il  sagro  Collegio,  intanto  che  il  mae- 
stro di  cerimonie,  il  quale  l'accom- 
pagna, dà  a  tutti  i  Cardinali  l'  ora, 
in  cui  nella  seguente  mattina  si  ce- 
lebrerà dal  Papa  il  pontificale.  Fi- 
nita r  incensazione ,  e  il  Magni/i' 
cat,  tutti  si  mettono  a  sedere,  e  i 
musici  ripetono  l' antifona,  intuona- 
ta da  due  contralti ,  che  dura  sin- 
ché sono  stati  incensati  i  patriarchi, 
e  i  vescovi  assistenti  al  soglio,  il 
governatore  di  Roma ,  il  principe 
assistente,  e  gli  altri  ec.  Terminata 
la  ripetizione  dell'antifona,  il  Papa, 
scoperto  di  mitra,  si  alza,  canta  Do- 
Tiiiims  vobiscum,  e  quindi  l' orazio- 
ne. Finalmente  due  soprani  anziani 
cantano  il  Benedicamus  Domino , 
dopo  di  che  il  Pontefice  dà  dal  tro- 
no la  solenne  benedizione,  avendo  a 
tal  uopo  portata  la  croce  papale  a 
pie  del  soglio  V  ultimo  uditore  di 
Rota  parato  di  tonacella  di  lama 
d' oro  rossa  ricamata.  Nel  tempo 
della  funzione  siede  egli  presso  la 
medesima  a  cornu  evangelii. 

Benedizione  de  Pontificii  pallii 
dopo  il  vespero. 

Terminatosi  il  vespero  pontifica- 
le, un  uditore  di  Rota  in  tonacel- 
la, cioè  il  loro  camerlengo  precedu- 
to da  due  mazzieri  Pontificii,  e  ac- 
compagnato da  due  colleghi  in  cot- 
ta e  rocchetto,  dagli  avvocati  con- 
cistoriali in  cappa,  e  da  un  ceri- 
moniere, si  reca  alla  Confessione , 
innanzi  alla  quale  nella  mattina  fu- 
rono dal  canonico  altarista  con  for- 
malità posti  i  pallii  da  spedirsi  ai 
patiiarclii,  arcivescovi,  e  vescovi,  che 
per  privilegio  ne  hanno  l'uso,  dopo 
essere  prima  stati    in    un  l)acile   di 


CAP 


75 


argento  sull'altare  del  coro  della  me- 
desima basilica,  sino  alla  recita  del- 
le laudi.  Fatta  pertanto  dall'udito- 
re di  Rota  camerlengo,  e  dagli  al- 
tri breve  orazione,  il  canonico  alta- 
rista di  s.  Pietro,  in  cotta  e  rocchet- 
to, gli  consegna  il  bacile  co'  pallii. 
Presosi  quel  bacile  dall'uditore  di 
Rota  col  predetto  accompagnamen- 
to, si  reca  al  trono  del  Papa,  il 
quale  colle  orazioni  prescritte  dalla 
bolla  emanata  da  Benedetto  XIV, 
nel  174B,  li  benedice  tre  volte  col- 
l'acqua  santa,  e  altrettante  gì'  incen- 
sa. Dopo  tale  benedizione  dall'  udi- 
tore di  Rota,  insieme  ai  snmmen- 
lovati,  si  riportano  i  pallii  nel  luogo 
o v'erano  stati  presi,  e  quindi  ven- 
gono riposti  dal  canonico  altarista 
in  una  cassetta  d'  argento  dorato , 
che  si  custodisce  sul  sepolcro  de'  ss. 
apostoli,  secondo  l' antico  uso.  Pri- 
ma solevano  benedirsi  i  pallii,  o  dal- 
l' arciprete,  o  da  un  vescovo  cano- 
nico della  basilica;  ma  dopo  che 
Benedetto  XIII  volle  benedirli  nel- 
l'anno santo  1725  a' 22  febbraio, 
giorno  sacro  alla  festa  della  catte- 
dra di  s.  Pietro  in  Antiochia ,  il 
Pontefice  Benedetto  XIV  fece  fare 
la  medesima  funzione  nella  vigilia 
de'ss.  Pietro  e  Paolo,  e  comandò ,  che 
ogni  anno  dovesse  eseguirsi  questa  so- 
lenne benedizione,  però  soltanto  do- 
po il  vespero  di  tal  gi  orno  dal  Pon- 
tefice, o  dal  Cardinale ,  che  avesse 
celebrato  i  vesperi  in  sua  vece,  co- 
me accadde  nel  i  'j6^  perchè  ,  es- 
sendo indisposto  Clemente  XI II,  sup- 
plì il  Cardinal  Cavalchiui  decano 
del  sacro  Collegio.  Un  altro  simile 
caso  avvenne  nel  1779  sotto  Pio  VI, 
per  non  dire  di  altri.  Intervengono 
a  questa  funzione  gli  uditori  di  Ro- 
ta, perchè  il  camerlengo  del  loro 
collegio  interviene  alla  consegna  dei 
pallii,  che  si  fa  dal  primu  Cardinal 


76  GAP 

diacono,  ed  anche  per  venire  ogni 
anno  consegnali  al  loro  decano  i 
due  agnelli  benedetti  nella  messa 
pontificale  dall'abbate  di  s.  Agnese 
fuori  le  mura,  onde  li  faccia  nutri- 
re in  qualche  monistero ,  affinchè 
colla  bianca  lana  loro  siano  tessuti 
i  pallii,  come  si  dice  a  quell'artico- 
lo.  Gli  avvocati  concistoriali  vi  Iian- 

^  J10  luogo,  come  quelli  che  ne'  con- 
cistori segreti  fanno  al  Papa  l' istan- 
za del  pallio  pei  nuovi  patriarchi, 
primati,  arcivescovi,  non  che  pei  ve- 
scovi, i  quali  per  privilegio  ne  han- 
no l'uso.  Finalmente  interviene  il 
canonico  altarista,  siccome  custode 
della  cassetta ,  ove  si  conservano  i 
palHi,  donde  li  trae  ne' concistori  il 
primo  cerimoniere  Pontificio,  che 
tiene  in  deposito  la  sua  chiave  esclu- 
sivamente, secondo  il  disposto  dalla 
citata  costituzione  di  Benedetto  XI V. 
Dopo  la  benedizione  de' pallii,  il 
Pontefice  scende  dal  trono,  per  far 
breve  orazione  innanzi  all'altare, 
nel  suo  genuflessorio ,  ed  asceso  in 
sedia  gestatoria,  con  mitra  in  testa, 
preceduto  dal  sagro  Collegio,  e  colla 
solila  processione,  si  reca  alla  Cap- 
pella della  Pietà,  ridotta  a  stanza  dei 
paramenti.  E  senza  ritornare  a  quel- 
la ov' erasi  vestito,  quivi  si  spoglia, 
e  ripresa  la  mozzetta,  e  la  stola  di 
raso  rosso,  fa  ritorno  alla  contigua 
residenza,  fra  i  suoi  palafrenieri  col- 
le torcie  accese.    I  Cardinali ,    e  gli 

^  ^Itri  spogliatisi  nella  detta  stanza, 
od  altrove ,  ripreso  quanto  aveano 
deposto  avanti  la  funzione,  ritorna-? 
no  a'  propri  palazzi.  Prima  i  Cardir 
nali,  e  tutti  quelli  che  assumono  i 
paramenti,  e  le  cotte,  deponevano 
quelli  e  queste  appena  terminata  la 
benedizione  dei  pallii  ,  e  riprende? 
vano  le  cappe  colle  quali  accompa- 
gnavano il  Pontefice  alla  camera 
de'  paramenti. 


GAP 

Fino  al  1787,  dopo  11  vespero 
pontificale,  nel  ritorno  che  il  Papa 
faceva  alla  camera  de' paramenti,  si 
fermava  avanti  la  porta  maggiore, 
fra  i  dtie  pili  dell'acqua  santa,  ove 
formalmente  riceveva  il  trii)uto,  chia- 
mato Clìinea  (  Fedi  )  di  settemila 
ducati  d'oro  di  camera,  che  gli  si 
piesentava  dentro  un  vaso  d' argento, 
sostenuto  sulla  sella  d'  un  cavallo 
l)ianco  detto  Chineaj  dal  contesta- 
bile Colonna ,  come  ambasciatore 
straordinario  del  re  delle  due  Sici- 
lie, colla  seguente  formula: 

»  N.  N.  re  delle  due  Sicilie,  di 
»  Gerusalemme  ec. ,  mio  sovrano 
»  signore,  presenta  a  vostra  Santità, 
»  ed  io  nel  suo  real  nome,  questa 
»  Chinea  decentemente  ornata  col 
»  censo  di  settemila  duqati  pel  re- 
»  gno  di  Napoli,  e  prego  il  Signore 
'>  Iddio,  che  la  Santità  vostra  possa 
»  riceverla  per  molti ,  e  felici  anni 
»  a  maggior  aumento  della  nostra 
fi  santa  fede  cattolica,  come  l' istessa 
»  maestà  sua  coli'  intimo  del  suo 
»  real  animo  augura,  e  sommamen- 
>y  te  desidera  a  vostra  Santità.  " 
A  quest'atto  il  Pontefice  rispondeva 
nel  seguente   modo  : 

»  Censum  lume  nobis,  et  sedi 
»  Apostolicae  debitum  prò  directo 
»  dominio  regni  nostri  utriusque 
>f  Siciliae  cis  ultraque  pharum  liben- 
»  ter  accipimus,  et  acceptamus, 
*»  charissimo  in  Christo  fìlio  N.  N. 
fi  salutem  (  se  il  re  avea  moglie 
qui  esprime  vasi  dal  Papa  il  deside- 
rio di  prole,  o  di  maggior  pro- 
le, cioè  con  queste  parole:  copio- 
sani  soholìs  felicitatemi  etc.  ),  a 
>'  Domino  precamur;  eique,  po- 
»  pulis,  et  vassallis  apostolicam  be- 
'»  nedictionem  impertimur.  In  nomi^ 
>i  ne  Patris,  et  Filli,  et  Spiritus 
>r>  Sanctiv  Amen.  "  Quando  poi  il 
re,  che  faceva   presentave    il  censo, 


ÓAP  .  GAP  77 
era  stato  investito  dallo  stesso  Pon-  medesima  alla  presenza  del  sagro 
tetice,  che  lo  riceveva,  dopo  le  parole  Collegio,  e  del  pieno  tribunale  della 
Filio  nostro  N.  N.,  aggiungeva,  a  reverenda  camera,  come  fecero  nel 
Nohis  ììwestito.  E  dopo  questa  ri-  1780  Clemente  XII,  Benedetto  XIV 
sposta  il  Pontefice,  nella  stessa  sedia  nel  1740,  e  nel  1758  Clemente  XIIT, 
gestatoria  veniva  portalo  alla  carne-  recandovisi  il  contestabile  colla  so- 
l-a  de' paramenti,  eretta  nella  Gap-  lita  cavalcata,  e  nobile  accompagna- 
^  pella  della  Pietà,  nella  stessa  basilica  mento.  Prima  però  di  delti  Papi , 
per  ispogliarsi  delle  vesti  pontificali,  avvenne  nel  1724,  che  il  detto  con- 
Se  il  Pontefice  era  impotente  a  testabile  trovandosi  infermo,  ne  tras- 
celebrare il  vespero,  vi  assisteva,  o  ferisse  il  Papa  d'  allora  Benedetto 
si  recava  nella  basilica  vaticana  nel  XI li  la  cerimonia  agli  8  di  setlem- 
momento  di  ricevere  il  tributo,  che  bre,  ricevendo  la  chinea  in  s.  Maria 
talvolta  fece  presentare  nel  palazzo  del  Popolo,  dopo  la  Cappella.  Ac- 
apostolico.  Ed  è  perciò,  che  Clemen-  cadde  inoltre,  che  invece  del  conte- 
le Xll,  nel  1738,  previe  le  formali  stabile,  ed  in  sua  assenza,  o  indispo- 
proteste  del  luogo,  ricevette  la  chi-  sizione,  fu  presentata  dai  Cardinali 
nea  nella  camera  de' paramenti  del  deputati,  cioè  nel  1768  a  Clemente 
Quirinale,  sebbene  il  vespero  dal  XllI  dal  Cardinal  Orsini,  ministro 
sagro  Collegio  si  celebrasse  nella  ba-  presso  la  santa  Sede  del  re  Ferdi- 
silica  vaticana.  Vestito  era  quel  Pon-  nando  IV,  e  nel  1779  a  Pio  VI, 
tetice  in  mozzetta  e  stola,  sedente  dal  Cardinal  Colonna  vicario,  fì'a- 
sotto  baldacchino,  coli' assistenza  del  tello  del  contestabile,  che  vi  si  recò. 
Cardinal  nipote,  e  del  Cardinal  ca-  col  seguito  di  otto  carrozze,  ed  il 
merlengo  coli' intero  tribunale  della  corteggio  de' gentiluomini  de' Cardi- 
camera  apostolica.  Benedetto  XIV,  nali,  corpo  diplomatico,  e  prelati  di 
nel    1757»  la  ricevette  nella  camera  rango  ec. 

della   congregazione    del    sant'uffizio  Ma  nel    1788,    non  avendo  fatto 

dello  stesso    palazzo  Quirinale.    Cle-  il  re  di  Napoli  presentar  a  Pio  VI 

mente  XIII    abitando  nel     Quirina-  il  consueto  tributo,  questo  Pontefice, 

le,  nel    1766,  si  recò  al    Vaticano  prima  della  benedizione  de' pallj  n€ 

per    ricevervi    la    chinea    nella    sala  fece  solenne  protesta,    pronunziando 

concistoriale,  senza  avere  assistito  al  analoga  allocuzione  in  trono.  Quindi 

vespero,  facendo  altrettanto  nel  1767  nella  seguente  mattina,  dopo  la  ce- 

e    1768;  e  Pio  VI,  nel   1779,  ^^'^^  lebrazione  del  pontificale  nel    luogo 

sua    residenza    nel    Vaticano,    scese  ove    solevasi    presentare    la   chinea, 

nella  contigua  basilica  solo  per  rice-  monsignor    procuratore  generale  del 

vere  il  censo  della   chinea.     Antica-  fisco,    in  compagnia    de'  ministri  ca- 

mente  si  sa   però    ancora,    che  essa  merali,  espose    al    Papa   una  rispet- 

piesentavasi  dopo  il  pontificale  della  tosa   e  formai   protesta   rapporto  al 

mattina    seguente.    Quando  la  festi-  censo,  e  tributo  non  soddisfatto,  che 

vita  de' ss.  Pietro  e  Paolo  cadde  in  venne    dal    Pontefice    accettata    con 

sede  vacante,  il  novello  Pontefice  la  relativa  risposta,  ciocche  praticò  nel- 

ricevette  agli  8  settembre  nella  chic-  lo  stesso  luogo,    e  mattina  in  tutto 

sa  di  s.   Mrria    del  Popolo  dopo  la  il  suo  pontificato ,    seguito  dai    Pi*- 

Cappella    Papale,    ove    portavasi   in  pi  successori,  con     quella    formula, 

fui-ma    pubblica,    sulla    poi  tu    della  che  riporteremo  nella  seguente   de- 


78  CAP 

scrizione     del      pontificale     di     san 

Pietro. 

3  I .  Pontificale  messa  celebrata  dal 
Papa  nella  basilica  vaticana  ai 
29  giugno  per  la  festa  de'  santi 
apostoli  Pietro j  e  Paolo. 

Per  questa  festività  anticamente 
si  celebravano  tre  messe  :  le  prime 
due,  una  delle  quali  si  cantava  nella 
notte,  erano  in  onore  di  s.  Pietro, 
e  la  terza  era  comune  a  s.  Pietro, 
ed  a  s.  Paolo.  Il  sommo  Pontefice 
faceva  le  due  prime  uffiziature  nella 
basilica  vaticana,  e  quindi  passava 
a  fare  la  terza  nella  basilica  ostiense 
dedicata  a  s.  Paolo.  Ma -in  progresso 
per  la  lontananza  di  questa  basilica, 
e  pel  gran  caldo  della  stagione ,  riu- 
sciva di  molto  incomodo  siffatto  tra- 
gitto, sebbene  talora  per  farlo  s' im- 
barcasse il  Papa  coi  Cardinali,  e  gli 
altri  pel  Tevere.  Fu  quindi  separata 
la  commemorazione  di  s.  Paolo,  e 
riserbata  al  giorno  seguente,  col  ti- 
tolo di  Commemorazione  di  s.  Pao- 
lo, senza  l'intervento  del  Pontefice, 
ne  del  sagro  Collegio  ne  degli  altri, 
ma  solo  con  quello  de' patriarchi , 
arcivescovi,  e  vescovi  assistenti  al 
Pontifìcio  soglio  (  Fedi  ) ,  come  or- 
dinò Papa  Benedetto  XIV. 

Non  dispiacerà  che  qui  si  riporti, 
quanto  in  proposito  descrive  il  piaz- 
za nella  Gerarchia  pag.  346.  »  Nel- 
"  la  patriarcale  basilica  di  s.  Paolo, 
^'  tanta  era  la  venerazione  per  es- 
"  so  de'  Sommi  Pontefici,  e  del  po- 
'•'  polo  romano,  che  nel  d'i  della  fe- 
»  sta  il  Papa  non  solo  vi  andava 
"  a  cantare  i  primi  vesperi  della 
«  Commemorazione,  ma  vi  restava 
»  la  sera  per  trovarsi  la  notte  al 
«  mattutino  cogli  altri.  Quando  leg- 
»'  gè  vasi  la  quarta  lezione,  il  Papa 
"  si  partiva  dal  coro,  e  andava  al- 


CAP 

»»  r  arca  di  .s.  Paolo  nella  confessio- 
'»  ne  :  ivi  apriva  la  seconda  fìne- 
>»  strella ,  corrispondente  sopra  il 
«  corpo  del  beato  apostolo,,  e  colla 
«  mano  estraeva  il  turibolo,  che 
*>  con  carboni  d' incenso  eravi  sta- 
«  to  collocato  nel  medesimo  giorno 
**  dell'anno  precedente.  Quel  carbo- 
>»  ne  ed  incenso  che  vi  rinveniva 
«  lo  consegnava  all'  arcidiacono ,  e 
'♦  questi  lo  distribuiva  al  popolo, 
»  che  il  riceveva  con  gran  divo- 
M  zione.  Terminata  tale  distiibuzio- 
»  ne,  veniva  il  turibolo  riempito  di 
»  carboni  accesi ,  con  un  cannello 
3>  di  vetro  pieno  d' incenso  fumau- 
>»  te,  ed  il  Papa  lo  riponeva  nello 
«  stesso  luogo  ,  chiudendo  la  fìne- 
»  strella.  Allora  prosegui  vasi  il  mat- 
«  tutino,  e  nella  seguente  mattina 
»  cantava  la  messa  nell'altare  Pon- 
»  tifìcio,  sul  quale  celebravano  sol- 
»  tanto  il  Papa,  e  i  Cardinali  ebdo- 
»   madari  ". 

Il  Pontefice  pertanto  celebra  messa 
solenne  nella  basilica  vaticana,  locchè 
approvò  Sisto  V,  colla  bolla  de'  i3 
febbraio  i586,  colla  quale,  come  di- 
cemmo altrove,  fece  un  diligente  rego- 
lamento per  le  Pontificie  Cappelle. 
Tuttavolta  non  mancano  esempi,  che  i 
Papi  per  l'età,  o  per  le  indisposizioni  o 
non  celebrarono  la  messa,  o  talora 
solo  v'  assisterono ,  od  alcuna  volta 
neppure  v'  intervennero.  Nel  1720  si 
ha,  che  Clemente  XI  si  recò  ad 
assistervi  celebrando  la  messa  un 
Cardinal  vescovo  suburbicario,  colla 
solita  spedizione  del  breve  di  dispen- 
sa. Nel  1721  cantò  la  messa  il  Car- 
dinal Paolucci  vicario  di  Roma;  ma 
non  vi  andò  Innocenzo  XIII,  ciò 
che  non  fece  neppure  nel  1722. 
Clemente  XII,  nel  i73i,  assistette 
alla  messa  cantata  del  Cardinal  Bar- 
berini, sotto  decano  del  sagro  Col- 
legio.    Benedetto    XIV,    nel    1746, 


non  solo  pontificò,  ma  come  quello 
che  rese  più  solenne,  oltre  la  festa, 
anche  l' ottava  de'piincipi  degli  apo- 
stoli, coirislltuire  sei  Cappelle  pre- 
latìzie, ed  una  Cardinalizia  ( /^W/), 
celebrò  nella  stessa  basilica,  e  gior- 
no la  canonizzazione  di  cinque  santi. 
Pio  VII,  stante  la  occupa/ione  di 
Roma  operata  nel  1808  e  nel  1809 
dalle  truppe  imperiali  francesi,  non 
si  recò  ne  al  vespero,  né  al  ponti- 
ficale di  questa  festività,  onde  nel 
1808  la  fece  celebrare  in  s.  Pietro 
dal  Cardinal  decano  del  sagro  Col- 
legio, cui  tocca  cantare  la  messa, 
se  il  Papa  assiste,  o  non  interviene, 
insieme  a  Cardinali,  e  agli  altri  che 
hanno  luogo  in  Cappella;  ma  nel 
1809,  pontificò  nella  basilica  monsi- 
gnor Guerrieri  arcivescovo  di  Tebe, 
canonico  vaticano,  senza  l'  assistenza 
de'  Cardinali,  prelati,  ec.  e  dopo  il  so- 
lenne mattutino  cantato  dal  capitolo 
nella  cappella  del  coro,  celebrò  sull'al- 
tare portatile,  eretto  innanzi  l'altare 
Papale.  Dai  mss,  dell'archivio  della 
basilica  vaticana  leggiamo  due  altri 
simili  esempi  allorquando  la  festa 
di  s.  Pietro  cadde  nella  sede  vacan- 
te; cioè  nel  1740»  in  cui  il  capitolo 
(dopo  il  mattutino  in  pontìficalihus) 
si  recò  processionalmente  all'  altare 
Papale,  ove  nell'  altare  portatile 
innanzi  eretto,  con  musica  solenne 
cantò  messa  monsignor  Santamaria, 
essendo  monsignor  vicario  indisposto; 
e  nel  1758  monsignor  vicario  aven- 
do solennemente  cantato  secondo  il 
solito  nella  Cappella  del  coro  il  mat- 
tutino, dopo  l'ora  di  terza,  passò  a 
cantare  la  messa  all'altare  portatile, 
avanti  l'altare  maggiore. 

1  Cardinali  si  recano  alla  camera 
de' paramenti  del  palazzo  valicano 
con  due  carrozze,  domestici  con  li- 
vree di  gala,  vesti,  paramenti,  scar- 
pe, e  tutt'altro   rosso.    Arrivati  alla 


GAP  79 

sala  ducale,  quivi  assumono  i  para- 
menti, e  passano  nella  camera  dei 
paramenti  ad  attendere  il  Papa,  che 
se  soltanto  assistesse,  allora  i  Cardi- 
nali non  prenderebbero  i  sagri  pa- 
ramenti ,  ma  le  sole  cappe  rosse , 
del  qual  colore,  anco  in  tal  caso,  de- 
vono essere  le  vesti ,  e  le  scarpe , 
praticandosi  altrettanto,  anche  quan- 
do il  Pontefice  non  v'  intervenisse. 
Ciò  non  pertanto  trovandosi  in  fio- 
ma,  nel  18 ig,  Francesco  I,  impe- 
ratore d'  Austria  ,  insieme  ad  altri 
sovrani,  ed  essendo  Pio  VII  impo- 
tente a  celebrare  solennemente  la 
messa,  acciocché  la  funzione  riuscis- 
se pii^i  maestosa,  nell'  assistervi  fece 
assumere  gì'  indumenti  sacri  a'  Car- 
dinali, patriarchi,  arcivescovi,  ec.  , 
cioè  a  tutti  quelli,  che  ne  hanno 
l'uso.  Anche  Pio  Vili,  Casti^ìionì, 
per  le  sue  indisposizioni,  nel  i83o, 
assistette  solo  alla  messa  cantata  dal 
Cardinal  decano  del  sagro  Collegio  ; 
ma  volle  che  questo ,  e  quelli  che 
possono  assumerli ,  si  vestissero  dei 
sagri  paramenti  rossi.  Inoltre,  inve- 
ce di  partire  la  processione  dalla 
camera  de'  paramenti,  uscì  dalla  cap- 
pella della  Pietà ,  ridotta  a  stanza 
de'  paramenti.  Il  Papa  andò  in  se- 
dia gestatoria,  ma  senza  baldacchi- 
no, e  senza  i  sette  candellieri  ;  anzi 
a  minor  incomodo.  Pio  Vili  fece 
la  confessione  a  pie  del  trono,  e  non 
dell'  altare,  ricevendo  all'  ubbidienza 
i  Cardinali,  patriarchi,  arcivescovi, 
vescovi ,  abbati ,  e  penitenzieri.  Al 
trono  poi  in  pianeta  assistette  il  Car- 
dinal primo  prete,  ed  al  prefazio  il 
Papa  non  si  mosse  dal  trono,  ed  ivi 
genuflesse. 

Non  è  finalmente  a  tacersi  ,  che 
se  il  Pontetìcc  non  celebra,  né  assi- 
ste ,  e  la  processione  non  partisse 
dalla  camera  de'  paramenti,  seconda 
che  anticamente  u  faceva  in  tal  cir^ 


8o  CAP 

costanza,  come  si  è  accennato  nel  pon- 
tificale di  Pasqua,  i  Cardinali  arri- 
vati nella  sagrestia  della  basilica  si 
recano  nella  camera  capitolare ,  e 
quivi,  assunta  la  cappa  rossa,  va 
ognuno  da  sé  direttamente  al  pro- 
prio stallo,  non  potendosi  in  questa 
mattina,  né  nel  giorno  pei  secondi  ve- 
speri  prendere  la  cappa  nella  basilica. 
Venuti  poi  i  Cardinali  per  assistere 
alla  messa,  il  Cardinal  decano  cele- 
brante, od  altro  vescovo  suburbicario 
in  sua  vece,  dalla  sagrestia  va  all'alta- 
re Papale,  e  dà  principio  al  santo  sa- 
crifizio, praticandosi  quelle  stesse  ceri- 
monie suddescritte,  e  relative  a  quan- 
do non  evvi  presente  il  Sommo  Pon- 
tefice, in  uno  alla  pubblicazione  del- 
l' indulgenza  dall'  altare  di  cinquanta 
anni. 

Celebrandosi  adunque  dal  Papa 
il  solenne  Pontificale  per  la  festa 
de'  principi  degli  Apostoli,  egli  colle 
solite  vesti,  mozzetta,  e  stola  di  raso 
rosso,  e  coli' accompagnamento  su- 
periormente pur  detto  al  §  Vili,  e 
nel  pontificale  di  Pasqua  n.  17,  re- 
casi dalle  sue  stanze  a  quella  de'  pa- 
ramenti, ove  nel  modo  indicato  pren- 
de i  paramenti  medesimi ,  insieme 
al  piviale  rosso,  e  triregno,  con  cui 
ascende  in  sedia  gestatoria ,  sotto 
baldacchino  rosso ,  e  fra  i  flabelli. 
Giunto  nella  sala  ducale,  preceduto 
dalla  solita  processione,  ascolta,  ed 
accetta  la  citazione  concepita  negli 
stessi  termini  di  quella  pronunziata 
nel  giorno  precedente  dal  maestro 
de'  cursori  Pontificii ,  a  nome  del 
procuratore  generale  del  fìsco  ivi 
presente ,  pei  canoni ,  e  censi  non 
pagati  alla  sede  apostolica  nella  cor- 
rente festività,  avendo  il  detto  cur- 
sore praticato  le  anteriori  tre  inti- 
mazioni anche  in  questa  mattina 
nel  cortile  vaticano  delle  loggie  di- 
pinte dà  Raffaello,  alla  presenza  del 


CAP 

popolo.  Nel  portico  il  Papa  è  rice- 
vuto dal  capitolo  vaticano,  alla  cui 
testa  evvi  1'  arciprete,  e  dopo  la  con- 
sueta adorazione  del  ss.  Sacramen- 
to, passa  all'altare  Papale,  che  tro- 
vasi addobbato ,  co'  medesimi  pre- 
ziosi arredi  del  giorno  precedente, 
come  dicemmo  parlando  del  vespe- 
ro.  Ne  solo  il  portico,  ma  la  basi- 
lica ancora  è  guarnita  da  tutti  i 
corpi  di  guardia,  descritti  al  citato 
pontificale  di  Pasqua,  praticandosi 
tutte  le  cerimonie,  e  riti  eguali,  me- 
no quelle,  che  qui  si  avvertiranno. 
Simili  poi  sono  i  posti  di  tutti  quelli, 
che  vi  hanno  luogo,  e  i  diversi  uf- 
fici, che  da  molti  si  esercitano. 

Giunto    il    Papa    avanti    l' altare 
pontificio,  e  fatta  orazione  al  genu- 
flessorio,  va  al  trono  di    terza,  ove 
riceve    la    consueta    ubbidienza    dai 
Cardinali,  patriarchi ,  ec. ,  e  poi  dà 
principio    all'ora    di    terza,  e  fa  la 
preparazione  della  messa,  intonando 
a  suo    tempo    due    soprani   V  inno  : 
]\'unc  sancle  nobis  Spìritus,  che  con 
sollecitudine  si   prosegue    dal   coro, 
e  finito  che  sia,  l'anziano  de'  sopra- 
ni   intona    l'antifona,   Argentimi    et 
aurunij  e  poi    i    contralti    ebdoma- 
dari ,  cantano  il  salmo  Legem  pone 
niihij  Domine.  Terminati  i  tre  sal- 
mi, e  replicata  l'antifona,  il  Ponte- 
fice si    alza  in    piedi    colla  mitra,  e 
un  soprano,  destinato    dall'anziano, 
dice  il  capitolo,  quindi  due  soprani 
dicono    i    versetti ,    alternandoli  col 
coro.    Il   Papa  siede ,  dipoi    depone 
la  mitra,  s' alza  e  canta  :    Donu'nns 
vobiscwuy  che  ripete  dopo  l'orazio- 
ne, finché  due  soprani  dicono  Bene- 
dicaniusj  ec.  Segue  la  prima  lavan- 
da delle  mani,  dopo  di  che  il  Pon- 
tefice prende  i    sagri    paramenti    di 
colore  rosso,  al  paro  del  grembiale, 
e  vestitosi  di  essi,  scende  dal  trono 
di  terza,  e  processionai  mente   s'av- 


V    GAP 

via  air  altare  ad  incominciare  la 
messa,  dopo  avere  al  solito  luogo  am- 
messo al  duplice  bacio  i  tre  ultimi 
Cardinali  diaconi,  ed  incensato  che 
abbia  l'altare,  si  reca  al  trono  gran- 
de verso  il  fine  del  presbiterio. 

Compiuto  il  canto  dell'epistola  gre- 
ca, si  dà  principio  al  graduale,  il  quale 
si  dee  dire  adagio,  non  essendovi  la 
sequenza  come  nel  giorno  di  Pasqua. 
Prima  anco  in    questo  Pontificale  i 
Sommi  Pontefici ,    dopo  V  evangelo , 
solevano  recitare  un'omelia,  termi- 
nata la  quale,  compartivano  la   be- 
nedizione. Il  mottetto  dell' ortertorio 
2\i  es  Petrus^  è   composizione    con 
seconda    parte ,    che   suole  replicar- 
si ;    ma   prima  del    prefazio  non  ha 
luogo  il  rito  de'  due  Cardinali  dia- 
coni a'  lati  dell'altare,    essendo   solo 
proprio  del  pontificale    di    Pasqua , 
come  lo  è  il  non  rispondersi  Amen 
al  Per    omnia  saecuìa    saeculoruni 
avanti    il    Pater  noster,    mentre   in 
questo  caso  1'  Amen  si  dice  dal  co- 
ro. IVon  vi  è  nel  presente  pontificale 
la  comunione  de'  Cardinali  diaconi, 
né  del  principe  assistente    al  soglio, 
del    senatore  ,    de'  conservatori ,  del 
priore  de'  capo-rioni,  e  del  maestro 
dal  sacro  ospizio ,    onde    le    torcie , 
che  sostengono  i  votanti  di  segnatu- 
ra  e  altri   prelati,  si  ritirano  dall'al- 
tare, dopo  che  il  Cardinal  diacono, 
e  il  suddiacono  latino  abbiano  con- 
sumale le  specie  sacramentali,    ter- 
minando inoltre  i  cantori    Pontifìcii 
il  Dona  nohis  pacem^  oW  Agnus  Dei, 
quando  il   Papa  avrà  sorbito  il  san- 
gue colla    canna    d' oro ,    o    fìstola. 
Disceso  quindi  il  Pontefice  dal  tro- 
no, il  coro  incomincia  il  canto    del 
.  Communio.  Finalmente    dopo    l' Ile 
niissa  est,  il  Papa  dà  all'altare    la 
solenne  benedizione,  ponendosi  l'udi- 
tore di  Rota  poi  tutore  della    croce, 
con  questa  alzata,   dinanzi    l'altare, 

\0L.    IX. 


CAP  8f 

ed  immediatamente  il  Cardinal  ve- 
scovo assistente  pubblica  l'indulgen- 
za plenaria  accordata  a  tutti  gli 
astanti.  Quindi  il  Papa  legge  il  van- 
gelo di  s.  Giovanni,  o  della  dome- 
nica, se  la  festa  cade  in  questo  gior- 
no, e  poi  il  diacono  ministrante  gli 
leva  il  pallio  e  il  manipolo,  che  la- 
scia in  mezzo  dèlia  mensa  dell'alta- 
re sopra  un  tondino,  e  gli  pone  in 
capo  la  mitra. 

Disceso  il  Papa  dall'altare,  depo- 
sta la  mitra  per  orare  al    genufles- 
sorio  ,    riprende    il    triregno ,    e    si 
mette  a  sedere  nella    sedia  gestato- 
ria preparata    avanti    ai    gradini ,  e 
liceve  il  presbiterio   prò    missa   be- 
ne cantata.  Preceduto  dalla  proces- 
sione fra  i  flabelli,  si  reca  alla  cap- 
pella della  Pietà,  per  ispogliarsi  dei 
paramenti  pontificali.  Quella  cappel- 
la fa  le  veci    dell'antico    segretario, 
ove  il  Papa  finita  la  messa  ritorna 
a  deporre  i  sacri  ornamenti.    Giun- 
to però  il  sommo   Pontefice  avanti 
la  porta  principale,  e  fra  i  due  pi- 
li dell'acqua  santa,    cioè   nel  luogo 
ove     presentavasi     dopo    il    vespero 
del  giorno  precedente  ,   siccome  ab- 
biamo detto,  il  tributo    della  chinea 
pel  regno  delle   due  Sicilie,    riceve, 
ascolta,  ed  accetta  la  protesta,  che  si 
fa  da  monsignor  procuratore  generale 
del  fìsco,    in    compagnia  di    monsi- 
gnor commissario  generale  della  re- 
verenda   camera    (  de'  quali    si   par- 
lò al  §  IX,  num.    i,    dicendosi  dei 
personaggi  che  hanno  luogo  in  Cap- 
pella )  ed    altri  ministri    di    questa, 
e  Pontifìcii    cursori,   che  è    la    se- 
guente :    »    Quae    plurium     saecu- 
»   lorum     cursu  ,     Beatissime     Pa- 
«   ter,    per    Sicilioe    reges   adimple- 
»   ta  constantissime  fuit  singulis  an- 
»   nis  prirstatio,    ct^  solutio    ccnsus 
»»   cum  debitis,  et  assuetis    soleinni- 
>i   tatibus    in    recognitionem    supre- 
6 


Sa  GAP 

>»  mi,  et  directi  dominii  sanctae  Se- 
"'   dis  Apostolicoe  super   regno    Sici- 
w   lise  eis,  iiltraque  Pharum,    pluri- 
«   mis    ab  lune  annis,  et  hoc    quo- 
w   qiic  penitus  defecit.  Ne  aiitem  jiis 
"   istiid    pracclarissimum ,     etsi  prae- 
*>   scriptìoni    virtute    sua   nullimode 
•>   obnoxium ,  quidquam    detrimenti 
■'   capiat  sub  quocumque  colore,  ego 
•5   tamquam    Sanctitatis    vestrae,    et 
'»   camerae  apostolicae  procurator    fi- 
"   scalis    generalis,    primum    repeto 
»   omnes,  et    singulas    protcstationes 
•y   et    declarationes ,    quas   palam  et 
■"   pluries    emisi    ad    tuendam    sole- 
»   mnem  protestationem,  et  solutio- 
»   nem    praedicti    census,    et  praede- 
»  cessores     Sanctitatis    vestraì,    aut 
»   vivae  vocis  oraculo,  aut  obsignatis 
»   chirographis  benigne  susceperunt, 
»   ac     deinde    humiliter     rogo ,    ut 
5'   omnia    rata  habens,     quce    super 
»   hac    re  hucusque    gesta    sunt    ad 
«   sartum  tectumque  servandum  hoc 
«   jus  sanctae  sedis,  et  camerae   apo- 
»   stolicae,    renovatam     hanc     meam 
}>   protestationem,  et  declarationem, 
'>   modo  et  futuris  temporibus  pro- 
'*   bare,  et  confirmare   dignetur.   Ita 
^»   protestatus    sum    hac    die   XXIX 
w   mensis  junii  anni    i84o  ".    Dopo 
tal  atto  il  Papa  quindi  legge  da  un 
libro  la  seguente  protesta,   alla  pre- 
senza del    sagro  Collegio,  e  di   tutti 
quelli  ,    che  intervengono    al    ponti- 
ficale : 

«  Protestationem  hanc  tuam  in 
»  omnibus  admittimus ,  ut  sartum 
»  tectumque  jus  sanctae  Sedis  ,  et 
>y  camerae  apostolica^  servetur.  Talis 
«  vero  est  religio,  et  pietas  in  Deum, 
>■>  devotio  in  hanc  Apostolicam  Se- 
«  dem^  diari tas  erga  Nos  serenissi- 
«  mi  regis  N.  N.,  ut  spes  in  nobis 
M  magis  in  dies  augeatur ,  occasio- 
•'  nem  aliquam  eum  esse  arreptu- 
>y   rum,  qua,  rebus  omnibus  cura  hac 


GAP 

»  Sancta  Sede  tandem  composilis, 
>>  vincula  necessitudinis  inter  Patrem 
»  amantissimum  ,  et  redamantem 
•>  Filium  strictius  constringantur . 
"  Quod  a  Deo  optimo  maximo,  ac 
"  beatissimis  apostolis  Petro,  et  Pau- 
»   lo  enixis  precibus  efilagitamus  ". 

E  dopo  tal  lettura  la  processione 
entra  nella  suddetta  camera   de'  pa- 
ramenti, ove  si  spoglia  il  Pontefice. 
Ripresa  da  lui  la  mozzetta,   e  stola 
di  raso  rósso,  fa  ritorno  col  suo  cor- 
teggio alla  propria  residenza,  facen- 
do lo  stesso  i  Cardinali  e   gh  altri. 
E  però  da  avvertirsi,  che   negli    ul- 
timi tempi,  appena  terminato  il  pon- 
tificale, i  Cardinali,  meno  i  tre  Car- 
dinah  diaconi,  cioè  gli    assistenti,  e 
il  ministrante  (i  quali   restavano  in 
dalmatica  ,  e  solo    invece  della  mi- 
tia  si  cuoprivano  colla  beiielta  ros- 
sa)   si  spogliavano    de'  paramenti ,  e 
prendevano  le  cappe  rosse,    facendo 
altrettanto    quei,  che    hanno    l'uso 
de'  paramenti  e  delle  cotte.  Essi  pu- 
re assumevano    le   cappe   paonazze, 
e  con  esse   accompagnavano    il   Pa- 
pa alla  menzionata    camera    de'  pa- 
ramenti, e  poi,  come  fanno    ora,  si 
vestivano  della  mantelletta,    e  moz- 
zetta tutti  quelU  che  possono  portarla. 
Anticamente  il  maestro  de'  canto- 
ri Pontificii   s' informava    se    il  Pa- 
pa bramava  i  concerti  alla  sua  men- 
sa.  In  questa  sera  poi,  e  nella  pre- 
cedente per  tutta    la  città    si  fauno 
illuminazioni,  e  prima    in  ambedue 
avea  luogo  la  rinomata  illuminazio- 
ne della  cupola   della  basilica   vati- 
cana,   e   della    girandola    in    caste! 
s.   Angelo.    Attualmente    nella    vigi- 
lia ad  un'ora  di  notte  si    fa  l'illu- 
minazione della  cupola,  e  nella    se- 
ra della  festa    ad  ore    due    s'incen- 
dia la  girandola,  dandone    il    segno 
il  Pontefice,  per  mezzo  dei    morta- 
ri,  e  razzi  della  guardia  svizzera  ec. 


-    CAP 

32.  Cappella  Papale  per  V  assun- 
zione in  ciclo  della  Beata  J^er- 
ginCy  con  solenne  benedizione^  ai 
ì5  agosto. 

Con  parti  colar  solennità  si  cele- 
brava anticamente  dal  Pontefice, 
clero,  e  popolo  questa  festività.  Il 
canonico  Benedetto  nel  suo  Ordine 
Romano  XI  ,  presso  il  Mabillon 
Mus.  Ital.  tom.  II,  p.  ii8,  ce  ne 
i  la  seguente  descrizione:  >»  Nella 
vigilia  di  s.  Maria,  o  di  questa 
festa,  il  Papa  co' Cardinali  a  pie- 
di scalzi,  fatte  sette  genuflessioni, 
apre  1'  immagine  Acheropita ,  e 
bacia  i  piedi  al  Signore,  e  le 
scuopre  il  volto  ,  cantando  il 
Te  Deum,  come  fu  ordinato  da 
Leone  IV,  dell' 847,  quando  pre- 
scrisse, che  la  festa  dell'Assunta 
fosse  celebrata  per  otto  giorni . 
Poi  con  tutta  la  curia  celebra  i 
vesperi  e  le  vigilie  di  nove  le- 
zioni nella  chiesa  di  s.  Maria 
Maggiore.  Indi  ritorna  al  Late- 
rano,  e  quivi  i  Cardinali  diaconi 
prendono  l'immagine  del  Salva- 
tore dalla  basilica  di  s.  Lorenzo 
portandola  con  tutto  il  popolo 
pel  campo  Laterano,  vicino  alla 
chiesa  di  s.  Gregorio.  Il  regio- 
nario porta  la  croce  stazionale,  e 
dopo  di  essa  ordinatamente  cam- 
mina la  processione  di  tutta  la 
romana  curia,  cantando  salmi.  Dal 
primicerio  colla  scuola  de'  cantori 
si  cantano  i  responsori  della  stes- 
sa solennità.  Il  prefetto  di  Ro- 
ma, con  dodici  uomini  scelti  dal 
popolo  romano,  sei  de'  quali  col- 
la barba  rasa,  e  sei  colle  barbe 
lunghe ,  rappresentanti  il  corpo 
del  senato,  riceve  dalla  curia  do- 
dici fiaccole,  e  gli  ostiari  altrettan- 
te, le  (piali  portansi  accese  avau- 


CAP 


83 


>*  ti  l' immagine.  Mentre  questa  pas- 
>*  sa  pel  campo ,  i  cubiculari  del 
»  Papa,  stando  in  piedi  nella  colon- 
>»  na  di  s.  Gregorio ,  tengono  due 
>*  fiaccole  accese,  e  le  estinguono 
;*  dopo  il  passaggio  dell'  immagine , 
»  la  quale  giunta  che  sia  alla  chie- 
»  sa  di  s.  Maria  Minore,  detta  ora 
»  s.  Maria  Nuova  presso  il  foro  ro- 
>y  mano,  la  depongono  avanti  la  mede- 
>y  sima  chiesa,  e  colla  odorosa  erba 
»  basilico  le  lavano  i  piedi.  Frat- 
>»  tanto  le  scuole  cantano  il  mat- 
»>  tutino  nella  chiesa,  cioè  tre  le- 
»*  zioni.  Quindi  lodando ,  e  benedi- 
>*  cendo  il  Signore,  tutto  il  popolo 
»  si  reca  a  s.  Adriano,  ove  lavansi 
yy  nuovamente  i  piedi  all'  immagi- 
»>  ne .  E  progredendo  il  viaggio  si- 
y*  no  a  s.  Maria  Maggiore,  in  que- 
>y  Sta  basilica  il  Papa  cantava  la 
**  messa  ".  Sebbene  nelle  varie  tur- 
bolenze di  Roma ,  questa  solenne 
processione  sia  stata  qualche  volta 
intermessa ,  pur  tuttavolta  rilevasi 
da  vari  documenti  riportati  dal 
Marangoni,  Della  lavanda  de^ pie- 
di dell'  immagine  del  ss.  Salvatore, 
nella  processione  della  vigilia  della 
Assunta  nelle  sue  Cose  gentilesche 
ridotte  ad  uso  delle  chiese,  cap. 
XXIII  pag.  io3,  112,  che  quasi 
sempre  la  processione  fu  eseguita 
sino  al  Pontificato  di  s.  Pio  V,  eletto 
nel  i566,  il  quale  per  diversi  dis- 
ordini accaduti ,  e  per  molti  abusi 
introdotti,  stimò  bene  di  abolirla. 

Oggi  dunque  si  canta  la  messa 
nella  basilica  di  s.  Maria  Maggiore 
dal  Cardinal  arciprete,  sebbene  pa- 
recchie volte  siasi  celebrata  nella 
cappella  Pontifìcia  del  Quirinale . 
Bianchi  sono  i  paramenti  del  cele- 
brante, e  di  lama  d'argento  co'  ri- 
cami d'oro ,  sono  il  paliotto ,  e  la 
coltra  del  trono,  e  la  coltrina  del- 
la sedia    Papale.    Che   se   celebrasi 


84  CAP 

nel  palazzo  apostolico,  l'arazzo  del- 
l'altare rappresenta  V  assunzione  dì 
Maria  al  cielo .  Questa  Cappella 
non  può  dirsi  istituita  da  Paolo  IV 
del  i555,  come  scrisse  il  Ciacconio, 
Fit.  Pont.  tom.  Ili,  col.  83  r,  tro- 
vandosi già  celebrata  fino  dal  i  Sog, 
come  abbiamo  da  Paride  de  Gras- 
si s  nel  suo  Diario ,  dove  si  legge  : 
«  die  ì5  augusti  1^09,  missa  in  die 
»  Assumptionis  b.  M.  Virginis  in 
»  basilica  s.  Mariae  Majoris  ".  Il 
p.  Casimiro  poi  nelle  Memorie  del- 
la chiesa  d^Aracoeli,  racconta  che 
ivi  Paolo  III  la  celebrò  nel  i538. 
Gregorio  XIII  vi  si  recò  negli  an- 
ni 1572  e  iSyS,  e  Gregorio  XIV 
abitando  nel  prossimo  palazzo  di 
s.  Marco,  pel  corridore  che  lo  con- 
giunge, andò  ad  assistervi  nel  1591. 
Certo  è,  che  il  suo  predecessore  Si- 
sto V,  nel  i586,  approvò  la  cele- 
brazione di  questa  Cappella  in  det- 
ta basilica  di  s.  Maria  Maggiore . 
Quindi  si  ha  che  Benedetto  XI II, 
nel  1724,  recitò  l'ora  di  terza  nel- 
la Cappella  dell'  Assunta  della  illu- 
stre famiglia  Sforza  Cesarini,  e  poi 
passò  a  cantare  la  messa  nella  Cap- 
pella Borghesiana.  Nel  1725,  1726, 
1727  e  1729  fece  altrettanto.  Ma 
sotto  il  Pontificato  del  suo  prede- 
cessore Innocenzo  XllI,  la  cappella 
senza  l'intervento  di  lui,  nel  1722, 
fu  dal  sagro  Collegio  celebrata  nella 
l^orghesiana,  e  nel  1782  Clemente 
XII  vi  fece  cantare  il  solenne  Te 
Deum,  per  la  presa  di  Orano  fatta 
dalle  armi  di  Filippo  V  re  di  Spa- 
gna. Anche  sotto  Pio  VII  la  Cap- 
pella fu  celebrata  nella  Borghesia- 
ua,  ma  Leone  XII  volle ,  che  si 
tenesse,  e  celebrasse  all'altare  Papa- 
le, per  essere  l' anzidetta  Cappella 
angusta  per  tutti  quelli,  i  quali  vi 
hanno  luogo.  I  Cardinali  vi  si  reca- 
no con  due  carrozze,    domestici    in 


GAP 

livree  di  gala,  con  vesti,  cappe,  e 
tutt'altro  rosso;  ed  il  Papa  col  tre- 
no di  città.  Assumendo  nella  sa- 
giestia  il  piviale  bianco,  colla  mi- 
tra di  lama  d'oro,  viene  portato  in 
sedia  gestatoria  fra  i  flabelli  all'ai- 
taie  Papale,  dopo  avere  adorato  il 
ss.  Sacramento  decorosamente  espo- 
sto nella  cappella  di  s.  Caterina , 
della  famiglia  Cesi. 

Fino  al  1828,  dopo  il  vangelo, 
recitò  il  sermone  il  p.  procuratore 
generale  dell'Ordine  della  Mercede 
della  ss.  Trinità  della  redenzione 
degli  schiavi ,  per  concessione  fatta 
a'  27  gennaio  17 18  con  decreto  di 
Clemente  XI.  Ma  Leone  XII  a'  5 
settembre  1828  per  mezzo  del  p. 
Velzi,  poi  Cardinale,  maestro  del 
sagro  palazzo  apostolico,  dispose,  che 
in  questa  Cappella  pronunciasse  il  ser- 
mone un  convittore  del  collegio  dei 
nobili,  sotto  di  lui  istituito  dai  pp. 
della  Compagnia  di  Gesi^i,  ed  inve- 
ce incaricò  il  p.  procuratore  gene- 
rale prò  tempore  dell'Ordine  della 
Mercede,  di  recitarlo  nella  cappel- 
la della  ss.  Trinità ,  onde  sino  dal 
1829,  un  convittore  del  collegio  dei 
nobili  fa  il  discorso  in  questa  Cap- 
pella, in  berretta,  e  cappa  paonaz- 
za con  fodera  di  seta  cremisi.  Ter- 
minata che  sia  la  Cappella,  viene 
dispensato  il  discorso  stampato  ai 
Cardinali,  e  agli  altri,  che  hanno 
luogo  in  Cappella. 

Nel  restante  la  funzione  si  l'egola 
come  le  altre,  ed  il  mottetto  dell'of- 
fertorio, Assumpta  est  Maria,  colla 
seconda  parte,  è  del  Palestrina.  Do- 
po la  messa  anticamente  entravano 
nel  presbiterio  un  cerimoniere  e  due 
gentiluomini  del  Cardinal  protettore 
dell'  arciconfraternila  del  gonfalone  , 
con  un  bacile  dorato.  Essi  dopo 
aver  fatta  genuflessione  al  Papa,  li- 
mauevano  in  ginocchioui  a  pie    del 


GAP 

trono,  e    ivi  o    dal    depositario    del 
molile  della  pietà,  oda  altro  cavaliere 
deputato,  si  poneva    pel     Pontefice 
nel   bacile  la  oblazione  di   cinquanta 
scudi  d'oro    per  la  redenzione  degli 
schiavi,  e    quindi  ambedue  in    giro 
ricevevano  per  lo  stesso  fine  da  ogni 
Girdinale  la   offerta    di    uno    scudo 
d'oro.   Tutto  il  denaro    raccolto    si 
consegnava  quindi  a*  provveditori  del 
sodalizio.    Ora  però  sono  i  deputati 
della  stessa  arciconfraternita,  che  in 
abito  nero  talare,  se  ecclesiastici,  e 
di  città  se  laici,  ritirano    tali    obla- 
zioni. Il  Papa  la  fa  colle  mani,  me- 
diante la  borsa   che  gli    presenta  il 
maestro  di  cerimonie,    che  V  ha  ri- 
cevuta dal  tesoriere,  e  que' Cardina- 
li, che  non    intervennero  alla    Cap- 
pella, contribuiscono    nondimeno    ai 
confrati  lo  scudo  d'oro. 

Il  Pontefice  Benedetto  XIV,  a- 
vendo  rifatto  il  portico  della  basili- 
ca liberiana  di  s.  Maria  Maggiore  e 
la  facciata,  vi  fece  costruire  ancora 
una  vasta  loggia,  e  stabilì  che  ogni 
anno  da  essa  per  la  festa  dell'  As- 
sunta, dopo  la  Cappella,  il  Papa  a- 
vrebbe  compartito  al  popolo  la  so- 
lenne benedizione,  eh'  egli  pel  primo 
diede  dalla  medesima  nel  174^  col- 
le solite  formalità.  Ed  è  perciò  che 
dopo  il  discorso,  e  dopo  la  benedi- 
zione non  si  pubblica  dal  sermo- 
neggiatore  l'indulgenza,  giacche  ter- 
minata la  messa,  il  Pontefice  col 
triregno  in  capo,  e  i  flabelli  ai  lati, 
preceduto  dalla  processione,  e  dai 
Cardinali  colie  aippe  rosse,  viene  por- 
talo da'  suoi  palafrenieri  in  sedia  gè- 
blatoiia  alla  detta  loggia.  Che  se  la 
Cappella  si  celebra  alla  Paolina  del 
Quirinale,  alla  loggia  di  quel  palaz- 
zo, e  con  tutte  le  relative  formalità, 
dà  il  Papa  la  solenne  benedizione, 
pubbliauidoMc  1'  indulgenza  plenaria 
in  latino,  e  in  italiano  i  due  Cardinali 


GAP  85 

primi  diaconi,  colle  berrette  rosse  in 
testa.  Evvi  l'esempio  nel  Pontificato 
di  Clemente  XIV,  e  diversi  esempi  pur 
v'  hanno  in  quelli  di  Pio  VI,  che  la 
benedizione  non  fu  data,  perchè  es- 
sendo stabilito  da  Benedetto  XIV 
di  doversi  compartire  dalla  loggia  di 
detta  basilica,  e  celebrandosi  la  cap- 
pella nella  Paolina  del  Quirinale,  si 
astennero  i  Papi  dal  darla;  ma  ad 
onta  di  ciò  ben  ulteriori  esempi  vi 
sono,  e  quello  tra  gli  altri  del  re- 
gnante Pontefice,  che  la  die  nel 
1837  dalla  loggia  del  palazzo,  i  qua- 
li dimostrano  l'uso  introdotto  di  dar- 
la là  dove  celebrasi  la  cappella. 
Quando  poi  non  può  aver  luogo  la 
benedizione  solenne,  stante  l' impo- 
tenza del  Papa,  questi  concede  tren- 
t'anni  d'indulgenza  a  quelli  che  as- 
sistettero alla  Cappella,  e,  secondo  il 
solito,  dopo  il  discorso ,  viene  pro- 
mulgata l'indulgenza  medesima  dal 
sermoneggiatore. 

33.  Cappella  Papale  per  la  festa 
della  Natività  di  Maria  tergi- 
ne agli  8  settembre. 

Emanando  il  Pontefice  Sisto  V 
la  bolla,  con  cui  ripristinò  la  cele- 
brazione delle  funzioni  nelle  basili- 
che e  chiese  di  Roma,  non  solo 
stabilì,  che  la  Cappella,  la  quale  si 
celebrava  in  s.  Sebastiano  nella  pri- 
ma domenica  di  quaresima,  si  doves- 
se invece  tenere  nella  chiesa  di  s. 
Maria  del  Popolo  (Vedi)^  ma  ordi- 
nò che  in  questa  si  tenessero  quel- 
le per  la  festa  della  Circoncisione,  e 
per  l'altra  della  Natività  di  Maria 
Vergine;  però,  in  progresso  le  due 
prime  furono  destinate  solennizzarsi 
nel  palazzo  apostolico,  solo  rimanen- 
do alia  chiesa  di  s.  Maria  del  Popo- 
lo questa  della  Natività.  Il  disposto 
da  Sisto  V  per  detta  festività  ci  vie^ 


86  GAP 

ne  confermato  dal  celebre  maestro 
di  cerimonie  Paolo  Alaleona,  leggen- 
dosi nel  suo  Diario;  «  Anno  i586, 
«  8  sept.  in  feslo  Nativitatis  B.  M. 
j»  V.  fuit  cappella  in  ecclesia  S.  M. 
fi  de  Populo,  quae  est  una  ex  ad- 
»  junctis  a  ss.  D.  N.  Sixto  Papa 
«  V,  et  missam  cantavit  illustrissi- 
f'  mus  d.  Card.  Gastruccius  super 
»  altare  majus,  petita  venia  orete- 
»  nus  a  ss.  D.  N.,  qui  dictum  alta- 
«  re  vult  ut  sit  Papale.  Sed  quia 
»>  breve  super  hoc  expeditum  non 
»»  erat,  ideo  bulla  dispensae  etiamsi 
«  esset  expedita,  non  fuit  appensa. 
»>  Sed  tamen  Pontifex,  dum  para- 
"  menta  accipiebat,  de  hoc  certio- 
>*   ratus  fuit,  et  veniam  dedit". 

Sinché  visse  Sisto  V,  che  mori 
a*  27  agosto  iSgo,  fu  sempre  te- 
nuta in  questo  giorno  la  Cappella 
Papale  in  s.  Maria  del  Popolo  ;  ma 
dopo  andò  in  disuso,  finché  Ales- 
sandro VII,  Chigi j  di  nuovo  la  ri- 
stabilì nella  detta  chiesa  da  lui  re- 
staurata, per  l'occasione  in  cui  si 
determinò  rendere  solenni  azioni  di 
grazie,  nel  1666,  alla  beata  Vergi- 
ne, per  la  liberazione  dalla  pestilen- 
za, che  per  molto  tempo  tenne  in- 
terdetto il  commercio  della  città  di 
Roma,  e  fece  morire  parecchi  dei 
suoi  abitanti.  Che  Alessandro  VII 
tornasse  nella  predetta  chiesa  a  ce- 
lebrarvi Cappella  Papale,  ce  lo  at- 
testa il  cerimoniere  Fulvio  Servan- 
zio,  che  ne  descrive  pure  il  motivo: 
w  In  festo  Nativitatis  B.  M .  V.  quum 
»  ss.  D.  N.  decrevisset  sub  hac  die 
>>  summo  et  omnipotenti  Deo  gra- 
w  tias  rependere  de  liberationis  su- 
»*  scepta  gratia  contagli ,  et  publi- 
»  cata  restitutione  commercii  jam 
»  mensibus  elapsis  suspensi,  et  plu- 
»  ries  prorogati,  statuisset,  hac  die 
»  B.  M.  V.  dedicata  suam  exequi 
»  deliberationem    voluntatis ,    indici 


GAP 

mandavit  Gappellam  in  ecclesia 
B.  M.  de  Populo,  quae  juxta  so- 
litum  intimata,  habita  fuit,  ut  in- 
fra. Missam  celebrare  deljcliat  e- 
minentissimus  d.  Flavius  Cardina- 
lis  Chisius,  titularis,  et  suae  san- 
ctitatis  nepos.  Sed  paucos  ante  dies 
periculosa  febri  aggressus,  non  si- 
ne  timore  amissionis  vitae,  infir- 
mus,  suae  et  Pontificis  menti  sa- 
tisfacere  non  potuit.  Ideo  Card. 
Bonvisio,  ut  ejus  vices  suppleret, 
liberum  remisit.  Absoluta  per  cho- 
rum  antiphona  communionis,  ea 
nempe  per  celebrantem  submissa 
voce  perlecta,  ipse  celebrans  stans 
in  cornu  cpistolae;  alta  voce  into- 
navit  hymnum  Te  Deiim  laucla- 
mnSj  quem  chorus  prosequcns  ab- 
solvit,  eodemque  expleto,  celebrans 
alta  voce  intonavit  Doniinus  vo- 
biscuni,  cecìnìt  orationes  post  com- 
munionem,  missamque  de  more 
perfecit  ". 

Meglio  stabilitasi  da  Alessandro 
VII  la  celebrazione  in  s.  Maria  del 
Popolo  di  questa  Cappella,  i  Ponte- 
fici, compreso  Pio  VI,  vi  si  recaro- 
no con  magnifica  cavalcata  (  ì^cdi)  e- 
guale  a  quella  per  la  Cappella  del- 
la ss.  Annunziata,  di  cui  si  trattò  al 
g  VI,  n.  I.  Si  usarono  le  medesi- 
me cerimonie  prima  di  entrare  in 
chiesa  ;  ciocche  non  ebbe  più  luogo 
dopo  il  Pontificato  del  medesimo  Pio 
VI.  Si  costumò  eziandio  di  far  che 
quando  la  festa  de'  ss.  Pietro  e  Paolo 
cadeva  nella  sede  vacante,  il  tributo, 
e  censo  della  chinea  a  nome  del  re 
delle  due  Sicilie,  con  tutte  le  for- 
malità fosse  ricevuto  dai  sovrani  Pon- 
tefici sulla  porta  di  detta  chiesa,  do- 
po aver  assistito  alla  messa,  come  fe- 
cero nel  1724  Benedetto  XIII,  nel 
1780  Clemente  XII,  nel  1740  ^^- 
nedetto  XIV,  e  nel  1758  Clemente 
Xlil,  Il   primo    nondimeno    trasferì 


CAP 

il  riccTimento  ad  un  tal  giorno  so- 
lo per  r  indisposizione  del  contesta- 
bile d.  Fabrizio  Colonna,  che  qual 
regio  ambasciatore  strordinario,  do- 
vea  eseguirne  la  soleime  presentazio- 
ne .  Benedetto  XIII  nel  1724»  tlopo 
tal  funzione  vi  celebrò  messa  bassa, 
ciò  che  pur  tbce  prima  della  funzio- 
ne medesima  nell'  anno  ij^o  Be- 
nedetto XIV  nella  cappella  gentilizia 
di  casa  Cibo. 

Attualmente  i  Cardinali  si  reca- 
no a  questa  Cappella  con  due  car- 
rozze, coi  domestici  in  livree  di  ga- 
la, indossando  eglino  vesti,  cappe,  e 
tutt*  altro  di  colore  rosso.  Il  Ponte- 
fice vi  si  i*eca  con  treno  nobile  se- 
m\-puhh\\co  (Fedi)  e  trovando  la  trup- 
pa schierata  sulla  gran  piazza,  di- 
scende co'  Cardinali ,  che  avea  seco 
in  carrozza.  Alla  portiera  viene  ri- 
cevuto dal  Cai-dinale  più  degno,  e 
dal  p.  generale  dell'  Ordine  agosti- 
niano, insieme  ai  pp.  graduati  del 
convento.  In  sagrestia  assume  il  pi- 
viale bianco,  e  la  mitra  di  lama 
d'  oro,  ed  asceso  in  sedia  gestato- 
ria, fra'  flabeUi,  viene  da'  palafre- 
nieri condotto,  preceduto  dalla  so- 
lita processione,  alla  cappella  genti- 
lizia Chigi,  dov'  è  esposto  il  ss.  Sa- 
cramento, che  adora  secondo  il  con- 
sueto. Quindi  a  piedi  va  al  genufles- 
«orio  avanti  1'  aitar  maggiore,  o- 
ve  fatta  breve  orazione,  incomincia 
la  messa  col  Cardinal  titolare,  cui 
Spetta  in  questo  giorno  cantarla  ;  e 
dopo  aver  fatta  con  esso  la  confes- 
sione, e  r  assoluzione ,  ascende  al 
trono,  la  cui  coltre  è  di  lama  d'  ar- 
gento, co'  fiori  d'  oro,  simile  a  quel- 
la della  coltrina  della  sedia.  I  para- 
menti dei  ministri,  e  del  celebran- 
te, non  che  il  paliotto,  sono  di  co- 
lor bianco;  ma  non  evvi  recita  di 
sermone. 

Terminata  la  messa,  nella    quale 


CAP  87 

dopo  r  offertorio,  cantasi  a  due  cori 
il  mottetto  :  In  Icctulo  pieo,  egre- 
gia composizione  del  Bonanni,  il  ce- 
lebrante pubblica  leggendo  1'  indul- 
genza di  trent'  anni  agli  astanti  con- 
cessa dal  Papa  ;  e  questi,  dopo  a- 
ver  orato  al  genuflessorio ,  risale  in 
sedia  gestatoria.  Deposti  in  sagre- 
stia i  paramenti  sacri  _,  e  la  falda , 
e  ripresa  la  mezzetta  e  stola  di  ra- 
so rosso ,  fa  ritorno  alla  sua  re- 
sidenza coi  due  Cardinali ,  treno , 
e  accompagnamento  con  cui  era  ve- 
nuto. 

Merita  speciale  menzione  quanto 
Pio  VII  fece  in  questo  giorno  l'an- 
no 181 5.  Essendosi  restituiti  alla 
Santa  Sede  gli  antichi  suoi  dominii, 
cioè  le  tre  provincie  delle  Marche 
di  Ancona,  di  Macerata,  e  di  Fer- 
mo, il  ducato  di  Camerino,  il  duca- 
lo di  Benevento ,  e  Ponte  Corvo , 
non  che  le  provincie,  o  legazioni  del- 
la Romagna,  di  Bologna,  e  Ferrara, 
il  Papa  per  rendere  pubbliche  e 
solenni  azioni  di  grazie  all'onnipo- 
tente Dio,  alla  beata  Vergine  Ma- 
ria, ed  ai  gloriosi  ss.  apostoli  Pie- 
tro e  Paolo ,  primari  protettori  di 
Roma,  si  recò  con  maggior  pom- 
pa del  solito  alla  basilica  vaticana , 
avendo  seco  in  carrozza  il  Cardinal 
Mattei  decano  del  sagro  Collegio, 
ed  il  Cardinal  Consalvi,  benemeri- 
to segretario  di  stato ,  ed  assistè  con 
quindici  porporati ,  prelatura  ,  capi 
degli  Ordini  religiosi,  ed  altri ,  che 
hanno  posto  in  Cappella,  alla  gran 
messa  cantata  all'  altare  Papale  dal 
Cardinal  Gallefìl  Com'essa  fu  tei- 
minata,  cantate  vennero  le  litanie 
laurelane,  a  cui  rispose  l' immenso 
popolo  di  tutti  gli  ordini  colà  con- 
corso, e  quindi  dai  cappellani  can- 
tori si  disse  ancora  il  versetto  della 
commemorazione  dei  suddetti  prin- 
cipi degU  apostoli,  ed  in  fnio    l'in- 


88  GAP 

no  della  riconoscenza  Te  Denm 
lamlamusj  applauditissima  compo- 
sizione, che  celebreremo  altrove,  e 
che  appositamente  fu  fatta  da  don 
Giuseppe  Baini  romano,  principale 
ornamento,  e  decoro  dell'attuale  col- 
legio dei  cantori  della  cappella  Pon- 
tificia. Air  intuonarsi  dell'  inno  le 
artiglierie  del  Castel  s.  Angelo  re- 
plicarono i  colpi ,  con  cui  aveano 
salutato  l'alba  di  sì  bel  giorno,  re- 
gistrato ne'  fasti  della  Romana  Chie- 
sa, a  memoria  indelebile.  Tutte  le 
campane  per  mezz'ora  suonarono  a 
festa;  e  quindi  Pio  VII  collo  stesso 
accompagnamento  ,  e  treno,  fra  i 
plausi  de' giubilanti  romani,  fece  ri- 
torno alla  sua  residenza  del  Qui- 
rinale. 

34.    V espero  Papale    a  3 1   ottobre 
per  la  festa  d'  Ognissanti. 

Si  celebra  nella  Cappella  del  pa- 
lazzo apostolico,  ove  abita  il  Papa, 
che  vi  si  reca  in  piviale  bianco,  e 
mitra  di  lama  d'  oro ,  essendo  il 
paliotto  dell'  altare  di  color  bianco, 
i  candellieri  dorati,  e  rappresentan- 
do l'arazzo  la  gloria  di  tutti  i  santi; 
mentre  la  coltre  del  trono,  e  la  col- 
trina  della  sedia  Papale,  sono  di 
lama  di  argento,  co'  ricami  d' oro. 
I  Cardinali  vi  si  recano  in  vesti, 
cappe,  e  tutt'  altro  di  color  rosso. 
Questo  vespero  viene  regolato  come 
quello  dell'Epifania,  ed  anticamente 
in  questo  giorno  si  usavano  le  cappe 
con  pelli  di  armellino,  ciò  che  ora 
per  solito  ha  luogo  per  la  cappella 
Cardinahzia  di  s.  Caterina,  dietro 
r  avviso  del  cursore  Pontificio. 

35.    Cappella  Papale  nel  di  primo 
novembre  per  la  festa  cV Ognissanti. 

Sisto  V  nel  i586  dispose,  che  si 


GAP 

celebrasse  nella  patriarcale  basilica 
di  s.  Pietro,  e  dal  Sestini  rileviamo, 
che  continuava  ad  osservarsi  nel 
1634,  ma  in  progresso  si  tenne 
nella  cappella  del  palazzo  ove  risie- 
de il  Pontefice.  Certo  è ,  che  anti- 
chissima è  la  celebrazione  di  questa 
cappella,  e  Benedetto  XIII  in  detto 
giorno,  nell'anno  1727  e  nel  1729, 
cantò  messa  nella  Sistina  del  palazzo 
vaticano,  avendo  prima  cantato  l'ora 
di  terza  nella  sala  ducale.  La  cap- 
pella è  addobbata  come  nel  giorno 
precedente.  Canta  messa  un  Cardi- 
nale dell'ordine  de' vescovi.  11  sagro 
Collegio  v'  interviene  con  vesti ,  cap- 
pe e  tutt'  altro  rosso,  con  due  car- 
rozze, e  domestici  colle  livree  da 
gala;  ed  il  Papa  con  piviale  bianco 
e  triregno,  mettendosi  poscia  la  mi- 
tra di  lama  d'  oro.  All'  offertorio, 
cantasi  il  mottetto,  J^idi  tarbani  ma- 
gnani, della  seconda  parte  del  quale 
non  riuscì  air  Adami  di  rinvenire 
l'autore.  Dopo  il  vangelo  pronunzia 
il  discorso,  in  cappa  paonazza,  e 
berretta  nera,  un  alunno  del  colle- 
gio germanico-ungarico,  per  conces- 
sione del  Pontefice  Gregorio  XIII 
fatta  nell'anno  i574}  pubblicando 
poscia  r  indulgenza  di  trenta  anni 
accordata  dal  Sommo  Pontefice.  An- 
ticamente questi  sermoni  solevansi 
stampare,  e  venivano  dispensati  do- 
po la  cappella.  I  più  antichi  di  essi, 
di  cui  abbiasi  notizia,  sono:  Chri- 
stophori  Marcelli  patri tii  veneti,  pro- 
ton.  apost.  Oratio  ad  Juliiim  II. 
P.  M.  in  die  omnium  sanato  rum  in 
capella  habita;  Joh.  Wilhehni  a  Biie- 
ren.  collegii  germanici  alunini,  Oratio 
habita  de  omnibus  sanctis  in  sacello 
Quirinali  ad  ss.  D.  Aleocandrwn  VII 
anno  i664;  Sanctorum  exeniplum, 
et  prodsidium,  Oratio  habita  ad  kS!. 
D.  M.  Clenientem  IX ,  in  sacello 
Ponti ficwn    Quirinali ,    ipso    ss.    o- 


^  CAP 

mnìum  die,  a  Jac.  Joanne  a  Tinen 
Weslphalo  colteg.  germ,  et  liung. 
anno  1G67  ;  Felicitas  picemium 
calamitatisi  O ratio  hahita  ad  S.  D. 
N.  Clementeni  X  in  sacello  Pontifi- 
cuni  Quirinali  ipsa  ss.  omnium  die^ 
a  Ferd.  Simone  Gugier  a  Leiihorem 
Bavaro,  CoUeg.  Germ.  et  Ung.  con- 
victore,    1670. 

36.    J^espcro  e  Mattutino  per  la 
Commemorazione  da' Fedeli  defonti. 

Nel  pontificio  palazzo  ove  abita  il 
Papa  celebrasi  questo  mattutino,  con 
tutte  le  candele  di  cera  gialla;  pao- 
nazzo è  il  paliotto  dell'altare,  e  l'a- 
razzo rappresenta  il  Redentore,  clie 
risuscita  Lazzaro.  Di  colore  paonaz- 
zo sono  la  coltre  del  trono,  e  la 
coltrina  della  sedia;  come  di  egual 
colore  sono  le  vesti,  le  cappe  e  l'om- 
brellino de' Cardinali ,  che  si  recano 
ad  assistervi.  Il  Pontefice  si  reca 
in  Cappella  in  piviale  rosso,  stola 
paonazza,  e  con  mitra  di  lama  d'ar- 
gento ,  assistito  da  due  Cardinali 
diaconi ,  ma  prima  senza  l'assisten- 
za di  essi ,  v'  incedeva  in  cappa  ma- 
gna di  scarlatto  rosso,  con  pelli  di 
armellini ,  se  si  erano  messi  sulle 
cappe.  Fatta  che  avea  breve  ora- 
zione al  genuflessorio ,  si  recava  al 
soglio,  si  poneva  a  sedere;  quindi  al- 
zato, si  calava  il  cappuccio,  e  diceva 
il  Pater  noster  ec. 

Entrato  adunque  il  Papa  in  Cap- 
pella, nella  quale  non  v'ha  ubbidienza 
de' Cardinali,  avendola  essi  prestata 
la  ■  mattina ,  ed  orato  alquanto  al 
suogenufiessorio,  i  cuscini  del  quale 
sono  di  seta  paonazza,  ascende  al 
trono,  e  seduto  un  poco,  si  alza,  e 
senza  mitra  dice  segretamente  Pater 
noster.  Ave  Maria  ec,  ed  il  primo 
maestro  di  cerimonie  fa  cenno  al 
toro,  che  si  dia  principio  al  vespero. 


CAP  89 

L'anziano  de' soprani  subito  inton^ 
la  prima  antifona  Placebo  Domino^ 
che  si  ripiglia  dal  coro  senza  con- 
trappunto, con  tutto  il  rimanente. 
Finito  il  vespero,  dopo  breve  tem- 
po, si  dice  dal  Papa  sotto  voce  nuo- 
vamente il  Pater  noster,  l'Ave  Ma- 
ria, ed  anche  il  Credo,  e  si  dà 
principio  al  mattutino.  Indi ,  al  cen- 
no del  cerimoniere  suddetto,  i  due 
soprani  anziani  prontamente  dicono 
r  invitatorio  ;  Regem  cui  omnia  vi- 
vuntj  il  quale  si  prosegue  dal  coro 
senza  contrappunto,  e  andante,  pro- 
seguendo il  coro  con  salmeggio  pure 
andante  e  puntato.  Terminata  la  re- 
plica della  terza  antifona,  i  due 
soprani  anziani  dicono  il  versetto  : 
A  porta  inferi,  a  cui  si  risponde 
dal  coro  :  Erue  Domine  etc.  Quindi 
il  Papa  si  alza  in  piedi,  e  dice  il 
Pater  noster  tutto  segreto,  e  poi  si 
rimette  a  sedere. 

Al  cenno  del  maestro  di  cerimo- 
nie, l'ultimo  cantore,  fatta  la  ge- 
nuflessione all'altare,  e  poi  al  Papa, 
incomincia  la  prima  lezione.  Indi 
successivamente  le  altre  sono  det- 
te dagli  altri  cantori,  succedendo  a 
tutte  le  lezioni,  ed  alle  posteriori 
i  responsorij  i  quali  sono  detti  con 
sollecitudine.  Gli  altri  due  notturni 
si  regolano  dal  coro  come  il  primo, 
intonandosi  dai  soprani  tutte  le  an- 
tifone, dietro  l'avviso  dell'anziano 
loro. 

Se  il  Sommo  Pontefice  non  assi- 
ste al  vespero,  e  al  mattutino,  il 
Cardinal  penitenziere  maggiore,  cui 
appartiene  celebrare  la  messa  nella 
seguente  mattina,  fa  1' ulllzio,  vestito 
di  piviale  nero  ricamato  d'oro  con 
mitra  di  damasco  bianco,  sedendo 
nel  faldistorio  dalla  parte  dell'  epi- 
stola. Assistito  è  egli  dai  due  mini- 
stri diacono  e  suddiacono  delle  ("ap- 
pelle,    iu   colta   e  rocchetto.    Se    U 


90  CAP 

festa  di  tutti  i  Santi  cade  di  sab- 
bato,  questo  mattutino  si  celebra  il 
giorno  della  domenica  seguente,  co- 
me la  commemorazione  de'  fedeli 
defonti ,  si  traspolla  al  lunedi  mat- 
tina. 

37.  Cappella  Papale,  per  l'anniver- 
sario de'  fedeli  defonti ,  ai  1  no- 
vembre. 

Questa  ha  sempre  luogo  nel  pa- 
lazzo della  pontificia  residenza,  la 
cui  Cappella  è  addobbata  come  al 
vespero  e  mattutino  precedente,  e 
tutte  le  candele  sono  del  pari  di 
cera  gialla.  I  Cardinali,  che  in  que- 
sta mattina  non  prestano  l' ubbi- 
dienza al  trono,  vi  si  recano  con 
vesti,  cappe,  e  tutt' altro  di  colore 
paonazzo;  ed  il  Papa  entra  in  Cap- 
pella con  piviale  rosso,  stola  pao- 
nazza ,  e  mitra  di  lama  d' argento. 
Quando  si  porta  dal  Papa  tal  mi- 
tra, i  cappellani  segreti  non  ne  sos- 
tengono veruna,  e  perciò  ninna  di 
esse  si  pone  sulla  mensa  dell'altare. 
Fattasi  dal  Pontefice  la  consueta 
breve  orazione,  gli  si  avvicina  il 
Cardinale  penitenziere ,  cui  tocca 
celebrare  la  messa,  vestito  co' para- 
menti neri,  come  i  ministri  assistenti. 
Dà  principio  alla  messa,  mentre  i 
due  soprani  anziani  cominciano  l'in- 
troito. Requiem  ceteniam^  intuonan- 
do poscia  il  primo  Kyrie,  il  quale, 
con  tutto  il  rimanente  della  messa, 
si  dice  senza  contrappunto.  L'ultimo 
Kyrie  termina  allorquando  il  Pon- 
tefice, dopo  letto  r  introito  al  so- 
glio, disceso  da  questo,  e  deposta  la 
mitra,  siasi  inginocchiato  al  genuflcs- 
sorio.  Finita  la  lettura  dell'epistola, 
due  soprani  anziani  incominciano  il 
graduale,  Requiem  wlernani  e  poscia 
intuonano  il  verso,  In  memoria 
ce  le  ma. 


CAP 

Indi  si  dice  il  tratto  da  tre  scelte 
coppie  di  soprani.  La  primi  canta 
il  verso  Absolve,  la  seconda ,  Et 
gralia,  e  la  terza.  Et  lucis^  e  ter- 
minato dal  coro  questo  verso,  la 
prima  coppia  intona  la  sequenza, 
Dies  ir  ce,  dies  Illa,  che  vuoisi  com- 
posta dal  Cardinal  latino  Frangipa- 
ne :  ed  il  vangelo  dicesi  senza  lumi, 
mentre  il  canto  dell'  offertorio  ter- 
mina, quando  il  celebrante  dice, 
Orale  fratres,  colle  ultime  parole, 
Et  semini  ejus,  perchè  il  celebrante 
non  dee  dire  che  una  sola  orazione. 
Il  Sanctus^  e  il  Benedictus  termina- 
no al  solito,  regolandosi  la  cantilena 
piuttosto  adagio.  Prima  dell'  eleva- 
zione il  Papa  discende  dal  trono,  e 
s'  inginocchia  avanti  il  genuflessorio, 
ove  resta  finché  il  Cardinal  cele- 
brante dica  :  Pax  Domini  sii  semper 
vobiscuni.  Allora  ritorna  al  soglio,  e 
postosi  a  sedere,  si  fa  levar  la  mi- 
tra, e  nel  tempo  che  si  alza,  il  coro 
incomincia  gli  Agnus  Dei,  ed  il 
Communio,  che  tirasi  in  lungo,  e 
termina  allorché  il  celebrante  abbia 
finito  di  leggerlo,  tornando  il  Pon- 
tefice ad  inginocchiarsi  al  genufles- 
sorio, per  1'  orazione  detta  Post 
Communio,  dopo  di  che  risale  al 
trono.  All'  elevazione  dell'  Ostia,  e 
del  calice  ,  siccome  il  suddiacono 
non  sostiene  la  patena  come  nelle 
messe  de' vivi,  cosi  incensa  e  l'Ostia 
ed  il  calice  nella  ostensione  loro;  ceri- 
monia, che  da  lui  si  pratica  solo  nelle 
messe  de' defonti,  supplendovi  nelle 
altre  un  cerimoniere.  Inoltre  nelle 
messe  de'  defonti  i  ceroferari,  che 
portano  le  torcie,  si  trattengono  con 
queste,  sinché  il  celebrante  non  ab- 
bia consumato.  Terminata  poi  la 
messa  si  fa  l'assoluzione  dal  Papa, 
portandosi  a  tal  effetto  dai  chierici 
della  Cappella  un  piccolo  catalalco 
senza   lumi,   che   si   pone   innanzi  i 


GAP 

t;iaJiin  JcU' altare,  e  eh' è  coperto 
(li  coltre  nera,  con  fondo  di  lama 
d'oro,  e  ricami  simili.  Il  coro  dice 
in  modo  andante  il  responsorio, 
Lìhcrd  me  Domine ^  e  poi  il  Pon- 
tefice dal  trono  fa  le  assoluzioni, 
ed  aspersioni  coli'  acqua  benedetta , 
e  le  incensature  verso  il  feretro, 
assistito  e  servito  dai  votanti  di 
segnatura  in  cotta  e  rocchetto.  Uno 
di  essi  regge  il  turibolo  e  la  navi- 
cella, e  l'altro  il  secchio  colf  acqua 
l)ened(itta ,  oltre  due  accoliti  a  pie 
del  trono  coi  candellieri.  V.  An- 
niversario DEI  Defunti.  Quando  poi 
il  Papa  non  interviene,  fa  f  assolu- 
zione il  Cardinal  celebrante,  ed  il 
piccolo  catafalco  si  mette  avanti  l'al- 
tare. Leggiamo  nel  Sestini,  al  capo 
XXIV,  che  anticamente  i  Cardinali, 
dopo  aver  accompagnato  il  Papa 
nella  camera  de' paramenti,  se  cele- 
bra vasi  la  cappella  al  Vaticano,  ca- 
lavano alla  contigua  basilica ,  ad 
orare  presso  i  depositi  de'  Sommi 
Pontefici ,  per  suffragare  le  loro 
anime. 


38.  Cappella  Papale  per  V  anni' 
versano  de^  Sommi  Pontefici  de- 
fonti  a*  3  novembre. 

Rimonta  al  pontificato  di  Ales- 
sandro IV,  Conti,  eletto  nel  1^54, 
clic  regnò  sino  al  1261,  la  celebra- 
zione di  un  funerale  anniversario , 
per  tutti  i  Sommi  Pontefici,  e  Car- 
dinali defonti,  come  si  accennò  al- 
l' articolo  Anniversario  de'  Sommi 
Pontefici  defonti  [Vedi),  colf  auto- 
rità del  codice  vaticano  4'^  3  7  pub- 
blicato dal  p.  Gattico,  il  quale  gio- 
verà, che  qui  sia  riportato.  Leggesi 
pertanto  alla  rubrica  CXX,  Acta  etc. 
p.  125,  (juanto  segue:  >»  Ordinalio 
''  Dom.  Alcxaudri  Papa3  IV  de  suf- 


CAP  91 

«  fragiis  faciendis  prò  Sunnnis  Pon- 
«  tificibus,  et  Cardinalibus  defiin- 
»  ctis.  Cuin.  fìdeles  animas  defun- 
>»  ctoruni  sit  salutare  consilium  oia- 
»  tionuni  suffragiis  adjuvare,  ss.  P. 
M  D.  Alexander  1*.  IV,  de  fratrum 
»»  suorum  unanimi  Consilio ,  et  as- 
»  sensu,  anniversarium  Sacr.  Rom. 
»»  Eccl.  Pontificum,  et  Cardinalium 
»»  obeuntium,  nonis  septenibris  an- 
»  nis  singulis,  vesperis,  et  vigillis 
>»  prò  defunctis ,  cum  IX  lectioni- 
»  bus,  et  cum  nota  solemniter  de- 
w  cantatis,  statuit  celebrari.  Ipse  Ro- 
«  manus  Pontifex,  assistentibus  sibi 
"Cardinalibus,  ut  moris  est,  mis- 
»»  sam  prò  defunctis  solemniter  ce- 
»  lebret,  ipsa  die  ducentos  paupe- 
»  res  reficiat,  et  vigintiquinque  qui- 
M  libet  Cardi nalis ,  nec  non  Domi- 
»>  nus  ducentas  missas  faciat  cele- 
'>  brare  vel  decantare  ".  Ma  poi  nel 
concilio  romano ,  celebrato  l' anno 
del  giubileo  1725,  in  s.  Gio.  in  La- 
terano,  Bencxletto  XIII  decretò,  che 
non  più  a'  5  settembre  si  dovesse 
celebrare  l'anniversario  pei  l'api  de- 
funti, ma  sibbene  ai  3  novembre, 
ed  in  oltre,  che  venisse  separato  da 
quello  dei  Cardinali. 

Si  celebra  pertanto  questa  Cap- 
pella nel  palazzo  apostolico  abitato 
dal  Pontefice ,  nel  modo  descritto 
all'  anniversario  de'  fedeli  defonti,  e 
al  §  VI  n.  5  di  questo  articolo  del- 
la Cappella  Papale  per  1'  anniversa- 
rio dell'ultimo  Papa  dcfonlo,  che 
celebrasi  dal  successore.  Ed  è  per- 
ciò, che  eguali  sono  gli  addobbi,  e 
i  paramenti,  non  che  l'arazzo  del- 
l' altare,  che  rappresenta  Lazzaro  ri- 
suscitato da  Gesù  Cristo,  insieme  a 
tutte  le  candele  di  ccia  gialla.  Can- 
ta messa  il  Cardinal  auncrlengo  di 
S.  Romana  Chiesa,  il  Papa  si  reca 
in  Capi)ella  con  piviale  rosso,  stola 
paonazza,  e  mitra  di  lama  d'argento, 


'92  CAP 

e  i  Cardinali,  che  nemmeno  in  que- 
sta mattina  gli  prestano  ubbidienza, 
v'incedono  in  vesti,  cappe,  e  tutt' al- 
tro paonazzo.  Indi,  dopo  la  messa,  il 
Pontefice  fa  la  consueta  assoluzione , 
variandosi  da'  pontificii  cantori  la 
composizione  del  giorno  precedente, 
nella  sequenza  Dies  irae^  dies  illa, 
espressiva,  semplice,  commovente,  ed 
armoniosa. 

39.  Cappella  Papale  per  la  festa 
del  Cardinal  s.  Carlo  Bo*Tomeo 
a  4  novembre. 

Nella  sontuosa  chiesa  di  s.  Carlo 
al  Corso ,  sagra  pure  a  s.  Ambro- 
gio, ambedue  arcivescovi  di  Milano, 
si  teneva  in  questo  giorno  Cappella 
Cardinalizia  pel  cuore  di  san  Carlo 
ivi  venerato,  e  donato  dalla  nazione 
milanese  per  questa  chiesa,  a  mezzo 
del  Cardinal  Federico  Borromeo. 
Nel  pontificato  di  Clemente  XI  dis- 
putandosi la  successione  della  mo- 
narchia spagnuola,  contrastata  tra  il 
ducato  di  Milano,  Carlo  III  di  Au- 
stria poi  imperatore^arlo  VI,  e  Fi- 
lippo V  Borbone  di  Francia ,  poi 
re  di  Spagna,  accadde  che  nel  1706 
corservossi  neutrale  il  prudente  Pon- 
tefice, finche  fosse  definita  sì  grave 
questione.  I  confrati  della  arcicon- 
fraternita  de'  ss.  Ambrogio,  e  Carlo 
della  nazione  milanese  (P^edi),  cui 
appartengono  la  detta  chiesa,  l'ora- 
torio, e  l'ospedale  contigui,  seguendo 
le  parti  di  Carlo  III  arciduca  di 
Austria,  per  la  festa  e  Cappella  Car- 
dinalizia, volevano  esporvi  il  ritratto 
di  Carlo  III,  mentre  l'ambasciatore 
di  Spagna,  e  i  Cardinali  addetti  a 
quella  corona,  volevano  esporre  quel- 
li di  Filippo  V  e  della  regina  sua 
moglie,  il  che  avrebbe  portato  fu- 
neste conseguenze.  Il  saggio  Ponte- 
fice ,    riflettendo     alla    consueludi- 


CAP 

ne  di  non  esporsi  i  ritratti  di  al- 
tri principi  nelle  chiese,  quando 
il  Papa  vi  celebra  od  assiste  alla 
funzione,  prese  il  ripiego,  senza  che 
alcuno  si  offendesse,  di  tenervi  Cap- 
pella Papale,  recandovisi  in  forma 
pubblica,  e  vestendosi  de'  sagri  pa- 
ramenti neir  annesso  oratorio  ,  dap- 
poiché nella  sagrestia  si  vedevano  i 
ritratti  del  re  e  della  regina  di  Spa- 
gna. Fatta  fu  perciò  temporanea- 
mente chiudere  la  sagrestia  dal  Car- 
dinal vicario;  ed  emanato  per  lui 
venne  un  editto,  con  che  si  pub- 
blicava r  indulgenza  plenaria,  e  re- 
missione di  tutti  i  peccati,  con- 
ceduta dal  Papa  Clemente  XI  al- 
la chiesa  di  s.  Carlo  al  Corso  per 
la  sua  festa.  In  oltre  dichiarava  nel- 
l'editto, che  si  terrebbe  in  essa  chie- 
sa anche  Cappella  Pontificia,  doven- 
dosi pregare  Iddio  perchè  sospen- 
desse i  flagelli  dell'  ira  sua ,  e  per 
r  emendazione  de'  costumi  ec,  onde 
vi  fu  gran  concorso  di  popolo. 

Nel  seguente  anno  1707,  i  supe- 
riori del  sodalizio,  per  la  medesima 
festività  esposero  il  solo  ritratto  del 
Pontefice  Clemente  XI,  che  vi  tor- 
nò ad  assistere  alla  Cappella.  E  seb- 
bene nel  1709  fosse  cessata  la  dif- 
ficoltà sull'  esposizione  dell'  effigie  di 
Carlo  III,  il  Papa  manifestò  al  Car- 
dinal d'  Adda,  protettore  della  chie- 
sa ed  arci  confraternita,  che  avea  fat- 
to voto  di  ritornarvi  ogni  anno  a 
celebrare  la  Cappella  Pontifìcia,  per- 
chè avea  preso  il  santo  Cardinale 
per  intercessore  appresso  Dio  della 
pace  del  cristianesimo,  e  siccome  nel 
momento  di  porsi  in  carrozza,  ven- 
ne sorpreso  da  una  indisposizione, 
che  gì'  impedì  d'intervenirvi,  subito  in 
vece  ordinò  la  spedizione  di  un  breve, 
ed  inviollo  alla  chiesa ,  dichiarando 
in  esso  formalmente,  che  da  quel 
punto  in  avanti  a'  4  novembre,  per 


•  CAP 
la  festa  di  s.  Carlo,  vi  si  terrebbe 
la  Cappella  Pontificia,  onde  egli  ed 
i  successori  di  lui  continuarono  a 
farla.  Tanto  riportano  ne'  suoi  Dia- 
rii  il  Valesio,  e  il  Cancellieri  nel  suo 
Mercato,  p.  227. 

Prosegue  adunque  il  Papa  a  recarsi 
con  treno  nobile  detto  anco  semipub- 
blico,  accompagnato  in  carrozza  da 
due  Cardinali,  ad  assistere  a  questa 
Cappella,  nel  qual  giorno  la  truppa 
Pontificia  è  schierata  innanzi  la  piaz- 
za della  chiesa.  Viene  ricevuto  alla 
porteria  dal  Cardinale  più  degno,  e 
dai  prelati  superiori  del  sodalizio,  e 
.si  reca  nel  contiguo  oratorio,  ove 
adunasi  il  sagro  Collegio ,  a  pren- 
dere la  falda,  il  piviale  bianco,  e  la 
mitra  di  lama  d' oro.  I  Cardinali 
v'  intervengono  con  due  carrozze , 
co'  domestici  in  livree  di  gala,  e  con 
vesti,  cappe,  e  tutt' altro  di  colore 
rosso.  Canta  messa  il  Cardinal  pro- 
tettore della  chiesa  e  del  sodalizio, 
co'  paramenti  bianchi:  di  lama  d'ar- 
gento co'ricami  d'oro,  ed  eguali  sono 
Ja  coltre  del  trono,  e  la  coltrina  della 
sedia  Papale.  Il  Sommo  Pontefice  fia 
ì  flabelli  ascende  la  sedia  gestatoria, 
e  dopo  aver  adorato  il  ss.  Sagia- 
mento  esposto  nella  Cappella  di  s. 
Filippo  Neri ,  va  all'  altare  ad  in- 
cominciare col  celebrante  la  messa, 
il  cui  mottetto,  Ecce  sacerdos  ma- 
gnus,  è  composizione  di  Gio.  Pier 
Luigi  da  Palestrina.  Terminata  la 
messa,  il  celebrante  pubblica  dall'al- 
tare l'indulgenza  di  trent' anni  ac- 
cordata dal  Papa,  il  quale  ritorna 
in  sedia  gestatoria  nel  1' oratorio,  do- 
ve deposti  i  paramenti,  riprende  la 
mozzetta  e  la  stola  di  raso  rosso. 
E  nella  medesima  forma  pubblica, 
preceduto  dal  crocifero  a  cavallo 
colla  croce  astata,  fa  ritorno  alla 
propria  residenza. 


CAP 


93 


40.  Cappella  Papale  per  l'anniver- 
sario de'  Cardinali  defonti  a'  5 
novembre. 

Fino  dal  1 5 1 7  il  Pontefice  Leo- 
ne X  istituì  la  celebrazione  della 
Cappella  Papale  per  1*  anniversario 
de'  Cardinali  defunti.  Deve  dire  la 
messa  il  Cardinal  camerlengo  del 
sagro  Collegio  [Fedi),  al  qual  arti- 
colo con  maggior  diffusione  trat- 
tasi dell'origine  di  questa  funzione. 
Si  celebra  essa  fra  l' ottava  della 
commemorazione  o  anniversario  dei 
fedeli  defonti,  nel  giorno  da  desti- 
narsi dal  Pontefice.  Tuttavolta,  co- 
me dicemmo  di  sopra ,  avendo  A- 
lessandro  IV  ordinata  la  celebra- 
zione di  un  funere  anniversario 
per  tutti  i  Romani  Pontefici,  e  Car- 
dinali di  santa  Chiesa  defunti,  nel 
concilio  romano,  celebrato  da  Bene- 
detto XIII,  Orsini,  nell'anno  santo 
1725,  confermandosi  la  disposizione 
di  Leone  X,  venne  meglio  stabilita 
la  separazione  dell' anniversaiio  dei 
Papi  da  quello  dei  Cardinali,  pei 
quali  definitivamente  si  decretò  la 
mattina  de'  5  novembre. 

La  Cappella  è  addobbata  come 
nel  dì  dell'  anniversario  de'  Ponte- 
fici defonti ,  colle  candele  di  cera 
gialla,  regolandosi  ugualmente  nelle 
cerimonie,  preci,  ed  assoluzione,  me- 
no però  la  propria  orazione.  Canta 
messa  il  detto  Cardinal  camerlengo 
del  sagio  Collegio;  ma  se  egli  appar- 
tiene all'ordine  dei  diaconi,  benché 
sia  insignito  del  grado  sacerdotale , 
si  fa  supplire  da  un  Cardinale  del- 
l'ordine de'  vescovi,  o  di  quello  dei 
preti.  I  Cardinali  vi  assistono  in  ve- 
sti, cappe,  e  tutt'altro  di  colore  pao- 
nazzo. Nondimeno  non  prestano  ul> 
bidienza  al  Pontefice ,  come  messa 
di  Requiem. 


94                     GAP  GAP 

di  lama  d'argento.  Canta   messa  nn 

4r.    Cappella  Papale  nella    prima  patriarca,  e  perciò  sulla  cancellata  so- 

domenica  dell'avvento ,    ed   inco-  no  accese  sci  candele  cóme  quando 

minciamento  del  giro  delle  qua-  celeJDra  un   Cardinale,    mentre    pc- 

rant'ore,  eolV esposizione    del    ss.  gli    arcivescovi,  e  vescovi    se  ne  ac- 

Sagraniento,  nella  Cappella  Pao-  cendono  sole  quattro .  Tanto    i  pa- 

lina  del  Faticano.  triarclii  che  i  Cardinali ,  arcivescovi 

e  vescovi  mentovati ,  in  questa ,  e 
Benché  Sisto  V  avesse  disposto,  nelle  altre  domeniche  dell'  avvento  , 
nel  i586,  colla  suaccennata  bolla  celebrando  in  Cappella  la  messa, 
Egregia,  che  questa  Cappella  si  do-  usano  la  sola  mitra  di  tela  bianca . 
vesse  celebrare  nella  basilica  di  s.  Sermoneggia  il  p.  procuratore 
Lorenzo  fuori  le  mura,  stante  la  sua  generale  dell'  Ordine  de'  predicatori, 
lontananza,  poco  si  osservò  tale  pre-  coli' abito  domenicano,  il  quale  pro- 
scrizione :  che  anzi,  come  diremo ,  mulga  eziandio  l' indulgenza  di  die- 
Clemente  Vili,  nel  i5g2,  ordinò,  ci  anni  concessa  dal  Pontefice.  Dei 
che  tenendosi  la  Cappella  nella  Sisti-  discorsi  recitati  in  tal  giorno,  si 
na  del  Vaticano,  da  essa  si  traspor-  hanno  le  seguenti  memorie:  Oralio 
tasse  il  ss.  Sagramcnto  nella  con-  ìiabita  corani  D.  N.  Sixlo  V.  P. 
ligua  Paolina,  come  si  è  costante*  M.  Doni.  I.  Adventus  ab  adm.  rev. 
mente  praticato,  ad  onta  che  i  Pon-  p.  fr.  Bart.  de  Miranda  mag.  in  s. 
tefìci  abitassero  in  tal  tempo  nel  theol.  ac  totius  Ordinis  pracdicato- 
palazzo  Quirinale.  V  hanno  pure  rum  procuratore ,  et  vicario  gene- 
esempi ,  che  in  questo  palazzo  si  rali,  iSSy;  Jo.  Victorii  Roscii  Rom. 
celebrassero  per  tal  motivo  le  Cap-  J.  C.  Oratio  de  Chrisli  Domini 
pelle  delle  altre  tre  domeniche  del-  Adventa  ad  Clementem  Vili  ha- 
l'avvento  (Vedi).  Tuttavolta  la  cap-  bita  Romoc  i6o4;  Oratio  liahita 
pclla  della  prima  domenica  ognora  Dom.  I.  Advcnlus  in  Cappella 
si  celebrò  alla  Sistina  del  Vaticano ,  Sumnii  Pont,  ad  S.  D.  N.  Paulwn  V 
recandovisi  i  Pontefici  appositamen-  anno  Domini  i6o5  per  rev.  p.  fr. 
te  :  ciò  che  avvenne  ne' pontificali  Dom,  Gravinam  neap.  Ord.  prcedic. 
di  Clemente  XI ,  Innocenzo  XIll,  provinciae,  regni,  artium,  et  s.  th. 
Clemente  XII,  e  per  non  dire  d^al-  lector.  et  in  romana  curia  admo- 
tri,  anche  in  quello  del  Papa  re-  dum  rev.  proc.  gen.  soc.  ;  Oratio 
gnante .  In  questa  cappella  tutù  hahita  Doni.  I.  Adventiis  corani 
quelli,  che  hanno  l'uso  della  cappa  S.  D.  N.  Paulo  P.  V.  anno  Do- 
colia  fodera  di  seta,  compariscono  mini  1607  per  rev.  p,  fr.  Domi- 
colle  pelli  di  armellini.  nicum  Gravinam  Ord.  pra^d.  s.  Th. 
Nella  Cappella  Sistina  del  palaz-  Bacchalaureum,  1607;  Ignatii  Cian- 
zo  Vaticano,  il  cui  quadro  rappre-  tes  romani  ord.  praed.  Oratio  habi- 
scnta  in  arazzo  V  Annunziazione  di  ta  ad  Gregorium  XV  in  sacello 
Maria  Vergine,  ed  il  cui  paliotto  è  Pontlf.^  Dom.  I.  Adventus. 
paonazzo,  come  lo  sono  la  coltre,  Prima  di  cantare  l'epistola,  un 
e  coltrina  del  trono,  e  della  sedia  chierico  della  Cappella  leva  al  sud- 
Papale,  si  recano  i  Cardinali  con  diacono  la  pianeta  piegata  paonaz- 
vesli,  cappe,  e  tutto  altro  paonazzo,  za,  e  resta  col  camice,  cingolo  e 
Il  Papa  ci  va  in  piviale  rosso,  e  mitra  col  manipolo,  e  dopo    aver   cantato 


GAP 

la  epistola,  ripiglia  la  stessa  piane- 
ta. Anche  il  diacono,  avanti  <li  can- 
tare il  vangelo,  depone  la  pianeta 
piegata  di  egiial  colore,  e  ne  pren- 
de un'altra  paonazza,  che  forma  uno 
stolone,  e  che  pone  a  traverso  del 
corpo,  restando  così  fino  al  Post- 
Communio^  in  cui  riprende  la  pia- 
neta piegata  innanzi  al  petto.  Al- 
l' ollertorio  dal  coro  si  canta  il 
mottetto,  Sahatorem  expcctamus, 
con  seconda  parte,  del  Palestrina.  Il 
maestro  di  cerimonie,  che  accom- 
pagna il  diacono,  il  quale  va  ad 
incensare  il  sagro  Collegio,  suol  da- 
re a'  Cardinali  1'  ora  della  predica, 
che  in  idioma  italiano  in  un  pulpito 
sotto  il  baldacchino  si  fa  nel  merco rdì, 
in  tutto  il  tempo  del  sagro  Avvento, 
nella  sala  detta  del  concistoro  o  del 
s.  offizio  del  palazzo  apostolico,  alla 
presenza  del  Papa,  il  quale  l' ascol- 
ta nella  bussola.  Ma  nelle  altre  tre 
domeniche  dello  stesso  Avvento^  non 
dà  tale  intimazione,  avvisandosi  piut- 
tosto dallo  stesso  predicatore  apo- 
stolico [Fedi),  eh' è  sempre  un  re- 
ligioso cappuccino,  il  giorno  e  l'ora 
della  predica  futura.  Dopo  il  San- 
ctus, dalla  sagrestia  un  cerimoniere 
accompagna  in  Cappella  dodici  bus- 
solanti con  vesti  e  cappe  rosse ,  e 
torcie  accese  ;  e  fatta  genuflessione 
all'altare,  e  al  Pontefice,  sei  per 
parte  s'  inginocchiano  a'  lati  dello 
stesso  altare,  ed  alla  consagrazione 
il  celebrante  consagra  due  ostie , 
una  per  consumarla,  l'altra  per  la 
esposizione  delle  quarant'  ore.  Dopo 
r  elevazione,  appena  il  Pontefice  dal 
genuflessorio  è  tornato  al  soglio,  il 
coro  canta  il  Benedìctus ,  e  due 
maestri  di  cerimonie  con  due  chie- 
rici della  Cappella,  uno  da  una  par- 
te, e  uno  dall'altra,  distribuiscono 
a' caudatari  le  candele  da  portarsi 
in  processione  dai  Cardinali,  mentre 


CAP  9^5r 

altri  cerimonieri  dispensano  le  can- 
dele ai  patriarchi,  arcivescovi,  e  ve- 
scovi assistenti,  e  non  assistenti,  ai 
prelati  dei  fiocchetti,  al  cx)mmenda- 
tore  di  s.  Spirito,  agli  abl)ati  mitra- 
ti, ai  protonolari  apostolici,  e  a' ge- 
nerali degli  Ordini  religiosi. 

\J  v\\\nLO /égnus  Dei  ai  canta,  al- 
lorquando il  celebrante  ha  accomo- 
dato la  ss.  Eucaristia  nell'  ostt^nso- 
rio,  ed  ha  purificato  per  la  prima 
volta  il  calice  ;  indi  cantasi  il  Com- 
munio, che  non  si  termina,  finche 
il  celebrante,  dopo  lavate  le  mani, 
non  r  abbia  letto  al  suo  luogo.  Ter- 
minata la  messa,  il  celebrante,  ed  i 
ministri  assistenti  genuflettono  sugli 
inferiori  gradini  dell'  altare  in  conni 
epistolae.  Allorché  poi  il  Papa  ha 
incensato  il  ss.  Sagramento,  e  gli  fu 
posto  il  velo  umerale  bianco  sul  pi- 
viale rosso,  il  celebrante  si  alza,  pren- 
de r  ostensorio,  e  lo  consegna  al  Pon- 
tefice. Indi  il  celebrante,  il  diacono  e 
suddiacono  vanno  in  sagrestia,  ove  ter- 
minata la  messa,  li  avea  preceduti  il 
prete  assistente.  Già  il  collegio  dei 
cantori  Pontificii  è  andato  co'  suoi 
libri  nella  sala  regia,  la  quale  è  il- 
luminata coi  cornucopi  con  candele 
di  cera,  e  guarnita  dalla  guardia 
svizzera,  dalla  civica  .scelta,  e  dai  ca- 
potori,  tutti  schierati.  Intanto  un  ce- 
rimoniere fa  incominciare  la  proces- 
sione da  quelli,  che  hanno  luogo  in 
cappella,  col  solito  ordine,  già  de- 
scritto al  venerdì  santo,  quando  il 
Papa  recasi  alla  Paolina  a  leva- 
re il  sepolcro;  e  tutti  nel  porsi  in 
ordine  di  processione ,  fanno  pri- 
ma la  genuflessione  al  .santissimo 
Sagramento.  Quando  la  croce  Pon- 
tifìcia ,  sostenuta  dall'  ultimo  udi- 
tore di  Rota  in  cappa  in  mezzo 
a  due  «accoliti  co'  candellieri ,  esce 
fuori  della  cancellati  o  balaustra,  i 
cnntoi'i  contraili   intuonano    V  inno 


c)6  GAP 

Pange  lìngua  gloriosi,  che  si  conti- 
nua dal  predetto  collegio,  andando 
processionalmente  alla  Paolina,  ove 
si  ferma  dietro  il  banco  de'  Cardi- 
nali diaconi  a  mano  destra.  Il  Pa- 
pa s' incammina  colla  processione  , 
preceduto,  e  seguito  con  candele  ac- 
cese portate  da  quelli,  cui  furono  di- 
spensate, avendo  lateralmente  i  do- 
dici bussolanti  colle  torcia,  e  quan- 
do entra  nella  porta  della  Cappella 
colla  ss.  Eucaristia,  che  porta  a  pie- 
di col  capo  scoperto,  e  sotto  il  bal- 
dacchino bianco,  retto  da  vescovi, 
sostenendosi  lo  strascico  del  manto 
Pontificale  dal  principe  assistente  al 
soglio  ,  si  canta  la  strofa  Ver- 
bum  caro.  Quindi  giunto  all'  altare, 
magnificamente  illuminato  da  copio- 
si ceri,  il  Cardinal  primo  diacono , 
colla  stola  bianca  a  traverso  sulla 
cappa,  prende  dalle  mani  del  Pon- 
tefice r  ostensorio,  ed  accompagna- 
to Csoir  ombrellino  e  con  alcune  tor- 
cie,  lo  porta  dietro  all'  altare,  ove  tro- 
vasi a  riceverlo  in  cotta  e  stola  mon- 
signor sagrista,  il  quale  lo  pone  nel 
tabernacolo.  Allora  si  canta  il  Tan- 
tum ergo  j  indi  il  Papa  servito  dal 
Cardinal  primo  prete,  pone  l' incen- 
so nel  turibolo,  sostenuto  dal  deca- 
no de'  votanti  di  segnatura  in  cotta, 
e  rocchetto.  Incensato  tre  volte  il 
Santissimo,  il  Papa  dice  l'orazione 
sostenendogli  il  hbro  e  la  candela  i 
soliti  patriarchi,  o  arcivescovi,  ed  al- 
lora termina  la  funzione.  Il  Papa  si 
reca  nella  contigua  sagrestia  a  de- 
porre i  sagri  paramenti,  ed  a  ri- 
prendere la  mozzetta  di  panno  ros- 
so filettata  d' armellini,  e  col  solito 
accompagnamento  fa  ritorno  alla 
sua  residenza.  I  Cardinali ,  che  nei 
banchi  laterali  erano  genuflessi  sui 
cuscini  di  panno  paonazzo,  ivi  po- 
sti dai  propri  decani,  si  alzano,  e 
deposta     la    cappa  nella  sala  regia , 


GAP 

riprendono  le  mantellette  e  mezzet- 
te, e  recansi   a*  rispettivi  palazzi. 

Benché  incomba  celebrare  la  mes- 
sa ad  un  patriarca,  che,  se  non  in- 
terviene il  Papà,  colloca    il   Santis- 
simo   nella    Paolina,    abbiamo    che, 
nel    lySo,  cantò  la  messa,    e    fece 
tutta  la  funzione  nella  Sistina  mon- 
signor Guadagni  vescovo    d*  Arezzo, 
nipote  di  Clemente  XII,    il   quale, 
abitando  al  Quirinale,  non  v'inter- 
venne.  Se  poi  il  Papa  assistendo  alla 
messa,  non  potesse ,    o   non  volesse 
portare  la  ss.  Eucaristia  alla  Paoli- 
na, allora  la  seguirà    con    mozzetta 
di  velluto  rosso,  e  stola   di  raso  di 
egual    colore    con    torcia    accesa  in 
mano,  sostenendo  le    aste    del    bal- 
dacchino i  camerieri  d' onore    e  se- 
greti. Avanti  al  ss.  Sagramento  espo- 
sto   (  come    dicemmo    parlando    del 
sepolcro   nel    giovedì    santo)    fanno 
alternativamente  un'  ora  di  orazione 
nelle  quaranta  ore,  in  cui  sta  espo- 
sto nella  PaoHna,  i  prelati  della  cor- 
te Pontificia  in  rocchetto ,    e   man- 
telletta,  i  cubiculari,  cioè  i  camerie- 
ri segreti  e  di  onore,    i    cappellani 
segreti  e  comuni,   i  bussolanti ,    ec. 
in  vesti  e  cappe  rosse,    e  i  cantori 
in  sottana  e  fiscia  di  seta    paonaz- 
za e  cotta,  dovendo    essere    sempre 
due  ad  orare,  su  appositi    genufles- 
sori,  situati  lateralmente  nel  presbi- 
terio dell'  altare.  Questo    rito  corri- 
sponde  a  quello  degli  ebrei,  presso 
i   quali   dieci    uomini    ingenui    avea- 
no  r  incombenza  di  orare   a  vicen- 
da continuamente  nel  tempio.  Final- 
mente, se  il  Pontefice  abita  il  con- 
tiguo palazzo,  nella  sera,  vestito  di 
mozzetta  di    velluto    rosso,    e    stola 
di  raso  egualmente  rossa,  accompa- 
gnato dalla  sua    camera    segreta ,  e 
dai   palafrenieri  colle   torcie,   si  reca 
a   fare  orazione  al  genuflessorio  en- 
tro il  presbiterio,  avendo    a'  lati  il 


GAP 

maggioixlomo,  e  maestro  di  camera, 
mentre  il  resto  della  famiglia  nobi- 
le pi*ende  luogo  alla  balaustra. 

II  pio  istituto  di  esporre  alla  pub- 
blica adorazione  il  ss.  Sagramento, 
per  lo  spazio  di  quarant'oi-e  (Fedi), 
affine  di  risvegliare  nel  cuore  de'  fe- 
deli la  memoria  de'  quaranta  gior- 
ni ne'  quali  Gesù  Cristo  digiunò  nel 
deserto,  e  delle  quaranta  ore  in  cui 
dimorò  nel  sepolcro,  non  solo  fu 
confermato  nel  1592  da  Clemente 
Vili,  Aldobrandiniy  colla  costitu- 
zione Graves  et  diiiturnas^  ma  fu 
anche  esteso  da  quel  Pontefice  per 
tutta  la  città  di  Roma  in  tutto  l'an- 
no, ed  in  perpetuo  giro  per  le  ba- 
siliche, per  le  chiese  titolari  de'  Car- 
dinali preti,  e  diaconi,  non  che  dei 
regolari,  e  de'  secolari,  ed  eziandio 
negli  oratorii  pubblici  delle  confra- 
teinite.  Quindi  ordinò ,  che  nella 
Pontifìcia  Cappella  Paolina  del  pa- 
lazzo Vaticano,  sontuosamente  illu- 
minata, si  esponesse  il  ss.  Sagramen- 
to dal  Sommo  Pontefice ,  coli'  assi- 
stenza del  sagro  Collegio  de'  Cardi- 
nali, della  prelatura,  e  di  tutti  queU 
li,  che  hanno  luogo  nella  Cappella 
Papale,  locchè  costantemente  fu  ese- 
guito sì  nella  Paolina  ,  che  nella 
capitale  del  mondo  cattolico. 

Passate  poi  le  quaranta  ore  dac- 
ché fu  esposto  il  Venerabile  nella 
predetta  Cappella,  monsignor  sagri- 
sta,  nel  seguente  martedì  mattina, 
ripone  nel  ciborio  la  ss.  Eucaristia, 
e  contemporaneamente  si  espone  nel- 
r  arcibasilica  lateranense ,  funzione 
che  si  fa  nel  seguente  modo.  In 
detto  giorno  all'ora  destinala,  si  adu- 
na nella  Paolina  il  collegio  de'  can- 
tori, e  monsignor  sagrista  incomin- 
cia la  messa  bassa ,  nella  quale  i 
cantori  cantano  due  mottetti ,  cioè 
uno  all'  od'ertorio ,  che  è  Fratrcs, 
ego  eniniy  del  Paleslrina,    e  l'altro 

VOL.    IX. 


GAP  97 

air  elevazione ,  che  è  Comedìte  gen- 
tes,  a  due  cori,  del  medesimo  au- 
tore. Terminata  la  messa ,  il  detto 
prelato,  deposta  la  pianeta,  assume 
il  piviale  bianco ,  ed  inginocchiasi 
avanti  l'altare.  Quindi  dal  sacerdo- 
te pili  anziano  fra  i  chierici  della 
Cappella,  ed  anticamente  dal  primo 
di  essi,  che,  come  dice  1'  Adami  a 
pag.  98,  era  un  cantore  Pontifìcio , 
con  cotta  e  stola  bianca,  prende  dal 
tabernacolo  1'  ostensorio,  e  lo  pone 
sulla  mensa  dell'  altare ,  ove  viene 
incensato  dal  sagrista.  Due  soprani 
intonano  dipoi  le  litanie  de'  santi , 
in  canto  semplice,  dopo  le  quali  il 
medesimo  sagrista  dice  il  Pater  no- 
ster ,  colle  altre  orazioni ,  a  cui  ri- 
spondono i  cantori  secondo  il  con- 
sueto. In  fine,  data  la  benedizione 
col  ss.  Sagramento,  lo  ripone  nel 
ciborio,  e  dà  così  termine  alla  fun- 
zione. 

42.  Cappella  Papale  per  la  festa 
dell'  Immacolata  Concezione  agli 
8  dicembre. 

Abbiamo  dal  Ga vanto,  Sect.  7, 
n.  8 ,  che  anticamente  in  questo 
giorno  celebravasi  Cappella  Cardi- 
nalizia, e  Bacomio,  religioso  carmeli- 
tano, morto  nel  i35o,  afferma,  che 
ogni  anno  nella  chiesa  del  suo  Or- 
dine si  celebrava  questa  festività  con 
messa  solenne,  e  panegirico  alla  pre- 
senza de'  Cardinali.  Ma  il  gran  Pon- 
tefice Benedetto  XIV,  nel  concisto- 
ro segreto,  tenuto  a'  26  novembre 
1742,  determinò  con  l'autorità  di 
una  costituzione  apostolica ,  che  si 
legge  nel  tomo  11  delT Appendice 
del  suo  Bollano,  a  pag.  97,  che 
per  r  avvenire  ogni  anno  agli  8  di- 
cembre si  celebrasse  Cappella  Papale 
nella  basilica  di  s.  Maria  Maggiore 
nella  Cappella  Borghesiana  per  1» 
7 


98  CAP 

lèsta  (iella  Concezione  della  b.  Ver- 
gine Maria.  Stante  però  la  dirotta 
pioggia,  in  quell'anno  fu  tenuta  nel- 
la Cappella  Paolina  del  Quirinale, 
ove  dopo  la  messa  Benedetto  XIV 
impose  il  pallio  a  monsignor  Abra- 
mo Vartabiet  patriarca  di  Cilicia 
degli  armeni.  Fu  poscia  pubblicato 
un  libro  col  titolo  :  Notizie  della 
Cappella  Pontificia  per  la  festa  del- 
V  immacolata  Concezione  della  ss. 
Verdine y  Spoleto  1746,  ed  un  Di- 
scorso ìstorico  j  e  panegirico  della 
Papal  Cappella  per  la  festa  de W Im- 
macolata Concezione  di  M.  V.  Ma- 
dre di  DiOj  ultimamente  da  N.  S.  P. 
Benedetto  XIV  in  perpetuo  decre- 
tata, Padova  1742-  Queste  due  ope- 
re sono  dell'  eruditissimo  gesuita  for- 
livese Andrea  Budrioli,  scritte  per 
appagar  la  curiosità  di  alcuni  criti- 
ci, desiderosi  di  sapere,  qual  fonda- 
mento avesse  di  autorità,  e  di  ra- 
gione questo  memorando  decreto. 

Tale  Cappella  in  progresso;,  forse 
per  la  stagione  fredda  e  piovosa  in 
cui  cade,  fu  ed  è  celebrata  nella 
Cappella  del  palazzo  apostolico  abi- 
tato dal  Papa,  essendo  a  di  lui 
arbitrio  il  tenerla  nella  predetta  ba- 
silica, ovvero  nel  proprio  palazzo. 
Si  pone  per  quadro  dell'altare  l'a- 
razzo, cbe  rappresenta  la  Concezione 
cioè  la  beata  Vergine  col  figlio  in 
braccio,  cinta  il  capo  di  stelle,  in 
alto  di  calpestare  il  serpente,  li  pa- 
liotto  è  bianco,  la  coltre  del  trono, 
e  la  coltrina  della  sedia,  sono  di 
lama  d'  argento  co'  ricami  d' oro.  I 
Cardinali  vi  si  recano  in  vesti,  cap- 
pe, e  tutt' altro  rosso,  con  due  car- 
rozze, e  i  domestici  colle  livree  di 
gala.  Il  Pontefice  va  nella  camera 
de' paramenti  con  iscarpe  di  velluto 
rosso,  e  mozzetta  simile  filettata  di 
pelli  d' armellino,  e  benché  sia  av- 
vento,   ciò    non    ostante    entra    in 


CAP 

Cappella  con  piviale  bianco,  e  mitra 
di  lama  d'oro.  Canta  messa  il  Car- 
dinale protettore  della  Cappella  Bor- 
gbesiana,  ove,  come  dicemmo,  si 
dovrebbe  celebrare,  con  parati  bian- 
chi. Il  mottetto  dell'olfertorio,  San- 
cta  et  immaculata  Virgo ,  è  del 
Palestrina.  Terminata  la  messa,  il 
medesimo  Cardinal  celebrante  (  es- 
sendo questa  una  delle  poche  Cap- 
pelle in  cui  non  si  recita  il  sermone) 
legge  r  indulgenza  di  trenta  anni 
concessa  dal  Papa  agh  astanti. 

Merita  qui  far  menzione,  che 
siccome  i  minori  conventuali  nella 
basilica  de'  santi  XII  Apostoli,  so- 
gliono celebrare  con  solennità  questa 
festa  con  novena ,  cosi  nell'  ultimo 
giorno  di  essa,  con  treno  di  cit- 
tà v'  interviene  il  Sommo  Ponte- 
fice con  iscarpe  di  velluto  rosso, 
e  mozzetta  simile  ornata  d' armelli- 
ni,  e  stola  di  raso  rosso.  E  paratosi 
di  piviale  bianco,  e  mitra  di  lama 
d'oro,  coir  assistenza  del  sagro  Col- 
legio in  abito  Cardinalizio  rosso,  del 
collegio  de'  cappellani  cantori,  della 
sua  camera  segreta,  con  dodici  ca- 
merieri segreti,  i  quali  sostengono  le 
torcie,  comparte  col  ss.  Sagramento, 
precedentemente  esposto ,  la  trina 
benedizione  ad  innumerabile  popolo, 
dopo  il  canto  del  Te  Dcunij  e  del 
Tantum  ergo,  ec. 

43.  Cappella  Papale  della  seconda 
domenica  dell'Avvento,  che  talora 
cade  avanti   la  festa  della   Con- 


Si  celebra  nel  palazzo  apostolico, 
in  cui  risiede  il  Papa,  facendosi  al- 
trettanto nelle  Cappelle  della  terza, 
e  quarta  domenica  dell'  Avvento. 
Anticamente  però,  nella  seconda 
domenica  dell'Avvento,  in  esecuzione 
del  disposto  da  Papa  Sisto  V,  tene- 


GAP 

vasi  nella  basilica  lateraiiense.  Il 
quadro  dell'  aliare  rappresenta  in 
arazzo,  come  nella  prima  domenica, 
J'Annunziazione.  Il  paliotto  è  pao- 
nazzo, del  qual  colore  sono  la  coltre 
del  trono,  e  la  coltrina  della  sedia 
Papale,  non  che  i  cuscini  del  genu- 
flessorio,  e  la  copertina  del  faldi- 
storio, e  i  paramenti  del  celebrante, 
e  de'  ministi'i  assistenti.  I  Cardinali 
vi  si  recano  con  vesti ,  cappe  e 
tutt' altro  paonazzo,  ed  il  Pontefice 
v'  interviene  con  piviale  rosso,  e  mi- 
tra di  lama  d'argento.  Canta  messa 
un  arcivescovo,  o  vescovo  assistente 
al  soglio,  essendo  il  mottetto  dell'of- 
fertorio, Jerusaleni  cito  venìet^  com- 
posto con  seconda  parte  dal  tanto 
rinomato  Palestrina.  La  recita  del 
sermone  tocca  al  procuratore  gene- 
rale de' minori  conventuali:  e  qui 
sarà  bene  avvertire,  che  fra  il  detto 
Ordine ,  e  quello  de'  minori  osser- 
vanti, evvi  il  regolamento  stabilito, 
che  nella  seconda  domenica  di  qua- 
resima reciti  il  discorso  in  Cappella 
Pontificia  il  procuratole  generale 
degli  osservanti ,  e  nella  seconda 
dell'Avvento  quello  de'  conventuali , 
ambedue  francescani.  Dipoi,  secondo 
il  consueto,  il  sermoneggiatore  pub- 
blica r  indulgenza  di  dieci  anni  con- 
cessa agli  astanti  dal  Sommo  Pon- 
téfice. 

44-  Cappella  Papale  della  terza 
domenica  dell'  Avvento  ^  delta 
Gaudele. 

Sempre  si  tiene  presso  Tabitazio- 
iie  del  Pontefice,  benché  prima  si 
celebrasse  nella  basilica  di  s.  Croce 
in  Gerusalemme ,  come  la  IV  di 
quaresima.  Ciò  fu  confermato  ezian- 
dio da  Sisto  V.  Anticamente  l'al- 
tare si  adornava  con  otto  statue 
degli  apastoli  di  argento,  colla  croce, 


GAP  99 

e  co' candellieri   più  nobili,   per  cui 
ora  si  adopera  la  croce,  coi  candel- 
lieri dorali;   così  il  trono  e    il  bal- 
dacchino dell'altare  erano  di  drappi 
di  colore  losaceo,  o  rose  secche,  ed  ora 
sono  di  color  paonazzo.  I  Cardinali  vi 
si  recano  con  cappe  paonazze,  vestiti 
però  di  sottana,  fascia  co'fiocchi  d'oro, 
mozzelta ,    e   mantelletta    di    colore 
rosaceo,  che    non  è  violaceo,  ne  por- 
pora; ed  il  Pontefice  con  piviale  ro- 
saceo, o  di  rose  secche,  e  con  mitra 
di  lama  d' oro,  come  pure  si  pratica 
nella    detta    domenica    Lcetare ^    di 
quaresima.  Questa  domenica  dall'  in- 
troito  Gaudete  in  Domino  semper, 
iterum     dico    gaudete  ^   ha    qualche 
cosa  di  particolar  allegrezza,  donde 
prende    il    nome    di   Gaudete^   e  la 
Chiesa  lo  dimostra  colla  varietà  del 
colore,  e  di  altri  riti.    Il  diacono  e 
suddiacono  invece  delle  pianete  pie- 
gate dinanzi  al  petto,  assumono  dal- 
matica, e  tonicella  rosacea,  del  qual 
colore  sono  il  paliotto,  il  piviale  del 
prete    assistente,    e   i  paramenti  del 
celebrante,  che  è  un  Cardinale  del- 
l' ordine  de'  preti.    Questa  domenica 
era  una  volta   cotanto  celebre,   che 
il  Sommo    Pontefice-  vi    cantava  la 
messa,    e    vi  si  diceva  il   Gloria  in 
excelsis  Deo,   oltre   l'assistenza,  che 
egli  prestava  nel  sabbato  precedente 
al  vespero,  in  cui  metteva  una  mo- 
neta   d'  oro,    somministratagli    dal 
Cardinal    camerlengo    di    s.  Chiesa, 
nella  bocca  di  quello,   che   gì'  into- 
nava   la    quinta    antifona ,    come    si 
legge    nel     codice    47^7    pubblicato 
dal  p.  Gallico,  "  Ada  Cxrem.  pag. 
M    79:  In  111  dominica  de  Adventu, 
«   qujE  dicitur  dominica  de  Gaudete^ 
»♦   in  quo  die  est  V  antiphona  Jiiste, 
»   in  qua    antiphona    D.   Papa  facit 
»   quamdam  solemnitatcm,  qua?  tali* 
»>  est....  Primicerius  pncnuntiat  pri- 
»  mam    antìplionam    Papx  ;  alias 


loo  CAP 

»   vero    tres    dicunt    scholenses ,    et 
»  canonici    s.   Patri,    quùitam,    quae 
>»  est  Juste^  praenunciatur  Papae,  et 
»   idem    D.  Papa    post    talem   prae- 
«  nunciationem  accipit  monetam  au- 
«   ream  de  manu  camerarii,    et  po- 
»  nit   in    ore   ipsius    praenunciantis, 
»>  eodem    praenunciatore    tenente   os 
M   apertura.  Et  hoc  facto,  ipse  Papa 
w   incipit  solemniter  Juste.  "  Attual- 
mente la  Cappella    si  fa  colle  solite 
cerimonie  delle  altre  domeniche  del- 
l'Avvento, meno  le  particolarità  sud- 
descritte.  Il  mottetto  dell' offertorio: 
P^enì  Domine^   che   per    essere  uno 
de' più  armonici  cantasi  agiatamente, 
è  del  Palestrina.  Tocca  pronunciare 
il  discorso    al   p.  procuratore    gene- 
rale degli  agostiniani  eremitani,  col- 
l' abito  della   sua   religione,  il  quale 
a  suo  tempo  promulga  l' indulgenza 
di    venticinque    anni    accordata    dal 
Papa. 

45.  Cappella  Papale  della  quarta, 
ed  ultima  domenica  dell'  Av- 
vento. 

Quésta  celebravasi  nella  basilica 
di  s.  Paolo  nella  via  Ostiense,  e  ad 
onta  che  Sisto  V  ne  ripristinasse  la 
consuetudihe,  tuttavolta  pel  freddo, 
e  per  le  pioggie  dell'invernale  sta- 
gione, poco  di  poi  s'incominciò  a 
tenere  nel  palazzo  apostolico  di  re- 
sidenza del  Pontefice .  Chiama  vasi 
Domiiiìca  vacans,  o  perchè  si  con- 
tinuava coir  uffizio  del  giorno  pre- 
cedente, ovvero  perchè  il  Papa  va- 
cava alla  stazione,  siccome  stanco 
dalle  ordinazioni  del  sabbato,  par- 
ticolarmente quando  i  Pontefici  le 
tenevano  nelle  sole  tempora  di  di- 
cembre, od  anche  perchè  il  Papa 
in  questa  domenica  astenendosi  da 
ogni  altra  occupazione,  attendeva 
solo  a  fare  limosine.  I  Cardinali  vi 


CAP 

si  recano  con  vesti,  cappe  e  tutt'al- 
tro  paonazzo,  e  il  Papa  con  pivia- 
le rosso,  e  mitra  con  lama  d'ar- 
gento. Canta  messa  un  arcivescovo, 
o  vescovo  assistente  al  soglio  ;  ed  il 
mottetto  dell' olFeitorio,  Canite  tuba 
in  Sion,  con  seconda  parte,  fu  com- 
posto dal  Palestrina.  Fa  il  discorso 
il  p.  procuratore  generale  de' car- 
melitani calzati  dell'antica  osservan- 
za, coir  abito  del  suo  Ordine,  pub- 
blicando r  indulgenza  di  dieci  anni. 
Che  se  questa  domenica  cade  nella 
vigilia  del  ss.  Natale,  non  ha  luogo 
la  Cappella  Pontifìcia  nella  mattina, 
come  avvenne  anche  nel  1780  nel 
Pontificato  di  Clemente  XII.  Pub- 
blicandosi poi  la  celebrazione  del- 
l'anno santo  nel  dì  dell'  Ascensione 
del  precedente,  il  Papa,  che  lo  vuo- 
le celebrare,  torna  a  farlo  promul- 
gare per  la  seconda  volta,  in  que- 
sta IV  domenica  dell'Avvento.  Non 
mancano  poi  esempi,  che  tal  se- 
conda pubblicazione  si  eseguì  nella 
III  domenica,  come  praticò  Bene- 
detto XIII,  nel    1724. 

46.  Vespero  Pontificale  della  vigi- 
lia di  Natale  a'  i/\.  dicembre. 
Notizie  della  cantata,  e  cena  die 
prima  si  faceva.  Benedizione  del- 
lo stocco,  e  berrettone,  mattutino 
della  notte,  e  messa. 

yespero  Pontificale   del  s.  Natale. 

Questo,  insieme  al  Pontificale  dei 
dì  seguente,  suole  tenersi  nella  ba- 
silica di  s.  Pietro,  e  il  mattutino, 
e  messa  precedente  della  notte,  si 
celebrano  nella  Cappella  Sistina  del 
contiguo  palazzo.  Ma  siccome  anti- 
camente, tanto  il  vespero,  che  il 
mattutino  e  la  messa  della  notte ,  e 
il  Pontificale  della  mattina  seguente, 
si  celebravano  nella  basihca  iibeiia- 


GAP 

na  di  s.  Maria  Maggiore  (  locchè 
confermò  nel  i586  Sisto  Y),  cre- 
diamo opportuno  coli'  autorità  dei 
Diarii  di  Roma,  premettere  alla  de- 
scrizione di  tutte  queste  funzioni , 
ciò  che  in  diversi  tempi  praticava- 
no i  Romani  Pontefici  quando  non 
funzionarono  nella  basilica  Vatica- 
na. Poscia  daremo  maggiori  dichia- 
razioni sui  diversi  riti ,  e  sulle  ce- 
rimqnie  analoghe  a  ciascuna  di  ta- 
li fui^ioni.  Clemente  XI  nel  1 7  1 7, 
nel  17 185  nel  1719,  e  nel  1720, 
fece  celebrare  il  vespero  pontificale, 
la  cantata,  la  cena,  il  mattutino, 
la  messa  della  notte,  e  il  pontifica- 
le della  mattina  di  Natale,  nella 
Cappella  Paolina  del  palazzo  Qui- 
rinale da  lui  abitato  ,  erigendosi 
nella  detta  Cappella  anco  il  trono 
per  r  ora  di  terza.  Innocenzo  XIII, 
nel  1721,  nel  1722,  e  nel  1728 
in  cui  regnò,  fece  fare  tutte  le  det- 
te funzioni  ec.  al  palazzo,  e  Cap- 
pella Paolina  del  Quirinale,  dal 
Cardinal  decano,  e  altro  Cardinal 
vescovo  suburbicario,  e  né  anche  vi 
assistette.  Solo  nel  1722,  e  nel  1723, 
nella  sua  Cappella  privata  benedì 
lo  stocco  e  berrettone,  cioè  nel  1722 
in  cui  volle  visitare  e  benedire  la 
mensa  della  cena;  ma  nel  1728 
eseguì  nella  mattina  di  Natale  la 
benedizione  dello  stocco  e  berretto- 
ne. Ecco  ciò  che  fece  Benedetto 
XIII.  Nel  1724  tenne  vespero  pon- 
tificale in  s.  Pietro,  dopo  la  canta- 
ta, e  la  cena,  assistè  al  mattutino 
nella  Cappella  Sistina  ,  quindi  pon- 
tificalmente cantò  la  messa  della 
notte ,  e  poi  celebrò  ivi  anche  la 
seconda  messa,  ascoltando  eziandio 
quella,  che  vi  cantò  il  Cardinal 
Albani  camerlengo.  Nella  mattina 
di  Natale  celebrò  la  terza  messa 
con  pontificale  nella  stessa  basilica 
di    s.    Pietro:    ed    altrettanto    fece 


CAP 


IO 


nell'anno  santo  17 25,  riposandosi 
alquanto  nelle  camere  del  p.  sotlo- 
sagrista.  Similmente  volle  fare  nel 
1726,  e  nel  1727,  in  cui  inoltre 
consagrò  vescovo  di  Sarno  monsi- 
gnor Dosquet  nella  Cappella  di  s. 
Pio  V,  mentre  nel  1728  non  solo 
fece  tutte  le  predette  funzioni,  com- 
presa la  benedizione  del  berrettone, 
e  dello  stocco ,  ma  dopo  le  laudi 
nella  Cappella  di  s.  Pio  V,  consa- 
grò in  vescovo  di  Loreto,  e  Reca- 
nati monsignor  Muscettola;  e  can- 
tatasi air  aurora  l' altra  messa  dal 
Cardinal  Albani  camerlengo,  il  Pa- 
pa fece  il  solito  pontificale  nella 
mattina  in  s.  Pietro.  Nel  1729  Be- 
nedetto XIII  eseguì  tutto  come  nel 
precedente  anno  ,  con  sagrando  in 
vescovo  di  Bova  monsignor  Baroni, 
e  celebrando  il  pontificale  di  Nata- 
le nella  stessa  Cappella  Sistina. 

Clemente  XII,  impotente  a  fare 
le  funzioni  per  la  sua  cecità,  dal 
1780  al  1740  non  mai  intervenne 
a  quelle  della  vigilia,  e  giorno  di 
Natale ,  fuorché  nel  1 7  3 1  in  cui 
assistette  ad  ambedue  nella  Paolina 
del  Quirinale,  supplendo  il  Cardi- 
nal sotto-decano,  e  nella  notte  can- 
tando la  messa,  secondo  il  consue- 
to, il  Cardinal  camerlengo ,  e  solo 
benedicendo  il  Papa  privatamente 
lo  stocco  e  il  berrettone,  come  pri- 
vatamente riceveva  le  felicitazioni 
per  le  feste  natalizie ,  a  nome  del 
sagro  Collegio,  dal  Cardinal  decano 
di  questo.  Benedetto  XIV  per  indis- 
posizione, nel  1754,  tralasciò  d'in- 
tervenire alle  Cappelle  ordinarie,  e 
nel  1 756  alle  funzioni  pel  s.  Nata- 
le. Clemente  XIII  celebrò,  nel  17^8, 
il  pontificale  della  mattina  in  s.  Ma- 
ria Maggiore,  e  nel  1 766,  comin- 
ciò ad  essere  impotente  a  celebrare 
tutte  le  funzioni.  Pio  VI,  avanti  la 
cappella  della    notte    di  Natale,  nel 


103  GAP 

1778,  adunò  nella  sagrestia  in  con- 
cistoro i  Cardinali,  e  notificò  loro 
Ja  ritrattazione  di  Febronio.  Stante 
r  occupazione  di  Roma,  operata  dal- 
le truppe  imperiali  francesi ,  nel 
1808,  Pio  VII  fece  celebrare  le 
funzioni  del  Natale  nella  Cappella 
Paolina  del  Quirinale  sua  residenza,  e 
la  messa  della  mattina  di  Natale  fu 
cantata  dal  Cardinale  Mattei,  vesco- 
To  suburbicario,  con  l'assistenza  del 
Papa.  Ritornato  di  poi,  nel  i8i4, 
dalla  sua  gloriosa  deportazione,  ce- 
lebrò il  vespero  pontificale,  ed  in- 
tervenne al  mattutino  della  notte 
di  Natale,  nella  Cappella  Paolina 
del  Quirinale,  recandosi  nella  mat- 
tina seguente  ,  col  treno  di  cit- 
tà ,  stante  la  pioggia,  a  far  ponti- 
^cale  nella  basilica  Vaticana.  Leone 
XII,  pel  santo  Natale,  nel  1826, 
celebrò  solennemente  il  vespero  in 
s.  Maria  Maggiore;  in  questa  basi- 
lica, e  nella  Cappella  di  Sisto  V, 
nella  notte  assistette  al  mattutino  , 
quindi  i  Cardinali  deposte  le  cappe 
rosse,  assunsero  i  paramenti  bian- 
chi, ed  all'aitar  Papale  pontificò  il 
Papa  la  messa,  ricevendo  dall'arcipre- 
te e  dai  canonici  il  presbiterio.  Di 
poi  si  recò  privatamente  a  celebra- 
re la  seconda  messa  bassa  nella  chie- 
sa di  s.  Anastasia,  e  la  terza  col 
solito  pontificale  nella  basilica  Va- 
ticana. Nel  seguente  anno  1827, 
Leone  XII,  nella  detta  basilica  li- 
beriana di  s.  Maria  Maggiore ,  ce- 
lebrò il  vespero ,  il  mattutino ,  la 
prima  solenne  messa,  la  seconda  piana 
e  la  terza  pontificale  nella  mattina 
della  festa ,  avendo  detta  l' ora  di 
terza  nella  Cappella  Borghesiana. 
Però,  nel  1828,  il  vespero  di  Na- 
tale, e  il  mattutino  furono  da  lui  ce- 
lebrati nella  Sistina  del  Vaticano, 
ove  la  notte  celebrò  messa  il  Car- 
dinal Galeffi  camerlengo .  Indi ,  alle 


GAP 

ore  i5,  Leone  XII  recessi  in  s.  A- 
nastasia  a  dire  la  messa  bassa,  ce- 
lebrando quindi  il  pontificale  in  s. 
Maria  Maggiore,  dopo  l'ora  di  ter- 
za, che  disse  nella  Cappella  Bor- 
ghesiana. Ma  Pio  Vili,  ed  il  Papa 
regnante  Gregorio  XVI,  sempre 
celebrarono  il  vespero  pontificale,  e 
le  funzioni  della  notte  di  Natale 
nella  Cappella  Sistina  del  Vaticano, 
astenendosi  talora  d'intervenire  al 
mattutino,  e  celebrarono  in  s.  Pie- 
tro pontificale  nella  mattina  di  Na- 
tale. Quindi  è  che  soltanto  in  que- 
sta basilica,  nel  i838,  celebrò  il 
vespero  Gregorio  XVI. 

Nel  vespero  pontificale  per  la  so- 
lennità del  santo  Natale,  se  si  cele- 
bra in  s.  Pietro,  si  praticano  tutti 
quei  riti ,  e  cerimonie ,  che  si  de- 
scrissero superiormente  al  num.  3o, 
per  quello  de'  ss.  Pietro  ,  e  Paolo , 
riti  e  cerimonie  che  pure  han  luo- 
go, se  si  tiene  il  vespero  nella  Cap- 
pella Sistina,  meno  il  trono  di  ter- 
za, la  sedia  gestatoria,  e  l'adorazio- 
ne del  ss.  Sagramento.  Qui  appres- 
so rileveremo  que'  riti  propri  del 
vespero  solenne  delia  Natività  del 
Signore.  Primieramente  diremo,  che 
i  Cardinali  vi  si  recano  con  due 
carrozze,  co'  servi  in  livree  di  gala , 
colle  vesti,  e  tutt'altro  rosso,  e  se 
lo  celebra  il  Papa  assumono,  dopo 
aver  prestata  1'  ubbidienza  colle  cap- 
pe rosse,  i  sagri  paramenti  bianchi, 
sebbene  talora  sogliano  anche  render- 
la con  questi.  Che  se  il  Pontefice  non 
interviene,  essi  vi  assistono  colle  cap- 
pe rosse.  Se  il  vespero  celebrasi  in 
s.  Pietro,  la  basilica  è  addobbata 
come  nel  pontificale  di  Pasqua,  e 
parata  di  damaschi  rossi.  Il  trono 
di  terza,  e  l' altro  dirimpetto  l'  al- 
tare hanno  le  coltri ,  e  le  coltrine 
delle  sedie  papali  di  lama  d'argen- 
ta co' ricami  d'oro,  e  di  colore  bian- 


CAP 
co  sono  «  due  ricchi  paliotli  dell'al- 
tare pontifìcio,  del  quai  colore  ezian- 
dio sono    tutti    i    sagri    ornamenti , 
che  8Ì  adoperano  nelle  funzioni  del- 
Ja  notte,  e  per  la  messa  pontificale 
nel  di  seguente.   Attesa    la  stagione, 
essendo  troppo  distante  per  camera 
de'  paramenti  quella  presso    la    sala 
duciile,  si  riduce  a  tal  uso  la  solita 
cappella  della  Pietà,  ed  il  Papa  vi 
si  reca  con  iscarpe ,    e  mozzetta  fi- 
lettata d'armellini    di  velluto  rosso, 
del  qual  colore    è  la  stola  di  raso , 
e  nel  resto  il  Pontefice  è  vestito  co- 
me il  solito.  Nel  contiguo  gabinetto 
prende  la    falda,  ed  al  letto  de' pa- 
ramenti l'amitto,  il  camice,  il  cingolo, 
la  stola,   e  il  piviale  nobile  di  color 
bianco,  il  formale  prezioso,  e  la  mi- 
tra di  lama  d'oro.  Ascende  in  sedia 
gestatoria,  e  preceduto  e  seguito  da 
tutti  quelli    notati    al  pontificale    di 
Pasqua ,    avendo    ai  lati    i  due  fla- 
belli,  l'arciprete    della  basilica ,    col 
capitolo  in  cappa ,    si  schiera    dopo 
la  porta  di  detta  Cappella,  e  i  can- 
tori  vaticani  cantano  il  solito  verset- 
to :    Tu  es  Petrus.    Avanti    l'altare 
del  ss.  Sagramento  esposto,  il  Papa 
discende    ad  adorarlo,    e  risalito  in 
sedia     gestatoria    viene    portato    ad 
orare    all'  altare  ,     e    quindi    passa 
a  piedi     al    trono    grande    ove  in- 
luona    il    vespero  ,    dopo    il    quale 
collo  stesso    piviale    e  mitra,    fra  i 
flabelli ,    ritorna    in  sedia   gestatoria 
all'altare  della  Pietà,  ove,  deposti  i 
paramenti ,  e  ripresa  la  mozzetta  e 
la  stola,  fra    i  palafrenieri   con    tor- 
cie  accese,  si  porta  alla  contigua  re- 
sidenza.    Quando     poi    il    Pontefice 
celebra  il  vespero  pontificale  di  Na- 
tale nella  Cappella  Sistina ,  egli  ve- 
stito come  sopra,  dalla  contigua  sa- 
grestia, a  piedi,  senza  usare  flal)elli, 
ne  sedia  gestatoria ,    siccome  faceva 
quando  dalla  camera   de'  paramenti 


CAP  io3 

presso  la  sala  ducale  portavasi  alla 
delta  Cappella ,  va  al  genuflessorio 
ad  oiare ,  e  quindi  passa  al  trono , 
la  cui  coltre,  e  coltrina  sono  uguali 
alle  snddescrilte.  Ricevuta  la  con- 
sueta ubbidienza,  dà  principio  al  ve- 
spero ,  dcpo  il  quale  ritorna  nello 
stesso  modo  in  sagrestia,  e  alle  sue 
camere,  avendo  anche  in  detta  Cap- 
pella intervento  i  penitenzieri  vati- 
cani, colle  pianete  bianche,  e  le  ber- 
rette nere.  Sull'  altare  vi  sono  la 
croce,  e  sei  candellieri  con  candele 
accese,  otto  sono  quelle,  che  ardono 
sui  candellieri  sopra  la  cancellata,  o 
balaustra,  e  l'arazzo,  o  quadro  deU 
l'altare  rappresenta  il  presepio. 

Pel  resto,  o  si  celebri  il  vespero 
pontificale  in  s.  Pietro,  o  nella  Si- 
stina, le  cerimonie,  come  dicemmo, 
sono  eguali  a  quelle  del  vespero  per  la 
solennità  de'principi  degli  apostoli,  de- 
scritte al  n.  3o  di  questo  paragrafo, 
consistendo    la    diversità  dell' ufficia- 
tura nel  modo  seguente.  Asceso  per- 
tanto il  Papa  al  soglio ,   e  ricevuta 
la  ubbidienza,  o  in  cappa,  o  talvolta 
in  paramenti  bianchi,  dai  Cardinali, 
patriarchi ,  arcivescovi  ec. ,   intuona 
il  vespero,  a  cui  si  risponde  dal  co- 
ro,   li  messale,  o  libro  è    tenuto  in 
piedi  dal  Cardinal  vescovo  suburbi- 
cario  assistente,  al  modo  di  tutte  le 
altre  volte,  in  cui  canta  il  Pontefice, 
e  la  candela  è  sostenuta  da  un  pa- 
triarca,   o  arcivescovo   assistente   al 
soglio.  L'  uditore  di  Rota,  che  nella 
mattina  seguente  deve  fare  da  sud- 
diacono alla  messa,  vestito  di  cotta 
e   rocchetto,    accompagnato    da    un 
cerimoniere ,    fatta    la    genutlessiono 
air  altare ,    recasi  a  pie    del  trono , 
genuflette,  e  quindi  dà  l' intonazione 
della  prima  antifona  Hex  pacijicusy 
al  Pontefice,  al  quale   il  detto  Car- 
dinal vescovo  presenta    il  libro,  ila 
cui  iutuona  la  detta  antifona,  che  «i 


iò4  CAP 

ripiglia  dal  coro.  Indi  due  soprani 
anziani  intuonano  il  salmo  :  Dixit 
Doniinus y  e  quando  è  terminato, 
due  contralti  ripetono  l'antifona,  pro- 
seguita dal  coro.  11  suddiacono  tor- 
na a  dare  la  seconda  antifona  al 
Cardinal  primo  diacono  assistente, 
«edente  sul  ripiano  del  trono  nel 
faldistorio  nudo,  la  quarta  al  Car- 
dinal primo  prete,  e  finalmente  la 
quinta  al  Cardinal  secondo  diacono 
assistente.  Ricevono  i  Cardinali  le 
antifone  sedendo  colla  mitra  di  da- 
masco in  capo,  che  si  cavano  alzan- 
dosi in  piedi  per  ripeterla  col  me- 
desimo tuono. 

Compiutosi  il  canto  dei  salmi , 
tutti  si  alzano,  e  il  prelodato  udi- 
tore di  Rota,  che  ha  intuonato  le 
antifone ,  dice  il  capitolo ,  e  poscia 
preintuona  l' inno  Jesu  Redewptor 
omnium,  che  subito  viene  intuonato 
ancora  dal  Pontefice.  Finito  l'inno, 
due  soprani  cantano  il  veisetto,  Cra^ 
slina  die,  e  il  coro  risponde,  et  re- 
gnabit  super  nos.  Quindi  il  medesi- 
mo uditore  di  Rota  porta  l'antifona 
del  Magnificat  al  Papa,  da  cui  vie- 
ne intuonata,  ed  è  ripresa  dal  coro, 
che  ne  seguita  la  cantilena,  sinché 
il  Pontefice  non  ha  posto  nel  turi- 
bolo (  presentatogli  in  ginocchioni 
dal  decano  de'  votanti  di  segnatura , 
in  cotta  e  rocchetto)  l'incenso  cui 
benedice,  presentandogli  la  navicel- 
la il  Cardinal  vescovo  assistente. 
Immediatamente  cantasi  il  Magni^ 
ficat,  ed  il  Papa  dal  trono  va  al» 
r  altare  accompagnato  dai  tre  Car- 
dinali assistenti,  dai  patriarchi,  ar- 
civescovi, e  vescovi  assistenti  al  so- 
glio, dai  tre  uditori  di  Rota  per 
la  falda ,  e  per  la  mitra,  dai  due 
camerieri  segreti  assistenti ,  e  dal 
primo  cerimoniere.  Giunto  all'alta- 
re e  fattane  l'incensazione,  fa  ritor- 
no al  soffHo ,    dov*  è    incensato    dal 


CAP 

Cardinal  vescovo  assistente,  che  poi 
viene  incensato  dall'uditore  di  Rota 
suddetto,  insieme    ai    due  Cardinali 
diaconi,  ed  a  tutto    il  sagro    Colle- 
gio per  ordine.  Terminato    il   Glò- 
ria Patri,  il  Pontefice,    e  i  Cardi- 
nali si  pongono  a  sedere,  replican- 
do   i  cantori    l'antifona,    intuonata 
da  due    contralti,    che  dura    finché 
sono  incensati  i  vescovi  assistenti,  il 
governatore,  e  il  principe  del  soglio. 
Dopo  di  che  il  Papa  alzatosi  in  pie- 
di, canta  l'orazione,  e  detto    il  Be- 
nedicamus  Domino    da  due    sopra- 
ni, dà  la    solenne  benedizione,    es- 
sendosi recato  a  pie  del   trono  col- 
la croce  l'uditore  di  Rota    in  tona- 
cella,  il  quale,  celebrandosi  il  vespe- 
ro  nella    Sistina,   siede    accanto   del 
suo  tribunale.    Così    ha    termine   il 
vespero  pontificale  di    Natale,     che 
insieme  a  quello  per  la  festa  de'  ss. 
Pietro  e  Paolo,  sono  gU  unici,  i  qua- 
li solennemente  si  celebrano  dal  Som- 
mo Pontefice, 

Notizie  della  Cantata  e  della  Cena, 
che  anticamente  si  facevano  nel 
palazzo  apostolico j  avanti  il  mat^ 
lutino. 

Terminato  il  vespero  pontificale, 
un  tempo  i  Cardinali,  che  nella  not- 
te di  Natale  solevano  assistere  al 
mattutino,  e  allq  messa,  restavano 
nel  palazzo  apostolico,  ove  erasi  ce- 
lebrato. Vi  era  allora  il  costume 
di  trattenerli  con  una  cantata  ita- 
liana sopra  la  natività  del  bambino 
Gesù,  eseguita  con  tutti  i  musicali  stro- 
menti  dai  cantori  Pontifìcii  ad  un'ora 
di  notte,  nella  sala  Borgia,  se  avea 
luogo  al  Vaticano,  e  nell'apparta- 
mento al  piano  del  cortile ,  se  le 
funzioni  celebravansj  alla  Paolina 
del  Quirinale.  Dopo  la  cantata,  i 
Cardinali,  e  il  principe  assistente  al 


GAP 

soglio  pRSsaTano  alla  sala  destina- 
ta per  una  magnifica  cena,  che  lo- 
ro imbandiva  monsignor  maggior- 
domo, a  spese  della  reverenda  ca- 
mera, sedendo  i  Cardinali  in  sedia 
di  velluto  rosso,  e  il  principe  del 
soglio  in  isgabello  nudo  con  ispallie- 
ra.  Questa  mensa  si  soleva  prima 
benedire,  e  visitare  dal  Pontefice, 
per  vedere  il  nobile  apparecchio 
di  varii  simbolici  trionfi,  e  decora- 
zioni, allusive  alle  circostanze  della 
natività  del  Redentore;  mentre  in 
altro  luogo  a  parte  se  ne  appre- 
stava un'altra  per  tutti  i  cantori  e 
suonatori.  Cominciò  a  lasciarsi  que- 
st'uso fino  dall'anno  iSyS,  quando 
Gregorio  XIII,  Boncompagno^  lo  tol- 
se nella  seconda  congregazione  del- 
la riforma,  che  fece  della  Cappella 
Pontifìcia,  ordinando,  quod  potiis  in 
aula  in  vigilia  Nativitalis  D.  N.  J. 
C.  omnino  tollatur.  Fu  poi  rimes- 
sa la  cantata  colla  cena  verso  la 
metà  del  secolo  XVII,  avendosene 
certi  documenti  nel  Pontificato  d'In- 
nocenzo X,  e  continuò  nel  XVIII , 
in  quello  di  Clemente  XI,  Innocen- 
zo XIII,  Benedetto  XIII,  Clemente 
XII,  e  Benedetto  XIV.  Quest'  ultimo 
nel  secondo  anno  del  suo  ponti- 
ficato ,  cioè  nell'anno  1741»  so- 
spese tale  usanza,  montando  la  spe- 
sa a  scudi  due  mila,  ne  d'  allora  in 
poi  fu  mai  ripristinata,  se  non  che 
nel  1749)  hi  occasione  della  aper- 
tura della  porta  santa  eseguita  dal- 
lo stesso  Benedetto  XIV,  stante  la 
complicazione  di  tante  lunghe  fun- 
zioni. Leggiamo  in  Andrea  Adami, 
Osservazioni  per  ben  regolare  il  co- 
ro della  Cappella  Pontificia ,  capo 
XLV.  p.  201,  che  il  sagro  campo- 
ni mento  musicale  dovea  eseguirsi  sot- 
to la  direzione  del  maestro  di  Cap- 
pella de'  Pontifìcii  cantori,  il  quale 
coir  intelligenza  e  coli'  approvazione 


GAP  105 

di  monsignor  maggiordomo,  desti- 
nava il  poeta  per  la  compilazione 
della  cantala  pastorale,  ed  il  compo- 
sitore della  musica,  trascegliendo  ad 
un'ora  i  migliori  cantori  del  collegio 
per  eseguirla.  Dall'infaticabile  Cancel- 
lieri, ne'suoi  Pontificali j  p.  ii3  e  seg., 
e  dai  Diarii  di  Roma,  abbiamo  eru- 
ditissime notizie  sulla  cantata,  dram- 
mi sagrì,  oratorii  in  musica  a  più 
voci  con  cori,  che  pubblicavansi  col- 
le stampe,  e  la  cui  prova  avea  luo- 
go la  sera  della  festa  di  s.  Tomma- 
so apostolo ,  coli'  intervento  talora 
de' Pontefici,  tra'  quali  ricorderemo 
Innocenzo  XIII,  e  Clemente  XII. 
Quest'  ultimo  nell'  anno  1789  la 
fece  ripetere  nella  sera  della  festa 
degl'  Innocenti ,  in  cui  suonarono 
distinti  signori.  Quando  avea  luo- 
go nel  Vaticano,  si  trattenevano  i 
Cardinali,  vestiti  di  mozzetta,  e  fer- 
raiuolone  rosso,  nell'  appartamento  di 
Raffaello  sontuosamente  addobbato, 
o  nella  galleria  di  Gregorio  XIII 
splendidamente  illuminata;  pure,  ver- 
so la  fine  del  Pontificato  di  Cle- 
mente XI,  e  in  quelli  d' Innocenzo 
XIII,  e  Clemente  XII,  la  cantata  e 
la  cena  si  fecero  nell'appartamento 
terreno  del  palazzo  Quirinale.  Non 
solo  poi  si  ammettevano  ad  udire 
la  cantata  il  sagro  Collegio,  e  il 
principe  assistente  al  soglio,  ma  an- 
che la  romana  prelatura,  e  i  nobili 
sì  romani,  che  stranieri.  Anzi  leg- 
giamo,  che  nel  1724,  oltre  dician- 
nove Cardinali,  v'intervennero  due 
principi  di  Baviera,  e  nel  1727,  la 
gran  principessa  di  Toscana  Vio- 
lante di  Baviera.  E  come  si  pubblica- 
vano colle  stampe  le  descrizioni  delle 
mense,  che  si  imbandivano  nel  palazzo 
apostolico  nel  giovedì,  e  venerdì  santo, 
pegli  apostoli.  Cardinali,  e  principe 
assistente  al  soglio,  così  eziandio  si 
stampavano  le  dcsaizioui  dell' appa- 


io6  GAP 

rato  della  cena  della  notte  di  Na- 
tale, e  de'  vaghissimi  trionfi  con  al- 
lusivi motti,  figurine,  e  geroglifici,  ec, 
nonché  le  ricche  argenterie  lavora- 
te con  raffinato  gusto.  Nel  1718  si 
recò  a  vederle  Giacomo  III  re  d'In- 
ghilterra, per  cui  Clemente  XI,  do- 
po la  cena  gli  mandò  le  rappresen- 
tazioni scritturali,  che  avevano  ser- 
vito di  trionfi. 

Questa  cena  ebbe  origine  da  quel- 
la, di  cui  fanno  menzione  gli  Or- 
dini Romani^  prima  del  Pontificato 
d'Innocenzo  III,  eietto  nel  1198,6 
s' imbandiva  a  S.  M.  Maggiore ,  dove 
il  Papa  cantava  la  messa  in  questa  sa- 
gratissima  notte,  ed  a  spese  del  Car- 
dinal vescovo  suburbicario  d' iilba- 
no,  per  un  peso,  come  crede  il  Mo- 
retti, De  Presbylerio,  pag.  1 1 5,  de- 
rivato  dal  domicilio,  di  cui  egli  go- 
deva nella  città,  in  una  casa  spet- 
tante alla  stessa  curia,  vicino  al  pa- 
lazzo lateranense.  Ma  dopo  Inno- 
cenzo III  fu  la  cena  fatta  a  spese 
del  regnante  Pontefice ,  cioè  dalla 
sua  camera  apostolica.  Vuoisi ,  che 
r  abitazione  del  vescovo  Albanese 
stesse  presso  la  chiesa  di  s.  Clemen- 
te, nella  strada  detta  maggiore,  op- 
pure vicino  al  monistero  delle  mo- 
nache della  Purificazione,  verso  la 
basilica  liberiana.  In  conferma  di 
ciò,  riporteremo  quanto  si  legge  nel- 
r  Ordine  Promano  lì,  che  si  trova 
nel  tom.  II,  del  Mus.  Ital.  p.  ii5; 
»  Isto  die,  statio  ad  S.  M.  Majorem, 
?'  ubi  dominus  Papa  debet  missam 
y>  cantare  cum  scholis  clericorum , 
^'  et  familia  palatii  ;  et  episcopus  Al- 
»'  banensis  debet  facere  coenam  opti- 
>^  mam  toti  curiae,  et  debet  mittere 
j'  ad  curiam  duo  optima  busta  por- 
»  corum.  Ad  vesperam  et  vigiliam 
:>  debet  ibi  remanere  Pontifex.  per 
V  totam  noctera".  Il  Cerimoniale 
stanjpato  per  comando  di  Gregorio 


CAP 

X,  creato  nel  1271,  dopo  che  ha 
spiegato  il  rito,  con  cui  dovea  can- 
tarsi il  vespero  in  questa  vigilia  di 
Natale,  dice  a  pag.  334:  »  Quo  fi- 
M  nito,  redeunt  ad  aulam  Papae,  ubi 
**  parata  sunt  vina  multa,  et  clare- 
«  tum ,  et  species  ".  Si  trova  fre- 
quentemente nominato  tal  vino  colla 
voce  Claretum  negli  Ordini  Romani, 
e  ne  fanno  menzione  il  Vejo,  i  Bollan- 
disti,  Martene,  Durando,  e  il  Bacci  nel 
lib.  VI  òeWsi  Storia  de"  vini.  L'autore 
poi  del  Ceremoniale,  lib.  I,  sect.  3, 
parlando  del  fine  del  solenne  convito 
Papale,  dice:  «  Ponuntur  deinde 
i»  vinum  et  confectiones,  sive  species, 
M  ut  habent  antiqui  codices".  Sì  può 
dunque  credere,  che  con  questa  pa- 
rola siano  indicate  le  confetture,  ov- 
vero il  pepe,  il  quale  davasi  in  ag- 
giunta dopo  il  pranzo,  anco  nel  gior- 
no di  pasqua. 

Benedizione  dello  stocco,  e  berreilone. 

Questa  benedizione  si  deve  fare 
prima  del  mattutino,  sebbene  da  alcu- 
ni Pontefici  sia  stata  fatta  particolar- 
mente nella  mattina  di  Natale,  perchè 
non  intervennero  alla  funzione  del- 
la notte  precedente,  né  celebrarono 
il  pontificale  della  solennità.  Cle- 
mente XI,  nel  1719,  r  eseguì  do- 
po la  prima  messa  della  notte.  Tut- 
ta volta  si  deve  fare  la  benedizione 
dello  stocco  e  berrettone  prima  del 
mattutino,  e  se  oggidì  alcuni  Papi 
eseguirono  tal  benedizione  piuttosto 
dopo  il  mattutino,  cioè  avanti  la 
detta  prima  messa ,  ciò  fecero  per- 
chè non  assistendo  al  mattutino,  vol- 
lero intervenire  alla  sola  messa,  che 
suol  cantare  il  Cardinal  camerlengo. 

Prima  di  cominciare  il  matuttino 
della  notte  di  Natale,  il  Sommo  Pon- 
tefice ogni  anno  ha  il  costume  di 
benedire  uno  stocco,  o  spada,  ed  un 


GAP 
cappello  o  berrettone  ducale  di  vel- 
luto cremisi,  che  poi  suol  donare  a 
qualche  sovrano,  principe,  o  capita- 
no benemerito  della  religione ,  do- 
nativo che  trae  la  sua  origine  dal- 
l'anno i385,  e  dal  Pontefice  Urba- 
no VI;  non  rinvenendosi  anteriori 
notisùe.  V.  Stocco  ,  e  Berrettone 
benedetti.  Ecco  il  rito  della  bene- 
dizione: 

"5^  Adjutorium  nostrum    in    nomi- 
ne Domini. 
Rj.  Qui  fecit  coekim  et  terram. 
"?'.  Dominus  vobiscum. 
9?.  Et  cum  spiri  tu  tuo. 

Oremus. 

ii  Benedicere  digneris,  quaesumus 
Domine  Jesu  Christe,  hunc  en- 
sem  in  defensionem  S.  Romanse 
Ecclesiae,  et  christianae  reipublicae, 
ordinatum  nostrae  bene  -^  dictio- 
nis  officio  ad  \indictam  malefa- 
ctorum,  laudem  vero  honorum  : 
ut  per  eum,  qui  te  inspirante  il- 
io accingi  tur,  vim  aequitatis  exer- 
ceas,  molemque  iniquitatis  poten- 
ter  evertas,  et  sanctam  Ecclesiani 
tuam  ,  ejusque  fìdeles ,  quos  ,  ut 
pretioso  sanguine  tuo  redimeres 
hodie  in  terris  descendere  et  car- 
nem  nostram  sumere  dignatus  es, 
ab  omni  periculo  piotegas  atqiie 
defendas,  et  famulum  tLunn^  qui 
hoc  gladio  in  tuo  nomine  arma- 
tus  erit,  pietatis  tuaì  firma  custo- 
dia munias,  illaesumque  costodias. 
Qui  vi  vis  et  rcgnas  cum  Deo  Pa- 
tre  in  unitale  Spiritiis  Sancii  Deus. 
Per  omnia  saldila  sacculorum  . 
5?.  Amen.  Deinde  Pontifex  asper- 
git  gladium  aqua  benedicta,  et 
incenso  adolet  ". 
Questa  benedizione  si  fa  dal  Pa- 
pa nella  camera   de'  paramenti,  vc- 


CAP  107 

slìto  di  camice,  cingolo,  e  stola  bian- 
ca, assistito  dai  Cardinali  diaconi 
assistenti,  e  dal  Cardinal  primo  pre- 
te per  porre  T  incenso  nel  turibolo, 
mentre  un  chierico  di  camera  in 
cotta  e  rocchetto,  avendo  preso  dal- 
la mensa,  e  fra  due  candellieri  con 
candele  accese,  lo  stocco,  e  il  cap- 
pello o  berrettone,  li  sostiene  in  tem- 
po della  benedizione;  facendo  al- 
trettanto il  chierico  di  camera  col- 
r assistenza  d'un  mazziere,  a  coriiu 
epislolae  dell'  altare,  tanto  nella  mes- 
sa della  notte,  che  in  quella  del 
Pontificale,  come  poi  si  dirà. 

Merita  però  che  qui  si  osservi,  che 
se  lo  stocco  si  diede  dal  Papa  a  qual- 
che principe,  il  quale  trovavasi  pre- 
sente alla  funzione,  il  medesimo  prin- 
cipe si  vestiva  in  cotta,  e  sovr'essa 
si  cingeva  dello  stocco  benedetto.  Si 
cuopriva  di  poi  col  piviale  bianco  , 
coir  apertura  nel  lato  corrisponden- 
te al  braccio  destro,  e  non  come 
r  imperatore,  che  se  eravi  presente 
assumeva  il  piviale  coU'apertura  nel 
davanti,  ante  pectiis ,  ut  episcopi. 
Tanto  il  principe  quanto  l'impera- 
tore si  ponevano  pure  il  cappello 
o  berrettone  in  capo .  Quindi  si 
toglieva  il  cappello  ,  e  lo  conse- 
gnava ad  un  familiare,  per  can- 
tare la  quinta  lezione  del  mattu- 
tino ,  che  comincia  :  In  quo  con- 
flictii.  Prima  di  chiedere  la  solita 
benedizione ,  collo  stocco  sfoderato, 
toccava  tre  volte  la  terra,  e  altret- 
tante lo  vibrava  in  aria,  e  poscia 
rimessolo  nel  fodero,  diceva  cantan- 
do :  Jube  Donine  benedicere ,  e  can- 
tava la  lezione,  terminata  la  quale 
si  spogliava  de'  paramenti  descritti, 
e  secondo  il  cerimoniale,  lib.  I,  e.  6, 
p.  36,  partiva  dalla  Cappella,  ed 
era  accompagnato  alla  sna  casa  dai 
famigliari  del  Papa,  r  da'  suoi  prr- 
lali  domestici,  dagli  oratori  o  mini- 


io8  GAP 

stri  delle  corti  estere  ,  e  da  altri 
nobili,  mentre  alcuni  uffiziali  porta- 
vano lo  stocco  col  cappello  innanzi 
al  principe.  V .  Cai*pentier,  Benedi' 
Clio  ensis ,  p.  5i5.  Se  poi  donavasi 
lo  stocco,  e  berrettone  all'impera- 
tore, che  si  trovasse  egualmente  pre- 
sente a  questa  funzione,  in  vece  del- 
la quinta,  cantava  la  settima  lezione. 

Mattutino  della  notte  del  s.  Natale. 

Non  sarà  superfluo  il  premettere 
alla  descrizione  di  questo  mattutino 
le  cerimonie,  che  usavansi  antica- 
mente dai  Pontefici  nel  celebrarlo 
nella  basilica  liberiana.  Ciò  noi  rile- 
veremo dalle  testimonianze  degli  Or- 
dini Romani^  che  parlano  anche  del 
vespero  precedente,  e  della  succes- 
siva messa  cantata  alla  cappella  del 
s.  Presepio  della  stessa  basilica.  Al 
tempo  d'  Innocenzo  II  ,  sotto  cui 
scrisse  il  canonico  Benedetto,  fra  il 
ii3o,  e  il  II 43,  si  usavano  nella 
notte  le  menzionate  cerimonie,  e  la 
cena,  distinguendosi  le  vigilie  dal 
mattutino,  benché  l'uffizio  fosse  il 
medesimo,  perchè  quelle  si  celebra- 
vano nel  corso  della  notte,  colla 
divisione  de'  notturni,  e  queste  la 
mattina.  Perciò  scrisse  Amalario,  in 
cap.  XIV  Antiphonarii:  «  Reperi  ia 
«  Rom.  Antiphonario  duo  officia  no- 
>•  cturnalia,  in  una  eademque  noeta 
w  posita.  In  I  vigilia  legunt  canonici 
>»  ecclesise  tres  lectiones  de  Isaia 
»  piopheta,  et  cantant  tria  respon- 
*5  soria:  Primo  tempore  alleviata  est 
>»  terra  Zàbulon^  et  Consolamini,  et 
>f  Co  II  surge.  Et  ita  fi  t  offici  um  per 
»  Cardinales,  et  episcopos,  et  can- 
93  tores,  sicut  nocturnalibus  statio- 
»  nibus  s.  Petri.  In  II  vigilia  de 
w  sermonibus.  In  III  de  eisdem 
>»  sermonibus,  et  de  horailia.  Et 
w   ad  prcesepium  debet  cantare  mis- 


CAP 

»  sam,  et  dicere  Gloria  in  excelsìs 
*»  DeOj  et  unam  orationem  tantum, 
«  et  Credo  in  unum  Deum.  Primi- 
»»  cerius  cum  schola  officiai  missam; 
**  qua  peracta,  primicerius  reverti- 
>»  tur  ad  chorum,  cantando:  Ecce 
>»  Maria  genuit  nobis  Salvalorem, 
>»  cum  psalmis,  et  antiphona,  sicut  in 
»»  antiphonario  scriptum  est.  Finitis 
»  isto  modo  matutinis  ,  laudibus, 
»  cum  oratione,  incipit  Pontifèx 
M  matutinum.  Schola  dicit  invitato- 
«  rium,  et  eo  ordine  fit  matutinum, 
»  sicut  vigiliae  fuerunt.  "  Questo  in- 
vitatorio però,  che  nell'offizio  moza- 
rabico  si  chiama  Sonus,  e  nelle  re- 
gole monastiche  Versus  aperilìonis^ 
o  Responsorium  hortationis^  ed  an- 
che Antiphona  invitatoria,  o  Voca- 
toriunij  si  ometteva  dal  Pontefice, 
come  sappiamo  da  Amalario,  il  quale 
dice  :  Solet  Apostolicus  canere  in  vi- 
giliis  in  Ecclesia  s.  Marioe  ad  Prce- 
sepe  j  sine  invitatorio ,  quasi  per 
significare,  che  il  divin  pargoletto 
col  suo  proprio  vagito  invitava  il 
popolo  dal  presepio  ad  adorarlo. 

Cencio  Camerario,  che  scrisse  il 
suo  Ordine  sotto  Celestino  III,  nel 
fine  del  secolo  XII,  descrive  in  que- 
st'  altro  modo  più  brevemente  le 
cerimonie  di  sì  santa  notte  :  »  In 
»  vigiliis  Nativitatis  Domini,  in  ma- 
«  ne  Dominus  Papa  vadit  ad  basi- 
si licam  S,  M.  Majoris  prò  cantanda 
M  missa,  et  in  sero  prò  celebrandis 
>»  vesperis,  et  remanet  ibi  nocte 
»  ipsa,  et  celebrai  ibi  vigilias,  et 
5»  post  vigilias  celebrai  ibi  missam 
«  ad  prsesepe,  ubi  quidquid  offertur, 
»  quamdiu  dominus  Papa  missam 
w  celebraverit,  sive  ad  pedes  ipsius 
»  domini,  vel  super  altare,  capel- 
li lanorum  est,  excepto  pane,  qui 
»  est  acolytorum,  si  recipere  volue- 
•5  rint.  "  Il  citato  cerimoniale  di 
Gregorio  X,    aggiunge:    »>   Si    vero 


GAP 

M  Papa  est  Romae,  facta  cocna  in 
M  meridie ,  vadit  ciim  familia  sua 
M  ad  S.  M.  Majorem,  et  ibi  dicit 
»  vesperas  solemnes  cum  tota  curia, 
M  ut  dictum  est,  et  ibi  pernoctat, 
>»  et  cantat  ibi  matutinum  in  eccle- 
M  sia  ipsa,  et  tres  Cardinales  episco- 
*»  pi ,  duo  diaconi,  et  unus  presbyter 
»  juniores  assistunt  ei,  et  fit  offi- 
»  cium  ,  ut  continetur  in  ordine 
«  breviarii.  Cantat  ibi  dominus  Pa- 
>»  pa  missam  de  nocte  ad  altare, 
M  quod  vocatur  Praesepe ,  et  dum 
»•  exuit  se,  cantant  capellani  Jaudes 
«  matutinates  coram  eo  ;  quibus 
«   dictis,  vadit  requiescere.   '* 

Giacomo  Gaetani  Stefaneschi,  fatto 
Cardinale  da  Bonifacio  Vili,  e  che 
finì  i  suoi  giorni  nel  pontificato  di 
Clemente  YI,  scrive  in  quest'  altro 
modo:  »  In  vigilia  nativitatis  Do- 
»  mini  statio  ad  Sanctam  Mariam 
M  Majorem.  Consueverunt  Romani 
«  Pontifices  hactenus  pergere  ad 
>>  Sanctam  Mariam  Majorem,  et  can- 
»  tare  ibi  n^issam  de  vigilia ,  et  post 
«  coenam  vesperas  decantare.  Peractis 
«  autem  vesperis,  datar  potus  in 
«  aula;  et  dominus  Papa  remanebat 
«  ibi,  et  pernoctabat,  et  ibi  stabat, 
»  toto  ibidem  apparatu  curiae  exi- 
»  stente.  Omnibus  iis  finitis,  domi- 
si nus  Papa  praeparat  se  ad  missam 
»»  cantandam  ad  Praesepe,  ubi  quid- 
y»  quid  offertur,  quamdiu  dominus 
»>  Papa  celebra  veri  t  si  ve  ad  manus 
«  etc."  con  quel  che  segue  in  Cencio 
Camerario. 

Finalmente  ecco  ciò  che  prescrisse 
Pietro  Amelio  sagrista  di  Urbano  V, 
il  quale  cessò  di  vivere  in  Avignone 
nel  iSyo:  »  In  vigilia  Nativitatis 
*>  Domini  non  est  sermo,  nec  missa 
»  Vesperae  mandantur.  Potus  fit  in 
>»  aula  post  vesperas.  In  matutinis 
«  vero  Papa  venit  indutus  cappa 
»>  lanca.    Modernis    temporibus    est 


GAP  109 

9»  de  veluto  cremosìno,  foderata  de 

»f  ermellinis.   Hoc   adinvenit  Bonifà- 

V  cius  IX.  Cappa  lanca  de  scarlato 

y»  rubeo    clausa    usque   ad   medium 

«  pectoris,    cum    bireta    connodata 

M  subtus    barbam    propter    frigus  , 

»  et  sine  mitra  sedet  in  dictis  ma- 

»  tutinis ,     quas    ipse    incipit    more 

»   solito.    Nec  stant  ante  ipsum,  nec 

»  ad  latera  Cardinales  diaconi,  nec 

M   sedent  in  scamnìs    suis    juxta  or- 

9*  dinem     suum.    De    prima    missa 

«   Nativitatis  Domini.  Nota,  quod  in 

w  hac  missa,    nec    in    secunda    non 

M   dicitur  Lcctatus  sum.  Item  in  prae- 

>t  senti   missa    solus   Ponti fex   com- 

M   municat,  et  super  altare;  et  sine 

»  calamo   bibit    sanguinem    et  nihil 

M   aliud,  quia  habet  celebrare  illam 

*»   de  tertiis,    sed   cum   digitis    bene 

M   tergat  calicem,  et  cum  aqua  infra 

»   lavet  digitos,  prout   moris  est  in 

»»   parvis    missis.     Notandum    etiam , 

y*   quod    si    Papa    sit    Romae,    liane 

"   missam  debent  celebrare  ad  Prae- 

>»  sepe  Domini,    et  de  sero  ibi  can- 

»   tare    vesperas,     et    potum     cum 

«   clericis,    et  nobilibus  urbis  facere 

M   in  aula.  " 

Il  mattutino  della  notte  di  Natale 
è  l'unico  uffizio,  che  presentemente 
si  celebri  di  notte  nella  Cappella 
Pontifìcia,  come  osservò  il  Garampi, 
nelle  sue  Memorie  gc.  p.  32  3,  dicen- 
doci che  fino  dal  1 3  1 7,  si  costumò 
costantemente  d'  incominciarlo  alle 
ore  otto,  ed  anche  a  nove  ore,  o 
al  più  a  dieci  ore.  Ma  siccome  re- 
cava grave  incomodo  a  Leone  X, 
col  consiglio  del  celebj-e  maestro  di 
cerimonie  Paride  de  Grassis,  fu  in- 
timato l'uffizio  alle  ore  cinque  d'I- 
talia. Adriano  YI,  suo  immediato 
successore,  lo  celebrò  nel  i52  3  ad 
ore  nove,  e  Clemente  VII,  e  gli 
altri  seguenti  Pontefici,  1'  incomin- 
ciarono  regolarmente    dopo  le  due, 


no  GAP 

tre,  o  quattro  ore  della  sera,  come 
presso  a  poco  si  fa  oggidì,  cioè  verso 
le  tre  ore  e  mezzo,  I  Cardinali  vi 
si  recano  con  vesti,  cappe,  e  tutt' al- 
tro rosso.  La  Cappella  Sistina  ha 
per  quadro  l'arazzo  rappresentante 
il  presepio,  o  natività  del  Redentore; 
il  paliotto  è  bianco,  e  la  coltre  del 
trono,  e  la  coltrina  della  sedia  pa- 
pale sono  di  lama  d'argento  rica- 
mate d'  oro.  Oltre  le  sei  candele 
dell'altare,  e  le  sei  della  cancellata, 
la  Cappella  è  illuminata  da  due 
gran  candelabri  dorati,  con  copioso 
numero  di  candele,  situati  lateral- 
mente all'altare,  mentre  su  diversi 
candellieri  grandi,  collocati  dinanzi 
ai  Cardinali ,  e  in  varii  punti  della 
Cappella,  ardono  le  torcie.  Antica- 
mente dodici  bussolanti,  in  vesti  e 
cappe  rosse,  sostenevano  altrettante 
torcie  accese,  avanti  i  banchi  dei 
Cardinali;  e  in  mezzo  alla  Cappella, 
eranvi  due  torcieri  presso  il  leggio, 
dove  si  cantano  le  lezioni.  Nel  mat- 
tutino il  sagro  Collegio  non  presta 
la  solita  ubbidienza,  per  averla  resa 
nel  giorno  al  vespero. 

Il  Papa,    preceduto    dal    chierico 
di    camera     sostenente     sulla    punta 
dello  stocco  il  berrettone  benedetto, 
dalla    croce    Pontifìcia,    e    da' soliti 
personaggi,    recasi    in    Cappella  con 
piviale    bianco ,     e    mitra    di    lama 
d'oro,    e  prima    vi  si  conduceva  in 
cappa  magna  di  velluto  cremisi,  fo- 
derata di  armellini,  secondo  l'antico 
liso  suddescritto  dall'Amelio.  Allora 
i  due  Cardinali  diaconi  assistenti  sie- 
devano  a' propri  stalli;  ma  nell'en- 
trare in  cappella  il  Papa  pel  primo  se- 
guiva la  croce  in  mezzo   al  Cardinal 
diacono ,  e    vescovo  più  degni.  Fatta 
breve    orazione    al    genuflessorio  ,  il 
Pontefìce  ascende  il  soglio,  e  postosi 
a  sedere,  si  alza  dipoi,  e  dice  Pa- 
ter noster,  Ave  Maria,  e  il  Credo 


CAP 
segretamente,    intuonando    eziandìo 
il    '^.  Domine,   labia  mea   aperies. 
5j-  Et  OS  menni  annunliabit  laudem 
tuam.  ^.  Deus  iti  adjutorium  menni 
intende.  1^.  Domine  ad  adjuvanduni 
me  festina.  Due  soprani  anziani  dan- 
no principio  all'invitatorio:   Christus 
natus   est  nobis:    venite    adoremus  j 
e    il    coro    ripiglia    le    stesse   parole 
col  contrappunto,  che  si  ripete  l'ul- 
tima volta,   a  differenza  delle  altre, 
in  cui  si  usa    il    canto  piano.    Ter- 
minato r  invitatorio,  e  il  salmo   Ve- 
nite exidtemus  Domino,  il  Pontefice 
non  intuona  né  l' inno,  né  la  prima 
antifona;    ma  1'  inno,   Jesu  Redeni" 
ptor  omnium,    composto  da  s.  Am- 
brogio,   s'  intuona    da   due    soprani 
anziani,   e    l'antifona    da    un   solo: 
questa    prima   si  prosiegue    in    con- 
trappunto, ma  tutte  le  altre  in  can- 
to piano. 

Replicata  la  terza  antifona  del 
primo  notturno,  e  cantato  il  verso 
da  due  soprani,  a  cui  risponde  il 
coro ,  il  Papa  s'  alza  in  piedi ,  per 
dire  prima  il  Pater  noster,  e  dopo 
l'assoluzione  Exaudi  Domine.  Frat- 
tanto l'ultimo  de' Cardinali  diaconi, 
a  cui  tocca  cantare  la  prima  lezione 
del  primo  notturno,  come  stabilisce 
il  cerimoniale  della  chiesa  romana, 
eh' è  il  proprio  delle  funzioni  Papali, 
accompagnato  da  un  cerimoniere,  si 
accosta  al  leggio,  situato  in  mezzo 
del  presbiterio  della  Cappella,  e  ter- 
minata r  assoluzione,  domanda  la 
benedizione,  intonando:  Jube  Do- 
mne  benedicere,  e  il  Papa  risponde; 
Benedictione  perpetua  benedicat  nos 
Pater  cetevnus,  e  il  coro  dice  Amen. 
Le  lezioni  d' Isaia  si  cantano  senza 
titolo,  perchè,  siccome  spiega  il  R.uiz, 
jam  non  per  prophetas,  sed  in  Filio 
Deus  loquitur.  Nel  terzo  notturno 
si  moltiplicano  gli  Alleluja,  perchè 
significandosi    in    quel    notturno   il 


CAP 

tempo  della  grazia,  si  fa  rallegrezra. 
che  Cristo  nato  ci  comunica.  In  fine 
delie  lezioni,  cantate  parimenti  da 
altri  Cardinali  diaconi ,  e  in  loro 
mancanza  dagli  ultimi  Cardinali  pre- 
ti ,  si  risponde  Deo  gratias  dal  coro, 
che  subito  comincia  il  canto  de'rc- 
sponsori,  i  quali  si  dicono  andanti. 
La  terza  lezione  del  terzo  notturno 
si  canta  dal  Pontefice;  ma  il  coro 
si  trattiene  qualche  poco  di  tempo, 
piima  di  rispondere  Amen  al  Jnbc 
Domine  benedicerey  com'  egli  dice 
invece  di  Donine^  per  indicare,  che 
non  v'  è  superiore,  il  quale  possa 
dare  la  benedizione  al  Papa. 

Se  il  Cardinale,  che  deve  cantar 
la  messa,  e  che  suol  essere  il  ca- 
merlengo di  s.  Chiesa,  o  quello,  che 
in  luogo  suo  supplisce,  si  trova  al 
proprio  posto,  al  principio  del  terzo 
notturno,  parte  dalla  Cappella,  ac- 
compagnato da  un  cerimoniere,  e 
facendo  un  inchino  all'altare,  e  al 
Papa,  va  in  sagrestia  a  prendere  i 
paramenti  sagri,  e  dopo  il  versetto: 
Te  ergo  qucesunius,  del  Te  Deum, 
torna  in  Cappella  parato,  insieme 
co'  sagri   ministri. 

Terminata  che  abbia  il  Pontefice 
la  lezione,  un  uditore  di  Rota  in 
cappa,  fatte  le  debite  genuflessioni 
all'altare,  e  al  Papa,  a  pie  del  trono 
gli  dà  r  intonazione  dell'  inno  Te 
Deum,  che  il  Pontefice  intona  dal 
medesimo  libro,  col  quale  ha  can- 
tata la  lezione,  e  che  si  ripiglia  dal 
coro  in  canto  figurato  ed  andante. 
Quindi  il  Papa  dice  Domìnus  vohis- 
cum ,  e  l'orazione,  cui  il  coro  ri- 
sponde Amen,  e  dopo  che  ha  ripetuto 
il  Dominus  vohfsami,  due  soprani 
cantano  il  Benedicamus  Domino^  e 
risposto  dal  coro  Deo  gratias  ,  il 
Pnpa  quando  assumeva  la  cappa,  la 
deponeva  ,  prendeva  il  piviale  biiin- 
co,   ed  assisteva    alla  messa  secondo 


CAP  m 

il  solito.  Se  poi  il  Pontefice  non 
assiste  al  mattutino,  l' uffizio  si  fa 
dal  menzionato  Cardinale  vestito  di 
cappa,  e  al  faldistorio  in  cornu  e- 
pistolcCj  cioè  dal  Cardinal  camer- 
lengo ,  o  da  quel  Porporato ,  che 
ne  fa  le  veci,  e  che  dopo  suol 
cantare,  come  diremo,  la  messa. 
Le  lezioni  si  cantano  dai  Pontificii 
cantori  in  sottana,  fascia  paonazza, 
e  cotta  come  stanno  in  coro.  Alla 
benedizione  della  nona  lezione,  che 
si  dice  dal  celebrante,  il  Cardinale 
pili  degno  risponde  :  F'erba  Sancii 
Evangel'iij  e  finitala  lezione,  il  me- 
desimo Cardinal  celebrante  intona 
il  Te  De.wn  laudamus,  ed  imme- 
diatamente depone  la  cappa,  prende 
i  soliti  indumenti  sino  al  piviale, 
dicendo  a  suo  tempo  V  orazione. 
Dipoi  levatosi  il  piviale,  assume  i 
paramenti  bianchi  per  la  messa,  che 
subito   incomincia. 

Anticamente  tutte  le  lezioni  nella 
notte  di  Natale  si  leggevano  dai  soli 
Cardinah,  poiché  in  un  codice  rife- 
rito dal  p.  Gattico,  Ada  Caerem. 
9  e  /\.S,  si  legge,  che  »  in  primo  no- 
»  cturno  legunt  tres  lectiones  clerici 
#  ecclesiae;  quartam  legit  unus  ex 
j  Cardinalibus  presbyteris;  quintam, 
»  aliquis  judex;  sextam  septima- 
»  narius;  septimam  homiham  ali- 
»   quis  diaconus  Cardinalis,  qui  ser- 

>  vit  Papae  a  parte  sinistra,  et  aham 
»  homiliam  alter  Cardinalis;  nonam 
»  vero  lectionem  legit  d.  Papa,  in 
»  qua  dicit,  Jube  Domne  benedi- 
»   cere,  et  nullus  benedicat    ei ,  nisi 

>  tantum  modo,  quod  omnes  respon- 
'   dent  alta  voce:  Amen  ". 

Messa  della  ri  al  te  di  Natale. 

Nei  tempi  antichi  celebrava  il 
Papa  tutte  le  messe  proprie  di  que- 
sto giorno.  La   prima  di   notte  in  s. 


Ili  GAP 

Maria  Maggiore,  ove  pure  celebra- 
va il  mattutino.  Da  s.  M.  Maggio- 
re all'alba  andava  a  celebrare  la 
seconda  nella  chiesa  di  s.  Anastasia, 
di  cui  nel  giorno  medesimo  corre 
la  festa,  e  finita  questa,  passava  al- 
la basilica  vaticana  per  celebrare  la 
terza,  dove  trovava  acceso,  avanti 
alla  confessione,  o  sepolcro  degli  a- 
postoli,  il  gran  faro  d'argento  con 
1 362  candele,  che  pure  si  accende- 
vano nelle  altre  solennità  di  Pasqua, 
de' ss.  Pietro,  e  Paolo,  e  nell'anni- 
versario della  coronazione  del  Papa. 
A  motivo  però  della  grande  lonta* 
nanza,  e  della  brevità  della  giornata 
in  questa  stagione,  per  lo  più  da  s.  Ana- 
stasia tornava  il  Papa  a  celebrare  la 
terza  messa  a  s.  M.  Maggiore,  consue- 
tudine che  in  parte,  come  superior- 
mente si  disse,  nel  decorso  secolo , 
rinnovò  Benedetto  XIII,  e  a' nostri 
giorni  in  un  modo  più  particolare 
Leone  XII. 

C'insegnano  i  liturgici  contenersi 
nel  numero  delle  tre  messe  varii 
misteri.  Quella,  che  si  canta  di  not- 
te, dopo  il  Te  Deum,  ricorda  l' e- 
terna  generazione,  che  fu  ab  aeterno, 
prima  di  ogni  creatura,  che  potesse 
lodar  Dio;  e  perciò  dopo  di  essa  si 
aggiungono  le  laudi  :  la  medesima 
eziandio  rappresenta  lo  stato  avanti 
la  legge,  in  cui  tutti  stavano  nelle 
tenebre  ;  e  quindi  si  legge  la  pro- 
fezia :  Populus  genthimj  qui  ambu' 
labat  in  tenebri s.  La  seconda  mes- 
sa, che  dicesi  all'  aurora,  dopo  il 
canto  dell'ora  prima,  esprime  il 
tempo  sotto  la  legge,  in  cui  già 
comincia  vasi  a  conoscere  Cristo,  ma 
non  pienamente,  e  si  dice,  Lux  ful- 
gebit  hodie.  La  terza ,  che  si  dice 
di  giorno,  dopo  l'ora  terza,  indica 
il  tempo  della  grazia ,  e  pubblica 
la  nascita  temporale  del  Salvatore; 
Puer  natus  est  nobis. ,  Il  Pouget   poi 


GAP 

Instit.  Cathol.  tom.  I,  pag.  81 4,  ha 
creduto,  che  con  questi  tre  sagri fi- 
zii,  vengano  indicate  le  tre  nascite 
di  Gesù  Cristo.  La  prima  nell'ute- 
ro di  Maria,  con  quella,  che  si  can- 
ta dopo  la  mezza  notte.  La  secon- 
da nelle  anime  de' giusti,  con  quel- 
la che  dicesi  all'aurora,  e  che  rin- 
nova la  memoria  dell'avviso  dato 
dall'angelo  a' pastori.  La  terza  nel 
seno  del  Padre,  con  quella  che  can- 
tasi prima  del  mezzo  giorno;  e  pe- 
rò r  epistola  di  questa  messa  è  stata 
presa  dal  capo  I  dell'epistola  agli 
ebrei,  in  cui  s.  Paolo  tratta  di  que- 
sta eterna  generazione,  prendendosi 
r  evangelio  dal  capo  I  di  s.  Giovan- 
ni, ove  l'Evangelista,  qual' aquila 
sollevata  sopra  le  nuvole,  spiega  un 
tanto  mistero .    P^.  Messa  e  Natale 

FESTA. 

Attualmente,  per  solito,  la  prima 
messa  si  celebra  nella  Cappella  Pon- 
tificia dal  Cardinal  camerlengo  di 
s.  Romana  Chiesa,  o  da  altro  Car- 
dinale da  lui  delegato.  Se  il  Papa 
intona  il  mattutino,  abbiamo  già 
detto  più  sopra,  come  esso  incomin- 
ciasi, ma  qualora  intervenga  soltan- 
to alla  messa,  egli  dalle  sue  camere 
ad  ora  competente  colle  solite  vesti, 
scarpe,  e  mozzetta  filettata  d'ar- 
mellini ,  di  velluto  rosso,  si  reca 
nella  sagrestia  o  camera  de'  para- 
menti contigua  alla  Cappella,  e  do- 
po aver  preso  la  falda  ,  l'amitto, 
il  camice,  e  la  stola  bianca  nel  mo- 
do sopraddetto,  nella  stessa  camera 
de' paramenti  benedice  lo  stocco,  e 
il  berrettone,  che,  siccome  si  avver- 
tì, avrebbe  benedetto  prima  del  mat- 
tutino, se  avesse  voluto  celebrarlo . 
Quindi  assunto  il  piviale  bianco,  e 
la  mitra  di  lama  d'oro,  preceduto 
dal  chierico  di  camera,  che  sostiene 
sulla  punta  dello  stocco  il  berret- 
tone, e  dalla   croce  Pontificia,    ter- 


GAP 
minato  che  sia  il  Te  Deiim,  entra 
in  Cappella,  e  fatta  breve  orazione 
al  genuflessorio,  subito  principia  la 
contèssione  col  celebrante.  AH'  in- 
troito non  evvi  V  ubbidienza  del 
sagro  Collegio  per  l' addotta  ragio- 
ne, onde  il  coro  affretta  i  Kyrie , 
quando  il  Pontefice  avrà  letto  l'in- 
ti'oito. 

Si  cantava  anticamente  l'inno  an- 
gelico. Gloria  in  excelsis  Deo,  an- 
che in  greco,  come  afferma  il  Gior- 
gi, de  Liturgia  Roman.  Pontif.  t.  Il, 
cap.  i3,  pag.  83.  Alle  parole  del 
Credo,  et  Incarnatus  est,  ec.  il  Pa- 
pa, e  tutti  gli  astanti  genuflettono , 
ed  all'  offertorio  vi  è  il  mottetto 
andante:  Qiiem  {fidislis  pastores,  del 
Vittoria,  con  seconda  parte.  Prose- 
guesi  la  messa  co'  riti  comuni  alle 
altre ,  e  si  termina  colla  consueta 
benedizione  del  Pontefice;  ma  il 
Cardinal  celebrante  non  pubblica 
r  indulgenza  di  trenta  anni  solita 
concedersi  agli  astanti  dal  Papa,  giac- 
che dovendosi  rigorosamente  dire  que- 
sta messa  dopo  la  mezza  notte,  in 
un  medesimo  giorno  non  suole  con- 
cedersi l'indulgenza,  essendovi  pure 
quella  dopo  la  messa  della  mattina 
di  Natale.  Quindi  il  Pontefice,  fatta 
breve  orazione  al  genuflessorio,  pre- 
ceduto dal  chierico  di  camera  collo 
stocco  e  berrettone,  che  pone  sopra 
una  mensa,  fra  due  candellieri  nel- 
la camera  de'  paramenti ,  e  dalla 
croce  astata,  ritorna  in  sagrestia,  e 
deposti  i  paramenti,  si  restituisce 
alle  sue  camere,  e  i  Cardinali,  e  gli 
altri  vanno  alle  proprie    abitazioni. 

Siccome  la  detta  messa  celebrasi 
nella  Cappella  Pontificia  nella  notte 
del  s.  Natale  prima  della  mezza 
notte,  da  un  Cardinale,  non  sempre 
digiuno,  così  ci  sembra  opportuno 
riportare  qui  quanto  analogamente 
scrisse  Benedetto  XIV  nel  suo  brc- 


CAP  ii3 

ve  Quodam  de  more,  che  si  legge 
nel  suo  Bollano  al  tom.  IV,  p.  4^4» 
diretto  a  monsignor  Valenti  asses- 
sore del  s.  Uffizio  :  >»  Noto  è  quan- 
to ogni  anno  succede  in  Roma 
nella  cappella  Pontificia  nella  not- 
te di  Natale,  celebrandosi  nella 
medesima  la  messa  della  mezza 
notte,  e  non  celebrandosi  sempre 
da  chi  nel  giorno  precedente  si  è 
astenuto  dal  mangiale .  Alcuni 
hanno  scritto ,  che  ogni  anno  si 
fa  la  spedizione  dal  Papa  di  un 
breve  di  dispensa:  ma  ciò  non  è 
vero .  Ma  sapendo  il  Papa  1'  ora 
in  cui  si  celebra  la  messa ,  e  sa- 
pendo che  chi  la  celebra,  non  ha 
sempre  mantenuto  il  digiuno,  e 
nulla  di  ciò  parlando,  e  nulla  su 
ciò  disponendo,  e  lasciando  cor- 
rere, subentra  una  certa  tacita 
dispensa,  che  assicura  la  coscien- 
za di  chi  celebra  la  messa  in 
quella  notte,  dopo  aver  mangia- 
to, come  da  Noi  ampiamente  si 
è  dimostrato  nel  nostro  trattato 
De  Synodo  dioecesana  dell'ultima 
stampa  al  lib.  VI,  cap.  5.  n.  i3. 

>  Ciò  si  permette,    essendo    troppo 

>  necessario,    che    in    quella    notte 

>  non  si  tralasci  nella  Cappella  del 

>  Papa  la  sagra  funzione,  non  es- 
j   sendo  cosi  facile  di    trovar    sem- 

>  pre  un  Cardinale,  che,  non  ostan- 
j   te  l'età  in  cui  per  lo   più   si  ri- 

>  trova  chi  è  decorato  della  detta 
3   dignità ,    possa    mantenere  il  di- 

>  giuno  naturale  dalla  notte  pre- 
j  cedente  all'altra,  in  cui  canta  la 
i   messa  nella  Cappella.    Si  aggiun- 

>  gè,  che  non  è  in  veruna  manie- 
»   ra    praticabile,    il    cominciare    la 

>  messa  dopo  la  mezza  notte,  men- 

>  tre  vi  assistono    i    Cardinali,    gli 

>  arcivescovi,  e  i  vescovi,  che  deb- 
»   bono  nella  mattina  seguente  tor- 

>  nare  in  ora  competente    alle    aU 

8 


ii4  GAP 

»  tre  funzioni  della  Cappella  (del 
*>  solenne  pontificale  che  canta  il 
*»  Papa),  il  che  non  fanno  senza  a- 
H  ver  prima  dette  le  tre  messe 
j»  nelle  loro  Cappelle  private,  co- 
w  me  da  Noi  si  è  ampiamente  di- 
«  scorso  nel  nostro  trattato  De 
»  Synodo  dioecesana^  al  luogo  ci- 
»  tato  ". 

Avendo  fatto  menzione,  che  la  pri- 
ma messa  si  cantava  dal  Papa  in 
s.  Maria  Maggiore,  passando  poscia 
a  celebrare  la  seconda  nella  chiesa 
di  s.  Anastasia,  antichissima  colle- 
giata edificata  ne'  primordi  del  IV 
secolo,  sarà  bene  riportarne  le  te- 
stimonianze, che  si  leggono  negli  Or- 
dini Romani.  Abbiamo  dunque  dal 
XI  :  a  mane  dicit  missam  ad  s.  Ana- 
»  stasiam  ;  dal  XII  :  in  aurora  vadit 
*»  ad  s.  Anastasiam,  et  celebrat  ibi 
»  secundam  missam;  dal  XIII:  Et 
%»  summo  mane  ante  solis  ortura 
«  vadit  cum  tota  curia  ad  eccle- 
M  siam  s.  Anastasiae,  et  cantat  ibi 
«  missam  ;  dall'  Ordine  XIV  :  Sum- 
»  mo  igitur  mane  indutus  missali- 
»  bus  vestiraentis  vadit  ad  s.  Ana- 
«  stasiam,  ut  celebret  ibi  missam 
«  secundam  cum  Gloria,  et  Credo, 
«  et  utitur  mitra  frigiata;  dal  XV: 
«  missa  de  aurora  manda  tur,  quam 
»  Rom.  Pontifex  si  sit  in  urbe, 
»  consuevit  celebrare  ;  et  egrediens 
«  de  s.  M.  Ma  Jori  summo  mane 
»  indutus  missahbus  vestiraentis,  va- 
»*  dit  ad  s.  Anastasiam ,  et  ibi  ce- 
>»  lebrat.  In  hac  missa  dicitur  Cre- 
*»  do  et  Gloria.  Non  dicitur  Laeta- 
«  tus  sum,  et  oblationes,  ut  in  alia 
«  missa  de  media  nocte.  Etiam  Pa- 
»  pa  solus  communicat  super  alta- 
»  re,  ut  in  prima.  Quod  si  Papa 
M  non  sit  in  urbe,  Cardinalis,  qui 
»  habet  titulum  s.  Anastasiae,  con- 
M  suevit  hanc  missam  celebrare  et 
«  in  ejus  absentia,  si  Papa  non  ce- 


CAP 

**  lebret,  prior  presbyterorum  Car- 
»  dinalium  ". 

47.  Pontificale  messa  per  la  solen- 
nità del  ss.  Natale. 

I  riti  antichi,  co*  quali  il  Sommo 
Pontefice  solennizzava  questo  giorno, 
sono  i  seguenti.  Finita  la  seconda 
messa  nella  chiesa  di  s.  Anastasia , 
passava  alla  Vaticana  per  cantare  la 
terza.  Il  canonico  Benedetto,  descri- 
vendo nell'Ordine  secondo  p.  126, 
la  strada  che  il  Papa  faceva ,  dice  : 
w  Et  intrans  per  ponlem  Adriani 
w  ante  templum  ejus,  et  juxta  obe- 
M  liscum  Neronis,  et  ante  memoriam 
«  Romuli,  et  per  porti  cum  ascen- 
»*  deus  in  Vaticanum  ad  basilicara 
«  s.  Petri,  ubi  est  statio.  Et  ibi  ho- 
»  norifice  cantatur  missa  cum  omni- 
M  bus  ordinibus ,  si  cut  decet ,  et 
»  debet  ibi  accipere  coronam  in 
»  capite  suo,  et  per  mediam  urbem 
»  cum  processione  redire  ad  pala- 
»»  tium,  perfìcere  festum  coronae  ". 
Ma  per  Io  più ,  come  dicemmo ,  i 
Papi,  a  motivo  della  gran  lontanan- 
za ,  e  della  brevità  della  giornata , 
tornavano  a  cantare  la  terza  messa 
pontificale  in  s.  Maria  Maggiore,  il 
che  confermò,  nel  i586,  Sisto  V 
colla  nota  bolla.  In  questa  basilica, 
mentre  il  Pontefice  entiava  nel  pres- 
biterio, gli  veniva  presentata  da  un 
mansionario  della  chiesa  una  canna 
con  cerino  acceso,  con  cui  il  Papa 
accendeva  della  stoppa,  che  era  po- 
sta sopra  i  capitelli  delle  colonne , 
per  rappresentare  il  fine  del  mondo, 
che  sarà  cagionato  da  una  pioggia 
di  fuoco. 

Poscia,  come  abbiamo  dagli  Or- 
dini romani,  finito  il  canto  dell'  inno 
angelico ,  si  facevano  delle  laudi  al 
Pontefice,  nel  modo  seguente  :  «  In- 
**  terea   archidiaconus  ciun  diaconi- 


CAP 

»*  bus,  et  subdiaconibus  in  filo  stan- 

»  tibus  ad   dexteram    juxta  altare, 

•>  et  notarli  deorsum  in  choro  plu- 

•»  vialibus  ìnduti  stantes,  archidiaco- 

w  nus  alta  voce  cum  omnibus  dicit: 

*>   Exaudi  Christe.    Bespondent  no- 

*»   tarii:  Domino  nostro  (Gregorio) j  a 

«  Dea  decreto  summo  pontifici  ^  et 

M   universali  Papae,  vita.  Tribus  \i- 

f*  Gibus  dicit  aichidiaconus  cum  suis; 

>»   tribus  vicibus  respondent  notarii: 

«    Tu  illuni  adjuva,  S.  Maria.   Re- 

«   spondent  simili  ter    de  unoquoque 

w   choro  tribus,  sanctos  duabus  vici- 

9*   bus.  In  fine  Kyrie ,  tribus  vicibus 

«  arcliid.  cum  diaconibus,  et  subdia- 

»>   coiiibus,  et  accipiunt  tres  solidos 

'»   prò  laude  ".  Segue  la  descrizione 

del  pontificale  dopo  il  Credo.  Mentre 

«   primicerius    cum    schola    cantant 

M  offerenda  ,  tunc  septem  Cardinales 

«   ascendunt  ad  altare,  cum  libris, 

»y   tres  ex  una  parte,  et  quatuor  ex 

«   alia  parte,  et  Pontifex  a  diacono 

»»  sustentatus  intrat  ad  altare  in  ca- 

t>  nonem   ad  sacrificandam  hostiam 

jj   cum  Cardinale  ".    Soggiunge  poi 

Pietro    Amelio ,    nell'  Ordine    XV  ; 

«   In  hac  missa  communicant  omnes 

»   in  Ghristo    vere    farnulantes,  qui 

>y   dignitate  episcopali  non  sunt  con- 

i*   stituti,  quoniam  tales    per  se  ce- 

«  lebrare  populo  tenentur  ''. 

Anche  in  questo  pontificale,  dopo 
che  si  era  detto  V  Agnus  Dei  ^  lo 
stesso  Pontefice  nominava  quelli, 
che  doveano  essere  invitati  alla  sua 
tavola,  e  a  quella  del  vice- domino , 
i  quaU  per  la  prima  erano  invitati 
dal  nomenclatore,  e  per  la  seconda 
dal  notaio  del  vice-domino,  avendo- 
ne ambedue  ricevuto  T  ordine  dal 
Papa.  Nell'Ordine  romano  di  Cen- 
cio Sa  velli ,  che  poi  fu  Onorio  III , 
scritto  avanti  1'  anno  i  i  gai,  si  ha , 
che  nella  mattina  di  Natale,  cpiando 
il  Sommo  Pontefice  andava  a  s.  Ma- 


CAP 


Ii5 


ria  Maggiore,  terminata  la  messa, 
ritornava  coronato  al  palazzo  apo- 
stolico, mentre  sotto  i  gradini  del 
portico ,  gli  si  facevano  incontro  i 
giudici,  e  gli  avvocati.  Quindi  cia- 
scuno riceveva  il  presbiterio  d' un 
melequino ,  ed  al  primicerio ,  oltre 
un  melequino,  si  davano  dodici  de- 
nari pavesi.  Descrivendo  poi  il  me- 
desimo Cencio  la  maniera  con  cui 
il  Papa  in  tal'  occasione  cavalcava , 
soggiunge,  che  intorno  gli  andavano 
i  giudici  vestiti  di  piviale ,  e  che  il 
priore  della  basilica  seguiva  il  pri- 
micerio tra  i  Cardinali  diaconi,  e  i 
suddiaconi.  Ma  la  descrizione  della 
pompa,  colla  quale  il  Papa  si  reca- 
va dalla  basilica  liberiana,  al  palazzo 
lateranense  la  mattina  di  Natale,  su- 
periormente venne  descritta  al  §  I, 
coir  autorità  del  libro  Pollicitus  _,  di 
'Benedetto  canonico  di  s.  Pietro. 

Aggiungeremo  però  qui,  come  segui- 
vano le  acclamazioni  dei  primati  del 
clero ,  e  del  popolo,  dopo  che  il  Pon- 
tefice era  smontato  da  cavallo  alla  ba- 
silica di  Papa  s.  Zaccaria,  e  dopo  altre 
relative  cerimonie:  »  Cum  autem  ve- 
«  nit  Pontifex  ad  basihcam  Zachariae 
>i  Papae  antequam  descendat,  descen- 
•»  dunt  Cardinales  ad  faciendum  lau- 
»»  des.  Tunc  prior  Cardinalis  s.  Lau- 
>j  rentii  foris  muros,  deposita  mitraj 
»>  dicit,  Jube  donine  benedicerej 
y>  Pontifex  benedicit  eum ,  qui  alta 
»»  voce  dicit  :  Suninio  et  egregio , 
»  ac  ter  beatissimo  Papae  Gregorio 
»  vita.  Respondent  Cardinales  omnes: 
>^  Deus  conservet  eum  et  vivificet 
•>  eum,  tribus  vicibus  Salvator  mun" 
»  di.  Cardinales  respondent,  Tu  il- 
*•  luni  adjuva  ^  et  vicibus  tribus  : 
«  S.  Maria y  tu  illuni  adjuva,  per 
»>  omnem  chorum  sanctorum  ,  tres 
«  sanctos.  In  fine  omnes  sancii  ad/u' 
»  veni  illum,  tribus  vicibus.  Kyrie 
«  tribus  vicibus.  Et  prò  laude  acci- 


ii6 


GAP 


*»  piunt  tres  solidos.  Judices  vero  se 
H  repraesentaut,  et  dicit  primicerius: 
»  Jube  donine  benedicere.  Pontifex 
M  benedicit  eum,  et  alta  voce  dicit; 
»  Hunc  diem.  Respondent  judices: 
«  Multos  annos,  tribus  vicibns,  Teni- 
H  pora  bona  habeas.  Respondent 
»  judices  :  Tempora  bona  habeamus 
>*  omnes.  Tunc  Dominus  Pontifex  de- 
M  scendit  de  equo.  Primicerius  defen- 
M  sorum,  et  secundicerius  suscipiunt 
M  eum  per  manus,  et  ducunt  usque  in 
>»  cameram  ".  Questo  rito  corrisponde 
a  quello,  che  si  usava  in  questo  me- 
desimo giorno  di  Natale,  nel  tempio 
di  s.  Sofia  in  Costantinopoli,  cogli 
imperatori  ,  e  co'  patriarchi ,  come 
ci  assicura  il  titolo  delle  Acclama- 
zioni, del  Goar,  in  un  codice  della 
biblioteca  reale  di  Parigi. 

Dopo  che  il  Papa  era  tornato  in 
processione  con  tutto  l'accompagna- 
mento della  curia  al  patriarchio  la- 
teranense,  e  che  avea  a  tutti,  come 
nel  giorno  della  sua  coronazione,  del 
giovedì  santo,  e  di  Pasqua,  dato  un 
doppio  presbiterio  (Fedi),  seguiva  il 
solenne  convito,  che  facevasi  in  piti 
mense,  disposto  nel!'  architriclinio  la- 
teranense.  Una  sola  serviva  al  Papa, 
alla  cui  destra,  e  sinistra  erano  quel- 
le de'  vescovi,  preti  e  diaconi  Gardi- 
nali,  e  in  appresso  le  altre  de'  pre- 
lati, e  de'  magnati.  Tutti  erano  ve- 
stiti in  paramenti  sagri,  colle  mitre 
in  capo,  come  si  descrive  negli  Or- 
dini II,  p.  129,  XII,  p.  169,  e  XIV, 
p.  i86,  229,  277.  Leggeva  in  ta- 
vola un  Cardinal  diacono  in  piviale, 
e  finito  il  pranzo,  i  Cardinali  condu- 
cevano il  Papa  nelle  sue  camere , 
dove  egli  si  spogliava  degli  abiti  sa- 
gri, e  poi  cogli  altri  prelati,  parati 
ancora  com'  erano  a  desinare,  torna- 
vano in  cavalcata,  colle  mitre  in  te- 
sta, alle  loro  abitazioni.  E  siccome  i 
cantori    pontifìcii   cantavano   duran- 


CAP 
te  Ja  mensa  la  sequenza ,  così  ter- 
minata che  Taveano,  si  recavano 
a  baciare  il  piede  al  Papa,  che  loro 
dava  un  bisanzio,  ed  una  coppa  di 
vino.  Questi,  ed  altri  riti  praticavansi 
anticamente  nel  giorno  del  s.  Natale, 
ma  oggidì  ha  luogo  il  solo  pontifi- 
cale nella  basilica  di  s.  Pietro,  essen- 
do rari  gli  esempi,  che  siasi  celebrato 
nella  Liberiana,  ove  per  altro  i  Car- 
dinali invitati  dall'  arciprete  assisto- 
no a'  secondi  vesperi,  di  che  si  tratta 
all'articolo  Cappelle  Cardinalizie. 

Addobbata  pertanto  la  patriarcale 
basilica  vaticana,  nel  modo  che  di- 
cemmo, se  vi  si  celebra  il  preceden- 
te vespero  pontificale,  la  Cappella 
della  Pietà  serve  per  camera  dei 
paramenti,  ed  ivi  si  adunano  i  Car- 
dinali, che  vi  si  recano  con  due 
carrozze,  e  domestici  in  livree  di 
gala,  con  vesti,  cappe,  scarpe,  e  tutto 
altro  rosso,  e  co'  paramenti  di  color 
bianco,  secondo  il  rispettivo  ordine. 
Tutti  gli  altri  assumono  i  sagri  indu- 
menti come  nel  pontificale  di  Pasqua, 
non  meno  che  chi  abbia  1'  uso  della 
cotta  sul  rocchetto,  prende  la  cotta. 
Il  Papa,  seguito,  e  preceduto  dalla  sua 
corte,  vi  si  reca  col  solito  vestiario, 
scarpe,  e  mozzetta  di  velluto  filetta- 
ta di  armellini,  di  colore  rosso,  del 
quale  è  pure  la  stola  di  raso.  Assun- 
ti i  consueti  paramenti ,  col  piviale 
bianco,  o  triregno  in  capo,  ascende 
in  sedia  gestatoria,  sotto  baldacchino 
bianco,  sostenuto  dai  referendari  di 
segnatura ,  e  co'  flabelli  a'  lati.  Il 
capitolo,  avente  il  Cardinal  arciprete 
alla  testa  in  cappa  rossa  con  pelli 
di  armellini,  per  uniformarsi  all'abi- 
to corale  de'  canonici,  beneficiati  ec, 
in  due  ale  si  distende  dalla  Cappella 
della  Pietà,  per  ricevere  il  Pontefi- 
ce, il  quale  preceduto  dalla  proces- 
sione, e  seguito  da  quelli  descritti 
nel  pontificale  di  Pasqua,  ha  innanzi 


.    GAP 

la  croce,  e  fra  due  mazzieri  il  chie- 
rico di  camera  in  cotta  e  rocchetto, 
die  porta  Io  stocco  e  berrettone  be- 
nedetti-, e  che  sostiene  coU'assistenza 
d'un  mazziere,  durante  il  pontifica- 
le, accanto  la  mensa  dell'  altare,  dal 
lato  dell'epistola. 

Giunto  il  Pontefice  all'  altare  del 
ss.  Sagramento,  dopo  essere  stalo 
salutato  dai  cantori  vaticani  col  ver- 
setto Tu  es  Petrus ,  discende  dalla 
sedia  gestatoria,  e  si  reca  ad  adorar- 
lo. Quindi  rimontato  sulla  stessa  se- 
dia, va  air  altare  Papale ,  e  fatta 
breve  orazione  al  genuflessorio ,  va 
al  trono  di  terza,  ove  riceve  la  so- 
lita ubbidienza,  e  prende  i  paramen- 
ti bianchi  per  la  messa,  di  cui  qui 
scriveremo  soltanto  ciò,  che  appar- 
tiene al  rito  della  festa,  dacché  pel 
resto  si  pratica  quanto  si  eseguisce 
nel  pontificale  di  Pasqua  di  Resur- 
rezione, e  in  quello  di  s.  Pietro,  an- 
corché non  celebrasse  il  Papa.  Nel 
recarsi  all'altare  per  incominciare  la 
messa,  viene  il  Papa  incontrato  dai 
tre  ultimi  Cardinali  preti,  cui  uno 
dopo  l'altro  ammette  al  bacio  del  vol- 
to, del  petto,  ovvero  a  un  doppio  am- 
plesso, rito,  che  si  pratica  in  tutti  i 
pontificali.  In  questo  pontificale  non 
v'ha  altro  di  particolare,  che  al 
canto  dei  vangelo,  quando  il  diaco- 
no dice ,  et  p^erbuni  caro  factum 
est ,  il  Papa  e  tutti  gli  altri  genu- 
flettono, come  fanno  anche,  quando 
dal  diacono  greco  sono  cantate  le 
medesime  parole ,  allorché  dice  nel 
suo  idioma  lo  stesso  vangelo.  Il  dia- 
cono minisuante,  a  suo  tempo,  pone 
vicino  al  calice  la  pisside  con  le 
particole,  che  debbono  servire  per 
la  comujiioiie  de'  Cardinali  diaconi, 
e  de'  nobih  laici.  Al  canto  del  Credo, 
il  Papa ,  e  tutti  gli  astanti  genu- 
flettono air  lucarnatus  est ,  avendo 
anche  genuflesso  alla  recita  del  me- 


CAP  117 

desimo.  AH' offertorio  vi  è  il  mot- 
tetto :  Hodie  nohis  coelorum  Rex , 
di  Gio.  Maria  Nanino,  come  avverte, 
l'Adami  a  p.  108,  ovvero  il  mottetto 
con  seconda  parte,  Quem  vidistis 
Pastoresy  del  Vittoria,  secondo  Can- 
ceUieri.  Dopo  la  comunione,  che  fa 
il  Papa  al  trono,  e  quella  che 
distribuisce  al  Cardinal  diacono  mi- 
nistrante, e  al  suddiacono  uditore 
di  Rota ,  ha  luogo,  colle  cerimonie 
descritte  al  pontificale  di  Pasqua,  la 
comunione  de'  Cardinali  diaconi,  prin- 
cipe assistente  al  soglio ,  senatore  di 
Roma,  conservatori  del  popolo  ro- 
mano, priore  de'  capo-rioni,  e  mae- 
stro del  sagro  ospizio,  i  quaU  si  re- 
cano al  soglio  a  riceverla  dalle  mani 
del  Papa.  Che  se  questi  non  cele- 
brasse, la  riceverebbero  dal  Cardi- 
nal decano  del  sagro  Collegio,  o  dal 
più  degno  de'  porporati  celebrante  : 
e  siccome  in  questo  caso  tutti  i 
Cardinali  invece  de'paramenti  hanno 
la  cappa  rossa,  i  Cardinali  diaconi 
nel  ricevere  la  comunione  ,  pongono 
attraverso  della  cappa  la  stola  bianca. 
Ma  se  il  Papa  non  assistesse,  allora  il 
principe  assistente  al  soglio,  e  il  magi- 
strato romano  non  vi  si  recano.  Ter- 
minandosi la  messa,  e  detto  dal  Car- 
dinal diacono  Vita  missa  est,  il  Pon- 
tefice dall'altare  comparte  la  solenne 
benedizione,  sostenendo  l'uditore  di 
Rota  la  croce  Papale,  incontro  dal  la- 
to opposto  dell'altare.  Immediatamen- 
te, il  Cardinal  vescovo  assistente  pub- 
blica l'indulgenza  plenaria,  concessa 
dal  Papa  a  tutti  gli  astanti.  Indi  il 
Pontefice  legge  l' evangelo  dell'Epi- 
fania ,  che  principia  :  Quum  natus 
csset  Jesus,  di  s.  Matteo,  perclié  quel- 
lo di  s.  Giovanni  si  è  già  detto  do- 
po l'epistola.  Di  poi  il  diacono  del 
vangelo  leva  al  Papa  il  pallio,  e  il 
manipolo,  che  lascia  in  mezzo  della 
mensa  dell'altare    sopra    uu    tondi- 


m8  gap 

no,  e  gli  rimette  la  mitra   di  lama 

d'oro. 

Disceso  il  Papa  dall'altare,  e  de- 
posta la  mitra,  dopo  aver  orato  al 
genuflessorio,  riprende  il  triregno,  e 
si  pone  a  sedere  nella  sedia  gesta- 
toria, dove  il  Cardinal  arciprete 
della  basilica,  con  due  canonici  in 
cappa  e  rocchetto,  sagrestani  mag- 
giori di  essa ,  gli  presenta  il  pres- 
biterio entro  una  borsa  di  ormesi- 
no  bianco.  Finalmente,  precedendo 
la  processione,  il  chieiico  di  camera 
collo  stocco,  e  berrettone,  la  croce 
Pontifìcia,  e  tutti  quelli,  che  assi- 
stettero al  Pontificale,  torna  il  Papa 
in  sedia  gestatoria  coi  flabelli ,  alla 
Cappella  della  Pietà,  dove  si  spoglia 
degli  abiti  sagri,  e  della  falda,  e 
riprende  gli  usuali.  Indi  stando  egli 
appoggiato  al  Ietto  de'  paramenti , 
riceve  dal  Cardinal  decano,  e  in  no- 
me del  sagro  Collegio,  gli  auguri,  e 
le  felicitazioni  proprie  delle  feste  Na- 
talizie, onde  il  Papa  ringraziando 
il  Cardinal  decano,  e  il  sagro  Col- 
legio, ricambia  l'uffizio,  desiderando 
a  tutti  ogni  prosperità,  e  quindi  fa 
ritorno  alla  sua  residenza ,  come 
fanno  i  Cardinali,  e  gli  altri.  Anco 
in  questo  pontificale,  dopo  resa 
l'ubbidienza  colle  cappe  rosse,  i 
Cardinali  anticamente  prendevano  i 
sagri  paramenti ,  che  deponevano 
appena  terminato  il  Pontificale,  rias- 
sumendo le  cappe,  colle  quali  accom- 
pagnavano il  Papa  alla  camera  dei 
paramenti,  che  stante  la  rigida  sta- 
gione, si  fa  nella  detta  Cappella 
della  Pietà.  Qualora  non  celebrasse 
il  Papa,  nel  qual  caso  si  supplisce, 
e  viene  praticato  quanto  abbiamo 
detto  superiortnente  parlando  del 
precedente  vespero,  dopo  la  messa  il 
Cardinale,  che  1'  ha  celebrata ,  pubbli- 
ca l'indulgenza  di  cinquanta  anni  , 
concessa  dal  Pontefice  agli  astanti. 


GAP 

4B.  Cappella  Papale  della  seconda 
festa  di  Natale ,  per  la  festa  di 
s.  Stefano  ai  26  dicembre. 

Si  celebra  nel  palazzo  abitato  dal 
Pontefice,  ed  il  quadro  dell'  alta- 
re è  l'arazzo  rappresentante  il  pre- 
sepio. Il  paliotto  è  di  colore  rosso, 
e  la  coltre  e  coltrina  del  trono,  e 
della  sedia  Papale,  sono  di  lama 
d'oro  rossa.  I  Cardinali  vi  si  recano 
co'  domestici  in  livree  di  gala,  colle 
vesti,  e  cappe,  e  tutt' altro  rosso, 
del  qual  colore  è  il  piviale  del  Pa- 
pa, che  viene  in  Cappella  con  la 
mitra  di  lama  d'oro.  Canta  messa 
un  Cardinale  dell'ordine  de'pieti, 
che  co'  ministri  assistenti  assume  i 
paramenti  del  predetto  colore.  Al- 
l'offertorio vi  è  il  mottetto:  Cuin 
auteni  esset  Stephanus_,  del  Palestri- 
na,  con  seconda  parte,  la  quale 
termina  colle  parole  :  ohdorniivit  in 
DominOj  che  si  cantano,  smorzando 
a  poco  a  poco  l'armonia.  Il  sermo- 
ne si  fa  da  un  alunno  del  collegio 
inglese,  in  cappa  paonazza  con  ar- 
mellini,  e  berretta  nera,  promulgando 
dipoi  trenta  anni  d' indulgenza  con- 
cessa dal  Sommo  Pontefice.  Il  pri- 
vilegio di  recitarsi  il  discorso  nella 
Cappella  Pontificia  in  questo  giorno 
da  un  alunno  del  collegio  inglese, 
vuoisi  che  abbia  origine  dal  suo 
istitutore  Gregorio  XIII,  ovvero  sot- 
to il  suo  immediato  successore  Sisto 
V.  In  un  libro  mss.  dell'archivio 
di  tal  collegio,  vi  sono  i  seguenti 
discorsi  recitati  in  tal  festa  nella 
Cappella  Papale:  Oratio  habita  in, 
Capella  corani  S.  Pontiflce  et  Car- 
dìnalibus  indie  s.  Stephani,  1590; 
Oratio  habita  in  Capella  corani 
S.  Pontijìce  et  Cardinalìbus  in  die 
Circiinicisionis  Doni.  i593,  a  p. 
Eduardo     Coffino  collegii    anglicani 


CAP 

aliimno.  Da"  questo  secondo  discor- 
so si  può  congetturare,  che  sotto 
Clemente  Vili  nel  1592  non  aves- 
se luogo  la  recita  di  quello  per  la 
Ciappella  di  s.  Stefano,  e  in  vece  nel 
seguente  anno  venisse  supplito  col 
menzionato.  Nel  medesimo  archivio 
vi  sono  poi  altri  venti  discorsi  per 
la  festa  di  s.  Stefano  senza  data , 
recitati  nella  Cappella  Pontificia,  ma 
scritti  con  carattere  alquanto  piti 
recente.  Questo  discorso  non  è  so- 
lilo stamparsi,  perciò  non  si  dispensa. 
11  Galletti,  Del  Primicerio  ip.  1 5, 
dice,  che  in  questo  giorno  il  Papa 
si  recava  in  cavalcata ,  alla  chiesa 
di  s.  Stefano  al  monte  Celio,  a  ce- 
lebrarvi la  stazione,  che  tuttora  vi 
dura. 

49.    Cappella    Papale   della    terza 
festa  di  Natale,  per  la  festa  di 
s.    Giovanni   apostolo    ed   Evan- 
gelistaj  ai  27  dicembre. 

Questa  si  celebra  nella  Cappella 
Palatina  ove  risiede  il  Papa.  Il  qua- 
dro dell'altare  rappresenta  in  arazzo 
la  nascita  di  Gesù  nel  presepio;  il 
paliotto  è  bianco,  la  coltre  del  tro- 
no, e  la  coltrina  dell'altare  sono 
di  lama  d'argento  co' fiori  ricamati 
d'oro.  I  Cardinali  vi  si  recano  coi 
domestici  colle  livree  di  gala,  e  con 
vesti,  cappe  e  tutt'altro  rosso;  ed  il 
Papa  comparisce  con  piviale  bianco, 
e  mitra  di  lama  d' oro.  Spetta  a 
cantare  la  messa  ad  un  Cardinale 
dell'ordine  presbiterale,  che  usa  pa- 
rati di  color  bianco.  Il  mottetto 
dell'  offertorio  :  Hic  est  beatùtsimus 
discipuliiSy  con  seconda  parte ,  è 
del  Palestrina.  Anticamente  pronun- 
Eiava  il  sermone  dopo  l'evangelo 
un  ecclesiastico  del  clero  secolare; 
ma  Papa  Clemente  XI,  Albani^  con 
decreto  de' 26  marzo  17  16,  ne  con- 


CAP  119 

cesse  il  perpetuo  privilegio  al  pro- 
curatore generale  dell'  Ordine  dei 
minori  di  s.  Francesco  di  Paola, 
chiamato  volgarmente  de'  Paolottij 
il  quale  lo  recita  coli'  abito  della 
propria  religione,  pubblicando  tren- 
ta anni  d'  indulgenza.  Nel  18 14, 
stante  le  note  vicende,  non  essendo 
peranco  le  cose  ripristinate  secondo 
l'antico  ordine,  pronunziò  il  discorso 
monsignor  Bonomi  cappellano  segre- 
to di  Pio  VII;  come  nel  1808,  al- 
lorché questo  Papa  era  rinchiuso 
dai  francesi  nel  Quirinale,  l'avea 
recitato  l'abbate  ora  monsignor  Giu- 
seppe de  Ligne,  attuale  segretario 
della  congregazione  cerimoniale,  e 
secondo  maestro  delle  cerimonie  Pon- 
tificie. Dal  seguente  catalogo  di  ser- 
moni stampati,  si  rileverà  chi  un 
tempo  lo  faceva  in  questo  giorno. 

Petri   GemeUi   doct.    theol.    Pari- 
siensis,    Oratio  de  s.  Joanne  apost. 
et  evang.    habita   corani    ss.  D.  N. 
Gregorio  XIU,  et  S.  R.  Ec.  Card. 
1579;  Lselii  Peregrini  art.  et  s.  theol. 
doct.,  Orationes  tres  in  sacello  Va- 
ticano   habitce    apud    Sixlum  V,  et 
Gregor.    XIII ,  de    d.   Joanne  £'v., 
d.    Steph.    protoni. ,    pceniteniìa ,  et 
jejunio    i586;    Ad  Sìxtum    V   P. 
0.  M.    Oratio  _,  Sanctii  de    Sando- 
val   theol.    de   s.  Joanne  ap.  et  ev. 
habita    in    sacello    Vatic.   VI  Kal. 
januarii   i584;    Didaci  de   Castillo 
salmaticensis ,   doct.  theol.  Orationes 
duce  de  D.  Joanne    Ev.    habitce  in 
Capella    pontificia^    sub    Pont.    M. 
Sixto   V,  et  Innocentio  IX,    Romoe 
1 592  ;   Dom.   Mariani    in  D.  Joan. 
Ev.  laudenij    Oratio  sub  ss.  D.  N. 
Clemente  Vili.  Kal.  januar.,  inter 
sacra  pontificalìa  in  sacello  Vatic. 
habita  i5^6;  Oratio  habita  a  Mar- 
tino Suarez  deAcunha,  doct.  theol. 
Lusitano,    corani    Clemente    Vili, 
et  S.  F.  Ec.   Cardinalibiis,  in  festa 


I2Ó  GAP 

s.  Joann.  Ev.  Romse  i6o4;  Oratio 
hàbita    Romce    in  festo    s.    Joanais 
Ev.  a  Stephano  Roix  de  Toar,  theol. 
lusitano,   Romae   1611;     Oratio  de 
s.  Joanne    Evang.  Jo.  Bapt.   Sacchi 
Asculani  in  collegio  de  Propaganda 
Fide,  mag.  rethor.  Romae  i663;  Boa- 
nerges,    seu  filius    tonitrui ,  hoc  est 
Fulmen ,    Oratio  de   s.  Joanne  ap. 
et  ev.  habita  in  Quirinali  ponlificiun 
sacello    ad    Cknientem    X ,  s.  Pla- 
cido Sparapane  Camerte,  1670;  Jo. 
Thomoe  Chiappetti  sacerdotis  ex  Do- 
minis  Salti,  et  Priacci.  J.   V.  D.  et 
ci  vis  Taurinensis ,    Oratio  habita  in 
Capella  pontificia  ad  S.  D.  N.  In- 
nocentiuni  XI ,  in  honorem  D.  Joan- 
nis  Ev.  anno  1682;  Oraculum  Di- 
vinitatis,  sive  de   s.  Joanne  Evang. 
Oratio  habita    in   sacello    pontificio 
ad    S.    D.    N.     Clementenì    XÌ ,    a 
Philippo    Rondinino  faventino,    Ro- 
mae  1701. 

5o.  Ve  spero  Papale  per  la  festa 
della  Circoncisione  del  Signore, 
dopo  il  quale  il  Papa,  oltre  il 
sagro  Collegio,  suole  intervenire 
al  solenne  Te  Deum,  nella  Chie- 
sa del  Gesù,,  a  3 1   dicembre. 

Questo  vespero  si  canta  nella  Cap- 
pella ove  abita  il  Pontefice.  R.ap- 
presenta  l'arazzo  del  quadro  la  Cir- 
concisione del  bambino  Gesìi.  Il  pa- 
liotto  è  bianco,  e  di  lama  d'argento  coi 
fiori  in  ricami  d'oro  sono  la  coltre 
del  soglio,  e  la  collrina  della  sedia 
papale.  I  Cardinali  v'  intervengono 
con  due  carrozze,  co' domestici  in 
livree  di  gala,  e  con  vesti,  cappe, 
e  tutt' altro  rosso,  ed  il  Pontefice 
in  piviale  bianco,  e  mitra  di  lama 
d'oro.  Non  evvi  particolarità  in  que- 
sto vespero,  che  è  come  quello  d'O- 
gnissanti. 

Terminato  il  vespero,   se  il  Papa 


GAP 

vi  abbia  assistito,   sedente  in   trono 
riceve    alla     presenza    del    Cardinal 
camerlengo,  e  di  due  notari    di  ca- 
mera   il    giuramento    de' due    nuovi 
conservatori  di  Roma,  e  talvolta  dei 
priore    de' capo-rioni,   se   cade   però 
la  sua  elezione   in   quell'  epoca,  non 
che  degli    altri    uffiziali    del    popolo 
romano.     Viceversa    anticamente    lo 
riceveva  nella  mattina  seguente,  ter- 
minata   la    messa.     Ma  oggidì  se  ii 
Papa    non   si    reca   al  vespero  della 
Circoncisione,  i  nuovi  magistrati,  o 
la  stessa  sera,  o  nella  mattina  seguen- 
te, vanno  a  renderlo  nelle  mani  del 
Cardinal    camerlengo   di    s.  Chiesa, 
a  cui  essi    lo    prestano    anche    nelle 
altre    epoche    dell'anno,    nelle    quali 
cade  il  bussolo  dell'elezione  de'nuovi 
magistrati.  È  poi  da  avvertirsi,  che 
se  i  conservatori,  e  il  priore  de'capo- 
rioni  furono  dal  Pontefice  anterior- 
mente confermati   per   qualche   lieta 
circostanza,  essendo  i  medesimi  sog- 
getti, non    ha  luogo  il  giuramento, 
come  avvenne  nel  decorso  anno.  Ul- 
timamente questo  giuramento  presta- 
vasi  non  solo  dai  conservatori,  e  dal 
priore   de'  capo-rioni,   che  col  solito 
rubbone    nero    avevano    assistito    al 
medesimo  vespero;  ma  anco  da  due 
maestri    giustizieri ,    da    due    nuovi 
maestri  di  strade,    dai    caporioni,  e 
dal  camerlengo  di  Ripa-grande,  col- 
la formola  letta  ad  alta  voce  da  un 
notaro  di  camera.  Se  il  giuramento 
ha  luogo  in  Cappella,  e  al   Papa,  il 
Cardinal    camerlengo     vi    assiste    in 
cappa  rossa  nel  luogo  ove  suole  stare 
il  Cardinal    primo  prete.    Sul  piano 
del  soglio,  su  di  uno  sgabello,  si  po- 
neva il  libro  degli  evangeli,  il  quale 
baciavasi     prima    dai    conservatori, 
poi  dai  maestri  di  strada,    indi  dai 
maestri  giustizieri,  non  che  dai  ca- 
porioni,   che    venivano    chiamati  ad 
uno  ad  vmo  col  nome  de'  loro  rioni, 


GAP 

dall'avvocato  fiscale  di  Campidoglio. 
Levatosi  lo  sgabello,  i  due  nuovi 
conservatori  prendevano  posto  vicino 
ai  loro  predecessori,  dopo  aver  ba- 
ciato il  piede  al  Papa,  a  cui  si 
ammettevano  pure  i  due  maestii  di 
strada.  Ciò  che  facevasi  dai  nomi- 
nati ,  ora  nello  stesso  modo  si  pra- 
tica dai  nuovi  conservatori  di  Roma, 
i  quali  si  restituiscono  alle  proprie 
abitazioni,  dopo  aver  fatto  questo  pri- 
mo atto  in  possesso  del  nuovo  cospi- 
cuo impiego,  ovvero  praticano  quanto 
si  disse  se  il  Papa  non  assiste  al  ve- 
spero.  Disceso  il  Papa  dal  trono,  e 
benedetto  il  sagro  Collegio,  ora  al- 
quanto al  genuflessorio,  e  passa  nella 
camera  de' paramenti  a  deporre  gli 
abiti  sagri,  per  fare  ritorno  alle  sue 
camere  in  mezzetta  filettata  d'ar- 
mellini  di  velluto  rosso,  e  scarpe 
simili,  e  colla  stola  di  raso  rosso, 
se  interviene  nella  chiesa  del  Gesti 
de'  pp.  gesuiti  al  solenne  Te  Deum, 
in  rendimento  di  grazie  a  Dio  pei 
benefici  compartiti  in  tutto  il  corso 
dell'anno. 

Il  Papa  vi  si  reca  col  treno  detto 
di  città  ,  e  i  Cardinali  con  l'a- 
bito Cardinalizio  rosso,  deponendo  i 
propri  caudatari  la, croccia,  ed  in- 
vece sulla  sottana  e  fascia  di  seta 
paonazza  sovrappongono  il  ferraiua- 
lone  di  seta  nera;  ma  se  il  Papa 
non  vi  si  reca,  allora  i  Cardinali, 
che  per,  questa  funzione  sono  stati 
invitati  dal  Cardinal  decano  del  sa- 
gro Collegio,  nell'uscire  dalla  Cap- 
pella, levatasi  la  cappa  e  il  rocchet- 
to,  assumono  la  sola  mozzetta,  e 
prendono  il  ferrai uolone  rosso,  e  sul 
bavaro  di  esso  si  cava  fuoii  il  cappuc- 
cio della  mozzetta.  I  Cardinali  mona- 
ci, e  frati  adoperano  il  ferraiuolo 
talare  di  saia  ,  del  colore  dell'abito  del 
proprio  Ordine.  La  chiesa  è  nobil- 
mente parata,  e  sontuosamente  illu- 


CAP  121 

minata.  Il  p.  generale  della  compa- 
gnia di  Gesù  riceve  i  Cardinali  alla 
porta    dell'oratorio    della    congrega- 
zione de' nobili,    ove    si    riuniscono. 
Prima,    cioè    negli  ultimi  tempi,  si 
eseguiva  questo  ricevimento  dal  Car- 
dinal  protettore    della    congregazio- 
ne    vestito     come    sopra,     il     quale 
poi  andava  a  pararsi   per  in  tuonare 
il    Te  Dtimiy  e  dare  la  benedizione 
col  ss.  Sagramento  esposto  nell'altare 
maggiore.  Giunto  il  Papa  alla  por- 
teria   della    casa     professa    contigua 
alla  chiesa,    il    Cardinale  più  degno 
apre  lo  sportello  della  carrozza,  viene 
incontrato  dal    p.  generale,    e    dagli 
altri  padri  graduati  della  compagnia, 
e  da  tal  parte  entra  in  Chiesa  pre- 
ceduto   e    seguito    dai    religiosi    in 
cotta  con  torcie  accese.  Fra  esse  per 
ordine  di  anzianità,    due  a  due  in- 
cedono appresso  il  Pontefice  i  Car- 
dinali,   assistiti    dai     maestri    delle 
cerimonie  in  mantellone.  Il  Pontefice 
si   pone    genuflesso    al    genuflessorio 
dinanzi     all'altare,    ed     i     Cardinali 
nella    quadratura    de' banchi  ,    e    su 
cuscini    precedentemente     preparati , 
facendo  ala  ali'  altare  gli  alunni  del 
collegio    germanico -ungarico  ,    con 
torcie  accese,  e    colla  cotta.  11  Car- 
dinal   decano    del    sagro     Collegio , 
o  il  più  anziano  de' Cardinali,     ve- 
stito    di    piviale    bianco ,    in    mezzo 
a' sagri  ministri  in  tonacella,  a  cor- 
mi    epùtolce    (  i  quali    ministri    so- 
no  o  due    padri    della    compagnia , 
o     due  dei     detti  alunni  )  ,     intuo- 
na a  pie  dell'altare,   a    cornu   epi' 
stolcej  e,  se  non  è  presente  il  Pon- 
tefice,   nella  parte    davanti ,    1'  inno 
Te  Deiini  laudanius^  cantato  altei'- 
nativamente  dal   coro  dei  musici,  e 
dal  popolo.    Quindi  cantasi  il   Tan- 
tum ergOy  e  il  Papa,  colla  assistenza 
del  primo  (cerimoniere,    e    del    Car- 
dinal   primo    prete,  pone    1'  inceuso 


ì^2  CAP 

nel  turibolo,  ed  all'  ultimo  scalino 
dell'altare  fa  tre  volte  l'incensazione 
al  Venerabile.  Dettasi  dal  Cardinal 
funzionante  l' orazione,  lo  stesso  Car- 
dinale sale  sul  ripiano  dell'altare,  e 
col  Santissimo  co  m  par  te  la  trina 
benedizione  all'  immenso  popolo  , 
terminando  cosi  la  funzione.  Poscia, 
e  nello  stesso  modo ,  e  per  la  me- 
desima via,  il  Pontefice,  e  i  Cardi- 
nali partono,  e  fanno  ritorno  alle 
proprie  residenze. 

CAPPELLE  Cardinalizie.  Sono 
le  messe  cantate  pontificalmente,  e 
i  vesperi  intuonati  da  un  arcivesco- 
vo, o  vescovo,  a  cui  il  sagro  Col- 
legio de'  Cardinali,  ovvero  i  Porpo- 
rati d' una  particolare  congregazio- 
ne Cardinalizia,  assistono  in  Roma, 
residenza  del  Sommo  Pontefice ,  in 
diverse  basiliche  e  chiese,  nel  corso 
dell'  anno,  per  alcuna  festività  ordi- 
naria, e  straordinaria ,  specialmente 
per  antica  consuetudine  con  parli- 
colar  invito  dei  Cardinali  arcipreti 
delle  basiliche  titolari  e  protettori 
di  chiese,  monisteri,  collegi,  arcicon- 
fraternite  ec. ,  ed  in  mancanza  dei 
rispettivi  superiori,  fa  l'invito  il  Car- 
dinal decano  dello  stesso  sagro  Col- 
legio. Tali  messe  e  vesperi  antica- 
mente sempre  venivano  celebrati,  e  in- 
tonati da  monsignor  sagrista,  ed  ora 
se  non  da  lui,  da  altro  individuo  co- 
util uito  in  dignità  episcopale,  a  bene- 
placito del  Cardinale  superiore  del 
luogo.  Coteste  sagre  funzioni,  meno  i 
vesperi,  vengono  dirette,  regolate,  ed 
assistite  dai  maestri  delle  Pontificie 
cerimonie,  dai  ministri  assistenti  del- 
le Cappelle  Cardinalizie  e  prelati- 
zicj  dal  collegio  de'  cantori  Ponti- 
fìcii, dai  cappellani  comuni,  dai  chie- 
rici, ed  altri  della  Cappella  Papale, 
colle  cerimonie,  e  riti  della  santa 
romana  Chiesa. 


CAP 

§  I.  Notizie  sulle  Cappelle  Cardina- 
lizie, antiche,  e  straordinarie. 

§  IL  Ministri  assistenti  delle  Cap- 
pelle Cardinalizie. 

§  III.  Elenco  dei  vesperi,  e  Cap- 
pelle CardinaUzie,  che  hanno  luo- 
go fra  r  anno. 

§  IV.  Vesperi  e  Cappelle  Cardina- 
lizie annuali,  ed  ordinarie. 

§  I.  Notizie  sulle  Cappelle  Cardi- 
nalizicj  antiche  e  straordinarie. 

Non  solo  il  senato  apostolico  dei 
Cardinali  interviene  alle  sagre  fun- 
zioni, che  il  Sommo  Pontefice  ce- 
lebra, ed  alle  quali  assiste,  come  si 
disse  all'articolo  Cappelle  Pontifi- 
cie [Vedi),  ma,  da  un' epoca  remo- 
tissima, come  si  vedrà  in  progres- 
so, si  aduna  in  diverse  chiese  colle 
vesti  Cardinalizie,  e  cappe,  per  so- 
lennizzare anche  separatamente  le 
principali  feste  del  Signore  e  della 
beata  Vergine,  non  che  per  onora- 
re la  memoria  di  alcun  santo ,  ce- 
lebrare le  novendiali  esequie  al  Pa- 
pa defunto,  e  altre  funzioni  nella 
sede  vacante,  tanto  prima  di  entra- 
re in  conclave ,  ed  anco  in  questo, 
siccome  talora  si  fece;  ed  è  perciò 
che  di  due  specie  sono  le  Cappelle 
Cardinalizie,  ordinarie  o  annuali,  e 
straordinarie.  Delle  prime  si  tratte- 
rà al  §  IV  di  questo  medesimo  ar- 
ticolo ;  ma  prima  di  dire  qui  delle 
altre  straordinarie,  premetteremo  un 
cenno  di  alcune  delle  antiche,  e  di 
quelle ,  che  in  progresso  di  tempo 
furono  dichiarate  Cappelle  Papali. 

Tali  sono  quelle  dell'  Immacolata 
Concezione,  agli  8  dicembre ,  che  a 
testimonianza  del  carmelitano  Baco- 
mio,  morto  nel  1 35o,  in  tempo  che 
Clemente  VI  risiedeva  in  Avignone, 
celebravasi  alla  presenza  de'  Cardi- 
nali, con  solenne  messa  e  panegiri- 


GAP 
co,  in  una  chiesa  del  proprio  Ordi- 
ne, dichiarata  poi  Cappella  Papale, 
nel  174^,  da  Benedetto  XIV.  La 
Cappella  dell'Annunziata,  istituita  da 
Eugenio  IV,  per  vm  tempo  fu  Car- 
dinalizia; ma,  dopo  il  14B8,  tornò 
ad  essere  costantemente  Pontifìcia. 
Fino  al  1706,  la  cappella,  che  si 
celebra  a'  4  novembre  nella  chiesa 
di  s.  Carlo  Borromeo  per  questo 
venerando  Porporato  fu  Cardinali- 
zia, finche  Clemente  XI  dichiarolla 
Papale.  Così  quella  per  s.  Filippo 
Neri,  avanti  che  Benedetto  XIII,  nel 
1728,  la  stabilisse  Papale,  nella 
chiesa  di  s.  Maria  in  Vallicella  si 
celebrava  soltanto  da'  Cardinali,  ora 
assistendo  essi  al  vespero ,  come  fu 
nel  1718,  sotto  Clemente  XI,  ed 
ora  alla  messa.  Ma  invece  la  Cap- 
pella Papale  istituita  per  la  festa 
di  s.  Bonaventura,  nell'anno  i588, 
divenne  Cardinalizia  nel  i63j,  e  le 
Cappelle  per  san  Tommaso  d'Aqui- 
no, e  dell'  ottava  de'  ss.  Pietro ,  e 
Paolo  si  considerano  tuttora  .semi- 
papali  ^  come  dicesi  a'  loro  numeri. 
Leggiamo  nel  Sestini,  stampato  nel 
1G34,  che  a'  3o  settembre  nella  chie- 
sa di  s.  Girolamo  degli  Schiavoni 
a  Ripetta,  se  ne  celebrava  la  festa 
coir  intervento  de'  Cardinali  in  cap- 
pe paonazze,  prendendo  il  Cardinal 
titolare  la  rossa,  e  i  caudatari  la 
sottana  e  fascia  di  seta  paonazza , 
e  ferraiuolone  di  color  nero.  Il  Dia- 
rio di  Roma  del  1720  riporta,  che 
nella  domenica  delle  Palme,  essen- 
dovi la  stazione  in  s.  Giovanni  in 
Laterano,  i  Cardinali  solevano  in- 
tervenire al  vespero,  il  quale  si  ce- 
lebrava in  quella  basilica.  Per  la  fe- 
sta di  s.  Bartolomeo,  i  CardinaU 
visitavano  in  abito  la  chiesa  de'  ber- 
gamaschi, mandando  la  scusa  chi 
non  vi  andava  ;  e  per  qut^lla  della 
Madonna  di  Loreto,    in  abito  visi- 


GAP  1^3 

lavano  la  chiesa  di  s.  Salvatore  in 
Lauro.  E  senza  dire  di  altre ,  che 
si  descriveranno  qui  appresso  fra  le 
straordinarie,  nel  1739,  il  Cardinal 
Corsini,  nipote  di  Clemente  XII,  ti- 
tolare della  chiesa  diaconale  di  s. 
Eustachio,  per  la  ricognizione  del 
corpo  di  questo  santo,  e  suoi  com- 
pagni, invitò  alla  processione  tutto 
il  sagro  Collegio,  col  beneplacito  del- 
lo zio  Clemente  XII,  giacche  a  tali 
funzioni  non  potè  intervenire  tutto 
il  sagro  Collegio.  In  fatti,  nel  nu- 
mero 69  del  Diario  di  Roma  del 
i838,  si  legge  la  descrizione  del  so- 
lenne trasporto  del  corpo  di  s.  Bo- 
nosa  eroina  romana,  dalla  chiesa  di 
s.  Apollinare  a  quella  a  lei  dedi- 
cata in  Trastevere,  eseguito  nel  gior- 
no di  domenica  19  agosto  dall' ar- 
cicon fraternità  dell'  Immacolata  Con- 
cezione, e  de'  ss.  Francesco  d'Assisi, 
ed  Antonio  di  Padova.  Quindi  si 
dice  che  v'intervennero  con  torcie 
accese  i  Cardinali  romani,  e  i  Car- 
dinali ascritti  alla  confraternita,  nou 
che  la  romana  prelatura,  tutti  ap- 
positamente invitati,  in  uno  ai  con- 
servatori di  R.oma,  e  priore  de'  capo- 
rioni. Deve  poi  avvertirsi,  che  nel- 
le processioni  ed  accompagnamento 
per  traslazione  de'  corpi  santi,  i  Car- 
dinali assumono  le  cappe  paonazze, 
ma  per  autorizzazione  del  Papa, 
talvolta  usano  le  cappe  rosse  per 
accrescere  solennità  alla  funzione.  I 
caudatari  poi  vestono  la  sottana,  e 
fascia  di  seta  paonazza,  col  ferraiuo- 
lone di  seta  nera. 

Le  Cappelle  Cardinalizie  straor- 
dinarie sono  le  seguenti ,  le  prime 
delle  quali  considerandosi  Papali  so- 
no riportate  all'  articolo  Cappelle 
Pontificie,  che  indicheremo  col  pa- 
ragrafo,  e  numero  ove  sono  de- 
scritte. 


i?,4 


GAP 


Tranporto  del  cafìavere  del    Papa 
defunto    dalla     Cappella    Si.slì/ia 
alla  basilica  ifalìcaiia  coli'  inter' 
vento  del  sagro   Collegio ^    e   sua 
■    tumulazione  con  quello  de'  Car- 
dinali da.  lui  creati  ec.     /^.  il  § 
YI  delle  Cappelle    Straordinarie, 
capo  2.°  n.  4- 
Novendiali  esequie,  che  i  Cardinali 
celebrano    al    de-funto   Pontefice  j 
§  VI  capo  1°  n.   5. 
Cappella,  che    precede  V  entrata 
de'  Cardinali  in  conclave^  il  cui  de- 
cano celebra  alla    loro    presenza    la 
messa  dello  Spirito  Santo,  §  VI  capo 
2  0,  n.  6.  JN'el  conclave  poi  talvolta 
i   Cardinali  celebrarono    le  funzioni, 
che  qui  appresso  noteremo,  ed  alcun 
Cardinale  celebrava  anche  qualche  fe- 
sta particolare;  mentre  ciò  che  si  pra- 
ticò pei   Cardinali   morti  in  sede  va- 
cante, entro  o  fuori  del  conclave,  il 
quale  fino  alla  elezione    di  Pio  VI, 
B raschi 3  nel    177^    si    celebrò    nel 
palazzo  del  Vaticano ,    lo    dicemmo 
al  detto  §  VI,  capo  2.°  n.   8,  trat- 
tando della   Cappella    per  V  esequie 
de'  Cardinali   defunti.  La  qual  fun- 
zione, essendo  sino  al     1724  Cardi- 
nalizia, da  Benedetto  XIII  fu  dichia- 
rata Papale. 

Nel  conclave  del  1721  per  mor- 
te di  Clemente  XI,  dalla  mattina 
della  domenica  delle  Palme,  fino  a 
quella  di  Pasqua ,  furono  celebrate 
diverse  funzioni  alla  presenza  dei 
Cardinali,  dal  vescovo  sagrista.  Que- 
sti pertanto  fece  la  benedizione  delle 
palme ,  e  l'esposizione  del  s.  Sepolcro 
tjella  cappella  Paolina,  con  proces- 
sione de*  Cardinali  dalla  Sistina,  con 
candele  accese  in  mano,  ec,  funzioni 
che  ebbero  luogo,  senza  che  mai  fos- 
sero sospesi  gli  scrutini  per  l'  elezio- 
ne del  nuovo  Papa,  neppure  la  mat- 
tina di  Pasqua,    a  tenore  delle  co- 


CAP 

stltuzioni  apostoliche,  troppo  impor- 
tando di  dare  sollecitamente  un  ca- 
po alla  Chiesa  universale.  Essendo 
poi  la  cella  del  Cardinal  Sagripan- 
te  nel  luogo  della  cappella  di  s.  Pie- 
tro martire,  questo  porporato  nella 
ricorrenza  della  festa,  la  fece  orna- 
re, invitando  il  sagro  Collegio  a  ce- 
lebrarvi la  messa ,  per  cui  diversi 
Cardinali  vi  si  recarono  a  celebrar- 
la. Ma  la  Cappella  Cardinalizia,  che 
doveasi  celebrare  nella  chiesa  della 
Minerva,  della  quale  si  tratta  al 
§  IV  n.  6,  fu  celebrata  dai  consul- 
tori, e  dal  padre  commissario  del 
s.   ofiìzio. 

Nel  conclave  del  1724,  per  mor- 
te d' Innocenzo  XIII,  dai  Cardinali 
si  fecero  tutte  le  funzioni  della  set- 
timana santa,  e  nel  giovedì  santo  il 
senatore  di  Roma  Frangipane,  come 
dicemmo  di  sopra  parlando  del  gio- 
vedì santo,  si  recò  formalmente  al- 
l' ospedale  lateranense,  ove  assistette 
alla  messa  ,  e  processione,  poi  lavò 
i  piedi  a  dodici  sacerdoti  pellegrini 
in  cotta,  e  berretta,  li  servì  a  men- 
sa, e  li  regalò. 

Nel  conclave  del  1730,  per  mor- 
te di  Benedetto  XIII,  per  la  città 
di  Roma  ebbero  luogo  le  consuete 
processioni  del  Corpus  Domi  ni  ^  e 
in  conclave  il  sagro  Collegio  l'ese- 
guì portandosi  il  ss.  Sacramento 
dalla  Cappella  Sistina  alla  Paolina. 
E  per  la  festa  de'ss.  Pietro  e  Pao- 
lo vi  furono  le  consuete  illumina- 
zioni della  facciata,  colonnato,  e  cu- 
pola vaticana ,  e  le  girandole  sul 
Castel  s.   Angelo. 

Nel  conclave  del  174O)  per  morte 
di  Clemente  XII,  nella  settimana  san- 
ta si  celebrarono  in  esso  le  sagre  fun- 
zioni da  monsignor  Reali  maestro 
delle  cerimonie,  assistito  da  due  col- 
leghi. Le  palme  si  portarono  ad  ogni 
cella  dei  Cardinali,  e  se  ne  manda- 


GAP 

vano  tliori  del  conclave  a'  personag- 
gi, che  sogliono  goderne  la  dispen- 
sa, il  Cardinal  Belhiga  fece  celebra- 
re nella  propria  cella  la  festa  di  s. 
Filippo  Neri;  e  la  processione  del 
Corpus  Domini  si  eseguì  per  Ro- 
ma col  solito  ecclesiastico  decoro; 
quindi  pel  caldo  della  stagione,  il 
sagro  Collegio  dispensò  il  clero  per 
alcuni  giorni  dal  recarsi  processio- 
nalniente  al  conclave. 

jVel  conclave  del   1758,  per  mor- 
te di  Benedetto    XIV ,    per  la  festa 
del   Corpus  Domini^  i  Cardinali  fe- 
cero dentro  di  esso    la  processione, 
e  quella  solenne  uscì  dalla    basilica 
vaticana.  11  Cardinal  Rezzonico,  ve- 
scovo di  Padova ,   che  poi    restò  e- 
letto    Papa    col    nome  di  Clemente 
XIII,  celebrò  in  conclave  la  festa  di 
s.  Antonio  di  Padova,  e  il  Cardinal 
di  York  quella  di  s.  Luigi  Gonzaga. 
Nel  conclave  del    1769,  per  mor- 
te di  Clemente    XIII,     ebbero    luo- 
go le  funzioni  della  settimana  san- 
ta. Monsignor  Landini    sagrista    be- 
nedì  le  palme,  che  poi  si  dispensa- 
rono alle  celle,  cioè  bianche  a'  Car- 
dinali, e  di  ulivo    a'  conclavisti;  ed 
il  Cardinal    vicario    vietò   gli    spari 
nel  sabbato  santo  al   Gloria  in  ex- 
celsisj  tanto  quelli  di  Castello  ,  che 
gli  altri  per  Roma.   I  sacerdoti  con- 
clavisti cantarono  l'uffizio   delle    te- 
nebre,   intervenendovi    i    Cardinali. 
Nel  giovedì  santo  tutti    i  Cardinali 
celebrarono    messa ,    comunicando  i 
propri  conclavisti;  il  Cardinal  vicario 
compartì  la  santissima  Eucaristia  a- 
gl' inservienti  del  conclave,    e  mon- 
signor sagrista  pose  il  sepolcro  nel- 
la Paolina. 

Nel  conclave  del  1774»  per  mor- 
te di  Clemente  XIV,  i  Cardinali 
fecero  fare  per  Roma  le  missioni 
in  preparazione  dell'anno  santo,  pro- 
mulgato dal  defunto  Ponteiice  il  dì 


CAP  \i'y 

dell*  Ascensione  ;  e  nella  vigilia  di 
Natale  incominciò  l' universal  giu- 
bileo senza  l' apertura  delle  porte 
sante,  essendosi  però  sospesa,  stante 
la  sede  vacante,  la  seconda  pubbli- 
cazione di  detto  giubileo,  solita  far- 
si nella  terza ,  o  quarta  domenica 
di  quaresima. 

Nel  conclave  del  1800,  celebrato 
nel  monistero  di  s.  Giorgio  in  Ve- 
nezia per  morte  di  Pio  VI,  non  il 
Cardinal  decano,  ma  il  padre  abba- 
te Soardi,  benedettino  dello  stesso 
monistero  ,  cantò  la  messa  dello 
Spirito  Santo. 

Nel  conclave  del  1823,  per  mor- 
te di  Pio  VII,  vacò  soltanto  la  ce- 
lebrazione della  cappella  Cardinali- 
zia per  l'esaltazione  della  ss.  Cro- 
ce, e  perciò  i  Cardinali  non  offri- 
rono all'arciconfraternita  del  ss.  Cro- 
cetìsso  lo  scudo  d' oro. 

Nel  conclave  dell'anno  1829  te- 
nuto, come  quello  dell'anno  1823,  al 
Quirinale,  per  morte  di  Leone  XII, 
la  mattina  delle  ceneri,  dopo  la  con- 
sueta messa  di  monsignor  sagrista , 
il  Cardinal  Castiglioni,  che  poi  restò 
eletto  Papa  col  nome  di  Pio  Vili, 
come  penitenziere  maggiore,  vestito 
di  amitlo,  cottina ,  e  stola,  stando 
in  piedi  suU'  aliare  della  Cappella 
Paolina,  amministrò  le  ceneri  a  cia- 
scun Cardinale,  che  le  ricevette  e- 
gualmente  in  piedi.  I  cerimonieri  le 
ricevettero  genuflessi ,  ed  allora  il 
Cardinale  funzionante  si  pose  a  se- 
deie  colla  mitra  in  capo.  Ne'  ve- 
nerdì di  marzo,  dopo  lo  scrutinio 
del  giorno,  nella  Cappella  comu- 
ne ,  si  recitò  r  inno  Vexilla  re- 
gis,  con  cinque  Pater^  Ave  e  Glo^ 
ria^  alla  passione  di  Gesìl  Cristo, 
ed  analoga  oiazione.  Quindi  da  mon- 
signor Perugini  sagrista  si  diede  la 
benedizione  colla  reliquia  della  ss. 
Croce    precedentemente    esposta,  ui 


126  GAP 

Cardinali,  e  conclavisti.  Nelle  dome- 
niclie  poi  di  quaresima,  nella  detta 
cappella  comune,  premesse  le  lita- 
nie, e  il  Tantum  ergo,  col  Santis- 
simo esposto,  il  medesimo  sagrista 
comparti  la  benedizione.  Finalmen- 
te el)be  luogo  un  triduo  a  s.  Giu- 
seppe, ed  altro  alla  ss.  Annunziata. 
Nel  giorno  però  della  festa  non  \i 
fu  funzione  alcuna,  ne  arila  chiesa 
della  Minerva,  ne  in  conclave,  e 
neppure  l'oblazione  dello  scudo  d'oro 
de'  Cardinali  ,  all'  arcicoufràterilita 
della  ss.  Annunziata. 

Nel  conclave  del  i83o-3i  tenu- 
to al  palazzo  apostolico  Quirinale 
per  morte  di  Pio  Vili,  ed  elezione 
del  Papa  regnante,  vi  fu  la  novena 
pel  s.  Natale,  nella  cui  vigilia,  alle 
tre  ore  di  notte  i  Cardinali  si  re- 
carono, dopo  l'invito  del  cerimo- 
niere ,  in  compagnia  de'  conclavisti 
ecclesiastici ,  nella  Cappella  degli 
scrutini,  cioè  della  Paolina,  e  stan- 
do ciascun  Porporato  a'  propri  stal- 
li sovrastati  dai  baldacchini,  assi- 
stette alle  laudi ,  e  al  mattutino , 
che  intuonò  il  Cardinal  Bartolomeo 
Pacca  decano  ,  proseguendo  i  con- 
clavisti ,  i  quali  sedevano  intor- 
no alla  gran  tavola  collocata  in 
mezzo  alla  Cappella  pegli  scrutini, 
illuminata  da  molti  candellieri,  fun- 
zione che  durò  un'ora,  recandovisi 
i  Cardinali  vestiti  di  sottana,  fascia, 
e  croccia  paonazza,  e  rocchetto.  Vi 
fu  ventilato  il  dubbio,  se  nella  san- 
ta notte  dovesse  cantar  messa  il  Car- 
dinal camerlengo  di  s.  Chiesa,  ma 
fu  deciso  che  vivendo  il  Pontefice, 
e  tal  Porporato  celebrando  nella 
cappella  Papale,  sebbene  non  vi  sia 
dispensa ,  il  silenzio  del  Pontefice 
equivale  come  fosse  accordata  coe- 
rentemente a  quanto  dichiarò  Bene- 
detto XIV,  come  da  noi  fu  riportato  al 
§  X  delle  CArPELLE  Pontificie  num. 


GAP 

46  ;  onde  fu  risoluto ,    che  in  sede 
vacante  non  si  può  arbitrare  di  ce- 
lebrarla,   pel    digiuno    che  necessa- 
riamente si  dovrebbe  rompere.  Nel- 
la mattina  seguente,    solennità    del 
s.  Natale,  ad  ore  sedici    i  Cardinali 
in  rocchetto,  e  croccia  si    recarono 
nella  cappella   Paolina    ad    assistere 
alla  messa  bassa  del  Cardinal  Pacca 
decano,  nella  quale  comunicò  i  Cardi- 
nali diaconi,  ponendo    i  cerimonieri 
prima    a    cadauno  la    stola    bianca 
alla  diaconale  sulla  croccia,  dopo  di 
che  ebbe  luogo  lo  scrutinio,  il  quale  fu 
eseguito  pure  nel  giorno.  Dopo  quello 
dell'ultimo  dì  dell'anno    i83o,  nella 
cappella  comune  il    prelato    sagrista 
Augustoni  intuonò  il  Te  Deum  lau- 
damus,  coli' assistenza  de' Cardinali, 
e  conclavisti,  a' quali  diede  la  trina 
benedizione    col    ss.  Sacramento.    Il 
detto    monsignore     nella    medesima 
cappella,  terminato  lo  scrutinio  del 
giorno  primo  del    i83i,  ricompartì 
la  benedizione  col  Venerabile,  pre- 
messe le  litanie,  e  il   Veni   Creator 
Spiritus,   Per  la  festa  della  cattedra 
di  s.  Pietro,  vi  fu  la  recita  del  re- 
lativo    inno,  e     la   benedizione    col 
ss.  Sacramento  ;  a'  2  5  poi  dello  stes- 
so mese    di  gennaio    si    fece  altret- 
tanto nella  cappella  comune,  coli' in- 
no in  onore  di  s.  Paolo,  ricorrendo 
la  memoria  della  conversione  di  lui. 
Fu  celebrato    il  triduo    per  la  festa 
della  Purificazione  di  Maria  Vergine, 
nel  cui  giorno  non  vi  fu  ne    bene- 
dizione, ne  distribuzione  di  candele, 
perchè  fu  osservato  non  essere  stata 
fatta  nel  conclave  per  morte  di  Cle- 
mente XIV.  Da  tal  triduo  risultò  la 
elezione  cotanto  bramata  del  novello 
Papa,  che    cadde   nella  persona  del 
bellunese  Cardinal    d.  Mauro    Cap- 
pellari  camaldolese,  che    assumendo 
il  nome  di   Gregorio  XVI,   governa 
tuttora  la  Chiesa  di  Dio. 


GAP 
Oltre  alle  suddescrilte  Cappelle 
straordinarie  Cardinalizie,  il  sagro 
Collegio  interviene  per  consuetudi- 
ne, per  volere  del  Papa,  e  per  invi- 
to di  qualche  Cardinal  superiore  di 
alcuna  chiesa,  a  diverse,  e  partico- 
larmente a  quelle,  che  si  registrano 
qui  appresso. 

Cappella  anniversaria  delle  ese- 
cjfiiìej  che  nella  basilica  vaticana  ce- 
lebrano i  Cardinali  al  Pontefice  de- 
funto, che  li  abbia  aggregati  al  se- 
nato apostolico,  con  invito  a  nome 
della  prima  creatura,  non  solo  alle 
concreature,  ma    ai  Cardinali    esal- 
tati da  altri  Pontefici,  che    talvolta 
sogliono     privatamente     intervenire 
coll'assistenza  de'  ministri  delle  Cap- 
pelle Cardinalizie.    P^.  Anniversario 
PEI  Sommi  Pontefici    defunti,    e    il 
§  VI,    capo   I,    n.  5,    ove   pure    si 
tratta    delle    esequie    celebrate    dai 
Cardinali  ai  Pontefici  loro  creatori, 
o  parenti.  Tali  cappelle    si  sogliono 
celebrare  anco   nelle  traslazioni    dei 
loro  cadaveri ,    come  fece    il    sagro 
Collegio    per     Benedetto    XIII    nel 
1783,  quando  il  corpo  di  lui  dalla 
basilica  vaticana  fu    trasportato    al- 
la chiesa  di  s.   Maria  sopra    Miner- 
va, canlando  la  messa  in    ambedue 
un  Cardinale  coll'assistenza    del  sa- 
gro Collegio.  Dopo  la  messa  in  una 
recitò  l'elogio  funebre  monsignor  As- 
semanni,  nell'altra  monsignor  Pier- 
santi.  Avanti  tal'epoca,  e  nel  1 743,  il 
Cardinal  Corsini,  nipote  di  Clemente 
XII  volle  far  trasportare  di  notte  il 
cadavere  di  lui  dalla  basilica  vatica- 
na   alla    lateranense ,    ed    è   perciò , 
che  prima  seguì  la  ricognizione  del 
corpo  alla    presenza    delle    creature 
vestite  di  paonazzo,  in  cui  il    nipo- 
te piangendo  ne  scuopri,  e    ricopri 
il  volto,  quindi  successe    il    trasieri- 
mento   trovandosi    a  riceverlo    sulla 
porta  di  s.  Gio.  in  Laterauo,  ed  in 


CAP  127 

cappa  paonazza,  il  medesimo  Car- 
dinal Corsini,  ch'era  pure  arciprete 
della  basilica.  Poi  fu  posto  il  cadave- 
re nel  mausoleo  destinato.  Nel  1768 
le  creature  di  Benedetto XIV,  aven- 
dogli fatto  erigere  in  s.  Pietro  un 
magnifico  deposito ,  nel  riporvi  il 
cadavere  di  lui ,  eh'  era  tumulato 
nella  stessa  basilica,  gli  celebrarono 
le  esequie,  invitandovi  gli  altri  col- 
leghi. E  per  non  dire  di  altri ,  ri- 
posando le  ceneri  di  Clemente  XIII 
nella  predetta  patriarcale  vaticana, 
quivi  i  suoi  nipoti  Cardinal  Carlo, 
e  senatore  Rezzonico,  coli' opera  di 
Canova,  gì'  innalzarono  un  sontuoso 
monumento,  nel  quale  alla  presenza 
de' Cardinali  fecero  collocare  il  ca- 
davere nel   1782. 

Cappella  Cardinalizia  per  V an- 
niversarie esequie  di  Paolo  IV^^ 
nella  chiesa  di  s.  Maria  sopra  Miner- 
va. Questa  Cappella  fu  instituita  da 
s.  Pio  V  nel  1 5^Qy  e  si  deve  celebrare 
dalla  sagra  congregazione  del  s.  olfi- 
zio,  dai  Cardinali,  ed  altri  componenti 
la  medesima,  nel  giorno  in  cui  morì 
quel  Pontefice.  V.  Anniversario  dei 
Sommi  Pontefici  defunti.  In  quan- 
to poi  all'ordine ,  con  cui  siedono 
i  componenti  la  congregazione  del 
s.  offizio ,  in  questa  ,  e  nelle  altre 
cappelle ,  cui  essa  fa  celebrare ,  ed 
alle  quali  assiste ,  si  tratta  in  que- 
sto stesso  articolo  al  §  IV,  num.  6, 
descrivendosi  la  Cappella  di  s.  Pie- 
tro martire. 

Cappella  Cardinalizia  per  un 
Cardinale  della  congregazione  del 
s.  OJJìzio.  Questa  pure  celebrasi 
nella  chiesa  di  s.  Maria  sopra  Mi- 
nerva. I  Cardinali  membri  della 
congregazione  vi  si  recano  in  vesti, 
cappe,  e  tutt' altro  paonazzo  ,  col 
caudatario  in  soltana ,  fascia  piii> 
nazza,  e  ferraiuolone  nero.  Canta 
messa  il  p.  compagno  del    p.  com-^ 


iiS  GAP 

missario  dello  stesso  s.  offizio,  e  vi 
assistono  i  r.mi  consultori  ed  al- 
tri addetti,  nel  banco  di  contro  a 
quello  de' Cardinali  ;  i  prelati  in 
rocchetto,  e  mantelletta,  i  religiosi 
coli 'abito  del  proprio  Ordine,  e  gli 
altri,  o  con  quello  che  loro  convie- 
ne, o  in  veste,  e  ferraiuolone  nero,  ed 
evvi  la  dispensa  delle  candele.  Tal 
Cappella  celebrasi  allorché  muore 
un  Cardinale  della  congregazione , 
facendosi  le  spese  a  conto  di  que- 
sta, che  le  fa  pure  celebrale  ai  r.mi 
consultori  ,  senza  V  intervento  dei 
Cardinali. 

Cappella  Cardinalizia  anniversa- 
ria pei  Cardinali  defunti  che  ap- 
partennero alla  congregazione  di 
Propaganda  Fide^  e  pei  benefatto- 
ri della  medesima,  che  si  celebra 
nella  chiesa  del  Collegio  Urbano 
dai  Cardinali  componenti  la  congre- 
gazione, dopo  la  prima  congrega- 
zione delle  vacanze  autunnali,  adu- 
nata nel  mese  di  novembre,  ve- 
stiti di  cappe,  e  tutt'  altro  paonaz- 
zo, e  il  caudatario  in  sottana,  e  fa- 
scia paonazza,  e  ferraiuolone  nero. 
Canta  la  messa  un  vescovo  assistito 
dai  ministri  delle  Cappelle  Cardina- 
lizie coir  intervento  de' Pontijfìcii  can- 
tori, ed  evvi  la  dispensa  della  can- 
dela, tanto  ai  Cardinali,  che  ai  cau- 
datari. 

Cappella  per  V  Esequie  def  So- 
vrani, in  cui  il  sagro  Collegio  in- 
terviene in  cappa  paonazza,  facen- 
do ognuno  nell'  entrare  in  chiesa 
r  assoluzione  a  pie  del  feretro,  ma 
se  un  diacono  s'incontra  con  un  Car- 
dinale vescovo,  o  con  un  Cardinale 
prete,  allora  il  Cardinal  diacono  non 
fa  r  assoluzione,  ma  solo  assiste  a 
quella,  che  fanno  i  detti  Cardi- 
nali. Nel  173^  mori  in  Roma  la 
regina  d' Inghilterra  Maria  Clemen- 
tina  Sobieski,    moglie   di    Giacomo 


GAP 

in ,  e  Clemente  XII  le  fece  cele- 
brare magnifici  funerali  nella  chie- 
sa dei  ss.  XII  Apostoli,  colla  sopra- 
intendenza  del  maggiordomo  prefet- 
to de  ss.  palazzi,  e  l'assistenza  dei 
Cardinali  al  vespero,  e  mattutino , 
colle  cappe  paonazze,  e  dopo  il  so- 
lenne trasporto  alla  basilica  vatica- 
na, il  capitolo  le  celebrò  l'esequie 
nella  Cappella  del  coro  coli' inter- 
vento di  alcuni  Cardinali,  i  quali  in- 
tervennero puranco  pel  trasferimen- 
to del  suo  cadavere  nel  mausoleo  e- 
rettole  nella  stessa  basilica  nel  1 745. 

Ed  in  morte  di  Giacomo  III,  ol- 
tre i  funerali,  che  gli  fece  Clemente 
XIII  nel  1766,  il  di  lui  figlio  Car- 
dinal di  Yorck  arciprete  della  basi- 
lica vaticana,  in  questa  medesima 
basilica  fece  eseguire  particolari  ese- 
quie, decorate  colla  presenza  de'Car- 
dinali.  Da  ultimo  nel  18 19,  essen- 
do morta  in  Roma  la  regina  di 
Spagna  Maria  Luisa  moglie  di  Car- 
lo IV,  nella  basilica  di  s.  Maria 
Maggiore,  Pio  VII  le  fece  celebra- 
re solenni  funerali  coli'  intervento  del 
sagro  Collegio,  il  quale  talvolta  as- 
sistette all'esequie  in  alcuna  chiesa 
nazionale,  anco  a  quelle  de' sovrani 
morti  fuori  di  Roma,  come  avven- 
ne nel  17^4  "^lla  chiesa  di  s.  Gia- 
como degli  spagnuoli,  per  morte  di 
Luigi  I  re  di  Spagna,  essendovi 
stata  altresì  la  recita  di  una  orazio- 
ne fiuiebre. 

Cappella  Cardinalizia  per  la  fe- 
sta di  s.  Lucia,  a'  1 3  dicembre  nel- 
la basilica  lateranense.  F.  Ambascia- 
tori, §  IV. 

Processioni   dell'ottava   della  festa 
del   Corpus  Domini. 

I  Cardinali  protettori  d'alcun  so- 
dalizio, i  Cardinali  titolari  delle  ris- 
pettive chiese,  o  altri  invitati,  soglio- 


GAP 

no  o  portare  il  ss.  Sagramento ,  o 
seguirlo  in  abito  e  cappe  rosse,  con 
torcia  accesa.  Però  tutto  il  sagro 
Collegio  interviene  alle  processioni 
in  uno  ai  vesperi,  che  si  celebrano 
nelle  basiliche  lateranense,  e  vatica- 
na, ancorché  non  vi  si  recasse  il  Pa- 
pa, come  descrivesi  all'  articolo  Gap- 
TELLE  Pontificie  §  X,  n.   28. 

Anticamente  varie  chiese  di  Roma 
celebrando  tal  processione  invitava- 
no la  maggior  parte  de'  Cardinali,  i 
quali  vi  andavano  in  vesti  e  cappe 
rosse,  meritando  special  ricordanza 
la  processione  celebrata  dalla  chiesa 
nazionale  di  s.  Maria  dell'Anima ,  il 
cui  giro  era  tutto  ricoperto  di  tende. 
L'  ambasciatore  cesareo  precedeva 
con  torcie  il  ss.  Sacramento,  e  i 
Cardinali ,  due  a  due ,  seguivano  il 
Sagramentato  Signore  ;  e  quel  Cardi- 
nale, che  non  poteva  recarvisi,  manda- 
va la  scusa.  La  basilica  di  s.  Lorenzo 
in  Daniaso  faceva  l'invito  non  solo 
de'  Cardinali,  ma  anche  di  gran  nu- 
mero di  prelati,  e  talora  pure  della 
camera  segreta  Pontifìcia.  I  Cardi- 
nali si  adunavano  in  una  sala,  ove 
il  Cardinal  vicecanceWiere,  commen- 
datario della  chiesa,  faceva  levar  loro 
la  mantelletta,  in  segno  di  cessione 
della  propria  giurisdizione.  Nella  chie- 
sa nazionale  di  s.  Luigi  de'  francesi 
seguiva  pure  l' invito  di  que*  Cardi- 
nali attinenti  alla  corona  e  corte  di 
Francia  ;  ed  in  quella  di  s.  Maria 
sopra  Minerva,  ayea  luogo  l'inter- 
vento del  sagro  Collegio. 

Beatificazione .  A  questo  articolo 
descrivesi  la  funzione ,  che  celebra 
la  congregazione  Cardinalizia  dei 
Riti,  assistendovi  i  Cardinali  di  essa 
nella  basilica  di  s.  Pietro,  in  cappa 
paonazza ,  mentre  il  caudatario  va 
in  sottana,  e  fascia  paonazza  con 
ferraiuolone  nero.  Nel  giorno  si  reca 
a    visitar    il    nuovo    Beato   il  sagro 

VOL.    IX. 


GAP  129 

Collegio  in  abito  rosso ,  non  che  il 
Sommo  Pontefice.  Evvi  poi  Cappel- 
la Cardinalizia ,  quando  gli  Ordini 
religiosi,  a  cui  appartiene  il  Beato 
novello,  o  altra  chiesa,  voglia  cel'^- 
brargli  un  solenne  triduo;  pratican- 
dosi altrettanto  con  maggior  solen- 
nità, e  frequenza,  nei  solenni  otta- 
vari  ,  che  si  fanno  a'  beati  canoniz- 
zati, di  che  si  tratta  all'articolo  Ca- 
nonizzazione. 

Nelle  chiese  nazionali,  ed  altre 
per  i  solenni  Te  Deum  _,  si  pratica 
invitarvi  il  sagro  Collegio,  e  per  dire 
di  alcuni  esempi,  nel  1729  nella 
chiesa  di  s.  Luigi  de'  francesi ,  fece 
l'invito  per  la  Cappella,  e  Te  Deum, 
il  Cardinal  Polignac  ministro  di  quel 
reame,  per  la  nascita  del  delfino  di 
Francia  erede  della  corona.  Nel 
1764  per  l'elezione  di  Giuseppe  II 
in  re  de'  romani,  si  tenne  Cappella 
Cardinalizia,  col  canto  dell'  inno  del- 
la riconoscenza ,  nella  chiesa  nazio- 
nale di  s.  Maria  dell'  Anima ,  ove 
nell'anno  1 745»,  erasi  fatto  altrettan- 
to per  quella  del  padre  di  lui  Fran- 
cesco I  di  Lorena,  per  invito  del 
Cardinal  Albani  protettore  degl'  im- 
periali domimi,  e  il  sagro  Collegio, 
per  dispensa  di  Benedetto  XIV,  vi 
si  recò  con  vesti  rosse  e  cappe  pao- 
nazze, sebbene  cadesse  nell'avvento. 

Ma  delle  altre  Cappelle,  e  sacre 
funzioni  straordinarie,  che  celebrano 
i  Cardinali ,  specialmente  ne'  loro 
titoli  presbiterali,  o  diaconali,  ed  al- 
trove, e  delle  vesti,  che  usano  ec, 
diffusamente  si  tratta  agli  articoli 
rispettivi.  V.  Cardinali  di  Santa 
Romana  Chiesa. 

§    II.    Minùitri   assistenti  alle  Cap- 
pelle Cardinalizie. 

Oltre  i  monsignori    maestri  delle 
cerimonie  Pontificie,  i  chierici  della 
0 


i3o  GAP 

Cappella  Papale,  i  cappellani  comu- 
ni ,  e  altri ,  non  che  il  collegio  dei 
cappellani  cantori,  sono  principal- 
mente distinti  con  la  (jualiflca  di 
ministri  assistenti  il  diacono,  sud- 
diacono, e  prete  assistente  al  ve- 
scovo, o  arcivescovo,  clie  celebra 
pontificalmente  la  messa  in  quasi 
tulle  le  Cappelle  Cardinalizie  al- 
la presenza  del  sagi-o  Collegio  dei 
Cardinali,  nelle  diverse  chiese  di 
Roma. 

I  cantori  della  Santa  Romana 
Chiesa,  lino  dai  primitivi  tempi,  era- 
no cappellani  del  Papa ,  e  insieme 
suddiaconi  apostohci,  per  lo  che  uno 
di  essi  ministrava  da  suddiacono  nel 
solenne  pontificale  del  Sommo  Ge- 
rarca, in  cui  un  Cardinale  ha  sem- 
pre ministrato  da  diacono.  In  tutte 
le  altre  messe  solenni  celebrate  dai 
Cardinali ,  e  dai  patriarchi,  arcive- 
scovi, e  vescovi  nella  Cappella  Pon- 
tificia ,  due  cappellani  cantori  mini- 
stravano in  qualità  di  diacono,  e  di 
suddiacono.  Questa  costumanza,  ben- 
ché contasse  molti  secoli  di  antichità, 
non  piacque  al  Pontefice  Sisto  V:  onde 
coll'autorità  della  bolla  In  suprema , 
emanata  il  primo  settembre  i586, 
dispose  in  argomento  quanto  appres- 
so ,  locchè  fu  anche  meglio  dichia- 
rato da  Gregorio  XIV  colla  bolla 
Dudiim  j  de'  6  ottobre  i  Sg  i  >»  Sì 
»  scelgano  due  cappellani  cantori,  i 
"  quali  cessino  dal  cantare,  prenda- 
?»  no  il  nome  di  cappellani  sostituti, 
»»  cantino  messa  ogni  dì  nella  ufil- 
"  ciatura  quotidiana  del  palazzo  apo- 
«  stolico ,  e  ministrino  in  tutte  le 
w  sagre  funzioni  da  diacono  ,  e  da 
»  suddiacono ,  non  tamen  in  prae- 
>*  senlia  nostra.  Alla  mancanza  dei 
*'  primi  eletti,  il  collegio  de'  cap- 
»  pellani  cantori  scelga  in  perpetuo 
«  altri  cappellani  sostituti ,  i  quaU 
»>  sieno  sempre   pagati    dalla  massa 


GAP 
»   comune  delle  lendite  del  collegio 
"   medesimo. 

In  conseguenza  di  tali  disposizio- 
ni, i  cappellani  cantori  perdettero  il 
titolo  di  suddiaconi  apostolici,  e  nel 
gran  pontificale  del  Papa,  servi  da 
suddiacono  un  prelato  di  distinzione, 
finche  Alessandro    VII,    nel    1667, 
dichiarò  gli  uditori  del  sagro  tribu- 
nale della  Rota  suddiaconi  apostoli- 
ci. E  così  similmente  lo  stesso  Sisto 
V  fu  quello,   che  incominciò   a   far 
invitare  prelati  distinti  per  ministra- 
re da  diacono,  e  da  suddiacono  nel- 
le Cappelle   Papali,  cioè  presente   il 
sovrano  Pontefice ,     finché    il    detto 
Alessandro    VII  stabilì,  che   in  per- 
petuo il  prete  assistente  fosse  un  ca- 
nonico   della  basilica  lateranense,  il 
diacono  un  canonico  della  vaticana, 
e  il  suddiacono  uno  della  liberiana, 
siccome     meglio    dicesi    all'  articolo 
Canonico  ,    ed   al  §  IV    delle    Cap- 
pelle   Pontificie.   Vedi. 

In  queste  Cappelle  il  collegio  de- 
gli arcivescovi,  e  vescovi  assistenti  al 
Pontificio  soglio,  avendo  il  diritto  di 
cantare  la  messa  in  tutte  le  Cappel- 
le della  curia  romana,  e  nelle  dome- 
niche dell'avvento,  e  di  quaresima, 
meno  la  GaiidetCj  e  la  Laetare^  in- 
nanzi al  Pontefice,  a'  Cardinali,  e  a 
quei ,  che  hanno  luogo  nelle  Cap- 
pelle ^  domandò  ed  ottenne ,  che  per 
prete  assistente  in  tutti  i  suoi  pon- 
tificali, ossia  in  ogni  messa  solenne 
non  papale,  celebrata  avanti  il  sagro 
Collegio,  e  la  prelatura,  come  si 
dirà  a  Cappelle  Prelatizie  (Fedì), 
fosse  nominato  il  segretario  prò  tem- 
pore del  collegio  medesimo. 

In  tal  modo  si  proseguì  fino 
allo  spirare  del  secolo  XVIII,  in 
cui  trasportato  in  Francia  Pio  VI, 
ed  eletto  dopo  la  morte  di  lui , 
nell'anno  1800,  Pio  VII,  questi, 
mediante  la  congregazione  economi- 


GAP 

ca  stabilita  pc*  sagri  palazzi  aposto- 
lici, e  sue  Cappelle,  abolì  T  antico 
iiiiìcio  de'  due  ministri  •  diacono  e 
suddiacono  alle  Cappelle  Cardinali- 
zie, detti  cappellani  sostituti ,  e  lo 
rese  al  colle^^io  dei  cappellani  can- 
tori, come  il  godeva  prima,  avendo 
però  riguardo,  che  tal  determinazio- 
ne avesse  solo  elìetto  alla  morte  dei 
due  cappellani  sostituti  d'allora.  Die- 
tro tale  disposi/ione  nacquero  alcune 
vertenze  di  preminenza  fra  i  due 
predetti  sostituti,  e  i  cappellani  can- 
tori, le  quali  furono  decise  a  favore 
dell'intero  collegio,  da  monsignor  Ga- 
votti  maggiordomo  con  decreto  dei 
9,3  agosto  1802.  Ed  è  perciò,  che 
nell'anno  seguente  il  collegio  rientrò 
interamente,  e  pacificamente  nel  suo 
antico  privilegio,  e  diritto,  di  far  ser- 
vire da  diacono ,  e  da  suddiacono 
due  cappellani  cantori ,  scegliendosi 
ogni  volta  chi  deve  esercitare  tale 
uflicio,  e  facendogli  godere  e  fruire  le 
dispense  di  cera  ,  ed  incerti  che  vi 
sono  in  alcune  Cappelle,  oltre  le  pro- 
pine in  quelle ,  che  si  celebrano  ad 
ogni  Cardinale  alla  sua  morte;  seb- 
bene dopo  Benedetto  XI II,  per  aver- 
le egli  dichiarate  Papali,  i  ministri 
assistenti  sieno  i  tre  canonici  delle 
tre  patriarcali. 

Leggiamo  ne'Diarii  mss.  de' ce- 
rimonieri Pontificii  compilati  nel 
pontificato  di  Clemente  XI,  che  ce- 
lebrandosi, a' 7  marzo  171 1,  nella 
chiesa  di  •  s.  Maria  sopra  Minerva, 
la  consueta  cappella  Cardinalizia  , 
in  cui  dovea  cantar  la  messa  mon- 
signor arcivescovo  di  Teodosia  vi- 
cegei-ente,  essendo  sonata  l'ora  deci- 
masesta in  cui  già  doveasi  celebrare, 
i  Cardinali  vedendo,  che  tal  prelato 
tardava,  ordinarono  ai  maestri  di  ce- 
rimonie, che  se  non  vi  era  altri,  can- 
tasse la  messa  un  religioso  domenica- 
nt),  da'  fiati  del  qual  ordine  è  ofiiziata 


GAP  i3r 

la  chiesa;  ma  trovandosi  non  aver 
celebrato  certo  d.  Francesco  Viviano 
di  Pescaglia,  uno  de' tenori  cantori 
della  Cappella  Pontifìcia ,  si  vestì 
subito  de'  sacri  indumenti ,  e  cantò 
la  messa  assistito  dal  diacono  e  sud- 
diacono della  Cappella  ,  non  però 
dal  prete  assistente,  venendo  sem- 
pre incensato  con  tre  tiri. 

§.  III.  Elenco  dei  vesperi  e  Cappel- 
le Cardinalizie  3  che  hanno  luogo 
fra  Vanno. 

1.  Vcspero  per  la  festa  della  Cat- 
tedra di  s.  Pietro  in  Roma  ai 
18  gennaio,  nella  basilica  vati- 
cana. 

2.  Cappella  coli' esposizione  del  ss. 
Sacramento,  nel  giovedì  di  sessa- 
gesima, nella  basilica  di  s.  Lo- 
renzo in  Damaso. 

3.  Cappella  colla  esposizione  del  ss. 
Sacramento,  nella  domenica  di 
quinquagesima,  nella  chiesa  del 
Gesù,  de'  pp.  gesuiti. 

4.  Cappella  per  la  festa  di  s.  Tom- 
maso d'Aquino,  a' 7  marzo,  nella 
chiesa  di  s.  Maria  sopra  Miner- 
va, de'  pp.  domenicani.  ' 

5.  Cappella  per  la  festa  di  S.Fran- 
cesca romana,  a'  9  marzo,  nella 
chiesa  di  s.  Maria  Nuova,  dei 
pp.  Olivetani. 

6.  Cappella  per  la  festa  di  s.  Pie- 
tro martire  ,  a'  29  aprile  ,  nella 
chiesa  di  s.  Maria  sopra  Miner- 
va, de'  pp.  domenicani. 

7.  Vcspero  di  Pasqua,  nella  basilica 
di  s.  Maria  Maggiore. 

8.  Cappella  per  la  festa  di  s.  Ivo, 
a*  19  maggio,  nella  chiesa  del- 
l'archiginnasio, e  università  r()- 
mana. 

q.   Vcspero    dell*  Ascensione  del    Si- 
gnore, nella  basilica  laternnense. 
IO.  Vcspero  per  la    festa    della  na- 


j3?  gap 

tività  di  s.  Gio.  Battista,  a' ^4 
giugno,  nella  basilica  lateranense. 

1 1 .  Vespero  per  la  festa  de'  ss.  Pie- 
tro e  Paolo,  a'  29  giugno,  nella 
basilica  vaticana. 

11.  Cappella  per  l'ottava  de' ss.  Pie- 
tro e  Paolo,  a'  6  luglio,  nella  ba- 
silica lateranense. 

i3.  Cappella  per  la  festa  di  s.  Bo- 
naventura Cardinale,  a'  1 4  luglio, 
nella  basilica  de' ss.  XII  Apostoli, 
de*  pp.  conventuali. 

1 4.  Cappella  per  la  festa  di  s.  Vin- 
cenzo de  Paolis,  a'  19  luglio,  nella 
chiesa  de' signori  della  missione, 
da  lui  istituiti. 

i5.  Vespero  per  la  festa  di  s.  Ma- 
ria della  Neve,  a'  5  agosto,  nella 
basilica  di  santa  Maria  Maggio- 
re, nel  giorno  della  sua  dedica- 
zione. 

16.  Vespero  per  la  festa  dell'As- 
sunzione al  cielo  della  b.  Vergi- 
ne, a'  i5  agosto,  nella  basilica  di 
s.  Maria  Maggiore. 

17.  Cappella  per  la  festa  di  s.  Lo- 
dovico IX  re  di  Francia,  a' 2 5 
agosto  nella  chiesa  nazionale  di 
s.  Luigi  de'  francesi. 

18.  Cappella  per  la  festa  della  esal- 
tazione della  ss.  Croce,  a'  i4  set- 
tembre, nella  chiesa  di  s.  Mar- 
cello de'pp.  serviti. 

19.  Vespero  per  l'anniversario  della 
dedicazione  della  basilica  latera- 
nense, a'9  novembre,  nella  stessa 
basilica. 

20.  Vespero  per  l'anniversario  del- 
la dedicazione  della  basilica  vati- 
cana, a'  1 8  novembre,  nella  stessa 
basilica. 

2 1 .  Cappella  per  la  festa  di  s.  Ca- 
terina vergine  e  martire,  a' 25 
novembre,  nella  chiesa  del  suo 
nome  a'  Funari,  dell'annesso  con- 
servatorio. 

22.  Vespero  del  s.  Natale,  a' 25  di- 


CAP 
cembre,  nella    basilica   di    s.  Ma- 
ria Maggiore. 

2  3.  Vespero  per  la  festa  di  s.  Gio- 
vanni apostolo,  ed  evangelista,  ai 
27  dicembre,  nella  basilica  late- 
ranense. 

24.  Cappella  per  la  festa  di  s.  Toni' 
maso  Cantuariense,  a' 29  dicem- 
bre, che  si  celebra  dai  Cardinali 
della  sagra  Congregazione  della 
immunità  ecclesiastica,  nella  chie- 
sa del  collegio  inglese. 

Le  suaccennate  sacre  funzioni , 
meno  i  vesperi  dello  stesso  giorno 
delle  festività  ,  ed  eccettuate  quel- 
le del  giovedì  di  sessagesima,  di  s. 
Pietro  martire,  e  di  s.  Vincenzo  de 
Paolis ,  le  quali  si  celebrano  per 
invito,  e  per  consuetudine  senza  l'in- 
tervento de'  ministri  assistenti  alle 
Cappelle  Cardinalizie,  e  senza  quello 
de' cantori  Pontificii,  sono  annual- 
mente pubblicate  nel  libretto  inti- 
tolalo: «  Denunciatio  dierum  qui- 
M  bus  hoc  anno  Capellae  Papales , 
«  et  Cardinalitiae  habentur,  et  prae- 
«  scriptio  colorum,  quos  iisdem  die- 
»  bus  in  cappis  induent  E. mi  et 
»  R.mi.  D.D.  Cardinales  ". 

§  IV.  Vesperi  e  Cappelle  Cardi' 
nalizie  annuali  ed  ordinarie  . 

I.  Vespero  per  la  festa  della  cat- 
tedra di  s.  Pietro  in  Roma^  ai 
18  gennaio,  nella  basilica  Va- 
ticana. 

I  secondi  vesperi  di  tal  festività 
si  celebrano  solennemente  nella  pa- 
triarcale basilica  di  s.  Pietro  da 
quel  capitolo,  nella  cappella  del  co- 
ro. Invita  il  sagro  Collegio,  median- 
te biglietto  d'uso,  il  Cardinal  arci- 
prete, che  lo  riceve  nella  camera 
capitolare,    e    poi    ringrazia    indivi- 


GAP 
(ìualmentfe  ogni  Cardinale  a' rispet- 
tivi stalli ,  prima  di  terminare  il 
vespero,  con  un  inchino.  Egli  assu- 
me la  cappa  rossa,  e  la  propria  fa- 
miglia di  livrea  prende  quella  di 
gala;  gli  altri  Cardinali  vi  si  reca- 
no con  vesti  rosse,  e  cappe  paonaz- 
ze, e  i  caudatari  con  sottana ,  e 
fascia  di  seta  paonazza,  e  ferraiuo- 
lone  di  seta  nero,  eh'  è  l' abito  cui 
usano  nelle  Cappelle  e  vesperi  Car- 
dinalizi. 

Adunati  i  Cardinali  nella  came- 
ra capitolare,  e  prese  le  cappe,  si 
racano  alla  cappella  del  coro  pre- 
ceduti da  quel  capitolo  col  seguen- 
te ordine,  cioè:  Incedono  due  cu- 
stodi di  chiesa  in  abito  talare  pao- 
nazzo di  saia  con  fascia  simile  di 
seta,  aventi  in  mezzo  il  collettore 
delle  messe,  vestito  con  abito  tala- 
re paonazzo,  con  toga  del  medesi- 
mo colore,  con  rivolti  di  seta  cre- 
misi, portando  tutti  e  tre  in  mano 
delle  aste  foderate  di  velluto  rosso, 
decorate  nell'estremità  degli  stem- 
mi del  capitolo  ;  indi  la  croce  capi- 
tolare astata,  in  mezzo  a  due  ac- 
coliti ceroferari ,  poscia  in  cotta  i 
seminaristi  vaticani,  i  chierici  bene- 
ficiati, i  beilbfìciati,  i  canonici  in 
cappa;  quattro  beneficiati  in  pivia- 
le, e  un  canonico  ebdomadario  an- 
ch'esso in  piviale,  e  da  ultimo  il 
sagro  Collegio.  Entrata  la  processio- 
ne nella  cappella  del  coro,  i  Cardi- 
nali siedono  agli  stalli  de'  canonici 
dalla  parte  del  vangelo ,  prendendo 
l'ultimo  posto  il  Cardinal  arciprete: 
mentre  i  canonici  alcuni  vanno  al 
lato  del  vangelo,  e  tutti  gli  altri  da 
quello  dell'epistola,  prendendo  i  con- 
sueti luoghi  il  restante  del  capitolo, 
ciò  che  suole  praticarsi  anche  nelle 
altre  basiliche  nella  celebrazione  dei 
secondi  vesperi  coli' intervento  de*  Car- 
dinali. Si  distinguono  questi  per  la 


CAP  i33 

cattedra  romana  per  la  musica  dei 
più  valenti  maestri,  fra'  quali  si 
cantano  le  composizioni  del  Pitoni, 
del  Jomelli ,  e  di  altri  celebri  uo- 
mini, eseguite  non  solo  da  due 
scelti  coli,  ma  dai  bravi  cantori 
romani,  e  forestieri. 

2.  Cappella  coW esposizione  del  ss. 
Sagramento  nel  giovedì  di  ses- 
sagesima^ nella  basilica  di  san 
Lorenzo  in  Damaso. 

In  tal  mattina  si  fa  all'altare  prin- 
cipale della  basilica  una  solenne  espo- 
sizione del  ss.  Sacramento  in  forma  di 
quarant'ore,  dopo  la  messa  cantata. 
A  questa  il  Cardinal  vice-cancelliere, 
come  commendatario  di  detta  chiesa, 
invita  i  Cardinali,  i  quali  vi  si  reca- 
no in  abiti,  e  cappe  paonazze,  che 
assumono  nelle  camere  di  contro  la 
sagrestia  ove  si  riuniscono  ;  quindi 
collegialmente,  preceduti  dal  capito- 
lo, si  recano  in  chiesa,  visitano  Ge- 
sù Sacramentato  chiuso  nel  ciborio, 
e  passano  ai  posti  a  conni  evange- 
liiy  prendendo  luogo  a  quello  del- 
l' epistola  monsignor  vicario  coll'in- 
tero  capitolo.  Canta  messa  un  ve- 
scovo, o  un  canonico  della  basilica 
assistito  dai  beneficiati  di  essa,  co- 
me lo  sono  i  cantori.  Espostasi  coi 
sohti  riti  la  ss.  Eucaristia,  si  porta- 
no le  torcie  a'  Cardinali,  si  canta  il 
Tantum  ergo_,  ed  ha  termine  la  fun- 
zione, col  ringraziamento,  che  fa  il 
Cardinal  vice  -  cancelliere  ad  ogni 
Porporato  suo  collega,  rilasciandosi 
al  caudatario  la  torcia. 

Prima  questa  esposizione  si  face- 
va a  spese  del  Cardinal  commenda- 
tario :  ed  è  perciò,  che  il  Cardinal 
Ottoboni,  nipote  di  Alessandro  Vili, 
nel  1700,  fece  fare  una  sontuosa 
macchina  per  collocarvi  i  copiosi 
lumi,  e  il  tabernacolo    col   Venera- 


r34  OAP 

bile.  Attualmente  la  camera  aposto- 
lica supplisce  alla  spesa  della  cera , 
toccando  al  capitolo  pensare  al  re- 
sto, a  cui  poi  rimane  la  cera  avan- 
zata. Il  Sommo  Pontefice  colla  sua 
corte  suol  visitare  il  ss.  Sacramento, 
nello  stesso  giorno,  o  nel  seguente, 
e  poi  ammette  il  capitolo  al  bacio 
del  piede  in  sagrestia. 

3.  Cappella  colV  esposizione  del  ss. 
Sacramento  nella  domenica  di 
quinquagesima j,  nella  chiesa  del 
Gesù  dei  pp,  gesuiti. 

Chiamasi  quinquagesima,  perchè 
da  questo  giorno  sino  a  quello  del- 
la Pasqua  di  risurrezione,  vi  sono 
cinquanta  giorni ,  ed  anticamente 
da  questa  domenica  s'incominciava 
a  digiunare,  come  oggi  si  pratica 
dalla  Chiesa  orientale,  onde  chia- 
mavasi  Dominica  carnis  privium. 

In  detta  mattina  all'  altare  mag- 
giore,  a  spese  della  congregazione 
dei  Nobili ,  ivi  istituita,  si  fa  una 
magnifica  esposizione  in  forma  di 
quarant'  ore^  cappella  che  fu  intro- 
dotta dopo  il  1629,  non  venendo 
indicata  nel  libro  delle  regole  di  tal 
pia  Congregazione,  denominata  del- 
l' Assunta,  stampato  in  detto  anno, 
per  cui  anticamente  invitavano  i 
Cardinali  alcuni  cavalieri  deputati 
dalla  medesima,  i  quali  in  uno  al 
Cardinal  protettore  li  ricevevano  al- 
la porteria  della  casa  professa  de'  ge- 
suiti, e  li  accompagnavano  al  conti- 
guo oratorio,  e  poi  nel  porsi  il  San- 
tissimo nel  tabernacolo,  sostenevano 
le  torcie  accese. 

Ora  r  invito  a'  Cardinali  si  fa 
dal  Cardinal  decano,  che  insieme 
al  p».  generale  della  compagnia,  e 
ad  alcuni  religiosi  di  essa,  li  incon- 
trano alla  porteria ,  e  accompagna- 
no nella  cappella  del  menzionato  o- 


CAP 
ratorio,  ove  poi  prendono  le  cappe 
violacee  eguali  al  colore  delle  vesti. 
Quindi  procedendo  i  piti  anziani , 
due  a  due  collegialmente ,  accom- 
pagnati dai  propri  famigliari  nobili, 
si  portano  in  chiesa  ad  orare  al  ss. 
Sacramento  chiuso  nel  ciborio  nella 
Cappella  di  s.  Ignazio,  e  poscia  pas- 
sano alla  quadratura  de'  bandii. 
Suole  cantare  la  messa  un  patriar- 
ca, arcivescovo,  o  vescovo  assistito 
dai  ministri  delle  Cappelle  Cardina- 
lizie, cui  rispondono  i  cantori  Pon- 
tificii dal  coretto  dell'  altare.  Dopo 
r  evangelo  un  p.  della  compagnia 
di  Gesìli,  che  d'ordinario  è  quello,  il 
quale  dovrà  poi  fare  la  predica  qua- 
resimale in  pulpito  a  carmi  epislo- 
lae,  in  cotta  e  berretta  pronunzia 
in  idioma  italiano,  un  discorso  sul 
Sacramentato  Signore.  All'oftertorio 
si  canta  il  mottetto  Memor  csto  ver- 
bi tui.  Collocatosi  r  ostensorio  nel 
tabernacolo,  il  coro  canta  il  Tan- 
tum ergOy  il  celebrante  incensa  il 
Santissimo,  e  poi  dice  l'orazione  con 
cui  si  termina  la  cappella,  ringra- 
ziando il  Cardinal  decano,  uno  ad 
uno,  i  col  leghi. 

Si  divota  e  sontuosa  esposizione 
dura  sino  al  martedì  sera,  nella 
quale  comparte  la  benedizione  un 
vescovo,  coU'assistenza  del  senato  ro- 
mano, solendo  nel  detto  periodo  di 
tempo  recarsi  il  Papa  colla  sua  cor- 
te ad  adorare  la  ss.  Eucaristia,  do- 
po di  che  ammette  il  p.  generale 
colla  religiosa  famiglia  al  bacio  del 
piede  nella  sagrestia. 

Oltre  le  regole  della  Congrega- 
zione deW  Assunta  nella  casa  pro- 
fessa di  Gesìi,  abbiamo  la  Relazio- 
ne dell'  apparato  fatto  nella  chiesa 
del  Gesìt  per  le  quarant'  ore  nel 
i656,  dai  signori  della  congrega- 
zione dell'Assunta,  nonché  nel  1 66'^>j 
La  dichiarazione  dell'apparato  espo- 


GAP 

sto  nella  chiesa  del  Gesù  per  le 
qiinrani' ore  dai  nobili  della  con^ 
girgrtzione  dell'Assunta  nel  1671; 
1(1  Relazione  della  splendidissima 
macchina  pel    1700,  ec. 

4.  Cappella  per  la  festa  di  san 
Tommaso  d'Aquino^  a  7  mai'zo, 
nella  Chiesa  di  s.  Maria  sopra 
Minerva j  de'  pp.  Domenicani. 

Fino  dal  14^7  si  trova  memoria 
della  celebrazione  di  questa  Cappella, 
lasciataci  dal  maestro  delle  cerimonie 
liurcardo  nel  suo  Diario,  ove  dice: 
«  VII  martii,  festum  s.  Thomae  de 
«  Aquino  in  Minerva,  ubi  R.  P.  D. 
«  Slephanus  archiep.  patracen.  et 
j*   episcopus  torcellen.  celebravit  mis- 

«   sani    solemnem Sermonem 

M  fecit  post  evangelium  INIartinus 
>*  de  Minerà  clericus  albanen.,  dioe- 
>*  cesis,  scutifer  rev.  dom.  Card. 
M  sen.  Interfuerunt  reverendiss.  d.d. 
»»  Cardinales.  "  Questa  istituzione  si 
attribuisce  al  Cardinal  napoletano 
da  Paridj  de  Grassis ,  il  quale  cosi 
ne  parla  nel  suo  Diario  del  i5ro, 
a'  7  marzo  :  »»  Missa  in  festo  s.  Tho- 
>t  mae  de  Aquino  in  ecclesia  de  Mi- 
»*  nerva  prsesentibus  Cardinalibus .... 
w  Card,  neapolitanus  qui  causa,  et 
w  origo  est  hujus  consuetudinis , 
>*  absens  erat  infirmus.  "  Però  leg« 
giamo  nel  Novaes,  Vita  di  Paolo 
IV^  tom.  VII,  pag.  187,  che  quel 
Pontefice  eletto  nel  i555,  ordino 
la  cappella  Cardinalizia  nella  chiesa 
di  s.  Maria  sopra  Minerva  nel  gior- 
no dedicato  a  celebrare  la  memoria 
di  s.  Tommaso  d'Aquino,  le  cui  lodi 
egli  stesso  egregiamente  espose  al 
sagro  Collegio  con  un'orazione  lati- 
na, nel  primo  giorno  che  questa 
solennità  ebbe  principio.  Certo  è, 
che  questa  Cappella,  benché  Cardi- 
nalizia, tultavolta  per  un  privilegio 
particolare  di  consuetudine,  s'iuliuii^ 


GAP  i35 

dai  cursori  Pontificii,  per  cui  viene 
considerata,  e  chiamata  semi-papale , 
incedendovi  perciò  i  caudatari  de'Car- 
dinali  in  croccia  paonazza,  come  nelle 
Cappelle  Papali.  Diffatti,  sino  ai  pri- 
mordi del  secolo  XVIU,  il  Pontefice 
medesimo  nel  concistoro,  o  in  altra 
funzione  piìi  prossima  alla  festa  del 
santo  dottore,  soleva  raccomandare 
al  Cardinal  decano  del  sagro  Colle- 
gio r  intervento  ed  assistenza  de'Car- 
dinali  a  tal  Cappella.  Sappiamo  poi 
che,  nel  1764,  nel  pontificato  di 
Clemente  XIII,  ricorrendo  la  festi- 
vità di  s.  Tommaso  nel  dì  delle 
ceneri,  fu  trasportata  la  celebrazione 
della  Cappella  al  giorno  seguente, 
siccome  praticasi  quando  cade  in 
giorno  di  domenica. 

I  Cardinali  si  adunano  in  sagre- 
stia, che  è  una  delle  piti  celebri 
per  esservi  stati  eletti  nel  i43i, 
Eugenio  IV,  e  nel  i447  Nicolò  V. 
Indi  sulle  vesti  paonazze  assunte  le 
cappe  di  tal  colore,  processionalmente 
si  recano  in  chiesa ,  e  dopo  aver 
adorato  il  Santissimo  chiuso  nel 
ciborio,  vanno  alla  cappella  dedi- 
cata a  s.  Tommaso,  ove  celebra 
pontificalmente  la  messa  un  vescovo, 
servito  dai  ministri  assistenti  alle 
Cappelle  Cardinalizie.  I  cantori  Pon- 
tificii dopo  l'offertorio  cantano  il 
mottetto  a  quattro  voci:  O  Doctor 
optimc,  composto  dal  De  Grandis, 
come  ci  avvisa  l'Adami  a  pag.  i56 
delle  sue  Osservazioni  per  ben  re- 
golare il  coro  della  Cappella  Pon- 
tificia .  Dopo  la  messa  un  .  reli- 
gioso domenicano  studente  di  teo- 
logia recita  un'orazione  latina  iu 
lode  di  s.  Tommaso  d'Aquino.  Il 
Cardinal  titolare  riceve  in  sagrestia 
il  sagro  Collegio,  assume  la  cappa 
del  colore  di  quella  de'colleghi,  e  nel 
recarsi  in  chiesa  prende  l'  ultimo 
luogo;  ma  allo  stallo  prende  quello 


i36  GAP 

che  per  anzianità  gli  compete,  ne 
ringrazia,  perchè  non  dee  invitare, 
appunto  perchè  si  considera  questa 
Cappella  intimata  in  nome  del  Papa. 

5.  Cappella  per  la  festa  di  santa 
Francesca  Romana ^  a'c^  marzo, 
nella  chiesa  di  s.  Maria  Nuova 
de"  pp.  Olivetani^  in  campo  Fac- 
cino. 

Clemente  Vili  si  determinò  ca- 
nonizzare questa  gran  serva  di  Dio, 
onore  delle  matrone  romane,  e  fon- 
datrice nel  1425  delle  oblate  bene- 
dettine della  congregazione  di  monte 
Oli  veto,  dette  volgarmente  di  Tor 
de"  Specchi,  dal  luogo  ov'esse  dimo- 
rano, perchè  nel  giorno  anniversario 
della  morte  di  lei ,  avvenuta  a'  9 
marzo  i44^>  ^^  celebrava  come  di 
precetto  dalla  curia  capitolina,  dalla 
quale  ogni  anno  si  portava  alla 
chiesa  di  s.  Maria  Nuova ,  nell'  an- 
tico Foro  Romano  detto  ora  Campo 
Vaccino,  o  Boario,  in  cui  si  conserva 
il  corpo  di  lei,  l'offerta  di  un  calice 
d'argento,  con  torcie  di  cera.  Nel 
giorno  medesimo  si  recitava  in  detta 
chiesa  un  panegirico  delle  sue  virtù 
alla  presenza  di  molti  Cardinali ,  e  si 
facevano  altre  singolari  particolarità  ; 
ma  essendo  morto,  ebbe  la  gloria  di 
farla  registrare  nel  catalogo  de'  santi, 
Paolo  V,  nel  1608  a*  29  maggio. 
Quindi  nell'anno  seguente  nella  pre- 
detta chiesa  fu  cominciata  la  stabile 
celebrazione  di  questa  Cappella  nel 
di  della  sua  festa,  che  venne  dagli 
artisti  romani  osservata  come  di  pre- 
cetto ;  ed  ecco  quanto  su  ciò  racconta 
il  maestro  di  cerimonie  Paolo  Ala- 
leona:  >»  In  festo  s.  Franciscse  Ro- 
»  mance  in  ecclesia  s.  Marise  Novae, 
M  in  qua  est  depositum  corpus  prae- 
«  fatae  s.  Franciscae,  fuit  cantata 
>i  missa  episcopalis,  praesentibus  d.d. 


GAP 

»  Cardìnalibus  s.  Rit.  Congi^egat.  et 
«   Cseremon.   et   Cardinalibus  roraa- 

"   nis  invitatis  omnibus Roma? 

»  artistaenon  laborant ,  et  apothecoe 
«  fuerunt  clauScC  propter  devotionem 
«  hujus  sanctaeromanae  quam  advoca- 
»  tam  hujus  Urbis  Pop.  Rom.  ele- 
git."  Anzi  Gio.  Francesco  Firmano 
racconta,  che  la  stessa  Cappella  Cardi- 
nalizia fu  celebrata  in  questa  chiesa 
anche  prima  della  canonizzazione 
di  s.  Francesca,  giacche  nel  Diario 
del  i532  a' 9  marzo,  nel  pontificato 
di  Clemente  VII  scrisse  quanto  se- 
gue: «  In  festo  b.  Franciscae  Roma- 
«  nae,  vulgariter  dictae  sancta  Ceco- 
»  bilia,  celebravit,  praesentibus  quasi 
»  omnibus  Cardinalibus,  in  ecclesia 
j*  S.  M.  Novae  episcopus  Columna. 
«  Fuit  magnus  populus,  et  vix  po- 
«  tuit  stare  in  dieta  ecclesia.  "  La 
continuazione  di  quest'  uso  viene  con- 
fermata dal  citato  Alaleona,  il  quale 
nel  Diario  del  1 60 1 ,  regnando  Cle- 
mente VIII,  registrò  queste  parole  : 
«  Fuit  cantata  missa  de  festo  d. 
j*  quadraginta  martyrum  in  ecclesia 
M  s.  Mariae  Novae  prò  solemni  die 
«  colendo  b.  Franciscae  romanae  ec. 
«  praesentibus  Cardinalibus  cum  cap- 
>*  pis  violaceis,  et  missam  cantavit 
M  archiepiscopus  Ragusinus ....  ab- 
»  soluta  missa,  stationem  habuit  in 
»»  honorem,  et  laudem  prasdictae  b. 
*#  Franciscae  R.  D.  Pompejus  Ugo- 
«  nius,  in  habitu  suo  quotidiano. 
)»  Cardinales  in  totum  fuerant  de- 
>»  cem.  <t  La  quale  orazione  fu  stam- 
pata con  questo  titolo:  «  De  beata 
>»  Francisca  Romana,  Oratio  habita 
»  in  solemnibus  sacris,  quae  ad  ejus 
»  honorem  Romae  in  aedibas  s.  Ma- 
«  riae  Novae,  ubi  ejusdem  corpus 
«  quiescit,  cum  pluribus  Cardi  nali- 
>»  bus  j'omanisque  magistratibus  prae- 
w  sentibus,  et  magna  adstante  he- 
«  quentia    civium     sunt     celebratae 


GAP 
»  anno  salutis  1 60 1 ,  oct.  id.  martii  '*. 
Invita  i  Cardinali  a  questa  Cap- 
pella, non  solo  il  Cardinal  protet- 
tore de'monaci  Olivetani,  ma  anche 
il  magistrato  Romano,  o  conserva- 
tori. La  ragione  di  questo  duplice 
invito  si  è,  che  ogni  anno  la  ven. 
casa  di  Tor  de'  Specchi  richiede 
direttamente  al  Papa  il  permesso 
per  la  consueta  celebrazione  della 
Cappella  di  s.  Francesca,  ed  in  ap- 
presso officia  anche  il  Cardinal  de- 
cano, dal  quale  si  reca  ancora  il 
priore  de*  capo-rioni  per  conoscere 
il  giorno,  e  l'ora  in  cui  egli  vo- 
glia stabilire  la  Cappella,  per  darne 
personalmente  avviso  al  Cardinal 
protettore  degli  Olivetani,  facendo 
in  seguito  intimare,  per  mezzo  del 
capitano  dei  capotori,  gli  altri  Car- 
dinali. Ed  è  perciò,  che  il  sagro 
Collegio  nel  giorno  della  Cappella 
è  ricevuto  nella  porteria  del  conti- 
guo monistero  dai  deputati  delle 
suddette  monache  di  Tor  de' Spec- 
chi, ove  pure  si  celebra  solenne- 
mente tal  festa,  e  dal  Cardinal  pro- 
tettore nelle  stanze  del  p.  abbate 
di  governo  del  monistero,  il  quale 
fa  il  ricevimento  con  detto  Cardi- 
nale. All'ora  della  funzione  sulle 
vesti  paonazze  prendono  le  cappe 
di  egual  colore,  e  preceduti  da  un 
maestro  di  cerimonie,  scendono  nella 
contigua  chiesa,  ove  celebra  la  mes- 
sa pontificale  un  vescovo,  assistito 
dai  ministri  delle  Cappelle  Cardina- 
lizie ,  cantandosi  all'  offertorio  dai 
Pontifìcii  cantori  il  mottetto:  l^eni 
Sponsa  Christtj  del  famigerato  Pa- 
lestrina.  Il  Cardinal  protettore,  che 
prende  luogo  secondo  la  sua  anzia- 
nità, terminata  la  messa,  ringrazia 
ogni  Cardinale.  Se  poi  la  festa  cade 
di  domenica,  in  cui  evvi  Cappella 
nel  palazzo  apostolico,  o  di  venerdì, 
nel  qual   giorno    nel    medesimo  pa- 


CAP  i37 

lazzo  si  fa  In  predica,  la  Cappella 
Cardinalizia  si  celebra  il  giorno  in- 
nanzi, ovvero  si  canta  la  sola  com- 
pieta nello  stesso  giorno,  come  ac- 
cadde a' tempi  nostri  nel  pontificato 
di  Leone  XII ,  e  nel  secolo  decorso 
nel  1725  sotto  Benedetto  XIII,  e 
nel  lySi  sotto  Clemente  XII,  per- 
chè ricorreva  in  giorno  di  venerdì, 
mentre  nel  pontificato  di  Clemente 
XIII,  nel  1764,  si  tenne  vespero  nel 
dì  precedente,  perchè  la  mattina  i 
Cardinali  aveano  assistito  alla  Cap- 
pella di  s.  Tommaso  d'Aquino,  che 
era  stata  posticipata. 

Nel  monistero  delle  monache  di 
Tor  de'  Specchi  evvi  una  sontuosa 
chiesa  dedicata  alla  detta  santa,  la 
quale  in  uno  al  monistero,  ne'primi 
vesperi ,  o  nell'  oltavario  di  questa 
festività,  si  suole  visitare  dal  Papa, 
seguito  dalla  sua  corte. 

6.  Cappella  per  la  festa  di  s,  Pie- 
tro martire j  ^'  29  aprile,  nella 
chiesa  di  s.  Maria  sopra  Miner- 
va dei  pp.  domenicani, 

Celebrano  questa  Cappella  i  Car- 
dinali della  congregazione  del  s.  Of- 
fizio,  insieme  agli  altri  personaggi, 
che  la  compongono,  prendendo  luo- 
go con  quest'  ordine  ,  equivalente  a 
quello,  che  si  osserva  nella  Cappella 
Pontifìcia.  I  Cardinali  siedono  secon- 
do la  loro  anzianità  di  vescovi,  preti, 
e  diaconi,  e  il  segretario  Cardinale 
ha  il  luogo,  che  con  tal  ordine  gli 
compete.  I  consultori  prendono  luogo 
in  questo  modo  :  i  patriarchi,  se  vi 
sono,  secondo  la  dignità,  cioè  pel 
primo  quello  di  Costantinopoli,  poi 
l'Alessandrino,  indi  l'Antiocheno,  e 
per  r  ultimo  il  Gerosolimitano.  Suc- 
cedono gli  arcivescovi,  e  vescovi  per 
anzianità,  e  i  prelati  con  quella  gia- 
dazione,  che  osservano  nella  Cappel- 


i38  GAP 

la  Papale.  Monsignor  assessóre  non 
ha  posto  distinto,  nja  quello  che  gli 
tocca  della  sua  prelatura  ;  e,  se  è 
protono tario  apostolico ,  prende  la 
mano  al  maestro  generale  dei  do- 
menicani. Questi ,  e  il  p.  maestro 
del  sagro  palazzo  egualmente  siedo- 
no, secondo  il  posto  che  godono  in 
Cappella,  cioè  il  generale  dopo  i 
J)rotonotari  apostolici,  e  il  p.  mae- 
stro dal  sagro  palazzo  dopo  gli  udi- 
tori di  Rota.  Il  p.  commissario  sie- 
de appresso  a  tutti  i  prelati ,  indi 
il  p.  consultore  de'  conventuali.  Se 
il  superiore  de'  domenicani  non  è 
maestro  generale,  ma  vicario  gene- 
rale ,  siede  dopo  il  commissario ,  e 
prima  del  detto  consultore  de'  con- 
ventuali. Gli  altri  consultori  siedo- 
no tutti  secondo  la  propria  anziani- 
tà, e  quindi  prende  luogo  il  p.  com- 
pagno del  p.  commissario ,  dopo  il 
quale  sogliono  ammettersi  l'avvoca- 
to fiscale,  l'avvocato  de'  rei,  il  som- 
misla,  e  il  caponotaro. 

I  Cardinali  vi  si  recano  in  vesti, 
e  cappe  paonazze,  e  il  p.  compagno 
del  p.  commissario  canta  la  messa 
assistito  dai  suoi  correligiosi  dome- 
nicani, cioè  dal  diacono ,  e  suddia- 
cono, il  quale  porta  a  baciare  la 
pace  ai  Cardinali,  consultori  ec;  Ter- 
minata la  messa,  un  religioso  do- 
menicano, fra  due  chierici  in  cotta, 
in  memoria  ed  onore  del  martirio 
intrepidamente  sofferto  dal  santo, 
dispensa  ai  sunnominati  un  fiore 
fìnto,  o  ramo  d'ulivo  benedetto,  che 
si  vogliono  preservatori  dai  fulmini  e 
dalle  tempeste  ;  ed  altre  volte  questa 
dispensa  consisteva  in  rami  di  fiori, 
e  in  rami  di  palme.  Terminata  la 
funzione,  i  Cardinali,  e  gli  altri  pri- 
ma di  partire,  passano  ad  orare  al- 
l'altare del  santo,  giacché  la  messa 
si  celebra  all'  aitar  maggiore. 


CAP 

7.  Fespcro  di  Pasqua  nella  basilica 
di  s.  Maria  Maggiore. 


Per  questi  secondi  vesperi  fa  l'in- 
vito il  Cardinal  arciprete,  ed  i  ve- 
speri si  celebrano  all'  altare  Papale. 
I  Cardinali  v'  intervengono  in  vesti, 
e  cappe  rosse,  co'  servi  in  livrea  di 
gala.  Intuona  un  canonico  della  ba- 
silica costituito  in  dignità  episcopa- 
le, e  terminato  che  sia  il  vespero , 
evvi  dallo  stesso  altare  l'estensione 
delle  reliquie. 

Anticamente  per  questa  solennità, 
oltre  il  vespero  che  si  celebrava  a- 
vanti  al  Papa  nella  sua  Cappella  se- 
greta [f^edi),  aveano  luogo  i  solenni 
secondi  vesperi,  oltreché  a  S.  M.  Mag- 
giore, anco  a  s.  Giovanni  in  Lalerano, 
ove  pure  si  mostravano  le  reliquie, 
e  i  Cardinali,  che  si  dividevano  in 
ambedue  le  basiliche  egualmente , 
assumevano  la  cappa  lossa.  Di  que- 
sti due  vesperi  si  leggono  le  me- 
morie principalmente  negli  anni  1722, 
e  nel  1726  ;  ed  in  quello  di  s.  Maria 
Maggiore  intervenne  anche  Benedet- 
to ini. 

Nella  basilica  di  s.  Pietro,  prima 
de'  secondi  vesperi  di  questa  solen- 
nità, dal  capitolo  vaticano  si  fa  una 
processione,  detta  volgarmente  delle 
tre  Marie,  illustrata  dal  Dionigi,  Anti- 
quissimi  vespcrarnm  paschalium,  ec. 
Ronifc  1789;  indi  dopo  il  vespero, 
il  predicatore  quadragesimale  nel  ca- 
pitolo pronunzia  la  penultima  pre- 
dica, che  talora  ascoltarono  i  Pon- 
tefici, come  fece  Clemente  XI,  nel 
17 19.  Nella  stessa  basiHca  nel  di 
segueiìte,  prima  deir  ostensione  del- 
le reliquie,  il  vespero  si  celebrava  col- 
l'assistenza  de'  Cardinali,  lo  che  ebbe 
luogo  sino  al  XVHI  secolo. 


GAP 

8.  Cappella  per  la  festa  di  s.  L>o^ 
a  ic)  maggio,  nella  cldesa  del- 
l'archiginnasio j  o  uni^'ersilà  ro- 
mana. 

Essa  si  celebra  per  onorare  la  me- 
moria di  s.  Ivo,  prete,  e  confesso- 
re della  diocesi  di  Freguier;  ma  pri- 
ma che  il  Borromini  edilìcasse  la 
suddetta  chiesa,  si  teneva  in  quella 
di  s.  Ivo  de' brittanni ,  co'  vesperi 
precedenti,  a'  quali  eziandio  soleva- 
no assistere  i  Cardinali.  Di  che  ne 
fa  sicura  testimonianza  il  cerimonie- 
re Giovanni  Burcardo  nel  Diario 
del  i5oi,  ove  notò  a'  i8  maggio: 
?'  Feria  tertia  primae  vesperac  festi 
«  s.  Ivonis  confessoris  advocali  paU' 
«  peruin .  R.  P.  D.  Petrus  episco- 
^»  pus  Calmensis  celebravit  vesperas 
«  in  ecclesia  ejusdem  sancii,  hospi- 
>y  talis  britaunorum ,  Rmis.  D.  D. 
«  sanctae  Praxedis,  Alexandrino,  Cu- 
«  sentino,  Gapuq.  Senense,  s.  Seve- 
M  rini,  et  Farnesio  Gardinalibus  pra;- 
«  sentibus".  Adduce  poi  il  motivo, 
per  cui  i  Cardinali  non  intervenne- 
ro alla  messa  cantata  nel  giorno  se- 
guente dallo  stesso  vescovo  :  «  Die 
»  Mercurii  sequentis  XIX  dicti  men- 
«  sis  maji  festo  ejusdem  sancti,  idem 
«  episcopus  celebravit  missam  .  .  . 
«  absque  alicujus  Cardinalis  prae- 
M  sentia  .  .  .  Festum  hujus  sancti 
«  non  fuit  hodie  per  auditores,  et 
«  advocatos  in  basilica  s.  Petri  ce- 
5>  lebratum,  sed  in  aliam  diem  trans- 
yì  latum  .  .  .  Auditoribus,  et  advo- 
«  catis  allegantibus,  Cardinales  non 
«  debere  hoc  in  die  equitaie,  et 
y*  hodie  essent  vesperoe  papales  (  Ad- 
>y  soensionis).  Sed  non  erat  conve- 
"  niens  haec  translatio,  nec  audito- 
»»  rum  et  advocatorum  allegatio. 
"  Nam  Cardinales  in  diG  jovis  san- 
»   età,  veneris  sancta,  lesto  onmium 


GAP  i39 

y*  sanclorum ,  et  vigilia  nativitalis 
»  Domini ,  quando  venit  in  doini- 
»  nica,  et  alias,  quando  occurrit, 
»   equitant  bis  ad  palatium  ". 

Con  invito  pertanto  del  collegio 
degli  avvocati  concistoriali,  nella  sun- 
nominata chiesa  dell'  archiginnasio 
romano ,  in  tal  giorno  canta  messa 
un  vescovo  assistito  dai  ministri  del- 
le Cappelle  Cardinalizie,  coli' inter-p 
vento  de'  Cardinali  colle  cappe  pao- 
nazze, degli  stessi  avvocati  concisto- 
riali in  cappa  serrata ,  de'  procura- 
tori di  collegio  della  romana  curia, 
e  di  tutti  i  lettori  dell'  università. 
Dopo  il  vangelo,  un  giovane  eccle- 
siastico studente  di  legge  nella  me- 
desima, pronunzia  un'orazione  lati- 
na in  lode  del  santo.  Il  mottetto  al- 
l' offertorio  ;  Iste  est,  qui  ante  Deum, 
del  Palestrina,  viene  cantato  dai  Pon- 
tiflcii  cantori ,  e  terminata  la  fun- 
zione, si  fa  la  dispensa  di  un  maz- 
zetto di  fiori  freschi. 

9.  Ve  spero  dell'  Ascensione  del  Si- 
gnore nella  basilica  laieranense. 

Il  Cardinal  arciprete  di  .s.  Gio- 
vanni in  Laterano  invita  il  sagro 
Collegio  ai  secondi  vesperi  di  que- 
sta solennità,  lo  riceve,  prende  ne- 
gli stalli  dell'altare  Papale  l'ultimo 
posto,  e  poi  ad  uno  ad  uno  ringra- 
zia i  Cardinali,  che  vi  si  recano  in 
vesti  rosse,  e  cappa  paonazza,  e  do- 
mestici in  gala ,  ma  T  arciprete  as- 
sume la  cappa  rossa.  Un  canoni- 
co ornato  della  dignità  episcopale, 
coli'  assistenza  de'  benefiziati  in  pi- 
viale, intona  il  vespero. 

10.  Vespero  per  la  festa  della  na- 
tività di  s.  Gio.  Battista^  ai  24 
giugno,  nella  basilica  laterancnse, 

I  Cardinali,  che  sono  invitati,  e 
poi  ringraziati  dall'arciprete,   vi  si 


i4o  GAP 

recano  co'  domestici  in  livrea  di  ga- 
la, in  vesti  rosse,  e  cappe  paonazze; 
ma  se  tal  festa  cade  nell'ottava  del 
Corpus  Domini  3  assumono  le  cap- 
pe rosse,  essendo  esposto  il  ss.  Sa- 
cramento, del  qual  colore  è  sempre 
quella  dell'  arciprete.  AH'  altare  Pa- 
pale un  vescovo  canonico  della  ba- 
silica pontificalmente  celebra  questi 
secondi  vesperi,  osservandosi  nel  re- 
sto le  consuete  cerimonie. 

1 1 .  V espero  per  la  festa  de*  ss. 
Pietro  e  Paolo ^  a'  29  giugno,  nel- 
la basilica  vaticana. 

Invita  il  Cardinal  arciprete  i  Car- 
dinali, che  vi  si  recano  in  vesti  e 
cappe  rosse,  co'  servi  colle  livree  di 
gala.  L'arciprete  riceve  il  sagro  Col- 
legio, poi  lo  ringrazia,  e  prende  luo- 
go nel!'  ultimo  stallo.  In  questo  ve- 
spero  solenne  vi  cantano ,  oltre  il 
coro  vaticano  della  Cappella  Giulia, 
i  migliori  cantori  di  Roma,  con  due 
copiosissimi  cori,  che  si  erigono  la- 
teralmente all'altare  Papale,  accom- 
pagnati da  diversi  organi,  e  contra- 
bassi. I  cantori  della  basilica  stanno 
in  cotta,  e  gli  altri  co'  propri  abiti. 
I  Cardinali  siedono  a  destra,  e  i  ca- 
nonici a  sinistra,  mentre  il  resto  del 
capitolo  siede  in  mezzo  verso  l'al- 
tare della  Cattedra  ;  e  sei  benefiziati 
in  piviale  servono  il  vescovo  cano- 
nico (  che  pontificalmente  intuona 
questi  secondi  vesperi  ) ,  e  preinto- 
nano le  antifone.  Per  solito  il  pri- 
mo salmo  è  composizione  di  Pito- 
ni, il  secondo  di  Jomelli  a  due  co- 
ri, il  terzo  di  Buroni,  e  l'inno  è  del 
detto  Jomelli,  riuscendo  la  musica 
meravigliosa,  imponente,  e  somma- 
mente armoniosa.  Il  zelante  monsi- 
gnor Olivieri,  allorquando  era  eco- 
nomo della  r.  fabbrica  di  s.  Pietro, 
fece  situare  un  altro  coro  di  musi- 


CAP 

ci  sul  cornicione  della  cupola;  ma 
per  la  distanza  1'  eco  degli  altri  co- 
ri non  poteva  corrispondervi  rego- 
larmente. Quando  Benedetto  XIV, 
nel  1743,  volle  rendere  più  Solenne 
la  celebrazione  della  festa  de'  bb. 
apostoli  con  instituirne  l'ottava ,  ap- 
provò quella  di  questi  secondi  vespe- 
ri,  e  ne  comandò  la  continuazione. 

12.  Cappella  per  follava  de^  ss.  Pie- 
tro e  Paolo,  a'  6  luglio,  nella  ba- 
silica lateranense. 

Desiderando  il  Pontefice  Benedet- 
to XIV  di  accrescere  maggiormen- 
te in  Roma  il  culto  de' principi  de- 
gli apostoli  bb.  Pietro  e  Paolo , 
nel  primo  aprile  i743,  emanò  la 
bolla  Admirabilis,  con  cui  ordinò, 
che  la  loro  festa  si  celebrasse  so- 
lennemente dalla  capitale  del  cri- 
stianesimo per  otto  giorni,  e  che 
neir  ultimo  di  questi,  si  dovesse  di- 
re la  messa  solenne,  coli' intervento 
del  sagro  Collegio  nella  basilica  la- 
teranense, come  quella,  nella  quale 
si  conservano  le  teste  di  questi  santi 
apostoli.  E  perciò,  che  nel  detto  an- 
no andò  egli  stesso  per  tempo  in 
detta  patriarcale,  a  celebrarvi  la  mes- 
sa bassa,  per  rendere  piti  sagro  il 
principio  di  tal  funzione.  Gli  suc- 
cesse nel  Pontificato,  nel  1759,  ed 
in  egual  giorno  Clemente  XIII,  il 
quale  per  tutto  il  tempo  che  visse, 
dovendo  i  Cardinali  recarsi  nella 
Cappella  Pontificia  per  quella  anni- 
versaria di  sua  creazione,  dispose, 
che  Io  stesso  capitolo  lateranense 
assistesse  alla  messa ,  cui  avrebbe 
pontificalmente  cantato  un  vescovo 
canonico,  recandosi  poi  nel  giorno 
egli  stesso  in  persona  a  venerare  le 
sagre  teste.  IV on  è  poi  a  tacersi,  che 
essendosi  fatti  i  nuovi  busti  di  ar- 
gento per   racchiudervi   le    suddette 


GAP 

sagre  testo,  neirottava  della  festa  dei 
bb.  apostoli,  Pio  VII  avendo  ordi- 
nato un  solenne  triduo  nel  i8o4, 
andò  a  celebrarvi  la  Cappella  Pa- 
pale, formandosi  la  quadratura  avan- 
ti al  luogo  ove  si  venerano,  cioè  nel- 
la navata  di  mezzo,  siccome  detta- 
gliatamente descrive  Cancellieri,  nel- 
le sue  Memorie  storiche  delle  sagre 
teste  de'  ss.  Pietro  e  PaolOj  a  p.  53 
e  seg. ,  onde  in  quell'  anno ,  invece 
della  scJita  Cappella  Cardinalizia  , 
ebbe  luogo  la  Cappella  Pontificia. 
Si  erige  pertanto  un  altare  nella 
navata  di  mezzo,  avanti  a  quello 
Pontificio,  e  ne*  banchi  laterali  pren- 
dono luogo  i  Cardinali  in  vesti ,  e 
cappe  rosse.  E  siccome  si  considera 
come  Cappella  semi-papale,  viene 
intimata  dai  cursori  Pontificii,  e  i 
caudatari  v'  incedono  colle  croccie 
paonazze.  A  questo  riflesso  il  Car- 
dinal arciprete  prende  il  posto  che 
gli  compete,  riceve  senza  ringraziare, 
perchè  si  considera  come  intimata 
nomine  Papae,  adunandosi  il  sagro 
Collegio  in  sagrestia.  Canta  messa 
un  arcivescovo,  o  vescovo,  ed  i  can- 
tori Pontificii  cantano  il  mottetto  del 
Palestrina,  Fuit  homo  missus  a  Deo. 
Dopo  la  messa  si  venerano  le  sagre 
teste,  e  quindi  dopo  i  vesperi ,  se- 
condo il  decretato  da  Benedetto  XIV, 
si  reca  a  fare  altrettanto  il  senato 
romano,  colla  curia  capitolina. 

1 3.  Cappella  per  la  festa  di  s.  Bo- 
naventura Cardinale,  ai  1 4  luglio ^ 
nella  basilica  de'  ss.  XII  ylpo' 
stolij  de'  pp.  conventuali. 

11  gran  Pontefice  Sisto  V ,  per 
onorare  s.  Bonaventura ,  che  avea 
appartenuto  al  suo  Ordine  de'  mi- 
nori conventuali,  fece  ristampare  le 
opere  di  lui,  lo  dichiarò  solennemen- 
te dottore  di  s.  Chiesa  a'  i/\  marzo 


CAP  i4i 

i588,  ed  istituì  presso  la  suddetta 
chiesa  un  collegio  colla  sua  deno- 
minazione, pegli  studenti  dell'  Ordi- 
ne, assegnandogli  un  Cardinale  per 
particolare  protettore.  Inoltre  de- 
putò una  congregazione  di  Cardinali, 
affinchè  proponessero  in  qual  modo 
si  potesse  onorare  annualmente  la 
memoria  di  s.  Bonaventura ,  ed  è 
perciò ,  che  negli  atti  concistoriali 
del  i588  si  trova  registrato  il  se- 
guente decreto  :  »  Die  g  martii  SS. 
«  D.  N.  dixit  roensibus  praeteritis 
w  ipsum  locutum  fuisse  in  concisto- 
»»  rio  super  ^lonore,  quem  cupiebat 
«  prsestari  debere  s.  Bonaventura?, 
>»  quum  sit  praecipuus  sanctus  et  do- 
"  ctor,  ed  ideo  tunc  deputare  quam- 
»  dam  congregationem  Cardinalium, 
«  qu3e  declararet,  quinam  praecipuus 
w  honor  esset  praestandus.  Et  quum 
«  ipsa  congregatio  saepe  adunata  fue- 
«  rit,  tractaritque  super  hoc,  tandem 
»»  deliberavit  quaedam  referenda  per 
>*  decanum  congregationis,  qui  est 
u  reverendissìmus  d.  Jesualdus,  qui 
>»  Cardinalis  satis  copiosam  relatio- 
M  nem  super  hoc  habuit  ;  et  rela- 
w  tione  facta,  sanctissimus  approba- 
>*  vit  deliberata  in  congregatione, 
*#  dixitque  die  lunae  sequenti  velie 
>*  in  honorem  hujus  sancti  celebrari 
M  debere  capellam  in  ecclesìa  ss.  XII 
'*  apostolorum,  ibique  debere  perlegi 
>*  bullam  super  hoc  confectam,  quae 
>»  tarditate  horae  in  consistono  lecta 
>*   non  fuit  ". 

Ed  è  perciò,  che  nello  stesso  an- 
no i588  a'  i4  luglio,  si  principiò 
a  tenere  Cappella  Papale  nella  chie- 
sa de'  ss.  XII  Apostoli,  come  descri- 
ve ancora  il  cerimoniere  Paolo  Ala- 
leona  nel  suo  Diario:  >»  Die  i/\.  niar- 
»  tii  i588,  Capella  prò  s.  Bonaven- 
>y  tura  relato  in  doclorcni  in  eccle- 
»»  sia  ss.  XII  apostolorum,  pransente 
»  Papa,  et  Cardinalibus.  Ante  niis- 


i42  GAP 

«  sam  fuit  lecta  bulla  rclationis  in 
«  doctorem  s.  Bonaventura?  a  SS.  D. 
-•'  N.  Sixfo  Papa  V,  de  Consilio  Car- 
?'  dinalium  facta,  a  R,  D.  Thoma 
:"  Gualteriitio  secretai  io  brevium,  in- 
»  cinto  rochetto,  et  cappa,  liti  stat 
^'  in  Cappella.  In  fine  vero  niissse 
>»  habita  fuit  oratio  in  laudern  s. 
'>  doctoris  w  ,  per  cui  abbiamo  da 
Maurizio  Bressa ,  «  De  divo  Bona- 
»  ventura  a  S.  D.  N.  Sixto  V.  P.  M. 
ii  in  doctorum  ecclesiasticorum  nu- 
>'  merum  cooptato,  oratio  habita  i4 
«  martii  i588,  cum  in  b.  Bonaven- 
>'  turae  honorem  solane  sacrum 
^5  fìeret  ".  Questa  Cappella  Papale 
divenne  poi  Cardinalizia  :  e  che  già 
lo  fosse  nel  1 63 1  regnando  Urbano 
Vili,  come  si  celebra  oggidì,  si  ri- 
leva da  un  Diario  in  cui  si  legge  : 
«  Die  i4  juhi  i63i  in  die  festo 
^'  s.  Bonaventurae  interfuerunt  Car- 
^'  dinales  missse  cantatae  a  R.  P.  D. 
>>  episcopo  Laodicese  in  ecclesia  ss. 
M  XII  apostolorum,  et  orationi  ha- 
*'  bitae  ab  uno  fratre  s.  P^rancisci , 
«  in  honorem  s.  Bonaventurae  ". 
Abbiamo  poi,  che  nel  i  ySo,  vacò  que- 
sta Cappella,  giacche,  eletto  Clemen- 
te XII,  a'  1 1  luglio ,  per  non  affati- 
care i  Cardinali,  stante  la  lunghez- 
za del  conclave  e  le  prossime  fun- 
zioni della  coronazione ,  non  fece 
celebrare  la  Cappella  Cardinalizia  di 
s.  Bonaventura. 

Per  questo  giorno  adunque  il  Car- 
dinal protettore  del  collegio  di  s. 
Bonaventura  [Fedi),  invita  i  Cardi- 
tiah  in  detta  chiesa  a  celebrale  la 
memoria  di  questo  illustre  santo , 
e  riceve  il  sagro  Collegio,  insieme  a 
monsignor  segretario,  e  al  p.  reggen- 
te del  collegio,  nella  contigua  sagre- 
stia, ove  i  Cardinali  assumono  sulle 
vesti  rosse ,  le  cappe  paonazze ,  e 
quindi  recandosi  nella  basilica  colle- 
gialmente, adorato  Gesti  sacramenta- 


CAP 

to  chiuso  nel  ciborio,  vanno  al  pres- 
biterio dell'aitar  maggiore  ad  assi- 
stere alla  messa ,  che  canta  pontifi- 
calmente un  vescovo  assistito  dai 
ministri  delle  Cappelle  Cardinalizie, 
avvisandoci  l'Adami  a  p.  i56,  che 
all'offertoiio  i  cantori  Pontificii ,  a 
quattro  voci  cantano  il  mottetto , 
O  docLor  optiniej  bella  composizione 
del  De  Grandis.  Terminata  la  messa, 
un  religioso  conventuale  studente  del 
menzionato  collegio  ,  recita  un'  ora- 
zione latina  in  lode  del  .santo.  Il 
Cardinal  protettore  ringrazia  tutti  i 
Cardinali,  avendo  preso  negh  stalli 
il  posto ,  che  gli  compete  ;  ma  il 
Cardinal  titolare  della  chiesa,  ben- 
ché dell'ordine  de'  preti,  siede  all'ul- 
timo posto,  avendo  egli  solo  assunta 
la  cappa  rossa  in  segno  di  giurisdi- 
zione. 

1 4-  Cappella  per  la  festa  di  s.  Vin- 
cenzo de  Paolisj  a"  1 9  luglio,  nel- 
la  chiesa  de  Signori  della  Mìs- 
sionCj  da  lui  istituiti. 

Fanno  l'invito  del  sagro  Collegio 
i  signori  sacerdoti  superiori  della 
congregazione  della  missione,  e  i 
Cardinali  da  loro  ricevuti,  vestono 
di  rosso,  e  prendono  le  cappe  pao- 
nazze, mentre  i  caudatari  incedono 
colla  solita  sottana,  e  fascia  di  seta 
paonazza ,  e  ferrai uolon e  nero.  Il 
ss.  Sacramento  è  visitato  da  essi 
collegialmente  prima,  e  dopo  la  mes- 
sa, la  quale  si  canta  da  un  vescovo 
assistito  da  prelati,  che  invitano  i 
signori  stessi  della  missione,  come 
Cappella  Cardinalizia  particolare.  A 
cornu  evaugelii  dell'altare  principale 
siedono  i  Cardinali,  e  a  cornu  epi' 
stolae  i  vescovi  e  prelati  invitati,  con 
abiti  violacei ,  ed  appresso  i  sacer- 
doti missionari  in  cotta,  e  gli  alunni 
di  Propaganda,   i  quaU  insieme  ad 


GAP 

alcuni  signori  tlella  missione  cantano 
in  coro. 

i5.  Ve  spero  per  la  festa  di  s.  Ala- 
ria  della  JVci'e,  a'  5  luglio^  nella 
basilica  di  s.  Maria  Maggiore^ 
giorno  della  sua  dedicazione. 

Invita  il  sagro  Collegio,  il  Car- 
dinal arciprete.  Questo  v'  interviene 
in  veste  e  cappa  rossa  prendendo 
r  ultimo  posto  ,  riceve  e  ringrazia  i 
colleglli ,  i  quali  sulle  vesti  rosse 
prendono  le  cappe  paonazze.  Questi 
secondi  vesperi  solennemente  si  can- 
tano a  due  cori  nella  magnifica  Cap- 
pella Borghesiana,  fatta  fabbricare 
da  Paolo  V.  I  Cardinali  prendono 
luogo  dal  lato  destro,  e  il  capitolo  dal 
sinistro ,  intonando  pontificalmente 
il  vespero  un  vescovo  canonico  della 
basilica ,  assistito  dai  beneficiati  in 
piviale .  Mentre  si  celebra  questo 
vespero,  dalla  volta  alternativamente 
cadono  gelsomini,  e  candidi  fiori 
chiamati  meraviglie^  in  memoria  del- 
la prodigiosa  neve  caduta  nell'area 
delia  basilica,  nel  pontificato  di  san 
Liberio,  in  questo  stesso  giorno  ver- 
so r  anno  366,  onde  pure  nel  me- 
desimo dì  fu  dedicata  la  basilica  in 
onore  della  gran  Madre  di  Dio,  le 
cui  litanie  si  cantano  dopo  termi- 
nato il  vespero. 

Il  Cancellieri,  nelle  sue  Notizie  sto- 
riche,  e  bibliografiche^  a  p.  198,  dice 
clie  il  gettito  di  gelsomini,  meravi- 
glie, e  rose  bianche,  rimonta  al  i547, 
e  si  buttano  alle  laudi,  alla  messa, 
e  al  vespero.  Ciò  fu  intermesso,  e 
quindi  ristabilito.  Altre  erudite  no- 
tizie suir  antico  rito  di  spargere  fiorì 
dall'alto  delle  chiese  ,  riporta  a  tal 
uopo  il  Cancellieri  medesimo. 

1 6.   Vespero  per  la  festa  dell'  As- 
sunzione al  ciclo   della    b.  Fcr- 


CAP 


14^^ 


ginCj  a'  1 5  agosto^  nella  basilica 
di  s.  Maria  Maggiore. 

Fa  r  invito  del  sagro  Collegio  il 
Cardinal  arciprete,  il  quale  lo  rice- 
ve, e  ringrazia,  prende  1'  ultimo  luo- 
go, ed  assume  sulle  vesti  rosse  cap- 
pa di  tal  colore.  I  Cardinali  v'  in- 
tervengono co'  domestici  in  livrea 
di  gala,  con  vesti  rosse,  e  cappe 
paonazze.  Questi  secondi  vesperi  si 
intuonano  da  un  canonico  costituito 
in  dignità  episcopale,  all'altare  della 
Cappella  Borghesiana ,  praticandosi 
nel  resto  come  il  solito. 

17.  Cappella  per  la  festa  di  san 
Lodovico  IX  re  di  Francia^  ai 
i5  agosto,  nella  chiesa  naziona- 
le di  s.  Luigi  de'  Francesi. 

In  mancanza  del  Cardinal  pro- 
tettore della  corona,  o  del  Cardinal 
ministro  di  essa,  fa  l' invito  per  que- 
sta Cappella  il  Cardinal  decano  del 
sagro  Collegio,  che  riceve  i  colleghi, 
insieme  all'  ambasciatore,  o  ministro 
di  Francia,  ed  a' regi  cappellani,  nella 
sagrestia.  Questa  cappella ,  che  in- 
cominciò a  tenersi  dopo  il  1628, 
è  onorata  anche  dalF  intervento  del 
corpo  diplomatico  presso  la  Santa 
Sede,  che  vi  assiste  nelle  tribune 
laterali.  Canta  la  messa  all'  altare 
maggiore  un  vescovo ,  assistito  dai 
ministri  delle  Cappelle  Cardinalizie, 
ed  i  cantori  Pontifìcii  cantano  il 
mottetto  Iste  est  ante  Deum,  del 
Palestrina.  Tutti  i  Cardinali  vi  si 
recano  in  vesti  rosse,  e  cappe  pao- 
nazze, con  due  carrozze,  e  domestici 
in  livree  di  gala,  venendo  indivi- 
dualmente ringraziati  dal  Cardinal 
decano.  Abbiamo,  che,  nel  1720, 
era  ministro  di  Francia  monsignor 
Lafiteau,  vescovo  di  Sisteron,  il  (pia- 
le co' regi  deputali  della  chiesa,  ri- 


i44  GAP 

cevette    sulla    porta    i    Cardinali,  e 
nella  sagrestia  fece  altrettanto  il  Car- 
dinal Ottoboni,  protettore  di  Fran- 
cia, ringraziandoli  tutti    al   termine 
della  funzione,  alla  quale  chi  mancò, 
mandò    la    scusa.     Questa    non    si 
suole    mandare    dai    Cardinali,   che 
non  possono    intervenire    alle  Cap- 
pelle, e  vesperi  cui  erano  stati  invi- 
tati, e  solo  è  praticata  in  quelle,  in  cui 
fanno  1'  oblazione  dello  scudo  d'oro, 
nell'atto  di  rimetterlo   a   chi    si  de- 
ve consegnare.    Per  le  vicende  degli 
ultimi    anni   del    decorso    secolo,   e 
de'  primordi  del  corrente,  per  venti 
anni    non    ebbe    più    luogo    questa 
Cappella,    e    solo    nel    i8i4    sotto 
Pio  VII,   e   Luigi  XVIII,    si  tornò 
a  celebrare.    Prima,   o  dopo  questa 
Cappella,    o    durante    il  giorno,    il 
Sommo  Pontefice  suole  recarvisi  col 
treno    di    campagna,    e  colla   corte, 
a    visitare    l' altare    di    san  Lodovi- 
co   IX,  ove  è    il  Santissimo  nel  ci- 
borio.   E  ricevuto   il   Pontefice  allo 
sportello  della  carrozza,  dall'amba- 
sciatore,   o   ministro    di   Francia,  e 
dai  regi    cappellani,    i    quali  poi  in 
sagrestia  vengono   ammessi  al  bacio 
del  piede. 

i8.  Cappella  per  la  festa  della 
Esaltazione  della  ss.  Croce ^  a"  i/\. 
settembre,  nella  chiesa  di  s.  Mar- 
cello de*  pp.  servili. 

Siccome  Michele  Lonigo  non  ne 
fece  veruna  menzione  nel  suo  hbro, 
DclV  uso  delle  vesti  de  Cardinali^ 
stampato  nel  1623,  così  vuoisi  che, 
come  la  precedente,  sia  posteriore 
a  quella  anco  T  origine  di  tale  Cap- 
pella. Abbiamo  però,  che  Sisto  V 
colla  nota  bolla.  Egregia^  emanata 
a*  1 3  febbraio  1 586 ,  ordinò  che 
per  la  festa  dell'  Invenzione  della 
ss.  Croce ,   la   quale   si   celebra  a'  3 


GAP 

maggio,  per  la  memoria  anniversaria 
dell'  invenzione  prodigiosa  fattane  in 
Gerusalemme  nel  326,  o  327,  dal- 
l' imperatrice  Elena  madre  di  Co- 
stantino ,  si  celebrasse  ogni  anno 
Cappella  Papale  nella  chiesa  di  s. 
Croce  in  Gerusalemme,  ove  si  ce- 
lebra la  festa,  e  si  mostrano  le 
reliquie.  Ma  forse  per  la  lontananza 
in  progresso  di  tempo  ne  cessò  l'uso. 
Ricorrendo  poi  a'i4  settembre  l'an- 
niversaria rimembranza,  in  cui  nel 
629  r  imperatore  Eraclio,  vinto 
Cosroe  re  di  Persia,  ricuperò  questo 
vessillo  di  nostra  redenzione,  che 
avea  tolto  a  Gerusalemme,  ove  il 
pio  imperatore  la  restituì,  benché 
se  ne  celebri  la  memoria  nella  chie- 
sa di  s.  Croce  in  Gerusalemme ,  fu 
invece  stabilita  la  Cappella  Cardina- 
lizia nella  chiesa  di  s.  Marcello,  in 
un  altare  della  quale,  appartenente 
air  arciconfiaternita  del  ss.  Croce- 
fìsso,  si  venera  il  miracoloso  Cro- 
cefisso, che  nell'incendio  della  chiesa, 
accaduto  a' 2  3  maggio  i^ig,  fu 
trovato  illeso  dalle  fiamme  colla  sua 
lampada  accesa  avanti. 

Il  Cardinal  protettore  pertanto 
del  menzionato  sodalizio  invita  ad 
intervenirvi  il  sagro  Collegio,  che 
adunatosi  in  una  sala  presso  la  por- 
teria, è  ricevuto  dal  detto  porpo- 
rato, e  dai  pp.  serviti,  non  che  dai 
guardiani  dell'arciconfraternita,  pren- 
dendo sulle  vesti  rosse  la  cappa  pao- 
nazza, e  il  titolare  la  rossa.  All'ora 
della  messa,  che  si  canta  all'altare 
maggiore  da  un  vescovo,  invitato 
dal  protettore,  assistito  dai  ministri 
delle  Cappelle  Cardinalizie,  i  Cardi- 
nali si  recano  collegialmente  in  chie- 
sa, e,  visitato  Gesù  Sagramentato 
nel  ciborio,  passano  a'  rispettivi 
posti,  prendendo  l'ultimo  il  Cardi- 
nal titolare  della  chiesa.  I  cappellani 
cantori    Pontifìcii   cantano    il    mot- 


CAP 

tei  lo,  IVos  autcm  gloriari  opovlet, 
dei  Paleshina;  i  guardiani  del  soda- 
lizio presentano  ad  o^ni  Cardinale 
una  rama  di  fiori  finti,  e  poi  riee- 
vono  da  tutti  la  oblazione  di  uno 
scudo  d'oro,  cioè  uno  scudo,  e  ba- 
jocclii  sessanlaeinque ,  che  pur  si 
somministra  anche  dn  que' Cardinali 
non  intervenuti,  i  quali  poscia  egual- 
mente ricevono  il  fiore.  Terminala 
la  messa,  dal  Cardinale  più  degno 
si  distribuiscono  i  brevetti  delle  doli 
alle  zitelle  dotate  dall' arciconfrater- 
nita,  ed  accompagnate  dai  deputati 
di  essa.  Finalmente  il  Cardinal  pro- 
tettore ringrazia  individualmente  o- 
gni  collega. 

19.  Vespero  per  V  aimiversario 
della  Dedicazione  della  basilica 
lateranense^  a'  g  novembrCy  nella 
stessa  basilica. 

Per  invito  del  Cardinal  arciprete, 
i  Cardinali  con  vesti  rosse  e  cappe 
paonazze  si  recano  ad  assistere  a'so- 
lenni  secondi  vesperi,  che  all'altare 
Papale  intuona  un  vescovo  canoni- 
co, assistito  dai  benefiziati  in  pivia- 
le, e  che  si  cantano  da  due  cori. 
I  Cardinali  siedono  agli  stalli  dalla 
parte  del  vangelo,  infine  della  quale, 
non  meno  che  da  quella  dell'  epi- 
stola, siedono  i  canonici,  e  il  resto 
del  capitolo  a' consueti  posti.  L'arci- 
prete in  sagrestia  riceve,  e  poi  agli 
stessi  stalli  ringrazia  il  sagro  Colle- 
gio, prendendo  l'ultimo  luogo.  ]Vè 
solo  assume  la  cappa  rossa,  ma  per 
uniformaisi  al  capitolo,  sulla  cappa 
vi  sono  le  pelli  di  armellino. 

20.  V espero  per  V anniversario  della 
Dedicazione  della  basilica  vati- 
cana ^  a^i8  novembre^  nella  stessa 
basilica. 

Secondo  il  consueto,  il  Cardinal 
arciprete  fa  1'  invito,    riceve,   e  poi 

VOL.    IX. 


CAP  145 

lingrazia  il  sagi'o  Collegio.  Il  detto 
arciprete,  mentre  gli  altri  Cardinali 
sulle  vesti  rosse  assumono  le  cappe 
paonazze,  prende  la  cappa  rossa 
colla  fodera  di  pelli  bianche  di  ar- 
raellini,  per  uniformarsi  al  capitolo^ 
che  siede  ne' soliti  stalli.  Intuona 
pontificalmente  questi  secondi  ve- 
speri, all'altare  del  coro,  un  vesco- 
vo canonico  coli'  assistenza  de'  bene- 
fiziati in  piviale ,  e  1'  arciprete  si 
pone  a  sedere  dopo  tutti  i  Cardi- 
nali. 

Dal  Cardinal  arciprete  nella  stessat 
Cappella  del  coro  la  mattina  è  stata 
cantata  la  messa  con  i^eltissima  mu- 
sica a  due  cori,  del  celebre  maestro 
Buroni,  che  per  la  sua  singolarità 
da  tutti  chiamasi  per  antonomasia 
Messa  della  Sagra.  Fanno  tre  ca- 
nonici in  essa  da  diacono,  suddiaco- 
no,  e  prete  assistente.  Quando  i 
Pontefici  abitano  al  Vaticano,  soglio- 
no talvolta  intervenirvi,  colla  camera 
segreta,  in  uno  ai  Cardinali  palatini* 
11  Papa  v'incede  vestito  di  mezzet- 
ta, e  stola  di  raso  rosso,  e  siede 
nel  primo  stallo  canonicale,  sotto 
un  piccolo  baldacchino,  assistito  da 
un  lato  dal  primo  de'  suoi  cerimo- 
nieri. I  Cardinali  palatini  siedono  in 
abito  rosso  agli  stalli  de'  benefiziati. 
11  maggiordomo,  il  maestro  di  came- 
ra, l'elemosiniere,  ed  il  sagrista  in 
abito  prelatizio  siedono  sotto  ai  Car- 
dinali, e  gli  altri  della  camera  segre- 
ta in  mantellone,  ai  banchi  dal  lato 
del  vangelo.  I  canonici  prendono 
posto  appresso  i  Cardinali ,  e  il  re- 
sto del  capitolo  agli  altri  luoghi.  Il 
Cardinale  palatino  più  degno  dice 
col  Papa  r  Introito^  il  Gloria,  il 
Credo j  il  Sanctus j  e  Xy4gnus  Deij 
gli  dà  a  baciare  il  vangelo,  V  in* 
censa ,  e  gli  dà  la  pace.  Le  guardie 
nobili,  e  svizzera  custodiscono  l'in- 
gresso della  (ìappella  del  coro,  in 
10 


i46  GAP 

cui  cantasi  a  due  cori  sceltissima  mu- 
sica. 

2  1.  Cappella  per  la  festa  di  s. 
Caterina  s'ergine  e  martire,  ai 
25  novembre,  nella  chies/ff  del 
suo  nome  a^  Funarij  dell'  annesso 
Conservatorio. 

Questa  chiesa  chiamasi  di  s.  Ca- 
terina della  Rosa,  per  una  contigua 
chiesuola  dedicata  a  s.  Rosa  di  Vi- 
terbo, e  de' Panari^  perchè  edificata 
nel  circo  Flaminio,  le  cui  rovine 
servirono  sino  al  secolo  XV  a'  fu- 
nari  per  fabbricarvi  le  corde.  S.  I- 
gnazio  ottenne  da  Paolo  III,  nel 
i536,  la  detta  chiesa,  e  restauratala, 
vi  fondò  un  conservatorio  per  edu- 
care le  povere  fanciulle  pericolanti, 
sotto  la  cura  delle  monache  di  s. 
Agostino.  Indi,  nel  i544j  d  Cardinal 
Federico  Cesi,  rifabbricò  la  chiesa, 
che  poscia  fu  beneficata,  in  uno 
air  amphazione  del  contiguo  moni- 
stero  ,  dai  Cardinali  Pier  Donato 
Cesi,  Montai to,  e  Barberini,  detto 
di  s.  Onofrio.  Prima  del  1623, 
s' incominciò  a  celebrarvi  la  cappella 
Cardinalizia,  come  leggiamo  nel  Lo- 
nigo,  a  pag.  26. 

Il  Cardinal  protettore  di  detto 
conservatorio,  per  la  menzionala 
festività  invita  i  Cardinali  a  inter- 
venirvi in  vesti,  e  cappe  paonazze, 
le  quali  per  la  prima  volta  compa- 
riscono cogli  armellini.  Li  riceve  in 
una  stanza  contigua  alla  porteria,  e 
recandosi  in  chiesa,  prende  l'ultimo 
luogo.  Adorato  da  essi  al  suo  alta- 
re Gesti  Sacramentato,  passano  agli 
stalli  all'altare  maggiore,  ove  siede 
nel  posto,  che  gli  compete  per  an- 
zianità. Canta  messa  un  vescovo, 
coir  assistenza  de' ministri  delle  Cap- 
pelle Cardinalizie,  e  da'cantori  Pon- 
tifìcii   si    canta    il    mottetto,     Veni 


GAP 

Sponsa,  composto  dal  Palestrina. 
Terminata  la  funzione,  tutti  i  Car- 
dinaU  danno  le  oblazioni  dello  scudo 
d'oro,  a  beneficio  del  pio  conserva- 
torio, e  chi  non  v'  interviene  lo 
manda,  ringraziandosi  dal  Cardinal 
protettore  il  sagro  Collegio. 

22.  Vespero  del  s.  Natale,  a'  23 
dicembre,  nella  basilica  di  s.  Ma- 
ria Maggiore. 

L'  arciprete  invita  i  Cardinali , 
che  v'  incedono  con  vesti ,  e  cappe 
rosse,  co'  famigli  in  livree  di  gala. 
Dalla  sagrestia  si  recano  all'  altare 
Papale,  ove,  coli' assistenza  del  ca- 
pitolo, un  vescovo  canonico  intuona 
i  secondi  vesperi,  terminati  i  quali 
il  Cardinal  arciprete,  che  avea  preso 
l'ultimo  luogo,  ringrazia  individual- 
mente i  Cardinali. 

Anticamente  in  questa  basilica 
non  solo  si  celebravano  dal  Papa  i 
primi  vesperi,  la  notte  il  mattutino, 
e  la  prima  messa  pontificale;  ma 
nella  mattina  medesima  vi  celebrava 
solennemente  la  terza  messa,  e  nella 
cappella  segreta  del  palazzo  aposto- 
lico da'  Pontificii  cantori ,  alla  pre- 
senza del  Papa,  e  de' Cardinali  pa- 
latini, si  cantavano  i  secondi  vesperi. 

23.  V espero  per  la  festa  di  s.  Gio- 
vanni apostolo  ed  evangelista,  ai 
27  dicembre,  nella  basilica  late- 
ranense. 

Antichissima  è  la  celebrazione  di 
questi  secondi  vesperi,  e  ve  ne  sono 
memorie  avanti  al  1721.  Il  Cardi- 
nal arciprete  al  solito  invita,  e  rin- 
grazia i  Cardinali,  e  prende  l'ultimo 
luogo.  Il  sagro  Collegio  vi  si  reca 
col  treno,  e-  livree  di  gala,  e  in  vesti 
e  cappe  rosse.  All'  altare  Papale,  un 
canonico  della  basilica,  fregiato  della 


CAP 

(litìjnità  episcopale,  inluona  il  vespcro, 
eoU'assistenza  del  capitolo,  e  di  due 
cori. 

24.  Cappella  per  la  festa  dì  s.  Tom- 
maso Canlauriense^  a'  29  dicem- 
bre, che  si  celebra  dai  Cardinali 
della  sagra  Congregazione  dell'im- 
munità ecclesiastica^  nella  chiesa 
del  collegio  inglese. 

In  questo  luogo  anticamente  eravi 
la  chiesa  dedicata  alla  ss.  Trinità 
degli  scozzesi,  ed  eia  una  delie  ab- 
bazie privilegiate  di  Roma.  Grego- 
rio XIII  vi  unì  il  collegio  inglese 
da  lui  fondato ,  e  poi  il  Cardinale 
Nortfolch ,  nel  i575,  rifabbricò,  in- 
sieme al  collegio,  la  chiesa,  che  de- 
dicò a  s.  Tommaso  arcivescovo  di 
Cantorbery.  Abbiamo  dal  Burcardo, 
che  questa  Cappella  veniva  celebrata, 
avendo  scritto  a'  suoi  tempi:  «  An- 
«  no  i5o2,  die  29  decembris  mis- 
«  sa  solemnis  in  ecclesia  hospitalis 
»'  Anglorum,  in  festo  s.  Thomas  Can- 
>>  tuariensis,  praesente  Cardinali  Se- 
»>  nonensi,  et  pra^latis  ".  Tuttavolta 
si  dee  ritenere,  che,  nel  1623,  fosse 
andata  in  disuso ,  non  essendo  no- 
minata fra  quelle  registrate  dal  ci- 
talo Michele  Lonigo. 

Tuttavolta  in  conferma  di  quan- 
to asserisce  il  citato  Burcardo,  nel- 
r  archivio  del  collegio  inglese  si 
conservano  due  discorsi  recitati  per 
questa  Cappella,  che  portano  i  se- 
guenti titoli  ;  Oratio  hahita  in  fe- 
sta s.  Thomae  Cantuariensis  corani 
Cardinalibus  in  collegio  anglica- 
no 1589^'  Oratio  hahita  in  festo 
s.  Thomae  Cant.  corani  Cardina- 
libus in  collegio  anglicano ^    1590. 

Allorquando  dimorava  in  Roma 
Giacomo  III  re  d' Inghilterra ,  nel 
1 721,  nella  mattina  di  questa  festi- 
vità, Papa  Clemente  XI,  prima  del- 


CAP  i^f 

la  Cappella  Cardinalizia  ,  vi  si  recò 
a  celebrare  la  messa  bassa ,  con  la 
colletta  pel  felice  parto  della  regina 
moglie  di  detto  sovrano.  Per  le  ul- 
time vicende,  e  dopo  il  fausto  ritorno 
di  Pio  \' li  in  Roma,  non  essendosi  po- 
tiito  celebrare  questa  Cappella,  nel 
1 8  1 5,  il  Cai  dinal  Bartolomeo  Pacca, 
ora  decano  del  sagro  Collegio ,  ed 
allora  pro-prefetto  della  congregazio- 
ne dell'immunità,  la  fece  celebrare 
piuttosto  nella  chiesa  di  s.  Silvestro 
in  capite^  non  essendo  stato  ancora 
ripristinato  il  collegio  inglese  (Vedi). 

Tal  Cappella  si  celebra  coli' inter- 
vento de'  Cardinali  componenti  la 
congregazione  dell'immunità  eccle- 
siastica, in  vesti  rosse,  e  cappe  pao- 
nazze, unitamente  ai  prelati  segre- 
tario ,  e  votanti ,  e  consultori  della 
medesima  in  rocchetto  e  mantclletta 
ec. ,  per  onorare  questo  intrepido 
sostenitore  della  ecclesiastica  immu- 
nità. Canta  la  messa  un  vescovo, 
eoU'assistenza  de'  ministri  delle  Cap- 
pelle Cardinalizie,  e  i  cantori  Pon- 
tificii cantano  il  mottetto  :  Hic  est 
vere  Martyr,  del  Palestrina. 

CAPPELLE  Prelatizie,  Sono  le 
messe  cantate  pontificalmente  in  al- 
cune chiese  di  Roma,  colle  cerimo- 
nie, e  secondo  la  liturgia  della  Ro- 
mana Chiesa ,  le  quali  messe  si  ce- 
lebrano da  un  vescovo,  eoU'assisten- 
za dei  ministri  delle  Cappelle  Car- 
dinalizie e  prelatizie,  de'  cantori  pon- 
tificii, e  altri  addetti  alla  Cappella 
Papale,  anche  per  esequie  anniversa- 
rie, e  pei  funerali,  non  che  per  le 
feste  straordinarie,  mediante  l'invito 
de'  superiori  locali.  Come  ancora  si 
celebrano  le  cappelle  prelatizie  in  di- 
versi giorni  dell'ottava  della  festa 
de'  ss.  Pietro  e  Paolo ,  stabiliti  da 
Benedetto  XIV ,  coli'  intervento ,  e 
piesenza  o  del  collegio  de'  vescovi 
assistenti  ul  soglio,  o  de'  diversi  col- 


i48  GAP 

legi  della  prelatura  romana,  che  si 
recano  in  abiti  prelatizi  di  rocchetto, 
sottana,  fascia  e  mantelletta  paonaz- 
za.  V.  Prelati. 

I .    Cappelle  prelatizie  straordinarie 
e  funerali. 

I  prelati  della  Santa  Sede,  per  la 
maggior  parte  hanno  luogo  distinto 
nelle  Cappelle  Papali,  ed  in  alcune 
Cardinalizie.  Inoltre  celebrano ,  ovr 
vero  intervengono  ad  assistere  alle 
processioni  ed  alle  feste  straordina- 
rie, per  invito  de'  rispettivi  superiori 
delle  chiese  ove  si  fanno,  particolar- 
mente a  quelle  nazionali.  Vestono 
in  tali  occasioni  degli  abiti  prelatizi 
violacei  con  berrette  nere,  e  i  pa- 
triarchi e  i  vescovi  religiosi  colla 
mozzetta,  la  quale  questi  ultimi  assu- 
mono in  vece  del  rocchetto.  Allorquan- 
do si  facevano  le  solenni  cavalcate 
funebri ,  nelle  quali  su  di  un  letto 
si  trasportavano  dal  palazzo  alla  chie- 
sa i  cadaveri  de'  Cardinali  decani 
del  sagro  Collegio,  penitenzieri  mag- 
giori,  camerlenghi,  e  vicecancellieri 
di  s.  Chiesa ,  su  mule  bardate  di 
panno  paonazzo,  cavalcavano  con 
mantelloni  e  cappelli  pontificali,  i 
vescovi  assistenti  al  soglio,  e  in  mez- 
zo ad  essi  il  maggiordomo ,  i  pro- 
tonotari  apostolici,  i  cerimonieri  pon- 
tificii, e  cavalcavano  con  vesti,  e  cap- 
pe rosse,  e  gualdrappe  nere  i  cap- 
pellani comuni,  i  camerieri  extra 
niurosj  e  gli  scudieri  del  Papa.  Alla 
cavalcata  del  penitenziere  aveano  an- 
che luogo  i  prelati ,  e  gli  ufficiali 
del  suo  tribunale,  ed  a  quella  del 
camerlengo  i  chierici  di  camera, 
mentre  a  quella  del  vicecancelliere 
avea  luogo  la  prelatura  e  altri  ap- 
partenenti alla  cancelleria^  con  quel- 
le particolarità,  che  si  riportano  ai 
rispettivi  articoli. 


CAP 

Diversi  prelati  intervennero  pure 
alla  cavalcata  pei  principi  sovrani  mor- 
ti in  Roma,  e  quando  nel  i  7  1 9  termi- 
nò di  vivere  Filippo  Maurizio,  figlio 
dell'elettore  di  Baviera,  si  praticò  quan- 
to erasi  fatto  nel  1 7  1 4  in  morte  del 
figlio  del  re  di  Polonia,  onde  nel  tras- 
porto del  cadavere  di  lui  alla  chiesa  , 
oltie  i  cerimonieri ,  cavalcarono  il 
maggiordomo,  i  vescovi  assistenti  al 
soglio ,  i  protonotari  apostolici ,  e  i 
suddetti  cubiculari.  Quindi  nella  chie- 
sa di  s.  Maria  della  Vittoria  si  ce- 
lebrarono sontuose  esequie,  cantando 
la  messa  un  arcivescovo,  co'  ministri 
e  cantori  della  Cappella  Pontifìcia , 
e  vi  ebbero  luogo  le  cinque  assoluzio- 
ni fatte  da  altrettanti  vescovi.  A  corna 
evangeliij  pel  primo,  siedeva  il  mag- 
giordomo, che  avea  intimato  ad  in- 
tervenirvi tutti  gli  ordini  della  pre- 
latura ,  e  poi  siede  vano  gli  arcive- 
scovi ,  e  vescovi  assistenti  al  soglio , 
i  protonotari  apostolici,  gli  uditori  di 
Rota,  i  chierici  di  camera,  i  votanti 
della  segnatura  di  giustizia,  gli  abbre- 
viatori  di  parco  maggiore,  i  ponenti 
delle  congregazioni  Cardinalizie ,  la 
camera  segreta,  e  gli  avvocati  con- 
cistoriali. 

Ne' funerali  del  governatore  di  Ro- 
ma, un  vescovo  canta  la  messa  coi 
ministri  delle  Cappelle  Cardinalizie, 
assistendovi  i  prelati  tesorieri  ed  i  chie- 
rici di  Roma,  come  vice-camerlengo, 
non  che  i  ministri  del  tribunale  del- 
la camera,  e  del  governo.  Nei  fu- 
nerali del  commendatore  di  s.  Spi- 
rito, quando  non  è  sacerdote,  e 
quando  è  canonico,  si  espone  il  di 
lui  cadavere,  vestito  co'  paramenti 
di  diacono,  accanto  la  mitra,  e  pa- 
storale abbaziale ,  ed  a'  piedi  gli  si 
mette  la  cappa  canonicale.  In  quel- 
li poi  de' prelati  palatini,  come  mag- 
giordomo, maestro  di  carnei^ ,  udi- 
tore, elemosiniere,   sagrista,  segreta- 


GAP 

rio  de'brevi  a' principi,  e  delle  let- 
tere latine,  sostituto  della  segreteria 
di  stato,  e  sotto-datario,  p.  maestro 
del  sacro  palazzo,  camerieri  segreti  ec, 
e  talvolta  anco  ad  alcun  cappellano 
segreto  ec.,  vestiti  o  cogli  abiti  sacer- 
dotali, o  co'  prelatizii,  intervengono  i 
sunnominati,  e  gli  altri  della  came- 
ra segreta,  e  le  guardie  nobili,  ma 
pei  maggiordomi  vi  assistono  ezian- 
dio i  vescon  assistenti  al  soglio.  Per 
tutti  questi  suol  cantar  la  messa  un 
vescovo,  l'elemosiniere,  il  sagrista, 
o  un  caaieriere  segreto,  assistito  dai 
ministri  delle  Cappelle  Cardinalizie  , 
e  prelatizie,  e  dai  cerimonieri,  e 
cantori  Ponlifioii.  Le  particolarità  di 
ognuno  sono  dette  agli  articoli,  che 
li  riguardano. 

Abbiamo  inoltre  che  i  Pontefici , 
per  onorare  e  distinguere  qualche 
prelato  defunto,  gli  fecero  celebrare 
Cappella  prelatizia  ,  coli'  intervento 
della  maggior  parte  della  prelatura, 
l^er  non  dire  di  altri,  nel  17 17, 
Clemente  XI  fece  fare  solenni  fu- 
nerali a  sue  spese  a  monsignor  Rig- 
gi  arcivescovo  di  Catania,  e  patriar- 
ca di  Costantinopoli.  Il  suo  cadave- 
re fu  accompagnato  alla  basilica 
liberiana  dai  prelati  connazionali  di 
Sicilia  con  candele  accese  in  mano; 
e  la  messa  si  pontificò  da  un  arci- 
vescovo, che  poi  con  altri  quattro 
vescovi  eseguì  le  cinque  assoluzioni. 
Fu  assistita  la  messa  dai  ministri 
delle  Cappelle  Cardinalizie,  e  prela- 
tizie, non  che  dai  Pontificii  cantori. 
V  intervennero  i  seguenti  prelati 
invitati  per  ordine  del  Papa  dal 
maggiordomo,  il  quale  dalla  parte 
del  vangelo  sedette  al  primo  posto , 
sedendo  dipoi  gli  arcivescovi,  e  ve^ 
scovi  assistenti  al  soglio,  i  protono- 
tari  apostolici,  gh  uditori  di  Rota, 
i  chierici  di  camera,  i  volanti  del- 
la segnatura  di  giustizia,  gli  abbrc- 


CAP  149 

viatori  di  parco  maggiore,  i  came- 
rieri segreti,  e  di  onore  e  gli  avvo- 
cati concistoriali,  mentre  dalla  parte 
dell'epistola  prese  luogo  il  capitolo 
liberiano.  A  lutti  vi  fu  la  consueta 
dispensa  di  cera.  Delle  Cappelle  pre- 
latizie di  esequie  anniversarie  si  trat- 
ta al  fine  del  numero  seguente. 

2.   Cappelle  prelatizie    annuali  ^ 
e  di  esequie  anniversarie. 

Le  Cappelle  prelatizie  annuali 
sono  quelle  istituite  da  Benedetto 
XIV,  Lanibertini.  Bramoso  questo 
Pontefice  di  rendere  maggior  culto 
a'  principi  degli  apostoli  ss.  Pietro 
e  Paolo,  non  solo  li  dichiarò  prin- 
cipali protettori  di  Roma ,  perchè 
in  essa  predicarono  la  fede ,  e  vi 
patirono  glorioso  martirio,  e  perchè 
vi  si  conservano  i  sacri  corpi  loro,  ma 
col  disposto  della  costituzione  Adnii- 
rabilis,  emanata  nel  dì  primo  di 
aprile  1743,  come  si  legge  nel  to- 
mo I,  p.  270  del  suo  Bollarlo,  or- 
dinò che  la  festa  loro  si  celebrasse 
solennemente  in  Roma  per  otto  gior- 
ni, in  altrettante  chiese,  aventi  cia- 
scuna qualche  memoria  spettante  ai 
medesimi  santi ,  e  che  in  ciascuna 
chiesa  si  celebrerebbe  solenne  Pon- 
tificale, coir  intervento  di  uno  dei 
tribunali,  o  collegi  della  prelatura 
romana,  dovendo  celebrarsi  nell'  ul- 
timo giorno  alla  basilica  lateranen- 
se,  ove  si  conservano  le  sacre  loro 
teste. 

Ecco  r  ordine  di  queste  funzio- 
ni, che  viene  annualmente  indicato 
nel  libretto  il  quale  si  dispensa  ai 
Cardinali  ed  altri,  intitolato:  De^ 
nwicialìo  dierwn  qnibits  hoc  anno  .... 
Cappellac  Papales ,  et  Cardinali- 
tiac  3  eie.  Per  disposizione  aduncpie 
di  Benedetto  XIV  si  volle,  che  nel- 
la vigilia    i    primi    vcspcri  si  conti- 


i5o  GAP 

nuassero  a  celebrare  dal  Sommo 
Pontefice  coli'  assistenza  de'  Cardi- 
nali, nella  basilica  vaticana,  in  cui 
nel  giorno  seguente  si  dee  cantare 
la  messa  dal  Papa,  e  i  secondi  ve- 
speri  solenni  alla  presenza  del  sa- 
gro Collegio.  Nel  secondo  giorno 
dell'  ottava  deve  esservi  messa  so- 
lenne nella  basilica  di  s.  Paolo,  ove 
sono  le  reliquie  di  questo  dottore 
delle  genti,  coli' intervento  de' pre- 
lati vescovi  assistenti  al  soglio.  Nel 
terzo  la  messa  solenne  si  canta,  col- 
l'assistenza  de'  protonotari  apostolici, 
nella  chiesa  di  s.  Pudenziana,  dove 
s.  Pietro  fu  albergato  dal  senato- 
re Pudente.  Nel  quarto  giorno  vi 
ha  messa  solenne,  coir  intervento  de- 
gli uditori  di  Rota ,  nella  chiesa  di 
s.  Maria  in  via  Lata,  dove  s.  Pao- 
lo fu  alloggiato  nella  sua  prima  ve- 
nuta in  Roma.  Nel  quinto  la  mes- 
sa solenne  è  celebrata,  coli' assisten- 
za de'  chierici  di  camera,  nella  chie- 
sa di  san  Pietro  in  Vincoli,  dove  si 
conservano  le  catene,  con  cui  stette 
legato  nelle  carceri  di  Roma,  e  di 
Gerusalemme  il  s.  Apostolo,  Secon- 
do alcuni,  fu  questa  la  prima  chie- 
sa, che  in  Roma  venne  dedicata  a 
s.  Pietro,  dopo  il  tempio  vaticano. 
Nel  sesto  giorno  cantasi  la  messa 
solenne,  colla  presenza  de'  votanti  di 
segnatura,  in  s.  Pietro  in  Carcere, 
ove  stettero  carcerati  i  due  apostoli. 
Nel  settimo  la  messa  solenne  è,  col- 
l'assistenza  degli  abbreviatori  di  par- 
co maggiore,  in  s.  Pietro  Montorio^ 
dove  si  dice  fosse  crocefisso  s.  Pietro"' 
col  capo  verso  la  terra.  Nell'ottavo 
si  celebra  nella  suddetta  basilica  la^ 
teranense  dai  Cardinali.  Dispose  an- 
cora Benedetto  XIV,  che  in  ciascuna 
delle  nominate  chiese,  si  recherebbo- 
no  processionalmente  le  arciconfra- 
ternite  destinate  dal  Cardinal  vi- 
cario. 


GAP 

Le  sci  cappelle  prelatizie  si  cele- 
brano nel  seguente  modo. 

A'  3o  giugno  Cappella  nella  ba- 
silica ostiense  di  s.  Paolo  fuori  le 
mura  y  della  Commemorazione  del 
santo  Apostolo. 

In  questa  basilica  anticamente  si 
celebravano  varie  Cappelle  Papali, 
e  quando,  nell'anno  i586,  Sisto  V 
ne  volle  rinnovare  1'  uso,  stabili  che 
in  essa  si  tenessero  quelle  della  IV 
domenica  dell'avvento,  a'  2.5  gen- 
naio quella  per  la  festa  della  Con- 
versione di  s.  Paolo,  e  quella  della 
seconda  domenica  di  quaresima.  Al- 
lorché poi  celebra  va  nsi  le  tre  messe 
nella  festività  de'  principi  degli  apo- 
stoli, e  che  le  due  prime  dicevansi 
in  onore  di  s.  Pietro ,  e  la  terza 
comune  ad  ambedue,  il  Sommo  Pon- 
tefice faceva  le  due  prime  ufFiziatu- 
re  nella  basilica  vaticana ,  quindi 
passava  a  fare  la  terza  nella  basili- 
ca ostiense.  Ma  in  seijuito  siccome 
la  lontananza,  e  gli  ardori  della  sta- 
gione rendevano  troppo  incomodo 
questo  passaggio,  benché  talvolta  lo 
facesse  imbarcandosi  nel  fiume  Te- 
vere ,  si  separò  quella  di  s.  Paolo , 
che  fu  riservata  nel  giorno  seguen- 
te, col  titolo  di  Commemorazione 
di  s.  Paolo. 

In  detta  mattina  un  vescovo  as- 
sistente al  soglio,  co'  ministri  delle 
Cappelle  Cardinalizie ,  e  prelatizie , 
canta  la  messa  suU'  altare  Papale , 
per  ispeciale  concessione  dello  stesso 
Benedetto  XIV.  Dopo  però  il  fatai 
incendio  di  questa  basilica,  avvenuto 
a'  i5  luglio  1823,  fiuo  al  decorso 
anno  in  cui,  essendo  risorta  più  ma- 
gnifica, fu  dal  Papa  regnante  a'  5 
ottobre  1 840  consagrato  l' altare 
Papale,  e  quindi  la  nave  traversa 
restituita  al  pubblico  culto,  la  mes- 
sa fu  celebrata  pontificalmente  nella 


GAP 

Cappella  del  ss.  Crocefisso.  V  inter- 
vengono i  patiiarchi,  gli  arcivesco- 
vi, e  i  vescovi  assistenti  al  soglio  in 
cappa;  e  i  cantori  pontificii  canta- 
no il  mottetto ,  Sancte  Paule^  del 
Palostrina. 

Essendo  singolare  il  privilegio  con 
perpetuo  decreto  conceduto  da  Be- 
nedetto XIV  al  collegio  de'  vescovi 
assistenti  al  soglio  Pontificio,  di  po- 
ter celebrare  messa  nell'  altare  Pa- 
pale di  detta  basilica ,  non  riuscirà 
discaro,  che  qui  si  riporti,  estratto 
dal  lib.  II  intitolato  Decreta  dd. 
epìscoporum  ss.nii  D.  N.  Papae  as- 
sisteiilìum,  pag.   3 7. 

«  Ex  audientia  SS. mi  die  20  ju- 
»   nii    1746. 

>*  SS. m US  petitis  annuendo,  privile- 
»•  gium,  de  quo  in  precibus  a  sa.  me. 
>*  Bonifacii  Vili  abbati  ordinario 
a»  basilicae  divi  Pauli  elargitum,  fa- 
»  vore  collegii  episcoporum  assisten- 
»  tium  benigne  extendit  prò  missa, 
»  juxta  consti tutionem  Sanctitatis 
»*  &uae  in  octavario  principis  aposto- 
>»  lorum,  in  eadem  basilica  per  unum 
»*  ex  praedictis  episcopis  celebranda, 
>*  et  ita  ex  speciali  indulto  aposto- 
«   lica  auctoritate  decrevit. 

*»  Joseph  Livizzani  secret.  Loco  -^ 
Sigilli. 

Da  ultimo  poi  il  Papa  regnan- 
te Gregorio  XVI,  perchè  nel  gior- 
no della  festa  della  Conversione  di 
san  Paolo,  che  cade  a'  25  gennaio, 
si  rinnovassero  suU'  altare  Papale  e 
nave  traversa  i  divini  misteri ,  col- 
Tautorità  del  breve  apostolico,  Ma- 
gniliido  et  praestanlia  incliti  Ordinis 
s.  Benedicti,  emanato  a'  23  gennaio 
dell'anno  corrente  1841,  concesse 
licenza  e  facoltà  al  p.  abbate  del 
monistero  di  s.  Paolo ,  benedettino 
cassinese ,  al  cui  Ordine  è  affida ta 
la  custodia  della  basilica,  di  poter 
celebrare  sullo  stesso  alture  muggio- 


CAP  i5f 

re  la  tnessa  pontificale  e  gli  altri 
divini  offici ,  coir  assistenza  de'  mo- 
naci del  contiguo  monistero. 

Al  primo  di  luglio,  Cappella  nella 
chiesa  dì  s.  Pudenziana. 

Pontifica  la  messa  un  vescovo , 
coir  assistenza  de'  ministri  delle  cap- 
pelle Cardinalizie,  e  prelatizie,  e  de- 
gli addetti  a  quelle  Pontificie ,  in- 
tervenendovi in  cappa  i  protonota- 
ri  apostolici  partecipanti.  Il  collegio 
de'  cappellani  cantori  canta  il  bel 
mottetto  del  Palestriua  :  Tu  es  Pa- 
sto r  ovium, 

A'  2  luglio  j   Cappella  nella  chiesa 
di  s.  Maria  in  Fia  Lata. 

Coir  assistenza  de'  ministri  delle 
Cappelle  Cardinafizie ,  e  prelatizie . 
de'  cappellani  cantori,  e  individui 
della  Pontificia  Cappella,  celebra  la 
messa  pontificale  un  vescovo,  nella 
quale  cantasi  il  mottetto  :  Petrus 
apostolus  _,  et  Paulus  doctor  gen- 
tiunij  composto  dal  Vittoria.  Il  colle- 
gio degli  uditori  della  sacra  romana 
Rota    si  reca  ad  assistervi  in  cappa. 

A'  3  luglio.  Cappella  nella  chiesa 
di  san  Pietro  in  Vincoli. 

Un  vescovo  vi  celebra  la  messa 
pontificale,  cui  prestano  assistenza  i 
ministri  delle  Cappelle  Cardinalizie , 
e  prelatizie,  gli  addetti  alla  cappel- 
la Pontificia,  ed  in  cappa  i  prelati 
chierici  di  camera.  Dal  collegio  dei 
cantori  di  Cappella  si  canta  il  mot- 
tetto, Solve  Juhente  Deo,  del  Pale- 
striua. 

A^  4  liigliOi   Cappella  nella   chiesa 
di  s.  Pietro  in  Carcere  Tulliano. 

Anche  in  questa  fa  pontificale  un 
vescovo  assistendo  alla  messa  i  mi- 
nistri delle  Cappelle  Cardinafizie,  e 
prelatizie,  gli  addetti    alla   Cappella 


i52  GAP 

Papale,  e  i  cantori  pontificii,  che  vi 
cantano  il  mottetto ,  Surge  Petre, 
composizione  musicale  del  gran  Pa- 
Icstrina.  1  monsignori  votanti  del 
supremo  tribunale  della  segnatura 
di  giustizia,  v'  intervengono  in  cappa. 

A'  5  InglìOy  Cappella  nella    chiesa 
di  s.   Pietro  in  Molitorio. 

Cantasi  pontificalmente  la  messa 
da  un  vescovo,  cui  assistono  i  mi- 
nistri delle  Cappelle  Cardinalizie,  e 
prelatizie,  que'  della  Pontificia  Cap- 
pella, e  il  collegio  de'  cappellani  can- 
tori, i  quali  cantano  il  mottetto , 
Tu  e&  Petrus,  del  menzionato  Pa- 
lestrina.  Gli  abbrevia  tori  di  parco 
maggiore,  colle  cappe  vi  assistono. 

Le  esequie  anniversarie ,  che  si 
celebrano  da  alcuni  collegi  prelatizi, 
cioè  dai  vescovi  assistenti  al  soglio, 
dagli  uditori  di  Rota,  come  &\  disse 
all'articolo  Anniversario  pei  Cardina- 
li, pei  vescovi  assistenti  e  pegli  udi- 
tori di  Rota  defunti.  Le  esequie  pei 
vescovi  assistenti  al  soglio  Pontifi- 
cio si  fanno  nella  chiesa  di  s.  Maria 
in  Vallicella,  ed  anticamente  in  quel- 
la di  santa  Marta,  e  le  esequie  per 
gli  uditori  della  sagra  romana  Ro- 
ta si  celebrano  in  quella  di  san  Lo- 
renzo in  Damaso.  Canta  messa  un 
vescovo,  cui  prestano  assistenza  i  mi- 
nistri delle  Cappelle  Cardinalizie  e 
prelatizie,  quelli  della  Cappella  Pon- 
tificia ,  e  il  collegio  de'  cantori  di 
questa,  in  uno  ai  maestri  delle  ceri- 
monie. Nella  stessa  chiesa  di  s.  Maria 
in  Vallicella  celebrano  anniversarie 
esequie,  separatamente  a'propri  colle- 
ghi defunti,  i  maestri  delle  cerimo- 
nie Pontificie,  e  i  cantori  della  Cap- 
pella Papale.  Monsignor  sagrista  vi 
suole  cantar  la  messa  coli' assistenza 
de'  ministri  delle  Cappelle  Cardina- 
lizie e  prelatizie,  de'  cantori  stessi 
ed  altri  della  Cappella  Papale. 


GAP 

CAPPELLE     SEGRETE     DEL     PaPA. 

Sono  quelle  private  de'  palazzi  apo- 
stolici Vaticano,  e  Quirinale,  ove  i 
Pontefici  quotidianamente  celebrano 
la  messa,  o  la  ascoltano  dai  propri 
cappellani  segreti.  Anticamente  vi 
assistevano  ai  secondi  vesperi  delle 
feste  solenni ,  e  in  alcune  occasioni 
vi  fecero  diverse  sagre  funzioni. 

GU  altari  delle  Cappelle  segrete 
sono  Pontificii ,  e  ni  uno  ,  come  in 
quelli  delle  principali  basiUche,  vi 
può  celebrare  senza  una  espressa  per- 
messìone  del  Papa.  Soltanto  vi  cele- 
brano la  messa  i  cubiculari  cappel- 
lani segreti,  per  comodo  del  Ponte- 
fice, che  la  ascolta,  il  che  segue  nel 
modo,  che  si  dice  agli  articoli  Cap- 
pellani segreti,  e  Cappellani  comuni, 
ove  pure  si  tratta  del  modo  onde 
il  Papa  celebra  la  messa.  Nel  cibo- 
rio evvi  sempre  il  ss.  Sacramento  , 
anche  negli  ultimi  tre  giorni  della 
settimana  santa ,  rimanendo  allora 
però  chiusa  la  porta  della  Cappella. 
Abbiamo  dal  Torrigio ,  Grotte  vati- 
cane, p.  1^1,  che  Paolo  IV,  Ca- 
raffa, nel  1 55^ ,  siccome  principe 
magnifico,  per  venerazione  al  ss.  Sa- 
cramento, ordinò  che  nelle  Gsippelle 
Pontificie  del  Vaticano,  e  del  Qui- 
rinale, nelle  lampade  in  vece  d'olio 
ardesse  notte  e  giorno  cera  bianca 
e  buona,  locchè  tuttora  si  osserva 
esattamente.  Va  però  qui  avvertito, 
che  sino  al  decUnare  del  secolo 
XVIII,  stante  la  giornaliera  ufficia- 
tura, che  aveva  luogo  nella  Cappel- 
la Pontifìcia,  come  dicemmo  di  so- 
pra, costantemente  nel  cil^orio  del- 
l' altare  della  Cappella  Sistina  del 
Vaticano,  o  della  Paolina  del  Qui- 
rinale, secondo  ove  risiedeva  il  Pa- 
pa, era  vi  il  ss.  Sagramento,  tanto  in 
particola,  che  in  ostia  grande.  A  ta- 
le effetto,  secondo  il  disposto  da  Pao- 
lo IV,  ardevano  dinanzi    due    lan^- 


GAP 

pade  di  cera  bianca;  e  quando  do- 
vevansi  celebrare  le  Cappelle  od  i 
vesperi  Papali,  si  levava  il  ciborio, 
ed  il  ss.  Sagramento  si  trasferiva 
alla  Cappella  Paolina  del  Valicano, 
se  il  Papa  abitava  questo  palazzo, 
o  alla  Cappella  dell'  Annunziata  pu- 
re edilìcata  da  Paolo  V,  se  dimo- 
rava al  Quirinale.  Nei  primordi  per- 
tanto del  corrente  secolo,  il  santis- 
simo Sacramento  non  più  si  con- 
serva nelle  Cappelle  Sistina,  e  Paoli- 
na, ma  sibbene  nelle  Cappelle  se- 
grete del  Papa  dei  palazzi  apostoli- 
ci che  abita,  con  lampade  di  cera 
avanti. 

Dai  secondi  vesperi  del  sabato 
avanti  la  domenica  di  passione , 
chiamato  Sitìenles,  sino  alla  matti- 
na del  venerdì  santo,  nelle  Cappelle 
segrete  tanto  il  quadro  dell'  aliare , 
che  il  Crocefisso  si  cuoprono  d'  un 
velo  di  seta  paonazza,  praticandosi 
altrettanto  con  tutti  i  crocefissi  del- 
le camere  Pontificie.  Nella  sola  mat- 
tina del  giovedì  santo  a  quello  della 
detta  Cappella  segreta  si  cambia  la 
copertura  con  un  velo  di  seta  bianca. 

Ne  soltanto  nei  nominati  palazzi 
Pontificii ,  ma  anco  negli  antichi  i 
Papi  avevano  le  loro  Cappelle  do- 
mestiche, e  segrete,  e  sappiamo  che 
s.  Gregorio  11,  educato  da  Sergio  I, 
eletto  nel  687,  nel  patriarchio  late- 
ranense ,  ebbe  in  cura  gli  oratori! 
delle  Cappelle  Pontificie  esistenti  nel 
medesimo.    F.  Palazzi  Pontificii. 

§  I.  Cappelle  segrete  del  palazzo  va- 
ticano ,  e  di  quelle  del  palazzo 
apostolico  di    Castel  Gandolfo. 

§  II.  Cappelle  segrete  del  palazzo 
Quirinale. 

§  III.  Funzioni  Pontificie,  eh' ebbero 
luogo  nelle  Cappelle  segrete  dei 
palazzi  apostolici,  ordinarie,  e  stra- 
ordinarie. 


CAP 


i53 


§  I.  Cappelle  segrete  del  palazzo 
valicaìiOi  e  di  quelle  del  palazzo 
apostolico  di  Castel  Gandolfo. 

Cappella  dedicata  alla  nascila 
dì  GesÌL  Cristo.  Questa  nel  palazzo 
vaticano ,  fra  le  diverse  cappelle 
domestiche  de'  Papi ,  di  cui  in  ap- 
presso parleremo,  attualmente  è  la 
sola  segreta  de'  Pontefici ,  che  vi 
abitano.  Quantunque  tal  palazzo  ai 
tempi  di  Sisto  V  fosse  già  vastissi- 
mo, pure  osservando  quel  gran  Pon- 
tefice ,  che  la  sua  edificazione  iu 
varie  epoche ,  produceva  i  diversi 
appartamenti  oscuri  ed  imperfetti , 
pensò  di  fabbricare  presso  quello  di 
Gregorio  XIII  altro  palazz^o  staccato 
dagli  antichi,  e  connesso  per  mezzo 
soltanto  di  un  angolo,  comodo  e 
magnifico  qual  si  conveniva  al  so- 
vrano Pontefice.  Ma  questo  generoso 
divisameuto  fu  posto  ad  etfetto  da 
Clemente  Vili,  Aldobrandini^  su- 
bhmato  al  triregno  nel  1592.  Al 
terzo  appartamento  nobile  di  questo 
palazzo,  evvi  la  residenza  pontificia, 
nella  cui  sesta  stanza  v'  ha  la  porta 
della  Cappella  segreta,  con  archi- 
trave di  marmo  fatto  nel  1624  da 
Urbano  Vili,  come  si  vede  dal  suo 
stemma  gentilizio.  11  quadro  dell'al- 
tare, che  sta  fra  due  finestre,  di- 
pinto a  olio  dal  viterbese  Gio.  Fran- 
cesco Romanelli,  prediletto  discepolo 
di  Pietro  da  Cortona,  rappresenta 
la  nascita  di  Gesù,  La  volta  è  tutta 
ornata  di  stucchi  dorati,  con  armi 
ne' riquadri  di  Alessandro  VII,  Chi' 
gìy  e  di  buone  pitture  a  fresco  ese- 
guite da  qualche  discepolo  di  Pietro 
da  Cortona;  lo  sfondo  o  quadro  di 
mezzo,  ov' è  l'assunzione  della  b. 
Vergine,  fu  fatto  fare  da  Urbano 
Vili,  il  quale  fece  eseguire  pure  al- 
cuni stucchi  ;  e  le  altre  qui\ttro  \>ì\i 


i54  GAP 

Iure  esprimono  varie  storie  del  Te- 
stamento vecchio.  A  destra  evvi  la 
piccola  sagrestia,  e  a  sinistra  una 
stanza,  ove  anticamente  i  Papi  a- 
scoltavano  la  messa,  senza  essere 
veduti.  II  soffitto  della  quale  stanza 
è  dipinto  a  vari  riquadri,  cogli  stem- 
mi di  Clemente  Vili.  Nel  sottoposto 
fregio  di  rabeschi  gialli  su  fondo  tur- 
chino, si  veggono  ripetuti  quelli  di 
Innocenzo  XI,  Odescalchi.lSeì  1724, 
Benedetto  XIII  fece  vari  ristauri  a 
questa  Cappella,  e  a'  2  dicembre 
179,4  vi  consacrò  e  dedicò  l'altare, 
finche  il  regnante  Gregorio  XVI  nel- 
l'abbellire  il  contiguo  appartamento 
pontificio,  la  ha  nobilitata  col  far  nuo- 
vamente dorare  gli  stucchi,  pulire  le 
pitture,  rinnovare  il  pavimento,  l'ar- 
chitrave e  gli  stipiti  della  porta  interna 
di  marmo  bianco,  ov'è  inciso  il  suo 
nome ,  decorandone  le  pareti  con 
riparti  di  pilastri,  e  sagri  emblemi 
lumeggiati  ad  oro,  e  fornendo  l'al- 
tare di  decenti  arredi,  e  la  sagrestia 
di  armadi.  Nella  detta  stanza  poi,  in 
cui  i  suoi  antecessori  prima  ascolta- 
vano la  messa,  e  poi  la  predica  nel- 
l'avvento, e  nella  quaresima  in  pre- 
caria bussola,  fu  ridotta  stabile  la 
bussola  medesima. 

Cappella  di  Nicolo  V.  Questo 
magnanimo  Pontefice,  del  i447  eres- 
se nel  palazzo  vaticano  due  Cappel- 
le, una  pubblica,  dove  Paolo  111 
fabbricò  la  Cappella  Paolina^  della 
quale  si  parlò  a  suo  luogo,  l'al- 
tra privata,  che  resta  presso  le 
stanze  dipinte  da  Raffaello.  Quest'  o- 
latorio  da  Nicolò  V  fu  fatto  egre- 
giamente decorare  di  pitture  a  fre- 
sco, per  mezzo  del  beato  Giovanni 
Angelico  da  Fiesole  domenicano , 
valente  dipintore  di  quell'  età.  Per 
C[uadro  dell'  altare ,  vi  rappresentò 
il  Redentore  deposto  dalla  croce, 
circondato  dagli  angeli ,  che  lo  ado- 


CAP 

ravano  ;  ma  poi  vi  fa  sostituito  il 
martirio  di  s.  Stefano  del  Vasari. 
Ora  però  evvi  un  arazzo  esprimente 
il  Presepio.  Ne' quattro  angoli  della 
volta  il  b.  Angelico  vi  eseguì  i  quattro 
evangelisti,  e  i  principali  dottori  della 
Chiesa  greca,  e  della  latina,  e  nelle  tre 
facciate  delle  pareti,  in  quattro  ri- 
partimenti,  vari  trattì  della  vita  del 
protomartire  s.  Stefano,  e  di  s.  Lo- 
renzo. Gregorio  XIII  vi  fece  ripulire 
le  pitture,  e  Clemente  XI,  nel  17 12, 
la  restituì  all'  antico  splendore.  Be- 
nedetto XIII,  nel  1725,  ne  consa- 
crò l'altare,  avendo  la  sera  prece- 
dente, dopo  il  consueto  sermone, 
esposte  le  reliquie  de'  ss.  Venerando 
e  Fausto  martiri,  che  poi  ripose 
sotto  la  mensa  dell'  altare,  ove  ce- 
lebrò per  ultimo  la  messa.  Final- 
mente a'  nostri  giorni  Pio  VII  la 
ridusse  al  primiero  stato,  mediante 
le  cure  dell'esimio  barone  Camucci- 
ni.  Questa  Cappella,  eretta  pel  do- 
mestico uso  de' Papi,  servì  poi,  quan- 
do essi  abitarono  il  contiguo  appar- 
tamento, per  Cappella  comune  della 
famiglia  Pontificia,  celebrandovisi 
eziandio  per  comodo  di  essa  i  divi- 
ni ufficii  quotidianamente.  Essa  vi 
assisteva  anche  dalla  contigua  sala 
vecchia  degli  svizzeri,  mediante  una 
finestra,  dalla  quale  si  vede  la  Cap- 
pella, e  qualche  volta  presentemente 
nelle  solennità  la  detta  famiglia  vi 
riceve  la  santa  comunione. 

Dalla  Storia  de''  Conclavi  di  Bur- 
cardoj  sulle  due  Cappelle  di  Nicolò 
V,  abbiamo  tratte  le  seguenti  noti- 
zie, la  maggior  parte  delle  quali 
sembrano  riguardare  principalmente 
la  di  lui  Cappella  maggiore.  Nel 
conclave  del  i4^^3  ^^^'  l'elezione 
di  Pio  II,  i  Cardinali  fecero  serrare 
nel  palazzo  vaticano  due  sale,  e  due 
Cappelle,  e  quella  minore  di  Nicolò 
V  fu    riserbata    per    l' elezione    del 


GAP 

Papa.  Nel  conclave  del  14^4  P^^i' 
l'elezione  di  Paolo  li,  i  Cardinali 
nella  cappella  di  Nicolò  V,  che  poi 
fa  detta  di  Papa  Paolo,  si  aduna- 
rono a  fare  lo  scrutinio,  dopo  che 
ivi  il  sagrisla  celebrò  la  messa  del- 
lo Spirito  Santo.  Nel  conclave  del 
1492  per  l'elezione  di  Alessandro 
YI,  il  conclave  ossia  gli  scrutini  fu- 
rono fatti  nella  cappella  di  Sisto  IV. 
Nel  conclave  del  i5i3  per  la  elezio- 
ne di  Leone  X,  dai  Cardinali,  nel- 
la cappella  solita  di  Papa  Nicolò  V, 
si  disputò  sui  consueti  capitoli,  e  si 
promise  da  tutti  V  osservanza.  In 
detta  Cappella  pertanto  si  fece  il 
primo  scrutinio;  i  Cardinali  vi  ce- 
lebrarono la  messa,  e  vi  elessero  il 
Papa.  Nel  conclave  per  1'  elezione  di 
Adriano  VI,  nel  i522,  il  sagrista  ce- 
lebrò la  messa  al  sagro  Collegio  nel- 
la cappella  di  Papa  Nicolò  V,  ed 
ivi  si  fece  il  primo  scrutinio. 

Cappella  d"  Innocenzo  FUI.  Nel 
cosi  detto  palazzo  d'Innocenzo  Vili, 
Cibo  ,  dalla  parte  di  Belvedere  ,  e 
presso  la  galleria  delle  statue  co- 
struita da  Clemente  XIV,  e  prose- 
guita da  Pio  VI  nel  Museo  Vati- 
cano fino  alla  biblioteca,  con  dise- 
gno del  famigerato  Antonio  PoUa- 
juolo,  Innocenzo  YIII  nel  i490j  fe- 
ce costruire  la  sua  Cappella  privata 
di  forma  quadra,  con  piccola  cupo- 
la, ed  annessa  sagrestia.  Il  Ponte- 
fice la  dedicò  al  precursore  s.  Gio. 
Battista,  di  cui  avea  portato  il  no- 
me, avendo  preso  possesso  nella  fe- 
sta della  sua  decollazione.  L' altare 
di  bianco  marmo  avea  per  quadro 
il  detto  santo,  che  battezza  Gesti 
Cristo,  e  tutta  la  Cappella  era  fre- 
giata di  stimabili  pitture  a  fresco 
di  valenti  artisti  (specialmente  di  An- 
drea Mantegna  ) ,  che  vi  eseguirono 
vari  fatti  della  vita  del  Redentore, 
di  s.  Gio.  Battista ,  diversi  santi ,  e 


CAP  155: 

sante,  non  che  lo  stesso  Papa  genu- 
flesso, cui  s.  Pietro,  ponendogli  una 
mano  sulla  spalla,  raccomandava  al- 
la ss.  Vergine.  Vi  dipinse  inoltre  il 
Montegna  il  sagrifìcio  di  Abramo, 
e  varie  virtù  ;  ma  trovandosi  in  ne- 
cessità, e  vedendo  che  Innocenzo  VIIC 
per  le  gravi  cure  del  governo  della 
Chiesa  non  vi  poneva  riparo,  vi  di- 
pinse fra  esse  la  Discrezione,  ed  al- 
lorché il  Papa  si  recò  a  vedere  le 
sue  opere,  e  seppe  da  lui  ciò,  che 
tal  figura  rappresentava,  soggiunse: 
>»  se  tu  vuoi  che  sia  bene  accompa- 
"  gnata  ,  dipingi  accanto  la  Pa- 
«  zienza  ".  Ma  si  preziose  pitture, 
che  il  Chattard,  Descrizione  del  Va- 
ticano ,  t.  Ili,  p.  143,  dice  tutte 
eseguite  dal  Montegna,  in  uno  al 
pavimento  di  mosaico,  ih  parte  de- 
perirono per  opera  del  tempo,  ed  in 
parte  pegli  edifici i  eretti  in  questo 
sito  da  nominati  Clemente  XI V,  e 
Pio  VI. 

Cappella  di  Giulio  III.  L' ap- 
partamento detto  comunemente  del- 
la contessa  Matilde,  fu  fabbricato 
d'ordine  di  tal  Pontefice  eletto  nel 
i55o,  e  poi  accresciuto,  e  decora- 
to di  bellissime  pitture  da  Urbano 
Vili.  Al  lato  destro  della  seconda 
stanza  evvi  la  magnifica  Cappella  edi- 
ficata dal  medesimo  Giulio  III,  dove 
già  veneravasi  all'altare  di  marmo,  im 
quadro  colla  b.  Vergine,  e  il  s.  bam- 
bino in  seno.  Le  due  finestre  late- 
rali di  questo  altare  sono  di  forma 
ovale,  i  vetri  rabescati,  colle  imma- 
gini de'  ss.  Pietro  e  Paolo,  e  gli 
stemmi  di  Pio  IV.  Il  quale  non  fu  il 
solo  Pontefice  benemerito  di  questa 
Cappella  abbellita  da  ringhiera  di  fini 
marmi,  ma  lo  furono  anche  prima 
Paolo  IV,  e  poi  Paolo  V,  come  rileva- 
si dalle  loro  armi.  Nella  volta  v'  ha 
dipinto  il  Padre  eterno,  e  lo  Spiri- 
to Santo,   con  una  gloria  d'angeli. 


i56  GAP 

Presso  di  questa  Cappella  fu  co- 
struita la  sagrestia,  con  soffitto  scor- 
niciato, cogli  evangelisti  dipinti  ne- 
gli scompartimenti,  sul  gusto  degli 
scolari  di  llafìaello.  Ma  V  apparta- 
mento fatto  per  uso  Pontifìcio,  ven- 
ne poi  abitato  da'  principi  alloggia- 
ti nel  palazzo  Vaticano,  e  quindi 
assegnato  per  abitazione  di  monsi- 
gnor sotto-datario,  ed  altri  prelati 
palatini. 

Cappella  di  Pio  IF.  Questo  Pon- 
tefice avanti  il  giardino  della  Pigna 
fece  innalzare  l'appartamento  Pon- 
tifìcio di  ritiro,  detto  di  Belvedere, 
ossia  di  Tor  de' venti,  presso  il  pa- 
lazzetto  d'Innocenzo  Vili,  seguendo 
il  disegno  di  Bramante,  che  ivi  si 
rese  più  celebre  per  la  meravigliosa 
scala,  o  cordonata,  per  salirvi,  Cliia- 
inasi  Belvedere,  per  le  deliziose  ve- 
dute di  Roma,  e  per  molta  parte  di 
sua  campagna,  che  si  osservano  da 
taf  eminenza.  Ci  lavorarono  per  al- 
tro diversi  arcìiitetti.  Per  quel  che 
riguarda  il  palazzetto  d'  Innocenzo 
YIII,  fu  eseguito  dal  Pollajuolo,  e 
pel  resto  da  Pirro  Ligorio,  e  in  par- 
te da  Giacomo  Barozzi.  Memorie 
della  Cappella  di  Pio  IV  non  ve 
ne  sono,  ma  vuoisi  che  fosse  quella, 
che  stava  dopo  la  terza  stanza  soia- 
rata.  Avea  un  altare  di  marmo  rin- 
novato, e  consacrato  da  Benedetto 
XIII,  Orsini,  con  quadro  in  tela 
dentro  cornice  di  stucco  quadrata . 
V  era  dipinto  nella  volta  lo  Spirito 
Santo  raggiante,  e  ci  aveano  fregi  di 
grotteschi,  conchiglie,  rosoni  ec.  Ma  di 
detto  palazzo,  che  servi  alcune  volte 
per  alloggiarvi  i  principi,  fu  poi  as- 
segnato il  secondo  piano  per  abita- 
zione del  Cardinal  bibliotecario ,  e 
il  primo  per  appendice  del  museo, 
fi  cui  lion  ha  guari  provvidamente 
il  Papa  regnante  ha  aggiunto  due 
jjuQvi  musei,  1'  Egizio  al  primo  pia- 


CAP 

no,  e  l'Etrusco  al  secondo,  che  for- 
mano l'ammirazione,  e  lo  stupore 
degl'  intelligenti,  V.  Museo  Vati- 
cano .  Nel  1724  Benedetto  XHI 
consacrò  l' altare  del  ss.  Rosario. 
Questo ,  o  è  quello  della  suddetta 
Cappella  di  Pio  IV,  ovvero  un  al- 
tro ,  che  si  vuol  da  lui  eretto  nel 
casino  del  medesimo  Pio  IV  al  gran 
giardino  Vaticano,  detto  il  Bosca- 
reccio,  ove  fìnoagli  ultimi  tempi  era- 
vi  in  una  camera  un  dipinto  a  guaz- 
zo al  muro  in  grand'  ovato  (  con 
fogliami  per  cornice)  in  cui  rappre- 
sentavasi  la  ss.  Vergine  del  Rosario 
col  s.  Bambino  in  braccio,  e  a  pie- 
di i  ss.  Domenico,  e  Filippo  Neri, 
tutti  patroni  di  Benedetto  XIII;  il 
che  è  anche  un  segtìo  manifesto,  che 
tale  stanza  era  destinata  ad  uso  di 
cappella  Pontifìcia  privata.  Tuttavia 
quel  medesimo  Papa  Benedetto  XllI 
nel  Vaticano  eresse  delle  altre  Cap- 
pelle dedicandole  al  ss.  Rosario,  e 
ai  detti  santi,  come  si  legge  nel  ci- 
tato Chattard. 

Cappella  di  s.  Pio  V.  Presso 
le  camere  dell'appartamento  Borgia, 
e  sul  nuovo  appartamento  di  Paolo 
V  verso  Belvedere,  il  detto  Ponte- 
fice    ne  aggiunse    delle    altre   dopo 


\iò<ò^ 


cui  fu  esaltato  alla  cat- 


tedra apostolica.  In  memoria  di  s. 
Pietro  martire,  vi  eresse  altresì  una 
magnifica  cappella  per  suo  uso  par- 
ticolare, di  forma  quadra,  comun- 
que si  chiuda  verso  l'altare  di  fac- 
ciata in  figura  ovale.  11  quadro  di 
queir  altare  esprimeva  1'  uccisione 
del  santo,  che  scrive  col  dito  tinto 
nel  proprio  sangue  il  Credo ,  e  fu 
eseguito  ad  olio  dal  Vasari.  La  volta 
è  ripartita  di  cornici  a  stucco  do- 
ralo, con  sacre  pitture  a  fresco  rap- 
presentanti la  vita  di  alcuni  santi 
dell'  Ordine  domenicano ,  a  cui  s. 
Pietro  avea  appartenuto,  e   X  estasi 


CAP 

di  s.  Caterina  da  Siena,  dietro  i  di- 
sei^ni  dolio  stesso  Vasari.  Dipoi,  nel 
iT-j.^,  Benedetto  XIH ,  che  prima 
del  Pontificato  era  stato  domenica- 
no, ne  consacrò  l'altare,  ma  in  se- 
guilo questa  Cappella  siccome  venne 
compresa  nella  biblioteca  vaticana,  ne 
fu  tolto  l'altare,  e  da  ultimo  l'odier- 
no Pontefice  per  mezzo  di  un  can- 
cello vi  congiunse  l'appartamento 
Borgia.  Sotto  questa  Cappella  al  pia- 
no inferiore,  €  di  figura  ovale,  s. 
Pio  V  fece  edificare  altra  picco- 
la Cappella  in  onore  di  s.  Stefano 
protomartire,  venendo  dipinta  daGia- 
como  della  Zucca,  fiorentino,  la  vol- 
ta, e  le  pareti  delle  sue  eroiche  azio- 
ni, come  il  quadro  dell'  altare  a  olio 
esprimeva  il  sofferto  martirio. 

Inoltre  s.  Pio  V  costruì  nel  Va- 
ticano ,  nelle  camere ,  eh'  egli  fece 
fabbricare  presso  1'  appartamento  di 
Raffaello,  un'altra  cappella  magnifica 
decorata  di  marmi,  e  di  pregevoli  pit- 
tine a  fresco.  La  sua  forma  ovale  par- 
tecipante dell'ottagono,  termina  a 
cupola  in  cerchio.  Ivi  Federico  Zuc- 
cari  dipinse  con  varie  foggie  e  co- 
lori Lucifero  e  gli  angeli  ribelli  scac- 
ciati dal  cielo  dagli  altri  angeli,  e 
nel  tamburo  in  quattro  vani  la  sto- 
ria di  Tobia,  ed  in  due  l'astrologia, 
e  l'eternità.  11  quadro  dell'altare 
dipinto  in  tavola  dal  Vasari,  rap- 
presentava l'assunzione  della  b.  Ver- 
gine coronata  dal  Padre,  e  dal  Fi- 
gliuolo. Le  pareti  incrostate  di  mar- 
mi costituiscono  quattro  specchi  or- 
nati dì  cornici  di  breccia  rossa ,  e 
sulle  tre  porte  eranvi  altrettanti  lu- 
nettoni  bislunghi.  Negli  specchi  si 
vedevano  i  quattro  evangelisti  di- 
pinti in  tavola ,  e  ne'  luneltoni  s. 
Tommaso  d'Aquino,  ed  i  quattro 
principali  dottori  della  Chiesa  latina. 
Finalmente  ne'  quattro  gran  tondi 
erano    effigiale   l' Annunziazione,  la 


CAP  15:7 

nascila  del  Signore,  la  liberazione 
di  s.  Pietro  dal  Carcere ,  e  s.  Zacca- 
ria quando  gli  apparve  l'  angelo,  se- 
condo il  Taja,  Descrizione  del  pa- 
lazzo Vaticano ,  p.  275,  ma  secondo 
il  Chattard,  Aronne  con  un  angelo. 
Dopo  le  ultime  vicende,  e  dopo 
aver  servito  questa  celebre  Cappella 
a  s.  Pio  V,  e  ad  altri  Papi  (prin- 
cipalmente a  Benedetto  XIII ,  che 
ai  19  marzo  1725  ne  rinnovò  e 
consacrò  1'  altare,  e  vi  celebrò  molte 
funzioni  comprensivamente  alla  con- 
sacrazione di  diversi  vescovi),  ne'pri- 
mordi  del  secolo  corrente.  Pio  VII 
siccome  collocò  gli  arazzi  eseguiti 
presso  i  disegni  di  Raffaello  nelle 
altre  camere  dello  stesso  s.  Pio  V, 
tolse  dalla  Cappella  il  bel  pavimento 
di  marmo  e  lo  fece  situare  nella 
stanza  ove  pranzano  i  Papi  al  Qui- 
rinale, mentre  l'altare  fu  trasportato 
in  una  camera  della  sagrestia  Pon- 
tificia. ]\el  luogo  ,  ov'  era  1'  altare, 
fu  aperta  una  gran  finestra  :  lo  spec- 
chio destro  servi  per  porta,  da  cui 
si  scendo  mediante  tie  branchi  di 
scala,  alla  sagrestia  pontificia  j  dalla 
quale  scala  i  Papi  si  recano,  per  le 
Cappelle  e  sagre  funzioni,  alla  detta 
sagrestia,  e  da  essa  alla  Cappella  Si- 
stina. Sul  primo  ripiano  della  scala 
vi  è  a  fresco  il  Presepio,  opera  mi- 
rabile di  Baldassare  da  Siena.  Quindi 
il  lato  sinistro  della  cappella  di  s.  Pio 
V  venne  aperto  per  la  comunica- 
zione della  galleria  degli  arazzi.  Ma 
non  restando  che  i  marmi,  e  le  pit- 
ture della  cupola,  e  suo  tamburo, 
Pio  VII  fece  eseguire  ne'  quatti^ 
gran  tondi  dal  bellunese  Demin,  al- 
trettanti dipinti  a  fresco ,  dove  le 
arti  da  lui  tanto  protette  furono  es- 
presse. Però  il  Pontefice  regnante 
con  saggio  divisamento  avendo  tras- 
portati gli  arazzi  nella  galleria  ap- 
presso a  quella    di    Gregorio  XI 11, 


i58  GAP 

e  collocata  la  galleria  de'  quadri 
nelle  camere  di  s.  Pio  V  fra  l'ap- 
partamento dipinto  da  Raffaello  e 
questa  antica  cappella,  siccome  ave- 
Aano  molto  sofferto  le  pitture  del 
eh.  Demin,  lo  stesso  regnante  Pon- 
tefice commise  al  cav.  Pietro  Pao- 
letti  bellunese,  che  egualmente  a 
fresco  ne  dipingesse  i  tondi.  Egli  con 
bello  accorgimento,  e  lodata  esecu- 
zione per  rinnovare  la  memoria  dei 
preesistenti  dottori,  negli  antichi  lu- 
nettoni,  li  raffigurò  un'altra   volta. 

Cappella  di  Gregorio  XIII.  Nel 
braccio  della  loggia  di  tal  Pontefi- 
ce, che  corrisponde  coll'appartamen- 
to  ora  abitato  dai  Papi,  e  le  loggie 
di  Raffaello,  presso  la  sala,  della  quale 
faremmo  altrove  menzione,  ed  ove 
nell'avvento,  e  nella  quaresima  il  p. 
compagno  del  p.  maestro  del  sagio 
palazzo,  mentre  il  Papa,  i  Cardinali, 
e  i  prelati  ascoltano  la  predica,  ne 
fa  altra  a'  loro  famigliari ,  vi  è  la 
Cappella  comune  eretta  da  Grego- 
rio XIII  del  1572,  in  cui  nelle  fe- 
stività, dal  primo  cappellano  segreto 
si  comunica  la  famiglia  Pontifìcia. 
La  sua  forma  è  ottangolare,  coper- 
ta di  cupoletta,  con  altare  quadro, 
in  cui  Girolamo  Muziani  dipinse  a 
olio  s.  Paolo ,  e  s.  Antonio  primi 
eremiti,  quando  nel  deserto  per  mez- 
zo di  un  corvo  ebbero  il  pane.  La 
cupoletta  é  pitturata  a  fresco  da 
Cherubino  Alberti,  e  da'  suoi  sco- 
lari, e  vi  è  rappresentato  il  Salva- 
tore sedente  in  atto  di  benedire,  in 
mezzo  ad  angeli,  che  sostengono  gli 
attributi  della  sua  passione.  Ne' quat- 
tro angoli  sono  effigiati  i  princi- 
pali dottori  della  Chiesa,  e  sotto  la 
fortezza,  la  giustizia,  la  speranza,  e 
la  carità,  con  alcune  storie  eseguite 
a  chiaroscuro  in  terretta  gialla.  Al 
di  sopra  vi  sono  i  quattro  evange- 
listi, ed  altre  storie,  fra  le  quali  Mo- 


CAP 
sé,  Davide,  e  la  tavola  de'  pellegri- 
ni serviti  dal  Papa.  Si  riconoscono 
per  autori  di  tali  pitture  il  Noga- 
ri ,  il  Massei ,  Gio.  da  Modena ,  e 
Raffaele  da  Reggio.  Nel  1725  Be- 
nedetto XIII  non  solo  rifece  magni- 
ficamente l' altare,  ma  volle  consa- 
crarlo egli  stesso. 

Cappella  di  Urbano  Vili.  Nel- 
la ultima  stanza  dipinta  da  Raffael- 
lo evvi  una  piccola  porta,  la  quale 
mette  alla  cappelletta,  che  dai  ripe- 
tuti stemmi  di  Urbano  Vili,  Bar- 
berini, elei  1623,  fa  conoscere  do- 
versi a  lui  la  sua  erezione.  Essa  è 
tirata  a  volta  con  diversi  sparti- 
menti  di  cornici  di  stucco  dorato , 
con  vari  fatti  della  passione  del 
Salvatore,  cioè  l'orazione  nell'orto, 
la  coronazione  di  spine,  la  flagella- 
zione, e  l'incontro  con  la  madre 
Maria  colla  croce  sulle  spalle;  men- 
tre -per  la  volta  si  vede  vm  coro  di 
angeli  cogli  stromenti  della  stessa 
passione,  opere  tutte  eseguite  dai 
discepoli  di  Pietro  da  Cortona.  Pe- 
rò la  più  bella,*  che  vuoisi  essere 
di  Pietro,  è  il  fresco  o  quadro  del- 
l'altare rappresentante  il  Salvatore 
deposto  dalla  croce,  colla  b.  Vergi- 
ne, s.  Giovanni,  s.  Maddalena,  e  Ni- 
codemo.  A  mano  destra  di  questa 
Cappella,  v'  ha  una  piccola  porta  co- 
gli stipiti,  e  l'architrave  di  marmo, 
con  finestra  quadrata  con  volta  a 
botte,  che  serviva  per  ascoltarsi  dal 
Papa  la  messa,  dalla  contigua  stan- 
zola.  Sembra,  che  una  Cappella  si- 
mile, come  nelle  pitture  delle  pare- 
ti, e  dell'altare,  ed  anco  nello  stan- 
zolino  per  ascoltare  la  messa.  Ur- 
bano Vili  la  facesse  costruire  nel 
palazzo  pontifìcio  di  Castel  Gandol- 
fo  {Fedi),  da  lui  edificato  per  vil- 
leggiatura de'  Papi ,  col  disegno  ,  e 
opera  di  Maderno,  del  Breccioli ,  e 
del  Castelli,   accresciuto   e    compito 


CAP 

da  Alessandro  VII.  In  detta  cappel- 
la, che  tuttora  è  la  domestica  dei 
Pontefici ,  Urbano  YIII  a'  24  otto- 
bre 1627  congiunse  in  matrimonio 
il  suo  nipote  d.  Taddeo  Barberini, 
con  d.  Anna  Colonna.  Ne  mancaro- 
no i  suoi  successori  di  celebrarvi  al- 
cune private  funzioni.  Sappiamo  di- 
fatti, che  Clemente  XllI  soleva  re- 
citarvi il  rosario  colla  famiglia,  che 
a'  9  giugno  i75g  vi  conferì  l'ordi- 
ne del  presbiterato  a  monsignor  O- 
razio  IVI  a  t  tei  suo  cameriere  segreto, 
e  guardaroba  ,  ed  ai  12  giugno 
1763  diede  i  quattro  ordini  minori 
al  chierico  Gio.  Francesco  Minari 
padovano,  convittore  del  seminario 
romano. 

Nello  stesso  appartamento  Ponti- 
fìcio di  Castel  Gandolfo,  e  poco  di- 
stante da  detta  Cappella,  il  mede- 
simo Clemente  XIII,  Rezzonico ^ 
fece  altra  cappella  segreta  di  forma 
quadra,  con  aliare  di  marmo,  e  ai 
3  ottobre  1709,  lo  consacrò  dedi- 
candolo in  onore  della  beatissima 
Vergine,  e  s.  Gio.  Battista,  che  ven- 
gono rappresentati  nel  quadro.  Col- 
locate furono  nella  mensa  le  reli- 
(fuie  de'  ss.  martiri  Liviniano  ed  Ila- 
rio, di  nome  proprio,  e  per  memo- 
ria evvi  una  iscrizione  sulla  fascia 
di  marmo. 

Delle  altre  Cappelle  del  palazzo 
Vaticano,  alcune  delle  quali  appar- 
tennero ai  Pontefici,  tratta  il  men- 
tovato Chattard ,  principalmente  di 
quella  della  Madonna  del  Rosario, 
coi  ss.  Domenico  e  Filippo,  che  si 
vuole  di  Benedetto  XIII,  e  che  è 
neir  appartamento  ora  abitato  dal 
maestro  di  camera  ;  di  quella  nel- 
r  appartamento  del  maggiordomo  , 
della  ss.  Vergine,  e  del  s.  Bambi- 
no; di  quelle  dei  tribunali  della  ca^ 
mera,  dedicata  come  la  precedente, 
e  della  romana  Rota  ;  di  (juclla  de'ss. 


CAP  iSg 

Pietro  e  Paolo  nell' antica  abitazione 
del  segretario  di  consulta;  di  quel- 
la della  sagrestia  Pontificia,  dedi- 
cata air  Assunzione  di  Maria,  ec.  ec. 

§  II.   Cappelle  segrete    del  palazzo 
Quirinale. 

Questo  celebre  colle,  uno  de' più 
salubri  ed  ameni  di  Roma,  verso 
il  i54o,  fu  incominciato  ad  abitare 
da  Paolo  III,  Farnese  j  particolar- 
mente nell'  estate,  nel  palazzo  del 
Cardinal  Gianvincenzo  Caraffa,  pres- 
so il  monistero  de'  benedettini ,  nel 
luogo  ove  attualmente  è  il  pontifi- 
cio. In  esso  mori  quel  Pontefice  ai 
IO  novembre  i549.  Gregorio XIII, 
eletto  nel  1572  ,  acquistato  quello 
del  Cardinal  d' E.ste  col  contiguo 
giardino,  ne  incominciò  la  fabbrica 
col  disegno  di  Ponzio  lombardo,  e 
del  Mascherini ,  e  Sisto  V,  e  Cle- 
mente Vili  ne  continuarono  l' am- 
pliazione  per  mezzo  del  cav.  Dome- 
nico Fontana ,  finche  Paolo  V,  e- 
saltato  al  pontificato  nel  i6o5,  vi 
aggiunse  l'appartamento  nobile,  e 
la  Cappella  paolina  con  architettura 
di  Carlo  Maderno,  della  quale  si 
fece  a  suo  luogo  la  descrizione.  Lo 
ingrandirono  anche  Urbano  Vili, 
Alessandro   VII,    Innocenzo   XII    e 

XIII,  Clemente  XII,  e    Benedetto 

XIV,  Clemente  XIII,  e  ne  furono 
benemeriti  Pio  VII,  e  massime  Gre- 
gorio XVI  Papa  regnante. 

Cappella  di  Paolo  V.  Nell'ap- 
partamento, che  guarda  il  giardino 
dalla  parte  di  levante ,  detto  dei 
I^rincipi,  perchè  in  questo  talvolta 
vennero  alloggiati  alcuni  principi 
stranieri,  e  da  ultimo  l'imperatore 
d'Austria  Francesco  I,  e  poi  Maria 
Teresa  regina  vedova  di  Sardegna, 
attualmente  abbellito  e  abitato  nel- 
la stagione  estiva  dall' odierno  Pou- 


i6o  GAP 

tefice,  Paolo  V  edificò  ,  nell'  anno 
sesto  del  suo  pontificato ,  una  ma- 
gnifica cappella  a  forma  di  croce 
greca,  con  cupola,  e  piccola  sagre- 
stia, cui  sovrasta  lo  slemma  di  Ur- 
jDano  VITI.  Decorata  è  dessa  da 
Tari  riparti  con  vaghi  stucchi  do- 
rati, e  da  bellissime  pitture  a  fre- 
sco, eseguite  dal  celebre  bolognese 
Guido  Beni.  Piappresentano  queste 
la  vita  della  B.  V.,  la  sua  nascita,  la 
sua  presentazione  al  tempio  ec,  va- 
ri angeli  santi,  e  profeti ,  e  il  Pa- 
dre eterno  in  mezzo  a  un  coro  di 
angeli,  che  cantano.  Nella  cupola 
rappresentasi  la  stessa  ss.  Vergine 
in  gloria  alla  destra  dell' eterno  I^a- 
die,  circondata  da  angeli,  che  suo- 
nano  vari  stromenti;  mentre  in  otto 
pilastri  l'Albani  in  fondo  d'oro  effi- 
giò stupendamente  le  otto  virtù.  Ol- 
tre i  mirabili  freschi.  Guido  dipinse 
a  olio  r  annunziazione  della  Madon- 
na nel  quadro  dell'altare.  Mentre  egli 
dipingeva  questa  nobilissima  cappel- 
la, Paolo  V,  che  avea  per  lui  un 
affetto  particolare,  sovente  si  com- 
piaceva nel  vederlo  lavorare,  obbli- 
gandolo a  cuoprirsi  il  capo  in  sua 
presenza.  Queste  pitture  vennero 
eseguite  in  quindici  incisioni  da  pa- 
recchi artisti,  per  cura  della  calco- 
grafia camerale,  e  il  Travalloni  sta 
(egregiamente  incidendo  l'Annunziata. 
Benedetto  XIII,  a'  29  settembre  1724, 
ne  consacrò  l'altare  da  lui  ristaurato 
con  vari  marmi,  e  lo  dedicò  alla  stes- 
sa Annunziazione,  concedendo  in  quel 
giorno  indulgenza  plenaria  a  chi 
visitando  la  cappella,  avesse  pregato 
per  lui.  Finalmente  Pio  VII  rifece 
il  pavimento  con  marmi  di  vari 
colori  e  specie,  decorandone  il  mez- 
zo la  sua  arme;  e  sotto  quella  di 
Paolo  V,  incontro  alla  finestra  prin- 
(ipale,  ewi  il  sorprendente  arma- 
dio, umilialo  a  Pio  VII  dal  macchi- 


CAP 

nista  Ciancarelli  di  Rieti,  che  fra  i 
meccanismi,  che  contiene,  suona  al- 
cuni pezzi  di  musica. 

Cappella  della  h.  Vergine  del 
Boxano.  Dalla  parte  della  scala  a 
chiocciola  in  fondo  alla  corte  del 
cortile  eseguita  a  somiglianza  di 
quella  di.  Bramante,  subilo  dopo  la 
porticella  segreta  dell'  appartamento 
d' inverno,  ewi  questa  piccola  ma 
graziosa  cappella,  eretta  da  Pio 
VII,  Chiaramoìitì^  nel  1821,  anno 
XXI  del  suo  pontificalo ,  come  si 
legge  dalla  iscrizione  in  giro  sull'ar- 
co dell'altare  sotto  .  al  suo  stemma 
gentilizio;  edificata  per  maggior  como- 
do dei  Papi,  particolarmente  nella  sta- 
gione invernale.  È  di  forma  ettagona 
con  pavimento  di  marmi  di  colori 
diversi;  nella  volta  v'ha  lo  Spirito 
Santo  raggiante,  e  alle  quattro  lu- 
nette sono  dipinti  a  chiaroscuro  gli 
evangelisti.  Andrea  Giorgini  fece  a 
fresco  il  quadro  dell'altare,  ove  con 
lodevole  diligenza,  e  vivacità  di  co- 
lorito rappresentò  la  b.  Vergine  col 
s.  Bambino,  che  tiene  nelle  mani  il 
rosario,  circondato  da  diversi  ange- 
letti  in  vari  divoti  atteggiamenti . 
Nella  parte  inferiore  s.  Pio  V  ve- 
stito degli  abiti  pontificii  con  istola, 
genuflesso  e  rivolto  alla  Madonna, 
e  al  suo  figlio  prega  pel  felice  esi- 
to della  battaglia  navale  di  Lepan- 
to, in  cui  le  sue  galere  unite  a 
quelle  de' suoi  alleati  veneti  e  spa- 
gnuoli^  combattevano  contro  la  for- 
midabile flotta  di  Selim  II,  impe- 
ratore de'  turchi,  L'  altare  di  mar- 
mo con  incorniciature  dorate,  ripor- 
ta r  iscrizione  esprimente,  che  Be- 
nedetto XII l  il  consacrò  a' 1 5  otto- 
bre 1724.  Esso  prima  stava  in  fon- 
do alla  galleria,  ove  ora  dimorano 
i  palafrenieri  pontificii,  e  serviva  di 
Cappella,  quando  i  Pontefici  cele- 
brando le   funzioni    della   settimana 


GAP 
santa  al  Quirinale,  dalla  grati  Cap- 
pella Paolina  vi  riponevano  nel  gio- 
vedì santo  il  sepolcro.  Quella  galle- 
ria ne' conclavi  in  esso  palazzo  ce- 
lebrati, venne  ridotta  a  Cappella  co- 
mune pei  Cardinali ,  e  conclavisti. 
Sappiamo  inoltre,  che  nel  detto  an- 
no 1724,  Benedetto  XIII  fece  in 
sua  presenza  consacrare  un  altare 
di  una  Cappella  segreta,  da  monsi- 
gnor arcivescovo  Coscia,  poi  Cardi- 
nale, e  lo  dedicò  a  Gesù  coronato 
di  spine.  Quindi  lo  stesso  Papa  vi 
celebrò  pel  primo  la  messa.  Questo 
è  forse  quello  stesso  della  B.  V.  del 
Rosario  summentovato,  a  seconda  del- 
le ricerche  esaurite.  Si  sa  pertanto,  che 
Paolo  V,  al  termine  di  detta  galleria 
eresse  una  piccola  Cappella  per  suo  uso 
privato,  e  per  quello  de*  successori, 
facendovi  dipingere  a  fresco  da  Gui- 
do Reni  la  coronazione  di  spine, 
nella  quale  era  rappresentato  Gesìi 
Cristo,  sedente  in  mezzo  a  due  ma- 
nigoldi, uno  de'  quali  gli  presentava 
la  canna.  Sotto  l'amministrazione  fran- 
cese volendosi  ridurre  il  palazzo 
pontificio  del  Quirinale,  come  vm 
palazzo  imperiale,  l' intendente  della 
corona  Darti  nel  far  demolire  la 
cappella,  fece  restaurare  la  pittura 
della  coronazione,  la  quale  ora  tro- 
vasi in  una  sala  terrena ,  sotto  la 
galleria  de'  quadri  esistenti  in  Cam- 
pidoglio. Però  nell'operazione  del 
distacco  perdette  molto  della  sua 
primiera  bellezza. 

Cappella  del  Presepio.  Questa 
fu  eretta  da  Paolo  V  sotto  la  cap- 
pella dell'  Annunziata,  nell'  apparta- 
mento, che  già  servi  per  le  congre- 
gazioni Cardinalizie  e  prelatizie  ; 
poi  sino  al  corrente  anno  fu  resi- 
denza della  segreteria  di  stato  per 
disposizione  di  Pio  VII,  giacché 
slava  prima  sopra  la  sontuosa  Cap- 
pella Paolina  del  medesimo  palazzo 

VCL.    IX. 


GAP  iGt 

Quirinale,  ed  ora  nel  detto  apparta- 
mento vi  sono  stabiliti  gli  uffìzi  del 
niaggiordomato.  Il  Pontefice  Paolo  V 
a  comodo  de'  Cardinali,  e  prelati,  che 
in  questo  luogo  adunavansi  per  le 
congregazioni,  volle  edificare  una 
bellissima  cappella  con  cupola^  de- 
corandola di  riquadri,  e  di  eleganti 
ornati  di  stucco  e  dorature,  con 
dipinti  a  fresca,  opera  di  Pomaran- 
cio.  11  primo  ,  che  trovasi  ov'  è  il 
grande  e  belio  altare  di  marmo 
bianco,  rappresenta  il  presepio,  e 
r  adorazione  de'pastori.  Nella  parte 
a  destra  dell'  ingresso,  corrisponden- 
te al  lato  dell'epistola  dell'altare, 
vedesi  effigiata  la  strage  degl'  inno- 
centi, e  nella  sinistra  evvi  espresso 
l'arrivo  e  l'adorazione  de' re  Magi. 
Il  quarto  dipinto  nella  volta  mostra 
una  gloria,  e  corona  d'angeli,  men- 
tre le  quattro  lunette  sono  abbel- 
lite dagli  evangelisti.  Sotto  all'ado- 
razione de'  Magi  vi  è  un'apertura 
con  grata,  che  serviva  per  ascoltare 
la  messa,  fatta  dire  da  quelli,  che 
si  riunivano  per  le  predette  congre- 
gazioni, avanti  d'incominciarle. 

Cappella  dell'  Assunzione  del 
tribunale  della  Rota.  Dal  lato  del 
palazzo  Quirinale,  che  guarda  la 
strada  pia,  egualmente  edificato  da 
Paolo  V,  e  sotto  alla  sua  gran  Cap- 
pella Paolina,  vi  sono  le  stanze  ove 
si  radunano  gli  uditori  della  Rota* 
Nell'ultima  trovasi  una  cappella  di 
forma  bislunga,  dipinta  con  riqua- 
dri messi  a  oro ,  e  nel  soffitto  lo 
Spirito  Santo j  con  rosoni,  e  altri 
ornati  di  chiaro-scuro  lumeggiati 
pure  d'oro,  eseguiti  allorché  Cle- 
mente XIII  ne  ordinò  il  restauro 
nel  1768)  come  si  vede  da*  suoi 
stemmi  ed  iscrizione.  Bello  è  l'alta* 
re  di  marmo  con  architrave,  e  pi- 
lastri con  capiteUi,  come  di  marmo 
sono  le  ai'mi  gentilizie  di  Paolo  V 
1 1 


i62  GAP 

a' lati  di  esso  altare,  il  cui  quadro 
l'appresenta  l' Assunzione  al  cielo 
della  Madonna.  In  questa  Cappella 
gli  uditori  di  Rota  ascoltano  la  mes- 
sa quando  ivi  si  adunano  per  giu- 
dicale le  cause;  ed  allorché  il  Pa- 
pa abita  al  Quirinale,  il  primo 
eappellano  segreto  per  le  solenni- 
tà di  Pasqua,  Assunta,  Ognissan- 
ti, e  Natale  vi  celebra  il  santo  sa- 
crifizio, e  comunica  la  famiglia  Pon- 
tificia. 

Nei  tre  ultimi  conclavi  celebrati 
nel  palazzo  Quirinale,  in  detta  Cap- 
pella si  disse  quotidianamente  la 
messa  dello  Spirito  SantOj  dopoché 
il  clero  ha  fatto  la  solita  processio- 
ne, il  che  segue  come  andiamo  a 
descrivere.  In  tutto  il  tempo  del 
conclave ,  ogni  mattina ,  appena  la 
processione  del  clero  nel  cortile  del- 
lo stesso  palazzo  termina  le  sue  pre- 
ci per  la  sollecita  elezione  del  Pon- 
tefice, e  torna  nella  chiesa  donde 
partì,  ovvero  in  altra  più  vicina, 
incontanente  il  collegio  de'cappellani 
cantori  Pontificii  canta  nella  Cap- 
pella della  Rota  la  messa  dello  Spi- 
rito Santo,  e  quindi  recita  le  con- 
suete orazioni.  Canta  messa  un  cap- 
pellano cantore  assistito  dai  chierici, 
e  sotto  chierici  della  Cappella.  A 
tutto  il  conclave  di  Clemente  XIV, 
che  si  faceva  al  palazzo  vaticano,  si 
cantava  tal  messa  in  una  cappelletfca, 
elle  erigevasi  nel  cortile  del  mare- 
sciallo di  detto  conclave.  Nel  con- 
clave per  la  elezione  di  Pio  VI  fu 
cantata  in  s.  Maria  in  Vallicella,  e 
per  quello  per  morte  di  Pio  VII 
fu  stabilita  questa  Cappella  della 
Rota,  ed  altrettanto  si  praticò  per 
quelli  per  morte  di  Leone  XII  e 
Pio  Vili.  Tre  altre  Cappelle  nel 
|)alazzo  Quirinale  meritano  qui  di 
essere  ricordate,  cioè  quella  di  mon- 
signor maggiordomo,  quella  di  mon- 


CAP 

signor  sagrista,  e  quella  del  tribu- 
nale della  camera. 

La  cappella  domestica  del  mag- 
giordomo, presso  la  sua  abitazione, 
che  guarda  la  strada  di  porta  pia, 
avente  per  quadro  dell'altare  la  b. 
Vergine  col  s.  Bambino,  che  sostie- 
ne una  rosa ,  non  offre  niente  di 
particolare,  se  non  che  per  due  iscri- 
zioni marmoree  è  resa  interessante, 
come  quelle  che  ricordano  essere 
stata  Cappella  domestica  di  Pio  VII. 
La  prima  iscrizione  é  la  seguente, 
che  riportiamo  tradotta  dal  latino: 
»  Pio  VII  Pontefice  reduce  con  gran 
»  trionfo  in  Roma,  dopo  cinque  an- 
»  ni  di  schiavitù  e  di  esilio,  dimorò 
«  in  questa  abitazione  dai  24  di 
»  maggio  fino  ai  23  luglio  dell'an- 
«  no  1814.  Benedetto  Naro  prefet- 
»  to  de'  sagri  palazzi  apostolici,  de- 
M  voto  alla  Santità  Sua  ec.  "  L'al- 
tra iscrizione  é  di  questo  tenore: 
»  Alla  Santità  di  Pio  VII  Pontefice 
»  Massimo,  alla  maestà  di  Carlo  IV, 
w  re  di  Spagna,  e  di  Luisa  regi' 
»  na,  perché  a'  19  giugno  i8i4  in 
»  questa  sala  ridotta  poi  a  Cap- 
«  pella  conferì  la  tonsura ,  e  tutti 
»  gli  ordini  minori  a  Francesco  di 
«  Paola  Borbone,  infante  di  Spa- 
»>  gna ,  alia  presenza  de'  suoi  reali 
»  genitori  ". 

La  Cappella  di  monsignor  sagrista 
trovasi  nella  sua  abitazione,  egual- 
mente dal  lato  della  strada,  che  con- 
ducendo a  porta  pia,  chiamasi  con 
questo  nome.  Essa  fu  fatta  costruire 
da  Clemente  XI,  il  quale  le  assegnò 
puranco  l'olio  necessario,  per  farvi 
ardere  di  continuo  una  lampada,  in 
onore  dei  corpi  de'  ss.  martiri,  che 
ivi  si  conservano.  Nel  lySy  fu  in- 
titolata a  s.  Lorenzo  martire ,  pel 
dono  fattole  da  Clemente  XII  di 
una  pittura  rappresentante  la  Ma- 
donna col  Bambino,  s.  Agostino,  e  s. 


GAP 

Lorenzo  levita    e    martire,   come  si 
legge  nella    iscrizione  marmorea  ivi 
esistente,  che  è  del  tenore  seguente, 
tradotta    dal   latino  idioma:    »>   Cle- 
>»  mente    XI ,  ad  istanza  di    fr.  A- 
»>   gostino    abbate    Olivieri    vescovo 
«  di   Targa    (era    suo    parente)    e 
»»   prefetto  della  sagrestia  apostolica, 
»»  stabib  e  adornò   questa  Cappella, 
»»  onde  in  appresso  con  più  conve- 
«  nienza  fossero  custodite  le  reliquie 
«  de'  santi  martiri,  che    si    trovano 
»»  nello    scavo    delle    catacombe,    e 
>»   la    dotò    d'  una    lampada  ,    che 
■>i  sempre   ardesse.  Anno    I7i5,  del 
»>  suo    Pontificato     XV.    '*  .      Cle- 
mente XII    poi  neU'  anno    VII   del 
suo     Pontificato     vi     aggiunse     un 
quadio    di    san     Lorenzo     martire 
egregiamente     dipinto  .     Neil'  anno 
1798    monsignor    Cristiani     sagrista 
fece  tiasporlare    in    questa  Cappella 
una  custodia   di   legno   dorato  rap- 
presentante   un    piccolo   tempio,  in 
cui  conservavasi    la    testa  di  s.  Lo- 
renzo  martire,    la   quale    con   altre 
reliquie   si   venerava    nella  Cappella 
Pontifìcia  del  palazzo  vaticano.  Poco 
dopo  il  medesimo  prelato  ridusse  la 
cappella  in  miglior  forma,  e  fece  di- 
pingere l'attuale  quadro,  che  rappre- 
senta s.  Lorenzo  sulla  graticola,  non 
che    rifare   l'altare   sotto    del   quale 
conservasi    il    corpo  petrificato  di  s. 
Giustina  martire,  e  le  credenze  in- 
torno alla  Cappella,  ove  si  pongono 
i  corpi   santi ,    che    si  trovano  nelle 
catacombe.  A'  io  agosto,  ricorrendo 
la  festa  di  detto  santo,  si  espone  la 
di  lui    testa,    e    i    Sommi    Pontefici 
sogliono    visitare    privatamente     la 
Cappella. 

Finalmente  presso  le  stanze  degli 
uditori  di  Rota,  di  cui  superiormen- 
le  si  fece  menzione  ,  vi  sono  quelle 
nel  l'j^^  assegnate  da  Clemente 
XI 11    al    tril)unale    della    reverenda 


CAP  i63 

camera  apostolica ,   cui   Pio  VI  nel 
1790  aggiunse  delle  altre,  nelle  qua- 
li ,  non  solo  il    detto  tribunale,  ma 
anche  gli  altri  prelatizi,  e  le  congre- 
gazioni    Cardinalizie     si     dovessero 
adunare.    E    quando   il   conclave  si 
celebrò  al  Quirinale,   queste   camere 
si  assegnarono  per  abitazione  al  ma- 
resciallo   del   conclave.     Nell'ultima 
stanza  evvi  una  Cappella,  il  cui  al- 
tare   di    marmo,  nel   Pontificato  di 
Benedetto  XllI  fu  consacrato  a'  25 
febbraio    1728,    da    Nicola  Saverio 
Albini  episcopo    Lucensi,  ed  il  pic- 
colo suo    quadro    a  olio  rappresen- 
ta la  b.  Vergine  che  legge,  col  Bam- 
bino in  braccio,  e  chiamasi  volgar- 
mente la  Cappella  comune,  o  della 
camera.  Ivi  talvolta    fu    dal  cappel- 
lano segreto  distribuita  la  s.  Comu- 
nione   alla  Pontificia  famiglia  d'ogni 
ceto.  È  a  notarsi ,  che  anticamente 
eravi  una  Cappella  nel  palazzo  Qui- 
rinale, che  avea  il  titolo  di  Cappella 
comune,  ed  abbiamo,  che,  nel  I724> 
Papa  Benedetto  XIII  consacrò  l'al- 
tare di  s.  Geminiano  della  Cappella 
comune* 


g  III.  Funzioni  Pontificie  y  che  eh^ 
bero  luogo  nelle  cappelle  segrete 
de''  palazzi  apostolici  j  ordinarie^ 
e  straordinarie. 

Fino  circa  alla  metà  del.  secolo  pas- 
sato ,  nelle  Cappelle  segrete  dei  Pon- 
tefici quattro  volte  l'anno,  cioè  nelle 
solennità  di  Pasqua  di  Risurrezione^ 
di  Pentecoste,  de'  ss.  Pietro  e  Paolo 
e  del  s.  Natale,  si  cantavano  i  se- 
condi vesperi  dai  cappellani  cantori 
della  Cappella  Ponlilicia ,  ndla  ca- 
mera innanzi  alle  stesse  cappelle  del 
palazzo  abitalo  dal  l^ontefice.  Leg- 
giamo in  Andrea  Adami ,  Ossen'a^ 
zùoni  per  ben  regolare  il  coro  della 


i64  CAP 

Cappella  Papale ,  Roma  1 7 1  r ,  che 
ne'  detti  giorni,  all'ora  stabilita  dal 
Pontefice,  il  collegio  dei  cantori  si 
trovava  nella  indicata  stanza  per 
cantare  coU'organo  i  secondi  vesperi, 
clie  intuonavansi  da  uno  di  essi,  co- 
stituito nella  dignità  sacerdotale  in 
cotta  e  stola,  il  quale  inoltre  dice- 
va r  orazione  nel  fine  ;  e  tanto  le 
antifone  che  i  salmi  doveano  essere 
corti  ed  allegri ,  e  di  composizioni 
di  valenti  autori  ,  regolandole  il 
maestro  colla  battuta ,  cui  inoltre 
incombeva  prendere  l'ora  suindica- 
ta dal  maestro  di  camera  nella  mat- 
tina. Quello  di  Pentecoste  era  e- 
guale  al  precedente  di  Pasqua  , 
ma  l'inno  F^eni  creator  Spiritus 
non  intonavasi  finche  il  Papa  non 
si  era  inginocchiato  sul  genufles- 
sorio^  e  scoperto  il  capo  dal  mae- 
stro di  cerimonie,  che  lo  assisteva. 
Pel  vespero  de'ss.  Pietro  e  Paolo,  non 
\i  erano  particolarità ,  se  non  che 
doveva  essere  ben  concertato  ;  e  per 
l'altro  del  s.  Natale,  stante  la  mol- 
tiplicità  delle  precedenti  sagre  fiin- 
zioni,  si  soleva  trasportare  nel  gior- 
no seguente  di  s.  Stefano  ;  anzi  quan- 
do le  funzioni  della  mattina  termi- 
navano molto  tardi,  anche  gli  altri 
tre  vesperi  si  differivano  al  seguen- 
te giorno. 

11  Papa  v' interveniva,  vestito  con 
mozzetta  e  camauro,  ma  senza  stola, 
e  l'ascoltava  dove  soleva  sentire  la 
messa,  avendo  innanzi  l'inginocchia- 
toio collo  strato.  Vi  aveano  luogo 
i  Cardinali  palatini,  che  sedevano  su 
sgabelli ,  porgendo  l' aspeisorio  al 
Pontefice  il  più  degno,  in  abiti  rossi, 
con  rocchetto,  scoperto,  e  senza  cap- 
pa. Àifche  il  Cardinal  protettore  dei 
cantori  Pontificii  vi  assisteva,  in  uno 
agl'intimi  famigliari  del  Pontefice, 
e  a  quelli,  eh'  egli  faceva  invita- 
re: i    primi   sedevano   nella  stanza 


CAP 

avanti  la  cappella  ove  stava  il  coro, 
e  i  secondi  venivano  ammessi  nel- 
l'anticamera nobile,  e  solo  per  di- 
stinzione a'  principi  si  facevano  en- 
trare ove  assisteva  la  camera  segreta, 
sedendo  in  isgabelli ,  il  che  veniva 
reputato  per  una  onorificenza. 

Altre  funzioni  sagre  annuali,  ed 
ordinarie  nelle  Cappelle  segrete,  me- 
no quelle  che  nomineremo,  non 
ebbero  in  costume  i  Pontefici  di  ese- 
guire, avendo  le  maggiori  negli  stessi 
palazzi  apostoHci,  e  vicine  ai  propri 
appartamenti,  meno  le  straordinarie, 
di  cui  qui  poi  si  parlerà.  In  quelle 
maggiori,  siccome  altrove  si  disse, 
dopo  il  XIV  secolo  hanno  celebrato 
le  cappelle  quando  non  lo  fecero 
nelle  basiliche,  e  chiese  di  R^^ma. 
Però  in  queste  Cappelle  domestiche, 
e  segrete  conservandosi  il  ss.  Sa- 
cramento chiuso  nel  ciborio ,  lo  vi- 
sitano, e  sugli  altari  celebrano,  o 
assistono  al  santo  sacrificio  della  mes- 
sa, e  permettono  che  gì'  intimi  loro 
famigliari  quotidianamente  interven- 
gano a  quella  del  cappellano  segreto, 
e  alle  principali  novene,  e  altri  eser- 
cizi divoti,  che  i  Pontefici  stessi  ezian- 
dio fanno  privatamente,  mentre  nel- 
le feste  solenni,  o  di  qualche  santo 
si  espongono  le  analoghe  reliquie. 
Talvolta  i  Papi  nelle  Cappelle  segrete 
per  un  tempo  fecero  esporre  alla 
pubblica  venerazione  alcune  insigni 
reliquie,  e,  per  dire  di  alcuni,  Inno- 
cenzo Vili,  allorché,  nel  149*2,  rice- 
vette in  donativo  da  Bajazetto  II  la 
sacra  lancia,  ripose  questa  per  pa- 
recchi giorni  nella  cappella  domesti- 
ca, che  avea  edificato  al  Vaticano 
nel  suo  palazzettOj  di  cui  si  tratta 
superiormente,  e  poi  la  fece  trasfe- 
rire nella  basilica  di  s.  Pietro.  I  re- 
pubblicani francesi,  nel  1797,  pro- 
fanarono il  santuario  della  s.  Casa 
di  Loreto,  trasportando  a  Parigi  il 


GAP 
simulacro  della  b.  Vergine  col  divin 
Figlio  in  braccio,  per  collocarla  nel 
museo  profano.  Divenuto  però  pri- 
mo console  della  repubblica  il  gene- 
ral Bonaparte,  questi  nel  1802  la 
restituì  al  Pontefice  Pio  VII,  che 
ne  r  aveva  richiesto  ;  onde  giunta  in 
Roma  la  sacra  immagine,  il  Papa 
la  fece  vestire  e  ornare  di  gemme, 
e  la  fece  esporre  alla  divozione  dei 
fedeli,  prima  nella  sua  Cappella  se- 
greta del  Quirinale,  e  poi  nella  chie- 
sa di  s.  Salvatore  in  Lauro,  donde 
la  rimandò  al  santuario  di  Loreto. 
JNon  ha  guari  poi  il  regnante  Pon- 
tefice, avendo  fatto  ripulire  la  bel- 
lissima croce  d'argento  ,  che  custo- 
di vasi  nella  sagrestia  Pontificia,  con- 
tenente un  grosso  pezzo  di  legno 
della  vera  Croce,  ove  mirabilmente 
sono  incisi  il  Crocefisso,  la  Madon- 
na, e  diverse  figure,  che  Giovenale 
vescovo  di  Gerusalemme  nel  V  se- 
colo donò  a  s.  Leone  I,  e"  che  fino 
agli  ultimi  del  decorso  secolo  espo- 
nevasi  nella  Cappella  Pontificia  nel- 
le principali  feste ,  non  solo  volle , 
che  nel  venerdì  santo  del  1 840  fos- 
se collocata  sull'altare  della  Cappel- 
la Sistina,  ma  prima  di  darla  a  cu- 
stodire alla  basilica  vaticana,  la  fe- 
ce per  diversi  giorni  esporre  sulla 
mensa  dell'  altare  della  sua  cappel- 
la segreta  della  Natività  nel  palazzo 
vaticano,  come  dicemmo  meglio  par- 
lando della  Cappella  del  venerdì 
santo. 

Molte,  e  diverse  furono  poi  le 
sacre  funzioni,  che  i  Sommi  Pon- 
tefici fecero  nelle  loro  Cappelle  se- 
grete, per  impotenza  di  eseguirle 
altrove,  o  perchè  preferirono  cele- 
brarle privatamente,  di  alcune  del- 
le quali  passiamo  a  dare  qualche 
cenno. 

La  benedizione  della  Rosa  d'oro, 
che  si  suol   lare  dai  Papi  nella  ca- 


CAP  165: 

mera  de*  paramenti  nella  IV  dome- 
nica di  quaresima,  Innocenzo  XIII, 
nel  ryaS,  la  esegui  nella  cappella 
dell'  Annunziata  al  Quirinale  ;  ciò 
che  fece  in  questa,  e  in  tutto  il 
tempo  del  suo  pontificato  Clemente 
XII,  cioè  dal  lySi  al  1739  in- 
clusive ,  sicome  quegli ,  che  per 
l'età  e  cecità  non  intei'veniva  alle 
pubbliche  funzioni.  Benedetto  XIV, 
nel  primo  giovedì  di  ottobre,  e  nella 
predetta  cappella,  dopo  aver  cele- 
brata la  messa,  benedi  la  Rosa 
d'oro,  che  per  mezzo  di  monsignor 
Acquaviva  inviò  in  dono  alla  regina 
delie  due  Sicilie;  e  Pio  VI,  nella 
mattina  della  quarta  domenica  di 
quaresima  nella  Cappella  della  Na- 
tività al  Vaticano  nel  1794?  dopo 
aver  celebrata,  e  ascoltata  la  messa, 
benedi  la  rosa  d'oro  per  la  chiesa 
di  s.  Antonio  de' portoghesi. 

La  benedizione  dello  stocco  e 
berrettone,  che  i  Pontefici  esegui- 
scono nella  camera  dei  paramenti, 
prima  del  mattutino,  o  della  messa 
nella  notte  di  Natale,  fu  fatta  nel 
1722  da  Innocenzo  XIII  nella  mat^ 
tina  di  Natale,  dopo  aver  celebrato 
la'  messa,  nella  cappella  dell'Annun- 
ziata al  Quirinale.  Altrettanto  pra- 
ticò nel  suo  pontificato  Clemente 
XII,  Corsini^  per  le  addotte  ragioni; 
e  Leone  XII,  a'  3  maggio  del- 
l' anno  1825,  giorno  sacro  all'  In- 
venzione, della  ss.  Croce  ,  nella  Cap- 
pella della  Natività  al  Vaticano,  be- 
nedi  lo  stocco,  e  berrettone,  che  per 
mezzo  di  monsignor  Ancajani,  ora 
monaco  benedettino,  regalò  al  real 
delfino  di  Francia,  duca  d'Angou- 
lème. 

Non  solo  le  menzionate  benedizio- 
ni, ma  altre  ancora  dai  romani 
Pontefici  si  fecero  nelle  Cappello 
segrete,  come  quella  delle  prezio- 
se   Fascic    benaletle  ,    che    soglio» 


iSe  GAP 

no  formalmente  benedire  nella  sala 
del  concistoro,  e  poi  donare  ai  pri- 
mogeniti ,  o  eredi  de*  monarchi  cat- 
tolici. Vi  amministrarono  eziandio  il 
sacramento  della  confermazione ,  co- 
me, nel  1761,  eseguì  Clemente  XIII, 
dappoiché  nella  Cappella  dell'  An- 
nunziata al  Quirinale  cresimò  d.  Ce- 
sare Lambertini,  pronipote  di  Bene- 
detto XIV,  facendogli  da  padrino 
per  Carlo  III ,  re  di  Spagna ,  il 
Cardinal  Orsini,  e  poi  gli  ammi- 
nistrò la  ss.  Eucaristia.  Egualmente 
in  queste  Cappelle  benedirono  le 
nozze,  e  congiunsero  in  sacramentai 
matrimonio  i  propri  parenti,  o  qual- 
che distinto  personaggio,  come  fece 
Innocenzo  XIII  che,  nel  1722,  nella 
Cappella  della  Annunziata  al  Quiri- 
nale, dopo  avervi  celebrata  la  mes- 
sa, in  mozzetta,  e  stola  uni  in  ma- 
trimonio d.  Marc' Antonio  Conti  suo 
nipote,  con  d.  Faustina  Matteij  e 
Clemente  XIII,  nel  1768,  in  detta 
cappella  congiunse  in  matrimonio  il 
suo  nipote  don  Abbondio  Rezzonico 
senatore  di  Roma,  con  d.  Ippolita 
Boncompagno  Ludovisi. 

Inoltre  eseguirono  i  Papi  diverse 
consacrazioni  nelle  loro  private  Cap- 
pelle, non  che  di  calici  ec,  e  nel 
1747  Benedetto  XIV,  volendo  pro- 
movere al  Cardinalato  il  real  duca 
di  Yorck,  dopo  aver  celebrato  la 
messa  nella  Cappella  della  Annun- 
ziata al  Quirinale,  gli  conferì  la  pri- 
ma tonsura  alla  presenza  del  padre 
di  lui  Giacomo  III  re  d'Inghilterra,  di 
alcuni  Cardinali,  nobiltà,  e  corte  Pon- 
tificia ;  e  dipoi  nella  medesima  Cappella 
gli  conferì  i  quattro  ordini  minori,  e 
poi  il  suddiaconato,  e  diaconato, 
per  cui  nella  prima  messa,  che  il 
duca  celebrò,  commiicò  il  re  suo 
genitore.  Abbiamo  ancora,  che  di- 
versi vescovi  vi  furono  consaciati 
dai  Pontefici,  giacché  Benedetto  XIII 


CAP 

nel  palazzo  vaticano  e  nella  Cappella 
dell'Assunta  di  s.  Pio  V,  consacrò 
nella  notte  di  Natale,  Lercari  in 
arcivescovo  di  Nazianzo,  e  Camarda 
in  vescovo  di  Rieti,  ed  in  appresso 
Dosquet  in  vescovo  di  Sarno  nella 
notta  di  Natale  del  1727;  nell'anno 
seguente  nella  stessa  notte  e  cappella 
consacrò  Muscettola  in  vescova  di 
Loreto  e  Recanati,  e  similmente  fece 
con  Baroni  vescovo  di  Bova  nell'anno 
1739.  Da  ultimo  Pio  VII  nella  Cap- 
pella della  Annunziata  del  Quirina- 
le, consacrò,  nel  1808,  in  vescovo 
di  Sinigaglia  il  Cardinal  Gabrielli. 
Quando  poi  Clemente  XII,  nel  1730, 
concesse  al  suo  nipote  Guadagni 
vescovo  di  Arezzo,  e  suoi  successori 
il  privilegio  del  pallio,  egli  colle  sue 
mani  glielo  impose  nella  Cappella 
della  Annunziata  al  Quirinale.  Né 
mancano  ulteriori  esempi,  che  i  Som- 
mi Pontefici  colle  loro  sacre  mani 
imposero  1'  insegna  del  pallio  a  pa- 
triarchi, e  ad  arcivescovi,  come  da 
ultimo  fecero  Leone  XII,  e  Grego- 
rio XVI,  anche  nelle  loro  Cappelle 
maggiori,  e  segrete. 

In  queste  medesime  domestiche 
Cappelle,  i  Papi  distribuirono  la 
ss.  Comunione  a  diversi  sovi'ani,  a 
personaggi  distinti,  ed  alla  propria 
famiglia.  Clemente  XI,  nel  17 19, 
lo  fece  nella  Cappella  dell'Annunziata 
al  Quirinale,  alla  principessa  di  Ba- 
den ,  e  al  figlio  di  lei,  dopo  aver  ce- 
lebrato la  messa;  e  nello  stesso  anno 
e  cappella  la  compartì  a  monsignor 
Mezzabarba  patriarca  di  Alessan- 
dria, vicario  apostolico  della  Cina, 
ed  ai  suoi  compagni  missionari,  pri- 
ma che  partissero  per  quella  re- 
gione. Indi,  nell'anno  1720,  pri- 
ma della  partenza  da  Roma  del- 
l' ambasciatore  veneto  Duodo  ,  il 
comunicò  nella  medesima  Cappella. 
Tacendo  altri  simili  esempi  de'  suoi 


GAP 

siiccesson,  abbiamo  che  Pio  VII,  nel 
mercoledì  santo  del  1 80 1 ,  nella  pre- 
detta Cappella,  prima  di  recarsi  al 
Vaticano  per  le  funzioni  della  set- 
timana santa,  celebrò  la  messa,  e 
comunicò  Carlo  Emmanuele  IV  re 
di  Sardegna,  e  la  ven.  M.  Clotil- 
de regina  moglie  di  lui ,  non  che 
la  famiglia  nobile  Pontificia. 

Nel  palazzo  apostolico  quattro 
volte  l'anno  evvi  la  comunione  ge- 
nerale, cioè  nel  mercoledì  santo  pei 
secolari,  nel  giovedì  santo  pegli 
ecclesiastici,  e  nelle  vigilie  dell'As- 
sunta, d'Ognissanti,  e  di  Natale, 
preceduta  da  tre  giorni  di  catechi- 
smi ,  che  si  fauno  nelle  Cappelle 
Pontificie  dal  p.  compagno  del  p. 
maestro  del  sagro  palazzo  ,  nelle 
quali  ha  luogo  per  mano  del  Pon- 
tefice la  comunione  della  famiglia 
nobile,  mentre  per  quella  d'ogni 
grado  si  fa  dal  primo  cappellano 
caudatario,  o  da  un  suo  collega 
nelle  Cappelle  comuni,  ed  in  sede 
vacante  ha  anche  luogo  pei  fami- 
gliari del  palazzo  apostolico.  Nel  solo 
giovedì  santo  la  ricevono  nella  Cap- 
pella segreta  gli  ecclesiastici  palatini 
del  Papa,  e  in  sua  vece  dal  maesti'O 
di  camera,  e  quando  questi  non  è 
prete,  suppliscono  l'elemosiniere,  o 
il  sagrista,  i  quaU  fanno  altrettanto 
se  il  maggiordomo  non  è  sacerdote 
(  qualora  non  la  amministri  lo  stes- 
so Pontefice  alla  famiglia  nobile  laica) 
cui  incomberebbe  supplire.  Facendosi 
tal  prelato  rappresentare  la  riceve 
pel  primo  in  abito  prelatizio,  men- 
tre gli  altri  della  nobile  famiglia  vi 
sì  recano  cogli  abiti  di  corte. 

Confermano  tali  pratiche  di  vote  i 
seguenti  esempi.  Clemente  XI,  nel 
mercoledì  santo,  del  17  18,  comunicò 
al  Vaticano  nella  Cappella  segreta 
della  Natività,  secondo  il  solito,  la 
sua  famiglia,    e  nel  giovedì  sauto  i 


CAP  167 

prelati,  e  sacerdoti  della  sua  camera 
segreta,  molti  vescovi  forestieri,  e  i 
tredici  apostoli  coi  loro  abiti,  e  tutti 
colla  stola.  BenedettoXlV,  come  isuoi 
predecessori,  per  le  suindicate  quattro 
festività,  quasi  in  tutto  il  suo  ponti- 
ficato, nella  Cappella  Paolina  del 
Quirinale,  comunicò  la  sua  famiglia 
nobile,  e  nella  vigilia  d' Ognissanti 
1743  pure  il  Cardinal  Colonna  pro- 
maggiordomo, che  sugli  abiti  Cardi- 
nalizi assunse  la  stola  alla  diaconale  ; 
poi  pel  maggiordomo  la  fece  il  sa- 
grista, enei  17.56  monsignor  ReaH, 
primo  maestro  delle  cerimonie,  men- 
tre nel  1759,  supplì  per  lo  stesso 
maggiordomo  il  maestro  di  camera. 
Anche  Pio  VI  quasi  sempre  com- 
parti alla  famiglia  nobile  la  ss.  Eu- 
caristia nella  Cappella  Sistina  del 
Vaticano,  nel  mercoledì  santo  alla 
secolare,  e  nel  seguente  giorno  alla 
ecclesiastica;  anzi  allorché  nel  1782 
andò  a  Vienna,  il  maggiordomo 
incaricò,  in  mancanza  del  sagrista , 
e  dell'  elemosiniere,  il  p.  Segarelli 
pro-sagiista ,  che  la  distribuì  alla 
famiglia  nobile  palatina. 

Sebbene  poi  l'altra  famiglia  Pon- 
tificia riceva  là  ss.  Comunione  nelle 
Cappelle  comuni  da  monsignor  cau- 
datario, o  altro  cappellano  segreto, 
sotto  Clemente  XIV,  l'ebbe  dal  p. 
Sangiorgi  conventuale,  confessore  di 
quel  Pontefice,  e  diversi  Papi  vol- 
lero ammetterla  al  ricevimento  di 
essa  dopo  quella  nobile  nelle  Cap- 
pelle Pontificie,  e  segrete  de' palazzi, 
che  abitavano.  Di  fatti  abbiamo  che 
Benedetto  XIII,  nel  17^4»  P^i*  1^ 
vigilia  dell'  Assunta,  nella  Paolina 
del  Quirinale  comunicò  la  famiglia 
palatina  d'ogni  grado,  la  quale  per 
la  vigilia  d'Ognissanti,  era  composta 
di  cento  diecinovc  individui.  Altret- 
tanto esegui  monsignor  Lercari  mae- 
stro   di   camera    ueU'  a uti vigilia    dì 


Ì68  GAP 

Natale,  alla  Paolina  del  Vaticano 
nel  17^5,  0  nell'anno  seguente  il 
detto  Papa  la  fece  a  centottanta 
persone  della  famiglia  d' ogni  specie 
nella  Sistina.  Clemente  XIII,  nel  1 7 58, 
la  comparti  egualmente  a  quella  di 
tutti  i  gl'adi;  nel  17^9  essa  ascese 
B.  duecentocinquanta  individui;  ma 
siccome  egli  facea  ristaurare  la  Cap- 
pella Paolina  del  Quirinale,  fatto 
erigere  nella  sala  regia  un  altare, 
da  questo  la  distribuì;  ascoltò  poscia 
la  messa  del  caudatario,  ed  intuonò 
le  litanie.  Quindi  la  fece  nel  1761 
a  novantasei  persone.  Tali  esempi 
in  parte  si  sono  rinnovati  a' nostri 
tempi  a  vantaggio  della  famiglia 
comune,  dappoiché  nel  i8o3  fu 
somministrata,  invece  del  cappellano 
segreto,  da  monsignor  arcivescovo 
Odescalchi  maestro  di  camera ,  e 
nel  1808  da  monsignor  Doria  insi- 
gnito della  stessa .  carica ,  a  quella 
d'ogni  ceto.  J^.  Famiglia  Pontificia, 
E  Palazzi  Apostolici  del  Vaticano, 
E  del  Quirinale. 

Anche  i  cappellani  cantori  tre 
volte  all'anno  ricevono  la  ss.  Comu- 
nione nelle  Cappelle  Pontificie,  Si- 
stina del  Vaticano,  o  Paolina  del 
Quirinale,  secondo  che  abiti  il  Pon- 
tefice; cioè  nella  domenica  fra  l'ot- 
tava del  Corpus  Domini,  nella  do- 
menica fra  l'ottava  dell'Assunta,  e 
nella  domenica  fra  l' ottava  d'  O- 
gnissanti.  Vi  canta  solennemente  la 
messa  uno  dei  cantori,  assistito  dai 
chierici  della  Cappella,  e  vi  si  co- 
municano i  cappellani  cantori  non 
sacerdoti. 

CAPPELLETTI  Benedetto,  Car- 
dinale. "Benedetto  Cappelletti  nacque 
in  Rieti  da  nobili  genitori  a'  2  no- 
yembre  1764,  e  dopo  essere  stato 
educato  dai  monaci  benedettini  cas- 
sinesi,  intraprese  la  carriera  eccle- 
siastica. Nominato  venne    dal  Pon- 


CAP 

tefice  Pio  VI  canonico  coadiutore 
a  monsignor  Stay  della  patriarcale 
basilica  liberiana.  Il  successore  Pio 
VII,  nell'anno  1802,  lo  ascrisse  tr^ 
i  prelati  referendari  delle  segnature, 
e  successivamente  il  promosse  a  po- 
nente della  sacra  congregazione  del 
buon  governo,  ed  a  protonotario  a- 
postolico.  Sostenne  dipoi  lodevolmen- 
te per  molti  anni  i  governi  delle  de- 
legazioni di  Viterbo,  di  Macerata, 
e  di  Urbino  e  Pesaro,  finche  il  Pon- 
tefice Leone  XII  gli  conferì  la  ris- 
pettabile e  gelosa  carica  di  gover- 
natore di  Roma,  vicecamerlengo,  e 
direttore  generale  di  polizia.  A  pre- 
miarne la  lunga  carriera  prelatizia , 
il  Papa  regnante  nel  concistoro  dei 
3o  settembre  i83i,  il  creò,  e  riser- 
vò in  petto  Cardinale ,  pubblicandolo 
poi  in  quello  de'  2  luglio  i832  del- 
l' ordine  de'  preti,  indi  gli  assegnò 
in  titolo  Cardinalizio  la  chiesa  di  s. 
Clemente ,  e  nel  concistoro  de'  29 
luglio  i833,  lo  preconizzò  a  vesco-* 
vo  di  Rieti  sua  patria.  Ma  poco 
dopo  una  malattia  infiammatoria , 
gli  troncò  il  filo  de' suoi  giorni  la 
notte  del  i5  venendo  il  16  maggio 
1834,  munito  di  tutti  i  conforti  del- 
la religione,  e  compianto  pel  suo  ze- 
lo, per  le  virtù,  e  per  lo  attacca- 
mento suo  alla  Santa  Sede.  La  pa- 
tria e  la  diocesi  furono  inconsola- 
bili per  la  perdita  di  sì  illustre  con- 
cittadino e  di  sì  benefico  pastore, 
le  cui  sollecitudini  tutte  erano  im- 
piegate al  vantaggio  spirituale  della 
sua  greggia  Fu  sepolto  nella  cat- 
tedrale, ove  gli  vennero  celebrate 
le  consuete  solenni  esequie. 

CAPPELLO,  Indumento,  che  cuo- 
pr€  il  capo,  fatto  alla  forma  di  es- 
so ,  circondato  nella  parte  inferiore 
da  un  girQ,  che  sporge  in  fuori,  il 
quale  si  chiama  tesa  o  piega,  ed  an- 
che falda  ed  ala,  che  riesce  0  stret- 


CAP 

ta,  o  larga,  o  ripiegata  in  più  mo- 
di, secondo  i  costumi,  e  la  qualità 
delle  persone  che  l'usano,  come  lo 
sono  la  materia,  e  il  colore.  In  la- 
tino dicesi  petasusy  pìleiis,  .  pileiinij 
galerum. 

Antichissimo  è  l'uso  del  cappello 
qual  copertura ,  ed  ornamento  del 
capo,  nonché  qual  insegna  di  liber- 
ti». Gli  ateniesi  se  ne  servivano  si 
in  città  che  per  viaggio,  e  in  cam- 
pagna ;  ed  in  generale  presso  i  greci 
tutti  portavano  il  cappello.  I  roma- 
ni, che  prima  in  tempo  di  lutto  si 
cuoprivano  la  testa  col  petaso,  e  tal- 
ora in  guerra  marciavano  col  capo 
nudo,  adottarono  l'uso  de'greci,  par- 
ticolarmente in  campagna,  per  gua- 
rentirsi dal  sole ,  e  dalla  pioggia. 
Molti  legavano  il  cappello  sotto  al 
mento,  per  prevenire  l' impeto  del 
vento,  e  poterlo  ritenere  con  sicu- 
rezza. Una  legge  de'  romani  obbli- 
gò le  meretrici  a  portare  il  cappel- 
lo giallo,  e  i  capelli  tinti  di  tal  co- 
lore. Comunemente  gli  antichi  ado- 
perarono i  cappelli  bianchi,  e  vuoi- 
si, che  il  primo  cappello  di  castoro 
si  portasse  nella  metà  del  XV  se- 
colo dal  re  di  Francia  Carlo  VII. 
Tra  le  cose  memorabili  del  diari- 
sta M.  Antonio  Valena,  si  nota 
che  nel  seguente  secolo  XVI,  in  Ro- 
ma principiarono  allora  i  cappelli 
di  feltro,  portandosi  prima  berrette 
di  panno,  o  di  velluto,  o  se  si  por- 
tavano i  cappelli ,  facevansi  di  or- 
mesino.  Abbiamo  dal  Bonaroti,  Os- 
seriazioni  istoriche  sopra  alcuni  me- 
daglioni antichi j  p.  85,  che  i  cappelli 
non  si  portavano  che  dagl'  infermi , 
attribuendosene  l'uso  a  morbidezza. 
Difutti  il  p.  Casimiro  da  Roma,  nel- 
le sue  Memorie  ec,  p.  207  ,  dice , 
che  nel  i4B3  non  si  usavano  che 
le  benetle,  dai  nobili,  e  dai  facol- 
tosi ,    ornate    con    medaglie  d' oro , 


CAP  169 

con  pennacchi,  ec.,  locchè  vediamo 
confermato  dalle  pitture.  T  cappelli 
si  foderarono  pure  di  pelliccie,  e  si 
guarnirono  con  frangie  d'oro,  con 
cordoni ,  con  perle ,  e  anche  con 
gemme.  Nel  dechnar  poi  del  secolo 
XV  in  Francia  ri tenevasi  come  un 
disordine  grande ,  che  gli  ecclesia- 
stici principiassero  a  portar  cappelli 
non  appuntati  come  i  secolari ,  a 
modo  delle  antiche  berrette.  Ed  è 
perciò,  che  fu  ordinato  ch'essi  do- 
vessero adoperare  piccoli  cappucci 
di  panno,  o  drappo  nero  a  piccole 
punte,  e  qualoia  fossero  poveri,  al- 
meno le  portassero  attaccate  a'  loro 
cappelli,  sotto  pena  di  sospensione , 
scomunica,  ed  anche  di  cento  soldi 
di  ammenda,  siccome  riporta  Lobi- 
neauj  t.  I,  p.  S^5.  Ma  i  prelati  li 
aveano  adottati  molto  prima,  giac- 
ché avanti  il  concilio  di  Lione  del 
1245,  negli  stemmi  gentilizi  non 
più  si  videro  sovrastati  dalle  mitre, 
ma  sibbene  dai  cappelli,  e  poi  dai 
galeri  o  cappelli  pontificali,  come 
rileva  il  Bernini,  //  tribunale  della 
Rota,  pag.  32.  Allorché  i  cappuc- 
ci [Vedi)  scomparvero,  e  gli  uomi- 
ni non  ebbero  più  per  coperta  ed 
ornamento  del  capo  se  non  che  cap- 
pelli ,  questi  si  formarono  eoli'  orlo 
ribassato  all'  intorno.,  onde  si  chia- 
marono fatti  a  ruota,  senza  che  la 
falda,  o  ala  fosse  in  veruna  parte 
rialzata. 

I  grandi  di  Spagna  anticamente 
appella vansi,  Ricomhri,  Ricos'hom- 
breSj  ricchi  uomini.  La  loro  digni- 
tà era  sì  grande,  che  come  pari 
ed  eguali  al  re  loro,  non  solo  sede- 
vano, e  si  cuoprivano  innanzi  ad 
esso,  ma  suggellavano  con  lui  tutti 
gli  atti  in  sigillo  rotondo.  Tuttavol- 
ta  l'uso  di  tenere  il  cappello  in  te- 
sta presso  alcuni,  e  specialmente 
presso  gli  orientali,  è  segno  di  rispet- 


170  CAP 

to.  I  romani,  ed  altri  popoli  sacri- 
ficavano col  capo  coperto.  I  siri  di- 
cono la  messa  in  tal  modo,  ed  Isac- 
co, neWIrwect.  II  in  Annenios,  4 1 4> 
dice  che  i  vescovi  armeni  tengono 
il  capo  coperto,  nel  tempo  de'  di- 
vini misteri.  Anche  i  quaqueri  e  gli  e- 
brei  tengono  il  cappello  in  testa  nelle 
loro  sinagoghe.  Il  p.  abbate  Sarti,  e 
il  conte  Marco  Fantuzzi ,  Mommi. 
Ravenn,  166,  riportano  alcuni  detti 
di  Odofredo,  fra  i  quali:  «  colligi- 
«  mus  argumentum,  quod  aliquis, 
»  quando  venit  coram  magistrata, 
»  debet  ei  revereri.  Quod  est  con- 
«  tra  Ferrarienses,  qui  si  essent  co- 
>»  ram  Deo,  non  extraherent  sibi 
»j  cappellum  vel  birretum  de  capi- 
si te,  nec  flexis  genibus  postularent. 
«  Sed  hoc  ...  in  Bononia,  et  alibi 
M  bene  servatur.  Id.  in  God.  sec.  loc. 
»i  fF.  de  postulando  ".  Curioso  è  poi 
quanto  racconta  il  citato  Valena  di 
certo  bizzarro  gentiluomo  romano, 
chiamato  Rutiho  Gracco.  Egli  por- 
tava tre  cappelli  in  testa  ;  a'  nobili 
ne  cavava  uno,  a'  prelati  due,  e  ai 
Cardinali  tutti  e  tie. 

Lungo  sarebbe  se  si  volesse  trat- 
tare de'  diversi  usi,  specie  e  forme 
de'  cappelli ,  ma  essendo  il  nostro 
argomento  di  parlare  di  quello  de- 
gli ecclesiastici,  de'  Papi,  de'  Cardi- 
nali ,  de'  véscovi  e  de'  prelati ,  esso 
si  vedrà  a'  seguenti  articoli. 

Cappello  degli  ecclesiastici.  Que- 
sti, sino  dai  primitivi  tempi  della 
Chiesa,  cuoprivansi  il  capo  colla  ber- 
retta (  Vedi  )  di  color  nero,  e  di  la* 
na,  in  chiesa  ed  anco  per  le  stra^ 
de ,  e  col  berrettino  (  Vedi  ) ,  giac- 
che anticamente  era  loro  vietata  la 
seta ,  e  gli  altri  colori.  Tuttavolta  nei 
primi  anni  del  secolo  XVI,  il  concilio 
lateranense  prescrivendo  al  clero  ve- 
stimenta  modeste,  gli  proibì  i  colo- 
bi rossi,  e  verdi,   dal  che  si  dedu- 


CAP 

ce,  che  sino  a  quel  tempo  non  era 
bene  stabilito  il  color  nero  in  tutte 
le  loro  vesti.  Di  sopra  all'articolo 
Cappello  si  disse  quando  nel  seco- 
lo XV  l'adottarono  gh  ecclesiasti- 
ci, e  principalmente  i  canonici,  cioè 
que'  cappelli,  che  partecipavano  del- 
le berrette  antiche.  Essi  però  ven- 
nero in  seguito  proibiti  da  parecchi 
concili  sinodali ,  e  dai  decreti  dei 
vescovi.  Però  la  congregazione  dei 
vescovi  e  regolari ,  nel  Pontificato 
di  Clemente  VIII,  avvertì  i  vescovi, 
che  non  impedissero  agli  ecclesia- 
stici l'uso  del  cappello  nelle  pub- 
bliche vie,  mentre  fra  gli  altri  il 
sinodo  cremonese  del  i584  avea 
prescritto  ;  «  portino  sempre  la  ber- 
»  retta  solita  clericale,  massime  in 
>i  chiesa,  e  nelle  processioni,  ed  ese- 
«  quie ,  e  non  mai  il  cappello ,  se 
M  non  per  viaggio,  o  per  istrada 
«  quando  piove,  sotto  pena  arbitra- 
«  ria  ".  Il  Nicolio  riporta  il  decreto 
della  mentovata  congregazione,  con- 
cepito in  questi  termini;  »>  che  i 
«  chierici  non  portino  cappello  s'in- 
>*  tende  in  chiesa,  e  nelle  proces- 
«  sioni".  Giorgenio,  27  marzo  1601, 
Tropea  8  aprile  i6o3.  Nel  pontitì- 
cato  poi  di  Paolo  V,  la  stessa  sa- 
gra congregazione  fece  quest'altro 
decreto:  ^^  Valenza  1 3  maggio  16 io. 
«  Non  deve  il  vescovo  fare  editto 
>t  che  i  suoi  preti  sotto  pena  di  sco- 
«  munica  sieno  obbligati  di  portar 
«  la  berretta  tanto  di  giorno,  quan- 
M  to  di  notte,  perchè  ne  potrebbe- 
M   ro  seguire  molte  infermità". 

Pompeo  Sarnelli,  nel  tomo  I  Let- 
tere ecclesias Lidie y  p.  75,  del  Cap- 
pello  clericale _,  nel  prescrivere,  co- 
me e  di  qual  colore  dev'  essere ,  e 
quando  è  vietato,  ci  riporta  i  se- 
guenti decreti,  giacché  a'  suoi  tempi 
molti  erano  gli  abusi  di  esso ,  non 
che  la  variazione  della  forma,  ad  oa- 


CAP 

ta  del  grave  avvertimento  del  Car- 
dinal 6.  Carlo  Borromeo,  conc.  Me- 
diol.  anno  i565:  »  omnem  habitus, 
M  et  ornamenti  novitatem  clerici  fu- 
«  giant  ".  L*  altro  sinodo  milanese 
del  1 568,  decretò;  ^»  Pileus  ejusmo- 
>»  di  sit,  qui  a  militaris  pilei  forma 
M  distet,  non  turbini*  speciem  prae- 
»  seferat ,  sed  talis  denique  sit,  qui 
»  ordinis  clericalis  hominem  deceat. 
»»  Concil.  Consentinum  anno  iSyg; 
M  Pileis  simplicibus  ncque  aculeatis, 
«  aut  turbinatis.  Directorium  An- 
M  driense  postea  a  Clemente  Vili 
M  approbatum,  anno  i586;  Nec  pi- 
j>  leo  fastigiato,  ac  oblongo  utantur, 
»>  sed  decenti  ac  demisso.  Concili um 
«  Seneuse  sub  Sixto  V  a  Sacr.  Con- 
«  greg.  Cardi nalium  postea  appro- 
3>  batum  die  i5  decembris  1600: 
>»  Pileum  sericum  omnino  ne  defe- 
»  rant .  Synodus  imolensis  anno 
«  i6i4:  Cum  pileis  latioribus  ni- 
«  gris  '*.  Finalmente  in  un  suo  edit- 
to, ecco  come  il  Pontefice  Urbano 
Vili,  creato  nel  1623,  volle  espri- 
mersi. »  Li  cappelli  sieno  di  forma 
M  conveniente  con  cordoni  attorno 
»»  semplici,  sotto  pena  di  venticinque 
»  scudi  d'ovo". 

Generalmente  parlando,  i  cappelli 
degli  ecclesiastici,  di  que'  monaci,  e 
religiosi,  che  ne  hanno  1'  uso ,  e  dei 
secolari,  cui  è  permesso  vestire  da 
abbate,  non  che  di  alcuni  di  quelli 
appartenenti  alla  famiglia  Pontificia 
allorché  vestono  T  abito  di  corte , 
sono  di  feltro  ed  anco  di  seta,  me- 
no alcuni  religiosi  che  1'  usano  di  fel- 
tro, e  tutti  di  color  nero,  con  lar- 
ghe ale  rivoltate  da  tre  lati,  e  soste- 
nute da  cordoncini  (la  qual  forms^ 
triangolare  vuoisi  rammentare  la  ss. 
Trinità  ) ,  venendo  circondato  il  cu- 
polino da  un  semplice  cordone ,  o 
fettuccia  di  seta  nera  con  nastro , 
il    quale    rimane    dal   lato    sinistro, 


CAP  171 

Però  gli  abbati  mitrati  regolari  e 
secolari,  il  p.  maestro  del  sagro  pa- 
lazzo, il  p.  commissario  del  s.  ofli- 
zio,  e  il  p.  segretario  della  congre- 
gazione dell'  indice ,  tutti  e  tre  del- 
l' Ordine  di  s.  Domenico,  e  il  p.  ge- 
nerale di  questo  Ordine,  nonché  gli 
avvocati  concistoriali ,  e  i  protono- 
tari  apostolici,  non  ad  instar  par- 
tici pantium  ^  ec.  ec,  usano  a'  loro 
cappelli  il  distintivo  della  fettuccia 
con  fiocco  eguale  a  quello  de'  pre- 
lati domestici,  ma  di  color  nero.  Al- 
tri religiosi  poi ,  come  i  gesuiti ,  i 
mercedarii,  passionisti,  pii  operai,  del 
ss.  Redentore ,  i  liguorini ,  ec.  ec; 
portano  il  cappello  nero  colle  sole 
due  ale  laterali  rivoltate.  Antica- 
mente alcuni  Ordini  religiosi  porta- 
vano il  cappello  del  colore  dell'a- 
bito, come  continuarono  a  ritenerlo 
i  camaldolesi  eremiti  ec. 

Cappello  del  Papa.  Fino  dai  primi 
secoli  della  Chiesa,  domesticamente, 
quando  usciva  dal  palazzo  apostoli- 
co o  viaggiava  il  romano  Pontefice, 
cuoprivasi  il  capo  col  cappuccio,  di 
cui  abbiamo  una  memoria  in  quel- 
lo della  mezzetta ,  per  significare 
r  antico  già  usato.  Ora  in  tali  cir- 
costanze adopera  sopra  il  berrettino 
(Vedi)  ^  o  il  camauro,  il  cappello. 
Questo  è  rotondo  colle  due  ale  la- 
terali rivoltate,  e  sostenute  da  cor- 
doncini d'oro,  sempre  di  colore  ros- 
so porpora,  orlato  di  fettuccia  d'oro, 
con  fiocco  di  fettuccia  di  seta  rossa, 
con  ricami  d'oro ,  e  prezioso  fiocco 
pur  d'oro.  Esso  è  di  tre  specie,  di 
velluto,  di  seta ,  e  di  feltro.  Si  usa 
questo  e  l'altro  di  velluto  nell'inverno, 
e  di  seta  nell'estate,  ma  colla  distinzio- 
ne, che  quando  il  Papa  porta  le  vesti 
di  seta,  e  la  mezzetta  di  velluto,  di 
seta,  o  di  velluto  è  il  cappello,  ed 
allorché  deve  vestire  di  lana,  il  cap- 
pello è  di  ftìltro;  tUttuvoUa  il    cw[\- 


72 


CAP 


pello  di  feltro  si  usa  quasi  sempre, 
e  quello  di  velluto  soltanto  nelle 
solennitìi,  purché  il  Papa  porti  la 
mozzetta  divelluto.  In  carrozza,  visi- 
tando chiese,  e  monisteri,  nel  levarsi 
che  faccia  il  Pontefice  il  cappello, 
viene  custodito  dal  prelato  maestro 
di  camera,  o  se  è  coi  camerieri  se 
greti,  viene  sorretto  dal  più  anziano 
tifi  essi.  Recandosi  però  il  Pontefice 
alle  cappelle  e  funzioni,  che  dee  ce- 
lebrare, od  alle  quali  assiste  vestito 
de'  paramenti  sagri,  il  maestro  di 
camera  ripone  il  cappello  nella  stan- 
za, ove  prende  la  falda,  eh'  è  pres- 
so quella  de'  paramenti.  Nella  ca- 
mera de'  paramenti  poi,  deposta 
che  il  Papa  abbia  la  falda ,  gli  si 
riconsegna  dal  medesimo  maestro  di 
camera.  Nelle  solenni  cavalcate  per 
le  cappelle  della  ss.  Annunziata,  di 
s.  Filippo,  della  Natività  della  b. 
Vergine,  e  di  s.  Carlo ,  nonché  nei 
solenni  possessi  al  Laterano ,  i  Papi 
vestiti  di  mozzetta,  e  di  stola  usa- 
vano il  cappello  Pontificale  con  ale 
piane ,  e  cordone  con  fiocco  d'oro , 
onde  fermarlo  con  sicurezza.  Il  Bo- 
naiuii  ne  dà  la  figura  a  pag.  365 
della  sua  Gerarchia  ecclesiastica. 
Precedevano  però  avanti  gli  abbre- 
viatori,  e  dopo  i  camerieri  segreti, 
ovvero  fra  il  baronaggio  romano  e 
il  capitano  degli  svizzeri,  quattro 
camerieri  segreti  più  anziani,  caval- 
cando vestiti  di  cappe  rosse,  ed  ognuno 
sosteneva  un'  asta  coperta  di  velluto 
cremisi,  in  cui  elevati  portavano 
altrettanti  cappelli  Papali  di  vel- 
luto cremisino  orlati  con  trine  d'oro. 
Nella  cavalcata  nondimeno  del  1770, 
colla  quale  Clemente  XIV  si  recò  alla 
Minerva  per  la  cappella  dell'Annun- 
ziata ,  ne  furono  portatori  quattro 
camerieri  segreti  di  spada  e  cappa; 
e  ne'  possessi  anticamente  li  sostene- 
vano quattro  scudieri  del  Papa,  co- 


CAP 

me  avvenne  in  quello  d'Innocenzo 
Vili  nel  1484.  Che  se  il  Pontefice 
cavalcava  fra  i  paggi  nobilmente  ve- 
stiti, uno  di  essi  procedeva  a  destra 
vicino  alla  staffa,  portando  in  mano 
un  velo  di  seta  cremisi  con  merletto 
d' oro,  con  dentro  il  cappello  Pon- 
tificale di  velluto,  se  il  Papa  ado- 
perava quello  di  raso,  e  viceversa. 
Questi  quattro  cappelli  Papali  signi- 
ficavano la  supreiTia  dignità  del  Som- 
mo Pontefice.  La  pienezza  della  di 
lui  potestà  si  vedeva  indicata  in  una 
immagine  di  s.  Pietro  esistente  nel- 
l'archivio della  basilica  vaticana,  e 
riferita  dal  Torrigio  a  p.  'jQ,  con 
tre  ordini  di  cappelli  in  testa,  in 
vece  del  triregno,  non  ancora  intro- 
dotto allorché  l' immagine  venne  di- 
pinta. 

Nel  trasporto  del  defunto  Ponte- 
fice dal  suo  appartamento  alla  cap- 
pella Sistina  ,  vestito  di  mozzet- 
ta ,  all'  uscire  della  sala  de'  pala- 
frenieri del  palazzo  apostolico,  gli 
si  mette  il  cappello  in  capo.  E  quan- 
do per  tre  giorni  si  espone  nella  cap- 
pella del  ss.  Sacramento  della  basi- 
lica vaticana,  vestito  cogli  abiti  Pon- 
tificali, a' piedi  si  collocano  due  cap- 
pelli Pontificali  di  velluto  rosso  cre- 
misi, rappresentanti,  secondo  il  p.  Car- 
rier De  rom.  Pontif.  quaest.  4  j  ^^ 
duplice  giurisdizione  del  sovrano 
Pontefice,  temporale  e  spirituale. 
V.   Vesti  dei  Pontefici. 

Cappello  de"  Cardinali.  Nel  con- 
ciHo  generale  XIII,  Lionese  I,  cele- 
brato da  Papa  Innocenzo  IV,  Fie- 
scili j  nel  1245,  coU'assistenza  di  di- 
versi Cardinali,  tre  patriarchi,  cen- 
toquaranta vescovi ,  dell'  imperatore 
d'  oriente  Baldovino  II,  e  degh  am- 
basciatori di  Francia,e  d' Inghilterra, 
fra  le  altre  gravi  cose ,  che  ivi  si 
trattarono,  fu  dal  Papa  stabilito  ai 
Cardinali  di  Santa  Romana    Chiesa 


GAP 

il    cappello  rosso,    col    quale  intese 
dare  ai  pochi  Cardinali  vecchi,  e  ai 
dodici  di  recente    da  lui  creati ,   un 
distintivo  di  onore ,  particolarmente 
allorquando    cavalcassero   per    città. 
Prescrisse  dover  essere  quel   cappel- 
lo di  colore  rosso  per  ammonirli  ad 
esser  sempre  disposti  a   spargere    il 
proprio  sangue    per  difendere  la  li- 
bertà ecclesiastica ,  e  quella  del  po- 
polo cristiano  ;  tanto  più  che,  come 
osserva  il  Panvinio  ,  in  quel  tempo 
la    romana    Chiesa    era    al    sommo 
travagliata  da  Federico  II.   /^.  Ga- 
gnino   de   fr ancor,  gestìs^    lib.  Vili 
p.  2  1 2.    Ma  i  Caidinali  solamente  ri- 
cevettero il    fcappello  rosso    in  Clu- 
gny,  ove  il  Papa,  nel  novembre  del 
1 246 ,    si  abboccò  con    s.  Lodovico 
IX ,  re  di  Francia,   e  co'  fratelli  di 
questo ,   il   che  conferma  Nicolò  da 
Curbio,  contemporaneo  d' Innocenzo 
IV  nella    sua  vita    cap.   21  ,  t.   Ili, 
Rer.  Ital.  592:  «  Pontifex  post  con- 
»•  cilium,  anno  secundo,  Cluniacum 
»   ivit  cum    rege  Franciae,  et  ipsius 
»»   fratribus    locuturus ,    ubi    domini 
»  Cardinales  primo  cappellos  rid^eos 
«   receperunt,  sicut  in  ipso  concilio 
»   fuerat  ordinatum  ".  Questa  dun- 
que fu  la  prima  insegna  purpurea, 
che  coronò  il  capo  de'  Cardinali,  in- 
nanzi   che  Bonifacio  Vili,  per  ren- 
dere   più   cospicua    la  loro  dignità , 
prescrivesse    loro    di    vestire   intera- 
mente di  porpora,  prima  usata  dai 
soli  Pontefici,  ed  accordata  a  qual- 
che legato  a  lalere.  Finalmente  Pao- 
lo li    onorolli    colla    berretta    rossa 
(Fedì),    oltre  altri  ornamenti.    Per 
la  qual  cosa  prima   che  i  Cardinali 
fossero  decorati  colla  berretta  rossa, 
meno    quando   assumevano    i    para- 
menti sagri,  nelle  pubbliche  funzio- 
ni, ne'  concistori  ec,  tenevano  il  ca- 
po coperto  col  cappello  rosso,  come 
apparisce  dalle  antiche  pitture,  e  da 


CAP  173 

una  medaglia  riportata  dal  Macn, 
ove  si  rappresentano  i  Cardinali  as* 
sistenti  a  Paolo  li,  nel  1464,  coperti 
col  cappello,  prima  ch'egli  conce- 
desse loro  la  menzionata  berretta. 

Ed  è  per  questo,  che  i  Cardinali 
decorano  i  loro  stemmi  col  cappello 
rosso  ornato  di  cordoni  con  fiocchi, 
come  si  vede  nel  Ciacconio.  Di  quat- 
tro specie  è  il  cappello  di  Cardi- 
nale, la  cui  forma  vedesi  nel  Bonan- 
ni,  p.  ^11,  cioè  il  pontificale,  che, 
come  diremo,  è  da  essi  ricevuto  nel 
concistoro  pubblico  dal  Papa,  il  cap- 
pellone o  parasole,  il  cappello  rosso 
piccolo,  e  il  eappello  nero,  ambedue 
usuali  della  forma  di  quello  degli 
ecclesiastici. 

Il  coppello  pontificale  chiamasi 
così,  secondo  il  Bonanni,  p.  4^2  del- 
la Gerarchia  ,  perchè  stabilito  con 
legge  Pontifìcia,  e  solamente  asse- 
gnato a'  Cardinali.  Esso  è  di  panno 
rosso,  grande  nelle  ali,  e  piccolo  nel- 
la cupola,  da  cui  pendono  due  cor- 
doni ,  con  cinque  ordini  di  flocchi 
per  cadauno,  incominciando  il  pri- 
mo con  un  fiocco,  e  terminandosi  il 
quinto  con  cinque,  onde  i  due  cor- 
doni contengono  trenta  flocchi,  oltre 
i  due  laterali  del  cupolino,  e  tanto  i 
cordoni ,  che  i  fiocchi  sono  di  seta 
rossa.  Però  il  detto  Bonanni,  a  p. 
4 18,  riporta  la  figura  d'un  Cardi- 
nale del  i5oo  con  cappello  Ponti- 
ficale di  forma  ordinaria ,  con  due 
fiocchi  laterali  al  cupolino,  e  dal  cui 
cordone  pendono  tre  ordini  di  fiocchi 
con  soli  tre  per  ciascun  ordine.  Quan- 
do Paolo  II  concesse,  dopo  il  i4^>4> 
vari  distintivi  a'  Cardinali ,  voleva 
decretare,  che  il  cappello  Pontificale 
fosse  di  seta,  ma  ebbe  molte  oppo- 
sizioni ,  «  qui  bene  senlientes  di- 
>y  minucndam  esse  ccclcsiae  pompam 
»)  non  augcndam  cum  detrimento 
»  Christiana;  reUgionis  prxdicabanl  ". 


174  GAP 

Questo  cappello    Pontificale    usa  vasi 

dai  Cardinali  nelle  solenni,    e    pub- 
bliche cavalcate  ( ;^^r//),  portandolo  in 

capo,  copertosi  questo  prima  col  cap- 
puccio della  cappa,  cioè  sopra  il  cap- 
puccio, ed  è  della  forma  che  ci  dà 
il  Bonanni  a  p.   5 io.    Allora     però 
il  cappello  Pontificale    avea  dai  cor- 
doni   pendenti    sotto    al    mento    un 
solo    fiocco,  altrimenti    sarebbe    riu- 
scito d'incomodo.  Ma  quello  con  tutti 
i  fiocchi  attualmente  sovrasta  la  loro 
arme,  pendendo  i   cinque    ordini  di 
fiocchi  da  ambo  i  iati.  Innocenzo  X, 
nel    i64't^,    decretò   che  gli  stemmi 
de'  Cardinali    non  dovessero  ornarsi 
con  corone  reali,  o  ducali,  ma  sola- 
mente   col    cappello    Cardinalizio.   Il 
p.  Stanislao  Santinelli,  nel  t.  XXVI 
degli    Opuscoli   del    Calogerà    SgS , 
ha  trattato  della  dignità,  del  Cardi- 
nalato ^    sopra    alcune   parole    della 
costituzione    Militantis    ecclesiae    di 
Innocenzo  X,  solo  pileo  de  pretioso 
Christi    sanguine     ruhente     insigniti 
e.l  decorati.    Con   essa  (  approvando 
la  proibizione  della  congregazione  ce- 
rimoniale) vietò  pertanto  di    aggiun- 
gere, nelle    armi    gej,itilizie,    nei  si- 
gilli   ed    altrove,    qualunque    forma 
di  fregio  e  di  corona,    benché  pro- 
pria delle  famiglie  loro  reah,  o  du- 
cali ,  e  dichiarò  che  non  dovesse  im- 
porsi che    il  solo  cappello  Cardina- 
lizio.   Per  altro    fu    poi  derogato  a 
questa  legge,   come  si  dice  qui  ap- 
presso ,    da  Clemente  XI ,    il    quale 
permise  potersi  porre  sugli  stemmi  le 
corone  gentilizie,  e  le  insegne  delle 
decorazioni  di  Ordini  religiosi,  eque- 
stri ,  e  cavallereschi ,    dovendo  però 
il  cappello  pontificale  tutti  ricuoprirli 
pei'  dinotare,  che  chi  è  fregiato  della 
dignità   Cardinalizia ,    tiene    le  altre 
tutte  inferiori  ad  essa. 

A  questo   proposito    narra  il  Va- 
lesio,    che   a'  r4   aprile   1708  nella 


GAP 

chiesa  di  s.  Giovanni    de'  fiorentini, 
il     celebrarono    solenni    esequie    al 
Cardinal    Nerli,  priore    de'  cavalieri 
di  s.  Stefano ,  e  volendo  i  cavalieri 
di    tal  religione    aggiungere    alla  di 
lui  arme  Cardinalizia  gli  spicchi  del- 
la loro  croce,  e  ripugnandovi  i  mae- 
stri di  cerimonie  con  asserire,  che  in 
vigore  della  bolla  di  Gregorio  XV, 
confermata    da    Urbano  Vili,  e  di 
quella  d'Innocenzo  X,  non  era  lecito 
aggiungere  allo  stemma    d'un  Car- 
dinale altra  insegna  di  religione  eque- 
stre, se  non  la  gerosolimitana,  come 
immediatamente  soggetta  alla  santa 
Sede,  soggiunsero  essere  stato  anche 
negato,  nelle  esequie  fatte  nella  chie- 
sa di  s.  Luigi,  al  Cardinal  de  la  Gran- 
ge, padre  della    regina    di  Polonia , 
di  porre  nella   di  lui  arma  la  croce 
dell'Ordine    dello    Spirito  Santo  di 
Francia.    Per  terminare    tal  contro- 
versia fu  ricorso  a  Clemente  XI ,  a 
spese  del  cui  nipote  si  facevano  tali 
esequie,  il  quale  permise  di  porre  gli 
spicchi  della  croce  di  s.  Stefano  nello 
stemma  del  Cardinal  Nerli,   anzi  sul 
catafalco ,  oltre  il  cappello  rosso,  fu 
posto  l'abito  solenne ,    e   proprio  dei 
priori  di  quella  rehgione. 

Inoltre  il  Cappello  Pontificale,  ri- 
cevuto dal  Papa  alla  morte  del  Car- 
dinale, si  attacca  nel  mezzo  al  piede 
del  letto  funebre  ricoperto  di  un 
gran  drappo  di  lama  d' oro ,  sopra 
cui  rimane  esposto  il  cadavere  del 
Cardinale  defunto  tanto  in  casa,  che 
in  chiesa,  e  poscia  questo  stesso  cap- 
pello suole  appendersi  nella  chiesa , 
sopra  la  sepoltura,  ov'  è  stato  tumu- 
lato il  cadavere.  Abbiamo  una  testi- 
monianza di  questo  antichissimo  uso 
da  Francesco  Torrigio,  Grotte  vatica- 
ne ^i^.  4i7j  Roma,  1639,  ove  dice, 
M  che  Urbano  VI  nel  i38r  creò 
"  Cardinale  Marino  Bulcano  o  Vul- 
«   cano    napoletano,  il  cui    cappella 


GAP 

»  Cardinalizio  l'osso,  nella  forma  che 
«  si  usava  in  quei  tempi,  \edesi  o- 
»»  i-a  appeso  al  suo  sepolcro  in  s. 
*»  Maria  Nuova,  di  cui  fu  diacono , 
»  e  sono  adesso  2  36  anni  (è  a  no- 
*»  tarsi  che  il  Cardinale  mori  nel 
w  iSgo,  e  che  la  citata  opera  era 
w  ristampa);  onde  credo  che  inRo- 
>»  ma  non  se  ne  veda  un  altro  piti 
**  antico  di  quello  ". 

Altra  simile  testimonianza  l'abbia- 
mo ancora  da  Sigismondo  Tizio  di 
Siena,  il  quale  in  un  passo  della  sto- 
ria della  sua  patria,  prodotto  da  Co- 
stantino Ruggieri,  in  tom.  VI,  Op. 
Bencdicti  XI F,  3  3 9,  narra  del  Cardi- 
nal Nicolò  Albergati:  «Die  9  mai  i  i44'^> 
«  Card.  s.  Crucis  in  sena  urbe  de- 
»  cessit.  Intestina  humata  apud  d. 
»•  Augustini  aedem,  juxta  gradus  ma- 
«  joris  grae,  quae  olim  inferius  erat 
>»  sub  arca,  et  superne  pileus  ap- 
»  pensus.  Corpus  vero  ad  fratres 
>»  carthusienses ,  cujus  ordinis  erat, 
«  prope  Florentiam  delatum.  Alte- 
M  rum  quoque  galerum  in  majori  sa- 
»»  nensi  aede  appendi  mandavit  ". 

Il  Cappellone ,  o  parasole ,  è 
grande,  di  seta  cremesi,  con  trina 
di  egual  colore  intarsiata  d'oro,  con 
due  fiocchi  laterali  al  cupolino,  ed 
un  altro  all'estremità  de'due  cordoni 
pendenti ,  co'quali  dovrebbe  fermarsi 
sotto  il  mento.  Tuttavia  mai  non 
si  porta  in  capo,  ma  soltanto  si 
sosteneva  anticamente  dal  maestro 
di  camera  del  Cardinale,  ed  ora  dal 
decano,  per  riparare  dal  sole  nelle 
processioni  delle  canonizzazioni,  del- 
l'apertura della  porta  santa,  del 
Corpus  Domìni^  ed  in  quelle  dell'ot- 
tava di  questa  solennità,  od  altre, 
cui  intervenissero  i  Cardinali.  Si 
usava  in  luogo  dell'ombrellino,  a 
cui  si  può  paragonare.  Nelle  ale, 
e  nel  giro  è  più  ampio  degli  altii 
cappelli. 


CAP  175 

Il  Cappello  rosso  piccolo,  o  usua- 
le di  feltro^  è  della  forma  di  quello 
degli  ecclesiastici ,  venendo  sostenute 
le  tre  ale  da  cordoncini  d'oro.  L'or- 
latura e  il  fiocco  sono  pure  d' oro , 
e  questo  di  vari  lavori  di  lustiini. 
La  fettuccia  rossa,  che  circonda  il 
cupolino,  è  riccamente  ricamata  d'o- 
ro. I  Cardinali  incominciano  a  por- 
tare questo  cappello,  come  diremo, 
dopo  che  nel  giorno  della  loro  esal- 
tazione al  Cardinalato  hanno  rice- 
vuto dalle  mani  del  Papa  la  ber- 
retta rossa.  Dipoi  l'usano  i  Cardinali 
colle  vesti  Cardinalizie  tanto  rosse 
che  paonazze,  ma  non  quando  as- 
sumono i  paramenti  sagri ,  nel  qual 
tempo,  come  in  tutte  le  volte,  che 
lo  lasciano  per  prendere  la  berretta, 
n'  è  custode  il  cameriere.  Appena 
morto  il  Papa,  fra  i  segni  di  duolo, 
che  distinguono  i  Cardinali  da  lui 
creati,  evvi  quello  di  togliere  l'or- 
latura d'oro  di  tal  cappello,  facen- 
do altrettanto  ai  cordoncini.  Levano 
inoltre  la  fettuccia  ricamata,  e  il 
fiocco  d'oro,  e  vi  pongono  invece 
una  semplice  fettuccia  larga  passa- 
manata  di  seta  rossa,  giacché  l'oro 
nel  tempo  della  sede  vacante  deve 
essere  escluso  dal  loro  cappello.  Ap- 
pena eletto  il  nuovo  Pontefice,  si 
torna  ad  usare  l'oro  nella  orlatura, 
e  ne' cordoncini,  e  vi  si  rimette  il 
fiocco  d'oro,  uscendo  dal  conclave 
i  Cardinali  creature  del  defunto, 
senza  verun  segno  di  lutto. 

Il  Cappello  nero,  che  usano  i 
Cardinali  quando  incedono  in  abito 
nero  corto,  e  quelli  regolari  in  abito 
talare  del  colore  del  proprio  Ordi- 
ne, è  di  feltro  nero,  e  della  forma 
di  quello  degli  ecclesiastici  ,  non 
essendovi  altra  distinzione,  che  dat- 
torno al  cupolino  lo  adorna  una 
fettuccia  rossa  con  ricami  d'oro.  È 
a  lustrini,  ed  all'augolu  sinistro  evvi 


lyS  GAP 

il  nastro  della  medesima  fettuccia 
con  ricamo  d'oro  piti  ricco  di  essa. 

I  Cardinali  portano  domesticamente 
ovunque  questo  cappello;  ma  se 
vanno  privatamente  col  suddetto 
abito  dal  Pontefice,  lo  depongono 
in  anticamera  lo  che  pur  fanno  u- 
sando  il  precedente.  Taluni  in  cam- 
pagna, e  ne'viaggi,  invece  delia  fettuc- 
cia ,  usano  un  cordone  con  due  fioc- 
chetti di  seta  rossa  intersiati  d'oro.  Anco 
in  questo  cappello  i  Cardinali  creati 
dal  Papa  defunto  mostrano  il  segno 
del  loro  duolo,  giacche,  appena  sa- 
puta la  yiuova  della  morte  di  lui, 
vi  fanno  levare  la  fettuccia  ricamata, 
suiTogandone  altra  liscia,  del  mede- 
simo colore,  la  quale  ritengono  in 
sede  vacante,  sino  alla  creazione  del 
nuovo  Papa. 

Passiamo  ora  a  descrivere  I.  Ciò 
che  precede  il  ricevimento  del  cap- 
pello rosso;  IL  La  formalità  con  cui 
i  novelli  Cardinali  si  recano  a  rice- 
vere il  cappello  pontificale,  e  la 
funzione  con  cui  il  Sommo  Ponte- 
fice lo  pone  loro  in  testa.  III.  Quan- 
to è  dopo  praticato,  nonché  il  mo- 
do col  quale  lo  ricevono  i  Cardi- 
nali non  presenti  in  Roma  alla  loro 
esaltazione;  IV.  Il  cerimoniale  anti- 
co del  formale  ingresso  in  Roma 
con  solenne  cavalcata;  V.  La  spe- 
dizione, che  ne  fa  il  Papa  ad  alcun 
Cardinale  assente  da  Roma  per  trat- 
to di  specialissima  considerazione. 

I.  Nel  concistoro  segreto  il  Papa, 
alla  presenza  del  sagro  Collegio,  pub- 
blica o  crea  i  Cardinali,  ed  il  sege- 
gretario  di  stato  ne  dà,  per  mezzo 
d'  un  biglietto,  1'  avviso  agh  esaltati 
alla  sagra  porpora,  i  quali  subito 
"vestiti  di  sottana,  calze,  e  fascia 
paonazza ,  e  del  colore  del  proprio 
Ordine  se  religiosi,  cui  è  escluso 
il  colore  rosso  ,  e  con  berrettino 
nero  in    testa,    e    berretta    nera  in 


GAP 

mano,  ricevono  le  visite  di  rallegra- 
mento. Nel  dopo  pranzo  i  novelli 
Cardinali  vanno  al  palazzo  aposto- 
lico per  ricevere  dalle  mani  del 
Papa  la  berretta  rossa,  con  cappello 
usuai  nero,  cioè  quello  stesso,  che 
usavano  prima  della  promozione, 
e  recatisi  prima  dal  Cardinale  se- 
gretario di  stato,  nelle  sue  stanze  si 
cingono  della  fascia  co' fiocchi  doro, 
e  di  seta  se  religiosi,  lasciando  la 
paonazza,  o  di  altro  colore  i  re- 
ligiosi ,  in  uno  al  detto  cappello , 
al  cameriere  del  Cardinale.  Quindi 
accompagnati  dal  segretario  di  stato, 
vanno  dal  Papa  a  ricevere  la  ber- 
retta rossa,  e  la  mozzetta,  prenden- 
do di  poi  il  berrettino  di  tal  colore, 
e  ritornano  a*  propri  palazzi  col 
cappello  rosso  usuale,  dopo  aver 
visitato  que' sovrani,  che  fossero  al- 
lora in  Roma. 

La  sera  e  le  due  seguenti  riceve 
il  nuovo  Cardinale  le  visite  in  abito 
nero  corto,  non  foderato,  e  filettato 
di  rosso,  con  calze  paonazze,  con 
cappeWo  nero  sotto  il  braccio,  ornato 
con  fettuccia  rossa  ricamata  d'  oro, 
e  berrettino  rosso  in  capo,  come  la 
mattina.  .  Sta  sempre  in  piedi,  e 
sulla  soglia  della  porta .  Siccome 
parlando  di  questa  cerimonia  nel 
voi.  V,  pag.  i6o,  col.  2,  dicemmo 
che  questi  serali  ricevimenti  si  fan- 
no dal  nuovo  Cardinale  in  sottana 
e  mozzetta  Cardinalizia  colla  berret- 
ta rossa  in  mano,  mancammo  av- 
vertire, essere  ciò  stato  l'uso  antica, 
mentre  oggi  praticasi  invece  quanto 
qui  abbiamo  detto.  Per  amore  del 
vero,  lungi  dall' occultare  l'abbaglio, 
qui  ingenuamente  il  confessiamo, 
affinchè  serva  di  regola  all'  indul- 
gente lettore  . 

La  mattina  però  del  martedì,  e  mer- 
cordi,  il  Cardinale  vestito  del  colore 
corrente,  senza  rocchetto  e  mantellet- 


GAP 

la,  con  calze  paonazze,  riceve  le  visite 
di  formalità  de' patriarchi,  di  quat- 
tro prelati  di  fiocchetti,  degli  am- 
basciatori, dei  principi  assistenti  al 
soglio,  ed  altri  principi  romani , .  ol- 
tre il  senatore,  avendo  tutti  preven- 
tivamente presa  l'ora,  per  non  in- 
contrarsi. Il  Cardinale  non  si  muove 
dalla  soglia  della  porta,  tanto  nella 
venuta ,  che  nella  partenza  de'  visi- 
tanti,  indi  il  Cardinale  si  pone  a 
sedere  sotto  al  luogo  ove  si  porrà 
il  baldacchino,  o  presso  il  dossello. 
Parte  degli  individui  della  sua  an- 
ticamera, incontra,  e  accompagna 
alla  carrozza  i  visitanti,  essendo  o- 
gnuno  vestito  di  nero,  comprensi- 
vamente al  caudatario. 

II.  Uno  o  due  giorni  prima  del 
concistoro  pubblico,  ove  il  Papa  dà 
il  cappello  a'nuovi  Cardinali;  con- 
cistoro, che  si  suol  adunare  nel  pa- 
lazzo pontificio  per  solito  nel  giovedì 
mattina,  ossia  nel  quarto  giorno 
dopo  la  promozione,  ogni  novello 
Cardinale  riceve  per  esso  V  intima- 
zione dal  cursore  Pontificio,  in  uno 
alla  scliedula  stampata,  in  cui  si 
prescrive  l'ora  del  concistoro,  e  il 
colore  dell'abito  Cardinalizio  da  as- 
sumersi. Nella  mattina  del  concistoro 
il  Cardinale  con  tre  carrozze,  e  quat- 
tro se  è  principe  ,  esce  dal  suo  pa- 
lazzo, vestito  dell'  intero  abito  Car- 
dinalizio, con  calze,  cappello  usuale, 
berretta,  e  berrettino  rossi,  mentre 
il  caudatario  per  la  prima  volta 
veste  la  croccia  di  saia  paonazza , 
sulla  sottana  e  fascia  di  seta  simile. 
Precede  il  treno  un  servo  coli' om- 
brellino rosso,  e  il  decano  con  abito 
di  città  va  allo  sportello  destro  della 
carrozza,  dietro  la  quale  procedono 
altri  servi  colle  livree  di  gala.  Le 
bandinelle  della  carrozza  devono  es- 
ser socchiuse,  e  i  cavalli  senza  fioc- 
chi.   Giunto  il  Cardinale    nella  sala 


GAP  177 

regia  del  palazzo  apostolico,  e  de- 
posto il  cappello,  la  mozzetta,  e  la 
mantelletta ,  assume  la  cappa  pao- 
nazza, colla  berretta  rossa,  e  si  reca 
nella  Cappella  Pontificia,  ove,  fatta 
breve  orazione,  e  discioltasi  la  cap- 
pa, va  ad  assidersi  dal  lato  de' Car- 
dinali preti,  e  il  caudatario  si  pone 
sul  sottoposto  scalino,  rimanendo  in 
piedi  il  maestro  delle  cerimonie, 
che  lo  assiste.  Recatisi  i  Cardinali 
capi  d' ordine  in  cappella ,  cioè  il 
primo  de' vescovi,  il  primo  de'preti, 
e  il  primo  de' diaconi,  e  i  Cardinali 
vicecancelliere,  camerlengo  di  santa 
Chiesa  e  camerlengo  del  sagro  Col- 
legio, si  avviano  all'altare  co' novelli 
Cardinali,  da' quali  ricevono  il  giu- 
ramento delle  bolle  Pontificie  di  s. 
Pio  V,  Sisto  V,  Gregorio  XV,  e  di 
altri  Papi.  Questo  giuramento,  e 
quello  di  fedeltà  al  Pontefice,  per 
ordine  di  Giulio  II,  del  i5o3,  si 
deve  prestare  da  tutti  i  Cardinali 
prima  di  prendere  il  cappello  rosso. 
Frattanto  all'ora  destinata  il  Papa 
con  piviale  rosso,  e  mitra  di  lama 
d' oro,  va  nella  sala  del  concistoro 
pubblico  [Vedi),  e  ricevuto  all'ub- 
bidienza il  sagro  Collegio,  i  Cardi- 
nali diaconi  più  anziani  partono  dal 
fianco  del  Pontefice,  e  si  recano  a 
sedere  al  loro  banco,  e  quindi  van- 
no a  prendere  i  loro  nuovi  colleghi^ 
cui  si  uniscono  tante  coppie  di  Car- 
dinali diaconi  e  preti,  quanti  sono 
i  novelli.  Questi,  venendo  dalla  cap- 
pella presi  in  mezzo  dai  detti  Car- 
dinah  ,  essi  li  accompagnano  al- 
la sala  concistoriale  colla  cappa 
spiegata,  ove  per  ordine  di  pro- 
mozione ,  s*  incamminano  al  tro- 
no, facendo  al  Pontefice  tre  pro- 
fonde riverenze  j  e  baciali  in  ginoc- 
chio il  piede,  e  la  mano  al  Papa, 
ricevono  da  lui  un  duplice  amples- 
so ,  che  poi  vanno    a    dare   a  tutto 


VOI.    IX. 


178  CAP 

il  sagro  Collegio,  prendendo  quindi 
luogo  negli  stalli  secondo  l'ordine 
e  l'anzianità  delia  promozione.  Dopo 
una  perorazione  degli  avvocati  con- 
cistoriali, ciascuno  de' nuovi  Cardinali 
si  leva  la  berretta,  e  torna  al  soglio 
per  prendere  genuflesso  il  cappello 
Cardinalizio,  che  (ricevendolo  dal 
maggiordomo,  cui  lo  consegna  il 
guardaroba  o  sottoguardaroba  )  gli 
impone  il  Papa,  dopo  che  il  ceri- 
moniere gli  ha  coperto  il  capo  col 
cappuccio  della  cappa ,  leggendo  la 
formula  prescritta  dal  rituale,  ch'è 
del  seguente  tenore  : 

»  Ad  laudem  omnipotentis  Dei , 
»  et  sanctae  sedis  apostolicae  orna- 
>»  mentum,  accipe  galerum  rubrum, 
w  insigne  singulare  dignitatis  Cardi- 
»  nalatus,  per  quod  designatur, 
»  quod  usque  ad  mortem ,  et  san- 
ti guinis  effusionem  inclusive,  prò 
M  exaltatione  sanctae  fidei,  pace  et 
>ì  quiete  populi  christiani  augmento, 
»  et  slatu  sancta;  romanae  Ecclesiae, 
>i  te  intrepidum  exhibere  debeas. 
»>  In  nomine  Patris,  et  Filii,  et 
»j  Spiritus  Sanati.  Amen.  "  Questa 
è  la  formula,  che  usano  i  Pontefici 
nel  porre  in  capo  a'  Cardinali  il 
cappello  rosso,  mentre  l'antica  ri- 
portata dal  Gattico,  ^cta.  Ccerem. 
p.  62,  era  del  seguente  tenore  :  «  Ad 
«  laudem  Dei  omnipotentis,  exalta- 
»'  tionem  quoque  catholicae  fìdei,  prò 
»  qua  etiam  paratus  sis,  si  expe- 
«  diat,  proprium  sanguinem  fun- 
«  dere,  damus.  et  capiti  tuo  impo- 
»>  nimus  cappellum  rubeum."  Dopo 
tal  formula  il  cerimoniere  leva  il 
cappello  dal  capo  del  Cardinale,  e 
lo  dà  a  monsignor  cameriere  segreto 
guardaroba  ,  che  il  consegna  al 
sotto  guardaroba.  E  scendendo  il 
Cardinale  dal  trono,  dopo  avere 
genuflesso  baciata  la  mano  al  Papa, 
si  ferma  dal  lato  destro,  aspettando 


CAP 
ch^  lo  abbiano  ricevuto  i  colleghi  > 
e  dipoi  seguendo  la  croce  Papale  > 
precedono  tutti  il  Pontefice  nella 
stanza  de'  paramenti,  ove  appena 
egli  ha  ripresi  gli  abiti  usuali,  ascolta 
dal  più  degno  per  ordine  di  pro- 
mozione, un'  orazione  italiana  di 
ringraziamento  a  nome  de'  colleghi , 
che  gli  stanno  a'  fianchi.  Ma  dispen- 
sando il  Papa  da  questo  atto,  cui 
risponderebbe  brevemente,  allora  ha 
luogo  il  ringraziamento  privato,  che 
i  nuovi  Cardinali  fanno  al  Pontefice 
nella  sua  camera,  dopo  il  canto  del 
Te  Deum.  Il  Parisio,  tom.  II,  pag. 
i4i  e  seg.  delle  sue  Istruzioni ,  ci 
dà  alcuni  modelli  di  tali  ringrazia- 
menti. 

Ritiratosi  il  Papa  nelle  sue  stan- 
ze, i  novelli  Cardinali  fanno  ritorno 
alla  sala  del  concistoro,  donde  par- 
tono i  cantori  verso  la  cappella, 
cantando  1'  inno  Te  Deum  lauda- 
muSj  seguiti  collegialmente  da  tutti 
i  Cardinah,  e  infine  i  diaconi,  ma 
con  ordine  inverso,  cioè  prima  i 
juniori,  e  poi  i  seniori.  I  cantori  si 
fermano  all'altare  dal  lato  dell'epi- 
stola, mentre  il  sagro  Collegio  prende 
luogo  nelle  bancate.  I  nuovi  porpo- 
rati però,  dopo  fatta  una  riverenza 
all'altare,  si  prostrano  sui  gradini,  e 
su  di  alcuni  cuscini  paonazzi,  cuopren- 
do  ad  essi  il  capo  col  cappuccio  della 
cappa  i  maestri  delle  cerimonie, 
dopo  di  che  i  cantori  in  falso  bor- 
done cantano  il  verso  :  Te  ergo  quos- 
sumusj  e  poi  1'  ultimo.  Quindi  il 
Cardinal  decano  si  reca  all'  altare, 
ove  dette  alcune  orazioni,  si  termina 
la  funzione.  Subito  escono  dalla  cap- 
pella i  Cardinali  novelli,  e  si  fer- 
mano per  ordine  sulla  porta  per 
ricevere  un  altro  amplesso,  e  alfre 
congratulazioni  dai  colleghi.  Poscia 
ogni  Cardinale  nuovo  torna  al  pro- 
prio   palazzo    co'  fiocchi    a'  cavalli , 


GAP 
coli' ombrellino   ixdsso,  e  co' servitori 
avanti  alla  carrozza,   le    cui   bandi- 
nelle   sono  aperte.    Seguita  è   dessa 
dalle  altre  del  treno,  ed  arrivato  il 
Cardinale  alla  sua  residenza,  antica- 
mente  subito  si  suonava  la  campa- 
nella per  la  prima  volta,  per  segno 
di  distintivo,  e  per  V  epoca  dell'  in- 
cominciamento    del    ruolo    pe'  fami- 
gliari.    Mentre    si    fa    il    concistoro 
pubblico,  si    alza    il  baldacchino,  si 
scuopre  l'arme  del  dossello,  o  coltre 
della    sala    de'  novelli    Cardinali,    e 
nella  camera  di  udienza    si    pone  il 
baldacchino,    se    il    palazzo    non    è 
apostolico,   o   casa  religiosa,   perchè 
allora  ha   luogo   il    solo   dossello  in 
ambedue  le  stanze. 

III.  Nel  dopo  pranzo  i  Cardinali 
nelle  carrozze  de'  più  degni  (e  se  fos- 
sero quattro  vanno  tutti  in  una  car- 
rozza), con  treno  pubblico,  si  reca- 
no a  visitare  la  basilica  vaticana,  es- 
sendosi prima  riuniti  nella  porteria 
di  qualche  chiesa,  ove  hanno  rice- 
vute nuove  congratulazioni  dai  gen- 
tiluomini degli  altri  Cardinali,  dei 
prelati  di  fiocchetti,  degli  ambascia- 
tori, de'  principi  romani,  e  del  sena- 
tore di  Roma.  Tali  gentiluomini 
prima,  cioè  sino  al  i83o,  faceva- 
no corteggio  a*  novelli  porporati  col- 
le loro  carrozze,  tanto  alla  visita 
della  basilica  vaticana,  che  per  quella 
del  decano  del  sagro  Collegio.  Qui 
poi  si  deve  avvertire,  che  se  fosse 
un  solo  Cardinale  nuovo,  egli  va  in 
carrozza  con  alcuni  prelati,  i  quali 
però  in  tutti  i  modi  s'invitano  pel 
corteggio,  ma  allora  il  detto  Cardi- 
nale riceverebbe  i  complimenti  al 
proprio  palazzo.  Dopo  la  visita  di 
san  Pietro,  che  alcuna  volta  fu 
fiìlln  di  mattina  subito  dopo  il 
concistoro,  fanno  i  novelli  Cardinali 
ivi  un'  abbondaute  elemosina  ai  po- 
veri, e  passano  a  visitare  lòrmaliiica- 


CAP  179 

te  il  Cardinal  decano,  che  suol  trat- 
tarli di  lauto  rinfresco  in  uno  al  loro 
seguito,  ciò  che  pure  i  novelli  porpo- 
rati praticano,  quando  il  decano  resti- 
tuisce loro  la  visita.  Nel  visitare  pe- 
rò il  Cardinal  decano,  e  quando  que- 
sti fa  altrettanto  al  nuovo,  il  visi- 
tante è  incontrato  alla  carrozza  dai 
gentiluomini  e  cappellani  del  visita- 
to, indi  per  le  scale  il  caudatario 
del  visitato  gli  sostiene  il  lembo  del- 
le vesti,  e  gli  altri  famigliari  del  vi- 
sitato gli  levano  la  mantelletta  in 
segno  di  onorificenza,  e  cessione  di 
giurisdizione,  ma  nel  partire,  al  vi- 
sitante il  rocchetto  viene  ricoperto, 
cioè  si  sovrappone  ad  esso  la  man- 
telletta dal  proprio  maestro  di  ca* 
mera. 

Nella  sera  di  tal  giorno,  verso  le 
ore  due,  monsignor  guardaroba,  in 
mantellone  paonazzo,  accompagnato 
dal  bussolante  sotto-guardaroba,  e  da 
altro  bussolante  (ambedue  co' loro 
abiti  di  mantellone  paonazzi  di  sa- 
ia), e  servito  da  cinque  palafrenieri, 
vestiti  come  il  cocchiere,  si  porta  con 
frullone  palatino  al  palazzo  del  nuovo 
Cardinale,  e  se  fossero  più,  uno  do- 
po l'altro,  per  consegnar  in  nome  del 
Papa  il  cappello  rosso,  che  nella 
mattina  precedente  o  ha  ricevuto,  o 
ricevettero  solennemente  in  conci- 
storo. Precede  il  frullone  un  para- 
freniere,  e  lo  circondano  gli  altri 
quattro,  cioè  due  con  torcie  di  cera 
accese,  un  altro  col  cappello  Cardi- 
nalizio posto  su  di  un  bacile  di  ar- 
gento, e  coperto  con  seti  no  rosso , 
con  merletto  d'oro,  mentre  l'altro 
palafreniere  va  allo  sportello  dellii 
carrozza.  Giunto  il  guardaroba  nella 
sòglia  dell' anlicamera  del  Cardinale, 
viene  incontrato  da  esso  vestilo  in 
abito  Cardinalizio  con  rocchetto  sco- 
perto e  colla  berretta  in  mano;  indi 
condottolo  alla   camera   d'  udicn/u , 


i8o  GAP 

in  piedi  sotto  il  baldacchino,  o  pres- 
so il  dossello  se  abita  ne'  palazzi  apo- 
stolici, o  nelle  case  religiose,  riceve  il 
complimento,  che  gli  viene  fatto  da 
monsignor  guardaroba,  il  quale  sta  in 
mezzo  ai  menzionati  due  bussolan- 
ti, sostenendo  il  bacile  col  cappello 
quello  della  parte  destra,  il  quale 
lo  ricevette  dal  palafreniere  avanti 
di  entrare  nella  sala  tlel  Cardinale. 
Nel  complimento  il  guardaroba  va 
ricordando  i  pregi,  le  virtù,  e  le  ca- 
riche sostenute  dal  poiporato,  per  cui 
egli  venne  insignito  della  dignità  Car- 
dinalizia. Dopo  la  risposta  analoga 
fattagli  in  piedi  dal  Cardinale,  con 
attribuire  piuttosto  alla  Pontificia 
clemenza  la  sua  promozione,  che  al- 
le proprie  qualità,  il  cappello  rosso 
viene  posato  su  di  un  tavolino  co- 
perto di  damasco,  e  fra  candellieri 
con  candele  accese,  ricuoprendosi  con 
velo  di  tal  colore,  con  merletto  di 
oro,  come  lo  era  prima.  Quindi  il 
Cardinale  dà  a  sedere  al  guarda- 
roba incontro  a  lui,  che  siede  sotto 
il  baldacchino,  e  ritirandosi  gì'  invi- 
tati a  tal  consegna  (che  poi  ven- 
gono trattati  a  lauti  rinfreschi),  si 
trattiene  alquanto  col  guardaroba  in 
domestica  conversazione,  indi  il  re- 
gala d' una  scatola,  od  orologio  di 
oro ,  e  lo  accompagna  sino  alla 
anticamera,  dove  subentrano  gl'in- 
dividui di  essa,  e  i  camerieri  con  abito 
di  città,  e  con  candele  di  cera  accese 
ad  accompagnarlo  sino  alla  sala.  Ivi 
due  domestici  del  Cardinale  con  tor- 
cie  accese  l'accompagnano  sino  alla 
carrozza,  in  uno  ai  gentiluomini,  ed  ai 
cappellani,  da'  quali  fu  incontrato, 
ma  con  due  sole  torcie,  invece  delle 
sei  prime,  essendo  terminata  la  sua 
rappresentanza  di  ablegato  apostolico. 
Se  vi  sono  altri  nuovi  Cardinali,  il 
guardaroba  va  a  fare  altrettanto,  e 
terminate  le  tradizioni,  o  consegne  dei 


GAP 

cappelli,  si  reca  a  ragguagliare  il  Pon- 
tefice della  eseguita  commissione.  Il 
nuovo  Cardinale,  deposti  poscia  gli 
abiti  Cardinalizi ,  assume  quello  cor- 
to nero  filettato  di  rosso,  oltre  il 
cappello,  e,  se  è  religioso,  il  talare,  e 
con  esso  si  trattiene  co'  colleghi,  ed 
altri  personaggi  invitati  al  rinfiesco. 
I  Cardinah,  che  nell'  atto  della  crea- 
zione aveano  pagato,  benché  assenti, 
la  somma  di  scudi  mille  trecento 
cinquantadue,  e  bajocchi  cinquanta 
di  propine,  ed  emolumenti,  oltre 
scudi  novantuno  alla  famiglia  del 
Cardinale  segretario  di  stato,  nel  ri- 
cevimento del  cappello  devono  sbor- 
sare seicento  settantanove  scudi,  e 
bajocchi  novanta,  come  dalla  nota 
stampata  dalla  tipografia  camerale. 
Non  solo  in  Roma  i  Pontefici 
impongono  sul  capo  de'  novelli  Car- 
dinali il  cappello  rosso,  ma  anco 
viaggiando.  Se  ne  diedero  gli  ulti- 
mi esempi  da  Pio  VI,  Braschi^  e  da 
Pio  VII,  Chiaramonti.  Nel  1782, 
essendosi  Pio  VI  recato  a  Vienna, 
nel  palazzo  imperiale  a' 19  aprile, 
alla  presenza  dell'  imperatore  Giu- 
seppe II,  e  di  alcuni  Cardinali ,  e 
vescovi  etc. ,  nel  concistoro  pubblico 
die'  f(Drmalmente  il  cappello  rosso 
a'  Cardinali  Firmian,  e  Bathyan,  e 
di  poi  il  Papa,  i  Cardinali,  ed  i  ri- 
spettabili spettatori  passarono  nella 
cappella  maggiore  al  canto  del  Te 
Deum.  I  detti  due  porporati  anda- 
rono poscia  a  visitar  la  chiesa  di  s. 
Pietro  di  Vienna,  quindi  la  sera 
monsignor  Caleppi,  uditore  della  nun- 
ziatura, e  cameriere  segreto,  con  mon- 
signor Spagna  crocifero,  accompa- 
gnati da  due  palafrenieri  con  torcie, 
presentarono  ad  ambedue  i  porpo- 
rati nelle  proprie  abitazioni  i  cap- 
pelli Cardinalizi.  Il  Cardinal  Firmian 
donò  una  scatola  d' oro  contorna- 
ta di  brillanti,  e  il  Cardinal  Bathyan 


GAP 

una  ripetizione  cV  oro  con  contorno 
di  brillanti. 

Ritornando  da  Vienna,  e  trovan- 
dosi Pio  VI  in  Imola  a' 2 7  maggio 
nella  sala  dell*  episcopio,  coli*  inter- 
vento di  sei  Cardinali  e  altrettanti 
vescovi  etc. ,  impose  colle  consuete 
cerimonie  il  cappello  rosso  al  Car- 
dinal Mattei,  il  quale  dopo  il  con- 
cistoro visitò  il  duomo,  e  le  chiese 
di  s.  Cassiano,  e  di  s.  Pietro  Criso- 
logo.  Quindi  il  conte  Codronchi,  in- 
ternunzio  di  Torino,  fu  dichiarato 
cameriere  segreto,  ed  incaricato  dal 
Papa  di  consegnare  la  sera  al  det- 
to porporato  il  cappello  Cardinalizio, 
ciò  che  avendo  eseguito,  ricevette 
in  regalo  un  orologio  contornato  di 
brillanti.  Fra  i  concistori,  che  Pio 
VII  celebrò  nel  monistero  di  s.  Gior- 
gio di  Venezia  dopo  la  sua  elezio- 
ne ivi  effettuata,  a'  28  marzo  1800, 
tenne  concistoro  pubblico,  nel  quale 
impose  al  Cardinal  di  Martiniana  il 
cappello  rosso,  che  poi  la  sera  gli  conse- 
gnò monsignor  Ginnasi  cameriere  se- 
greto. Ed  allorquando  andò  il  me- 
desimo Pontefice  a  Parigi  nel  i8o5>, 
celebrò  un  concistoro  pubblico  nel 
palazzo  arcivescovile,  e  diede  i  cap- 
pelli Cardinalizi  a  due  porporati  fran- 
cesi. 

Oltre  le  illuminazioni,  e  fuochi 
di  gioia,  che  si  praticano  nella  se- 
ra dell'esaltazione  al  Cardinalato,  e 
nella  seguente,  e  da  qualcuno  anco 
la  sera  del  ricevimento  del  cappel- 
lo, anticamente  la  facciata  del  pa- 
lazzo de' novelli  Cardinali,  pel  gior- 
no in  cui  ricevevano  il  cappello  ros- 
so, era  fatta  adornare  con  figure  al- 
legoriche, virtù,  emblemi  etc. ,  me- 
no quelle  di  case  religiose,  e  de'pa- 
lazzi  apostolici.  Tale  costume  venne 
bensì  trasandato,  ma  per  ordine  di 
Benedetto  XI V^  nel  1743,  fu  ri- 
chiamato   air  osservanza.    Singolare 


CAP  i8i 

fu  r  illuminazione  del  palazzo  del 
Cardinal  Priuli,  allorché  nel  1759 
ricevette  il  cappello  rosso  dal  suo 
concittadino  Clemente  XIII.  Ma  il 
di  lui  successore  Clemente  XIV,  co- 
me avea  fatto  con  altri  Cardinali, 
dispensò  il  Cardinal  Caraffa  dall'ob- 
bligo  di  ornare  la  facciata  del  palaz- 
zo, la  sera  in  cui  ricevette  il  cappello 
Cardinalizio,  col  patto  però,  che  elesse 
cinquecento  scudi  in  elemosina  al  pio 
luogo  de'  catecumeni. 

Quei  Cardinali  creati  o  pubblica- 
ti non  presenti  in  Roma,  ricevono  il 
cappello  al  ritorno  dalla  nunzia- 
tura, o  da*  altra  missione,  per  cui 
erano  assenti,  e  i  vescovi  oltramon- 
tani, o  altri  personaggi  forestieri  e- 
levati  a  tal  dignità,  si  recano  a  pren- 
derlo. Ciò  è  sommamente  necessario 
non  solo  per  la  sublimità  dell'orna- 
mento, ma  anche  acciocché  venga  lo- 
ro dal  Papa  in  concistoro  segreto 
chiusa,  e  quindi  aperta  la  bocca , 
imposto  l'anello,  e  conferito  il  tito- 
lo Cardinalizio  presbiterale, b  la  diaco- 
nia, secondo  l'  ordine  cui  apparten- 
gono. Perciò  di  frequente  accade,  che 
alcun  Cardinale  muoja  senza  aver 
ricevuto  ne  il  cappello,  ne  le  altre 
insegne,  e  molti  di  essi,  obbligati  di 
recarsi  al  conclave,  vi  si  portano  sen- 
za essere  fregiati  di  esse ,  ond'  è 
che  il  novello  Pontefice  nel  primo 
concistoro  pubblico  impone  loro  il 
cappello  Cardinalizio,  premesse  le  con- 
suete formalità,  e  cerimonie  suindi- 
cate, assumendo  persino  le  calze  pao- 
nazze, sebbene  già  fino  allora  avessero 
portate  le  rosse,  che  a  rigore  non  si 
dovrebbero  mettere ,  se  non  nell;i 
mattina  del  concistoro  pubblico.  E 
siccome  i  Cardinali  nel  giorno,  che  il 
Papa  pubblica,  o  ci'ea  altri  Cardi- 
nali sogliono  scrivere  ad  essi  le  pro- 
prie congratulazioni,  il  che  ecpiivalo 
alla  così  detta  visita  di  calore,  che  fun- 


i82  GAP  GAP 

no  eseguire  dai  loro  gentiluomini  ap-  e  i  prìncipi  romani,  nella  seguente 
pena  terminato  il  concistoro,  cosi  mattina  lo  complimentavano  per 
alla  venuta  in  Roma  de'  nuovi  Car-  mezzo  de'  rispettivi  gentiluomini, 
dinali  non  mandano  il  gentiluomo  Wella  sera  poi,  e  all' ora  destina- 
per  tal  visita.  Ne  si  dee  tacere,  che  ta  dal  Pontefice,  il  nuovo  Cardina- 
talvolta  si  è  praticato,  oltre  di  tenere  le  in  abito  corto  di  nero  si  recava 
il  concistoro  pubblico  per  dare  il  dal  Cardinal  nipote,  o  dal  segreta- 
cappello  ai  Cardinali  che  vennero  a  rio  di  stato,  nelle  cui  camere  prece- 
Roma  da  altre  parti,  di  celebrarsi  dentemente  era  flitto  preparare  l'a- 
quindi  in  quella  mattina  dallo  stes-  bito  Cardinalizio  paonazzo,  con  roc- 
so  Papa  anco  il  concistoro  segreto,  chetto,  berretta  rossa,  e  cappello  ros- 
nel  quale  chiuse  ed  aprì  la  bocca  so  eguale.  Appena  vi  giungeva,  egli 
a'  nuovi  Cardinali,  impose  loro  l'a-  assumeva  quegli  abiti,  e  in  tal  mo- 
nello, e  conferì  loro  la  chiesa  tito-  do  era  ricevuto  da  uno  de'  detti 
lare,  o  la  diaconia.  Cardinali,  che  lo  introducevano  nel- 
IV.  Prima  di  parlare  del  forma-  la  camera  d'  udienza,  trattenendosi 
le  ingresso,  e  della  solenne  cavalca-  insieme  finche  il  maestro  di  came- 
ta  de'  Cardinali  forestieri,  e  creati  ra  del  Cardinal  nipote,  o  del  segre- 
mentre  erano  nunzi  presso  qual-  tario  di  stato  portava  V  avviso,  che 
che  corte  sovrana,  per  ricevere  il  sua  Santità  stava  attendendolo.  Al- 
cappello  rosso,  premetteremo  alcune  lora  col  suo  corteggio  recavasi  nel 
cerimonie,  che  si  praticavano  nel  lo-  pontificio  appartamento,  e  veniva 
ì'O  arrivo.  Nella  sera  pertanto  in  introdotto  dal  prelato  maestro  di 
cui  giungeva  in  Roma  un  Cardina-  camera  del  Papa.  Il  Cardinale  le- 
le,  a  cui  era  stata  precedentemente  vavasi  nell'  entrare  il  berrettina,  che 
spedita  dall'ablegato  la  berretta,  il  poneva  nella  berretta,  e  dopo  due 
suo  maestro  di  camera  recavasi  al  genuflessioni,  approssimatosi  al  Pon- 
palazzo  apostolico,  per  partecipare  tefice,  gli  baciava  il  piede  ^  e  la 
al  Pontefice  il  di  lui  arrivo,  e  per  mano,  ed  alzatosi  riceveva  il  Pon- 
domandare  quando  voleva  ammet-  tificio  amplesso ,  onde  il  Papa  lo 
terlo  a' suoi  piedi,  il  che  si  usa  faceva  sedere  sullo  sgabello,  e  cuopri- 
tuttora  per  mezzo  del  prelato  mae-  re  col  berrettino,  tenendo  in  mano 
stro  di  camera.  Questa  partec-pazio-  la  berretta.  Il  Cardinale  rinnovava  a 
ne  si  praticava  ancora  coi  Cardina-  voce  gli  ossequiosi  ringraziamenti  e- 
li  nipote  del  Papa,  è  segretario  di  sternati  in  iscritto  per  la  sua  pro- 
stato, col  quale  oggidì  tuttavia  si  mozione,  e  rinnovava  le  promesse 
deve  fare,  ma  se  l' arrivo  del  Car-  d'  impiegare  tutto  se  stesso  pel 
dinaie  seguiva  ad  ora  tarda  della  Pontefice ,  per  la  Chiesa ,  e  per 
notte,  allora  ciò  si  adempiva  nella  lo  stato  di  essa.  Quindi  implora- 
mattina  seguente.  Finche  il  novello  va  il  permesso  di  poter  ricevere 
Cardinale  non  avea  ricevuto  il  cap-  le  visite  de'  Cardinali  senza  forma» 
pello  rosso  in  concistoro  pubbUco,  si  lità,  di  poter  uscire  a  restituirle, 
asteneva  di  uscire  di  casa,  riceveva  e  farne  altre,  cose  che  oggidi  pur 
le  visite  senza  formalità  de'  parenti  si  domandano,  ed  inoltre  domanda- 
ed  amici,  il  che  ora  segue  ne' tre  va  di  poter  fare  la  pubblica  entra^ 
soli  giorni  precedenti  al  concistoro,  ta  in  Roma.  Cavatosi  il  berrettino, 
e  tutti  i  Cardinali,  gli  ambasciatori  baciata  la  mano  al    Papa,    con    un 


CAP 
profondo  inchino  partiva  dalla  sua 
camera.  Avanti  però  di  uscire  dal 
palazzo,  se  il  maggiordomo  era 
nipote  del  Papa,  come  avvenne 
sotto  Clemente  XIII,  e  Pio  VI, 
andava  il  Cardinale  a  visitarlo,  e 
se  in  Roma  eranvi  altri  parenti 
del  Pontefice  ,  faceva  altrettanto 
prima  di  ritirarsi  alla  propria  resi- 
denza. 

Ne' giorni  precedenti  al  jnibblico 
ingresso,  usciva  da  essa  in  abito  cor- 
to ,  con  calze ,  e  collare  paonazzo , 
e  col  cappello  nero  col  fiocco  ver- 
de se  era  vescovo,  o  prelatizio  se 
lo  usava  avanti  al  Cardinalato,  in- 
di faceva  il  pubblico  ingresso  in  Ro- 
ma {P^edi\  partendo  con  formalità 
dalla  villa  di  Papa  Giulio  III ,  in 
abito  viatorio  paonazzo,  con  i scarpe 
senza  tacco  rosso ,  e  con  cappello 
nero  con  fiocco  verde  se  vescovo,  o 
da  prelato  se  lo  era  prima,  e  col- 
r  ablegato  apostolico,  da  cui  avea  ri- 
cevuto la  berretta  rossa.  Con  treno 
di  mute,  e  cavalcata  si  recava  al- 
l'udienza  pubblica  del  Papa,  per 
fare  il  solenne  ringraziamento  per 
la  sua  promozione ,  avendo  prima 
assunto  nelle  camere  del  Cardinal 
segretario  di  stato  l'abito  Cardina- 
lizio paonazzo,  lasciando  in  dono 
al  cameriere  del  porporato  nipo- 
te, o  segretario  di  stato,  il  cap- 
pello nero ,  e  la  fascia  paonazza. 
Quindi  nella  sera  incominciava  il  ri- 
cevimento pubblico ,  come  descri- 
vemmo superiormente  pei  Cardinali 
novelli.  Abbiamo  dal  Platina  p.  4'?-4 
nella  vita  di  Nicolò  V  del  i447j  che 
ritornando  a  Roma  dalla  Germa- 
nia i  legati  apostolici,  in  premio 
delle  loro  fatiche  furono  creati  Car- 
dinali, e  per  singoiar  distinzione  il 
Papa  mandò  loro  incontro  .sino  alla 
porta  Flaminia ,  ncll'  ingresso  che 
fecero  in  Roma,  i  cappelli  rossi  per^ 


CAP  i83 

che  entrassero  più  onorati  nella  città. 
Non  solo  il  Cardinale,  che  si  re- 
cava a  Roma  a  prendere  l'insegna 
del  cappello  Cardinalizio,  dovea  fa- 
re il  pubblico  ingresso,  ma  doveva 
ancora  recarsi  con  solenne  caval- 
cata (  P^edi  )  al  palazzo  apostolico 
nel  giovedì  dopo  eseguito  l' ingres- 
so, per  ricevere  dalle  mani  del  Pon- 
tefice il  cappello  in  concistoro  pub- 
blico, purché  non  venisse  dal  Papa 
dispensato  da  tal  formalità.  Ed  è 
perciò,  che  nel  giovedì  mattina ,  o 
altro  giorno  stabilito  per  la  funzio- 
ne, il  Cardinale  con  abito  Cardina- 
lizio del  colore  corrente,  e  con  car- 
rozze senza  fiocchi,  si  recava  al 
convento  contiguo  alla  chiesa  di  s. 
Maria  del  popolo  de'  pp.  agostinia- 
ni, e  quivi  deposta  la  mozzetta ,  e 
mantelletta,  prendeva  la  cappa  pao- 
nazza, e  con  essa  riceveva  i  Cardi- 
nali, che  volevano  onorare  la  sua  ca- 
valcata (/^ec?t),  non  che  quelli,  i  quali 
cavalcavano.  Adunati  tutti  gl'indivi- 
duijche  dovevano  comporla,i  Cardina- 
li antichi  sulle  mule  procedevano  col 
cappuccio  della  cappa,  coperti  col 
cappello  rosso  pontificale,  e  collegial- 
mente secondo  l'ordine,  incomincian- 
do però  dai  vescovi,  meno  i  diaco- 
ni perchè  i  piìi  degni  di  essi  andava- 
no gli  ultimi  per  avere  in  mezzo  il 
novello  Cardinale,  che  pure  caval- 
cava la  mula  avendo  coperta  la 
testa  il  cappuccio  della  cappa,  sul 
quale  poneva  il  cappello,  che  usava 
prima  del  Cardinalato  ,  cioè  tutto 
verde,  e  semi-pontificale  ,  se  era 
insignito  della  dignità  episcopale,  e 
di  colore  paonazzo,  se  prima  era 
stato  prelato,  con  quel  fiocco  che 
conveniva  al  collegio  cui  avea  ap- 
partenuto. Indi  seguivano  i  prelati 
in  cappello  scmipontifìcale,  e  giunta 
la  cavalcata  al  palazzo  pontificio,  il 
nuovo  Cardinale  si  recava  nella  Gap- 


i84  GAP 

pella  per  prestare  il  giuramento,  e 
gli  altri  nella    sala    del    concistoro, 
dopo  di  che  seguiva  l'imposizione  del 
cappello  rosso.  Il  giorno  avevano  luo- 
go le  altre  cerimonie,  e  la  sera  il  rice- 
vimento di  esso,  il  tutto  nel  modo  so- 
praddescritto  ;  essendo  ritornati    tan- 
to il  novello  Porporato,  che  gli  al- 
tri Cardinali  dopo    il  concistoro    ai 
propri  palazzi,  colle    carrozze,  e  tre- 
no egualmente  detto.  E  però  da  av- 
vertirsi, che  quando  erano  diversi  i 
Cardinali,  che  dovessero  prendere  il 
cappello,  per  cui  i  colleghi  diaconi 
non  fossero  stati  sufficienti   a  pren- 
derli in  mezzo,  supplicavano  i  preti, 
ed  anche    i  vescovi    suburbicari;    e 
che  talvolta  il  cappello  Cardinalizio 
fu  dato  anche  fuori   del    concistoro 
pubblico,  giacche  Clemente  VII,  agU 
8  novembre  iSig^  lo  diede  in  con- 
cistoro segreto  al  Cardinal  Doria,  e 
Gregorio  XIII  a'  2  giugno   1572  lo 
diede  al  di  lui  nipote  Fihppo  Bon- 
compagno,  detto  di  s.   Sisto ,    nella 
camera  de'  paramenti,  in   una  con- 
gregazione generale,  mentre  egli  col 
sagro  Collegio  stava  per  recarsi  nel- 
la Cappella  Sistina    al    vespero    del 
Corpus  Domini. 

V.  Allorquando  il  Pontefice  ha 
creato  un  Cardinale  ,  pei  sommi 
suoi  meriti  colla  Santa  Sede  ,  o 
per  essere  di  famiglia  sovrana,  o 
a  preghiere  di  qualche  beneme- 
rito monarca ,  per  tratto  di  spe- 
cial favore ,  e  considerazione  per 
mezzo  d' un  prelato  espressamente 
delegato^  suol  mandare  nel  luogo  ove 
si  trova  il  cappello  Cardinalizio. 
Questo  gli  viene  trasmesso  ed  impo- 
sto colle  seguenti  cerimonie.  Dal  no- 
vero de'  molti  Cardinali  che  rice- 
vettero s\  particolare  onorificen- 
za, si  vedranno  le  differenti  cir- 
costanze, che  accompagnarono  tali 
spedizioni. 


GAP 

Il  Sommo  Pontefice  pertanto,  vo- 
lendo onorare  un  Cardinale  che  ri- 
siede fuori  di  Roma,  o  del  luogo 
ov'egli  dimora  colla  corte,  suol  man- 
dargli il  cappello  rosso,  come  suole 
rimettergli  il  berrettino,  e  la  ber- 
retta, sentendo  prima  in  concistoro 
segreto  il  parere  del  sagro  Collegio. 
Ed  è  cos\  antico  quest'uso,  che  Pao- 
lo III,  nel  concistoro  de'  1 5  marzo 
1546,  allorché  stabilì  di  mandare 
in  Francia  il  cappello  rosso  al  Car- 
dinal d'Amboise,  v'  interpellò  i  Car- 
dinali. Lo  spedisce  per  un  suo  ca- 
meriere ,  o  altro  distinto  soggetto , 
con  un  breve  apostolico  diretto  allo 
stesso  Cardinale,  o  al  nunzio  pon- 
tificio del  luogo  ov'  egli  sta ,  o  del 
vescovo,  o  altro  prelato  ove  trovasi 
il  porporato,  il  quale  fa  incontrare 
r  ablegato  apostolico  da  tutti  i  suoi 
famighari  ed  amici.  Con  essi  entran- 
do nella  città  l'ablegato  porta  il  cap- 
pello in  modo,  che  tutti  lo  possano  ve- 
dere, e  anticamente  si  elevava  perciò 
su  di  una  mazza  d'  argento,  come  si 
costumavano  portare  nelle  pontificie 
cavalcate,  i  quattro  cappelli  papali. 
In  un  giorno  poi  festivo ,  o  di  do- 
menica si  reca  nel  palazzo  del  Car- 
dinale l' inviato  pontificio,  e  1'  inca- 
ricato ad  imporgli  il  cappello  in 
mezzo  a  tutti  quelli,  che  vorranno 
corteggiare  il  Cardinale  in  tal  fun- 
zione. Il  Cardinale  con  vesti  Cardi- 
nalizie, assume  la  cappa  paonazza, 
e  copertosi  il  capo  col  cappuccio  vi 
sovrappone  il  cappello  nero,  ovvero 
foderato  di  verde  con  cordoni,  e 
fiocchi  simili  se  era  vescovo,  o  pao- 
nazzo se  era  prelato  ;  ed  asceso  a 
cavallo,  in  nobile  cavalcata,  se  gli 
usi  del  luogo  lo  permettono,  con 
tutta  la  comitiva,  principalmente  del- 
l' inviato  pontificio,  il  quale  nell'ac- 
compag Ilario  porta  innanzi  a  se  il 
cappello  rosso.    Se  però    l'ablegato 


GAP  GAP                    i8T 

fosse  un  prelato,    o  altro  personag-  niale,    viene    rimesso    il    cappuccio 

gio  qualificato,  dovrà  deputare  altra  della  cappa  in  testa  al   Cardinale,  e 

persona  a  portare   il  cappello,  giac-  ripresa   la    mitra    dal    funzionante  , 

che    nel    i49^    ^^    criticato  Cesare  questi  prende  il  cappello  rosso  dal- 

Borgia,    che  essendo  generale   di  s.  le  mani  dell'ablegato  Pontificio,   lo 

Chiesa,  volle    portarlo    egli    stesso ,  mette  sul  capo  del  Cardinale,    dan- 

quando  fu  incaricato,  come  diremo,  dogli     V  osculimi    pacis.     Dipoi    il 

di  recarlo  al  Cardinal  de  Rohan.  Cappello  gli  viene  levato,  restituen- 

Giunta  ]^  cavalcata  alla  chiesa  dosi  al  portatore,  e  cavatosi  di  nuo- 
ove  si  deve  fare  la  funzione,  tutti  vo  il  funzionante  la  mitra,  intuona  il 
discendono  da  cavallo,  e  il  Cardina-  Te  Deunij  praticandosi  ciò,  che  si  fa 
le  si  reca  ad  assistere  alla  messa  nella  cappella  Pontificia  da  quelli, 
dello  Spirito  Santo,  che  si  celebra  che  lo  ricevono  dalle  mani  del  Papa. 
a  piacere  solenne  o  bassa.  Talora  il  Terminato  l' inno  della  riconoscen- 
Cardinale  vi  prende  la  s.  Comu-  za ,  si  alza  in  piedi,  il  funzionante 
nione,  se  non  è  già  sacerdote.  Fini-  comparte  la  benedizione  al  popolo, 
ta  che  sia  la  messa,  il  prelato  od  e  rogatosi  dai  notari  pubblico  istro- 
altro  incaricato  dal  Papa  ad  impor-  mento  della  seguita  imposizione  del 
re  il  cappello,  si  veste  di  piviale  e  cappello  Cardinalizio,  il  funzionante 
mitra,  e  si  pone  a  sedere  in  luogo  e  tutti  gli  altri  accompagnano  in 
eminente  per  essere  dal  popolo  ve-  cavalcata  il  Cardinale  al  proprio 
duto.  Allora  quello,  che  ha  portato  palazzo  ,  cavalcando  egli  col  det- 
il  cappello  rosso,  lo  posa  sulla  men-  to  cappello  pontificale  in  capo ,  a- 
sa  dell'altare,  e  presenta  il  breve  vendo  luogo  poscia  le  consuete  di- 
apostolico al  prelato  funzionante ,  mostrazioni  di  gioia,  e  i  donativi  al- 
il  quale  ricevendolo  con  rispetto  lo  l'ablegato  del  Papa.  Ci  avverte  il 
fa  leggere  da  un  suo  famigliare .  dotto  gesuita  Zaccaria  nelle  note  al 
Dopo  di  che  pronunzia  un  analogo  Lunadoro ,  Corte  di  Roma  j  dei 
discorso,  ove  suol  dichiarare  la  rico-  Cardinali j  ec. ,  che  il  delegato  del 
noscenza,  che  professa  al  Pontefice  Pontefice  fa  la  funzione  dell'  impo- 
per  essersi  degnato  nominarlo  ad  sizione  del  cappello  nella  principal 
eseguire  incarico  sì  onorevole,  loda  chiesa  della  città  ove  dimora  il  Car- 
le virtù  del  nuovo  Cardinale,  e  si  dinaie;  ma  ne' luoghi  delle  residén- 
mostra  ben  soddisfatto  di  poterlo  ze  sovrane  il  monarca  stesso  suole 
esercitare  con  un  porporato  merita-  fare  la  funzione  nella  propria  cap- 
mente  decorato  di  sì  sublime  di-  pella,  rimettendo  al  novello  poipo- 
gnità.  rato  le  insegne  del  Cardinalato ,  su 

Quindi  il  Cardinale  avvicinatosi  di  che  è  a  vedersi  il  p.  Caraffa  Tea- 
all'altare,  in  ginocchio  fa  il  giura-r  tino.  De  Cappella  regis ,  etc.  Il 
mento  di  fedeltà  al  Papa,  nel  mo-  primo  esempio,  mi  è  riuscito  ri u- 
do  e  nella  forma  prescritta  dalla  Cor-  venire,  che  il  Papa  abbia  manda- 
te romana,  e  proprio  di  que'Cardinali,  to  il  Cappello  Cardinalizio  (con- 
che ricevono  il  Cappello  extra  cu-  tro  il  costante  uso  della  corte  ro- 
riarrij  non  che  delle  bolle  Ponlifi-  mana,  dandolo  sempre  i  Pontefici 
eie.  Indi  il  funzionante  si  fu  levare  a  quelli  presenti  in  curia  colle  loro 
la  mitra,  e  recitate  alcune  orazioni  mani)  è  quello  di  Clemente  V,  il  pri- 
sul  Cardinale,  prescritte  dal  cerimo-  nio  Papa,  il  quale  fermò  la  vcsidenz(\ 


i86  GAP 

pontificia  in  Avignone.  Questi  per- 
tanto avendo  nel  dicembre  i3i2 
creato  Cardinale  Guglielmo  Teste 
francese,  illustre  per  chiarezza  di 
sangue,  scienza  e  virtù,  trovandosi 
nunzio  in  Inghilterra,  quivi  gli  man- 
dò il  cappello  rosso,  e  poscia  gli 
conferì  il  titolo  presbiterale  di  s. 
Ciriaco. 

Giovanni  XXII,  a*  i8  dicembre 
1827  in  Avignone  esaltò  al  Cardi- 
nalato Pietro  Gomez  di  Toledo , 
illustre  per  prudenza  e  pietà,  men- 
tre si  trovava  legato  presso  il  suo 
amico  Alfonso  re  di  Castiglia.  E 
per  conciliargli  maggior  venerazio- 
ne e  autorità ,  gli  trasmise  nella 
Spagna  il  cappello,  contro  l'usato 
costume  della  Chiesa  Romana. 

Clemente  VI  a'  18  dicembre  i35o 
creò  Cardinale  in  Avignone  Egidio 
Rigaudi  benedettino  francese,  per  le 
istanze  di  Giovanni  II  re  di  Fran- 
cia, il  quale  avea  bisogno  di  Egi- 
dio per  affari  della  massima  impor- 
tanza, né  poteva  perciò  permetter- 
gli che  si  recasse  in  Avignone  a 
prendere  il  cappello  .  Laonde  il 
Pontefice  glielo  mandò  a  Parigi,  ed 
Egidio  ivi  lo  ricevette  alla  presenza 
del  re,  dai  vescovi  di  Laon,  di  Char- 
tres,  e  di  Parigi. 

Innocenzo  VI  in  Avignone,  alla 
fine  di  febbraio  i353,  annoverò  al 
sagro  Collegio  Guglielmo  Farinier 
di  Aquitania,  generale  de'  france- 
scani. E  siccome  doveva  assistere  in 
Bordeaux  al  re  di  Francia  co'  suoi 
consigli,  cosi  per  non  allontanarlo 
da  lui,  in  segno  di  grazia  straordi- 
naria, gli  rimise  il  cappello .  Negò 
di  mandarlo  a  Nicolò  Roselli  do- 
menicano spagnuolo  da  lui  creato 
Cardinale  nella  stessa  promozione , 
ad  onta  che  il  re  Pietro  d'Aragona 
ne  avanzasse  premurosissime  istanze 
ai  Papa,   il    quale   gli    rispose,  che 


GAP 
avendo  su  ciò  consultato  il  parere 
de'  Cardinali ,  li  avea  trovati  tutti 
contrari  al  di  lui  desiderio.  Né  per- 
ciò rimanendo  persuaso  il  re  con 
produrre  l'esempio  del  Cardinal  Fari- 
nier, gli  fu  risposto  da  Innocenzo 
VI  esservi  disparità  di  ragioni  tra 
l'uno  e  r  altro,  mentre  il  Farinier 
era  stato  inviato  dalla  Sede  aposto- 
lica per  conchiudere  la  pace  tra  la 
Francia,  e  l' Inghilterra,  e  trovavasi 
in  servigio  della  medesima  in  Bor- 
deaux, ragione  che  non  militava 
pel  Roselli. 

Inoltre  lo  stesso  Innocenzo  VI 
nella  predetta  promozione  Cardina- 
lizia vi  promosse  Pietro  de  la  Fo- 
rest  di  mediocre  condizione  diMans, 
cancelliere  di  Francia.  Attesa  la  va- 
lida interposizione  dei  due  Cardina- 
li Talleyrandj  e  Capocci  legati  nelle 
Gallie,  gli  trasmise  il  cappello  Car- 
dinalizio, Poscia,  nell'anno  i36i 
a'  7  settembre  ,  elevò  al  Cardina- 
lato Androino  de  la  Roche  borgo- 
gnone, abbate  di  Clugny,  e  nunzio  per 
la  pace,  che  felicemente  conchiuse 
fra  i  due  sovrani,  mentre  ti*ovavasi 
in  Parigi  trattenuto  dal  re  per  de- 
cidere una  gravissima  controversia 
sul  ducato  di  Bretagna.  Quel  mo- 
narca supplicò  il  Papa  a  compia- 
cersi di  spedirgli  il  cappello,  e  ven- 
ne esaudito,  sebbene  il  Cardella  lo 
neghi  a  torto,  giacche  abbiamo  una 
lettera  d'Innocenzo  VI  riportata  dal 
Duchesne,  nel  tom.  IL  de' suoi  Aned- 
doti, che  parla  della  seguita  spe- 
dizione. 

Gregorio  XI  nel  giugno  1371  in 
Avignone  fece  Cardinale  Bertrando 
Cosnac,  canonico  regolare  del  Limo- 
sino, spedito  due  volte  in  Ispagna 
per  pacificare  i  re  di  Portogallo , 
Castiglia,  ed  Aragona,  che  avea  no 
rimesso  le  loro  contese  all'  arbitrio 
del  Papa,  per  cui  contro  il  costume 


GAP 

gli  mancia  il  cappello  per  mezzo  di 
Arnaldo  d'Andrea  suddiacono  della 
chiesa  di  Bordeaux. 

Urbano  VI  in  Roma,  a*  a 8  set- 
tembre I  378,  creò  Cardinale  Bar- 
tolommeo  Me/.zavacca,  bolognese, 
vescovo  di  Rieti,  cui  per  singolar 
distinzione  rimise  il  cappello  in 
Bologna  ove  si  trovava,  e  dove  fu 
da  lui  ricevuto  con  gran  pompa  e 
solennità  nella  chiesa  di  s.  Dome- 
nico, da  Gio.  di  Lignano,  celebre 
giureconsulto.  In  pari  tempo,  e  nel- 
la stessa  promozione,  Urbano  VI 
esaltò  al  Cardinalato  Filippo  Caraffa 
della  Serra  napoletano,  da  lui  già 
fatto,  per  le  istanze  del  clero  e  po- 
polo, vescovo  di  Bologna,  ove  per 
maggior  attestato  di  stima,  e  di 
onorificenza  gli  inviò  il  cappello 
rosso,  che  ricevette  per  le  mani  del 
medesimo  Lignano,  nella  stessa  chie- 
sa di  s.  Domenico  alla  presenza  di 
infinita  moltitudine  di  popolo. 

Quindi  Urbano  VI,  nel  1879,  in 
Roma  creò  Cardinale  Giovanni  Oczko 
boemo ,  arcivescovo  di  Praga ,  ed 
inoltre  lo  dichiarò  legato  di  tutta 
la  Boemia,  e  contro  la  consuetudi- 
ne della  Santa  Sede,  gli  rimise  non 
solo  il  cappello,  e  le  insegne  Cardi- 
nalizie, ma  anco  la  croce  di  legato. 

Martino  V  in  Roma,  a' 24  mag- 
gio 1426,  elevò  al  Cardinalato  En- 
rico Beaufort,  fratello  di  Enrico  IV, 
e  zio  di  Enrico  V  re  d' Inghilterra, 
arcivescovo  di  Cantorbery,  ed  inol- 
h'e  lo  dichiarò  legato  a  laterc  di 
una  crociata  contro  gli  ussiti  {Vedi\ 
non  solo  in  Inghilterra,  ma  in  Ger- 
mania, Ungheria ,  e  Boemia.  Tro- 
vandosi lontano  per  tale  motivo,  il 
Papa  lo  dispensò  di  recarsi  a  Ro- 
ma a  prendere  il  cappello  Cardina- 
lizio, che  gli  fu  trasmesso  per  mez- 
*o  di  un  certo  Salviati  di  Gcnazza- 
no,  pontifìcio  gentiluomo. 


CAP  187 

Nicolò  Y,  vedendo  ravveduto  Sbi- 
gneo  Olynitz ,  polacco ,  vescovo  dì 
Cracovia,  il  quale  era  stato  fatto 
Cardinale  da  Eugenio  IV  nel  14^9, 
e  s'era  unito  all'antipapa  Felice V, 
da  cui  ebbe  pure  la  porpora ,  nel 
1 449  mentre  dimorava  a  Fabriano, 
non  solo  lo  riconobbe  per  vero  Car- 
dinale, ma  gli  mandò  il  cappello 
rosso  a'  29  luglio  per  Gio.  Dugloss 
canonico  di  Cracovia ,  e  segretario 
dello  stesso  Sbigneo,  come  racconta 
il  medesimo  Dugloss  nella  sua  Sto- 
ria di  Polonia  al  lib.  XIII. 

Calisto  III  in  Roma,  a' 18  di- 
cembre i45'6,  annoverò  al  sagro 
Collegio  Riccardo  Olivier  di  Lon- 
galico,  o  Longeuil  di  Normandia, 
vescovo  di  Coutances,  e  con  raro  e- 
sempio  dipoi,  per  mezzo  di  Antonio 
Saraceni  suo  scudiere,  a'  20  settem- 
bre  145^8  gli  spedi  il  cappello  rosso. 

Sisto  IV,  a' IO  dicembre  i477  j 
in  Roma  creò  Cardinale  Giovanni 
d'Aragona  figlio  di  Ferdinando  re  di 
Napoli,  siccome  nato  fatto  per  l'ec- 
clesiastico ministero,  e  avente  altre 
belle  prei'ogative.  Stante  la  sua  età 
di  diciassette  anni,  gli  permise  di  ve- 
stire la  porpora,  meno  il  cappello 
rosso,  il  quale  per  altro,  come  leg- 
giamo in  Luigi  Pompili  Olivieri, 
//  Senato  Romano ,  pag.  3o2,  nel 
1478,  gli  fu  rimesso  dal  Papa  in 
Napoli,  per  mezzo  di  Francesco  de 
Scannasorci  napoletano,  senatore  di 
Roma.  J^.  Cardinali  creati  in  gio- 
vanile età', 

Innocenzo  Vili  creò  in  Roma 
nel  i486  segretamente  Cardinale 
Pietro  d'Aubusson  gran  maestro  di 
Rodi,  pubblicandolo  nel  marzo  1 4^9» 
e  dichiarandolo  pe'suoi  distinti  meri- 
ti legato  a  latere  di  tutta  l'Asia, 
Gli  rimise  poi  a  cagione  di  segnalato 
onore  il  cappello  rosso  fino  a  Rodi, 
il  quale  fu  da  lui  con  solenne  poni» 


i88  GAP 

pa  ricevuto  nella  chiesa  di  s.  Gio. 
Battista,  nella  festa  de' ss.  apostoli 
Pietro  e  Paolo. 

Nel  medesimo  concistoro,  Innocen- 
zo Vili  creò  Cardinale  Gio.  de 
Medici  fiorentino  ,  poi  Pontefice 
Leone  X,  benché  avesse  allora  quat- 
tordici anni,  colla  condizione  però, 
che  solo  dopo  tre  anni  potesse  far 
uso  delle  insegne  Cardinalizie,  che 
secondo  Novaes  tom.  VI,  pag.  i63, 
ricevette  nell'  abbazia  di  Fiesole  agli 
1 1  marzo  r49"^-  Tuttavia  il  Car- 
della,  tom.  Ili, p.  24 1,  sostiene  es- 
sere ciò  seguito  nel  14^9?  mentre 
il  Burcardo  ci  racconta,  che  nell'an- 
no 1491  Innocenzo  Vili  gli  mandò 
il  cappello,  e  le  altre  insegne  Car- 
dinalizie per  mezzo  di  un  apostolico 
breve,  che  indirizzò  al  medesimo 
Cardinale  autorizzandolo  a  prendere 
il  cappello  dalle  mani  di  chi  più 
gli  piacesse,  ond'egli  nominò  l'ab- 
bate di  Fiesole,  e  volle  che  celebras- 
se prima  la  messa  dello  Spirito  san- 
to, e  gli  somministrasse  la  s.  Comu- 
nione. Recatosi  dipoi  in  Roma,  In- 
nocenzo Vili  gli  conferì  per  titolo 
Cardinalizio  la  diaconia  di  s.  Maria 
in  Domnica. 

Inoltre  Innocenzo  Vili,  nel  pre- 
detto concistoro,  fece  Cardinale  An- 
drea d' Espinai  della  Bassa  Breta- 
gna, e  siccome  amato  dal  re  di 
Francia,  e  modello  di  rettitudine, 
gli  spedi  il  cappello  rosso,  destinan- 
do per  darglielo  il  nunzio  di  Fran- 
cia Leonello  Cheregato,  che  nella 
morte  di  questo  Papa  gli  fece  l'  ora- 
zione funebre. 

Alessandro  VI,  a'  12  settembre 
1498,  in  Roma  innalzò  alla  sacra 
porpora  Giorgio  d'  Amboise  il  senio- 
re francese,  arcivescovo  di  Rouen, 
in  premio  d' aver  fatto  dare  al  suo 
figlio  Cesare  Borgia,  dopo  che  avea 
rinunziato  al  Cardinalato,    il    duca- 


CAP 

to  Valentinois.  E  per  maggiormen- 
te distinguerlo,  gli  mandò  per  mez- 
zo dello  stesso  il  donativo  di  alcu- 
ni rocchetti,  e  altri  regali,  oltre  il 
cappello  Cardinalizio,  che  formal- 
mente gli  mise  in  capo  il  Cardinal 
Giuliano  della  Rovere,  il  quale  trova- 
vasi  in  Parigi,  e  fu  poi  Papa  Giu- 
lio II.  Questi  impedì  in  seguito  al 
d' Amboise  di  porsi  in  testa  il  tri- 
regno cui  agognava.  Rileva  il  Bur- 
cardo a  detto  anno,  che  Cesare  Bor- 
gia come  generale  di  s.  Chiesa,  nel- 
la cavalcata  che  precedette  la  funzio- 
ne, volle  portare  innanzi  al  Cardi- 
nale il  cappello,  che  dovea  far  soste- 
nere da  altrui. 

Giulio  II,  nel  primo  dicembre 
i5o3,  in  Roma  creò  Cardinale  Si- 
gismondo Gonzaga  de'  marchesi  di 
Mantova,  vescovo  della  sua  patria , 
siccome  illustre  più  pei  costumi  che 
pei  natali.  Per  mezzo  di  Paolo  Mo- 
lara  suo  prelato  domestico  gli  rimi- 
se il  cappello  e  le  insegne  Cardina- 
lizie. Quindi  a'  i4  gennaio  i5o7 
fece  Cardinale  in  Bologna  Renato  di 
Prie  di  Bourges,  vescovo  di  Bajeux, 
il  quale  ne  ricevette  la  notizia  senza 
dare  alcun  segno  di  allegrezza,  ad 
onta  che  per  onorarlo  il  Papa  gli 
inviasse  il  cappello  rosso,  cui  rice- 
vette nella  chiesa  de'  predicatori  di 
Lione  dalle  mani  del  Cardinal  Gior- 
gio d'  Amboise  il  seniore,  alla  pre- 
senza di  Luigi  XII  re  di  Francia; 
però  non  andò  guari,  che  ribellato- 
si contro  Giulio  II,  fu  da  lui  depo- 
sto, e  poi  assoluto  da  Leone  X.  Nello 
stesso  concistoro  e  in  Bologna,  Giu- 
lio II  annoverò  al  sagro  Collegio  Lui- 
gi d' Amboise,  nipote  del  precedente, 
arcivescovo  d'  Alby.  Quindi  recato- 
si in  Viterbo,  ove  allora  dimorava 
il  Papa  per  ricevervi  il  cappello,  a- 
vendo  saputo  Giulio  II,  che  il  re  di 
Francia  avea  ordinato  non    pagarsi 


GAP 

le  rendite  agli  ecclesiastici  assenti 
dal  regno,  sebbene  Cardinali,  non 
solo  gli  ricusò  le  insegne  Cardinalizie, 
ma  non  volle  riceverlo  finche  il  re 
non  revocasse  tal  ordine. 

Leone  X,  nel  i5i8  a'24  marzo, 
in  Roma  fece  Cardinale  Alberto  di 
Brandemburgo,  e  di  Magonza.  Per  i- 
speciale  distinzione  gli  mandò  il  cap- 
pello, e  le  insegne  del  Cardinalato, 
le  quali  furono  da  lui  ricevute  so- 
lennemente  nella    città    d'Augusta. 

Clemente  \1I,  a'  3  di  maggio 
iSij,  in  Roma  fece  Cardinale  Ma- 
rino Grimani  veneziano,  patriarca 
d' Aquileja,  pubblicandolo  però  nel 
febbraio  i528,  e  per  maggior  si- 
gnificazione di  onore,  e  di  stima  gli 
trasmise  in  Venezia  il  cappello  Car- 
dinalizio. Indi  nella  promozione  fat- 
ta a' 2  I  novembre  iSij  in  Castel  s. 
Angelo,  mentre  assediavalo  l'eserci- 
to di  Carlo  V,  ad  istanza  di  Carlo 
medesimo,  non  solo  fece  Cardinale  En- 
rico de'duchi  di  Cardona  spagnuolo, 
viceré  e  presidente  di  Sicilia,  e  prefet- 
to dello  stesso  castello,  ma  inoltre  es- 
sendo egli  assente  gli  rimise  a  Monrea- 
le, sua  sede  arcivescovile,  il  cappello,  e 
le  insegne  del  Cardinalato.  Creò  an- 
cora Clemente  VII  nella  medesima 
promozione  in  Cardinale  Antonio  del 
Prato  di  Alvernia,  arcivescovo  d' A 1- 
by  per  nomina  di  Francesco  I  re 
di  Francia,  onde  a  suo  riguardo,  e 
]>e'  meriti  eh'  oasi  acquistati  nell'a- 
bolizione della  Prammatica  sanzione, 
e  concordato  combinato  con  Leone 
X,  gli  mandò  a  Parigi  il  cappello 
e  le  insegne  Cardinalizie,  ch'egli  ri- 
cevette solennemente  nella  chiesa  de- 
gli agostiniani .  Egualmente ,  nel 
i53i,  creò  in  Roma  Clemente  VH 
il  11  marzo  Cardinale  l'inquisitore 
generale  di  Spagna  Alfonso  Manri- 
co,  o  Manricjues  di  Lara  spagnuolo, 
e  arcivescovo  di  Siviglia,  e   ciò   ad 


CAP  189 

istanza  di  Carlo  V.  Per  ispeciale  ri- 
guardo gli  mandò  il  cappello,  e  le 
insegne  del  Cardinalato,  comprensi- 
vamente al  titolo  Cardinalizio  pres- 
biterale di  s.  Maria  in  Trastevere 
detto  allora  di  s.  Calisto ,  sebbene 
mai  sortisse  da  quel  regno.  ^. 
Titoli  Cardinalizii. 

Paolo  111,  a' 20  dicembre  i538, 
in  Roma  dichiarò  Cardinale  Pietro 
Enrico  Maurico  Fernandez  Manri- 
quez  spagnuolo,  vescovo  di  Cordo- 
va, per  le  preghiere  di  Carlo  V,  ed 
in  considerazione  di  lui  gli  fu  rimesso 
nella  Spagna  il  cappello  rosso.  Ma 
recatosi  poi  in  Roma  per  prendere 
le  altre  insegne  della  dignità,  vi  la- 
sciò la  vita,  avendo  solo  dieci  me- 
si goduta  la  porpora.  Nella  promo- 
zione de'  12  dicembre  i53g  fece 
Cardinale  Marcello  Cervini  di  Mon- 
tepulciano, che  fu  poi  Papa  Mar- 
cello II.  Era  egli  vescovo  di  Nica- 
stro ,  e  legato  in  Germania ,  e  gli 
mandò  il  cappello  rosso,  e  ogni  al- 
tra prerogativa  propria  del  Cardi- 
nalato. Ad  istanza  di  Carlo  V,  Pao- 
lo III  fu  eziandio  condiscendente, 
con  creare  Cardinale  a'  19  dicem- 
bre i544}  Gasparo  di  Avalos  di 
Murcia,  arcivescovo  di  Compostella, 
e  gli  spedì  ancora  il  cappello  rosso, 
senza  assegnargli  verun  titolo.  Final- 
mente, a'  16  dicembre  1 545,  anno- 
verò fra  i  Cardinali  Giorgio  d'Am- 
boise  il  juniore,  arcivescovo  di  Rouen, 
per  le  premure  del  re  di  Francia, 
e  quindi  il  Papa  nel  concistoro  se- 
greto de'  i5  marzo  i546,  consultò 
i  Cardinali  ad  esempio  de'  suoi  pre- 
decessori, affine  di  poterlo  onorare 
colla  spedizione  del  cappello  rosso, 
che  gì'  inviò  in  Francia. 

Giulio  IH  in  Roma  nel  !55o  sol- 
levò al  Cardinalato  Giorgio  Martinusio 
Wisonowski  di  Croazia,  arcivescovo  di 
Slrigonia,  già  monaco    benedettino, 


190  CAP 

e  per  maggior  significazione  d'ono- 
re, gli  trasmise  senza  obbligarlo  a 
portarsi  a  Roma,  il  cappello  rosso, 
con  facoltà  di  assumere  le  vesti  di 
tal  colore  interdette  a'  Cardinali,  che 
hanno  professato    regola   monastica. 

Gregorio  XIII,  a  3  marzo  iS'j'j, 
in  Roma  pubblicò  Cardinale  Alber- 
to arciduca  d'Austria,  figlio  di  Mas- 
similiano II,  e  per  privilegio  specia- 
le, benché  fosse  semplice  chierico , 
gli  conferì  assente  il  titolo  presbite- 
rale di  s,  Croce  in  Gerusalemme, 
mentre  per  mezzo  del  proprio  con- 
cittadino Annibale  Pepoli  bologne- 
se, e  suo  cameriere  gì'  inviò  in  Ispa- 
gna  la  berretta,  la  porpora,  e  il  cap- 
pello, da  lui  ricevuto  con  tutta  so- 
lennità alla  presenza  del  re,  e  della 
regina  da  Nicolò  Ormaneto  vescovo 
di  Padova,  ed  internunzio  alla  cor- 
te di  Madrid,  nel  giorno  di  Pente- 
coste. Nondimeno  tutto  ebbe  a  ri- 
nunziare nel  1598,  per  isposare  la 
figlia  di  Filippo  III.  A' 21  febbraio 
1 57 8, Gregorio  XIII  fece  Cardinali  due 
fratelli,  Ludovico  e  Carlo  di  Lorena, 
stretti  parenti  de'monarchi  di  Fran- 
cia. Il  primo,  per  non  essersi  recato  in 
Roma,  non  ebbe  ne  titolo,  ne  insegne 
Cardinalizie;  ma  al  secondo,  siccome 
quello  eh'  era  stato  elevato  a  pre- 
mura di  Enrico  III,  mandò  il  cap- 
pello rosso.  Facendo  Cardinale  ai 
12  dicembre  i583  Roderico  di  Ca- 
stro spagnuolo,  arcivescovo  di  Sivi- 
glia per  le  istanze  della  imperatrice 
Maria,  dopo  alcuni  mesi,  non  sen- 
za ripugnanza ,  condiscese  però  a 
quelle  di  Filippo  II  re  di  Spagna, 
perchè  gli  mandasse  il  cappello  Car- 
dinalizio, non  iscorgendovi  impedi- 
mento legittimo,  che  ritardasse  al  Car- 
dinale il  recarsi  a  prenderlo  in  Ro- 
nja  dalle  mani  del  Pontefice. 

Innocenzo  IX  in  Roma,  a'  18 
dicembre    i^gi,  elevò  al  Cardinala- 


CAP 
to  Filippo  Sega  bolognese,  parente 
di  Gregorio  XIII,  mentre  esercitava 
in  Parigi  la  sesta  nunziatura,  e  sic- 
come sostituiva  nella  legazione  di 
Francia  il  Cardinal  Gaetano ,  cosi 
gli  rimise  il  cappello  rosso,  e  la  cro- 
ce di  legato,  onde  pieno  di  meriti 
ritornando  in  Roma,  fu  incontrato 
con  grande  onore  da  trentaselte 
Cardinali. 

Paolo  V,  a'  29  luglio  16 19,  an- 
noverò in  Roma  al  sagro  Collegio 
Ferdinando  d'Austria  figlio  di  Filip- 
po III,  e  con  raro  esempio  gli  man- 
dò a  Madrid  il  cappello  rosso,  e  le 
insegne  Cardinalizie,  siccome  quello, 
che  si  meritò  essere  chiamato  la 
delizia  di  tutto  il  mondo. 

Clemente  XII,  a*  19  novembre 
1735,  creò  in  Roma  Cardinale  Lo- 
dovico di  Borbone,  figlio  di  Fihp- 
po  V  re  di  Spagna,  ed  essendo  as- 
sente, spedi  in  quel  regno  monsi- 
gnor Caracciolo  de'  principi  Santo- 
buono  a  portargli  la  berretta  rossa, 
e,  dopo  un  anno,  spedi  monsignor 
Altoriti,  protonotario  apostolico  ca- 
meriere segreto ,  ed  economo  della 
fabbrica  di  s.  Pietro,  col  cappello 
Cardinalizio ,  conferendogli  in  pari 
tempo  la  diaconia  di  s.  Maria  della 
Scala. 

Benedetto  XIV,  in  Roma  a'  19 
settembre  1 743,  creò  Cardinale  Gio. 
Teodoro  di  Baviera  fratello,  dell'im- 
peratore Carlo  VII.  Quindi  il  pub- 
blicò nel  1 746  a'  1 7  gennaio  ,  e 
per  ispecial  onorificenza  gli  ritnise 
il  cappello  Cardinalizio,  e  le  altre 
insegne,  nominandolo  al  titolo  presbi- 
terale di  s.  Lorenzo   in  Paneperna. 

Pio  YII,  nel  concistoro  de'  20 
ottobre  1800,  creò  Cardinale  Luigi 
di  Borbone,  e  gli  rimise  nella  Spa- 
gna il  berrettino,  la  berretta,  il  cap- 
pello rosso,  e  l' anello,  assegnando- 
gli per  titolo  presbiterale    la  diaco- 


GAP 

lì  la  di  s.  ]\raria  della  Scala ,  come 
col  di  lui  genitore  avea  fatto  Cle- 
mente XII.  Lo  stesso  Pio  VII,  nel 
1819,  in  Roma  fece  Cardinale  a*  4 
giugno  Ridolfo  Gio.  Giuseppe  Ra- 
nieri ,  arciduca  d' Austria ,  fratello 
dell'  imperatore  Francesco  I,  arcive- 
scovo d'Olmùtz,  inviandogli  la  ber- 
retta, il  cappello,  e  altre  insegne  Car- 
dinalizie per  monsignor  Carlo  Ode- 
scalchi  ,  quegli  che  fatto  poi  Cardi- 
nale rinunziò  ultimamente  la  digni- 
tà. Monsignor  Leardi  nunzio  aposto- 
lico presso  l'imperiai  corte  impose  in 
Vienna  il  cappello  rosso  al  Cardi- 
nal Ranieri. 

Altre    notizie    ed    aneddoti  riguar- 
danti il  cappello   Cardinalizio. 

I  Pontefici  hanno  per  costume  di 
restituire  il  loro  cappello  Cardinali- 
zio a  qualche  parente  del  Papa,  che 
lo  ha  loro  conferito,  e  ^e  sono  re- 
golari, a  qualche  individuo  dell'Or- 
dine cui  appartennero.  Ne  diede  l'ul- 
timo esempio  il  Papa  regnante  nel 
creare  meritamente  Cardinali  Ga- 
briele della  Geiiga  Sermattei,  nipo- 
te di  Leone  XII,  che  lo  avea  esal- 
tato al  Caidinalato,  e  d.  Ambrogio 
Bianchi  abbate  generale  de'  camal- 
dolesi sua  antica  congregazione.  Que- 
sta consuetudine  ecco  come  viene 
descritta  dall'  Amidenio.  »  Solent 
«  plerumque  Ponlifices  galcrum 
>'  Cardinalitium  con.sanguineis  suo- 
»'  rum  promotorum  gralitudinis  cr- 
»  go  restituere.  Consuetudinem  hanc 
"  praetermissam  a  Paulo  V,  et  Gie- 
«  gorio  XV,  reduxit  Urbanus  Vili, 
"  et  ad  nominationem  Rurghesio- 
»  rum,  e  sago  ad  togam,  et  e  mi- 
'»  lite  ad  Cardinalatum,  evexit  Pe- 
'»  trum  Mariam  Rurghesium,  ndo- 
»  lescentem  senenscm,  et  Paulo  V 
"   aflìnitate  vinclum  ".  Ed  anche  in 


GAP  191 

altro  luogo  ripete  :  *»  Solent  Pouti- 
>•  fices  ,  in  gratitudinis  indicium , 
w  pileum  rubrum,  quem  acceperunt 
»»  a  Ponti fice  suo  promotore,  eum- 
»»  dem  reddere,  intuitu,  et  contem- 
»♦  platione  nepotis  Pontifìcis  promo- 
»  toris  ".  Potrebbe  Io  stesso  dirsi 
di  quanto  avvenne  a'  nostri  tempi , 
allorquando  Pio  VII,  volendo  resti- 
tuire il  cappello  alla  famiglia  Bra- 
schi,  per  averlo  ricevuto  da  Pio  VI, 
né  avendo  essa  soggetti ,  perchè  i 
due  fratelli  che  la  componevano , 
uno  era  Calcinale,  l'altro  coniuga- 
to, ad  istan7a  della  medesima  elevò 
alla  porpora  a'  12  luglio  i8o3  Pier 
Francesco  Galeifi  affine  di  essa ,  e 
prelato  economo  della  fabbrica  di  s. 
Pietro,  nell'età  di  trentatre  anni. 
Giulio  III  nel  i55o  conferì  lo  stes- 
so suo  cappello  ad  Innocenzo  del 
Monte  figlio  adottivo  del  proprio 
fiatello  Baldovino.  Questo  Pontefice 
dipoi,  a' 26  gennaio  i554,  proib\ 
colla  bolla  11  Bull.  Rom.  t.  I,  p. 
8o3  del  Cherubini,  di  darsi  contem- 
poraneamente due  cappelli  Cardina- 
lizi a  due  fratelli,  ciò  che  approvò 
nel    1559  Pio  IV. 

Nello  scisma  sostenuto  dall'anti- 
papa Clemente  VII,  Gentile  de  San- 
gro  napoletano,  crealo  Cardinale  da 
Papa  Urbano  VI  nel  iSyS,  essen- 
do stato  anche  dichiarato  legato  del 
regno  di  Napoli,  si  mostrò  severis- 
simo co'  partigiani  dell'antipapa,  on- 
de alla  presenza  del  re  Carlo  III, 
de'  baroni  del  reame,  e  d' immenso 
popolo,  nella  chiesa  di  s.  Chiara  ob- 
bligò Leonardo  di  GilTone  già  mi- 
nistro generale  de*  minori ,  e  Jaco- 
po d' Otranto ,  anticardinali  dello 
slesso  Clemente  VII,  a  gettare  colle 
proprie  mani  nel  fuoco  ivi  apparec- 
chiato i  cappelli  Cardinalizi,  che  a- 
veano  ricevuti.  Pileo  de  Prata  di 
Concordia   fu  chiamato  il  Cardina- 


icp  GAP 

le  de'  tre  cappelli,  perchè  ricevette 
il  primo  neir  anno  1878  da  Ur- 
Lano  VI ,  il  secondo  dal  suddetto 
antipapa  nel  i386  quando  si  rifu- 
giò in  Avignone  ,  il  terzo  da  Boni- 
fazio IX  nel  1889,  allorché  tornò 
all'ubbidienza  romana. 

Paolo  li  nel  dare  il  cappello  Car- 
dinalizio, per  gli  uffizi  del  Cardi- 
nal Bessarione  nel  i/j-67,  a  France- 
sco della  Rovere,  gli  pronosticò  il  tri- 
regno, e  di  fatti  lo  ebbe  a  successore  nel 
i^ji  col  nome  di  Sisto  IV.  Il  Pon- 
tefice Pio  IV,  neir  imporre  il  cap- 
pello rosso  nel  i565  al  Cardinal 
Ugo  Buoncompagno,  esclamò  :  Ecce 
\>ìr  in  quo  dolus  non  est^  e  nel 
1572  divenne  Papa  col  nome  di 
Gregorio  XIII.  Per  le  istanze  del 
sagro  Collegio,  e  di  Filippo  II  re  di 
Spagna,  nel  i566  s'indusse  s.  Pio 
V  a  far  Cardinale  il  nipote  Fr.  Mi- 
chele Bonelli  domenicano,  ma  gli 
proibì  di  lasciar  l' abito  di  s.  Do- 
menico, e  di  usare  il  cappello  ros- 
so, mentre  i  Cardinali  religiosi  an- 
cora non  aveano  la  berretta  rossa  , 
che  poi  diede  a  lui  pel  primo  nel 
1591  Gregorio  XIV.  Questo  Papa 
voleva  dare  il  cappello  Cardinahzio 
a  s.  Filippo  Neri,  ma  ricusandolo, 
il  fece  un  giorno  porre  a  sedere 
accanto  a  lui  col  cappello  in  capo. 
13'  altronde  l' Algarolti  riporta  nei 
suoi  Pensieri^  che  quando  un  reli- 
gioso de'  serviti ,  con  una  istanza 
supplicò  Clemente  XI  a  dargli  il 
cappello  Cardinalizio,  gli  rispose  con 
vQSCYìVio:  Resterà  sentita j  e  fu  gra- 
zioso giuoco  di  parole.  Allorché  poi 
nel  1761  Clemente  XIII  beatificò 
il  suo  parente,  e  concittadino  Car- 
dinal Barbari go ,  ricevè  il  di  lui 
cappello  rosso  ancora  intero,  in  uno 
all'abito  Cardinalizio,  che,  nel  i663, 
avca  ricevuto  da  Alessandro  VII. 

Nel  conclave  celebrato  in  Avigno- 


CAP 

ne  nel  i334  per  morte  di  Giovan- 
ni XXII,  fu  offerto  il  pontificato  al 
Cardinal  Comminges,  con  la  condi- 
zione che  non  riportasse  a  Roma  la 
pontificia  residenza  ;  ma  egli  rispose 
esser  pronto  a  rinunziare  il  cappello 
rosso,  e  a  vedersene  spogliare,  piut- 
tosto che  aver  il  Papato  con  tali  pre- 
scrizioni. Essendosi  ribellati  a  Giu- 
lio II  alcuni  Cardinali,  egli  li  depose 
nel  1 5 1  I ,  e  nel  concistoro  pubblico, 
che  tenne  nella  sala  regia  del  Va- 
ticano ,  nel  dare  il  cappello  Cardi- 
nalizio al  Cardinal  di  Strigonia,  ne 
dichiarò  decaduto  il  Cardinal  Fran- 
cesco Sanseverino  uno  de'  capi  dei 
ribelH. 

La  rinunzia  della  porpora  o  di- 
gnità Cardinalizia,  si  chiama  anco 
rinunzia  del  cappello  di  Cardinale. 
Sebbene  all'articolo  Porpora  si  tratti 
dì  tali  rinunzie,  tuttavolta  ci  sembra 
interessante  il  riferire  come  seguì  la 
rinunzia  del  cappello  del  Cardinale  in- 
fante di  Spagna  Lodovico  di  Borbone 
figlio  di  Filippo  V,  cui,  come  dicem- 
mo di  sopra,  era  stato  inviato  nel 
1736  da  Clemente  XII. 

Avendo  pertanto  risoluto  l' infan- 
te, con  approvazione  di  Ferdinando 
VI  suo  fratello,  di  rinunziare  il  cap- 
pello di  Cardinale,  venne  incaricato 
il  Cardinal  Portocarrero  di  trattare 
con  Benedetto  XIV  questo  affare , 
affine  di  poter  tornare  allo  stato  seco- 
lare. Ed  é  perciò,  che  scrisse  al  Papa 
una  lettera  del  seguente  tenore.  ■'  La 
»  vocazione  più  grata  a  Dio  è  quel- 
»  la,  che  più  si  combina  colla  nostra 
»  coscienza.  I  doveri,  che  questa  da 
»  noi  esige,  vogliono  un  minuto 
«  esame  sopra  di  noi  medesimi,  e 
»  sopra  le  interne  nostre  disposizio- 
i>  ni.  Feci  sopra  di  me  questo  esa- 
M  me  supplicando  il  Signore  d'illu- 
»  minarmi  a  regolare  le  mie  deli- 
«   berazioni    circa    la  vocazione,  cui 


GAP 

*»  mi  dovea  fissare,  ma  non  ho  tro- 
-'  vale  in  me  le  necessarie  qualità 
«  per  compiere  i  doveri  di  quello 
'•>  stato  di  vita,  nella  quale  credetti 
^  da  principio  dovermi  stabilire. 
:>i  Poiché  dunque  permette  il  Signo- 
»  re,  ch'io  lo  serva  ed  onori  nello 
«  stato  secolare,  seguo  l'impulso  del- 
*»  la  vocazione,  a  cui  egli  mi  chia- 
»  ma ,  e  rispettosamente  prego  la 
»»  Santità  Vostra  di  accordarmi  le 
«  necessarie  dispense,  e  di  ricevere 
>y  di  buon  grado  che  io  le  rassegni 
»  il  cappello  di  cui  volle  il  di  lei 
*>  predecessore  decorarmi  ". 

Benedetto  XIV,  adunata  una  con- 
gregazione di  Cardinali,  col  parere 
di  essa  convenne  di  accettare  la  ri- 
nunzia del  cappello  Cardinalizio,  nel 
modo  come  si  accordò  da  Clemen- 
te XI  nel  1709  al  Cardinal  Fran- 
cesco Maria  de'  Medici ,  fratello  di 
Cosimo  III,  granduca  di  Toscana,  per 
isposare  Eleonora  Gonzaga.  Intima- 
tosi pertanto  dal  Papa,  a' 18  dicem- 
bre 1 754?  un  concistoro  segreto  nel 
palazzo  quirinale,  vi  si  recarono 
trenta  Cardinali  compreso  Portocar- 
rero,  che  vi  comparve  con  nobilissi- 
mo corteggio  ed  accompagnamento 
di  ventotto  prelati.  Da  un  suo  gentil- 
uomo, entro  una  superba  carrozza,  si 
portava  il  cappello  dell'infante,  il 
quale  venne  collocato  su  di  un  ta- 
volino nella  sala  del  concistoro.  Quin- 
di entrato  in  esso  Benedetto  XIV, 
ed  asceso  il  trono,  propose  al  sagro 
Collegio  il  motivo  di  tal  convocazio- 
ne ,  accennando  brevemente  molti 
altri  esempi  di  simili  rinunzie  di 
cappeUi  Cardinalizi,  che  dai  prede- 
cessori suoi,  o  erano  state  benigna- 
mente accettate,  o  per  giuste  cagio- 
ni non  ammesse.  Indi  venne  fatta 
colle  più  solenni  formalità  la  spon- 
tanea rinunzia,  ed  usciti  dalla  sala 
concistoriale  tulli  quelli,  a'  quali  era 

YOL.    i\. 


GAP  193 

stato  permesso  V  ingresso  per  essere 
presenti  ad  un  tal  atto,  si  chiuse 
nuovamente  il  concistoro.  Proseguì 
allora  Benedetto  XIV  la  sua  allocu- 
zione a'  soli  Cardinali ,  ed  accennò 
i  motivi,  i  quali  aveano  determinato 
Clemente  XII  a  crear  Cardinale  l'in- 
fante: encomiò  la  pietà  di  questo, 
ognora  corrispondente  all'aspettativa 
di  lui  concepita^,  e  disse  che  avea  ese- 
guite diligentemente  le  formalità  di 
filiale  ubbidienza,  e  di  ossequio  che 
in  simili  casi  debbonsi  praticare  colla 
Sede  apostolica,  e  che  perciò  il  re- 
putava meritevole  di  essere  esaudito 
nell'istanza.  Interrogò  pertanto  il 
sagro  Collegio  colla  consueta  formu- 
la: QwzV/  vobis  vìdetur?  e  i  Cardi- 
nali alzandosi  in  piedi,  approvarono 
la  rinunzia  del  cappello;  per  cui  il 
Cardinal  Portocarrero  si  recò  a. ba- 
ciare i  piedi  del  Papa  in  rendimen- 
to di  grazie  per  l'accettazione,  e  gli 
consegnò  su  d'  un  bacile  nobilmente 
ornato,  il  cappello  Cardinalizio,  che 
ad  istanza  del  re  di  Spagna,  fu  de- 
stinato a  d.  Luigi  Ferdinando  di 
Cordova,  della  metropoli  di  Toledo, 
indi  arcivescovo.  Nel  medesimo  con- 
cistoro da  Benedetto  XIV  venne  egli 
creato  Cardinale,  dignità  che  accettò 
dopo  una  virtuosa  resistenza. 

Finalmente  intorno  al  cappello 
Cardinalizio,  fino  al  1769,  abbiamo 
che  i  palafrenieri  de'  Cardinali,  per 
la  festa  di  s.  Anna  hanno  cavalcato 
sopra  mule  bardate  pontificalmente 
di  colore  rosso,  coi  cappelli  de'  rispet- 
tivi padroni  pendenti  dietro  alle  spal- 
le, o  appesi  al  loro  braccio  sinistro. 
Nella  mattina ,  otto  giorni  avanti 
della  festa  di  detta  santa ,  si  reca- 
vano in  cavalcata  dal  Cardinal  de- 
cano protettore  della  loro  arcicon- 
fiaternita  [Fedi),  e  dopo  essere  stati 
nel  di  lui  palazzo  trattati  di  rinfre- 
schi ,  andavano  alla  loro  chiesa  ia 
i3 


u>i  CAP 

Borgo  s.  Anna.  Inoltre,  collo  stes- 
so cappello  Cardinalizio  dietro  le 
spalle,  i  palafrenieri  de'  Cardinali  ca- 
valcavano, e  precedevano  le  seguenti 
solenni  cavalcate  ,  per  l' ingresso  for- 
male in  Roma  degli  ambasciatori  dei 
principi  presso  la  Santa  Sede,  e  nel 
ritorno  che  faceva  im  Cardinal  le- 
gato a  Intere^  dopo  aver  adempiuto 
la  sua  legarione,  non  che  nel  pos- 
sesso solenne  del  senatore  di  Roma, 
nella  cui  cavalcata  due  suoi  paggi 
a  cavallo  portavano  lo  stocco  e  il 
cappello  senatorio,  seguiti  dal  sena- 
tore, ed  in  quello,  che  prese  a'  i8 
febbraio  1629  Giulio  Cartaro  d'Or- 
vieto, un  paggio  a  cavallo  teneva  il 
cappello  del  senatore  dietro  le  spalle. 
Sul  cappello  Cardinalizio  abbiamo 
da  Francesco  Novelli ,  Opusculani 
nov.elluni  de  pileo  cardineo^  et  ani- 
plissiniis  Cardinalìbns  ad  Paulwn 
ITI  Rom.  Pont.  Max.^  Romae  apud 
Ant.  Bladura    i536. 

Cappello  dei  vescovi.  I  patriarchi, 
gli  arcivescovi,  e  i  vescovi,  benché 
jeligiosi,  usano  due  cappelli,  l'usuale 
di  feltro  nero  della  forma  di  quel- 
lo degli  ecclesiastici,  e  lo  adoperano 
sempre  quando  incedono  con  abito 
corto,  o  prelatizio,  ed  il  semipontiflca- 
le  di  seta  color  verde  della  forma  di 
quello  de'  Cardinali,  che  adoperavano 
«elle  cavalcate,  e  sagre  funzioni  ve- 
stiti di  cappa,  o  mantelloni,  con  cor- 
doni e  fiocchi  di  egual  colore.  I 
patriarchi  nel  cappello  nero  usano 
i  fiocchi  di  seta  verde  con  oro  fram- 
mischiato, gli  arcivescovi  e  vescovi 
la  semplice  fettuccia  e  fiocco  di  seta 
verde.  Tuttavolta  i  nunzi ,  per  es- 
sere costituiti  nella  dignità  ai-cive- 
scovile ,  nelle  nunziature  adoperano 
la  fettucia  e  il  fiocco  di  seta  verde 
con  oi'o  frammischiato.  Ciò  pur  fan- 
no molti  arcivescovi  nelle  loro  dio- 
cesi, ed  alcun  vescovo  nelle  proprie. 


CAP 

Il  cerimoniale  de'  vescovi  al  cap.  T, 
lib.  I,  §  3,  parlando  dell'abito  dei 
vescovi  prescrive ,  Galero  nigro  la- 
neOj  viridi  serico  ornato  ciim  cordii- 
lis  ac  Jloccis  coloris  viridis. 

Concesso  a'  Cardinali  il  cappello 
rosso,  nel  1 245»,  ci  avverte  il  Ronan- 
ni  a  pag.  4^9  della  Gerarchia  ec- 
clesiastica, che  non  manca  chi  affer- 
mi, essere  stato  più  antico  tal  colo- 
re nel  loro  cappello,  usandolo  ta- 
lora anco  i  legati  non  Cardinali,  e  i 
semplici  vescovi,  come  dice  tra  gli  altri 
Erasmo  nel  lib.  Ili ,  De  Rationc 
concionandij  il  che  per  altro  negasi 
dal  Baldovino.  L'origine  e  l'uso  dei 
cappelli  verdi  adoperati  dai  patriar- 
chi, arcivescovi  e  vescovi,  e  collo- 
cati sui  loro  stemmi  gentilizi,  vuoisi 
derivato  dalla  Spagna,  dal  qual  re- 
gno pretende  inoltre  il  p,  Menestriei", 
che  derivasse  1'  uso  del  cappello  per 
tutti  i  prelati.  Pare,  che  essa  Io 
abbia  adottato  ne'  primi  anni  del 
decimoquinto  secolo ,  e  che  poi  fos- 
se per  la  prima  volta  introdotto  in 
Francia,  nel  i^J'i,  dall'arcivescovo 
di  Sens  Tristano  di  Salazar,  oriondo 
della  Riscaglia  Ciò  non  pertanto 
si  osserva,  che  nel  secolo  XIV  le 
armi  gentilizie,  le  quali  prima  erano 
sovrastate  dalle  mitre ,  si  veggono 
decorate  dei  cappelli  coi  fiocchi.  I 
vescovi  spagnuoli  anche  oggidì  ado- 
perano il  cappello  usuale  con  fodera 
di  seta  verde ,  con  fiocco  simile , 
frammisto  ad  oro,  sulla  forma  però 
di  quello  del  Papa,  cioè  colle  ale 
alzate  da  due  sole  parti,  essendo  il 
resto  di  feltro,  o  seta  nera.  Apostolo 
Zeno  ha  poi  notato,  nel  tom.  X 
Giorn.  de^  Lelter.  96,  che  il  primo 
vescovo  regolare  ad  usare  il  fiocco 
verde  sul  cappello  fu  Favori  no  ve- 
scovo di  Nocera ,  fiorito  nel  ponti- 
ficato di  Leone  X.  Egli  però  si 
chiamava  Guarino,    e   fu  detto  voi- 


GAP 

garmenle  Favoriiio  siccome  origina- 
rio della  pieve  di  Favera,  castello 
della  diocesi  di  Camerino. 

Gli  ecclesiastici  portavano  prima 
ovunque  la  berretta,  cioè  in  chiesa 
e  per  le  strade,  come  fra  gli  altri 
prescrisse  il  concilio  di  Bourgcs  de- 
cretando nel  canone  2:  Pileiim 
f/uadratum ,  seu  hiretum  seinper 
gerani  in  ecclesia  ^  et  extra  eccle- 
sianij  nisì  quotics  coeli  injuria  ur- 
gchitj  e  ciò  la  disciplina  esigeva 
acciocché  per  tutto  si  conoscessero 
gli  ecclesiastici.  A  questo  riflesso  il 
concilio  celebrato  in.  Aix  nel  i585, 
comandò  che  i  vescovi  sopra  la  ber- 
retta portassero  il  cappello  pontifi- 
cale, come  si  usava  quando  si  por- 
tava la  berretta  tonda  e  repressa. 
Dal  qual  uso  probabilmente  ebbe 
origine  la  consuetudine  del  portarsi 
talora  il  cappello  sopra  la  berretta 
dai  vescovi,  e  dai  prelati  nelle  so- 
lenni cavalcate .  A  questo  articolo 
riporteremo  le  diverse  cavalcate  dei 
possessi  de^Papi,  per  le  cappelle  del- 
la ss.  Annunziata  ec,  quelle  funebri, 
ed  altre,  ove  si  faranno  le  distin- 
zioni de' diversi  abiti,  bardature, 
cappelli  ec.  de'  vescovi  assistenti  al 
soglio,  e  non  assistenti,  non  che  ciò, 
che  riguarda  altri  prelati. 

Finalmente  nella  sede  vacante, men- 
tre i  Cardinali  creature  del  defimlo 
Pontefice  levano  le  guarnizioni  d'oro 
dai  cappelli  neri  ed  usuali ,  e  tutti  i 
prelati  tolgono  dal  cappello  i  fiocchi 
e  cordoni,  soltanto  i  patriarchi,  arci- 
vescovi e  vescovi  conservano  al  loro 
cappello  il  fiocco  verde,  uniforman- 
dosi nel  resto  alla  prelatura.  Nella 
loro  morte  il  cappello  pontificale 
verde  con  fiocchi  si  appende  nella 
parte  davanti  del  feretro ,  tanto 
quando  sono  esposti  nelle  proprie 
camere,  che  in  chiesa  per  le  ese- 
quie.    Questo    cappello    si    appende 


GAP  196: 

di  poi  alla  volta  della  chiesa  o  cap- 
pella, ove  il  loro  cadavere  viene 
tumulato.  In  quanto  poi  al  numero 
de' fiocchi,  che  pendono  dai  loro  cap- 
pelli pontificali,  e  che  insieme  de- 
corano lateralmente  i  loro  stemmi, 
anticamente  si  usava  solo  quello, 
che  riuniva  il  cordone  sotto  al 
mento,  poi  ne  vennero  adottati 
due,  quindi  in  progresso  si  accreb- 
bero notabilmente ,  per  cui  nella 
generalità  si  osserva,  che  dai  due 
cordoni  dei  patriarchi,  e  nunzi  apo- 
stolici, comunque  fregiati  della  di- 
gnità episcopale,  ne  pendono  quat- 
tro per  parte,  contenente  ognuno 
dieci  fiocchi,  e  da  quelli  degli  arci- 
vescovi, e  vescovi  tre  dai  due  lati, 
cioè  sei  fiocchi  per  cadaun  cordone. 

Cappello  dei  Prelati.  Due  sono 
i  cappelli,  che  adoperano  i  prelati 
della  romana  Chiesa,  ambedue  di 
color  nero,  cioè  l' usuale  di  feltro, 
come  quello  di  tutti  gli  ecclesiastici, 
ed  il  pontificale,  o  semi-pontificale 
di  paimo  nero  foderato  di  seta  pao- 
nazza o  cremisi ,  della  stessa  forma 
di  quello  dei  vescovi ,  il  primo  con 
fettuccia  e  fiocco  di  seta  rosso,  pao- 
nazzo, ed  anco  alcuno,  come  di- 
remo ,  verde  ,  a  tenore  del  gra- 
do ,  o  del  collegio  cui  appartengo- 
no, e  il  secondo  con  cordoni  simili, 
c«)n  fiocchi  paonazzi  o  misti  degli 
stessi  colori  paonazzo  e  nero,  a  se- 
conda della  specie  de'prelati,  e  con 
qviel  numero  di  fiocchi,  che  in  ap- 
presso si  dirà.  Non  potendosi  pre- 
cisare r  origine  del  ciippello  prolati- 
zio,  pontificale,  o  semi  pontificale, 
sembia  forse  concesso,  o  adottato 
assai  dopo  che  l' ebbero  assunto  i 
vescovi. 

Che  il  cappello  prelatizio  pontifi- 
cale, o  semipontilìcale,  venisse  por- 
tato dai  prelati  sulla  berretta  cleii- 
cale,  e  si  stringesse  sotto  il  mento  coi 


rgG  GAP 

due  cordoni  laterali  da  esso  pendenti 
con  flocco,  lo  abbiamo  dalla  Cerar- 
chia  del  Bonanni  pag.  4^^»  ®  ^^ 
dicemmo  di  sopra  parlando  del  cap- 
pello de'  vescovi ,  che  praticavano 
altrettanto.  Rimase  in  seguito  qual 
solo  distintivo  agli  uditori  di  Rota, 
nella  cavalcata  solenne  colla  berretta 
in  capo,  e  sopra  il  cappello  ponti- 
ficale con  due  fiocchetti  laterali  al 
cupolino,  venendo  fermato  sotto  il 
mento  da  due  cordoni,  da  cui  pende 
un  fiocco.  Ma  la  ragione,  per  cui 
rimase  agli  uditori  di  Rota  il  distin- 
tivo di  usare  la  berretta  sotto  il 
cappello  nelle  cavalcate,  si  apprende 
dal  Bernini,  //  tribunale  della  s. 
Rota  romana^  a  pag.  ^i.  Egli  per- 
tanto ci  dice,  che  la  berretta  non  è 
solo  propria  de' chierici,  ma  anche 
de' dottori,  ed  essendo  stata  sempre 
usata  dagli  uditori  di  Rota,  ne 
giammai  essendo  stata  dimessa  per 
denotare  il  magistrale  lorO  uffizio, 
così  dovendo  assumere  nelle  pub- 
bliche cavalcate  il  cappello,  ad  essa 
lo  sovrappongono  ,  per  non  rima- 
nere in  alcun  tempo  privi  di  quel- 
r  insegna  propria  del  grado  loro 
dottorale. 

Siccome  la  distinzione  del  cappello 
fra  i  prelati  consiste  nel  colore  dei 
fiocchi,  e  nelle  pontifìcie  concessioni 
fatte  da' Sommi  Pontefici ,  cosi  andia- 
mo tutto  ciò  a  descrivere.  La  deco- 
razione de'cordoni  con  diversità  di 
colori  ne' cappelli  prelatizi,  conce- 
duta dai  Papi  ad  alcuni  collegi  dei 
prelati  della  santa  Sede,  provenne 
dall'antica,  e  privativa  concessione, 
che  il  cerimoniale  de'  vescovi  deter- 
mina a'  patriarchi ,  arcivescovi  e  ve- 
scovi. E  se  trovasi ,  che  oltre  di 
essi  alcuno  fosse  fornito  di  tal  di- 
stinzione, non  è  che  a  similitudine, 
e  con  variazione  di  colore  e  di  or- 
nato ,     finche    da'  Pontefici     venne 


GAP 

estesa  si  privativa  insegna  a'  prelati 
non  decorati  della  dignità  episcopale. 
Vero  è  però,  che  quando  i  medesimi 
Pontefici  concessero  gli  ornamenti, 
o  fiocchi  di  colore  rosso,  paonazzo, 
o  verde,  non  che  di  paonazzo  misto 
al  nero,  pei  cappelli  de*  prelati ,  in- 
tesero solo  pei  cappelli  pontificali, 
o  semi  -  pontificali  da  usarsi  nelle 
pubbliche  e  solenni  cavalcate.  Di 
che  abbiamo  una  prova  dai  mae- 
stri delle  cerimonie  pontificie,  i  qua- 
li, non  godendo  il  distintivo  del  fioc- 
co al  cappello,  nelle  cavalcate  ve- 
stiti di  mantellone  e  cappuccio,  u- 
sano  il  cappello  semi -pontificale  ne- 
ro foderato  di  paonazzo,  con  cordo- 
ne e  fiocchi  misti  dello  stesso  co- 
lore paonazzo  e  nero .  Tutta  volta 
in  progresso  di  tempo  tale  distintivo, 
quasi  in  compendio,  si  volle  apph- 
care  ai  cappelli  usuali,  affinchè  dalla 
esteriorità  dell'  ornato  eziandio,  o 
vestendo  l'abito  corto,  o  il  prelatizio 
violaceo,  in  ogni  circostanza,  e  per 
tutto  apparisse  la  prerogativa  della 
dignità  individuale,  e  della  diversità 
del  grado,  di  cui  il  prelato  era 
rivestito,  come  vedremo  in  seguito 
dagli  analoghi  brevi  pontificii  di 
concessione.  E  tanto  è  vero,  che  i 
Papi  decretarono  i  fiocchi  ai  cap- 
pelli pontificali ,  o  semipontificali , 
che  si  servirono  costantemente  della 
parola  Galerus,  la  quale,  secondo 
l'etimologia  da  alcuni  autori  dichia- 
rata, e  principalmente  dal  Macri, 
altro  non  significa  che  il  cappello 
pontificale,  a  differenza  della  parola 
Pìleus^  che  significa  il  cappello  usua- 
le. E  se  ne' tempi  a  noi  più  pros- 
simi trovasi  PìleuSj  ciò-  avvenne  per- 
chè già  era  in  uso  l'ornamento  anco 
al  cappello  usuale,  cosa  che  non  era 
ne' tempi  più  antichi;  estensione  lo- 
devole sotto  tutti  i  rapporti,  per 
non  esporre  la  dignità  prelatizia  fra 


GAP 

la  moltitudine  a  qualche  involon- 
tario alFronto,  procacciarle  i  dovuti 
rì'juardi,  ed  evitare  qualunque  com- 
promissione, perocché  non  basta  pei 
prelati  a  Tarsi  conoscere  le  calze  pao- 
nazze, e  il  collare  di  tal  colore,  es- 
sendo ciò  comune  extra  urbeni  ai 
cubiculari,  e  ad  altri.  E  però  da 
avvertirsi,  che  in  sede  vacante,  fra  i 
segni  di  lutto  della  romana  prelatu- 
ra, evvi  quello  di  levare  il  fiocco  al 
cappello  usuale,  surrogandovisi  una 
semplice  fettuccia  di  seta  nera.  I  soli 
maggiordomo,  e  maestro  di  camera 
del  Papa  defunto,  e  i  protonotari 
apostolici  conservano  il  flocco  al 
cappello,  sinché  il  di  lui  cadavere 
non  é  sepolto;  portando  altresì  i  soli 
maggiordomo  e  maestro  di  camera, 
fino  alla  tumulazione,  la  veste  vio- 
lacea, avvegnaché  essi  si  considera- 
no ancora  all'attuai  servizio  del  Pon- 
tefice. Ed  in  que'giorni  difatti  assi- 
stono, e  nel  palazzo,  e  nella  basilica 
vaticana,  alle  esequie  come  fami- 
gliari. 

Volendo  parlare  delle  diverse  con- 
cessioni fatte  a  vari  collegi  prelatizi 
de'  fiocchi  ai  cappelli,  osserveremo 
l'ordine  della  loro  gerarchia,  donde 
si  rileverà  pure  l' epoche,  nelle  quali 
essi  li  ottennero. 

Incominciando  dai  protonotari  a- 
postolici  [Vedi),  partecipanti  e  so- 
prannumerari, che  usano  fettuccia,  o 
cordone  di  seta  rosso  e  fiocchi  simi- 
li al  cappello,  é  a  sapersi  che  que- 
sto distinto,  e  antichissimo  ceto  ot- 
tenne, a'  1 7  febbraio  1 6 1 7,  dalla 
«.  congregazione  de' Riti  un  decre- 
to nel  pontificato  di  Paolo  V,  ap- 
provato dallo  stesso  Pontefice,  col 
quale  ricevette  la  facoltà  di  poter 
usare  il  cappello  cogli  ornamenti 
paonazzi  :  Pileum  nigri  colorisy  cor' 
dulis  violaceis  cir curii  ornatunij  et 
etiam  serico  suffidtum   cum  Jloccis 


GAP  197 

et  ornamentis  ejusdem  coloris.  Ma 
in  seguito,  essendo  stato  concesso  il 
fiocco  paonazzo  e  violaceo  agli  udi- 
tori di  Rota,  ed  ai  chierici  di  ca- 
mera, per  cui  non  avevano  più  i 
protonotari  un  particolare  segno, 
che  dagli  altri  prelati  li  distingues- 
se, cosi  domandarono  al  Papa  la 
facoltà  di  poter  intarsiare  1'  argento 
al  fiocco,  o  cordone  violaceo.  Il 
Pontefice  Clemente  X  rimise  la  co- 
gnizione di  questa  supplica  ad  una 
congregazione  particolare  composta 
dei  Cardinali  Brancacci,  Rasponi  , 
Massimo ,  Carpegna  e  Casanata.  Il 
primo  fu  favorevole,  il  Massimo 
rispose  negativamente  :  quia  metallo, 
sunt  promiscua,  et  data  concessio 
forsan  esset  injuriosa  sacro  Colle- 
gio. Il  Carpegna  invece  propose  un 
fiocco  rosaceo  al  cappello,  ed  alla 
fascia,  e  del  medesimo  parere  fu  il 
Casanata;  tutti  poi  dichiararono,  che 
si  concedesse  ai  protonotari  la  sola 
fettuccia,  e  fiocco  rosaceo  al  cap- 
pello. 11  qual  privilegio  a' 6  agosto 
1674  dalla  medesima  congregazione 
venne  decretato  colla  seguente  di- 
chiarazione: Quod  insuper  uteren- 
tur  in  pileo  privative ,  quod  ad  o- 
mnes  alios  praelatos  vitta  coloris 
rosacei  addenda  etiam  in  pileo 
usuali.  Dalle  quali  ultime  parole  si 
conferma  chiaramente  ciò,  che  su- 
periormente fu  accennato,  che  nelle 
prime  concessioni  s'intenderà  sem- 
pre l'ornamento  del  cappello  pon- 
tificale, giacché  in  questa  trovasi 
espresso  il  cappello  usuale,  lo  che 
non  era  dichiarato  in  altre  pontifi- 
cie concessioni. 

Gli  uditori  di  Rota  (  Vedi)  eb- 
bero nella  reintegrazione  dell'abito 
paonazzo  anche  il  cordone  paonaz- 
zo al  cappello,  come  dal  breve  di 
Alessandro  VII  a  favore  di  questo 
collegio,  emanato   nel    j655,   sicco- 


igS  CAP 

me  espriitiono  le  seguenti  parole: 
>y  Ac  insiiper  praedictis  auditoribus, 
«  et  eorum  singulis  nunc  et  in  fu- 
>■>  turum  quandocLimque  existenti- 
«  bus  prò  majori  ministerii  eis  per 
«  praesentes  injuncti  decore  ac  sua- 
»  rum  personarum  ornamento ,  ut 
«  deinceps  vestem  interiorem,  quae 
y>  subtanea,  nec  non  aliam  exterio- 
»>  rem,  quae  mantelletum  vulgo  nun- 
»  cupatur,  violacei  coloris,  ac  etiam 
w  galeri  redimiculum,  cordone  vul- 
«  go  dictum,  ejusdem  coloris  viola- 
»  cei  ubique  deferant,  praecipimus, 
»   et  manda mus  ". 

Il  collegio  de'  chierici  di  camera 
(  Vedi) ,  porta  al  cappello  il  fioc- 
co di  seta  paonazza,  come  riferisce 
Fulvio  Servanzio  maestro  delle  ce- 
rimonie Pontificie.  Ebbero  ad  assu- 
merlo per  la  prima  volta  i  prelati, 
che  lo  componevano,  nel  dì  2 1  giu- 
gno 1670,  in  cui  comparvero  orna- 
ti di  fiocco  paonazzo  al  cappello  sì 
pontificale,  che  usuale,  in  vigore  di 
un  breve  spedito  in  loro  favore  da 
Clemente  X  con  queste  precise  pa- 
role: w  Ut  ipsi  omnes  et  singuli 
»  galeri  redimiculum  vulgo  cordo- 
M  ne  nuncupatum  coloris  violacei  in 
«  quibusvis  functionibus  et  actibus 
»>  publicis  et  privatis  ubique  de- 
»  ferre,  et  gestare  libere  et  licite 
»  possint  et  valeant,  tenore  prae- 
«  sentium  concedimus,  et  indulge- 
»  mus  ".  Nel  qual  privilegio  Bene- 
detto XIII,  creato  nel  1724,  volle 
compreso  anche  il  presidente  della 
medesima  camera.  Dal  che  si  dedu- 
ce, che  questi  per  lo  spazio  di  più 
di  cinquant'  anni  non  avea  goduto 
come  i  chierici  un  tal  privilegio,  ed 
egualmente  da  tal  concessione  si  ri- 
levaj  che  i  prelati  se  non  apparte- 
nevano ad  un  collegio,  che  ne  go- 
deva il  distintivo,  andavano  privi 
di  tal  ornamento   al  loro  cappello. 


CAP 

I  prelati  votanti  del  tribunale 
della  segnatura  di  giustizia  (Vedi), 
ebbero  il  fiocco  paonazzo  al  cap- 
pello dal  menzionato  Benedetto  XIII, 
il  quale  col  disposto  di  un  breve  e- 
manato  a'  12  luglio  1727,  concedette 
ad  essi  :  »  Galeri  redimiculum  cordo- 
>i  ne  vulgariter  nuncupatum  coloris 
>i  violacei  in  quibusvis  functionibus 
>»  et  actibus  publicis  et  privatis  de- 
»  ferre  ac  gestare  libere  et  licite 
possmt,  et  valeant*'.  JNella  qual  gra- 
zia successivamente  rimase  compre- 
so ancora  l'uditore  della  segnatura 
(Vedi),  che  non  fruiva  di  tal'  onori- 
ficenza fatta  ai  votanti.  V,  Se- 
gnatura  DI    GRAZIA. 

Gli  abbreviatori  di  parco  mag- 
giore (  Vedi  )  vennero  anch'  essi  con- 
traddistinti col  fiocco  paonazzo  (da 
continuarsi  ad  usare  anche  dopo 
aver  lasciato  1'  uffizio  )  da  Benedet- 
to XIV  a' 2  3  settembre  1740  col 
disposto  della  costituzione  MaxirnOj 
esprimendosi  dal  benigno  Pontefice 
la  concessione  :  »>  ut  Praesules  Col- 
"  legio  abbreviatorum  de  parco  ma- 
«  Jori  adscripti  uterentur  in  usuali 
«  pileo  cordulis  et  floccis  violaceis, 
«  nec  non  in  pontificali,  et  senii- 
>»  pontificali  paiiter  pileo ,  et  ma- 
»  gno  mantello  in  equitationibus 
»   pontificalibus  ". 

Fra  i  prelati  poi  privilegiati  fuo- 
ri dei  collegi  si  annoverano  il  reg- 
gente della  penitenzieria  apostoli- 
ca { Vedi) ,  che  per  grazia  speciale 
di  Clemente  XII  ha  l'  uso  del  fioc- 
co ed  ornamento  di  colore  verde 
al  cappello,  sull'  esempio  di  ciò  che 
godeva  il  giudice  delle  contraddette 
e  simonie,  prima  che  si  stabilisse  che 
fòsse  scelto  fra  gli  uditori  di  Rota. 
Tale  uffizio  però  venne  in  seguito 
soppresso  ed  unito  alla  giurisdizione 
dell'uditore  della  Camera.  Il  presi- 
dente del  piombo,  della    cancelleria 


GAP 

apostolica  (T-^edi),  per  privilegio  di 
Sisto  V  del  i585,  ebbe  l'uso  del 
COI  dono  paonazzo  al  cappello.  Si- 
niilmonle  il  prefetto  de'  brevi  pontifì- 
cii (  f^\'di)j  allorché  vi  era,  parimen- 
ti per  concessione  di  Sisto  V,  avea 
l'uso  del  Hocco,  ed  ornamento  pao- 
nazzo al  cappello.  Siffatto  ornamen- 
to è  assunto  dai  novelli  prelati,  ap- 
pena il  Papa  conferisce  loro  una  ca- 
rica, ed  allora  lasciano  il  nero. 

Finalmente  i  quattro  prelati  di 
mantellcttone,  de' quali  si  tratta  al- 
l'ai  ticolo  Camera  apostolica,  cioè 
1  avvocato  de'  poveri,  l'avvocato  ge- 
nerale del  fìscOj  il  procuratore  ge- 
nerale del  fìsco,  ed  il  commissario 
generale  della  Camera  apostolica, 
usano  al  cappello  il  fiocco  di  .seta 
violaceo,  tanto  coH'abito  di  man- 
tellettone,  che  nel  corto,  ossia  d'  ab- 
bate. Né  mancano  esempi  di  essersi 
concesso  temporaneamente  il  fiocco 
paonazzo  al  cappello,  a  qualche  per- 
sonaggio per  alcuna  straordinaria 
rappiesentanza  e  circostanza,  come 
da  ultimo  accordò  Leone  XII  ai 
decano  degli  avvocati  concistoriali 
hivernizj,  allora  quando  lo  inviò  in 
Romagna  per  una  commissione  spe- 
ciale; ed  a' nostri  giorni  fece  altret- 
tanto il  regnante  Pontefice,  coll'at- 
tuale  decano  degli  avvocati  concisto- 
riali conte  Tommaso  Gnoli,  il  qua- 
le nel  recarsi  in  Ferrara  sua  patria 
per  la  recita  dell'  orazione  inaugu- 
rale per  la  solenne  riapertura  degli 
.^tudi  dell'  università,  fu  abilitato  a 
porre  la  fettuccia  col  fiocco  paonaz- 
zo al  cappello,  ed  usare  mostre,  e 
ailze  di  tal  colore  ;  non  che  il  titolo 
di  monsignore. 

Questo  fiocco  al  cappello,  ma  di 
color  nero,  come  superiormente  di- 
cemmo a  Cappello  Ecclesiastico,  sì 
porta  dagli  abbati  mitrati ,  da  al- 
cuni superiori    religiosi ,    o    rivcsli- 


CAP  199 

ti  di  cariche  pure  suindicate,  dagli 
avvocati  del  sacro  concistoro  ,  dai 
protonotari,  non  ad  instar  parti- 
cipantiuni ,  ec.  ,  mentre  i  prela- 
ti di  mantellone  (  Vedi  )  ,  fuori 
di  Pioma  sogliono  usare  una  sem- 
plice fettuccia  di  seta  paonazza  al 
cappello  usuale.  In  quanto  al  nume- 
ro de'  fiocchi,  che  pendono  dai  cap- 
pelli prelatizi!,  questi  sono  di  molto 
accresciuti  di  numero  da  quelli,  che 
anticamente  si  costumavano  ne'  si- 
gilli esterni,  mentre  i  prelati  de'  fioc- 
chetti pendenti  dai  due  cordoni  ne 
hanno  quattro  per  parte,  e  quindi  in 
tutto  fiocchi  venti;  gli  altri  prela- 
ti tre  per  parte ,  e  perciò  in  tutto 
fiocchi  dodici ,  e  i  prelati  di  man- 
tellone due  per  parte,  cioè  in  tutto 
fiocchi  sei. 

Il  cappello  pontificale ,  o  semi- 
pontificale usavasi  nelle  cavalcate 
(  Fedi),  dai  prelati  di  fiocchetti,  dai 
protonotari  apostolici  partecipanti,  e 
soprannumerari ,  dagli  uditori  di 
Rota ,  dai  chierici  di  camera ,  dai 
votanti  di  (ugnatura,  dagli  abbrevia- 
tori  di  parco  maggiore,  dai  i-eferen- 
dari ,  dai  maestri  delle  cerimonie 
pontificie  fino  dal  i644»  ^  da  altri 
prelati  della  romana  curia  e  corte. 
Nelle  medesime  cavalcale  diversi  pre- 
lati incedevano  con  cappello  usua- 
le, come  i  camerieri  segreti,  e  altri 
cubiculaji. 

Dalle  cavalcale  de'  romani  Pon- 
tefici si  rileva,  che  i  prelati  di  fioc- 
chetti, come  gli  arcivescovi  assistenti 
al  soglio,  v'  incedevano  in  mantel- 
lone, o  gran  mantelli,  cappello  pon- 
tificale in  testa  con  fodera  di  seta 
verde,  e  fiocchi  simili,  ed  in  roc- 
chetto, e  cappuccio  al  collo,  e  sidle 
spalle,  e  talvolta  similmente  sono 
descritti  i  protonotari  apostolici ,  ma 
con  cappello  foderato  di  seta  cre- 
misi ,    e  fiocchi    simili.  Questi  però 


20O  GAP 

generalmente  procedevano  come  i 
vescovi  assistenti,  cioè  in  rocchetto, 
mantelletta,  cappuccio,  cappelloni  o 
cappelli  semi-pontificali ,  al  modo 
con  cui  cavalcavano  gli  altri  prelati . 
Così  gli  uditori  di  Rota  interveni- 
vano ai  possessi  coi  loro  mantelloni, 
cappucci ,  e  cappelli  pontificali ,  e 
quello,  che  portava  la  croce  ponti- 
ficia, indossava  pure  il  rocchetto.  Fi- 
nalmente altri  prelati  cavalcavano  in 
mantelletta,  e  cappello  usuale,  ed  ai 
prelati,  che  hanno  1'  uso  del  cappel- 
lo pontificale  e  semi-pontificale,  si 
suol  mettere  sopra  il  feretro  allor- 
ché i  loro  cadaveri  sono  esposti 
nelle  loro  abitazioni,  e  in  chiesa,  e 
talora  anche  si  appendono  alla  vol- 
ta de'  luoghi  ove  furono  tumulati. 

E  poi  noto  che  i  Pontefici,  nel- 
r  accordare  distinzioni  a  capitoli  e 
dignità  di  chiese,  e  ad  altri  eccle- 
siastici costituiti  in  qualche  superio- 
re rappresentanza,  vi  compresero  pu- 
re quella  del  fiocco  rosso,  o  pao- 
nazzo al  cappello,  e  talvolta  insie- 
me alle  calze  di  eguali  colori,  senza 
parlare  degli  abiti,  e  di  altre  onori- 
ficenze. 

CAPPONI  Luigi,  Cardinale.  Lui- 
gi Capponi  patrizio  fiorentino,  nato 
nel  i583,  uomo  ingenuo,  letterato, 
e  d'eccellente  ingegno,  laureatosi  ap- 
pena nell'archiginnasio  romano,  ve- 
stì l'abito  prelatizio,  e  fu  tesoriere 
di  Leone  XI,  dal  quale  fu  stimato 
pei  suoi  talenti,  non  meno  che  per 
1'  incorrotta  sua  amministrazione. 
Quindi  Paolo  V,  ai  24  novembre 
del  1608,  creollo  Cardinal  diaco- 
no di  s.  Agata,  e  legato  di  Bolo- 
gna, dove  guadagnossi  la  benevolen- 
za comune;  poi  nel  1621,  Gregorio 
XV  lo  elesse  all'arcivescovato  di 
Ravenna,  chiesa,  cui  resse  per  cin- 
que lustri,  con  fama  della  piìi  raffi- 
nata prudenza.    Visitò    piìi    fiate  la 


GAP 
sua  diocesi,  convocò  il  sinodo,  ab- 
bellì la  metropolitana,  arricchì  di 
fabbricati  l'arcivescovile  palazzo,  ed 
a  grandi  spese  incorporò  il  castel- 
lo di  Tudorano,  posseduto  dalla  fa- 
miglia Manzoli,  alla  mensa  di  quella 
metropolitana,  come  scrive  Girola- 
mo Fabbri ,  il  quale  aggiunge ,  che 
il  nostro  porporato  fu  anche  pre- 
fetto della  congregazione  di  Propa- 
ganda, e,  nel  i65o,  da  Innocenzo  X, 
fu  fatto  bibliotecario  della  Vaticana , 
colla  protettoria  dei  monaci  silvestri- 
ni.  Lasciata  la  sua  diaconia ,  passò 
all'ordine  de' Cardinali  preti,  ed  al 
titolo  di  san  Lorenzo  in  Lucina,  e 
rinunziata  nel  i645,  coli' assenso  del 
Pontefice  Innocenzo  X,  la  chiesa  di 
Ravenna  a  s>uo  nipote  Luca  Torre- 
giani,  con  seimila  scudi  di  pensione, 
e  dopo  di  aver  contribuito  alla  ele- 
zione dei  Pontefici  Gregorio  XV , 
Urbano  Vili,  Innocenzo  X,  ed  Ales- 
sandro VII,  morì  a  Roma  nel  iBSg 
di  settantasei  anni,  e  cinquantun  di 
Cardinalato,  e  fu  sepolto  poi  nella 
chiesa  del  suo  titolo,  con  onorevolis- 
sima iscrizione ,  replicata  anche  nella 
chiesa  di  s.  Spirito  a  Firenze. 

CAPPUCCIATI.  Fanatici  del  se- 
colo  XII ,  che  fecero  una  specie  di 
scisma  civile  e  religioso.  Ebbero  tal 
nome  da  un  cappuccio  bianco,  dalia 
punta  del  quale  pendeva  una  pic- 
cola lastra  di  piombo,  ch'essi  porta- 
vano qual  segno  della  società.  Un 
taglialegne  di  Puy  fu  il  loro  capo. 
Questi  sparse  voce,  che  Maria  Ver- 
gine gli  era  apparsa,  e  gli  avea  do- 
nata la  di  lei  immagine  con  quella 
del  suo  figliuolo  avente  la  iscrizio- 
ne :  Agnello  di  Dio,  che  togli  i  pec- 
cali del  mondoy  donaci  la  pace. 
Aggiungeva,  che  la  santa  Vergine 
gli  avea  prescritto  di  recarsi  al 
vescovo  con  quel  segnale  affinchè 
predicasse  1'  apparizione  e  procuras- 


GAP 
se  numerosa  società  di  fedeli  per  as- 
sicurare la  pace  alla  Chiesa,  in  quel 
tempo  assai  agitata  :  e  questi  fedeli 
avessero  per  emblema  1*  indicato 
cappuccio.  Infatti  il  disordine  e  il  fa- 
natismo di  que'  tempi  gli  fecero  aver 
gran  proseliti  anche  tra  gli  stessi 
magnati.  Formatasi  numerosa  unio- 
ne, si  die'  di  piglio  a  ladronecci  e  ru- 
berie, poiché  primo  lor  dogma  era 
il  prendere  a  tranquilla  coscienza  tut- 
to ciò,  che  si  credevano  necessario.  La 
setta  ebbe  presto  incremento  nella 
Borgogna  e  nel  Berry.  Dessa  tal- 
mente si  rinforzò  che  prese  le  armi, 
si  facea  strada  colla  spada  alla  ma- 
no ,  e  massacrava  i  tranquilli  paesani. 
Fu  duopo  levare  in  molti  luoghi 
delle  armate  per  arrestarne  i  progres- 
si, ed  in  vero  in  poco  tempo  furo- 
no pienamente  distrutti. 

CAPPUCCINE  Monache.  Ordine 
religioso.  Le  Clarisse,  le  quali  ricono- 
scono per  loro  madre,  e  quasi  fonda- 
trice s.  Chiara  [Vedi)^  che  ricevette 
nel  1 2 1 2  ,  dal  patriarca  s.  Francesco 
d'Assisi,  l'abito  de'minori,  osservano 
alla  lettera  e  rigorosamente  la  regola 
di  detta  santa,  e  perciò  sono  ritiratis- 
sime,  e  dedite  solo  alla  penitenza,  e  alla 
contemplazione.  Molte  sono  soggette 
a'  minori  osservanti,  e  diverse  di 
meno  antica  fondazione  ai  religiosi 
cappuccini  (Vedi).  Illustrano  en- 
trambi la  Chiesa,  conculcando  tutte 
le  vanità  mondane,  comechè  gran 
numero  di  esse  abbiano  ricevuti 
gloriosi  natali.  V.  Regola  di  Papa 
Urbano  IV  per  le  monache  Cla- 
risse, Roma    1821. 

Nel  i538,  la  venerabile  madre 
suor  Maria  Lorenza  o  Laurenzi  a 
Longa,  nello  stato  vedovile  dedicos- 
si  al  servigio  divino,  ed  avendo  ve- 
stito l'abito  del  terz' Ordine  di  san 
Francesco,  fabbricò  a  sue  spese 
un  ospedale  in  Napoli,  e  nel    iS/j^ 


GAP  2tj, 

incominciò  in  esso  a  servire  gì'  infer- 
mi. Dipoi  le  Venne  il  pio  desiderio 
di  recarsi  a  visitare  i  santi  luoghi 
di  Palestina;  ma,  per  celeste  ispira- 
zione, chiaramente  conobbe,  che  sa- 
rebbe stata  pili  infinitamente  grata 
a  Dio  la  fondazione  d'un  monistero 
di  vergini  sotto  il  titolo  di  s.  Maria 
di  Gerusalemme  y  o  di  Religiose 
della  Passione,  dette  poi  volgar- 
mente Cappuccine.  Nell'età  pertanto 
di  sessanta  anni  pose  ad  effetto  tal 
diyisamento ,  racchiudendosi,  l'an- 
no i558,  nella  città  di  NapoU  in 
un  monistero  con  dodici  vergini,  le 
quali  professarono  solennemente,  e 
con  autorità  apostolica,  i  reHgiosi 
voti,  sotto  il  titolo  di  terzo  Ordine 
di  s.  Francesco.  Divenuta  1'  istitu- 
trice  abbadessa,  risolvettero  per  suo 
consiglio  di  abbracciare  la  menzio- 
nata regola  di  s.  Chiara,  siccome  la 
più  austera,  ed  adottarono  posterior- 
mente alcuni  regolamenti  particola- 
ri ,  loro  dati  dai  cappuccini.  Perciò 
vollero  in  seguito  essere  chiamate 
monache  cappuccine,  sebbene  i  cap- 
puccini, come  si  vede,  non  influi- 
rono nella  primitiva  loro  istituzio- 
ne, essendo  allora  assistite  dai  tea- 
tini di  Napoli.  Tutto  fu  eseguito 
col  beneplacito,  e  l'approvazione  del 
Sommo  Pontefice.  Adottarono  esse 
pertanto  un  rigoroso  digiuno  e  te- 
nore di  vita,  non  mangiando  mai 
carne,  se  non  nel  caso  d'infermità, 
e  vestendo  un  abito  rosso,  e  grosso- 
lano di  lana.  Portano  pure  la  lana 
sulla  carne ,  ed  usano  co'  piedi  nudi 
i  sandali ,  ricoprono  il  capo  con 
pannolino  bianco,  cui  ne  sovrappon- 
gono un  altro  nero,  come  nero  è 
pure  r  ampio  velo,  che  dal  capo 
discende  loro  a  metà  della  persona. 
Dormono  vestite  su  di  una  sempli- 
ce, e  grossolana  coperta;  a  mezza 
notte  recitano  il  mattutino,    e  oltre 


-ì-OT,  GAP 

altre  penitenze,  tre  volte  la  setti- 
mana si  fanno  la  disciplina.  Cogli 
estranei  di  rado  parlano  colle  grate 
chiuse,  e  sono  molto  osservanti  del 
silenzio. 

Queste  esemplari  monache,  dopo 
l'istituzione,  si  propagarono  non 
solo  in  parecchi  luoghi  d'  Italia, 
ma  ancora  in  altri  regni,  ed  in 
quello  di  Francia.  Nel  1602  furono 
introdotte  a  Parigi  dalla  duchessa 
di  Mercocnr,  e  non  molto  dopo  Lui- 
gia di  Lorena,  vedova  di  Enrico  III, 
fondò  loro  in  Parigi  un  monistero 
lungo  la  via  Neuve-des-Petits-Champs, 
<iove  furono  introdotte  nel  1 606.  Po- 
•scia  si  stabilirono  anche  in  Marsiglia. 
F.  il  p.  Zaccaria  Boverio  negli  An- 
nali de  pp.  Cappuccini.,  tomo  I,  al- 
l'anno   i54'2,  pag.  329. 

In  Roma  le  Cappuccine  hanno 
due  monisteri,  quello  del  ss.  Cro- 
cifisso al  Quirinale,  e  l'altro  di  s. 
Urlfa/io,  di  cui  si  tratterà  in  appres- 
so. 11  primo  ebbe  origine  nel  i5'j/\. 
allorché  due  nobili  romani,  confrati 
del  sodalizio  del  ss.  Crocefisso  di  s. 
Marcello  si  disgustarono  sul  portare  il 
ss.  Crocefisso  nel  giovedì  santo  in 
processione  a  s.  Pietro.  Quindi  pro- 
curarono nel  seguente  anno  santo 
di  far  figurare  maggiormente  l' arci- 
confraternita  della  ss.  Trinità.  Dis- 
piacenti i  confrati  del  ss.  Crocifisso 
di  vedersi  umiliati ,  stabilirono  di 
istituire  qualche  opera  pia,  e  uno 
di  loro,  Patrizio  Patrizi,  promise 
mille  scudi  per  l'  erezione  di  un 
monistero  di  zitelle,  ed  un  sacerdote 
propose  di  porvi  le  Cappuccine,  che 
fiorivano  in  Napoli.  Superate  avendo 
l'arciconfraternita  molte  difficoltà, 
ricevè  a  tal  fine  da  d.  Giovanna 
d' Aragona  Colonna  ,  duchessa  di 
1\igliacozzo,  un  locale  che  possedeva 
sid  monte  Quirinale.  Con  approva- 
zione   di    Papa    Gregorio    XIII,    vi 


GAP 

prese  possesso  a'  28  marzo,  portan- 
dovi processionalmente  il  ss.  Croce- 
fisso. Incominciatasi  la  fabbrica,  oltre 
Patrizio,  vi  concorsero  il  Cardinal 
Farnese  protettore  del  sodalizio  con 
cinquecento  scudi,  oltre  dieci  scudi 
al  mese  da  lui  somministrati  finché 
vivesse,  ed  il  senato  romano,  col  resi- 
duo de'  legnami  e  ferramenti  avan- 
zati dal  riedificato  ponte  di  s.  Maria, 
da' quali  ricavaronsi  sei  mila  scudi. 
Ne  fu  benemerito  un  terziario  per 
nome  fr.  Domenico,  che  colla  questua 
somministrò  ottanta  scudi  al  mese. 
La  chiesa  fu  dal  Pontefice  intito- 
lata al  Corpo  di  Cristo j  ed  eseguita 
per  via  di  altre  generose  somministra- 
zioni di  danaro.  I  confrati  invitarono 
alcune  monache  di  Napoli  a  venire 
ad  abitare  l'annesso  monistero,  ed 
istituirvi  le  Cappuccine;  ma  esse  ri- 
cusandosi, Gregorio  XIII,  chiamato 
il  p.  generale  de' cappuccini,  1'  inca- 
ricò di  farle  venire,  e  per  precetto 
d' ubbidienza  gliene  affidò  la  dire- 
zione. Pel  pontificio  comando,  quat- 
tro monache  partirono  da  Napoli 
ai  29  marzo  1^7  6,  e  dopo  avervi 
fondato  ai  18  aprile  il  loro  istituto, 
due  ritornarono  a  Napoli  dopo  quat- 
tro anni,  e  due  vi  terminarono  i 
loro  giorni,  cioè  suor  Tranquilla  da 
Sessa,  che  fu  la  prima  abbadessa, 
e  suor  Agnese  da  Carinola,  che  fu 
la  prima   vicaria. 

11  monistero  tuttora  è  sotto  il 
governo  spirituale  de'  cappuccini , 
spettando  il  temporale  aW  Arcicon- 
fraternità  del  ss.  Crocefisso  (  Fedi), 
la  quale  in  gran  parte  gli  sommi- 
nistra il  mantenimento,  non  posse- 
dendo le  monache  cosa  alcuna.  Le 
pitture  al  di  fuori  della  chiesa  sono 
del  Roncalli,  del  quale  è  pure  la 
Coronazione  della  B.  V.,  eseguita 
nel  coro  interno;  mentre  il  quadro 
dell'altare    maggiore   rappresentante 


GAP 

il  ss.  Ci-ocefisso,  con  s.  Francesco,  e 
con  s.  Chiara,  è  del  Venuti;  il  per- 
chè si  chiama  ancora  questa  chiesa 
s.  Chiara  al  Quirinale.  JVell' epo- 
ca repubblicana,  assistite  le  mona- 
che dalla  Provvidenza,  non  senza 
soffrire,  furono  lasciate  nel  moni- 
stero;  ma  nel  1810  nella  seconda 
invasione  francese,  esso  fu  venduto, 
ed  avendolo  acquistato  la  duchessa 
d.  Anna  Torlonia  (la  quale  con  dispia- 
cere di  quelli  che  la  conobbero  pei" 
le  splendide  virtù  di  cui  andava  a- 
dorna,  terminò  i  suoi  giorni  a'  4 
novembre  1840),  benignamente  lo 
restituì  nel  18 14  alle  monache  cap- 
puccine, dopo  averlo  alquanto  mi- 
gliorato e  di  suppellettili,  e  masse- 
rizie fornito.  JVè  deve  tacersi  che 
quando  le  monache  furono  espulse 
dal  monistei'O,  la  duchessa  le  raccolse 
a  spese  del  suo  privato  peculio  in 
apposita  abitazione,  ove  di  vesti  ed 
alimentile  mantenne.  Quindi  Pio  VII 
in  prova  della  sua  soddisfazione  ad 
atto  così  pio  e  generoso,  le  die'  am- 
pio permesso  di  entrare  nel  moni- 
stero  quando  più  le  fosse  piaciuto, 
non  ostante  la  sua  rigorosa  clausura, 
chiamandola  nuova  fondatrice  di  es- 
so. Le  monache  perpetuarono  la  lo- 
ro riconoscenza  con  maimorea  iscri- 
zione; ed  il  medesimo  regnante  Pon- 
tefice attestò  in  più  modi  alla  du- 
chessa ammirazione  per  sì  lodevoli 
azioni,  come  meglio  si  legge  nel  ve- 
ritiero quanto  giusto,  e  dotto  elogio 
che  della  defonta  fece  l' illustre  con- 
tessa Enrica  Dionigi  Orfei,  il  cui 
nome  risuona  rispettato  nella  re- 
pubblica letteraria,  ed  inscritto  nel- 
V  Àlbum,  giornale  letterario  ec. ,  che 
si  pubblica  in  Roma,  cioè  nel  nume- 
ro 41  del  1840.  Siccome  questi!  chie- 
sa è  situata  di  contro,  e  molto  vicina 
al  palazzo  apostolii^o  del  Quirinale, 
abitato  dal  Pontefice   nella    stagione 


GAP  2o3 

estiva,  così  esso  nella  mattina  del  se- 
condo giorno  di  agosto  suole  recar- 
visi col  corteggio  della  camera  se- 
greta, e  con  altri  personaggi  per 
lucrarvi  l'indulgenza  della  Porziuncu- 
la,  ascolta  la  messa  da  un  cappel- 
lano segreto,  e  poi  visita  il  moni- 
stero,  ed  ammette  le  monache  al  ba- 
cio del  piede.  Presso  questo  luogo  fu 
già  l'antichissimo  tempio  di  Quiri- 
no, consagrato  a  Romolo,  per  cui  i 
romani  furono  anche  chiamati  Qui- 
rini,  dopo  che  Giulio  Procolo  fece 
credere  al  popolo  dolente  della  morte 
di  quel  suo  primo  re  e  fondatore  di 
Roma,  essergli  ivi  apparso  circon- 
dato di  gloria.  In  Roma  v'  ha  un 
altro  monistero  per  le  Cappuccine, 
derivanti  dalle  precedenti,  dette  Ur- 
baniste^ per  aver  contigua  al  moni- 
stero  la  chiesa  di  s.  Urbano.  Il  Car- 
dinal Baroaio,  avendo  cooperato  in- 
sieme a  Gio.  Leonardo  Ceruso  da 
s.  Severina  all'  insti tuzione  in  favore 
de' fanciulli  dispersi,  a  suo  consiglio, 
ed  aiutato  da  Clemente  Vili,  e  dal 
Cardinal  Federico  Boriomeo,  stabili 
di  fare  altrettanto  colie  donzelle. 
Presso  la  chiesa  di  s.  Eufemia  nel 
foro  Trajano,  edificò  un  conservato- 
rio, e  vi  pose  le  povere  zitelle,  che 
per  andar  vaganti  per  la  città  si 
chiamarono  le  Disperse.  Poste  fu- 
rono sotto  la  giurisdizione  di  un 
Cardinal  protettore,  che  fu  poi  il 
Cardinal  camerlengo  di  s.  Chiesa. 
Vedendo  in  seguilo  i  zelanti  fonda- 
tori, che  le  zitelle  erano  giimte  al 
numero  di  duecento,  per  favorire 
chi  avesse  vocazione  religiosa ,  nella 
casa  presso  la  chiesa  di  s.  Urinano, 
situala  in  campo  Carico,  e  perciò 
poco  distante  dal  conservatorio,  fon- 
darono colle  generose  elargizioni  di 
Fulvia  Conti  Sforza  contessa  di  s. 
Fiori,  un  monistero  di  monache 
nel  quale  coli'  uutorilà  di  Cleiueute 


2o4  CAP 

Vili,  Aldohrandini j  e  della  bolla 
Debitunij  che  emanò  ai  2  i  febbraio 
1600,  furono  poste  le  monache  di 
santa  Chiara,  coli' osservanza  delle 
Cappuccine  del  monistero  sul  Qui- 
rinale, da  cui  passarono  alcune  ma- 
dri per  istruire  quelle  zitelle,  che  si 
decisero  in  esso  professare  la  regola 
francescana. 

La  chiesa  di  s.  Urbano  I  Papa 
ebbe  la  seguente  origine.  Giacoma 
Bianchi,  dama  romana ,  ottenne  nel 
12  64}  dal  Pontefice  Urbano  IV  la 
licenza  di  fabbricare  in  questo  luogo 
un  monistero,  e  chiesa  in  onore  di 
Papas.  Urbano  I,  nel  qual  luogo  pos- 
sedeva diverse  casej  ma  in  progresso  di 
tempo  il  monistero  non  ebbe  più 
effetto,  e  la  chiesa  fu  unita  alla  ba- 
silica di  s.  Lorenzo  fuori  delle  mura. 
Ricevette  essa  molti  restauri,  venen- 
do edificata  la  facciata  con  disegno 
di  Mario  Arconio.  In  essa  vi  sono 
alcuni  lodevoli  dipinti,  e  quello  del- 
l'altare maggiore,  coi  laterali  freschi, 
e  con  s.  Urbano  di  fuori,  è  opera  di 
Sebastiano  Ceccarini.  Questa  chiesa 
da  Clemente  Vili ,  coli'  annuenza 
del  Cardinale  Sforza  commendatario 
della  menzionata  basilica,  insieme 
alla  contigua  casa,  fu  perpetuamente 
esonerata  e  tolta  dalla  di  lei  sogge- 
zione, affinchè  liberamente  si  erigesse 
il  monistero  di  Cappuccine  dell'Or- 
dine di  s.  Chiara,  colla  clausura  a 
graticci,  e  sotto  la  giurisdizione  del 
Cardinal  vicario,  donde  passarono  a 
quella  del  Cardinal  camerlengo  di 
s.  Chiesa,  venendo  stabilito,  che  il 
governo  dell'  abbadessa  dovesse  du- 
rare tre  anni.  Sotto  l' amministra- 
zione francese  le  monache  passarono 
ad  abitare  il  palazzo  Bagni,  e  quindi 
al  ritorno  di  Pio  VII  in  Roma, 
vennero  reintegrate  della  chiesa  e  del 
monistero.  Non  così  accadde  al  con- 
servatorio   e   chiesa   di  s.  Eufemia, 


CAP 

che  furono  demolite  da' francesi,  per 
isgombrare  le  ruine  del  foro  Traja- 
no,  per  cui  le  donzelle  passarono 
prima  nel  conservatorio  di  s.  Paolo 
primo  eremita,  e  non  ha  guari  a 
quello  presso  la  chiesa  di  s.  Loren- 
zolo  non  lungi  dal  detto  foro.  Dalle 
loro  rendite  deve  trarsi  parte  del 
mantenimento  delle  Cappuccine  di 
s.  Urbano.  /^.  Piazza,  Opere  Pie 
di  Roma,  cap.  IH ,  e  IV. 

CAPPUCCINI  3Iinori  dell'  Ordi- 
ne di  s.  Francesco.  Congregazione 
religiosa  istituita  dal  b.  Matteo  da 
Bassi  o  Boschi,  castello  della  dioce- 
si di  Monte-Feltro  nel  ducato  di 
Urbino,  dei  minori  osservanti  della 
provincia  della  Marca  anconitana. 
Acceso  egli  di  zelo  per  una  maggior 
povertà ,  ed  avendo  osservato  che 
un'  immagine  di  s.  Francesco  era 
rappresentata  con  cappuccio  qua- 
drato e  piramidale,  ne  fece  uno  si- 
mile, ed  attaccatolo  ad  una  tonaca 
vecchia,  nel  i52  5,  cominciò  ad  u- 
sarlo.  Ripreso  dai  superiori  per  tal 
novità,  egli  invece  si  recò  dal  Pon- 
tefice Clemente  VII,  e  richiestogli 
di  poter  portare  quel  cappuccio, 
n'  ebbe  la  concessione  anche  per  un 
compagno,  che  avesse  voluto  imitar- 
lo, e  l'autorizzò  a  camminare  scal- 
zo, ed  a  predicare  la  parola  di  Dio. 
Francesco  di  Cartoccio,  che  vivea 
piamente  in  un  eremo,  adottò  il  suo 
vestire,  ed  il  p.  Matteo  incominciò  le 
sue  predicazioni  nella  Marca,  ove  i  po- 
poli non  assuefatti  a  vedere  un  tal 
cappuccio  da  principio  lo  derisero, 
senza  che  venisse  in  lui  mena  il 
fervore.  E  giunto  il  tempo  del  ca- 
pitolo provinciale  degli  osservanti,  , 
vi  si  recò  secondo  il  pontificio  co- 
mando. Fu  però  messo  in  castigo; 
ma  avendo  ricorso  al  patrocinio  del- 
la duchessa  di  Camerino  Caterina 
Cibo,  per  la  interposizione  di  lei  fu 


GAP 

posto  in  libertà  dal  p.  provinciale. 
Allora  fu  che  a  lui  si  un\  il  reli- 
gioso Francesco  da  Cartoceto ,  che 
per  altro  morì  nel  i526,  suben- 
trando in  suo  luogo  fr.  Ludovico 
da  Fossombrone,  sacerdote  de'  mi- 
nori osservanti,  che  nel  domandare 
licenza  per  seguirlo  fu  posto  in 
carcere,  e  uscitone  indusse  il  pro- 
prio fratello  e  correligioso  laico  per 
nome  Raffaele,  ad  unirsi  a  loro. 
Questi  vedendosi  negare  il  permesso 
dal  provinciale,  si  rivolse  al  p.  Qiii- 
gnonez  generale  dell'  Ordine,  che 
approvando  invece  la  loro  risolu- 
zione, li  esortò  a  ben  maturarla , 
ma  essi  impazienti  di  porre  ad  ef- 
fetto la  comune  vocazione,  ricorsero 
al  Cardinal  protettore,  il  quale  lo- 
dandone il  divisamento ,  manifestò 
loro  essere  intenzione  del  Papa,  che 
gli  affari  concernenti  le  riforme,  si 
dovessero  trattare  dai  superiori  del- 
l'Ordine. 

Udito  ciò  i  due  fratelli,  senz'al- 
tro si  fecero  ambedue  il  cappuccio 
simile  a  quello  del  p.  Matteo,  lo 
cucirono  sull'abito ,  e  partendo  se- 
gretamente dal  convento,  andarono 
in  cerca  di  lui,  e  passarono  fra  lo- 
ro molte  conferenze.  Indi  ottennero 
dalla  duchessa  di  Camerino  lettera 
commendatizia  al  Papa.  Recatisi  in 
Roma  Ludovico,  e  Raffaele ,  nel 
i526,  impetrarono  dal  Cardinal 
Pucci  penitenziere  maggiore ,  un 
breve  con  facoltà  di  portare  il  cap- 
puccio simile  a  quello  di  Matteo 
da  Bassi.  Domandarono  a' superiori 
di  ritirarsi  in  qualche  luogo  a  vi- 
vere da  eremiti,  ma  non  fu  ciò 
loro  concesso ,  anzi  il  provinciale 
non  avendo  potuto  far  togliere  il 
breve,  ne  ottenne  uno  in  vece  con- 
tro gli  apostati  della  sua  provincia, 
e  fece  di  tutto  per  avere  nelle  ma- 
ni i  due  fratelli,   che  si    ritirarono 


GAP 


2o5 


all'eremo  del  Massaccio  presso  ì 
camaldolesi.  Non  cessando  i  risenti- 
menti vei'so  fr.  Ludovico ,  egli  si 
appellò  al  legato  della  Marca,  e  poi 
passò  col  fratello  ad  altro  eremo  dei 
camaldolesi,  e  nel  1527  andò  con 
esso  in  una  montagna  di  Fossom- 
brone, ove  li  raggiunse  il  p.  Matteo 
con  un  religioso,  che  a  lui  si  era 
accompagnato.  In  questo  luogo  di- 
visavano sottomettersi  a' conventuali, 
ricorrendo  a  tal  fine  alla  predetta 
duchessa  Cibo,  loro  singolare  pro- 
tettrice. Né  essa  potendo  allora  ot- 
tenere la  bolla  pontificia,  per  esse- 
re Roma  travagliata  dal  saccheggio 
de'  soldati  di  Carlo  V,  pregò  il  ma- 
rito Gio.  Maria  Varano  di  ricever- 
li nel  suo  palazzo,  e  di  adoperarsi 
perchè  fossero  ricevuti  all' liblJidien- 
za  de' conventuali,  in  qualità  di  ere-, 
miti  minori,  il  che  ebbe  effetto, 
colla  conferma  solenne  nel  i528 
di  Clemente  VII,  dietro  istanza  che 
n'aveano  fatta  i  due  fratelli  reca- 
tisi in  Roma.  Il  Pontefice  inoltre 
permise  loro  di  dare  l'abito  a  chi 
lo  domandasse,  di  portare  la  bar- 
ba, di  chiamarsi  frati  eremiti  mino- 
ri, e  di  abitare  ne'  luoghi  solitari 
per  vivere  da  eremiti.  La  bolla  Re^ 
lìgionis  zelus ,  di  questa  approva- 
zione, fu  emanata  a  Viterbo  ai  7 
o  i3  luglio  i528,  come  si  legge 
nel  Boll.  Rom.  tom.  IV,  par.  f, 
pag.  73,  e  quindi  venne  pubblicata 
dal  vescovo  di  Camerino,  onde  pre- 
cisamente in  tal  anno  ebbe  canoni- 
camente principio  la  riforma  dei 
cappuccini,  cosi  detti  dal  cappuccio 
piramidale  e  lungo ,  che  tuttavia 
portano  attaccato  ad  una  tonaca 
stretta,  e  di  panno  grigio  ruvido  e 
grosso,  cinto  con  una  fune,  tenendo 
dal  lato  sinistro  la  corona,  e  i  san- 
dali ai  piedi.  Si  racconta  inoltre , 
che  appena    questi    religiosi    lurono 


'>.ob  CAP 

veduti  così  vestiti  per  la  città ,  col- 
la bai'ba  e  col  cappuccio,  i  ragazzi 
incominciarono  a  gridare  cappuc- 
cini, cappuccini j  e  divulgandosi  in 
tal  modo  questa  denominazione  si- 
no d'allora,  sono  stati  poi  sempre 
riconosciuti  sotto  il  titolo  di  Cap- 
puccini, cambiato  talvolta  con  quel- 
lo di  scappuccini. 

Pubblicata  la  bolla,  ebbe  princi- 
pio questa  congregazione  in  un  luo- 
go detto  Renacavata  presso  Came- 
rino^ nell'angusta  casa  di  un  prete, 
che  avea  cura  di  una  cappella  de- 
dicata a  s.  Cristoforo ,  ed  eletto  ne 
fu  per  superiore  il  p.  Matteo.  Non 
bastando  poco  dipoi  la  ristretta  ca- 
sa per  ricevervi  quelli,  che  in  gian 
numero  imploravano  di  ricevere  l'a- 
bito, e  di  esservi  ammessi,  dalla  du- 
cliessa  di  Camerino  fu  concesso  lo- 
ro un  convento  quasi  abbandonato 
dell'  Ordine  de'  girolamini  in  Col- 
inenzone,  circa  una  lega  distante  da 
Camerino.  Ivi  si  unirono  loro  an- 
che altri  cinque  minori  osservanti  , 
seguiti  da  molti,  onde  nel  medesi- 
mo ducato  venne  edificato  il  con- 
vento di  Montemelone,  e  poi  nel  se- 
guente anno  iSag,  altri  due,  uno 
in  Albacina,  od  Alvacina  nel  territo- 
rio di  Fabriano ,  e  l' altro  in  Fos- 
sombrone,  patria  di  fr.  Ludovico. 
Fabbricati  furono  que'  conventi  con 
fango,  e  frasche,  spirando  la  più  se- 
vera povertà.  In  quello  d' Albacina 
si  celebrò  il  primo  capitolo,  coli 'in- 
tervento di  dodici  frati  deputati,  e 
vi  fu  eletto  in  vicario  generale,  sog- 
getto al  generale  de'  minori  conven- 
tuali, il  medesimo  p.  JMatteo  da  Bas- 
si, e  furono  eziandio  stabilite  le  co- 
stituzioni rehgiose. 

In  esse  viene  ordinato  :  che  si  re- 
citi r  uffizio  divino  senza  note,  e  sen- 
za canto,  e  il  mattutino  sempre  a 
mezza    notte ,    anche    ne'  tre  giorni 


CAP 

della  settimana  santa  in  cui    si  re- 
cita quello  delle  tenebre:  che  si  ce- 
lebri ogni  giorno  la  messa   conven- 
tuale coli' assistenza  de' sacerdoti ,  e 
laici   in   ogni   convento  :  che  i  supe- 
riori non  possano  obbligare   gli  altri 
sacerdoti   a  celebrarla,  fuorché  nelle 
solennità,    e    in    caso  di   bisogno;  e 
che  per  queste  messe  non  si  riceva 
alcuna  elemosina.   Si  prescrissero   le 
ore  nella  mattina  e  sera  per  1'  ora- 
zione mentale    e    pel    silenzio ,  non 
che  i  giorni  per  la  disciplina  in  co- 
mune ;    si    ordinò    eziandio    che    a 
mensa  non  sì  desse  a'  frati  che  una 
vivanda  oltre  la  minestra,  e  che  nei 
giorni  di  digiuno    si    possa    aggiun- 
gere una    sola    porzione    d'  insalata 
cotta,  o  cruda,  e  che  se  un   religio- 
so vuol    privarsi    della    carne    eh' è 
proibita  nei  mercoledì,  o  del  vino, 
o  digiunare    anche    ne'  giorni    non 
comandati,  i  superiori    non  possano 
impedirlo.  Si  proibisce  l'ascoltare  le 
confessioni  de'  secolari,  il  cercare  car- 
ne, ova  e  formaggio,  e   il  fare  prov- 
visioni. Sono  escluse    le  berrette  e  i 
cappelli,  si  raccomanda  la  semplici- 
tà e  povertà  ne'  paramenti  di  chie- 
sa ,  proibendosi  l' oro,    T  argento,  la 
seta  ec.  Finalmente  si  ordina  in  es- 
se disposizioni,  che  il   vicario    gene- 
rale   non    possa     essere    confermato 
neir  uffizio  che  di    tre   anni    in    tre 
anni ,  e  i  provinciali ,    e    i   guardia- 
ni ogni  anno:  e  che  tutti  per  giu- 
ste cause  possano  essere  deposti.  Que- 
ste    costituzioni     furono     pubblicate 
con  qualche  variazione  nell'anno  se- 
guente   i53o,  indi  più  diffusamente 
compilate  nel  capitolo   generale  del 
i536,  e  di  poi  accresciute  nel  iSyS 
da  alcuni  decreti  del  concilio  di  Tren- 
to, e  da  quelli  di   vari  Sommi  Pon- 
tefici ,    riguardanti   la  disciphna  re- 
golare. 

Il  padre  Matteo^  due    mesi    dopo 


GAP 

la  sua  elezione,  linun/iò  il  vicariato 
generale,  che  fu  conferito  al  predet- 
to p.  Luigi  da  Fossombione ,  i-e- 
candosi  a  Roina  per  la  confeima  , 
nella  qnal  circostanza  ebbe  il  con- 
vento della  INIadonna  de'  Miracoli  , 
da  cui  nell'anno  seguente  passò  a 
quello  di  s.  Eufemia ,  e  quindi  ad 
altro  migliore.  Spedi  compagni  nel 
regno  di  Napoli  e  in  Sicilia,  che  vi 
fondarono  alcuni  conventi,  e  per  me- 
glio stabilire  la  sua  congregazione, 
chiamò  in  Roma  i  principali  di  essa  : 
ma  Clemente  VII,  che  avea  risoluto 
di  sopprimerla,  fece  loro  intimare  la 
partenza  da  Roma,  e  solo  nel  fine 
del  suo  pontificato  ne  permise  il 
ritorno.  Sotto  Paolo  III  si  dilata- 
rono maggiormente,  e  nel  i535  ce- 
lebrarono in  Roma  un  altro  capito- 
lo, in  cui  fu  eletto  per  \icario  ge- 
nerale il  p.  Bernardino  da  Asti,  il 
quale  co'  definitori  divise  la  congre- 
gazione in  Provincie,  stabilendo  i  pro- 
vinciah,  i  custodi,  i  guardiani  e  le 
famiglie,  oltre  aver  dato  molti  rego- 
lamenti pel  buon  governo.  Il  p.  Lu- 
dovico, che  aspirava  ad  essere  con- 
fermato, suscitò  de'  disturbi,  ed  ot- 
tenne che,  nel  1 536,  fosse  convocato 
un  nuovo  capitolo,  il  quale  per  al- 
tro confermò  le  cose  stabilite.  Ma 
il  p.  Ludovico  commise  tali  impru- 
denze, che  il  Cardinal  di  Trani,  il  qua- 
le presiedeva  al  capitolo,  lo  fece  espel- 
lere, e  il  p.  Bernardino  fu  confer- 
mato anche  dal  Pontefice,  che  inol- 
tre approvò  l'espulsione  del  p.  Lu- 
dovico dalla  congregazione.  Quindi 
il  p.  Matteo  da  Bassi,  essendosi  nel 
iSSy  recato  in  Roma,  ed  avendo 
sentilo  vociferare,  che  una  bolla  a- 
vrebbe  proibito  a  chiunque  non  sog- 
getto al  vicario  generale  de'  cappuc- 
cini di  portare  il  cappuccio  pirami- 
dale, sebbene  egli  ne  fosse  stato  Tin- 
ventore,  ne  tagliò  al  suo    la  metà, 


CAP  207 

e  fece  ritorno  a'  minori  osservanti , 
coir  abito  de'quali  visse  e  morì  san- 
tamente nel  i552  in  Venezia,  meri-  ^ 
tre  predicava  nella  chiesa  di  s.  Mui- 
sè,  da  dove  il  suo  corpo,  illustralo 
da  Dio  con  molti  miracoli,  fu  Ir.isfe- 
rito  alla  chiesa  di  s.  Francesco  de- 
gli osservanti,  e  quivi  sepolto  col  ti- 
tolo di  beato. 

Nel    i538,  nel  capitolo  convocato 
in  Firenze,  fu  eletto  in    vicario  ge- 
nerale il  p.  Bernardino    Ochino  sa- 
nese,  che  da  quattro  anni  era  dagli 
osservanti    passato    a'  cappuccini,    i 
quali  nel    \5^ì  il  confermarono  nel- 
r  uffizio.  Era  egli    eloquente    predi- 
catore, ma  avendo  dato  gravi  sospet- 
ti con  certe  proposizioni,  sul  timore 
di    essere    processato,    abbandonò     i 
cappuccini,  e  si  ritirò  fra  gli    ereti- 
ci  luterani,    e   dopo  aver    insegnato 
diversi  errori,  e  cambiate  varie  sta- 
zioni, mori  nella  Moravia,  o  in  Ge- 
nova, ravveduto    e    pentito   de'  suoi 
errori.  Molti  argomenti    ricavati  da 
antichi  manoscritti ,    e  da  testimoni 
degni  di  fede  comprovano  la  di  lui 
penitenza  in  morte.  Fece  la  sua  ri- 
trattazione, ricevè    i  ss.   Sacramenti, 
ed  assistito  da  un  sacerdote  cattoli- 
co, fu  costante  nel  suo  ravvedimen- 
to; motivo  per    cui  .  gravi    scrittori 
asseriscono,  che  venne  pugnalato  ed 
ucciso  nel  proprio  letto  dagli  ereti- 
ci islessi.  Di  esso   scrissero    Rivet  e 
Bozarino  :  vìr  infclicis  niemoriae,  e 
Teodoro  Beza,  qui  in  fine  se    oslen- 
dit  esse  iniquum  hypocritani.  I  quali 
eretici  non  si  sarebbero  espressi  cer- 
tamente in  tal  guisa,  se  Ochino  fosse 
morto  fedele  ai  loro  errori.    È    ben 
vero  però,  che  per  questa  apostasia 
la    congregazione    corse    pericolo  di 
essere  disciolta,  pel  timore    che    es- 
sendo infetto  il  capo  tali  fossero  an- 
cora le  membra,  onde  furono  citali 
innanzi  a  Paolo  III  per  rendere  con- 


2o8  GAP 

to  della  loro  fede:  si  trattò  di  abo- 
lirla, ovvero  di  uniila  in  perpetuo 
a'  minori  osservanti,  e  le  fu  proibi- 
to persino  di  predicare.  A  questo 
fine  il  Papa  tenne  un  concistoro,  o, 
secondo  altri,  una  congregazione,  per 
deliberare  e  stabilire,  se  fosse  espe- 
diente unire  i  cappuccini  agli  os- 
servanti, ovvero  sopprimerli.  Mentre 
cinque  Cardinali  erano  del  senti- 
mento di  Paolo  III,  il  solo  Cardi- 
nal Antonio  Sanseverino  napolitano, 
ebbe  la  gloria  di  opporsi  al  parere 
comune,  e  perorò,  ed  espose  il  suo 
divi  sa  mento  con  tal'  energia,  e  for- 
za di  ragione,  che  concludendo  la 
sua  perorazione  eloquente  e  robusta 
con  queste  parole  :  >»  Sanctissime  Pa- 
>y  ter,  magnopere  curandum  est  ne 
i>  dum  zizania  evellere  studemus, 
J5  simul  et  triticuin  eradi  cemus  ", 
gli  riuscì  di  rimuovere  i  Cardinali 
da  tal  risoluzione ,  e  dichiararsi  a 
favore  de'  cappuccini.  Onde  il  Pon- 
tefice, avendo  fatto  esaminare  dal 
Cardinal  di  Carpi  la  purità  del  dom- 
ma,  che  si  manteneva  in  questa  e- 
semplarissima  religione,  non  solo  la 
confermò  di  nuòvo,  ma  l'arricchì  di 
benefizi  e  di  privilegi,  come  ripor- 
ta r  Oldoino  nel  tomo  III,  col.  549, 
e  55o  nelle  Addizioni  al  Ciacconio. 
Di  fatti  Paolo  III  permise  loro  di 
celebrare  in  Roma  nel  i543  un  ca- 
pitolo, in  cui  elessero  per  vicario 
generale  il  p.  Francesco  da  Jesi,  e 
nel  1545  restituì  loro  la  predica- 
zione. Calmate  queste  tempeste,  i 
cappuccini  si  moltiplicarono,  e  gran- 
demente si  propagarono  in  Italia, 
perchè  Paolo  111  avea  loro  vietato 
di  stabilirsi  ultra  montes  nel  i53'/. 
Però  ad  istanza  di  Carlo  IX  re  di 
Francia,  nel  ^5^5,  rivocò  questa 
proibizione  Gregorio  XIII,  e  per- 
mise che  si  recassero  in  quel  regno, 
e  che  si  potessero  fondare  conventi 


GAP 

in  tutto  il  mondo.  Ed  è  perciò  che 
i  cappuccini  furono  subito  ricevuti 
in  Meudon  dal  Cardinal  di  Lore- 
na. In  seguito  coltivandosi  da  essi  gli 
studi  produssero  i  rispettabili  individui 
di  quest'Ordine  utilissime  opere  per 
la  religione,  confutarono  i  nascenti  er- 
rori ,  e  ciò  pur  fecero  poscia  in  al- 
tri regni  e  paesi.  E  celebre  l'acca- 
demia Clementina  di  Francia ,  che 
interpretò  eruditamente  i  salmi,  con- 
forme al    testo    ebraico. 

Quindi  il  medesimo  Gregorio  XIII 
in  Frascati  fece  mettere  ad  oro  il  sof- 
fitto della  chiesa  dei  cappuccini,  a'qua- 
li  dava  il  sostentamento  per  tutto  il 
tempo,  che  annualmente  egli  villeg- 
giava in  quella  città,  e  in  Roma  fece 
loro  più  ampia  la  chiesa  di  s.  Nicola 
di  Bari  alle  falde  del  Quirinale,  che 
prima  era  angustissima.  Nel  iSyS 
la  fece  rifabbricare  in  onore  di  s. 
Bonaventura ,  in  uno  col  contiguo 
convento,  il  quale  prese  il  nome  di  s. 
Felice  per  esservi  volato  al  cielo  nel 
iSSy   s.   Felice  da  Cantalice. 

Siccome  accadeva  che  i  religiosi  cap- 
puccini si  lasciassero  passare  all'Ordi- 
ne de'  minimi,  o  paolotti,  e  questi  fra 
i  cappuccini,  s.  Pio  V,  colla  bolla 
Sedìs  apostolicae,  emanata  a'  .6  ot- 
tobre 1567,  proibì  ciò  espressamen- 
te, come  dipoi  Sisto  V  mediante  la 
costituzione  Pro  ea^  de'  28  gennaio 
i586,  comandò  che  i  cappuccini, 
non  potessero,  senza  formale  licenza 
della  Santa  Sede,  ammettere  alla 
loro  professione  i  minori  osservanti. 
Indi  anche  Gregorio  XIV  nel  iSgr, 
col  disposto  della  costituzione  VI,  Bull. 
Rom.  del  Cherubini  p.  707,  proibì 
all'  Ordine  de'  minori  cappuccini  di 
amministrare  il  sagra  mento  della  pe- 
nitenza, acciocché  con  maggior  co- 
modità, e  tempo  si  applicassero  i 
religiosi,  siccome  fanno,  alla  contem- 
plazione delle  cose  divine  :  ma  Cle- 


e  A  P 

mente  Vili  a'  3  febbraio  1602, 
moderò  tal  costituzione  colla  bolla, 
Alias,  Bull.  Rom.  t.  V,  par.  II,  p. 
409,  e  li  abilitò  di  nuovo  a  senti- 
re le  confessioni  dei  fedeli.  Anche 
Paolo  V  si  mostrò  benigno  ed  amo- 
revole co'  cappuccini,  dappoiché  nel 
1606  permise  loro  di  passare  nella 
Spagna,  nel  1607,  colla  bolla,  Ec- 
clesiae  mili tanti s ,  dichiarò  essere 
compresi  sotto  il  nome  de'  Frati 
minori,  e  di  veri  figli  di  s.  France- 
sco ;  e  nel  1 6 1 9  eresse  la  congre- 
gazione in  Ordine,  diede  il  titolo  di 
ministro  generale  al  loro  vicario,  lo 
esentò  dal  chiedere  la  conferma  da 
quello  de'  minori  conventuali,  e  tutti 
i  cappuccini  dalla  visita  di  questo, 
e  dall'andare  nelle  processioni  dietro 
la  loro  croce,  o  della  parrocchia 
dove  i  cappuccini  non  avevano  con- 
vento, e  permise  loro  di  alzare  la 
croce  propria,  giacché  eransi  cotan- 
to moltiplicati,  che  nell'anno  162 1, 
ascendevano  i  religiosi  a  quindici 
mila,  siccome  afferma  il  p.  France- 
sco Longo  da  Coriolano  cappuccino, 
nella  sua  Cronologia  ^  a  pag.  892. 
Nel  principio  della  congregazione 
venivano  chiamati  eremiti ,  ma  in 
progresso  di  tempo  ottennero  varie 
bolle  dai  Papi ,  oltre  la  citata  di 
Paolo  V.  In  esse  si  proibisce  chia- 
marli con  tal  denominazione.  Ven- 
nero soprattutti  beneficati,  e  protetti 
da  Urbano  Vili,  Barberini.  Dichiarò 
égli  con  autorità  apostolica,  che  i 
minori  cappuccini  traevano  la  vera 
origine  dal  patriarca  s.  Francesco 
d'  Assisi ,  per  linea  non  interrotta , 
e,  ad  onta  della  virtuosa  ripugnanza 
di  lui,  creò  Cardinale  il  proprio  fra- 
tello Antonio,  ch'era  religioso  cap- 
puccino, il  secondo  di  quest'  Ordine 
aggregato  al  senato  apostolico.  Que- 
sto insigne  Cardinale,  che  nella  di- 
gnità non  cambiò  che  la  forma  del' 

voi.    IX. 


CAP  209 

l'abito  esterno,  conservando  sempre 
le  sublimi  qualità,  da  lui  esercita- 
te come  semplice  cappuccino ,  ricol- 
mò di  favori  la  sua  religione,  e  sul- 
la piazza  già  Grimani,  che  dal  pa- 
lazzo della  propria  famiglia  chiamasi 
Barberini,  con  architettura  di  An- 
tonio Casoni,  cui  poi  venne  aggiun- 
to il  p.  Michele  cappuccino,  fece  e- 
dificare  il  convento,  e  la  chiesa  di 
una  sola  navata,  e  con  ornati  sempli- 
cissimi. Correndo  il  giorno  della  festa 
di  s.  Francesco,  a' 4  ottobre  1626, 
Urbano  V^III  volle  formalmente  get- 
tare la  prima  pietra  in  questa  chie- 
sa, e  poi  nel  i63i  fece  passare  i 
cappuccini  dal  convento  di  s.  Feli- 
ce, e  chiesa  di  s.  Bonaventura  al 
convento  nuovo,  e  alla  chiesa,  che 
fu  dedicata  all'  Immacolata  Conce- 
zione di  Maria  Vergine  :  inoltre  Ur- 
bano VIII  ridusse  l'antico  conven- 
to ad  abitazione  della  famiglia  Pon- 
tificia, per  cui  chiamasi  tuttora  il 
locale  s.  Felice.  Donò  la  chiesa  alla 
nazione  lucchese,  la  quale  consa- 
grandola alla  ss.  Croce,  o  Crocefisso 
di  Lucca,  prese  il  nome  di  chiesa 
della  ss.  Croce  e  s.  Bonaventura  del- 
la nazione  lucchese.  Pertanto  la  chie- 
sa della  ss.  Concezione  de'  cappuc- 
cini è  pregevole  anche  per  cele- 
bri dipinti,  giacche  nella  prima  cap- 
pella a  destra  evvi  il  bel  quadro  di 
s.  Michele  Arcangelo  di  Guido,  la 
cui  copia  fu  eseguita  in  mosaico 
nella  basilica  vaticana ,  come  fecesi 
altrettanto  del  s.  Francesco  del  Do- 
menichino,  dall'autore  stesso  donato 
alla  chiesa.  Neil' aliar  maggiore  la 
ss.  Concezione  è  copia  dell*  origina- 
le di  Lanfranco,  che  ivi  peri  da 
un  incendio.  Quest'  altare  è  decora- 
to di  marmi,  e  di  un  vago  tabci'- 
nacolo,  riposandovi  sotto  alla  men- 
sa il  corpo  di  s.  Giustino ,  filosofo 
e  martire.  In  altra  cappella  il  s.  Bo- 

>4 


3IO  GAP 

na ventura  è  del  Sacchi,  e  il  s.  Fe- 
lice da  Cantalice  sotto  il  cui  altare 
venerasi  il  corpo,  è  del  veronese 
Turchi  :  finalmente  meritano  pure 
special  menzione  il  s.  Paolo ,  capo- 
lavoro di  Pietro  da  Cortona,  e  il 
cartone  di  Giotto  rappresentante  la 
navicella  di  s.  Pietro ,  da  lui  ese- 
guita, nel  1 298,  in  mosaico  nella  ba- 
silica vaticana ,  situato  sulla  porta 
della  chiesa. 

Non  solo  i  summentovali  Ponte- 
fici furono  larghi  di  beneficenze  coi 
benemeriti,  e  da  tutti  rispettati  cap- 
puccini, ma  anche  i  loro  successori 
protessero  e  stimarono  un  istituto 
cotanto  utile,  particolarmente  per  la 
predicazione,  e  per  le  missioni  di 
Asia ,  Afi'ica  ed  America  con  gran 
profitto  de'  popoli ,  per  la  mirabile 
edificazione,  che  danno  col  loro  te- 
nore di  vita  umile,  povera,  ed  au- 
stera. Ed  è  perciò  che  Benedetto 
XIV,  ammiratore  della  dottrina,  e 
santità  di  quest'Ordine,  un  individuo 
del  quale  è  sempre  consultore  dei 
Riti,  stabili  in  esso  perpetuamente 
r  onorifico  impiego  di  predicatore 
del  sagro  palazzo  apostolico  [Vcdi)^ 
carica  di  cui  ora  in  possesso  da  più 
d'un  secolo,  anzi  nel  conclave  in  cui 
fu  egli  esaltato  al  Pontificato,  il  p. 
Barberini  predicatore  apostolico,  ex. 
generale  de'  cappuccini ,  poi  arcive- 
scovo di  Ferrara,  con  raro  esempio 
in  tre  scrutini  ebbe  da  alcuni  Car- 
dinali il  voto  pel  Papato.  V.  la  co- 
stituzione Inclytum ,  de'  2  marzo 
1 743,  presso  il  Boll,  di  detto  Pon- 
tefice, toni.   I,  pag.   245. 

Ne'  cappuccini  principalmente  si 
scorge  verificata  la  divina  promessa 
nihil  habenteSj  et  omnia  possidentes^ 
delle  cose  anche  necessarie  al  pro- 
prio sostentamento.  Tale  Roverlà  li 
fece  estendere,  e  diffondere  non 
solo  per   tutta  l'Europa,  ma  anche 


GAP 
nelle  altre  parti  del  mondo,  e  si  pro- 
cacciarono la  stima  persino  degli 
eterodossi,  e  degli  infedeli,  come  quel- 
li che  tanto  si  prestano  ne'  pubbUci 
ospedali ,  e  nelle  private  abitazioni  , 
in  vantaggio  degli  infermi.  L'abbate 
Filippo  Maria  Bonini,  nel  suo  Uo' 
mo  evaugelicOj  narra  che  i  cappuc- 
cini nella  sola  provincia  di  Poilou 
convertirono  mille  calvinisti,  e  il  p. 
Fontana  nella  sua  Storia  degli  Or^ 
dini  ec. ,  tom.  VII,  dice,  che  il  p. 
Ivone  di  Parigi  da  se  solo  purgò  dal- 
l' eresia  un  intera  provincia.  Nelle 
missioni  oltramontane,  per  la  predi- 
cazione del  vangelo,  e  per  la  difesa 
della  cattolica  religione ,  soffrirono 
tormenti,  e  il  martirio.  Nel  Congo 
più  di  cento  quarantaquattro  incon- 
trarono il  martirio  gloriosamente,  e 
la  sola  provincia  d' Italia  conta  sino 
a  tremila  dei  loro  religiosi,  estinti 
vittime  di  carità  nelle  sole  conqui- 
ste portoghesi.  Abbiamo  dal  Novaes 
tomo  III,  p.  159,  che  i  cappuccini 
si  distesero  in  cinquanta  provincie 
(dieci  delle  quali  in  Francia  ),  e  tre 
custodie ,  nelle  quali  egli  lesse  nei 
loro  cataloghi  più  di  treataquattro 
mila  religiosi.  Nel  libro  poi  intito- 
lato :  Narrazione  sincera  e  generale 
del  principio j  progresso  e  slato  pre- 
sente di  tutta  la  serafica  religione 
cappuccina,  distesa  dal  p.  Gabriele 
da  Modi  gli ana  deW  is  tesso  Ordine, 
già  annalista  per  la  sua  provincia 
di  Bologna,  e  della  medesima  pro- 
vinciale, stampato  in  Venezia  nel 
1736,  il  computo  de' conventi  di 
questo  Ordine  ascendeva  a  mille 
settecento  quindici ,  oltre  a  cento 
settantacinque  ospizi,  e  quello  de*  re- 
ligiosi allora  viventi  ascendeva  a  tren- 
taduemila ottocento  venti  circa,  sen- 
za comprendervi  le  cappuccine  (Fedi) 
da  loro  dirette. 

Inoltre,  per  mezzo  di  quest'Ordine 


GAP 

cospicuo,  sono  state  rigenerate  colle 
acque  battesimali  molte  persone  di 
e;iandc  riguardo,  fia  le  quali  quattro 
r(«,  ed  un  imperatore,  come  si  ha  dal 
Hìeroth.  Confi,  epitom.  hi stor.  fran- 
car, ad  anmini  i658,  con  popoli 
iimumerabili  acquistati  in  tal  modo 
alla  Chiesa.  Molti  nobilissimi  perso- 
lìiiggi,  principi,  e  grandi  signori,  con 
ammirazione  universale  disprezzarono 
i  piaceri,  i  comodi,  e  gli  onori  mon- 
dani, per  vestire  la  ruvida  lana  dei 
cappuccini,  e  condurre  umile,  peni- 
tente, ed  abbietta  vita.  I  cappuccini 
sono  pure  benemeriti  di  utilissime 
istituzioni,  procurando  l'erezione  dei 
monti  di  pietà,  di  ospedah,  di  mo- 
li isteri  di  vergini,  di  conserva  torli  di 
femmine  pericolanti,  di  confraternite, 
e  di  pie  congregazioni  ec. 

Sebbene  quest'  Ordine  non  conti 
che  poco  più  di  tre  secoli  di  esisten- 
za, pure  non  è  piccolo  il  suo  nume- 
ro di  santi,  e  beati,  dal  p.  Carlo  da 
Bi  usselles  raccolti  in  due  volumi , 
intitolati  :  Flores  seraphìci,  il  quale 
numero  di  eroi  venne  aumentato 
dalle  monache  cappuccine,  osservanti 
come  essi  quanto  si  può  alla  lettera 
la  regola  francescana.  Celebri  perciò 
sono  i  ss.  Fedele  da  Sigmaringa  pro- 
tomartire di  Propaganda,  Felice  da 
Cantalice,  Serafino  d'x\scoli,  Giusep- 
pe da  Lionessa  ec,  ec,  e  i  bb.  Ber- 
nardo da  Corleone,  Lorenzo  da  Brin- 
disi ,  Crispino  da  Viterbo ,  Angelo 
da  Acri  ec  ec. 

I  cappuccini  contano  eziandio  molti 
autori,  che  hanno  dato  alla  luce 
opere  pregevoli ,  come  può  vedersi 
nella  Biblioteca  degli  scrittori  cap- 
puccini ,  stampata  in  Venezia  nel 
1747.  Molti  di  questi  religiosi  sos- 
tennero decorosamente  vaii  o/Tìci , 
V  cariche  ragguardevoli ,  ed  hanno 
avuto  Cardinali ,  vescovi ,  ambascia- 
lori,  legati,  teologi  dei  concili,  con- 


CAP  SII 

sultori  di  varie  congregazioni  Car- 
dinalizie, ed  i  quatti'o  Cardinali  so- 
no i  seguenti,  le  cui  biografie  si  ri- 
portano a'  rispettivi  articoli.  AnscU 
ino  Marzati  di  Sorrento,  procurato- 
re generale  de'  cappuccini,  e  predi- 
catore famoso  del  palazzo  apostolico, 
fatto  Cardinale  da  Clemente  VIU 
nel  i6o4-  Antonio  Barberini  Hoven- 
tino,  creato  Cardinale  nel  1624  dal 
proprio  fratello  Urbano  Vili.  Fran- 
cesco Maria.  Casini  di  Arezzo,  ripu- 
tato per  r  eloquenza  quasi  un  De- 
mostene, elevato  al  Cardinalato  nel 
17 12  da  Clemente  XI,  dopo  essere 
stato  confessore  di  Innocenzo  XII, 
e  predicatore  apostolico.  E  il  vivente 
Lodovico  Micara  di  Frascati,  ancor 
egli  da  predicatore  apostolico  creato 
Cardinale  da  Leone  XII  a'  20  di- 
cembre 1824,  poscia  divenuto  ve- 
scovo suburbicario  della  sua  patria 
a'  2  ottobre  1837,  che  con  pruden- 
za, e  grande  zelo  governa. 

Oltre  i  citati  autori,  scrissero  dei 
cappuccini ,  il  Boverio  ne'  suoi  An- 
nali  ec.  ;  Giuseppe  Zarlino,  dell'  Ori- 
gine della  congregazione  de^  cappuc- 
cini ^  Venezia  1579;  Marco  di  Pisa 
negli  Annali  f.f.  minor,  cappuc.^  il 
Wadingo  Annal.  minor. j  il  p.  Helyot, 
Hist.  des.  Ordres  monast.  t.  VII, 
cap.  24,  Bonanni,  Catalogo  degli  Or- 
dini religiosi^  cap.  64,  ed  Annibali, 
compendio  della  sLoria  degli  Ordini 
regolari,  cap.  6. 

CAPPUCCIO.  Abito,  che  i  nostri 
antichi  portavano  in  capo  in  luogo 
di  cappello,  chiamato  in  latino  cu- 
culliis.  Alcuni  di  que' cappucci  ave- 
vano tre  parti;  il  mazzocchio,  che 
era  un  ceri;hio  di  borra  (cimatura, 
o  tosatura  di  pelo  di  panni  Inni)  ri- 
coperto di  panno,  che  girava  e  fa- 
sciava intorno  intorno  la  testa,  e  di 
sopra,  soppannato  dentro  di  rove- 
scio, e  copriva  tutto  il  capo  ;  la  fog- 


aii  GAP 

già,  che,    pendendo   sulla  spalla,  di- 
fendeva   r  intera    guancia     sinistra; 
il    becchetto ,    che    era  una  striscia 
^ppia    dello   stesso    panno,  e    che 
discendeva    sino    a    terra    e    ri  pie- 
ga vasi    sulla    spalla    destra ,    e    di 
frequente    ravvolgevasi    al    collo,    e 
da    quelli,    che    bramavano    essere 
più    destri,     e    più    spediti,    intor- 
no alla  testa.    Cappuccio    altresì    si 
nomina  quello,  che  portano    i  frati 
continuamente,  massime  i  cappuccini 
i^Vedi),  dal  quale  vuoisi  prendessero 
il  nome,  e  che  altre  volte  portavano 
anche  i  sacerdoti.   Formandosi   però 
poi  esso  di  pelle  di  vajo,  si  chiamò  g'?^- 
fo   od  alniuzia   (  Fedi).  Il   piviale 
(Fedi)  e  la  cappa  [Vedi)  ebbero  il 
loro  principio  colle  processioni    del- 
la Chiesa  per  le  pubbliche  vie,  ser-* 
vendosene  gli  ecclesiastici  per    ripa- 
rarsi dal  freddo  e  dalla  pioggia,  per 
lo  che  nella  pai  te  di  dietro  vi  cuci- 
rono il  cappuccio ,    per  cuoprirsi    il 
capo.  Quando  poi,  dopo  il  X  seco- 
lo, col  nome  di  cappa  si  chiamaro- 
no le  altre  vestimenta,  la  vera  cappa 
prese  il  nome  di  piviale,  rimanendo 
però  nella  cappa    il    cappuccio    del 
piviale,  e  nel  piviale    la    similitudi- 
ne   della    cappa.    Avverte    il    Berni- 
ni, del  tribunale  della    Rota    p.  4^» 
che  in  Roma  particolarmente  si  fe- 
ce grand'  uso  del  cappuccio,  o  cuci- 
to   nel  di  dietro  del  mantello,  o  fer- 
raiuolo    (il    qual    cappuccio    accor- 
ciato più    o    meno    si    disse    comu- 
nemente   Bavaro),    ovvero     venne 
usato     col    medesimo    ferraiuolo    o 
toga    rintorcinato  ,    e    disposto    alla 
copertura  della    testa;  ed    aggiunge 
che    siccome  dall'  oriente    passò   al- 
l' occidente    1'  usanza   de'  lini    tiu- 
binati    nelle    donne,  cosi    dalla   chie- 
sa   greca    derivò    alla    latina    V  uso 
della  berretta  (Fedi),  e   negli  eccle- 
liastici,  e  nei  dottori,  si  chiamò  la  co- 


CAP 

mune  clericale  bir return,  dalla  pa- 
rola virelum^  che  vuoisi  dedotta  dal- 
la antica  viria^  che  suona  quanto 
viri  tegunientunij  e,  secondo  il  Me- 
nocchio,  Stuore  t.  II  p.  383,  dalla 
paiola  birro  ,  cioè  mozzetta  (Fedi) 
a  cui  nel  di  dietro  pende  il  cappuc- 
cio, col  quale  cuoprivasi  la  testa, 
giacche  l'antico  era  più  ampio. 

Finalmente  dicesi  in  generale  cap- 
puccio quella  parte  dell'abito  d'un 
monaco,  o  di  un  religioso,  di  forme 
diverse,  che  gli  cuopre  la  testa,  e  che 
usano  pure  i  confrati  de' sodalizi.  Il 
cappuccio  oggidì  è  una  specie  di 
mantellina  o  mozzetta,  che  cuopre  il 
capo,  le  spalle,  e  lo  stomaco  di  parec- 
chi religiosi,  di  dilTeienti  Ordini.  An- 
ticamente i  canonici  meltevansi  in  te- 
sta il  cappuccio  della  mozzetta,  sicco- 
me fecero  i  Papi,  i  Cardinali,  e  i  pre- 
latij  essendovene  chiara  memoria  nei 
piccoli  cappucci,  che  tuttora  si  por- 
tano sulle  mozzette,  ed  in  quelli  del- 
le cappe  col  cappuccio.  I  Cardinali 
nelle  cavalcate  portavano  il  cappuc- 
cio sotto  il  cappello  Cardinalizio,  con 
esso  si  cuoprono  il  capo  nel  riceverlo 
dalle  mani  del  Papa,  e  mentre  as- 
sistono nella  cappella  pontifìcia  al 
successivo  Te  Deuni.  Di  fatti  più  di 
mille  anni  addietro  in  vari  luoghi 
non  si  cuoprivano  le  teste  che  con 
mozzelte,  e  con  cappucci,  onde  la 
mozzetta  de' canonici  era  egualmen- 
te una  specie  di  cappuccio,  che  por- 
tavano in  testa,  e  che  chiamavano 
anche  capulare.  I  magistrati  lo  mi- 
sero sulle  spalle,  e  i  canonici  sulle 
braccia.  Il  cappuccio  è  pure  un  se- 
gno del  dottorato,  o  della  laurea 
nelle  facoltà  scientifiche ,  si  porta 
sulla  spalla  sinistra,  ed  è  appunto 
della  medesima  forma  di  quello,  che 
gli  antichi  mettevano  sulla  testa  per 
cuoprirla,  denominandosi  altresì  la- 
cerna^ e  birrux^  come  si  ha  dal  Ma- 


GAP 

cri,  Notizia  dei  vocaboli  ecclesìastt- 
et.  Questo  autore  alla  parola  Capu- 
tìor^  coprirsi  col  cappuccio,  incappuc- 
ciarsi, riporta  1'  ottimo  ricordo  di 
Blesens,  Serra.  5o,  ad  Monachos^  col 
quale  avverte  i  religiosi  del  fine  per 
cui  usano  il  cappuccio ,  singolar- 
mente per  impedir  agli  occhi  la  cu- 
riosità, talvolta  dannosa  all'  anima. 
V,  Cappello. 

Finalmente  agli  articoli  riguar- 
danti i  prelati,  e  i  famigliari,  o 
cubiculari  del  Pap^i  si  parlerà  del 
cappuccio  delle  loro  cappe ,  eh'  è 
ritenuto  per  segno  di  distinzione, 
Benedetto  XIV  1'  accordò  ai  bus- 
solanti camerieri  extra  miiros,  che 
non  r  avevano ,  della  forma  del- 
l' usato  dai  caudatari,  e  quello  del 
chierico  nazionale  del  sagro  Colle- 
gio dovrebbe  essere  ritorto  a  secon- 
da de' registri  concistoriali.  Cosi  agli 
articoli  dei  religiosi,  trattasi  della  di- 
versa forma  di  quelli,  cui  è  conces- 
so r  uso  del  cappuccio, 

CAPITOLLNA  CAMERA,  am- 
ministrata dai  Conservatori  di  Ro- 
ma. (  Pedi ). 

CAPRA.  Sede  vescovile  in  Africa 
nella  Mauritania  Cesariana,  comesi 
ha  dalla  JVot.  y4fr.  e  da  Comman- 
ville.  Quest'  ultimo  registra  un'  altra 
sede  vescovile  collo  stesso  nome  di 
Capra  nella  Bizacena,  nella  mede- 
«ima  Africa  occidentale,  di  cui  si 
trova  menzione  ne'  concili  di  s. 
Cipriano. 

CAPRANICA  Angelo,  Cardinale. 
Angelo,  Capranica  patrizio  romano,  e 
fratello  del  Cardinal  Domenico  di 
questo  nome,  dopo  aver  fatto  rego- 
larmente i  suoi  studi,  e  dato  saggio 
di  sé,  nel  i438  da  Eugenio  IV  fu 
creato  arcivescovo  di  Siponto;  poi  nel 
i447  Nicolò  V  lo  promosse  al  vesco- 
vato di  Ascoli;  e  quindi  nel  i4^o,  ov- 
vero nel  i4'>i,  a  quello  di  Rieti.  Qua- 


GAP  ^i3 

sto  prelato  fece  rifiorire  la  pietà  nel 
popolo,  ed  il  fervore  nel  clero,  predi- 
cando assiduamente  la  divina  paro- 
la a'  suoi  diocesani  ;  e  tanto  era  il 
candore  dei  suoi  costumi,  che  meri- 
tossi  dal  Pontefice  in  ptibblico 
concistoro  il  glorioso  nome  di  angio- 
lo di  nome  e  di  fatti.  Presiedette 
prima  al  governo  di  Fuligno,  quin- 
di fu  destinato  alla  legazione  di  Bo- 
logna ,  ove  si  contenne  in  modo , 
che  Pio  II,  ai  5  marzo  del  i46o, 
in  Siena,  e  non  in  Roma,  come  al- 
cuni scrissero,  lo  creò  Cardinal  pre- 
te di  s.  Croce  in  Gerusalemme,  e  le- 
gato della  Romagna,  e  a  tutt'i  princi- 
pi d'Italia  in  fatto  di  religione,  con 
piena  facoltà  di  predicare  la  crocia- 
ta contro  il  turco.  Sisto  IV,  nel  1472, 
gli  diede  l'  amministrazione  della 
chiesa  di  Fermo,  restata  libera  per 
la  morte  di  Nicolò  suo  nippte.  Ivi 
il  Capranica  tenne  il  sinodo,  di  cui 
si  conservano  ancora  gli  atti  nell'ar- 
chivio di  quella  cattedrale;  e  con- 
sacrata la  chiesa  dei  frati  minori 
dell'  osservanza ,  rinunziò  poscia  la 
sede  di  Fermo  al  Pontefice ,  con- 
tento della  sua  diocesi  di  Rieti.  Di 
poi  coni'  era  commendatario  del 
chiarissimo  monistero  di  s.  Bar- 
tolommeo  a  Ferrara,  rassegnollo  li- 
beramente a  Bernardo  della  Casa, 
esemplare  monaco  nel  monistero 
di  Settimo  nella  Toscana,  e  così 
s' introdusse  in  Italia  la  congregazio- 
ne dei  cistcrciensi  di  s.  Bernardo. 
Dotto  com'  era  nelle  facoltà  teo- 
logiche, predicava  in  tutte  le  feste 
al  popolo,  confermando  le  parole  col- 
l'esempio  delle  più  sublimi  virtù  fi- 
no alla  morte,  che  avvenne  a  Roma 
nell'anno  i478>  contando  quaranta 
anni  di  episcopato,  e  diciotto  di  Car- 
dinalato, mentre  era  vescovo  di  Palc- 
strina,  ritenuto  l'antico  titolo  di  Car- 
dinal di   s.    Croce.    Ebbe    sepoltura 


2i4  GAP 

onorevole  nella  chiesa  di  s.  Maria 
sopra  Minerva  nella  cappella  del 
Rosario  di  s.  Caterina  da  Siena 
presso  il  Cardinal  suo  fratello. 

CAPRAJXIC/V  Domenico  ,  Cardi- 
nale. Domenico  Capranica  nacque 
nel  i4oo.  Era  uomo  fornito  di  acu- 
to ingegno,  cui  coltivò  nella  uni- 
versità di  Padova,  ove  pendeva  dal 
celebre  Giuliano  Cardinal  Cesarini, 
allora  professore  di  canoni.  Dappoi  si 
laureò  in  quella  di  Bologna,  e  servì 
a  Martino  V  come  segretario,  dal 
quale  di  ventidue  anni  appena,  ottenne 
un  chiericato  di  camera.  Poscia  con 
questo  titolo,  nel  14^4)  andò  al  con- 
cilio di  Siena  per  intimarne  a  quei 
padn  lo  scioglimento.  Quindi  fu  pro- 
tonotario  apostolico,  nonché  gover- 
natore d' Imola  e  Forlì  ;  peritissi- 
mo in  affari  sì  politici,  che  militari, 
ne  diede  saggio  nelle  ardue  imprese 
cui  ebbe  a  trattare ,  e  specialmente 
nel  ridur  Bologna,  dopo  lungo  asse- 
dio, alla  soggezione  della  Chiesa,  per 
le  quali  cose  Martino  V,nel  14^3,  lo 
ascrisse  privatamente  ai  Cardinali 
diaconi,  come  si  espresse  lo  stesso 
Pontefice  nel  i43o,  in  un  concisto- 
ro segreto,  cui  tenne,  con  espressa 
condizione,  che  se  fosse  morto  pri- 
ma di  pubblicarlo,  i  Cardinali  do- 
vessero ammetterlo  nel  loro  numero, 
e  dargli  luogo  nella  elezione  del  nuo- 
vo Pontefice,  al  che  i  porporati  si 
obbligarono  con  solenne  giuramento. 
Benché  Cardinale,  fu  dichiarato  am- 
ministratore della  chiesa  di  Fermo, 
di  cui  fino  dall'anno  14^5,  era  stato 
destinato  vescovo,  e  della  quale  avea 
preso  possesso  nel  14^9;  ma  non  ne 
avea  ricevuto  l'episcopale  consagrazio- 
ne.  Trascurò  di  andare  a  Roma  per 
ricevere  il  cappello,  e  morto  poi  il 
Papa,  vi  andò  per  la  nuova  elezione, 
ma  i  Cardinali  lo  consigliarono  a 
non  usare  del    diritto   di    eleggere  ^ 


GAP 

finché  non  si  decidesse,  se  la  man- 
canza del  cappello  e  del  titolo  po- 
tessero impedirgli  il  suffragio  nella 
prossima  elezione.  Questa  decisione 
venne  riservata  al  futuro  Pontefi- 
ee ,  che  fu  Eugenio  IV  ;  il  qua- 
le in  concistoro  dichiarò  come  nes- 
suno potea  godere  dei  privilegi  ed 
onori  del  Cardinalato  prima  di  a- 
ver  conseguito  il  cappello  ed  il  ti- 
tolo. Lo  stesso  Pontefice  pertanto 
ricusò  di  riconoscere  il  Capranica 
come  Cardinale,  e  sedotto  da  chi 
glielo  dipinse  come  partigiano  del- 
la sollevazione  eccitata  in  Roma 
da'  Colonnesi,  e  collegato  col  duca 
di  Milano  Filippo  M.  Visconti,  pri- 
vollo  di  tutti  i  beni,  e  cercò  d'im- 
prigionax'lo  ;  perloché  il  Capranica 
si  ricovrò  col  favor  dei  sanesi  pres- 
so il  duca  suddetto,  che  onorevol- 
mente lo  accolse,  e  lo  spedì  con  E- 
nea  Silvio  Piccolomini  suo  segreta- 
rio, poi  Papa  Pio  II,  al  concilio  di 
Basilea,  al  quale,  per  trattare  la  sua 
causa,  dovette  fermarsi  per  tre  an- 
ni nelle  maggiori  strettezze.  Quei 
padri  dopo  lungo  esame,  decisero 
che  a  diritto  gli  si  doveva  la  porpo- 
i-a  ;  ma  quando  lo  seppe  Eugenio  IV 
arse  di  sdegno,  e  convocato  il  concisto- 
ro, privò  il  Capranica  di  qualunque 
onore  e  dignità,  finché  umiliato,  git- 
tossi  ai  piedi  del  Pontefice  a  Firenze, 
che  lo  accolse  benigno,  lo  riconobbe 
per  Cardinale  del  titolo  di  s.  Croce  in 
Gerusalemme,  e  con  parecchi  benefizi 
gli  ritornò  quanto  gli  avea  tolto.  Fu 
al  concilio  generale  di  Ferrara  princi- 
piato da  Eugenio  IV;  come  anche  tra 
i  Cardinali  deputati  a  disputare  coi 
prelati  greci.  Si  rese  chiaro  per  molti 
governi,  e  dodici  legazioni  sostenute 
con  decoro  e  vantaggio  della  s.  Se- 
de, ed  a  premio  di  ciò  lo  volle  il 
Pontefice  penitenziere  maggiore,  col- 
r  arcipretura  della  basilica  luterà ncn- 


GAP 
se,  e  la  protettoria  dell'Ordine  serafi- 
co. Ei-a  di  genio  rigido  e  severo  ol- 
tre r  usalo ,    e    nel   conclave  in  cui 
lii    eletto    Nicolò    V ,    Pareniiicelli , 
appena  credeva  a  se  stesso,  come  in 
poco   tempo    da  semplice    sacerdote 
tosse   pervenuto    tanto   oltre.    Volle 
inoltre  esaminare  i  suffragi  dei  Car- 
dinali elettori  per  meglio  assicurarsi 
della  legittimità  e  validità  di  tal'ele- 
zione  ;  ma  il  Pontefice  novello,  lun- 
gi   dal  prender    ciò    in  cattiva  par- 
te,   lo    elesse    al    governo    del    Pi- 
ceno,    della    Marca,    del    distretto 
di     Farfa ,    e    della    Massa    Traba- 
ria.    Poscia    il    Capranica    come    le- 
gato della  Marca  condusse   l' eserci- 
to a  difendere  quella  provincia  con- 
tro le  armi  di  Francesco  Sforza;  ma 
r  esito  fu  infelice,  dacché  disperse  le 
truppe,  ed  egli  ferito  dovè  travestir- 
si per  fuggire  dai  nemici  e  ricovrarsi 
ad  Osimo.  Gli  fanno  grande  onore  la 
concordia  stabilita  coi  genovesi  divi- 
si fra  loro  per    domestiche  ostinate 
discordie,  e  la  pace,  che  a  suo  mez- 
zo, Alfonso  re  di  Napoli  accordò  al- 
la Chiesa  lungamente  travagliata  con 
l'armi.  Era  il  Capranica  altamente 
stimato  non  solo  dai    Sommi    Pon- 
tefici, ma   dagli  stessi    sovrani,    che 
nulla  facevano  a  Roma   senza    con- 
sultarlo ;  «  benché  rigido  e  severo  di 
naturale,  era  coi  poveri  tenerissimo, 
poiché  a  sovvenirli  in    ogni    manie- 
ra di  soccorsi,  ridusse    talvolta    alla 
indigenza  sé  stesso.  liibero  e  franco 
nel  suo  sentimento,  egli    solo    resi- 
stette fortemente  a  Calisto  111,  quan- 
do voleva   crear    vicario  di    Spoleto 
Borgia  suo  nipote  ;  e  nella  causa  del 
vescovo  di  Ferrara  innocentissimo  e 
di  specchiata  virtù,  ma  cacciato  vio- 
lentemente dalla  sua  sede  da  Borso 
duca   di    Este,    che    ne    pretendeva 
dal  Pontefice  la  deposi,/ione,  ed    a- 
vea  in  concistoro  paiecclii  voti  a  suo 


GAP  ii5 

favore,  il  solo  Capranica,    conosciu- 
ta la  giustizia  della  causa,  si    oppo- 
se a  tutti,  e  fece  in  modo,  che  ve- 
nisse   onorevolmente    restituito    alla 
sua  chiesa.  Austerissimo  con  sé  stes- 
so, prendeva  appena  tre  ore  di  ripo- 
so in  duro  letto:  vestiva  sulle  carni  di 
lana,  era  contento  di  una  sola  vivanda, 
o  due  al  più  quando  invitava  a  mensa 
qualche  amico,  e  la  sera  si  cibava  di 
pane  asciutto.  Fondò  un'insigne  bi- 
blioteca di  duemila  sceltissimi  codici, 
arricchì  di  rendite  copiose  il  collegio 
Capranica  nella  sua  casa,  da  lui  fonda- 
to, ed  ancora  in  piedi,  perché  vi  si 
mantenessero    parecchi    giovani   allo 
studio,  e  stabilì  le  costituzioni  al  buon 
governo  del  medesimo  :  e  siccome  fu 
il  primo  collegio,    che    si  eresse   in 
Roma,     acquistò     il    titolo     di     Al' 
mo.     S.    Antonino    loda    moltissimo 
questo  porporato;  e  dice  che  la  mor- 
te di  lui  cagionò  a  Roma  un    lut- 
to   universale    per    le    sue    virtù    e 
pregi  eminenti,  le  quali  purgarono 
la  macchia  contratta  per  le  discor- 
die avute  con  Eugenio    IV,    e    per 
la  sua  aderenza  ai  refrattari  di  Ba- 
silea.  Si  adoperò  con  infaticabile  ze- 
lo pel  bene  della  Chiesa  ;  al  qual  ze- 
lo si  deve  la  riforma  dei  due    mo- 
nisteri  cistcrciensi  di  Settimo  e  Buon- 
solazzo    presso     Firenze ,    dai    quali 
ne  venne  poi  la  riforma  di  altri  mo- 
nisteri   d' Italia,    Dalla    sua    famiglia 
domestica  uscirono  un  Pontefice,  due 
Cardinali,    ed  altri    uomini    in  gran 
numero.  Il  sagio  Collegio  perdette  in 
lui  un  illustre  ornamento,  quando  mo- 
rì a  Roma  di  cinquantotto  anni,  e  ven- 
tisei di  Cardinalato,  nel     ì^'jS.    La 
chiesa  di  s.  Maria  sopra  Minerva  ne 
accolse  la  fredda    spoglia,    collocata 
nella  cappella  di  s.  Caterina  con  ono- 
revole iscrizione.  Il  Baluzio,  il  Poggi, 
il  Catalano  scrivono  molto  di  «piesto 
Cardinale,  ed  il  chiariss.  Giandom«m- 


ai6  CAP 

co  Mansi  dice  di  aver  veduto,  tra  le 
moltissime  opere  del  Capranica,  un 
trattato  presentato  al  concilio  di  Ba- 
silea per  la  sua  elezione  al  Cardina- 
lato ;  ed  un  altro  dell'  arte  del  ben 
morire  pubblicato  nel  1487  ;  da  ul- 
timo una  storia  del  concilio  di  Basi- 
lea, della  quale  giovossi  il  Patrizi 
nell'opera,  che  pubblicò  sul  medesi- 
mo argomento.  Dal  canonico  di  Fer- 
mo Michele  Catalano  abbiamo:  De 
Vita,  et  scriplìs  Dominici  Capra-- 
nicae  Cardinalis  etc.  Fermi,  1793; 
ed  è  scritta  con  maggior  critica  di 
quella  che  compilò  Battista  Poggio, 
e  si  vede  nel  Baluzio,  Misceli,  lib. 
Ili,  p.  263  dell'edizione  di  Parigi 
del  1680,  e  tom.  I,  p.  34^,  dell'e- 
dizione di  Lucca. 

CAPRANO  Pietro,  Cardinale. 
Pietro  Caprano  nacque  in  Roma  ai 
28  febbraio  1759  da  onesti  e  fa- 
coltosi genitori.  Dedito  sino  dalia  te- 
nera età  agli  studi,  fece  rapidi  pro- 
gressi, e  per  la  sua  pietà  ed  illiba- 
tezza de'  costumi,  divenne  il  modello 
de'  suoi  coetanei.  Ordinato  sacerdote, 
ne  esercitò  con  diligenza  i  doveri. 
Si  dedicò  principalmente  ad  assistere 
i  giovani  nella  letteraria  carriera , 
coltivandone  lo  spirito,  anche  nel- 
r  amministrazione  del  sacramento 
della  penitenza,  che  non  lasciò  mai, 
ne  per  la  moltipHcità  delle  occupa- 
zioni, ne  per  la  esaltazione  ai  primi 
gradi  della  gerarchia  ecclesiastica. 
Diresse  per  parecchi  anni  la  congre- 
gazione primaria  nel  collegio  roma- 
no, per  cui  potè  fare  non  pochi  al- 
lievi nella  carriera  ecclesiastica.  Indi 
divenne  professore  di  liturgia  nel 
romano  liceo,  e  poi  di  teologia  mo- 
rale ,  nonché  di  storia  ecclesiastica, 
cattedra  da  lui  occupata  per  sedici 
anni.  Contemporaneamente  veniva 
incaricato  negli  affari  ecclesiastici  dai 
Cardinali  della  congregazione,  e  so- 


CAP 

pra  tutto  dal  Cardinal  di  Pietro,  che 
per  lui  avea  stima,  ed  amorevolezza. 
Invaso  lo  stato  Pontificio  dalle  trup- 
pe imperiah  francesi,  nel  1809,  il 
Caprano  fu  deportato,  per  non  aver 
voluto  prestare  il  giuramento  al  go- 
verno. Ma  appena  Pio  YII,  nel  18  i4, 
ritornò  in  Roma,  nominollo  came- 
riere d' onore,  e  canonista  della  sa- 
gra penitenziaria,  nel  quale  cospicuo 
posto  dovette  sbrigare  molti  affari, 
rimasti  indietro  a  causa  de'  ben  noti 
avvenimenti.  Pio  VII  inoltre  lo  no- 
minò consultore  del  s.  officio,  il  di- 
chiarò arcivescovo  d' Iconio  in  par- 
tihus,  segretario  della  congregazione 
de'  libri  della  chiesa  orientale,  di 
quella  degli  affari  straordinari  eccle- 
siastici, e,  nel  1823,  di  Propaganda, 
e  dell'esame  de'  vescovi.  Neil' eserci- 
tare principalmente  il  rilevante  in- 
carico di  segretario  di  Propaganda, 
il  Caprano  fece  conoscere  di  qual 
zelo  fosse  animato  per  l'incremento 
e  per  la  propagazione  della  rehgione_, 
onde  il  collegio  Urbano  ben  presto 
si  vide  accresciuto  di  alunni  desti- 
nati alle  missioni.  Introdotto  venne 
in  esso  per  opera  del  Caprano  un 
utilissimo  sistema  negli  studi ,  e  di 
questi  fu  nominato  prefetto.  Il  regnan- 
te Pontefice,  che,  nel  1826,  venne  da 
Leone  XII  eletto  prefetto  generale 
di  Propaganda,  ne  ammirò  l'impe- 
gno, e  le  cognizioni,  e  lo  ebbe  a 
cooperatore  del  gran  bene  da  lui  re- 
cato con  indefessa  fatica  a  sì  vene- 
rando istituto.  Finalmente,  volen- 
do il  medesimo  Leone  XII  pre- 
miare i  meriti  del  Caprano ,  nel 
concistoro  de'  i5  dicembre  1828,  lo 
preconizzò  Cardinale  dell'ordine  dei 
preti,  e  morendo  quel  degno  Papa 
a'  IO  febbraio  1829,  intervenne  ai 
sacri  comizi  per  l'elezione  di  Pio 
Vili.  Il  quale  Pontefice  per  dare  al 
nostro  '  Cardinale    un    chiaro    segno 


GAP 

della  sua  stima,  e  benevolenza,  il  no- 
minò prefetto  della  congregazione 
dell'Indice,  sebbene  ancora  colla  boc- 
ca chiusa,  cioè  non  abilitato  ad  in- 
terloquire e  trattare  gli  affari.  Di 
poi  gli  assegnò  in  titolo  presbiterale 
la  chiesa  de'  ss.  Nereo  ed  Achilleo , 
annoverandolo  eziandio  a  varie  delle 
principali  congregazioni  Cardinalizie. 
Ma  dopo  essere  stato  nel  conclave, 
in  cui  fu  esaltato  alla  cattedra  di 
s.  Pietro  l'odierno  Sommo  Pontefi- 
ce, fu  preso  da  lunga  e  penosa  in- 
fermità, che  tollerò  con  inalterabile 
cristiana  rassegnazione.  In  essa  venne 
visitato,  e  confortato  d;il  medesimo 
Gregorio  XVI,  e  ìst  sera  de'  24  feb- 
braio 1834,  passò  al  riposo  de'  giu- 
sti. Celebrate  fuix)no  le  solenni  sue 
esequie  nella  chiesa  di  s.  Marcello, 
e  fu  tumulato  il  cadavere  di  lui , 
giusta  la  sua  testamentaria  disposi- 
zione, presso  la  cappella  di  s.  Luigi 
Gonzaga ,  del  quale  era  stato  sem- 
pre di  voto,  nella  chiesa  di  s.  Ignazio 
de'  padri  della  Compagnia  di  Gesti. 
GAPRARA  Alessandro,  Cardina- 
le. Alessandro  Capraia  nacque  in 
Bologna  nel  1626,  da  famiglia  pa- 
trizia. Ottenuta  la  laurea  in  filosofia, 
teologia  e  diritto,  recossi  a  Roma 
ove  il  Cardinal  Sacchetti,  a  lui  con- 
giunto, e  prefetto  della  segnatura, 
lo  ammise  alla  propria  corte  come 
assessore,  o  uditore.  Quindi  Alessan- 
dro VII,  nel  1662,  Io  annoverò  tra 
gli  avvocati  concistoriali  ;  poscia  fu 
fatto  luogotenente  dell'uditore  della 
camera,  e  dopo  alcuni  anni  fu  udi- 
tore di  Rota,  datario  e  reggente  del- 
la penitenzieria.  Da  ultimo,  di  ot- 
tant'anni,  ai  17  maggio  del  1706, 
Clemente  XI  creollo  Cardinal  prete 
dei  ss.  Nereo  ed  Achilleo,  lo  ascrisse 
alle  congregazioni  dei  vescovi  e  re- 
golari ,  dell'  immunità ,  del  concilio, 
e  di   Propaganda  ;    ma  dopo  un  lu- 


CAP  217 

stro   morì  a  Roma,  ed  ebbe  tomba 
in  chiesa  di  s.  Maria  del  sufh'agio. 
GAPRARA  Giambattista,  Cardi- 
naie.    Giambattista    Caprara    nobile 
bolognese,  nacque  a'  29  maggio  1733 
in  Bologna   da  Francesco    conte    di 
MontecoUi,  e  da  Maria  Vittoria  su- 
perstite dell'  illustre  famiglia  Capra- 
ra, per  cui  ne  assunse   il  cognome. 
Dedito  allo   slato  ecclesiastico ,    fece 
regolarmente  gli    studi ,   ed  il  con- 
cittadino Benedetto  XIV    stimando- 
ne r  ingegno,  Io  nominò  vice-legato 
di  Ravenna.  11  successore  Clemente 
XIII,  nel   1767,   l'inviò    nunzio   in 
Colonia,  ove  si  procacciò    la   consi- 
derazione    dell'    im pelatrice     regina 
Maria  Teresa,  che  s'interpose    per- 
chè fosse  trasfeiilo   alla    nunziatura 
di   Lucerna,  e  Pio  VI    ve  lo    spedi 
nel     1775,    con    felici    risultamenti. 
Quindi  nel     1785    venne    promosso 
a  quella  di  Vienna,  con  soddisfazio- 
ne dell'imperatore  Giuseppe    II.  In 
quella  capitale  sovvenne  di  molto  i 
poveri ,    massime   quelli    d' uno   dei 
sobborghi,  che  restò   sommerso  per 
una  inondazione.   11    medesimo   Pio 
VI,  in  premio  delle  cariche   eserci- 
tate con  zelo  ecclesiastico,  nel  con- 
cistoro de'  18  giugno   1792,  lo  creò 
Cardinale  dell'  ordine  de'  preti,  e  poi 
gli  conferì  il  titolo    di    s.   Onofrio, 
chiesa  eh'  era  stata  suo  titolo    Car- 
dinalizio prima  che  fosse  assunto  al 
Pontificato.  Lo  fece  inoltre  membro 
delle  congregazioni  de'  vescovi  e  re- 
golari,  di  propaganda,  del  buon  go- 
verno, e  della  consulta.  Dopo  le  vi- 
cende, cui  soggiacque  Roma  nel  de- 
clinare del  secolo  decorso,  nelle  quali 
il  nostro  Cardinale  non   poco  soffrì 
.dagl'invasori,    nel    1800,    il   nuovo 
Pontefice  Pio  VII    lo    fece    vescovo 
di  Jesi,  ove  si  mostrò  generoso  pa- 
store   nella    carestia,    che    affliggeva 
r  intera    diocesi.    Considerando     lo 


.2  1 8 


GAP 


«tesso  Papa  i  suoi  lumi,  e  il  suo 
attaccamento  alla  Sede  apostolica , 
nel  ristabilire  il  culto  in  Francia , 
dopo  le  note  catastrofi ,  che  prece- 
dettero e  seguirono  la  morte  del 
virtuoso  Luigi  XVI,  a  fare  esegui- 
re il  difficile  incarico  del  concorda- 
to conchiuso  fra  il  Sommo  Pontefi- 
ce e  quella  nazione,  Pio  VII  pre- 
scelse il  Cardinal  Caprara,  e  nell'a- 
gosto 1801,  in  concistoro  da  quel 
Pontefice  fu  dichiarato  legato  a  la- 
icre  in  Francia,  colle  relative  inse- 
gne e  la  croce  papale,  mercè  il  bre- 
ve Dexlera  Altissimi  de'  4  settem- 
bre, presso  la  repubblica  francese, 
e  colla  lettera  credenziale,  Deferet 
tìhij  non  che  col  breve  facoltativo, 
Ciim  prò  tua  religione,  doctrina,  ec. 
per  r  esecuzione  del  concordato.  Il 
Cardinale  giunse  a  Parigi,  a'  4  ot- 
tobre, e  venne  ricevuto  con  ogni 
distinzione.  Quindi  nell'anno  seguen- 
te 1802,  a'  18  aprile  giorno  di  Pa- 
squa, i  consoli,  il  senato,  e  i  mini- 
stri della  repubblica  francese  si  re- 
^carono  nella  cattedrale  di  Parigi , 
dove  il  Cardinale  celebrò  la  messa, 
jntuonò  il  solenne  Te  Deum^  ed  il 
culto  divino  fu  interamente  ristabi- 
lito. Poco  dipoi,  a'  24  maggio,  Pio 
Vii  traslatò  il  Caprara  alla  metro- 
politana chiesa  di  Milano.  Costituita 
la  Francia  in  impero,  e  l'Italia  in 
regno  italico.  Napoleone  Bonaparte, 
che  prima  fu  coronato  imperatore 
dal  Papa ,  recandosi  poscia  a  Mi- 
lano,  nella  cattedrale  ricevette  la 
corona  ferrea  di  re  d' Italia  dal  Car- 
dinale, a'  26  maggio  i8o5,  dichia- 
rando poscia  il  Cardinale  conte  e 
senatore  del  regno  italico,  e  grande 
dignitario  della  corona  di  ferro.  Con-- 
tinuaudo  ad  esercitare  anco  presso 
r  imperatore  il  Cardinale  Caprara 
l'eminente  grado  di  legato  a  late- 
rCj   nelle  relazioni  diplomatiche,  che 


GAP 
questo  benemerito  personaggio  ebbe 
col  governo  francese,  sempre  e  ad 
onta  delle  vicissitudini  de'  tempi,  e 
dell'  invasione  rinnovata  degli  slati 
della  Chiesa ,  godette  considerazio- 
ne e  rispetto.  Senonchè,  divenuto 
infermo  e  quasi  cieco,  terminò  i 
suoi  giorni  in  Parigi  a'  21  giugno 
18 IO,  nell'età  di  settantasette  an- 
ni. Per  decreto  imperiale  il  suo  cor- 
po, dopo  essere  stato  esposto  in  una 
cappella  del  suo  palazzo ,  ricevette 
1^  onore  delle  solenni  esequie  nella 
cattedrale  a'  2  3  luglio,  recitandone 
r  elogio  funebre  l' abbate  Rauzan. 
Fu  sepolto  nella  chiesa  di  s.  Geno- 
veffa. Fra  le  sue  testamentarie  dis- 
posizioni ,  merita  speciale  menzione  , 
l'aver  costituito  suo  crede  l'ospeda- 
le di  Milano. 

CAPRARIO  Ridolfo,  Cardinale. 
Ridolfo  Caprario,  detto  anche  di 
Chevriers,  o  Gosparmi,  discese  da 
nobile  prosapia  in  un  luogo  detto 
dei  Peri,  nella  Normandia.  Fu  dap- 
prima canonico  a  Bayeux;  poi  teso- 
riere della  chiesa  di  Senlis,  e  guar- 
dasigilli di  Francia,  quindi  nel  1259 
da  Alessandro  IV  ottenne  il  vesco- 
vato di  Eureux,  e  da  Urbano  IV, 
nel  dicembre  del  1261,  fu  creato 
Cardinale  vescovo  di  Albano,  a  mez- 
zo di  s.  Luigi  IX  re  di  Francia,  di 
cui  era  consigliere,  o  cancelliere. 
Dicesi,  che  il  Caprario  abbia  pro- 
posto al  Papa  di  chiamare  in  Italia 
Carlo  conte  di  Provenza,  e  duca  di 
Angiò  fratello  del  re  Luigi,  per  eleg- 
gerlo vicario  dell'  imperio  nella  To- 
scana, e  senatore  di  Roma,  e  che 
egli  medesimo  d' ordine  di  Urbano 
IV gli  abbiadato  solennemente  la  in- 
vestitura del  regno  di  Napoli,  e  gli 
abbia  imposta  la  corona  reale  nel 
1265;  ma  il  nome  di  questo  Cardi- 
nale non  si  trova  nella  bolla  Papale 
circa  r  investitura  di  questo  re.    In 


GAP 
seguito  Clemente  IV  lo  spedì  legato 
in  Francia  per  sopire  le  discordie 
tra  il  clero  ed  il  popolo  di  Lione, 
che  prosciolse  dall'  anatema  scaglia- 
togli contro  dal  vescovo  di  Aiitiin, 
e  per  sovvenire  al  regno  di  Geru- 
salemme, che  andava  in  rovina  più 
che  mai  con  gravissimo  danno  del- 
l' unione  della  Chiesa  Orientale  colla 
Occidentale.  Senonchè,  morto  il  Pon- 
tefice, prima  che  desse  mano  all'o- 
pera, il  sagro  Collegio  coiifermollo 
nella  sua  legazione  con  lettere,  le 
quali  lo  autorizzavano  al  tanto  bra- 
mato accomodamento  coi  greci.  Col 
medesimo  carattere  passò  di  là  alla 
spedizione  dell'Africa  col  re  s.  Luigi, 
ma  la  peste  lo  fece  morire  a  Tunisi 
nel  1270,  dopo  nove  anni  di  Car- 
dinalato. Ricorre  la  memoria  di  lui 
nei  fasti  della  chiesa  di  Evreux  ai 
24  di  ottobre.  Fu  tra  gli  elettori 
di  Clemente  IV,  alla  presenza  del 
quale  nel  primo  giorno  di  settembre 
del  1 266  consacrò  solennemente  in 
é  Assisi  la  chiesa  di  s.  Chiara,  e  con 
somme  considerabili  sovvenne,  fin- 
ché visse,  al  monistero  di  s.  Pietro 
di  Mascon,  a  quello  dei  domenica- 
ni, ed  al  pubblico  spedale  di  quella 
città. 

CAPRAROLA.  Castello  nello  sta- 
to Pontifìcio,  edificato  sul  pendio 
di  un'  amena  collina.  Fu  già  com- 
preso nell'antico  stato  di  Ronciglio- 
ne,  il  quale  appartenne  alla  nobi- 
lissima famiglia  Farnese ,  ed  ora  è 
cospicuo  boigo  della  delegazione  di 
Viterbo,  distante  circa  tre  miglia  da 
Ronciglione,  al  cui  governo  è  sog- 
getto. Volendo  rimontare  però  ad 
epoca  più  antica,  sappiamo  dal  Tor- 
l'igio,  le  sagre  grotte  vaticane  pag. 
4o2,  che  Caprarola  fu  un  patiimo- 
nio  ereditato  da  Adriano  1,  eletto 
nell'anno  772,  il  quale  lo  lasciò 
alla  s.  Sede  apostolica  per  soslenta- 


CAP  219 

mento  de^poveri,  e  poscia    s.  Leone 
IX  lo  diede  al  capitolo  vaticano. 

Nel  luogo  il  più  elevato  evvi  il 
magnifico  palazzo  eretto  nel  XVI 
secolo  in  forma  di  cittadella  dal  Car- 
dinal Alessandro  Farnese  nipote  di 
Paolo  III,  coU'architettnra  del  cele- 
bre Vignola,  ed  è  uno  de'più  belli  di 
Italia.  La  figura  di  questo  sontuoso  e- 
difìzio  è  pentagona,  venendo  circon- 
dato da  fosse,  e  da  baluardi,  a  guisa  di 
fortezza.  Nelle  camere  interne  si  fanno 
delle  esperienze  di  acustica,  e  in  una 
di  esse  varie  persone  situate  agli 
angoli  possono  intendersi  parlando 
a  voce  bassa,  senza  che  nulla  ascolti 
chi  trovasi  situato  nel  mezzo  ;  e  in 
altra  parte  dando  un  colpo  col  pie- 
de, al  di  fuori  si  sente  una  detona- 
zione alquanto  sensibile.  Il  suo  no- 
bile appartamento  è  tutto  decorato 
di  bellissime  pitture  dei  fratelli  Tad- 
deo ,  e  Federico  Zuccari ,  le  quali 
rappresentano  i  fasti  del  glorioso 
pontificato  di  Paolo  III ,  dal  quale 
la  famiglia  Farnese  {Fedi)  ricevette 
il  maggior  splendore,  e  l'investitu- 
ra dei  ducati  di  Castro  e  Ronci- 
glione, e  di  Parma  e  Piacenza. 
I  rabeschi  però,  che  si  vedono  sot- 
to i  portici,  e  per  le  scale  sono 
di  Antonio  Tempesta.  Alla  magni- 
ficenza di  questo  principesco  palazzo 
corrisponde  una  vastissima  villa,  con 
elegante  casino.  Poco  lungi  evvi  la 
chiesa  dedicata  a  s.  Teresa,  con  l'an- 
nesso convento  dei  carmelitani  scalzi, 
che  r  uftìziano  ;  e  la  sua  encomiata 
archi tettina  è  pure  pregio  del  genio 
di  Vignola.  Evvi  anche  una  colle- 
giata, la  quale  è  dedicata  a  s.  Mi- 
chele Arcangelo. 

Prima,  come  dicenimo,  il  castello  e 
l'antico  palazzo  appartenevano  alla  ca- 
mera apostolica,  per  cui  Papa  limo- 
cenzo  Vili,  CihOy  con  suo  breve  dei 
3o  agosto  1 4^4)  concesse  l'uno  e  l' al- 


120  GAP 

tro  al  Cardinal  Giovanni  di  Ara- 
gona figlio  di  Ferdinando  re  di  Na- 
poli, celebrato  per  zelo  ecclesiastico, 
dottrina,  ed  esemplarità  di  costumi  ; 
concessione  da  durare  finche  egli 
vivesse,  siccome  anche  afferma  il  Ma- 
lini,  ne' suoi  Archiatri,  al  tomo  I, 
p.  ig?,.  Passato  di  poi  il  palazzo  e 
il  castello  in  proprietà  dei  Farnesi, 
divisando  il  Cardinal  Alessandro  di 
costruire  in  Caprarola  un  grand  io- 
io  palazzo,  gli  fu  detto  da  un  Car- 
dinale, che  gli  sarebbe  stato  facile 
di  erigervi  de'  bei  soffitti  col  legna- 
me de'  dintorni.  Allora  egli,  per  far 
conoscere  che  non  badava  a  rispar- 
mio veruno,  ordinò  che  ivi  si  fa- 
cessero tutte  le  camere  colle  volte , 
e  che  in  quello  di  Roma  fabbrica- 
to dallo  zio,  nelle  camere  si  costruis- 
sero soffitti  di  abete.  Compito  il  pa- 
lazzo di  Caprarola,  andò  a  vederlo 
inesser  Daniele  Barbaro,  ed  esclamò  : 
no/i  mi  imi 1 3  imo  magnopere  i^icit 
praesentia  famam. 

Il  Pontefice  Paolo  III ,  che  dopo 
le  prime  acque  di  agosto,  solca  re- 
carsi in  Viterbo,  diverse  volte  abitò 
il  palazzo  di  Caprarola,  che  pur  fu 
onorato  da  parecchi  principi  e  Car- 
dinali. Si  sa  inoltre  che  quando 
Gregorio  XIII,  nel  fine  di  agosto 
dell'  anno  iSyS,  si  recò  a  santa 
Maria  della  Quercia ,  presso  Vi- 
terbo, oltre  di  aver  visitato  il  pa- 
lazzo e  la  villa  Bagnaja,  dimorò  an- 
che in  questo  di  Caprarola.  Il  Car- 
dinal Alessandro  Farnese  non  solo 
frequentemente  l'abitò ,  ma  gli  ulti- 
mi due  anni  della  sua  vita ,  segre- 
gato dal  commercio  degli  uomini , 
quivi  si  apparecchiò  alla  morte  col- 
r  esercizio  di  pie  e  sante  opere.  In- 
nocenzo X  vi  rilegò  il  suo  nipote 
d.  Camillo  Pamphilj ,  colla  moglie 
d.  Olimpia  Aldobrandini,  perchè,  do- 
po aver  rinunziato  al  cappello  Car- 


CAP 

dinalizio,  per  dar  successione  alla 
sua  cospicua  famiglia ,  avea  incon- 
trato la  disgrazia  del  Papa,  e  di  d. 
Olimpia  sua  madre,  gelosa  del  po- 
tere che  esercitava.  Finalmente  il 
palazzo,  la  villa,  e  tutti  gli  altri  fon- 
di Farnesiani  furono  ereditati  dal 
re  delle  due  Sicilie,  che  attualmen- 
te n'  è  possessore  ;  onde  dai  re  Fer- 
dinando I,  e  Francesco  II,  e  dal  re- 
gnante Ferdinando  II,  fu  incaricato 
il  barone  Camuccini,  come  ispettore 
dei  palazzi  reali  esistenti  in  Roma 
e  suoi  dintorni,  e  direttore  dell'ac- 
cademia reale  di  Napoli  in  Roma , 
di  togliere  i  danni,  che  cagionava- 
no la  rovina  delle  pitture  dei  fra- 
telli Zuccari,  il  che  venne  fedelmen- 
te eseguito,  con  ammirazione  degli 
intendenti  dell'  arte.  K.  i  seguenti 
autori ,  che  trattarono  del  palazzo  , 
e  villa  :  Aurelio  Ursi ,  De  Capva- 
rolae  descriptioiie  ad  Card.  Farne- 
siiim,  Parmae  1 589  et  Bononiae  1 594  ; 
Leopoldo  Sebastiani,  Descrizione  del 
palazzo  di  Caprarola  174^;  '^c^' 
nografia  del  nobilissimo  palazzo  di 
Caprarola  del  Card.  Farnese,  in- 
venzione dell'  eccellentissimo  archi- 
tetto Giacomo  Barozio  da  Vis^nola, 
incisa  da  Nicola  Mogalli  ;  Pianta 
alzata,  ed  illustri  fatti  Farnesiani , 
coloriti  nel  real  palazzo  di  Capra- 
rola dai  fratelli  Zaccaria  disegnali 
e  coW  acqua  forte  incisi  in  rame 
da  Giorgio  Gaspare  Premier,  Ro- 
ma, ij^S;  Gio.  Antonio  Liberati, 
La  Caprarola  descritta  in  versi  to- 
scani e  latini,  Ronciglione  i6r4, 
ed  il  p.  Casimiro  da  Roma,  3Ie- 
inorie  storiche  delle  chiese  e  con- 
venti de*  minori  nella  provincia  ro- 
mana, Roma  i744j  ^^^  convento 
di  s.  Maria  della  Consolazione. 

GAPRASIO  (s.).  L'amore  alla 
solitudine ,  che  sino  dai  più  teneri 
anni  si  destò  in  petto  a  questo  san- 


GAP 

to  ,  la  persuase  ad  abbandonare  il 
jTìondo  sul  più  bel  fiore  della  sua 
giovinezza.  La  fama  delle  sue  virtù 
lo  fece  conoscere  a  molle  persone 
pie  e  quantunque  amante  del  riti- 
ro, provava  però  una  santa  conso- 
lazione nel  guidare  per  la  strada 
della  eterna  salute  tutti  coloro,  che 
a  lui  venivano,  e  da  lui  desidera- 
Tano  spirituali  consigli.  Fra  i  molti, 
eh'  egli  condusse  alla  perfezione  e- 
Tangelica,  si  annovera  s.  Onorato , 
che  fu  poi  vescovo  d'  Arles.  E  co- 
mune parere,  ch'egli  morisse  nell'i- 
sola di  Lerins,  verso  l'anno  4^o,  e 
di  questo  santo  abbate  si  hanno 
grandissimi  elogi  da  s.  Ilario  di  Ar- 
les, che  fu  presente  alla  moite  di 
lui.  Nei  martirologi  di  Francia  e 
nel  romano  se  ne  fa  menzione  il 
giorno  primo  di  giugno. 

CAPREOLO  Giovanni.  Scrittore 
ecclesiastico  del  secolo  decimoquinto, 
nato  in  un  villaggio  presso  Rodi. 
Abbracciò  la  religione  di  s.  Dome- 
nico nella  città  di  Rodi,  e  passato 
poscia  a  Parigi,  tenne  lezioni  sul 
maestro  delle  sentenze.  Qualche  tem- 
po dopo  fu  eletto  a  presiedere  lo 
studio  generale  del  suo  Ordine  a 
Tolosa;  ma  dipoi  si  ritirò  nel  suo 
primo  convento,  dove  mori  nel  i444- 
Scrisse  alcuni  commenti  sul  maestro 
delle  sentenze,  ed  una  difesa  della 
dottrina  di  s.  Tommaso,  cui  egli  sos- 
tenne con  tanta  costanza  che  fu 
dipoi  chiamato  il  principe  dei  To- 
misti. 

CAPRI  (Capreae).  Città  Teseo- 
vile  nel  regno  di  Napoli  nell'  isola 
di  tal  nome,  di  cui  fu  già  capitale, 
nel  mar  Tirreno,  dirimpetto  a  Poz- 
zuoli. Assai  famosa  è  l' isola  di  Ca- 
pri. Vuoisi  aver  preso  tal  nome  o 
dall'isola  Capraja  nello  stesso  mare, 
o  dalla  quantità  delle  capre,  che 
\i  si  trovavano.  Risiedette  io  Capri 


GAP  221 

Augusto  nella  sua  infermità,  e  Ti- 
berio ci  visse  sette  anni  fra  le  dis- 
solutezze, e  vi  terminò  i  suoi  gioini, 
come  vi  morirono  esiliate  Crispina, 
e  Lucilla  moglie,  e  sorella  di  Com- 
modo. Nella  città  situata  nel  mezzo 
di  una  vallata,  fra  due  montagne, 
si  ammirano  gli  avanzi  dei  monu- 
menti di  sua  grandezza,  ed  un'an- 
tica torre  fabbricala  dai  turchi  allor- 
quando s'  impadronirono  dell'  isola , 
la  quale,  come  abbiamo  anche  dal 
Borgia,  Breve  islorìa  del  dominio 
temporale  della  Sede  apostolica , 
pag.  i5,  nel  pontificato  di  s.  Gre- 
gei io  II,  prima  della  metà  deil'Vlll 
secolo,  faceva  parte  del  patnmonio 
della   Chiesa  romana. 

11  Pontefice  Giovanni  XV,  detto 
XVI,  nell'anno  987  vi  fondò  un 
vescovato  suffraganeo  della  metro- 
poli di  Amalfi.  La  bella  cattedrale 
è  dedicata  al  vescovo  di  Costantino- 
poli s.  Costanzo,  ed  il  suo  capitolo 
componevasi  dell'arcidiacono  con  al- 
tre tre  dignità,  e  di  dieci  canonici. 
Evvi  un  monistero  di  monache,  un 
seminario,  la  casa  di  educazione,  e 
la  gran  Certosa  erettavi  dalla  regina 
di  Napoli  Giovanna  I,  nel  XIV  se- 
colo. In  progresso  venendo  estinta 
la  sede  vescovile,  fu  incorporata  alla 
diocesi  d'Ischia,  e  poi  a  quella  di 
Sorrento.  Neil'  invasione  francese  fat- 
ta del  regno,  gì'  inglesi  se  ne  impa- 
dronirono, ma  Gioacchino  Murat  ti 
discacciò  quando  divenne  re  di  Na- 
poli. In  seguito  il  Pontefice  Pio  VII, 
nel  1818,  ad  istanza  del  re  Ferdi- 
nando I ,  ne  soppresse  la  sede  ve- 
scovile, e  la  uni  alla  metropoli  di 
Sorrento  col  disposto  della  lettera 
apostolica ,  De  mcliori  domìnicof, 
data  V  kal.  julii. 

CAPSA.  Città  vescovile  nella  Bi- 
zacena  in  Africa ,  già  forte  e  grande 
ja  tal  seguo,   die  il  celebre  re  Giù- 


giirla  vi  depositò  i  suoi  tesori;  e 
Tolommeo  la  colloca  fra  le  soggette 
ad  Adrumeto.  Doiiatulo  suo  vescovo 
intervenne  al  concilio  di  Cartagine 
sotto  s.  Cipriano,  e  l'altro  vescovo 
Foitunato  fu  presente  alla  conferen- 
za di   Cartagine. 

CAPSA.  Città  vescovile  nella  pro- 
vincia di  Numidia  in  Africa,  rino- 
mata per  la  sua  celebrità,  volendosi 
fondata  da  Ercole  Libico;  prima  fu 
presa  da  Mario  per  una  singoiar 
ventura,  e  poi  venne  distrutta  nella 
guerra  di  Giulio  Cesare.  Il  vescovo 
Donaziano  assistette  alla  conferenza 
Cartaginese,  e  si  conosce  anche  altro 
pastore  chiamato  Citere,  seguace  per 
altro  dei  donatisti.  Attualmente  è 
vescovato  in  parlibuSy  sotto  l' arci- 
vescovo di  Ciro,  e  ne  porta  il  titolo 
monsignor  Lorenzo  Maica  Imbert, 
vicario  apostolico  di  Corea  nella 
Cina,  fatto  dal  regnante  Pontefice 
a' 26  aprile    i836. 

CAPO  A  (Capuan.).  Città  con  re- 
sidenza arcivescovile  nel  regno  delle 
due  Sicilie  provincia  della  terra  di 
Lavoro,  edificata  nella  bella  pianu- 
ra del  suo  nome,  sulla  riva  sinistra 
del  Volturno,  che  si  traversa  sul 
grandioso  ponte  Casilino.  Essa,  co- 
me diremo,  non  è  però  l'antica.  Que- 
sta altre  volte  era  una  delle  più 
grandi  del  mondo,  e  meritò  di  es- 
sere paragonala  a  Roma,  ed  a  Car- 
tagine. Venne  così  chiamata  o  per 
la  prodigiosa  fertilità  della  sua  cam- 
pagna, o  perchè  era  la  principale 
delle  altre  undici  della  Campania 
da  lei  denominata,  e  la  piii  impor- 
tante della  Magna  Grecia.  Vuoisi 
fondata  dai  tirreni ,  in  mezzo  ai 
campi,  e  perciò  detta  anche  Caui' 
pua  j  o  da  Capsis  decimo  primo 
re  dei  latini,  801  anni  circa  avanti 
l'era  volgare,  ovvero  da  Capsi  re 
Troiano.  Gli  opici,  gli  ausoni;,  e  gli 


GAP 

osci    ne    furono   i    primi    abitatori  , 
dopo  che  questi  ultimi  furono  scac- 
ciati da  quei  di  Cuma,   ben    presto 
la  resero  florida,  e  possente.  I  san- 
niti quindi  s' impadronirono  del  pae- 
se, il  quale  per  lungo  tempo  rimase 
sotto  il  loro  dominio,    finche    occu- 
pata venne  dai  romani,  gelosi  della 
sua    grandezza.     Difatti    i     capuani 
giunsero   a   proporre    in    senato    di 
eleggere  ogni  anno    per    consoli  un 
loro    concittadino,    ed   un   romano. 
I  capuani   si  unirono    ad    Annibale 
Cartaginese    per    le    persuasioni    di 
Vibo  Virio,  nella  speranza,  che,  de- 
bellata Roma,  a  Capua  venisse   de- 
cretato il  primato  suU'  Italia.  Aven- 
do poi  Annibale  vinta   la  strepitosa 
battaglia    di  Canne,    fece  in    Capua 
svernare  le  sue  truppe  verso  l'anno 
di  Roma  538,  e  216  avanti  lana- 
scita  di  Gesù  Cristo.  Ma  per  le  de- 
lizie di    questo    ameno    soggiorno  i 
cartaginesi  fra  le  gozzoviglie  si  am- 
mollirono e  perdettero  quell'ardore, 
e  quel  coraggio,  che  loro  avea  fat- 
to superare  qualunque  ostacolo,  per 
cui  non  furono  più  in  grado  di  oc- 
cupare Roma.  Laonde  fu  detto  che 
Capua  riuscì  a'  cartaginesi    funesta  , 
come  Canne  a'  romani .    Questi    se- 
condi dopo    cinque    anni    di     lungo 
ed  ostinato  assedio ,    la  ripresero,  e 
nella  più  terribile    maniera  la  trat- 
tarono :     fecero    battere    coll^    ver- 
ghe ottanta  senatori,  mentre    i  più 
ardenti    con    Vibo  Virio    presero  il 
veleno,  e  poi  di  crono  loro  la  mor- 
te. Proibirono  che  in  avvenire  aves- 
sero luogo  le  assemblee,  ordinarono 
che  i  più  magnifici  palazzi  di  questa 
città  fossero   abitati   dagli    artigiani, 
e  la   ridussero    in  fine    a    prefettu- 
ra. Tuttavolta  Giulio  Cesare    le  re- 
stituì i  suoi    privilegi,    e    Frontino 
la  chiamò  Julia  Capua  Felix^  per- 
chè    vi     avea    costituito    una    colo- 


GAP 

nia  ;  perciò  meglio  rifiorì  sotto    An- 
gusto. 

Nel  VI  secolo  sotto  V  imperatore 
Giustiniano   l    fu    Capna     distrutta 
interamente,  e  incendiata  nell'irru- 
zione   dell'anno    4^*^    <^^i    Genserico 
re  de'  vandali,  ma  Narsete  la  rifab- 
bricò ,     e  potè    riacquistare     il    suo 
splendore.   In  seguito,  come  diremo , 
i  longobardi    la  rovinarono    affatto, 
e  la  compresero    nel    ducato    Bene- 
ventano per  essi  instituito.   Allorcliè 
Garlo  Magno  vinse  Arigiso  duca  di 
Benevento,  nel  trattato  di    pace  se- 
guito    l'anno     787,    dismembrando 
alcune  città  della  Campania,  appar- 
tenenti   al  ducato    Beneventano    per 
donarle  a  s.  Pietro,  sotto  la  giuris- 
dizione della  santa  Sede,  vi  compre- 
se la  città,  e  contado  di  Capua,  ed 
il  Pontefice  Adriano  I    ne    prese  il 
possesso,  come  si    legge    a  pag.    44 
delle  Memorie  storiche  di  Beneven- 
to.   Tale    donazione    fu    confermata 
dall'  imperatore  Carlo,  //  Calvo^  nel 
pontificato  di  Giovanni  Vili,    com- 
ponendosi il  contado    delle    città  di 
Aquino,  Sora,  Teano,  ed  altre.  Se- 
condo Erchemperto,  Hist.  num.  4o, 
oltre  Capua  v'erano  nel  contado  Tea- 
no, Caserta,  Berolassi  (dove  fu  l'an- 
tica Capua) ,  Sessa,  Calinio,    Cajaz- 
za  ed  altre  terre.  Si  ha  ancora,  che 
il  conte   Pandolfo    negH    strumenti, 
e  nelle  monete,    che  faceva    conia- 
re, poneva  pure  il  nome,  e  forse  an- 
co l'effigie  del    Papa  di    cui    si  di- 
chiarava vassallo;  donde  rilevasi,  che 
quando  il  conte  di  Capua    non  di- 
pendette più  dal    principato    di  Sa- 
lerno, avea  il  diritto  di  coniare  mo- 
nete, il  che  anche  in    que'  tempi   si 
riteneva  qual  pregio  rilevante. 

Detto  quanto  poteva  riguardare 
la  santa  Sede  sulla  origine  del  suo 
temporale  dominio  su  Capua ,  pas- 
siamo ora  a  parlare  di  Capua  nuo- 


CAP  223 

va,  e  dei  principi  che   la   signoreg- 
giarono, finche  i  Papi,  col  resto  del 
regno,  la  concessero  ai  vincitori  nor- 
manni. Divenuto  principe    di  Bene- 
vento Sicone  Castaldo  d'  Acerenza  , 
ordinò  a  Landolfo   I,  detto    il   vec" 
chioj  che    sino    dall' 8 15    era    dive- 
nuto gastaldo   della   vecchia    Capua 
compresa  nel    ducato    beneventano , 
che  per  meglio  dominarla,  e  tener- 
ne lontani    gli  aggressori,  edificasse 
nella   prossima    collina    di    Triflisco 
un'  altra    città ,    che   dal    suo  nome 
chiamò  Sicopoli,  la  quale  poi  Lan- 
dolfo I  fece  sua  residenza  ,    quando 
dopo   la  morte  di  Sicone   si  dichia- 
rò indipendente,  divenendo  egli  con- 
te,   e  primo    principe    di    Capua.    I 
capuani  sempre  più  la  fortificarono 
per  tenersi  in  sicuro    dai    saraceni , 
i  quali  verso  T  840  ,    recarono    alla 
vecchia  Capua  l'estrema  rovina.  Vi 
dominarono  i  saraceni  per    quindici 
anni,  al  termine   de'  quali    per    di- 
versi incendi    rimase  Capua  affatto 
deserta.  Il  luogo  dell'antica    Capua 
chiamasi  santa  Maria,    dalla    basi- 
lica di  s.    Maria   maggiore    o    delle 
grazie,  edificata   dal    vescovo    Sim- 
maco nel  quinto  secolo,  superstite  a 
tanti    eccidii.    Il    contiguo    villaggio 
di  8.  Pietro  in    Corpo,    altro    quar- 
tiere della  vecchia  città,  prese  il  no- 
me   dall'  antichissima    basiUca,  che 
la  tradizione  vuole  eretta  da  Costan- 
tino, o  sotto  il  suo  impero.    I    soli 
avanzi  de'  monumenti  capuani,  sono 
il  tempio  di  Diana,    e    l'anfiteatro 
Campano,  eguale  nel  disegno ,   non 
nella  mole  al   romano    Colosseo ,  o 
anfiteatro  Flavio. 

Dopo  la  morte  di  Landolfo  I,  il 
suo  primogenito  Landone  divenne 
conte  di  Capun.  Neil'  836,  esscnd(> 
rimasta  preda  delle  fiamme  la  città 
di  Sicopoli,  il  vescovo  Landolfo,  e 
Landenolfo,  ambedue  fratelli  del  uon« 


2  7.4  CAP 

te,  preferirono  di  scendere  alla  pia- 
nma,  ed  incominciarono  ad  erigere 
edifici  presso  l' antica  e  rinomata 
Casilina,  vicino  al  ponte  di  questo 
nome,  nonostante  che  il  loro  fra- 
tello maggiore  fosse  di  diverso  pa- 
rere. Ma  quando  vide  segnato  dalle 
mura  il  recinto  della  novella  città, 
cambiò  consiglio,  ed  ivi  stabili  la 
propria  dimora  eseguendovi  opportu- 
ne fortificazioni  ;  onde  la  nuova  Ga- 
pua  tre  miglia  distante  dall'antica, 
presto  divenne  importante.  In  pro- 
gresso di  tempo  per  le  avanie  dei 
fratelli  del  conte,  i  nuovi  abitatori 
essendosi  ribellati,  fu  costretto  Lan- 
done  ad  implorare  l'aiuto  di  Guido 
duca  di  Spoleto  per  contenerli.  Que- 
sti, neir  8^9,  ristabifi  l'ordine  colle 
sue  truppe,  e  Landenulfo  soggiacque 
allo  spoglio  de' suoi  beni  allodiali , 
e  della  gastaldia  di  Sora,  a  profit- 
to del  potente  ausiliario.  Neil' 86 1 
successe  a  Landone  il  suo  figlio  Lan- 
done  ir,  che  diede  saggi  di  valore  nel 
combattere  i  napoletani;  ma  il  vesco- 
vo Landolfo  suo  zio,  e  Pandone  ulti- 
mo figlinolo  di  Landolfo  I,  dopo  sei 
mesi,  deironizzarono  il  comune  ni- 
pote, che  fu  obbligato  ad  errare  per 
lungo  tempo  finché  morto  lo  zio, 
ebbe  Sessa  in  appannaggio,  e  Bero- 
lai,  o  Berolassi,  col  qua!  nome  al- 
lora si  chiamavano  i  luoghi  di  Ca- 
pua  vecchia,  campati  dall'incendio 
de'  vandali.  Intanto  regnarono  per 
poco  Pandone,  e  suo  figlio  Pande- 
nolfo  come  conti  di  Capua;  ma  non 
potendo  questi  soffrire  la  prepotenza 
del  vescovo  Landolfo,  preferì  di  ri- 
tirarsi, e  lasciare  a  lui  interamente 
il  comando,  onde  nel  fine  dell'  862 
fu  Landolfo  II  vescovo,  e  conte  di 
Capua.  E  sebbene  alla  discesa  in 
Italia  di  Lodovico  II  imperatore  ne 
fosse  spogliato,  gli  riuscì  ad  acqui- 
star nel  suo  animo  tale  ascendente; 


GAP 

che  divenne  persino  il  primo  mini- 
stro, e  ricuperò  la  contea.  Mori 
poco  dipoi,  e  lasciò  nella  divisione 
degli  stati  un  fonte  perenne  di  dis- 
cordie a'  suoi  successori. 

Pandenolfo  tornò  a  regnare  in 
Capua,  essendosi  impadronito  per 
frode  de' suoi  cugini,  Landenolfo,  ed 
Atenolfo.  Spogliando  Landone  di 
Sessa,  proscrisse  il  figlio  di  lui  Lan- 
dolfo, benché  vescovo  di  Capua,  e 
fatto  col  di  lui  consenso.  Quel  ve- 
scovo dovette  rifugiarsi  nella  cat- 
tedrale di  Capua  vecchia,  ed  essen- 
dosi nominato  alla  nuova  Landenol- 
fo fratello  del  conte,  insorse  un  la- 
grimevole  scisma,  che  produsse  san- 
guinose guerre,  ed  obbligò  il  Pon- 
tefice Giovanni  Vili,  dell' 872,  anco 
come  supremo  signore  del  contado, 
a  recarsi  in  Capua  per  ottenere  col- 
la sua  autorità  la  pacificazione  del- 
le parti,  dividendo  fra  i  due  vesco- 
vi competitori  le  cattedre  delle  due 
Capue.  Ciò  non  pertanto  la  guerra 
si  riaccese,  prendendone  parte  il  duca 
di  Napoli,  il  principe  di  Salerno,  e 
persino  i  saraceni.  Landone  III,  fi- 
glio di  Landenolfo  cugino  di  Pan- 
denolfo, già  discacciato  da  Capua, 
ne  divenne  signore,  dopo  che  il  ve- 
scovo e  duca  di  Napoli  Atanasio 
occupò  Napoli ,  e  ne  fu  espulso 
da  Guido  III  duca  di  Spoleto;  ma 
il  suo  fratello  minore  Atenolfo  gli 
rese  la  pariglia  di  quanto  avea  fat- 
to allo  zio,  col  bandirlo  da  Capua, 
confinandolo  a  Teano.  Eccitato  quin- 
di il  nuovo  conte  dai  malcontenti 
sudditi  di  Radelgiso  II  principe  di 
Benevento,  s' impadronì  di  quella 
città,  e  fu  investito  del  principato, 
onde  tornò  ad  esser  compresa  nel 
dominio  Beneventano. 

Dipoi  il  contado  Capuano,  da  che 
Atenolfo  suo  conte  fu  nell'anno  900 
proclamato  dal  popolo  di  Benevento, 


CAP 

incorpoi'ato  venne  stabilmente  al 
principato  Beneventano,  e  quindi 
accadde  ,  che  questo  contado  nel 
decimo  secolo  fosse  eziandio  deco- 
rato del  titolo  di  principato,  e  Ca- 
pua  ne  divenisse  prima  la  metropoli 
civile,  poi  r  ecclesiastica,  rimanendo 
unito  il  contado  o  principato  capua- 
no al  beneventano.  Durò  questa 
unione  per  molti  anni,  ordinaria- 
mente sotto  un  medesimo  sovrano, 
che  intitolavasi  principe  dell'uno  e 
deir  altro  principato,  finché  poi  si 
separarono  nella  fine  del  secolo  X, 
o  poco  dopo ,  dandosi  a  ciascun 
principato  il  suo  principe  distinto, 
come  può  vedersi  nella  Storia  Civile 
di  Capita,  di  Francesco  Granata. 

Dopo  Atenolfo  regnarono  Lan- 
dolfo III,  ed  Atenolfo  II,  figh  del 
precedente,  contemporaneamente  in 
Capua,  e  in  Benevento,  ed  il  primo 
che  rimase  superstite,  si  associò  nel 
governo  Atenolfo  III  e  Landolfo 
IV,  suoi  figliuoli.  Quest'ultimo  rima- 
sto solo  sul  trono,  ammise  anch'egli 
a  parte  del  comando  i  propri  figli 
Pandolfo  I,  detto  Testa  di  ferro, 
e.  Landolfo  V.  Furono  essi  che  ri- 
cevettero in  Capua  Ottone  I,  del 
quale  dichiararonsi  vassalli.  Morto 
Landolfo  V  non  volle  Pandolfo  con- 
tinuare la  comunione  coi  figli  del 
fratello,  e  insieme  al  suo  primoge- 
nito Landolfo  VI,  godè,  oltre  il 
principato  di  Capua,  e  di  Beneven- 
to, anche  il  ducato  di  Spoleto,  e 
il  marchesato  di  Camerino,  mentre 
il  secondogenito  Pandolfo,  ebbe  per 
adozione  di  Gisulfo  I,  il  principato 
di  Salerno,  che  amministrò  insieme 
al  genitore ,  e  fu  questa  l' epoca 
della  maggior  grandezza  de'  conti 
capuani.  A  Landolfo  VI  fu  tolto  il 
principato  di  Benevento  dal  cugino 
i^andolfo;  ma  ritenne  il  principato 
di  Capua,    che   trasmise   al    fratello 

VOL.    IX. 


CAP  iiS 

Landenolfo,   cui    l' imperatore  Otto- 
ne II    (  che   successe   ad   Ottone   I , 
nel  973  )    promise    1'  investitura    a 
condizione,    che    seco    lui    regnasse 
Alcara  sua  madre,  siccome  avvenne. 
Ottone  III,    assunto   all'  impero  nel 
983,  spedì  Ugo  I,  marchese  di  To- 
scana   in   qualità   di    commissario   a 
destituirlo,    surrogando    in    vece    di 
lui  Ademaro  nobile  capuano,  e  forse 
parente  de' conti   precedenti.   Passati 
appena  quattro  mesi,  il  popolo  sol- 
levato il  discacciò,   ed   elesse    a   suo 
signore    Landolfo    VII,     detto     da 
s.   Agata ,    discendente    legittimo    di 
Pandolfo  I ,    che   trasmise   la  sovra- 
nità   al  proprio    figlio    Pandolfo  II, 
il  quale  si  associò    lo    zio    Pandolfo 
principe    di    Benevento,    che    fra    i 
conti  capuani  chiamasi  Pandolfo  III. 
Dopo    la   morte   di  questo  zio,  par- 
tecipò  il   comando    al  di  lui  secon- 
dogenito   Pandolfo  IV,    fratello    del 
principe  di  Benevento,  e  poscia  pure 
a  Pandolfo  V,  figlio  del  medesimo, 
i  quali  ambedue   gli  successero;  ma 
ne'  primordi    del    secolo   XI    furono 
spogliati    del    trono   dall'  imperatore 
Enrico  II  quali   fautori  de'  greci  in- 
vasori   della    Sicilia.    Furono   invece 
investiti    Pandolfo  VI ,    e    Giovanni 
suo  figlio  conti  di  Teano,  del  prin- 
cipato   di    Capua,    e    Pandolfo    IV, 
prigione  in  Germania,  non  ricuperò 
la  libertà  che  dopo  il    1024  d^'^'i™* 
peratore  Corrado  II.  Aiutato  poscia 
dal  principe  di  Salerno,  e  secondato 
dai  normanni,   ch'erano   stali  chia- 
mati   per    opporli    ai    greci,    e    dal 
conte  de'  Marsi,  ricuperò  i  suoi  slati, 
che  governò   in   uno  a  Pandolfo  V 
suo    figlio.     Tutta  volta    Corrado    IT 
pose  sul  seggio    capuano  il  principe 
di    Salerno,    ma    Pandolfo  IV,    col 
soccorso   de*  normanni,    occupò    Na- 
poli ,  e  col  consenso  dell*  imperatore 
Enrico    IH    fece    ritorno    a    Capun, 
I  > 


ikiG  GAP  CAP 
ove  regnò  con  Pandolfo  V,  credi-  cipe  Carlo  Ferdinando,  figlio  di 
tando  il  potere  Landolfo  Vili,  fin-  Francesco  II,  e  fratello  del  regnante 
che,  nel  1062,  fu  spogliato  dal  Ferdinando  II.  F'.  Napoli. 
normanno  Riccardo  I,  conte  d'An-  Capua  fu  sovente  saccheggiata 
versa,  e  cosi  passò  da' longobardi  nel  medio  evo,  e  nel  1799,  ""«che 
nei  normanni  il  principato  di  Ca-  nel  1806,  venne  occupata  dai  fran- 
pua.  cesi.  Molto  soffri  pel  terremoto  del 
I  longobardi  dominatori  della  Si-  i8o3.  Nel  181 5  vi  si  rannodarono 
cilia,  del  ducato,  e  di  altre  terre  gli  avanzi  delle  truppe  del  re  Gioac- 
napoletane,  per  cacciarvi  i  greci,  chino  Murat  già  sbandate  a  Mace- 
che  l'opprimevano,  e  che  ogni  gior-  rata,  e  nella  contrada  Casalanza  fu 
no  stendevano  sempre  più  le  loro  segnata  la  celebre  convenzione,  che 
conquiste,  chiamarono  in  soccorso  restituì  il  reame  a  Ferdinando  IV, 
i  normanni,  i  quali  invece  s'  insi-  o  I,  e  ai  Borboni,  per  cui  questo 
gnorirono  del  paese  guerreggiando  re  conferì  al  general  tedesco  Bianchi 
contro  i  greci,  ed  opprimendo  i  lon-  il  titolo  di  duca  di  Casalanza. 
gobardi,  per  cui  incorsero  nelle  sco-  Essa  è  ben  fortificata  e  difesa  da 
numiche  fulminate  dai  Pontefici,  una  cittadella,  che  si  considera  ima 
Tuttavolta  Papa  Nicolò  II  li  assol-  delle  chiavi  del  regno.  Oltre  i  sagri 
vette  concedendo  a  Riccardo,  mio  edifìzi,  di  cui  si  parlerà  in  segui- 
de'loro  capi,  nel  1059,  il  princi-  to,  il  palazzo  episcopale,  il  civico, 
pato  di  Capua,  e  a  Roberto  Guiscar-  quello  del  governatore ,  e  pochi  al- 
do, altro  capo  de' medesimi,  la  Ca-  tri,  sono  i  più  osservabili.  A  Capua 
labria,  Puglia  e  Sicilia,  ricevendo  termina  la  via  Appia,  che  Caligola 
da  essi  il  giuramento  di  fedeltà,  divisava  di  proseguire  sino  a  Brin- 
come  vassalli,  e  feudatari  della  Ghie-  disi,  e  che  Trajano  poneva  ad  ef- 
sa  romana,  per  l'annuo  censo,  che  fetto.  Non  è  meno  bella  ed  amena 
loro  impose.  Partecipò  Giordano  I  con  la  via,  che  da  Napoli  conduce  a 
Pùccardo  suo  padre  al  comando,  e  Capua.  E  lunga  diciotto  miglia,  è 
morendo  trasmise  il  trono  a  Rie-  piena  di  ville  e  di  giardini,  e  per- 
cardo  li  suo  figlio,  contro  il  quale  ciò  chiamata  viene  Campagna  felice. 
si  ribellarono  i  capuani,  cacciandolo  11  vangelo  fu  predicato  in  Capua, 
dalla  città  unitamente  a  tutti  i  nor-  o  dall'apostolo  s.  Pietro,  o  da  Prisco 
manni.  Durò  la  guerra  per  ben  sette  suo  discepolo,  il  quale  vi  fabbricò 
«nni,  finche,  nel  1098,  Capua  fu  una  piccola  cappella  dedicata  al  suo 
ridotta  alia  primiera  ubbidienza,  ed  maestro,  che  ivi  lo  avea  spedito,  e 
a  successori  di  lui  vi  continuarono  dove  stabilì  la  sua  sede  nell'  anno 
a  regnare.  Finalmente  impadronitosi  4^  ^^  Cristo.  I  suoi  successori  fu- 
di  Capua  l'altro  normanno  Ruggiero  rono  sempre  immediatamente  sog- 
,re  di  Napoli,  dopo  averla  fatta  sac-  getti  alla  sede  apostolica.  Tra  essi 
cheggiare,  la  rifabbricò  donandola  si  annovera,  i.°  quel  Germano,  fio- 
con  titolo  di  principato  al  suo  fi-  rito  nel  49^j  i'  qnale  pregò  Iddio 
gliuolo,  onde  da  allora  in  poi  corse  pel  Cardinal  Pascasio,  seguace  del- 
la sorte,  e  la  ventura  del  regno  di  l'antipapa  Lorenzo,  e  che  liberollo 
Napoli,  ricevendo  il  titolo  principe-  così  dalle  pene,  che  soffriva  nelle 
SCO  conferito  dai  re  ai  loro  figli,  terme  angulane;  2."  quel  Sivone,  a 
Attualmente  lo  porla  il  reale  prin  cui    nel    94^,    scrisse    Martino  III, 


CaP  gap                    227 
rimproverandolo  d'  ignorare  i  cano-  Surica,  o  Berciassi  unita  alla  stessa 
Ili ,    di   essere   troppo  famigliare  coi  Capua  nel  medesimo  X  secolo,  Ca- 
secolari,   e   di   trasgredire  l'autorità  serta.    Calvi,   Teano,   Cajazzo,    Ca- 
Pontifìcia,  perchè  ad  un  suo  diaco-  rinoia,   a  cui  si  trasferirono  le  sedi 
no    avea    conferita    in    beneficio    la  di  Civitarotta,    Sessa,    Gaeta,    For- 
chiesa    di   s.  Angelo,   da   Papa   Ste-  mia,    Trajetto,    a    cui    poi    furono 
fano  IX  suo  predecessore  data  a'mo-  unite    le  sedi    di    Minturno,  Fondi , 
naci    benedettini,     per    erigervi    un  Aquino,  Gassino,     Venafro ,  Isernia, 
monistero.  Sora  ,    A  tino    e   Volturno.    lu  pro- 
Avendo  il  Pontefice  Giovanni  XIII  gresso  di  tempo  vennero  staccate  da 
incorso  il  malcontento   delia  nobiltà  Capua    alcune    di  dette   chiese,  che 
lomana  pel  tumulto,   che  in  Roma  rese    furono    immediatamente    sog- 
si    suscitò    contro     di    lui,     fu    co-  gette  alla  Santa  Sede.  Innocenzo  III, 
stretto    a    ritirarsi    in    Capua ,    ove  nel  XII  secolo,  soppresse  l' antichis- 
per    dieci    mesi    venne    con    somma  sima  sede  di  Atino,  la  cui  erezione 
onorificenza  trattato  dal  principe  di  rimonta  al  secolo  V,   ove    pose  un 
essa,    Pandolfo,    alle    cui    richieste,  prevosto   in    luogo    del    vescovo,    e 
secondo    l'annalista    Baronio,    fece  volle    che.  questo    prevosto   non  di- 
melropoli   la   sede   vescovile,    consa-  pendesse  che  da  lui.    Pegli  ulteriori 
dandovi     in    arcivescovo     Giovanni  cambiamenti    avvenuti,     attualmente 
fratello  di  lui.  Capua    ha    per    suffraganee    le    sole 
Alcuni  asseriscono,  che  Capua  sia  quattro  seguenti  sedi  vescovili;  cioè 
la    prima    sede    episcopale    d'  Italia  Isernia,  Calvi  unita  a  Teano,  Sessa, 
eretta  in  metropolitana  con  autorità  e    Caserta. 

Pontificia ,  seguendo  l' opinione  del  La  cattedrale  di  Capua  è  magni- 
Baronio.  Si  vuole  però  dal  Sarnelli,  ficamente  fabbricata,  con  una  cupola 
Lei.  Eccl.  tom.  II,  pag.  82,  ch'egli  sostenuta  da  diciotto  colonne  anti- 
ìgnorasse  aver  ricevuto  da  Giovanni  che,  ed  è  dedicata  a  s.  Stefano 
XI lì  tal  onore  Benevento,  come  ri-  protomartire,  non  che  alla  vergine 
sulta  dalla  bolla  ,  data  kal.  junìi  e  martire  s.  Agata.  Fra  i  diversi 
969;  onde  si  vuole,  che  piuttosto  Sommi  Pontefici,  che  la  visitarono, 
il  Papa,  grato  a  Pandolfo  per  la  oltre  il  suddetto  Giovanni  XIII , 
generosa  accoglienza,  gli  promettesse  meritano  special  menzione;  i.**  san 
erigere  Capua  in  arcivescovato,  ciò  Leone  IX  nel  io5i,  donde  passò  a 
che  pose  ad  effetto  solo  nel  971,  al  celebrare  la  festa  de' ss.  Pietro  e 
qual  anno  la  registra  Commanville,  Paolo  a  Benevento;  2."  Vittore  Ili, 
sebbene  dica  esser  la  prima  sede  eletto  Papa  con  sua  ripugnanza 
arcivescovile  d' Italia.  Quindi  è,  che  a' 2 1  maggio  1086,  e  che  fuggito 
altri  accurati  scrittori  pongono  la  da  Roma  depose  gli  abiti  pontili- 
erezione  della  chiesa  capuana  in  cali  a  Terracina,  quindi  nascostosi 
arcivescovato  col  Baronio  all'anno  a  Montecassino,  a  forza  di  suppliche 
968,  non  nel  971,  come  racconta  e  di  ragioni  fu  costretto  riprenderli 
lo  stesso  Michele  monaco  di  Capua,  in  Capua  a' 2 1  marzo  1087,  ^'*^^ 
nel  Santuario  di  quella  chiesa,  nella  domenica  delle  palme;  3."  nel 
par.  Ili,  tit.  Poiìtific.  Rom.  fol.  882.  i  1 19  vi  si  recò  Gelasio  li,  e  vi 
I  vescovati  soggetti  anticamente  scomunicò  Enrico  V,  e  l' antipapa 
alla    metropoli    di    Capua,    furono  Gregorio    VUI;    4-"    ^^^    i384;    n 


iiS  GAP 

andò  Urbano  VI,  il  quale  nell' in- 
vestire del  regno  Carlo  III  D mazzo, 
concesse  a  Francesco  Prignani  suo 
nipote  una  parte  di  esso  regno  col 
principato  di  Capua,  con  mero  e 
misto  impero.  E  per  non  dire  di 
altri,  diremo  di  Benedetto  XIII, 
che  ritenendo  nel  pontificato  l' am- 
ministrazione della  chiesa  di  Bene- 
vento, nel  recarsi  a  questa  città, 
nel  1727,  a'  3o  marzo,  giunse  a 
Capua,  ove  concorse  tanta  nobiltà 
da  ogni  parte  del  regno,  che  man- 
carono abitazioni  a  tanti  concorrenti. 
Alloggiò  Benedetto  nel  convento  dei 
suoi  domenicani,  e  ne  parti  nel 
giorno  seguente.  Nel  ritornare  a 
Roma  si  fermò  a  Capua  a'i5  mag- 
gio presso  gli  stessi  domenicani , 
consacrò  un  altare  della  cappella 
del  tesoro  di  questa  cattedrale,  e 
conferì  la  prima  tonsura  al  nipote 
del  Cardinal  Caracciolo  ivi  presente. 
Allorquando  poi  Benedetto  XIII, 
nel  1729,  volle  rivedere  Benevento, 
dopo  avervi  celebrato  un  concilio, 
a'  26  maggio,  giunse  in  Capua, 
fermandosi  nel  palazzo  arcivescovile. 
Numeroso  è  il  clero  della  metro- 
pohtana  di  Capua,  composto  di  quat- 
tro dignità,  cioè  del  decano,  dell'ar- 
cidiacono, e  di  due  primiceri,  non- 
ché di  trentasei  canonici,  il  primo 
de'quali  è  Tarcivescovo,  che  un  tem- 
po ebbe  anche  il  dominio  temporale 
del  principato.  Venti  ebdomadari, 
oltre  altri  preti  e  chierici  sono  ad- 
detti al  divin  servigio  di  Capua. 
Benedetto  XIII,  agli  8  maggio  1725, 
col  disposto  della  costituzione.  In 
Apostolicce,  che  si  legge  nel  Boll. 
Rom.  tom.  XI,  par.  II,  pag.  4oS, 
concesse  a'  canonici  di  quell'  insigne 
cattedrale  l'uso  della  cappa  magna, 
rocchetto  e  mitra ,  come  usavano 
i  canonici  della  cattedrale  beneven- 
tana.   Oltre   questa    cattedrale,  che 


GAP 
contiene  molte  reliquie  de' santi,  e 
belle  pitture,  vi  sono  delle  altre 
chiese  di  buona  architettura,  come 
quelle  de'  domenicani ,  de'  gesuiti ,  e 
de' fiancescani.  Evvi  pure  una  chiesa 
collegiata  dedicata  alla  ss.  Annun- 
ziata, il  cui  sagrista  è  dignitario; 
sonovi  diciassette  parrocchie  con  fonti 
battesimali,  un  convento  di  reUgiosi, 
due  monisteri  di  monache,  un  con- 
servatorio, un  ospedale,  un  semina- 
rio, e  un  monte  di  pietà,  oltre  altri 
luoghi  pii.  La  tassa  della  mensa 
ascende  a  duemila  fiorini,  ed  ulti- 
mamente rendeva  all'  arcivescovo 
diecimila  scudi, 

Capua  fu  patria  di  vari  uomini 
illustri,  e  la  sua  sede  è  stata  go- 
vernata da  amplissimi  Cardinali  . 
Presentemente  ha  per  pastore  il  ze- 
lante Cardinal  Francesco  de'principi 
Serra  Cassano  napoletano,  che  nel 
concistoro  de' 3  luglio  1826  ne  fu 
da  Leone  XII  dichiarato  coadjutore 
con  futura  successione.  Questa  città 
diede  i  natali  ai  Pontefici  Bonifacio 
V  del  619  (F'edi)y  al  suo  imme- 
diato successore  nel  625,  Onorio  I 
della  Marra  (Vedi) ^  nonché  ai  se- 
guenti Cardinali  di  s.  Romana  Chie- 
sa; Adimaro,  già  segretario  di  Ric- 
cardo principe  di  Capua,  e  Pietro 
Cameano  detto  Atenolfo,  ambedue 
creati  Cardinali  da  Alessandro  II, 
del  1061;  Tommaso  del  Vescovo, 
annoverato  al  sagro  Collegio  nei 
12 12  da  Innocenzo  III;  Pietro  de 
Capua,  fatto  Cardinale  da  Onorio 
III  nel  1219;  e  da  ultimo  Gugliel- 
mo de' conti  d'Altavilla,  e  Lodovico 
Campano,  detto  il  Capece  de' conti 
d'Altavilla,  tutti  e  due  innalzati  al 
Cardinalato  nel  1378,  da  Urbano 
VI,  Prignani. 

Tre  concili  furono  tenuti  in  Ca- 
pua, il  primo  nel  389,  390,  ovvero 
nel  391  nel  Pontificato  di  s.  Siricio 


GAP 

lotto    il   regno    di   Valentiniano  II, 
per  definire  le  differenze  insorte  tra 
Flaviano    vescovo    d'Antiochia,    ed 
Evaglio   successore  di  Paolino  nella 
medesima    sede,  ed  altri  importanti 
artari.  I  vescovi  di  Egitto,  e  Teofilo 
di   Alessandria   furono    destinati  per 
giudici  a  tal  causa,  sebbene  Flaviano 
si  ricusasse  di  riconoscerli.    Bonosio, 
vescovo    di    Macedonia,    vi    fu  con- 
dannato, come  quegli,  che  sosteneva 
aver  la  b.  Vergine   dopo  la  nascita 
di    Gesù    Cristo ,    avuti    figliuoli    di 
s.  Giuseppe.    Vennero   probiti   i   ri- 
battesimi, le  riordinazioni,  eie  tras- 
lazioni   de'  vescovi.    Questo    concilio 
pel   gran    numero    de'  vescovi,    che 
v'  intervennero,  venne  chiamato  Ple- 
nario. Reg.  tom.  III.  Labbé  tom.  II. 
Arduino  tom.  I. 

Il  secondo  concilio  vi  si  tenne 
nell'anno  1087,  per  invitare  il  vir- 
tuosissimo Vittore  III  a  riprendere 
le  deposte  insegne  pontifìcie,  locchè 
vinto  dalle  lagrime,  e  dalle  preghie- 
re del  clero  e  del  popolo,  ei  fe- 
ce appunto  in  questo  concilio.  Reg. 
decimosesto,  Labbé  X,  Arduino  to- 
mo VI. 

Il  terao  concilio  celebrato  nel 
1  I  18,  presiedendovi  Gelasio  II ,  fu 
tenuto  per  la  grave  differenza  delle 
investiture  ecclesiastiche.  Il  Pontefice 
scomunicò  1'  imperatore  Enrico  V, 
e  Maurizio  Burdino  da  lui  fatto  an- 
tipapa col  nome  di  Gregorio  Vili. 
Reg.  tom.  XVII.  Labbé  tom.  X. 
Arduino  tom.   VI. 

CAPUA  Pietro,  Cardinale.  Pie- 
tro Capua  di  nobilissima  prosapia 
fu  monaco  a  Montecassino;  poi  co- 
me abbate  andò  al  monistero  di  s. 
Benedetto  di  Salerno  ;  da  ultimo  fu 
creato  Cardinal  prete.  Si  rinviene 
tra  i  porporati  di  Alessandro  li,  ed 
era  di  straordinaria  virtù. 

CAPUA    o    CAPUTO    Pu.tro  , 


GAP  229 

Cardinale.  Pietro  Capua,  o,  come 
altri  dicono.  Caputo,  nacque  in  Amalfi 
dalla  famiglia  di  Capua.  Fu  da  Cele- 
stino HI  ascritto  al  sacro  Collegio,  co- 
me Cardinal  diacono  di  s.  Maria  in 
via  Lata  nel  1 192,  ovvero  nel  1 193; 
quindi  da  Innocenzo  III  venne  crea- 
to prete  di  s.  Marcello;  ebbe  dipoi 
la  legazione  di  Sicilia,  e  nel  i  198 
da  Innocenzo  III  quella  delle  Gallie 
al  re  Fihppo  per  dichiarar  nullo  il 
matrimonio  del  principe  con  Agnese 
figlia  del  duca  di  Moravia,  ed  ob- 
bligarlo colle  censure  a  riconoscere 
per  sua  legittima  moghe  Inseburge; 
più  per  fare  una  recluta  di  croce- 
signati  a  soccorrere  Terrasanta,  che 
furono  molto  numerosi,  e  per  ista- 
bilire  da  ultimo  durevole  riconci- 
liazione fra  i  sovrani  di  Francia  e 
d'Inghilterra,  e  stabili  in  un'assem- 
blea tenuta  ai  confini  dei  loro  stati 
fra  Andeli  e  Vernon,  presenti  mol- 
ti vescovi  e  signori  dei  due  regni , 
una  tregua  di  cinque  anni,  cui  ap- 
provò Innocenzo  III,  lodando  a  cie- 
lo la  fedeltà  e  sollecitudine  del  Car- 
dinal legato  ;  ma  tale  tregua  durò 
per  soli  tre  mesi.  Poscia  il  Cardi- 
nale convocò  un  concilio  a  Dijon,  a 
cui  intervennero  quattro  metropoli- 
tani, dieciotto  vescovi,  e  molti  ab- 
bati, e  benché  gli  ambasciatori  di 
Francia  appellassero  alla  s.  Sede,  il 
Cardinale  pronunciò  la  definitiva 
sentenza,  e  venti  giorni  dopo  il  Na- 
tale di  N.  S.  G.  C,  volle,  che  fosse 
pubblicata;  quindi  passato  in  Vienna 
nel  Delfinato,  ai  5  di  febbraio,  si 
pubblicò  la  sentenza  d'  interdetto 
che  durò  fino  ai  i3  di  settembre, 
dal  che  irritato  il  re,  cacciò  dalle 
loro  chiese  i  quattro  vescovi,  che 
aveano  eseguita  tale  sentenza,  ma 
gli  altri  ricorsero  alla  santa  Sede, 
che  obbligoUi  ad  eseguirla.  Nel  leni- 
})o  di  questa   censura  si    adoperava 


33o  GAP 

il  nostro  Porporato  perchè  si  toglies- 
se da  Parigi  la  festa  detta  dei  Paz- 
zi,  che  celebra  vasi  nel  primo  giorno 
di  gennaio,  ove  commettevansi  tutte 
le  abbominazioni  ;  ma  ad  onta  del- 
le rimostranze  del  legato,  il  quale  ob- 
bligò anche  il  vescovo  di  Parigi  ad 
abolire  dalla  sua  chiesa  tale  abuso, 
pure    non  rimase    totalmente  estir- 
pato   che    sul    declinare    del    secolo 
decimoquiiito.  Dappoi  andò   alla  le- 
gazione di  Cipro,  e  a,  quella  di  So- 
ria  coi  crocesignati;    rimediò    a  pa- 
recchi abusi  ;  estinse  la    guerra  che 
bolliva  tra  i    pisani  ed  i  genovesi;  e 
dall'imperatore  di  oriente  fu    rega- 
lato di  molte    rehquie ,    delle    qua- 
li potè  arricchire    parecchie   chiese , 
specialmente  della    sua    patria ,    cui 
donò    il    corpo  di    s.    Andrea   apo- 
stolo. Leggesi  nella  chiesa  di  Amalfi, 
che    a    Roma    splendeva    il    nostro 
Cardinale  come  il  sole  fra  le  stelle. 
In  Boemia    e    Polonia  convocò    pa- 
recchi   sinodi,    come    il    lanciciense 
tenuto    nel    1197,    nei    quali   pub- 
blicò   utilissime   leggi    per  la    disci- 
phna    ecclesiastica,    il    celibato   dei 
chierici,  ed  i    matrimoni    dei    laici , 
che  stabilì  si  celebrassero  nelle  chie- 
se.   Ritornando    dalla    Boemia    nel 
territorio  piacentino,  Guglielmo  Pal- 
lavicini lo  assalì  e  spogliò  di  quan- 
to aveva,  del  che    offeso    Innocenzo 
III  sottopose  Piacenza  all'interdetto,  e 
di  poi  assoggettò  il  vescovo  di  lei  al 
metropolita  di  Ravenna  ;  poscia  spe- 
dì   Gregorio     Cardinal    diacono    di 
s.  Maria  in  Portico,  come  legato  a 
chieder  soddisfazione  di  tale  affron- 
to, dacché  risentitosene  l'offeso  presso 
ai  consoli,  quali  mostrarono  di    non 
farne  conto.  Dottissimo  nei  canoni, 
scrisse  di  essi  alcuni  commentari  eru- 
diti, stabilì  nella  patria  uno  spedale 
a  sovvenire    i  poveri   infermi,  e    lo 
dedicò  alla  Vergine,    a  cui  era  di- 


CAP 

votissimo  .  Finalmente  chiaro  per 
molti  merili  e  fatiche  morì  a  Roma 
nel  12  IO,  dopo  diecisette  anni  circa 
di  Cardinalato.  Era  stato  fra  gli  elet- 
tori d'Innocenzo  III,  ed  avea  princi- 
piato il  chiostro  del  monistero  di  s. 
Paolo  nella  via  Ostiense,  come  ap- 
parisce dalla  iscrizione,  che  vi  si 
legge  nel  fregio. 

CAPUA  PiETKO,  Cardinale.  V, 
Vescovo  del 

CAPUA  Pietro,  Cardinale.  Pie- 
tro Capua  nacque  nella  provincia 
di  Campagna  nel  regno  di  Napoli. 
Era  nipote  al  Cardinale  del  mede- 
simo nome,  e  divenne  assai  chiaro  per 
la  sua  dottrina,  che  gli  meritò  fosse 
fatto  professore  di  teologia  a  Pari- 
gi. Fu  consecrato  patriarca  di  An- 
tiochia; poi  eletto  Cardinale  di  s. 
Croce  in  Gerusalemme  da  Onorio 
III,  nel  novembre  del  12  19,  ovvero 
nel  1220.  Da  ultimo,  dopo  un  bre- 
vissimo Cardinalato,  morì. 

CAPUA  Lodovico,  Cardinale.  V, 
Campajvo. 

CAPUTCILLANUM ,  o  Caputa 
Cillanuni.  Sede  vescovile  dell'  Africa 
occidentale,  nella  Mauritania  Cesa- 
riana,  sotto  la  metropoli  di  Giulia 
Cesarea,  di  cui  fecero  memoria 
l' itinerario  di  Antonino,  e  le  notizie 
dell'  impero. 

CARABIZIA.  Città  vescovile  del- 
la provincia  di  Rodope  diocesi  di 
Tracia,  sottoposta  alla  metropoli  di 
Trajanopoli,  in  cui  risiedettero  tre 
arcivescovi.  Commanville  la  chiama 
Carabi  della  provincia  d'Emimonte, 
suffraganea  di  Adrianopoli,  ed  eretta 
nel  nono  secolo. 

CARACALLA.  Veste  lunga  sino 
ai  talloni  in  forma  di  cocolla  da  mo- 
naco, la  quale  avea  talvolta  il  cap- 
puccio, e  talvolta  no.  Anticamente 
era  usata  per  decoro  dai  chierici,  co- 
me afferma  Beda,  liist,  aw^L  l.    i. 


CAR 
e.  7.  Di  questa  medesima  veste,  o- 
riginariameiite  gallica,  avea  parlato 
s.  Girolamo,  ragionando  dell'  abito 
sacordotide.  Antonio  Bassiano,  figlio 
dell'  imperatore  Severo,  ne  introdus- 
se l'oso  a  Roma,  donde  poi  fu  chia- 
mato Caracalla,  perchè  diede  al  po- 
polo romano  tal  veste  lunga,  mai  da 
esso  usata  fino  allora.  V.  il  Ferrano 
de  re  vesti  aria  j  rHoffmann,  Lcx 
univ. ,  ed  il  Macri,  NoL  de'  voc. 
Eccl. 

GARACCAS.  Città  con  residenza 
arcivescovile  nell'Indie  occidentali.  1^. 
Benezuela. 

CARACCIOLl  Roberto.  Scrittore 
del  secolo  decimoquinto,  nato  a  Lec- 
ce nel  regno  di  Napoli,  l'anno  1^1^. 
Il  Tiraboschi,  nella  sua  storia  della 
letteratura  italiana,  parla  di  lui  con 
onore,  ed  anzi  vuole,  che  in  tutta 
r  Italia  non  vi  fosse  a  que'  tempi  o- 
ratore  piìi  celebre  del  Caraccioli.  Ap- 
partenne dapprima  all'Ordine  dei  mi- 
nori osservanti,  poscia  a  quello  dei 
conventuali.  Datosi  alla  predicazione, 
assai  presto  giunse  così  in  fama,  che 
in  ogni  luogo  gli  allri  predicatori 
sforzavansi  d'imitarlo.  Molti  vissuti  in 
queir  età  vanno  assai  discordi  nel 
parlare  sul  di  lui  costume.  Se  l'abb. 
Domenico  de  A  ngelis,  scrittore  della 
sua  vita,  ha  raccolte  le  testimonianze 
di  non  pochi  che  lodano  la  santità 
della  condotta  di  lui,  non  ha  dissi- 
mulalo però  che  altri  ne  parlano 
diversamente.  Ciò  non  ostante  le 
commissioni  onorevoli  a  lui  alìidate 
dai  Pontefici  Calisto  III,  e  Sisto  IV; 
r  eleggerlo  che  fece  questi  a  vesco- 
vo d'  A(juiiio,  e  il  trasferirlo  poscia 
nel  i4<^4>  ^l'I'^  chiesa  di  Lecce,  do- 
ve morì  undici  anni  dopo,  sono  pro- 
va non  dubbia  dell'  ottima  fama  di 
cui  egli  godeva.  La  unzione,  che  a- 
vea  nel  predicare,  e  la  forza  degli 
argomenti    adoprati    gli    meritaiono 


CAR  23r 

il  titolò  di  secondo  s.  Paolo.  Olti'e 
molli  sermoni,  stampati  in  diversi 
luoghi,  abbiamo  di  lui  speculum  fi- 
dd  christiance,  Veneliis  i  ^S5\  Tra- 
ctatus  de  (eterna  beatitudine ^  ib.  1 496; 
De  honiinis  formatione,  Norimbergae 
1479.  ^'^  viene  attribuito  anche  un 
Tractatus  de  incarnatione  Chris  fi 
contra  errores  Judceorum,  qui  in 
Christo  credere  nolunt.  Alcuni  però 
negano  che  sia  opera  di  lui. 

CARACCIOLO  Bernardo,  Car- 
dinale. Bernardo  Caracciolo,  nobile 
napoletano,  fu  creato  Cardinal  dia- 
cono da  Innocenzo  IV  nel  dicem- 
bre del  1244»  Undici  anni  dopo 
egli  morì  a  Roma ,  ed  ebbe  tom- 
ba nella  basilica  lateranese,  ove  sot- 
to la  destra  nave  della  medesima, 
tra  la  cappella  del  Crocefisso  e 
quella  di  s.  Domenico,  sorge  un  an- 
tico avello  col  busto  del  Cardinale. 
Abbiamo  una  bolla  di  Alessandro 
IV  segnata  dal  nostro  Porporato; 
il  perchè  non  si  sa  per  qual  ragio- 
ne Ciacconio  non  l'abbia  annovera- 
to tra  i  Cardinali  elettori  di  quel 
Pontefice. 

CARACCIOLO  Nicolò,  Cardinale. 
Nicolò  Caracciolo  Misquino,  o  me- 
glio Maschino,  discese  da  una  delle 
più  distinte  famiglie  napoletane.  An- 
cora giovinetto  si  consecrò  a  Dio 
neir  Ordine  dei  predicatori,  e  dive- 
nuto celebre  in  pietà,  fu  generale 
inquisitore  di  Napoli.  Operò  assai 
per  liberare  la  Chiesa  dall'  orrendo 
scisma,  da  cui  veniva  lacerata  nel 
1 3 80  ;  e  da  Urbano  VI  ebbe  la 
chiesa  di  Messina  in  amministrazio- 
ne, secondo  le  più  probabili  opinio- 
ni, dacché  vi  sono  alcuni,  che  lo 
vogliono  arcivescovo  di  tal  chiesa. 
Dal  medesimo  Pontefice,  ai  18  set- 
tembre del  1378,  fu  creato  Cardi- 
nal prete  di  s.  Ciriaco,  legato  a 
laterc  a  Perugia  ed  alla  repubblica 


23a  CA^R 

veneta  e  vicario  del  Papa  nella  Ro- 
magna col  Cardinal  Colonna.  Mori 
a  Roma  nel  iSBg,  dopo  undici  an- 
ni di  Cardinalato ,  e  fu  sepolto  nel- 
la chiesa  di  s.  Maria  sopra  Miner- 
va, Scrisse  una  somma  intorno  il  sa- 
gramento  della  penitenza,  e  da  al- 
cuni venne  onorato  col  titolo  di 
beato. 

CARACCIOLO  Corrado,  Cardi- 
nale. Corrado  Caracciolo,  nobile 
padovano,  era  preposto  alla  chiesa 
di  s.  Stefano  presso  Aquileia,  ed  era 
iiuddiacono  pontificio  e  vice  camer- 
lengo, quando  venne  promosso  alla 
chiesa  arcivescovile  di  iXicosia  a  Ci- 
pro nel  iSgS.  Quindi  nel  i^oi 
passò  a  quella  di  Mileto;  poi  nel 
1408  a  quella  di  Malta,  cui  rinun- 
ziò subito,  avendo  ritenuto  a  titolo 
di  commenda  l'arcivescovato  diNico- 
sia.  Fin  dai  12  giugno  del  i4o5  In- 
nocenzo VII  lo  promosse  alla  sacra 
porpora  come  Cardinal  ^'ete  di  s. 
Grisogono,  ed  il  fece  carì\erlengo 
della  S.  R.  C,  e  legato  a  latere  in 
Lombardia.  Intervenne  alla  elezione 
di  Gregorio  XII,  dal  quale  dicesi  che 
avesse  conseguito  illimitato  potere  di 
arruolare  agli  stipendi  pontifìcii  il 
valentissimo  Paolo  Orsini,  perchè 
liberasse  la  Chiesa  dalla  persecuzio- 
ne, che  le  movea  Ladislao  re  di 
NapoH,  e  dipoi ,  lasciato  il  Papa , 
andò  il  Caracciolo  al  concilio  di 
Pisa,  per  cui  il  Pontefice  privollo  del- 
le sue  dignità,  ma  inutilmente  ,  dap- 
poiché Alessandro  V,  cui  il  Carac- 
ciolo elesse  cogli  altri  porporati  , 
lo  stabilì  amministratore  perpetuo 
della  chiesa  di  Orvieto  colla  lega- 
zione della  Lombardia  per  tenere 
soggette  alla  s.  Sede  alcune  castel- 
la, che  sembravano  volessero  scuo- 
terne il  giogo.  Vogliono  alcuni,  che 
il  nostro  Porporato  fosse  anche  le- 
gato in  Francia,  e  patriarca  di  Gra- 


c  AH 

do  ;  ma  V  Ughellio  non  ne  parla. 
Finito  il  conclave  di  Giovanni  XXIII, 
morì  a  Bologna  nel  i^ii,  dopo  sei 
anni  di  Cardinalato,  e  fu  sepolto 
in  quella  cattedrale. 

CARACCIOLO  Marino,  Cardi- 
nale. Marino  Caracciolo  discese  da 
una  delle  più  cospicue  famiglie  na- 
poletane, nel  1459.  Passò  i  primi 
suoi  anni  a  Milano,  alla  corte  del 
Cardinale  Ascanio  Sforza,  e  progredì 
assai  in  fatto  di  pietà  e  dottrina. 
Quindi  nel  i5i5  il  duca  di  Milano 
spedillo  al  concilio  di  Laterano,  co- 
me suo  oratore,  e  Leone  X  lo  man- 
dò nunzio  a  Cesare.  Si  trovò  alla 
dieta  imperiale,  tenuta  da  Massi- 
miliano  in  Augusta,  e  molto  fece 
alla  dieta  di  Vormazia  a  prò  della 
religione,  specialmente  con  Alean- 
dro,  affinchè  si  condannassero  alle 
fiamme  gli  scritti  di  Lutero.  Dappoi 
l'imperatore,  che  lo  stimava  molto, 
invioUo  suo  ambasciatore  ad  Enrico 
Vili  re  d' Inghilterra,  ove  compose 
la  pace  tra  Cesare  e  quel  regnante, 
poi  venne  spedito  al  veneto  senato, 
il  quale,  a  mezzo  di  lui,  strinse 
lega  con  Cesare.  In  appresso  per 
urgenti  affari  fu  spedito  al  duca 
Francesco  Sforza,  dal  quale  ebbe 
in  dono  due  contee,  ed  alcune  ca- 
stella. Fu  nunzio  per  ben  tre  volte 
presso  r  arciduca  Massimiliano,  e 
mentre  nel  i52o  copriva  il  mede- 
simo posto  presso  l' imperatore,  nel 
i524,  sotto  Clemente  VII,  ebbe  la 
nomina  di  vescovo  di  Catania  in 
Sicilia.  Nell'anno  seguente  Paolo  IH 
lo  creò  Cardinal  diacono  di  s.  Ma- 
ria in  Aquiro,  e  legato  alle  corti  di 
Vienna  e  Parigi,  per  pacificare  quel- 
le corone.  In  quel  tempo,  essendo 
morto  il  duca  di  Milano,  Carlo  V 
lo  destinò  al  governo  di  quella  pro- 
vincia; reggendo  la  quale,  una  mor- 
te pressoché    improvvisa    lo  tolse  a 


CAR 

Milano  nel  iS^S,  di  sessantanove 
anni,  e  trenta  mesi  di  Cardinalato. 
Ebbe  tomba  in  quella  cattediale, 
ove  a  memoria  di  ini  fu  eretto 
magnifico  avello  adornato  da  splen- 
dido elogio. 

CARACCIOLO  Innico,  Cardìna' 
le.  Innico  Caracciolo  dei  duchi  di 
Airola,  nacque  a  Napoli  nel  1607. 
Eseguiva  lodevolmente  i  minori  uffi- 
ci della  curia  di  Roma,  quando  Ur- 
bano Vili  Io  ascrisse  ai  chierici  di 
camera,  colla  presidenza  dell'annona, 
cui  anche  in  tempo  di  carestia  e  di 
peste  mantenne  a  maniera,  che  le 
vettovaglie  si  vendevano  a  vilissimo 
prezzo.  Indi  Innocenzo  X  lo  pose 
tra  i  giudici  della  fabbrica  di  s.  Pie- 
tro, lo  associò  ai  ponenti  del  buon- 
governo ed  ai  votanti  di  segnatura  ; 
Alessandro  VII  lo  destinò  per  uno 
dei  quattro  nunzi  a  Cristina  regina 
di  Svezia,  lo  fece  uditore  della  ca- 
mera, e  da  ultimo  creollo,  ai  7  mar- 
zo del  1667,  Cardinal  prete  di  san 
Clemente.  Nello  stesso  concistoro  lo 
promosse  poi  all'arcivescovato  di  Na- 
poli, ove  molto  ebbe  a  che  fare  coi 
ministri  regi  in  materie  giurisdizio- 
nali: pure  non  la  risparmiò  a  nessuno 
e  sostenne  stenti ,  fatiche  e  spese , 
per  riformare  i  costumi  del  popolo, 
migliorare  il  clero ,  reggere  ottima- 
mente la  greggia.  A  questo  line  in- 
trodusse a  Napoli  i  sacerdoti  della 
congregazione  della  missione.  Assiduo 
alla  cura  della  sua  diocesi ,  teneva 
dei  sinodi,  ricusando  qualunque  vit- 
tuaria,  benché  permessa  dai  canoni. 
Eseguiva  le  sagre  funzioni  con  tale 
"compostezza,  che  al  solo  vederlo  inspi- 
rava divozione,  perlochè  non  pochi 
eretici,  mossi  dalla  divina  gra-zia,  rien- 
trarono nel  seno  della  Chiesa.  Ge- 
neroso coi  poveri,  somministrava  loro 
di  nascosto  quanto  poteva,  e  talvol- 
ta \\  donò  fino  delle    proprie  vesti. 


CAR  733 

Rifabbricò  alcuni  templi,  altri  ne 
ristaurò,  adornò  la  sua  metropolita- 
na delle  statue  degli  apostoli,  dei  dot- 
tori e  altri  santi,  vi  fece  fare  il  pa- 
vimento tutto  di  marmo,  e  le  regalò 
parecchie  suppellettili  preziose.  Ne- 
mico all'adulazione,  si  professava  te- 
nuto a  chi  lo  avesse  avvisalo  di 
qualche  difetto.  Divenne  legato  di 
Ferrara,  dove  seppe  condurre  le  cose 
in  modo,  che  molle  nobili  fami- 
glie decadute  per  mezzo  di  lui  ri- 
tornarono air  antico  lustro .  Dopo 
i  conclavi  dei  Clementi  IX  e  X, 
e  d'Innocenzo  XI ,  morì  improvvi- 
samente a  NapoH  nel  i685  di  set- 
tantotto anni,  e  diciotto  di  Cardina- 
lato, e  restò  sepolto  in  quella  me- 
tropolitana. 

CARACCIOLO  Innico,  Cardinale. 
Innico  Caracciolo,  di  nobile  antica 
famiglia  napoletana ,  nipote  al  Car- 
dinal dello  stesso  nome  e  cognome, 
nacque  nel  castello  di  Martina,  feu- 
do di  sua  casa,  nel  1642.  Fino  dalla 
prima  età  si  fece  ecclesiastico,  e 
giunto  a  Roma,  da  Innocenzo  XI 
fu  destinato  inquisitore  a  Malta. 
Alessandro  Vili  lo  fece  segretario 
della  congregazione  della  disciplina 
regolare ,  nel  quale  impiego  tutta 
Roma  potè  ammirare  la  illibata 
condotta  di  lui.  Era  assai  umile,  e 
perciò  ebbe  a  ricusare  parecchi  ve- 
scovati e  l'arcivescovato  di  Capua, 
al  quale  lo  voleva  innalzare  Inno- 
cenzo XI.  In  appresso  per  altro, 
per  non  opporsi  alla  voce  di  Dio, 
accettò  la  chiesa  di  Aversa,  confe- 
ritagli da  Innocenzo  XII,  e  nei 
trentatre  anni,  in  cui  la  governò, 
diede  continui  esempi  delle  più  belle 
virtù.  Mostrossi  assai  caritatevole 
coi  poveri;  ogni  anno  visitò  la  sua 
diocesi,  e  per  provvedere  ai  bisogni 
di  essa,  tenne  un  sinodo.  Ristaurò 
lu  cattedrale,  fondò  il  seipinario,  cui 


234  e  A  Pi. 

diede  eccellenti  maestri ,  e  tanta 
Cima  si  acquistò  per  queste  ed  al' 
tre  sue  azioni,  che  Clemente  XI 
Io  nominò  Cardinal  prete  di  s.  Tom- 
maso in  Parione  ai  29  maggio  del 
i7i5,  e  lo  ascrisse  alle  prime  con- 
gregazioni di  Roma.  Dopo  essere 
intervenuto  ai  conclavi  d' Innocenzo 
e  Benedetto  XIII,  e  a  quello  di 
Clemente  XII ,  cominciò  ad  infer- 
mare nel  lySo  di  ottantotto  anni, 
e  quindici  di  Cardinalato.  Morì  a 
Roma ,  ed  ebbe  tomba  nella  catte- 
drale di  Aversa,  nella  cappella  del 
ss.  Sagramento  da  lui  fondata. 

CARACCIOLO  Nicolò,  Cardinale. 
Nicolò  Caracciolo  nacque  a  Napoli 
nel  i658.  Laureatosi  in  patria,  si  re- 
cò a  Roma,  e  fatto  da  Innocenzo  XI 
governatore  dello  stato  ecclesiastico,  e 
poscia  anche  di  Perugia,  si  procac- 
ciò la  stima  e  l'amore  di  tutti.  Quin- 
di Clemente  XI,  che  lo  vedeva  do- 
tato di  somma  prudenza,  e  di  straor- 
dinaria illibatezza  di  costumi,  lo  spedì 
nunzio  alla  corte  di  Toscana,  e  riu- 
scito accettissimo  a  quel  principe.  Io 
promosse  all'arcivescovato  di  Capua. 
Era  generoso  coi  poveri,  migliorò  il 
clero  ed  il  popolo ,  fece  nuove  co- 
stituzioni a  mantenere  tal  riforma; 
e  fatto  vicegerente  di  Roma ,  con 
illimitato  potere,  prese  severe  misure 
contro  la  sfrontatezza  delle  donne,  e 
la  scandalosa  licenza  dei  giovani.  A 
premio  di  tanto  zelo  Clemente  XI, 
ai  1 6  dicembre  del  1715,  lo  asso- 
ciò al  sacro  Collegio  col  titolò  di 
s.  Martino  ai  Monti,  e  lo  ascrisse 
alla  congregazione  dei  vescovi  e  re- 
golari, ed  a  quelle  dell'immunità  e 
dei  Riti.  Dipoi,  col  permesso  del  Pon- 
tefice, fece  ritorno  alla  sua  chiesa,  cui 
rifabbricò  perchè  prossima  a  ruinare, 
e  cui  arricchì  di  preziosi  arredi  con 
la  somma  di  centomila  ducati.  Bene- 
detto XIII,    che    gli  era  amico,  gli 


GAP 
diede  parecchi  benefizi,  e  due  volte 
degnossi  di  visitarlo  a  Capua.  Era 
intervenuto  ai  conclavi  d' Innocenzo 
XIII  e  di  Benedetto  XIll  ,  e  quando 
voleva  ristaurare  il  palazzo  vescovile 
nel  1728,  di  settanta  anni  e  tredici 
di  Cardinalato,  morì  a  Capua,  ed  eJi- 
be  sepoltura  in  quella  metropolita- 
na, ove  a  memoria  di  lui  fu  eretto 
magnifico  avello. 

CARACCIOLO  GiovAXxi  Costan- 
zo ,  Cardinale.  Giovanni  Carac- 
ciolo, nobile  napoletano,  ebbe  culla 
a  Napoli  a'  19  dicembre  del  1715. 
Fatti  regolarmente  i  suoi  studi*,  e 
percorsa  con  lode  la  carriera  prela- 
tizia, meritò  di  essere  promosso  al- 
la cospicua  carica  di  uditore  gene- 
rale della  Camera  apostolica.  In  pre- 
mio delle  sue  doti,  e  del  commen- 
devole esercizio  delle  cariche  affi- 
dategli. Clemente  XIII  creollo  Car- 
dinal diacono  di  s.  Cesareo  ai  24 
settembre  del  17^9;  donde  pas- 
sò all'altra  diaconia  di  s.  Eusta- 
chio. Quindi  fu  fatto  prefetto  della 
congregazione  Cardinalizia  della  se- 
gnatura di  grazia,  e  membro  di 
quelle  della  sagra  consulta,  dei  ve- 
scovi e  regolari,  del  concilio ,  del 
buon  governo,  dell'  immunità,  della 
rev.  fabbrica  di  s.  Pietro,  di  quella 
di  Avignone,  e  della  Lauretana.  Da 
ciò  rilevasi  in  qual  conto  lo  tenne- 
ro i  Pontefici,  sotto  de*  quali  visse. 
,Fu  protettore  di  tutto  l'Ordine 
Trinitario,  di  quello  dei  predicato- 
ri, dell'  accademia  de'  nobili  eccle- 
siastici, delle  congregazioni  Urbana 
e  di  s.  Ivo,  di  diverse  arciconfra- 
ternite,  della  città  di  Ascoli  nella 
Marca,  e  di  vari  luoghi  dello  stato 
pontificio,  giacche  amava  di  fare  del 
bene  a  tulli.  Ma  compianto  per  le 
sue  belle  doti,  dopo  essere  interve- 
nuto alle  elezioni  di  Clemente  XIV, 
e  di  Pio  VI,    morì  in  Roma  a' 2  2 


CAR 
settembre  1780  nell'età  di  sessan- 
tacinque anni,  e  ventuno  di  Cardi- 
nalato. II  cadavere  di  lui  f\i  espo- 
sto nella  chiesa  di  s.  Lorenzo  in 
Lucina,  da  dove  privatamente  fu 
trasportato  alla  chiesa  collegiale  di 
s.  Eustachio  sua  diaconia  Cardina- 
lizia, nella  quale  restò  sepolto. 

CARaCCIOLODiegoInnico,  Car- 
di/inle.  Diego  Innico  Caracciolo  pa- 
tiixio  napoletano,  de'  duchi  di  Mar- 
tina, feudo  di  sua  casa,  nacque  in 
questa  città  della  Puglia,  nel  regno 
delle  due  Sicihe,  a'  18  luglio  i75g. 
Dopo  onorevole  carriera  prelatizia,  fu 
da  Pio  VI  fatto  suo  maestro  di  ca- 
mera, ed  allorquando  occupato  ven- 
ne lo  stato  ecclesiastico  da'repubbli- 
cani  francesi,  e  quel  Pontefice  ve- 
nerando a'  IO  febbraio  1798  ven- 
ne trasportato  da  Roma  a  Siena 
qual  prigioniero,  ebbe  il  Caracciolo 
a  compagno  nell' infortunio,  e  nella 
stessa  sua  carrozza  con  l'^x  gesuita 
Maiotti  preso  da  quel  Pontefice  per 
segretario  sul  punto  della  partenza. 
Il  Caracciolo  seguì  Pio  VI  nella  Cer- 
tosa di  Firenze,  e  in  Francia.  Ma 
tolto  dal  fianco  del  Papa,  in  uno 
agli  altri  intimi  suoi  famigliari,  in- 
sieme con  essi  da  Briancon  fu  tras- 
ferito a  Grenoble,  e  soltanto  dopo 
l'arrivo  di  Pio  VI  a  Valenza  nel 
Delfinato,  gli  fu  permesso  di  rag- 
giugnerlo  colà,  ove  poco  dipoi,  ai 
29  agosto  1799,  ne  raccolse  gli  ul- 
timi sospiri,  e  ricevette  l'ultima  sua 
benedizione  apostolica.  Esaltato  al 
pontificato  Pio  VII,  volle  questi  pre- 
miare le  fatiche,  i  sofferti  strapazzi,  e 
l'esemplare  attaccamento  del  Carac- 
ciolo al  suo  predecessore,  creandolo 
Cardinale  nel  concistoro  degli  i  1  a- 
gosto  1800,  col  titolo  presbiterale 
di  s.  Agostino,  che  poi  volle  ritene- 
le  in  commenda,  quando  passò  a  ve- 
scovo suburbicariu  di   Palestrina,    a 


CAR  aS5 

cui  consacrollo  il  Pontefice.  Inoltre 
Pio  VII  gli  conferì  la  carica  di  pre- 
fetto delle  indulgenze  e  sagre  reli- 
quie, e  poi  quella  di  prefetto  della 
segnatura  di  giustizia,  e  commissario 
apostolico  per  l' esecuzione  del  con- 
cordato conchiuso  fra  la  santa  Sede,  e 
il  re  di  Napoli  Ferdinando  1,  nonché 
delegato  pontificio  alla  circoscrizione 
della  diocesi  del  regno,  al  qual  ef- 
fetto si  recò  a  Napoli.  Ma  mentre 
dimorava  in  questa  città,  vi  mjrì 
a' 5,4  gennaio  1820,  e  gli  vennero 
celebrati  i  fimeraU  nella  metropoli- 
tana, ove  fu  seppellito.  Magnifica  fu 
la  pompa  delle  sue  esequie  dappoi- 
ché, in  considerazione  dell'alto  suo 
grado,  il  Cardinal  arcivescovo  di 
Napoli,  celebrò  la  solenne  messa,  col- 
r  assistenza  di  ogni  ordine  di  per- 
sone iti  gran  numero  concorse.  Vi 
recitò  eloquente  elogio  il  p.  Luigi 
Cassitto,  delegato  generale  de' padri 
predicatori  nel  regno,  il  quale  pro- 
vò nel  porporato  defunto  un  no- 
vello esempio  di  quell'eroica  fermez- 
za, che  la  religione  eminentemente 
imprime  nelle  anime  elette,  a  far  co- 
noscere di  quanto  le  virtù  del  van- 
gelo, animate  dalle  celesti  speranze, 
e  dal  sublime  principio  della  carità, 
vincano  quelle  della  filosofia,  e  del- 
la fredda  ragione,  sempre  faciU  a 
cedere  ai  tempi,  all'  amore  di  sé 
stesso,  ed  alle  voci  possenti  delle 
opinioni,  e  del  proprio  interesse. 

CARADOCO  (s.),  discendente  da 
ricca  ed  illustre  famiglia  del  paese 
di  Galles ,  nacque  nella  contea  di 
Brecknock.  La  di  lui  educazione  let- 
teraria fu  quale  si  conveniva  alla 
nobiltà  del  casato,  e  profittando  in 
questa  ,  si  guadagnò  la  coumne 
estimazione  dei  dotti  insieme  e  dei 
grandi.  Rees,  ossia  Reso,  principe 
dei  gallesi  meridionali,  non  appe- 
na   il    conobbe,  che  lo  donò  di  sua 


236  CA.R 

confidenza,  e  lo  volle  tra  i  pri- 
mi della  sua  corte.  Ma  il  Signo- 
re, che  amava  meglio  vederlo  tut- 
to consecrato  al  suo  servigio,  per- 
mise, che  il  nostro  santo  cadesse  in 
disgrazia  a  quel  principe,  e  fosse  al- 
lontanato per  sempre  dalla  corte  di 
lui.  Caradoco  ammaestrato  cosi  a 
non  confidare  che  nella  protezione 
del  Re  dei  Re ,  il  quale  non  è  mu- 
tabile, ne  mentisce,  siccome  gli  uo- 
mini, obbligossi  con  voto  a  vivei'e 
in  perpetua  continenza  e  a  rendersi 
religioso.  Si  ritirò  a  Landulf,  e  ri- 
cevuta da  quel  vescovo  la  clericale 
tonsura,  servì  Iddio  per  alcun  tem- 
po nella  chiesa  di  s.  Teliao ,  ma  il 
desiderio  di  vivere  in  solitudine  vie- 
maggiormente  crescendo  in  lui,  pas- 
sò ordinato  sacerdote,  nell'  isola  d'A- 
ry,  e  quivi  attese  con  tutto  l'animo 
alla  contemplazione  delle  cose  cele- 
sti. Il  suo  ritiro  fu  turbato  dai  cor- 
sari di  Norvegia,  ma  il  Signore  ne 
lo  protesse  e  campò  dal  pericolo. 
Obbediente  al  comando  dell'  arcive- 
scovo di  Menevia  passò  dalla  sua 
solitudine  al  monistero  di  s.  Ismae- 
le nel  paese  di  Ross ,  in  cui  dopo 
una  vita  menata  nell'esercizio  delle 
più  belle  virtù  ,  e  nella  operazione 
dei  miracoli,  morì  il  giorno  decimo 
terzo  di  aprile  dell'  anno  1 1 24 ,  a- 
vendo  onorevole  sepoltura  nella  chie- 
sa di  s.  Davide. 

CARADRO,  o  C  ARADE  A  (Cha- 
radrensis).  Città  vescovile  in  parti- 
bus  della  Fenicia  presso  il  fiume 
Caradro.  Venne  eretta  questa  cit- 
tà nel  quinto  secolo  una  sede  ve- 
scovile, suffraganea  della  metropoli 
di  Damasco.  Ora  però  è  vescovato 
titolare  in  partibus  pur  soggetto  a 
Damasco. 

CARAFFA  oCARAFA.  Famiglia 
illustre  d'Italia,  fiorita  da  molti  secoli 
in  Napoli.  Secondo  il  Novaes,  t.  VII, 


CAR 
p.  102,  ebbe  origine  dalla  real  fami- 
glia di  Polonia,  ovvero  da  un  ca- 
valiere della  casa  Caraccioli,  il  qua- 
le vedendo  ordito  un  tradimento 
contro  la  vita  di  Ottone  I,  il  Gran- 
de, coronato  imperatore  nell'  anno 
936,  colla  propria  morte  salvò  ge- 
nerosamente la  vita  del  suo  sovra- 
no. Questi  al  guardare  distesa  la  vit- 
tima dell'illustre  cavaliere,  esclamò 
con  tenerezza  O  cara  fé,  per  cui 
restò  il  cognome  di  Caraffa  a  que- 
sta famiglia.  Altri  raccontano  diver- 
samente tale  avvenimento.  Dicono 
discendere  questa  dalla  cospicua  fa- 
miglia Sismondi  di  Pisa,  e  dicono 
che  il  primo  a  portare  un  tal  co- 
gnome sia  stato  un  gentiluomo  pi- 
sano ,  il  quale  salvò  l' imperatore 
Enrico  VI,  succeduto  nell'  impero  , 
nel  1190,  a  suo  padre  Federico  I 
Barbarossa.  Scagliandosi  il  gentiluo- 
mo fra  il  principe ,  ed  un  uomo , 
che  voleva  ucciderlo,  fatto  bersaglio 
al  vibrato  colpo,  cadde  a  terra.  E 
mentre  il  sangue  sgorgava  sul  pro- 
prio scudo,  l'imperatore,  ch'era  pure 
re  di  Sicilia,  lo  asciugò  colla  stessa 
sua  mano  (  per  cui  formaronsi  tre 
strisci  e  bianche  sul  rosso)  esclaman- 
do nel  medesimo  tempo  :  Cara  fé 
ni' e  la  vostra.  Tale  adunque  vuoi- 
si r  origine  del  nome  o  motto  di 
guerra,  e  degli  stemmi  gentilizi  dei 
Sismondi,  e  de'  Caraffa,  forse  per 
due  eguali  avvenimenti,  accaduti  in 
persone,  e  in  tempi  diversi.  Certo  è, 
che  lo  stemma  della  famiglia  Caraf- 
fa si  compone  di  tre  striscie  bian- 
che in  campo  rosso.  In  due  rami 
si  divide  questa  famiglia  cioè  della 
Bilancia,  e  in  Caraffa  della  Spina  :  il 
primo  è  de'  duchi  d'Andria,  ducato, 
che  dal  duca  di  Sezze  acquistò  Fa- 
brizio Caraffa  conte  di  Ruvi,  l'al- 
tro è  de'  principi  di  Belvedere.  Tut- 
ta volta    vi     furono    i    Caraffa    della 


CAR 
Serra,  e  a  questi  apparteneva  il  Car- 
dinal Filippo,  il  primo  porporato  di 
tal  cognome  elevato  alla  Cardinali- 
zia dignità  nel  1378,  nonché  i  Ca- 
raffa conti  di  Matlalona,  da  cui  ve- 
dremo discendere  diversi  Cardinali 
comprensivamente  a  Giampietro,  che 
divenne  Papa  col  nome  di  Paolo  IV 
nel  I Sj'ì  ;  e  finalmente  i  Caraffa 
Trajelto  F.  l'Oldoino  nelle  Addizioni 
al  Cìacconio,  Filae  Pontijlcum,  tomo 
III.  p.  823,  e  Biagio  Altamura  nel- 
la sua  Istoria  genealogica  della  fa- 
miglia  Caraffa,  Napoli  per  Raillard 
1 69  r ,  splendidissima  edizione  che  ne- 
gli atti  di  Lipsia  si  chiama  slupen- 
di  laboris  opus. 

La  famiglia  Caraffa,  come  si  dis- 
se, fu  assai  celebre  per  diversi 
Cardinali ,  arcivescovi ,  viceré  di 
Napoli,  valorosi  guerrieri  ,  e  dot- 
ti scienziati.  Caraffello  Caraffa,  uno 
de'primari  della  corte  di  Giovanna  I 
regina  di  Napoli,  ebbe  parte  nel 
1345  nella  congiura  contro  Andrea 
d'  Ungheria  suo  marito,  e  fu  nel  nu- 
mero di  quelli  condannati  all'estre- 
mo supplizio.  Antonio  soprannomi- 
nato Malizia,  uno  de'  più  abili  po- 
litici d'  Italia,  fu  spedito  dalla  re- 
gina di  NapoU  Giovanna  li  (che 
nel  14^4  successe  al  re  Ladislao 
suo  fratello)  al  sommo  Pontefice 
Martino  V  qual  suo  ambasciatore. 
Con  tal  qualifica  conchiuse  nel  1420 
r  alleanza  tra  la  regina  e  Alfon- 
zo  V  d'  Aragona.  Questo  ultimo 
fu  perciò  adottato  per  erede  del 
trono  di  Napoli.  Ma  lungi  dall'  e- 
numerare  i  personaggi,  che  figura- 
rono in  sì  preclara  famiglia,  ci  limi- 
teremo a  descrivere  le  biografie  dei 
Cardinali  da  essa  dati  al  sagro  Col- 
legio, premettendo  prima  le  notizie 
che  riguardano  i  parenti  di  Paolo 
IV,  principale  e  augusto  ornamento 
di  questa  prosapia. 


CAR  237 

Amorevole  Paolo  IV  co'  suoi  pa- 
renti ,  tre  ne  creò  Cardinali ,  cioè 
Carlo  suo  nipote ,  che  dichiarò  so- 
praintendente  di  tutti  gli  affari  dello 
stato  ecclesiastico  ;  Diomede  suo  con- 
giunto, il  quale  non  ebbe  influenza 
nel  suo  pontificato;  ed  Alfonso  suo 
pronipote,  che  in  seguito  dopo  la 
disgrazia  del  Cardinal  Carlo  divenne 
favorito  intimo  del  prozio,  per  le 
sue  rare  doti.  A  Giovanni  altro  suo 
nipote  conte  di  Montoro ,  diede  il 
ducato  di  Palliano,  ch'era  de'  Colon- 
nesi ,  lo  fece  generale  delle  milizie 
dello  stato  Pontificio,  e  prefetto  del- 
le galere,  coll'annua  rendita  di  set- 
tantadue mila  scudi ,  come  si  legge 
in  una  lettera  scritta  a'  1  febbraio 
1559  da  Gabriele  Salvago  alla  re- 
pubblica di  Genova,  e  riportata  pres- 
so l'Oldoino  in  Ciacconio,  tom.  Ili, 
col.  838.  Finalmente  ad  Antonio 
Caraffa  marchese  di  Mirabello  suo 
pronipote,  affidò  il  capitanato  delle 
guardie  pontificie,  con  una  rendita 
di  trenta  mila  scudi. 

Questo  venerando  Pontefice,  che 
avea  portato  sul  maggiore  de'  troni 
la  dottrina ,  la  seventà  de'  costumi, 
una  esemplare  domestica  parsimonia, 
conciliabile  con  un  esteriore  magni- 
fico e  quale  a  principe  si  conviene 
per  solo  decoro  della  suprema  sua 
dignità,  mal  fu  corrisposto  da*  suoi 
parenti,  i  quali  abusarono  del  po- 
tere ,  della  di  lui  grave  età ,  e 
della  di  lui  benevolenza.  E  pri- 
mieramente il  nipote  Cardinal  Car- 
lo, cui  era  affidata  la  somma  del- 
le cose,  sebbene  d'animo  grande 
e  pieno  d' ingegno,  spiegò  un  carat- 
tere dispotico,  che  disgustò  molti. 
Giovanni ,  conte  di  Montoro ,  com- 
promise il  Pontefice  zio  con  Filip- 
po II  re  di  Spagna ,  e  col  re  di 
Francia  per  certe  galere  appartenenti 
a    quest'  ultimo  ,   portandone  couse- 


238  CAR 

guenza  la  guerra  del  Papa  colla 
Spagna,  e  coi  Golonnesi,  il  capo  dei 
quali  Marc'Anlonio  dovette  fuggire, 
venendogli  confiscati  i  beni.  Quindi 
furono  giustiziati  l'abbate  Nanni,  e 
Cesare  Spina  sicario  calabrese,  incol- 
pati con  giudiziale  processo  di  vo- 
lere uccidere  il  Cardinal  Carlo ,  o 
il  Papa  medesimo,  per  commissione 
della  corte  di  Spagna.  Tanto  bastò 
perchè  fosse  dichiarata  la  guerra  a 
quel  regno ,  invitandosi  la  Francia 
ad  operarla  in  Italia.  Il  re  Filippo  li 
Tenne  dichiarato  dalla  corte  di  Roma 
decaduto  dal  reame  di  Napoli,  men- 
tre il  duca  d'Alba  viceré  di  esso, 
con  un  esercito  in  unione  ai  Colon- 
iiesi,  pose  a  ferro  e  a  fuoco  i  din- 
torni di  R.oma,  e  minaccioso  si  av- 
vicinò alle  sue  porte.  Tuttavolta , 
nel  i557,  segui  la  pace,  che  segna- 
rono in  Cave  il  Cardinal  Carlo,  e 
il  duca  d'Alba. 

Non  pei'ciò  i  nipoti  di  Paolo  IV 
cangiarono  condotta ,  a  segno  che 
nell'entrare  dell'anno  i55g,  comin- 
ciarono a  destarsi  dallo  zio  Pontefice 
gravi  sospetti  su  di  loro,  e  perciò  no- 
tossi  diminuito  il  primiero  amo- 
re per  essi.  Vuoisi,  che  il  primo  ad 
illuminare  Paolo  IV  fosse  il  duca 
di  Guisa,  dicendogU  che  i  nipoti 
avevano  tradito  la  Santa  Sede  col 
provocare  la  guerra,  e  col  contegno 
tenuto  in  si  pericoloso  emergente. 
Nello  stesso  tempo  Filippo  II  inca- 
ricò i  suoi  ministri  in  Roma  di  pro- 
curare l'abbassamento  del  potere  nel 
Cardinal  Carlo,  che  impediva  a  Pao- 
lo IV  di  rimettere  nella  sua  grazia 
Marc'Antonio  Colonna.  Accadde  quin- 
di, che  in  una  congregazione  di  Car- 
dinali, cui  il  Papa  adunò  avanti  di 
sé  a'  5  gennaio  1 55^ ,  declamando 
egli  contro  certo  scandalo  di  un  Car- 
dinale, gridò  :  Rìfonna^  Riforma.  Il 
Cardinal    Pacecco,    che    dolcemente 


CAR 
procurava  scusare  l' incolpato  ,  sog- 
giunse; Santanienttj  beatissimo  pa^ 
dre,  ma  bisogna  che  la  riforma  co- 
minci da  noi.  Tacque  il  Pontefi- 
ce, credendo ,  che  con  ciò  si  vo- 
lesse alludere  alle  persone  de'  suoi 
nipoti.  Ma  l'ultima  spiata  alla  loro 
rovina,  fu  data  per  opera  del  mini- 
stro del  duca  di  Firenze  Bongiano 
Gianfiliazzi ,  allora  quando  raccontò 
a  Paolo  IV  le  ingiurie  ricevute  dal 
Cardinal  Carlo,  fra  le  quali  l'avergli 
chiuso  le  porte  in  faccia ,  mentre 
erasi  recato  da  lui  per  trattare  di 
rilevanti  affari,  ed  esporre  per  parte 
del  proprio  sovrano  amare  doglianze 
contro  di  lui ,  che  nella  Toscana 
avea  posto  al  clero  insopportabili 
imposizioni.  Finalmente  un  pio  re- 
ligioso teatino  chiamato  Geremia,  che 
godeva  la  fiducia  del  Pontefice,  Io 
illuminò  appieno  de'  disordini,  che 
i  Caraffa  commettevano. 

Discoperta  dal  virtuoso  e  retto 
Pontefice  la  riprovevole  condotta 
de'  nipoti,  volle  detestarla  in  un  con- 
cistoro che  appositamente  adunò;  e 
quindi  con  suo  decreto  impose  ad 
essi  che  tutti  colle  loro  famiglie,  fra 
dodici  giorni,  partissero  da  Roma. 
Li  spogliò  d'  ogni  autorità  e  digni- 
tà, poiché  se  n'erano  abusati  per 
opprimere  i  popoli  con  violenti  im- 
posizioni, come  dice  il  Rinaldi  al- 
l'anno  r 559  num.  3i,  e  82.  Pao- 
lo IV  determinò  1'  esilio  pel  Cardi- 
nal Carlo  in  Civita  Lavinia,  onde 
in  un  giorno  tal  porporato  lasciò 
nel  pianto  duecento  servitori,  come 
racconta  il  Vittorelli  in  Ciacconio 
t.  III,  col.  81 5.  A  Giovanni  duca 
di  Palliano  assegnò  per  luogo  di  e- 
silio  Gallese,  castello  poco  prima 
da  lui  comprato  da  Giulio  della 
Rovere;  ed  al  figlio  di  questo  An- 
tonio marchese  di  Montebello  o  Mi- 
rabelle, prescrisse  il  suo  marchesato 


GAR 

in  Ronuìgiia  per  esilio  A  tiitli  poi 
fece  intimare,  che  sarebbono  incoi- 
si nella  pena  di  lesa  maestà,  se  si 
fossero  partiti  da  tali  luoghi.  Quin- 
di l*aolo  IV  impose  silenzio  a  quei 
Cai<iina]i,  che  volevano  scusare  i 
nipoti,  e  proibì  loro  di  pai  largliene 
gianmiai  in  favore.  Levò  gì'  impie- 
ghi a  quelli,  che  li  avevano  ricevuti 
dai  nipoti,  ne  fece  parecchi  impri- 
gionare, ed  abolì  le  imposizioni  mes- 
se senza  sua  saputa.  Tuttavolta  vol- 
le appresso  di  se  il  Cardinal  Alfon- 
so, figlio  del  marchese  di  Montcbel- 
lo,  perchè  era  di  bontà  provala  e 
(li  egregia  indole,  come  si  rileva  dal 
Tallavicino,  Hist.  Concil.  Trìd.  lib. 
XIV  cap.  7. 

Partiti  pei  loro  esili  i  tre  nipoti, 
esclamò  il  buon  Pontefice  ;  Adesso 
5Ì,  che  possiamo  e  dobbiamo  dire 
del  nostro  pontijicato  anno  primo. 
Però  non  andò  guari,  che  oppresso 
dalle  fatiche,  dai  dispiaceri,  e  dal  pe- 
so di  ottantatre  anni,  morì  a'  1 5  a- 
goslo  1 559.  A  torto  la  plebe  di 
Roma  inveì  contro  la  sua  rispetta- 
bile memoria,  distruggendo  tutti  gli 
stemmi  gentilizi,  e  i  monumenti  del- 
la famiglia  Caraffa.  Gli  successe  ai 
26  dicembre  Pio  IV,  Medici,  di 
Milano,  il  quale  supphcato  dal  sa- 
gro Collegio,  e  dal  Cardinal  Car- 
lo Caraffa  perdonò  a'  romani  X  ol- 
traggio fatto  alla  memoria  di  Paolo 
IV,  imponendo  però  al  senato  il 
dovuto  risarcimento.  Indi,  a'  7  giugno 
1 56o,  come  descrivono  il  Muratori 
a  tal  anno.  Annali  d' Italia  t.  X, 
e  il  Rinaldi  all'anno  i56i,  fece 
imprigionare  i  due  Cardinali  Carlo, 
e  Alfonso  Caraffa  ,  non  che  Giovan- 
ni conte  di  Montoro  e  duca  di  Pal- 
liano, il  cognato  di  lui  conte  di 
Ah  fé,  e  Leonardo  di  Cardine  cugino, 
complici  questi  ultimi  della  morte 
data  du  Giovanni  alla  propria  mo- 


CAR  239" 

glie  duchessa  Rrianza  d'  Ascalona  , 
eri  a  Martino  Capece  per  sospetti  di 
adulterio,  i  quali  morendo  a  colpi 
di  pugnale,  eransi  protestati  inno- 
centi. 

Pio  IV  deputò  otto  Cardinali  pei* 
processare  i  suddetti  due  colleghi,  e 
il  governatore  di  Roma  monsignor 
Federici  per  fare  altrettanto  cogli 
altri.  Durò  la  causa  sino  a'  3  mar- 
zo i56i,  nel  qual  giorno  fu  letto 
in  concistoro  per  circa  nove  ore  il 
processo  del  Cardinal  Carlo.  Que- 
sti fu  convinto  qual  reo  di  lesa  mae- 
stà ,  per  avere  ingannato  V  ottimo 
zio,  con  avvisi  e  consigli  falsi,  pre- 
cipuamente nella  guerra  di  Napoli, 
eccitato  quella  tra  la  Francia  e  la 
Spagna  con  lettere  munite  di  false 
sottoscrizioni ,  e  per  avere  vessato 
persone  costituite  in  eminenti  di- 
gnità ;  ed,  è  perciò  che  nella  notte 
seguente  fu  strangolato  nella  pri- 
gionia in  Castel  s.  Angelo.  In  pari 
tempo  nelle  carceri  di  Tordinona 
venne  decapitato  Giovanni  conte  di 
Montoro,  duca  di  Palliano,  il  quale 
poco  prima  di  morire  scrisse  un'e- 
dificante lettera  al  di  lui  figlio  An- 
tonio, che  si  legge  presso  il  Caccia- 
guerra,  lib.  II  Epistolar.  spiritual. 
Il  medesimo  supplizio  ebbero  i  no- 
minati di  lui  complici,  il  conte  d'A- 
life  suo  cognato,  e  Leonardo  di  Car- 
dine suo  cugino,  i  quali  tutti  furo- 
no esposti  nella  vicina  piazza  di  pon- 
te s.  Angelo ,  siccome  luogo  desti- 
nato alla  pubblica  giustizia.  11  Car- 
dinal Alfonso  Caraffa  dichiarato  in- 
nocente, fu  multato  di  cento  mila 
scudi,  per  certi  danni  sollerti  dalla 
camera. 

Ma  divenuto,  nel  i566,  Papa  s. 
Pio  V,  ad  istanza  del  Cardinal  Dio- 
mede Caraffa,  e  di  Antonio  Caraffa, 
marchese  di  Mirabello,  figlio  del 
duca  di  Palliano,  fu  uuovaiuentc  ri- 


24q  CAR 

veduta  questa  famosa  causa,  e  fatto 
accurato  esame  di  tutti    i    processi. 
Venne   dichiarato    pertanto;    che  il 
Cardinal    Carlo,    e    il    suo    fratello 
Giovanni    duca    di    Palliano    erano 
stati  ingiustamente  puniti  coU'estre- 
mo  supplizio ,  laonde    i  Caraffa  su- 
perstiti furono  restituiti  a^li  antichi 
onori    e    beni ,  come  descrive  il  p. 
Bartolomeo  Carrara    nella    Vita  di 
Paolo  ly^  t.  II,  p.  609  e  seg.,  do- 
ve   fa    una    minuta    descrizione    di 
questa  tremenda  giustizia.  Dalla  re- 
visione di  detti  processi    si    rilevò , 
che  Alessandro  Pallantieri  procura- 
tore fiscale  di  essi ,  ingannò   il    ze- 
lante Pontefice  Pio  IV,  coli' aggra- 
vare il  processo  contro    il  Cardinal 
Caraffa,  per  vendicarsi    della    carce- 
razione sofferta   allorché    quel    por- 
porato comandava,  essendosi  servito 
nella  compilazione  di  detti  processi, 
di  certo  Franco,  uomo    mordacissi- 
mo per    satire  e  pasquinate.  E  seb- 
bene   il  Pallantieri    avea    esercitato 
la  cospicua  carica  di  governatore  di 
Roma  dal   i563  al   iSGy,  compre- 
so il  tempo  della  sede  vacante,  per 
ordine  di  s.  Pio  V  gli   fu  troncato 
il  capo  nel    iSji,  essendo  convinto 
anco  di  altri  delitti.  Siccome    la  di 
lui  sorella  avea  sposato  il  proto-me- 
dico Francesco  Ginnasi,  così  ne  ri- 
porta le  notizie  il  Marini,  archia- 
tri^  t.  I,    p.    427.    Il    Lambertini, 
De    serv.    Dei    beatif.  _,     lib.     Ili  , 
cap.    24,  §  2,  n.   20  p.  2i5,    rac- 
conta ,  che  s.  Pio  V  procede  in  tut- 
to col  parere  del  sagro  Collegio;  e 
il  Gabuzi,   Vita  di  s.  Pio    V ^   lib. 
V,  cap.  6,  aggiunge    che    quel  Pa- 
pa colmò  di  grazie  e  di  rendite  per- 
sino i  famigliari    e  ministri  di  Pao- 
lo IV,  la  cui  memoria  grandemen- 
te onorò. 

CARAFFA    Filippo,     Cardinale. 
Filippo  Caraffa  della    Serra   nacque 


CAR 

a  Napoli  da  nobile  prosapia.  Otten- 
ne   a    Roma    l'arcidiaconato    della 
cattedrale  di  Bologna;  quindi  a  mez- 
zo del  clero  e  del  popolo,  nel  iSyS, 
venne  promosso  al  governo  di  quella 
chiesa;    e  poi,    ai  28  settembre  del 
medesimo    anno   1878,    Urbano  VI 
creollo    Cardinale    di    s.  Martino    ai 
Monti.  Il  Pontefice,  ad  onorarlo  mag- 
giormente,  gli   trasmise    a   Bologna 
il  cappello  Cardinalizio,  cui  ricevette 
da    Gio.   Lignano    celebre    giurecon- 
sulto   nella    chiesa   di   s.  Domenico, 
alla    presenza    di    numeroso   popolo. 
Nel   1379  nacquero   delle  sommosse 
a  Bologna,    che  volea   esser  libera; 
la  quale  cosa  come  ebbe  intesa  l'an- 
tipapa   Clemente  VII,    spedì    subito 
ai  bolognesi  per  guadagnarli,  promet- 
tendo loro    il    vicariato  della    città, 
se  r  avessero    riconosciuto  per  legit- 
timo Pontefice.    Ma   essi  ricusarono 
tale  proposizione,   dicendo    che  non 
potevano,    senza    far  ingiuria  a  Ur- 
bano VI,    svincolarsi  dalla  legittima 
sua  giurisdizione,  dacché  lui  aveano 
riconosciuto    a    legittimo    successore 
di  s.  Pietro.    Questa    risposta  riuscì 
per  tal  modo  piacevole  ad  Urbano  VI, 
che    a    mezzo    del  Caraffa,    donò  ai 
bolognesi  la  contea  d'Imola,  e  con- 
segnò a  Mario   Bulcano   arcivescovo 
di    Taranto ,    e    suo    camerlengo    le 
due  fortezze  di  Bertinoro    e    di  Ca- 
strocaro.    Mentre  il  Caraffa  era  ve- 
scovo, venne   estratto    dall'urna  se- 
polcrale il  capo  di  s.  Domenico,  ed 
esposto  alla  pubblica  venerazione  in 
prezioso    reliquiario.    Morì   di  pesti- 
lenza   a    Bologna    nel   1389,    dopo 
undici  anni  di  Cardinalato. 

CAPtAFFA  Oliviero,  Cardinale. 
Oliviero  Caraffa,  nobile  napoletano 
dei  conti  di  Matalona ,  nacque  nel 
i43o.  Chiarissimo  non  meno  per 
nascita,  che  per  perizia  in  legge,  ot- 
tenne un  canonicato  nella  metropo- 


CAR 

litana  di  Napoli  ;  poi,  nel  1 45^8,  Pio 
ne  lo  elesse  arcivescovo;  quindi  ai 
1 8  settembre  del  i  467  ,  Paolo  II , 
ad  istanza  di  Ferdinando  re  di  Na- 
poli, che  tenealo  carissimo,  e  lo  vol- 
le presidente  del  regio  consiglio , 
creollo  Cardinale  prete  dei  ss.  Pie- 
tro e  Marcellino.  Ebbe  varie  lega- 
zioni. Nel  1470  contro  i  turchi,  co- 
me ammiraglio ,  guidò  una  flotta 
composta  di  novantotto  galere,  ben- 
ché con  esito  infelice  ;  in  quella  di 
Napoli  impose  la  corona  reale  a  Bea- 
trice figlia  al  re  Ferdinando,  e  spo- 
sa a  Mattia  Corvino  re  di  Unghe- 
ria; colla  sua  prudenza  e  potere 
estinse  la  guerra,  che  bolliva  tra 
Sisto  IV  e  il  re  Ferdinando,  a  mo- 
do che  Alfonso  figlio  di  lui,  e  duca 
di  Calabria  avea  sfilate  contro  il 
Papa  buone  truppe.  Ferdinando,  lo 
aveva  assai  caro  e  lo  stimava  così, 
che  ordinò  al  suo  ambasciatore  a 
Roma  di  non  intraprender  veruna 
cosa,  senza  l'oracolo  di  lui.  Alessan- 
dro VI  volendo  riformare  il  clero , 
stabilì  una  congregazione  di  sei  Car- 
dinali, a'  quali  presiedette  il  Caraf- 
fa ;  quindi  nel  1498  andò  a  Napoli 
venti  anni  dopoché  n'  era  arcivesco- 
vo, e  fu  ricevuto  con  tale  onore, 
che  di  più  non  si  avrebbe  potuto 
fare  al  Pontefice  stesso.  Poi  Ales- 
sandro VI,  ai  1  febbraio  del  i499> 
nominollo  al  vescovato  di  Chieti. 
Avea  già  avuto  l' amministrazione 
della  chiesa  di  Cajazzo,  e  nel  149S 
di  quella  di  Rimini;  poscia  ebbe  da 
Giulio  II  il  vescovato  di  Terracina 
nel  i5o7;  fu  abbate  commendata- 
rio nel  monistei'o  di  Montevergine, 
cui  ampliò  ed  accrebbe  di  nuovi  edi- 
fìzi  ;  e  di  quello  della  Cava,  ove  nel 
1494»  pei'  istabilire  disciplina  rego- 
lare introdusse  i  benedettini  della 
congregazione  di  s.  Giustina,  a'  quali, 
permettendolo  il  Papa,  lasciò  libe- 
VOL.    u. 


CAR  a4L 

rissima  X  abbazia ,  ritenendosi  una 
pensione  di  duemila  quattrocento 
scudi  da  cessare  con  lui.  Fece  il  Ca- 
raffa molti  beni  in  Roma  ed  in  Na- 
poli. Fondò  una  magnifica  cappella,, 
ove  fece  erigere  per  se ,  e  pei  suoi 
successori  maestoso  mausoleo  fregia- 
to di  fini  marmi,  e  colonne  prezio- 
se, al  servigio  della  quale  assegnò 
dieci  sacerdoti,  un  sagrestano,  e  due 
chierici.  Nella  metropolitana  stabilì 
tredici  altari ,  dedicato  il  primo  a 
s.  Gennaro,  ove  nel  i497  venne 
riposto  il  corpo  del  santo  da  Mon- 
tevergine portato  a  Napoli.  Fondò 
anche  uno  spedale  pegl'  infetti  da 
peste.  Era  poi  provveduto ,  come 
si  disse,  di  ricche  abbazie  e  benefici; 
perchè  oltre  la  chiesa  di  Napoli  j 
era  passato  a  quella  di  Ostia  e  Vel- 
letri,  ed  amministrava  parecchie  al- 
tre cattedrali.  Avea  la  protettoria 
dei  canonici  di  s.  Giorgio  in  Alga  ; 
quella  dei  frati  predicatori,  e  dei  ca- 
nonici regolari  lateranensi,  a'  quali 
eresse  in  Roma  il  monistero  accanto 
la  chiesa  di  santa  Maria  della  Pa- 
ce ,  a  cui  lasciò  la  sua  biblio- 
teca ,  ed  una  vigna  fuori  della 
porta  del  popolo;  alla  chiesa  poi 
donò  l'organo  e  molte  tappezzerie. 
Favorì  moltissimo  le  chiese  di  s.  Lo- 
renzo fuori  delle  mura,  quelle  di 
Araceli,  della  Minerva,  di  s.  Giaco- 
mo degli  spagnuoli,  e  di  s.  Pietro  ia 
Vincoli  a  Roma.  Sempre  amico  ai 
letterati ,  prendeva  sollecita  cura  di 
quei  giovani  ch'erano  di  straordinario 
ingegno,  ma  senza  beni  di  fortuna, 
i  quali  egli  ricovrava  nella  propria 
casa,  e  provvedeva  di  ogni  maniera 
di  belle  ed  utili  istruzioni;  anzi  a 
Napoli  aprì  un  luogo  apposito  a'  gio- 
vani di  tal  maniera ,  alUdandoli  a 
celebri  istitutori .  Giampietro  Ca- 
raffa, che  poi  divenne  Sommo  Pon- 
tefice col  nome  di  Paolo  IV,  pec 
16 


54ai  CAR 

ben  lunga  stagione  ricovrò  pres- 
so al  nostro  Porporato.  Da  ultimo 
dopo  essere  intervenuto  a  quattro 
conclavi,  nei  quali  più  di  una  fiata 
venne  votato  al  sommo  Pontificato, 
nel  1 5 1 1 ,  di  ottantun  anno,  e  qua- 
rantasette  di  Cardinalato,  morì  a 
Roma  decano  del  sagro  Collegio,  e 
fu  sepolto  nella  cattedrale  di  Napoli. 
Caraffa  Gianv^cenzo,  Cardi- 
nale. Vincenzo  Caraffa,  o  Gianvin- 
cenzo,  nacque  da  nobile  patrizio  na- 
poletano, ed  era  nipote  del  Cardinal 
Oliviero  di  questo  nome.  Alessandro 
AI,  nel  1497 >  lo  elesse  a  vescovo 
di  Rimini,  e  dopo  sette  anni  Giulio 
II  lo  promosse  all'arcivescovato  di 
Napoli  rinunziato  a  suo  favore  dal- 
rOliviero.  Fu  al  concilio  latertinese 
di  Giulio  II,  che  lo  avrebbe  creato 
di  buona  voglia  Cardinale  per  la 
sua  devozione  alla  Santa  Sede ,  se 
non  si  fosse  gagliardamente  opposto 
Ferdinando  re  cattolico,  che  teneva  la 
promozione  dei  primi  nel  suo  regno 
come  pregiudicevole  ai  propri  inte- 
ressi. Se  non  che  morto  Leone  X,  il 
sagro  Collegio  Io  destinò  al  governo 
di  Roma,  quindi  Clemente  VII  creol- 
lo  Cardinal  prete  di  s.  Pudenziana 
ai  21  novembre  del  1^27,  mentre 
quel  Pontefice  era  tenuto  prigione 
in  Castel  s.  Angelo.  Clemente  VII, 
nel  i53o.  Io  destinò  ad  amministrare 
la  chiesa  di  Anglona,  e  nel  i534 
quella  diAnagni,  cui  lasciò  nel  i54i. 
Di  poi  nel  iSSy  Paolo  III  gli  conferì 
la  chiesa  di  Acerra,  cui  governò  per 
soH  due  anni;  nel  iSSg  lo  fece 
vescovo  di  Palestrina,  quindi  nel- 
1'  anno  1 54o  destinollo  legato  a  la- 
tere  di  Roma  ^  quando  partiva 
per  Piacenza  ,  con  istraordinarie 
amplissime  facoltà.  Morì  a  NapoU 
con  fama  di  ottimo  pastore,  nell'an- 
no i54i,  dopo  quattordici  anni  di 
Cardinalato,    e  fu  sepolto  nella  sua 


CAR 
metropolitana,  al  capitolo  della  tina- 
ie avea  ottenuto  da  Paolo  III,  che 
potesse  usare  in  coro  le  vesti  me- 
desime, che  usano  in  Roma  i  cano- 
nici della  basilica  vaticana.  Di  più 
Io  stesso  Papa  gli  avea  accordato  di 
testare  fino  ad  ottomila  scudi;  e 
Clemente  VII  aveva  concesso  a  lui 
e  suoi  eredi  di  nominare  in  perpe- 
tuo dieci  sacerdoti,  un  sagrestano  e 
due  cherici  a  servire  la  cappella  di 
s.  Gennaro,  eretta  nella  metropolita- 
na di  Napoli  dal  Cardinale  Oliviero 
Caraffa. 

Caraffa  Gianpietro,  Cardinale, 
V.  Paolo  IV. 

CARAFFA  Carlo,  Cardinale. 
Carlo  Caraffa,  patrizio  di  Napoli,  che 
vi  nacque  nel  1 5 1 6,  nipote  dei  Pon- 
tefice, fin  da  giovane  era  famigliare 
di  Pompeo  Cardinal  Colonna,  poi 
di  Pierluigi  Farnese  duca  di  Castro. 
Militò  nella  Lombardia  e  nel  Pie- 
monte, sotto  il  marchese  del  Vasto, 
celebre  capitano;  poi  sotto  Ottavio 
Farnese  nelle  guerre  di  Svevia  e 
Germania;  ma  insorta  lizza  tra  lui 
ed  un  cavaliere  spagnuolo  della  fa- 
miglia Manriquez,  a  motivo  di  un 
prigioniero,  ne  avendo  il  Caraffa  po- 
tuto ottener  ragione,  stabilì  di  far- 
sela con  la  spada  sfidando  colui  a 
duello.  Perciò  venuto  in  Italia,  Car- 
lo V,  che  lo  seppe,  lo  fece  fermare 
a  Trento  per  .ni    mesi  ;    quindi 

lasciollo  libero,  a  patto,  che  desi- 
stesse dal  suo  divisamento.  Conse- 
guita la  libertà ,  passò  a  militare 
sotto  le  bandiere  di  Pietro  Strozzi 
alla  guerra  di  Siena,  e  diede  segni 
di  prodigioso  valore  ;  quindi  ascritto 
ai  cavalieri  di  Malta,  e  fatto  bali  in 
Napoli,  diede  il  suo  nome  alla  ec- 
clesiastica milizia,  sebbene,  come  di- 
ce il  Graziani,  lo  stato  clericale  non 
si  addicesse  gran  fatto  a  lui,  attesa 
la  sua  vita  per  facinora    et   licen- 


CAR 
ùani  iradiicta.   Quindi  lo  zio  di  lui 
l*aolo  IV,    ai  7  giugno  del   1 555 , 
crtX)llo  Cardinal  diacono  dei  ss.  Vilo 
e  Modesto,  reggente  delia    cancelle- 
ria,  legalo  di  Bologna  colla  soprain- 
tendenza  a  tutti  gli  alFari  dello  sta- 
to ecclesiastico.  Era  allora  il  Caraffa 
di  trentotto    anni,    fornito    di    tutte 
quelle  doti,  cui  V  insano  volgo  chia- 
ma virtù,  segnatamente  di  una  estre- 
ma   bramosia   di    signoreggiare;    né 
l'appassionalo  zio,    specialmente  nei 
primordi  del  Pontificato,  lasciava  di 
adoperare  il  nipote  negli    affari  più 
gelosi    del    governo    ecclesiastico;    il 
perchè  due  volte  lo  sped\  legato  a 
Intere  ad  Enrico  li,  re  di    Francia, 
che  nom inolio  al  vescovato  di  Com- 
minges;  poi  collo  stesso  carattere  ai 
principi    cattolici.  Benché  alcuni  col 
Carrara  non  vogliano,  che  il  Caralla 
fosse  vescovo  di  Comminges,  perchè 
due  Cardinali  spagnuoli  rappresenta- 
rono al  Papa,  che  male  gh  si  conveni- 
va la  miha,  governò  quella  chiesa  fino 
alla  morte.  Riconciliato  il   re  cattolico 
col  Pontefice,  chiuse    la  pace  anche 
tra    Enrico    II    ed    il  medesimo    re 
cattolico  nelle  Fiandre.  Senonchè  nel 
colmo  dei     suoi    onori,    nel      i  ìSg, 
fu  cacciato  da  R^oma  da  Paolo   IV, 
e  rilegato    a    Civitalavinia.    Ottenne 
poi    di    recarsi    a    Marino ,  ove  fra 
tante  amarezze ,  r^^    l'  unico    con- 
forto di  rivedere  *1<.  propria  madre. 
In    appresso    esaltato     al    pontifica- 
to Pio  IV,  venne  arrestato,  e   rite- 
nuto in  Castel  sant'Angelo  ai  7  giu- 
gno del    i56o;  quindi  deputati  otto 
Cardinali  ad  esaminarne    la    causa  , 
che  duiò  nove  mesi,   Federici  Giro- 
lamo vescovo  di   Sagona  governato- 
re di   Roma   lesse  il  processo  in  pie- 
no concistoro,  e  senza  consultare   il 
sagro    Collegio ,    per    una    schedula 
consegnala  dal  Papa    al    governato- 
re istcsso,  iù  scutcn/iiato  il  Caraffa , 


CAR  243 

che  deposto  da  tutti  gli  onori  e   be- 
nefici, come  reo  di  lesa  maestà,  ven- 
ne  condannato  a  morte,  cui,  pentito 
de'  suoi  falli,  incontrò  nella  notte  del 
sei  marzo    i56i,  di  quarantacinque 
anni  e  sei  di  Cardinalato,  strangola- 
to nella  fortezza  di  Castel  sant'Angelo, 
e  sepolto   nella   chiesa    di    s.    Maria 
della   Trasponlina.  Chi  bramasse  più 
minuta  descrizione  del  tragico  avve- 
nimento,    legga  il    Carrara,  tom.  Il 
della  vita  di  Paolo  IV  p.  6o3.  Se- 
nonchè  il  Pontefice  s.  Pio  V  accet- 
tò   l'appellazione    del    marchese    di 
Montebello  fratello   al  defunto  Car^ 
dinaie ,    ne    fece    rivedere  la  causa , 
decise  solennemente   che    il  Caraffa 
fu     ingiustamente    ed     iniquamente 
condannato,  e  ne  assicurò    il   sagro 
Collegio  ;  poi  restituì  la  memoria  di 
lui,  e  gli  eredi  a  tutti  i  beni  repa- 
rabili  peculiari  ed  onorevoli  ;  in  ap- 
presso fece  decapitare  il  fiscale  Pal- 
lantieri    Alessandro    perchè    ingannò 
il  Pontefice    Pio  IV    aggravando    il 
Caraffa ,  per  vendicarsi  del  disonore 
sofferto,  quando  era  stato  carceralo 
per  ordine  del  Caraffa.  Da  ultimo  il 
Pontefice  s.  Pio  V  tenute  solennissime 
esequie  alla   tomba  del  decesso  Car- 
dinale,   annoverò    al  sagro    Collegio 
Antonio  Caraffa,  per  compensare,  in 
qualche  parte  almeno,  al  gravissimo 
affronto  ricevuto   dalla  famiglia. 

CARAFFA  Diomede,  Cardinale. 
Diomede  Caraffa,  dei  duchi  di  Ariano, 
ove  nacque  nel  \^<^i,  era  consan- 
guineo di  Paolo  IV.  Sì  rare  erano 
le  sue  doti,  e  tanta  la  perizia  di 
lui  in  diritto  civile,  e  la  esperienza 
nei  tribunali  di  Roma,  che  Giulio 
Il  ,  nel  i5c  e  ,  lo  promosse  al  vesco- 
vato di  Ariano,  ch'egli  governò 
per  cinquanta  anni  con  postoral  vi- 
gilanza. Assunto  al  pontificato  il  su(» 
[)nrente  Paolo  IV  ,  nel  medesimo 
iiuuo    ed    ai  20    dicembre  dell  aii- 


244  CAR 

no  1 555  lo  creò  Cardinal  prete  di 
s.  Martino  ai  Monti.  11  Caraffa  ri- 
staurò  la  cattedrale  di  Ariano  e  la 
consacrò  di  poi  solennemente;  rista- 
bilì r  episcopio  e  la  chiesa  abbaziale 
di  s.  Andrea  prossima  a  minare  ;  rese 
magnifica  la  basilica  del  suo  titolo, 
ed  ottenne  dal  Pontefice,  che  venis- 
se distinta  col  privilegio  della  qua- 
resimale stazione.  A  Napoli  nell'  a- 
menissimo  borgo  Piaggia  edificò  son- 
tuoso palazzo  con  ameno  giardino, 
e  fondò  una  cappella  all'Arcangelo 
s.  Michele  in  chiesa  di  s.  Maria  del 
Parto  dei  padri  serviti  nel  delizioso 
luogo  detloMergellino;  ed  altra  cap- 
pella edificò  a  s.  Stefano  protomar- 
tire, di  cui  era  divotissimo,  in  s.  Do- 
menico maggiore  di  JNapoli.  Mode- 
rato slette  sempre  lontano  dalla  cor- 
te ,  il  perchè  non  ebbe  parte  al- 
le sventure  dei  Caro  Ila,  In  fine,  do- 
po la  elezione  di  Pio  IV,  morì  san- 
tamente nella  casa  del  suo  titolo  a 
Roma  nel  i56o,  di  sessantanove  an- 
ni, e  cinque  di  Cardinalato,  e  fu  se- 
polto nella  sua  titolare  rimpetto  al- 
l' altare  maggiore. 

CARAFFA  Alfonso,  Cardinale. 
Alfonso  Caraffa  nacque  a  Napoli, 
nel  i54o,  dai  marchesi  di  Monte- 
bello.  Era  pronipote  del  Pontefice 
Paolo  IV  che,  ai  i5  marzo  del  i55'/, 
creollo  Cardinale  prete  dei  ss.  Gio. 
e  Paolo,  e  dopo  un  mese  lo  fece 
amministratore  della  metropolitana 
di  Napoli,  benché  senza  giurisdi- 
zione, e  poscia,  nel  1 5 09,  bibliote- 
cario della  Vaticana.  Morto  France- 
sco Alberici  uditore  della  camera,  il 
Pontefice  abolì  questa  carica,  e  vi  sos- 
tituì quella  di  reggente,  cui  decorò  di 
amplissime  facoltà  e  privilegi,  e  nel 
i558  la  conferì  al  Caraffa.  Viven- 
te Paolo  IV,  non  ebbe  parte  alle 
disgrazie  dei  Caraffa  il  nostro  Al- 
fonso, anzi  il  prozio  ripose  in  lui  la 


CAR 

supiema  sua  confidenza,  giacche  di 
giovanile  non    aveva  che   l'età   e  il 
volto:    ma  sotto    Pio  IV,    accusalo 
ingiustamente    di    aver  tolte    alcune 
cose  dalla  camera  del  defunto  Pon- 
tefice, fu  privato  della   carica,  e  ri- 
tenuto    nel    i56o  in  Castel  s.   An- 
gelo ,    nonché    multato   della    som- 
ma   di  cento   mila     scudi    di     oro, 
con  divieto  di  uscire  da    Roma.    Il 
sagro  senato  ne  sborsò  diecimila,    e 
lo  stesso  fecero  i  principi  romani.  Il 
Pontefice  ghene  condonò  una  parte, 
e  così  venduti  alcuni  suoi  beni  pa- 
trimoniali, potè  far  fronte  a  tale  dis- 
grazia.  Permettendolo  poi  il  Ponte- 
fice, affittò  le  rendite  dell'  arcivesco- 
vato di    Napoli  per    nove    anni    ad 
Antonio  Caraffa,  a  condizione  di  rice- 
vere sul  fatto  r  intero  pagamento  dei 
frutti  da  decorrere,  e  n'  ebbe  quat- 
tordicimila scudi,  con  diritto  di  esi- 
gere gli  altri  otto  mila  a  sua  dispo- 
sizione. Ritornato  in  grazia  al  Pon- 
tefice Pio  IV,  gli  permise  di  andare 
alla  sua  chiesa,  nel  i562,  ove  tenne 
il  sinodo,  pubblicato    poscia  dal  suo 
successore  Mario  Caraffa  nel    i568. 
Morì  di  malinconia,  nel  1 565,  ed  ebbe 
tomba  al  manco  lato  dell'  aitar  mag- 
giore nella  sua     metropolitana.    Ma 
s.   Pio  V,  che  molto  lo  amava,    gli 
eresse   in    quella    metropolitana    un 
magnifico  avello,  ponendovi  un'  iscri- 
zione, ch'egli  stesso  compose. 

CARAFFA  x^NTONio,  Cardinale. 
Antonio  Caraffa,  patrizio  napoletano, 
nacque  nel  i538.  Esercitò  l'uffizio 
di  coppiere  di  Paolo  IV,  a  cui  era 
congiunto  di  sangue;  ma  sotto  il 
Pontefice  Pio  IV,  fu  involto  nelle 
disgrazie  dei  Caraffa,  e  privato  del 
canonicato,  cui  possedeva  a  s.  Pietro 
in  Vaticano,  ripatriò;  poi  andò  a 
Padova  per  istudiarvi  la  legge,  e 
vi  riuscì  molto  onorevolmente;  quin- 
di si  ritirò  in  Abruzzo  fino  alla  morte 


CAR 

di  Pio  TV.  Assunto  al  ponlifìcato  s. 
Pio  V,  lo  restituì  al  suo  canonicato, 
e  ai  2  4  in«'^»'zo  del  i568,  creollo 
(arclinal  diacono  di  s.  Eusebio; 
quindi  passò  nell'  ordine  dei  preti 
col  titolo  dei  ss.  Giovanni  e  Pao- 
lo, la  qual  chiesa  egli  ornò  religio- 
samente di  marmi  e  pitture.  Pao- 
lo IV  avea  stabilito  di  promuover- 
lo al  Cardinalato.  Gregorio  XIII 
nell'anno  1 585  lo  fece  bibliotecario 
della  Vaticana,  cui  accrebbe  di  rari 
e  preziosi  codici;  ebbe  la  proteltoria 
dei  monaci  Olivetani,  tra'quali  rista- 
bilì la  regolar  disciplina,  e  promosse 
i  buoni  studi.  Perito  nelle  lingue 
greca  e  latina,  fu  nominato  prefetto 
della  congregazione  del  concilio,  e 
della  stabilità  da  Sisto  V  per  la 
correzione  della  Bibbia,  del  brevia- 
rio, e  del  messale  romano;  emen- 
dò da  parecchi  errori  la  edizion  dei 
settanta ,  opera  delta  da  Baronio 
divina .,  e  divinamente  ispirata ,  e 
pubbli  col  la  con  alcune  note,  coi 
concili  ecumenici  greci  e  latini;  tra- 
dusse dal  greco  in  latino  vari  libri 
dei  ss.  Padri  ;  e  scrisse  alcune  an- 
notazioni apologetiche  riguardo  la 
vita  di  Paolo  IV.  Sisto  V  inoltre  lo 
deputò  a  presiedere  alla  canonizzazio- 
ne, che  destinava  del  b.  Diego  del- 
l' Ordine  dei  minori.  Procurò  poi 
il  Caraffa,  che  le  ossa  di  s.  Gian- 
grisostomo  neglette  nella  basilica 
valicana,  venissero  collocate  in  luo- 
go più  onorevole.  Nella  scelta  dei 
domestici  era  guardingo,  e  li  voleva 
buoni  e  cristiani  ;  digiunava  rigoro- 
samente tre  volte  per  settimana; 
si  flagellava  duramente,  e  tre  volte 
si  tormentava  col  cilicio;  amantissi- 
mo dei  poveri  li  sovveniva  genero- 
ffamente.  Da  ultimo,  dopo  esser  inter- 
venuto ai  comizi  di  Gregorio  XIII, 
Sisto  V,  Urbano  VII,  e  Gregorio 
XIV,  assistito  da  s.  Andrea  Avellino, 


CAR  145 

placidamente  spirò  a  Roma  nel  ba- 
cio del  Signore  nel  1591,  di  cin- 
quantatre anni,  e  ventitre  di  Car- 
dinalato, pianto  da  tutti.  Fu  sepolto 
nella  chiesa  di  s.  Silvestro  nel  Qui- 
rinale, innanzi  l'aitar  maggiore.  Il 
nostro  porporato  viene  a  ragione 
commendato  dai  Cardinali  Osio,  Sa- 
doleto,  Valerio,  e  Baronio,  che  gli 
dedicò,  dopo  Sisto  V,  il  primo  to- 
mo de'  suoi  annali. 

CARAFFA  Decio,  Cardinale.  De- 
cio  Caraffa,  nobile  patrizio  di  Napo- 
li, nacque  nel  i556.  Fu  educato 
nelle  buone  disciphne  ed  ottimi  co- 
stumi da  Mario  Caraffa  arcivescovo 
di  Napolijche  lo  provvide  di  parec- 
chi beni  ecclesiastici,  ed  a  cui  succe- 
dette neir  arcivescovato  dopo  il  Car- 
dinal Gesualdo,  ovvero  dopo  il  Car- 
dinal Acquaviva,  come  si  dirà.  Dap- 
prima venne  annoverato  tra  i  pre- 
Iati  della  curia  romana,  e,  nel  1598, 
fu  eletto  da  Clemente  Vili,  a  cui 
era  accettissimo ,  collettore  aposto- 
lico in  Portogallo.  Fu  allora  che 
a  Roma  fu  salutato  arcivescovo 
di  Napoli,  e  quella  metropolita- 
na spedi  a  lui  due  canonici  come 
ambasciatori  a  congratularsene.  Se 
nonché  nel  giorno  stabilito  a  subirne 
r  esame,  ammalò,  e  morì  il  Ponte- 
fice Clemente  Vili;  per  cui  restata 
imperfetta  la  elezione,  Leone  XI,  pre- 
gato da  alcuni  Cardinali,  conferì 
quella  chiesa  all' Acquaviva  ;  e  Pao- 
lo V,  che  pochi  giorni  dopo  successe 
a  Leone  XI,  confermò  tale  elezione, 
e  consacrato  il  Caraffa  arcivescovo  di 
Damasco,  lo  spedì  nunzio  nelle  Fian- 
dre alla  corte  di  Alberto  arciduca  di 
Austria  ;  e  l'anno  seguente  a  quella  di 
Mndrid  a  Filippo  IH,  durante  la  qual 
nunziatura,  a  mezzo  di  quel  re,  fu 
creato  da  Paolo  V  Cardinal  prete 
assente  di  s.  Lorenzo  in  Paneperna 
ni    17  agosto   del    161  i.    In  seguito 


1^6  CAR 

dimesso  quel  titolo,  passò  a  quello  dei 
ss.  Giovanni  e  Paolo;  e  due  anni 
dopo  divenne  finalmente  arcivescovo 
di  Napoli,  alla  cui  chiesa  andò  dopo 
imanno.  In  questa  diocesi  ristabilì  la 
disciplina  ecclesiastica,  ed  il  buon  co- 
slume  del  popolo.  Di  più  attese  anche 
al  materiale  della  chiesa,  ed  impiegò 
seimila  scudi  per  1' abl)eUimento  del- 
la metropolitana,  della  sagrestia,  e 
del  battisterio;  fece  fare  il  coro  di  le- 
gno ornato  di  bellissimi  marmi,  e 
di  statue  a  mezzo  busto,  degli  otto 
santi,  che  allora  proteggevano  Na- 
poli, e  vi  spese  quattroniila  sette- 
cento ducati:  quattordicimila  ne  im- 
piegò pel  soffitto  eccellentemente  la- 
vorato  e  dipinto;  seimila  ne  donò 
alla  sacrestia  perchè  dopo  la  sua 
morte  si  provvedesse  di  sagre  vesti 
e  suppellettili  ;  fece  costruire  un  or- 
gano rimpetto  all'antico;  accrebbe 
1  arcivescovato  di  nuovi  edifici,  tra 
i  quali  di  una  beUissima  galleria; 
ne  ampliò  la  sala,  fece  pignere  la 
storia  di  s.  Pietro  nel  risanare,  ed 
istituire  in  primo  vescovo  di  Napoli 
s.  Aspreno,  e  fondò  poco  lungi  da 
Napoli  a  Fonseca  una  chiesa  ad  o- 
nore  della  ss.  Annunziata  cui  dotò 
a  sufficienza.  Ne'  tredici  anni,  in  cui 
resse  la  sua  chiesa ,  non  1'  abban- 
donò mai,  tranne  nel  tempo  dei  due 
conclavi  di  Gregorio  XV,  ed  Urba- 
no Vili,  ai  quali  intervenne.  Da  ul- 
timo amato  e  stimato  da  tutti  per 
le  sue  rare  virtù,  nel  1626  mori 
in  Napoli  di  settant'anni,  dopo  quin- 
dici di  Cardinalato,  e  fu  riposto  nel- 
la tomba,  che  nel  coro  della  sua 
chiesa  aveasi  preparata. 

CARAFFA  Pierluigi,  Cardinale. 
Pierluigi  Caraffa  derivò  da  una 
delle  più  cospicue  famiglie  napole- 
tane nel  i58i.  Divotissimo  alla  ss. 
Vergine,  ogni  sera  a  nude  ginocchia 
ne  recitava  il  rosario,  e  dappoi  afìlig- 


CAR 
geva  la  propria  carne  con  ogni  ma- 
niera di  flagelli.  Pervenuto  a  Roma, 
Paolo  V,  nel  i6i4,  lo  elesse  a  vi- 
celegato di  Ferrara;  poi  Gregorio 
XV  lo  fece  governatore  di  Fermo; 
quindi,  nel  16^4,  Urbano  Vili  lo 
promosse  alla  chiesa  di  Tri  carico,  e 
a  nunzio  di  Colonia,  ove  condusse 
bene  i  difficilissimi  impegni  assunti, 
mantenne  la  ecclesiastica  immunità, 
specialmente  nelle  appellazioni,  che 
dai  tribunali  si  facevano  dei  vescovi 
alla  camera  di  Spira.  Visitò  la  dio- 
cesi di  Liegi;  riformò  il  monistero 
di  Fulda,  ritornandolo  a  buona  di- 
sciplina; poi  ridusse  alla  fede  catto- 
lica il  duca  di  Buglione,  prode  ca- 
pitano, eretico  calvinista ,  che  a 
Liegi  nel  collegio  dei  gesuiti,  alla 
presenza  del  nunzio,  solennemente 
abiurò  agli  errori  dell'empia  setta. 
Inoltre  si  adoperava  con  ogni  studio 
perchè  alla  vedovata  chiesa  di  Ma- 
gonza  venisse  dato  un  pastore  che 
soddisfacesse  ai  voti  del  Pontefice 
Uibano  Vili,  perlochè  questi  profuse 
tali  elogi  al  Caraffa,  che  parecchi  dei 
porporati  teneano  di  certo,  che  nella 
prossima  promozione  lo  avrebbe 
ascritto  al  sagro  Collegio .  Poi  ìì 
Papa  desti  noli  o  visitatore  delia  Ger- 
mania bassa  ed  alta,  con  illimitato 
potere,  ma  per  le  guerre  di  allora 
non  si  potè  effettuare  la  visita,  e 
dopo  undici  anni  di  una  nunziatura 
la  più  laboriosa,  chiese  di  andare 
alla  sua  chiesa,  cui  sommamente 
beneficò,  ristaurandola  quasi  dalle 
fondamenta.  Arricchì  di  nobilissimi 
apparati  la  sagrestia;  fondò  un  se- 
minario; l'istaurò  ed  ampliò  il  pa- 
lazzo vescovile;  edificò  una  dilette- 
vole villa  ricca  di  fontane  a  comodo 
dei  vescovi ,  ne  comperò  un'  altra 
da  uniisi  alla  mensa  episcopale;  do- 
nò al  capitolo  duemila  scudi  ad  ac- 
ci esecrile  le  distribuzioni  quotidiane, 


CAR 
e  dicesi  che  spendesse  a  bene  di 
quella  cattedrale  cinquantamila  du- 
cati. Non  mancò  anche  nel  resto  di 
farla  da  buon  pastore,  migliorando 
il  suo  clero  non  meno  che  il  popo- 
lo ,  e  ricusò  le  chiese  arcivescovili  di 
Capua  e  di  Urbino,  offeritegli  dal 
Pontefice.  Dice  Gualdo,  nel  suo  li- 
bro, Scena  dUiomini  illustri  _,  che 
sebbene  semplice  vescovo  ed  assente, 
ebbe  voti  al  sommo  Pontificato. 
Quand'era  a  Roma  per  visitare  i 
sagri  liminiy  nel  congedarsi  dai  Car- 
dinali, il  Cardinal  Panfili,  poi  Pon- 
tefice, significò  al  Caraffa  il  suo 
dispiacere,  perchè  non  venisse  rico- 
nosciuto il  suo  merito;  ma  divenu- 
to egli  Pontefice  col  nome  d'  Inno- 
cenzo X,  dopo  la  promozione  del 
nipote,  tosto,  applaudendovi  tutta 
r  Europa  ,  creò  il  Caraffa  Cardinal 
prete  di  s.  Martino,  ai  6  marzo  i645>; 
dappoi  nel  i65i,  lo  nominò  legato 
a  Bologna,  ove  poco  rimase,  e  ne 
parti  per  indisposizione  di  salute. 
A  Roma  ottenne  la  prefettura  del 
concilio,  e  fu  ascritto  a  parecchie 
congiegazioni ,  ove  facea  ammirare 
le  rare  doli,  che  lo  fregiavano. 
Dopo  aver  usati  buoni  uffizi  al  Pon- 
tefice, a  vari  principi,  ed  a  chiun- 
que poteva,  dopo  avere  istituito  una 
prelatura  col  fondo  di  sessanta  mila 
scudi  pei  discendenti  della  famiglia 
Caraffa,  nel  conclave  di  Papa  Ales- 
sandro VII  ;  terminò  la  sua  car- 
riera mortale,  nel  i655,  di  settan- 
taquattro anni,  e  dieci  di  Cardina- 
lato ,  e  fu  sepolto  al  destro  lato 
della  porta  maggiore  nella  chiesa 
del  Gesù,  con  onorevole  epitaffio. 
La  storia  della  nunziatura  di  lui 
si  pubblicò  a  Liegi  nell'anno  i634. 
Era  egli  tale,  che  quando  Innocenzo 
lo  promosse  alla  sacra  poipora,  disse 
all'ambasciatore  di  Francia:  *»  è  di 
"   tanto  merito  il  Caraffa,  che  ci  sa- 


GAR  247 

>f  remmo  svergognati  di  non  crearlo 
M  Cardinale."  Egualmente  la  pensa- 
vano di  lui  tutti  i  principi  d'Europa 
cattolici  ed  accattolici;  e  Gustavo 
Adolfo  re  di  Svezia  diceva ,  che 
avrebbe  ben  volentieri  riposte  nelle 
sue  mani,  come  arbitro,  le  differen- 
ze tra  la  propria  corona  e  1*  impe- 
ratore. Da  ultimo  i  suoi  costumi 
incorrotti  fecero  che  parecchi  pro- 
testanti odiassero  meno  la  vera  reli- 
gione, poiché  lo  chiamavano  il  Santo, 
V Angelo.  Serviva  di  frequente  negli 
spedali;  frequentava  le  congregazio- 
ni pubbliche  e  private;  digiunava 
due  volte  per  settimana,  e  le  vigilie 
della  Madonna  in  pane  ed  acqua; 
vestiva  sempre  di  lana;  esortava  i 
suoi  compagni  a  non  perder  l' inte- 
rezza dei  costumi  fin  da  giovanetti, 
il  perchè  lo  diceano  il  santo,  il 
Cardinal  in  erbaj  era  piacevole, 
amabile,  ma  dignitoso  a  tale,  da 
imprimere  in  tutti  somma  venera- 
zione di  sua  persona. 

CARAFFA  Carlo  Cardinale.  Car- 
lo Caralfa  napoletano  dei  principi 
della  Rocella,  fratello  a  Gregorio  Ca- 
raffa gran  maestro  di  Malta,  e  pro- 
nipote a  Paolo  V,  nacque  a  Roma 
nel  161 1.  Urbano  Vili,  nel  1639, 
lo  ascrisse  ai  protonotari  apostolici, 
lo  elesse  vice-legato  di  Ferrara  e 
Bologna,  in  vece  del  Cardinal  Anto- 
nio Barberini,  ove  potè  far  brillare 
le  doti  egregie  delle  quali  era  foi- 
nito;  lo  promosse  quindi  nel  i644 
al  vescovato  di  Aversa  in  luogo  del- 
lo zio  Callo  Caraffa,  e  nei  trambu- 
sti di  Napoli  avvenuti  nel  1647,  man- 
tenne sempre  Aversa  alla  devozione 
della  corona.  Innocenzo  X,  nel  i653, 
lo  deputò  nunzio  agli  svizzeri  ;  ed  A- 
lessandro  VII,  nel  1664,  a' veneziani, 
nella  qual  circostanza  il  Pontefice 
ottenne  dal  senato,  che  venissero  ri- 
chiuinuli  i   gesuiti  nel  doiniuiu  vcut> 


a48  CAR 

to  a  mezzo  del  Caraffa.  Per  la  qiial 
cosa  tutti  lo  attendevano  Cardinale, 
ma  in  quella  vece  passò  alla  nunzia- 
tura di  Vienna,  ove  incontrati  pa- 
recchi difficili  affari,  ne  riuscì  feli- 
cemenle.  11  perchè  Alessandro  VII 
rimunerò  il  distinto  merito  di  lui , 
promovendolo  al  Cardinalato  col  ti- 
tolo presbiterale  di  s.  Susanna  ai  i4 
gennaio  del  1 664-  Quindi,  nel  1 665, 
ebbe  la  legazione  di  Bologna^  cui  tenne 
per  sei  anni  con  somma  ed  univer- 
sale soddisfazione.  Sarebbe  poi  stato 
dal  Pontefice  promosso  all'  arcivesco- 
vato di  Napoli;  ma  atterrito  dall'e- 
norme peso  di  quella  chiesa,  ricusò 
l'onore,  che  gli  si  offeriva.  Final- 
mente, dopo  essere  intervenuto  ai  con- 
clavi dei  due  Clementi  IX  e  X,  ed 
a  quello  d' Innocenzo  XI,  rassegna- 
ta con  pensione  la  sua  chiesa  a  d. 
Scipione  suo  fratello,  quasi  all'  im- 
provviso morì  a  Roma  nel  i68o, 
di  sessantanove  anni ,  e  quattordi- 
ci di  Cardinalato,  e  fu  sepolto  nella 
chiesa  del  Gesù  senza  pompa  fu- 
nebre. 

CARAFFA  Fortunato,  Cardinale. 
Fortunato  Caraffa  nacque  a  Napoli 
nel  i63i,  da  cospicua  prosapia.  Eb- 
be per  fratello  il  gran  maestro  del- 
l'ordine gerosolimitano  fi'.  Gregorio 
Caraffa.  Per  le  preclari  sue  doti, 
divenne  vicario  generale  dello  zio 
Simeone  Caraffa  arcivescovo  di  Mes- 
sina, nel  qual  ufficio  si  regolò  con 
matura  prudenza,  e  con  grande  at- 
taccamento a  Carlo  II  re  di  Spa- 
gna. Mentre  il  ramo  dei  Caraffa 
della  Roccella  andava  ad  estinguer- 
si con  una  don/ella,  il  padre  di  lei 
Carlo  principe  di  Butera  determinò 
di  unirla  in  matrimonio  al  nostro 
Fortunato.  Recatosi  questi  a  Roma 
come  ambasciatore  straordinario  del 
regno  di  Napoli,  per  presentare  al 
l'en.  Innocenzo  XI  il    tributo    della 


CAR 
Ghinea,  lo  suppHcò  per  la  dispensa 
di  sposare  detta  giovine,  che  gli  era 
nipote.  Il  Papa  negò  tal  grazia,  per- 
chè la  donzella  1'  aveva  supplicato 
per  lettera  a  non  concederla,  per 
avere  il  Caraffa  più  di  cinquant'anni. 
Considerando  poi  Innocenzo  XI  che 
ottime  erano  le  doti  dell'ambascia- 
tore, e  che  apparteneva  all'  ordine 
chiericale,  per  compensarlo  della 
dispiacente  negativa,  all'improvviso, 
e  ad  istanza  del  re  di  Spagna , 
creollo  Cardinale  prete  de' ss.  Gio.  e 
Paolo  ai  2  settembre  del  1 686 ,  e 
neir  anno  seguente  lo  promosse  al 
vescovato  di  A  versa ,  ove  seppe  ri- 
splendere  come  lucerna  sul  candel- 
liere  per  l'esercizio  delle  migliori 
virtù,  segnatamente  per  lo  zelo  della 
religione ,  e  la  compassione  verso 
dei  poveri,  come  afferma  lo  stesso 
Innocenzo  XI ,  in  un  breve  inviato  al 
suddetto  principe  della  Rocella  e  Bu- 
tera, ove  dice:  «  Le  virtù  del  novello 
>y  Cardinale  sono  tante  e  così  emi- 
»  nenti,  che  proviamo  sommo  pia- 
n  cere  di  averle  esposte  alla  pubblica 
>»  luce,  perchè  altri  le  imitino."  In- 
nocenzo XII  gli  affidò  la  legazione 
della  Romagna ,  cui  rinunziò  dopo 
un  anno,  poiché  impedito  da  ma- 
lattia, per  qualche  tempo  esercitolla 
assente.  Intervenne  ai  conclavi  di 
Alessandro  Vili  e  d' Innocenzo  XII, 
e  morì  in  Napoli  di  morte  repen- 
tina, nel  1697,  di  sessantasei  anni, 
ed  undici  di  Cardinalato.  Fu  sepol- 
to nella  cattedrale  di  Aversa  con 
elogio  magnifico. 

CARAFFA  PiERLUiGT,  Cardinale. 
Pierluigi  Caraffa  nacque  a  Napoli  nel 
1676,  da  nobilissima  (amiglia.  Perve- 
nuto a  Roma  nel  febbraio  del  1699, 
divenne  camerier  segreto  d'Innocenzo 
XII,  di  cui  era  affine;  poi  da  Clemen- 
te XI  ebbe  la  vice-legazione  di  Urbi- 
no, cui  per  tre  anni  in  assenza  del 


CAR 
presidente,  governò  da  se.  Nel  1704, 
fii  destinato  al  governo  di  parecchie 
città;  nel  1708  divenne  chierico  di 
camera,  e  maggiordomo  del  Cardinale 
Renato  Imperiali,  quando  quel  por- 
porato andava  legato  a  latere  a  Mi- 
lano a  Carlo  VI,  che  ritornava  dal- 
la Spagna.  Fu  nunzio  alia  corte  di 
Toscana  nel  1 7  i  3  ;  segretario  della 
congregazion  di  Propaganda  nel  1717, 
e  di  quella  dei  vescovi  e  regolari 
nel  1724:  quindi  Benedetto  XIII, 
ai  20  settembre  del  1728,  Io  creò 
Cardinale  prete  di  s.  Lorenzo  in  Pane- 
perna,  da  cui  passò  al  vescovato  di 
Albano,  ove  introdusse  le  maestre 
pie,  le  quali  forni  di  comoda  abitazio- 
ne colla  spesa  di  tremila  scudi.  Di 
poi  sotto  Benedetto  XIV,  nel  l'j^i^ 
ebbe  il  vescovato  di  Ostia  e  Velie- 
tri,  nel  quale  si  mostrò  magnifico  e 
generoso  coi  poveri,  e  coi  luoghi  pii  ; 
per  cui  il  pubblico  di  Velletri  gli 
eresse  nel  palazzo  della  ragione  un 
elogio  assai  magnifico.  Contribuì  al- 
l'elezione  di  Clemente  XI!,  che  nel 
1789  gli  diede  la  protettola  del- 
l'Ordine  camaldolese;  e  dopo  essere 
intervenuto  all'  elezione  di  Benedet- 
to XIV,  morì  santamente,  come  vis- 
se, a  Roma,  decano  del  sagro  Colle- 
gio, nel  1755,  di  settantanove  anni,  e 
ventisette  di  Cardinalato;  e  fi.i  sepol- 
to nella  magnifica  chiesa  di  s.  An- 
drea delle  Fratte,  ove  gli  fu  eretto 
un  nobile  avello. 

CARAFFA  DI  Traietto  France- 
sco, Cardinale.  Francesco  Caraffa 
della  nobilissima  famiglia  dei  duchi 
di  Traietto,  nacque  a  Napoli  a'  29 
aprile  1722.  Giimto  all'età  d'anni 
ventidue,  si  recò  a  Roma,  ove  pii- 
mieramente  fu  da  Benedetto  XIV 
annoverato  tra  i  suoi  camerieri  se- 
greti, quindi  venne  aggregato  fra  i 
protonotari  apostolici  del  numero 
de*  partecipanti,  S accessi yamente  di- 


CAR  249 

venne  vice  legato  a  Ferrara  per  cin- 
que anni ,  ponente  della  sagra  con- 
sulta ,  nunzio  apostolico  di  Venezia, 
segretario  della  sagra  congregazio- 
ne de'  vescovi  e  regolari ,  finché 
il  Pontefice  Clemente  XIV,  a'  19 
aprile  dell'  anno  1778  ,  lo  creò 
Cardinale  prete  del  titolo  di  s.  Cle- 
mente, donde  passò  come  primo  del 
l'ordine  presbiterale ,  alla  chiesa  di 
s.  Lorenzo  in  Lucina.  Gli  furono 
assegnate  varie  congregazioni ,  e  fu 
prelètto  di  quella  de'  vescovi  e  re- 
golari. Pio  VI  lo  inviò  in  quali- 
tà di  legato  apostolico  a  Ferra- 
ra,  ove  lungamente  restò  la  me- 
moria del  buon  governo  di  lui  per 
le  grandi  cose  operatevi  ad  utiHtà 
pubblica.  Ritornato  in  Roma,  nel 
1786,  si  adoperò  sempre  ne' mag- 
giori affari  della  santa  Sede,  e  sof- 
frì molto  nelle  due  invasioni  fran- 
cesi. Pio  VII  nominollo  visitatore  a- 
postolico  dell'arcispedale  di  s.  Spi- 
rito in  Sassia,  quindi  gli  conferì  la 
cospicua  carica  di  vice-cancelliere,  e 
som  mista  di  s.  Chiesa,  e  perciò  di- 
venne commendatario  della  basilica 
di  s  Lorenzo  in  Damaso.  Finalmente, 
encomiato  per  le  virtù  che  l'adornava- 
no, a'  20  settembre  i  8 1 8,  cessò  di  vi- 
vere nella  grave  età  di  circa  novan- 
tasette anni,  essendo  il  più  antico 
Cardinale.  Conservò  fino  agli  estre- 
mi della  vita  l'  uso  di  tutti  i  senti- 
menti, ed  una  sanità  perfetta  in  tut- 
to il  corpo.  Le  sue  esequie  vennero 
celebrate  in  s.  Maria  in  Vallicella,  o- 
ve  fu  tumulato  temporaneamente, 
per  poi  trasferirsi  alla  menzionata 
basilica. 

CARAFFA  Marino,  Cardinale.!), 
Marino  Caraffa  principe  di  Belvede- 
re nacque  a  Napoli  a'  29  gennaio 
1764,  e  recatosi  in  Roma,  fece  i 
suoi  studi  e  ricevette  la  sua  educa- 
zione nel  collegio  Nazareno.  Caduto 


2^0                   CAR  CAR 
ammalato  mentre  i    convittori    suoi  CARAMITA.  Città  vescovile  della 
compagni  villeggi£^vano    nell'ottobre  diocesi  di  Armenia  maggiore,  dipen- 
jn    Albano,    il    Pontefice    Clemente  dente  dal  primo  cattolico  di  Escmia- 
XIV,  che  dimorava  in  Castel  Gan-  sin,     arcivescovato    con    due    chiese 
dolfo,  ordinò  al  suo  medico  monsi-  suffiaganee.  Si  sa,  che  il  suo  vescovo 
gnor  Adinolfì,  che  in  uno  al  dotto-  Serapione   successe  al  cattolico  Mei- 
re    del    collegio  prendesse    cura    di  chisedecco    I,    che    aveva    abdicato. 
Jui.     Dopo     una     lodevole    carriera  Caramita    non    sembra    diversa    da 
prelatizia.     Pio     VII     lo    fece    suo  Caramit,  o  Amido  (Fedi)  di    Me- 
maestio  di  camera,  poi   maggiordo-  sopotamia.    Caramit   è   sulle  sponde 
iTio,     prefetto    de' sagri    palazzi  apo-  del  Tigri,   ed  é  lo  stesso  che  Diar- 
stolici,  quindi j  nel  concistoro  del  2  3  bekir,    e    dove    precisamente    il   pa- 
febbraio     1801,    lo    creò    Cardinale  triarca    caldeo    Simeone    recatosi    a 
dell'  ordine  de'  diaconi,  e  poi  gli  con-  Roma,  sotto  Giulio  III,  pose  la  sua 
feri  la  chiesa  titolare  di  s.  Nicola  in  sede.    Tir  essa  i  successori  di  lui  ri- 
carcere Tulliano.   Ma    trovandosi    il  siedettero  sino  al    i58i,  in  cui   pas- 
ramo  della  sua  nobilissima  famiglia  sarono  nel  Curdistan.   Tornati  dipoi, 
senza  successione,  implorò  dal  men-  nel    1681,  in  Diarbekir,  finalmente, 
zionato    Pontefice    di    rinunziare    il  nel  1827,  i  due  patriarcati  di   Diar- 
cjppello  Cardinalizio.  Nel  concistoro  bekir    e    Mossul,    furono    riuniti  in 
de' 24  agosto    1807,  dopo  la  preco-  quest'ultimo  luogo,  cioè  in  Bagdad, 
iiizzazione    di   vari    vescovi,  aperta-  CAR  ANDINI  Filippo,   Cardinale. 
si  r  aula  concistoiiale,   da  alcuni  pre-  Filippo  Caraudini,  di  nobile  famiglia 
lati   nelle  consuete  forme  fu  fatta  la  modenese ,    nacque    in  Pesaro  a'   6 
istanza  a  nome  del  Cardinal    Mari^  settembre    1729,    nella  qual  città  si 
110  Caraffa  di  Belvedere.  Pio  VII  ri-  trovavano  i  genitori  di  lui,  marche- 
(jliiese  il  parere  del  sagro  Collegio,  se  Gianlodovico,  e  contessa  Osanna. 
e  nel  condiscendere  alla    domanda ,  Ebbe  la  sua  prima    educazione    nel 
creò  in  di  lui  luogo  altro  Caldina-  collegio,  ove  diede  prove    di  talen- 
]e  diacono,  che  per  altro  riservò  in  to;  ma  rimasto  vedovo   il  genitore, 
petto  .  Quindi  rimanendo  il  principe  e  recatosi  in  Roma,  si  pose  in  pre- 
d.   Marino  libero  del  proprio  stato,  latura ,    e    copri     diversi     impieghi. 
$i  congiunse  in  matrimonio  con    d.  Chiamò    il    figlio    a    Roma  affinchè 
Anna     M.    Caetani     dell'Aquila     di  completasse  i  suoi  studi ,  locchè  fece 
Aragona ,    de'  duchi    di    Laur^nzar  con  buon  volere,   e  si  distinse    spe- 
na, per    conservare  in  Napoli  il  ra^  cialmente  nel  diritto  canonico   e  ci- 
mo della    sua    antica    e    rispettabile  vile.  Non  andò  guari,  che  dal   duca 
famiglia.  di  Modena  Francesco  III  meritò  di 
CABALI  A,    o  CARALLIA.  Città  essere  nominato   ministx'o   presso  la 
vescovile  della  prima  Pamfilia,  nel-  santa  Sede,  donde  quel  duca  lo  pro- 
l'esarcato  d'Asia,  eretta   nel  quinto  mosse    a    consigliere   di    stato,    nel 
.secolo,    e    sottoposta  alla    metropoli  tempo  in  cui   Pio  VI  lo  dichiarava 
di  Sida,  che,  secondo  Stefano  di  Bi-  prelato  domestico,    conferendogli  la 
Sanzio,  appartiene  alla  Lidia.  Se  ne  carica  di   luogotenente  del  vicariato, 
fa   menzione    negli    atti    del  concilio  per  cui  il  suo  sovrano    gli    permise 
di  Efeso,  e  si  conoscono  tre  vescovi,  rimanere  in  Roma.  In  progresso  di- 
che vi  ebbero  sede.  venne  vicegerente,  e  poi  luogotenente; 


CAR 
cìoll'A.  C,  ove  si  fece  grande  ono- 
re per  la  sua  scienza  legale ,  e  per 
aver  potuto  in  tre  anni  discutere 
più  di  settemila  cause,  onde  lo  stes- 
so IMo  VI  volle  premiarlo  col  cospi- 
cuo posto  di  segretario  della  coi^- 
gregaziono  Cardinalizia  del  concilio, 
e  passati  appena  diciolto  mesi,  a'  29 
gennaio  1787,  lo  promosse  alla  di- 
gnità Cardinalizia,  conferendogli  poi 
il  titolo  diaconale  di  s.  Eustacliio , 
e  la  ragguardevole  prefettura  della 
congregazione  del  Buongoverno.  Ta- 
le e  tanta  fu  l'attività,  e  la  dili? 
genza,  con  cui  esercitò  questo  uffi- 
zio, che  nei  primi  dieci  anni  della 
carica,  la  rendita  delie  comuni  dello 
stato  Pontificio  si  aumentò  di  cento 
ventimila  scudi.  Nelle  vicende  del 
J798,  non  andò  esente  dalle  con- 
seguenze della  straniera  invasione , 
e  della  prigionia  di  Pio  VI.  li  suc- 
cessore Pio  VII ,  dalla  menziona- 
la prefettura  lo  trasfen  a  quel- 
la del  concilio,  di  cui  era  stato,  co- 
me dicemmo,  segretario,  e  lo  pre- 
pose a  visitatore  perpetuo  degli  uf- 
fici de'  tribunali.  Appartenne  ezian- 
dio alle  congregazioni  del  s.  offizio, 
dell'esame  de'  vescovi,  della  laure- 
tana,  delle  acque,  e  di  quella  eco- 
nomica, e  fu  protettore  della  città 
di  Pesaro,  e  del  conservatorio  del 
Carmine  alle  falde  del  Gianicolo. 
Occupata  Roma  nnovamente  dai 
fi'ancesi,  insieme  allo  stato  ecclesia- 
stico, deportato  altrove  Pio  VII,  il 
nostro  Cardinale  dovette  partire  da 
Roma  a'  16  giugno  1809,  per  tras- 
ferirsi nel  regno  italico,  sotto  pena 
della  confisca  de'  l)eni.  Si  trattenne 
però  a  Tolentino ,  lusingandosi  di 
poter  ritornare  in  Roma,  ciocche  es- 
sendogli stato  impedito,  si  recò  in 
Modena  in  seno  alla  propria  fami- 
glia, a'  9  luglio  1810.  Ivi  poco  di- 
poi, per  ima  breve  malattia ,    cessò 


CAR  25 1 

di  vivei^  a'  28  t^gosto  1810,  ncl- 
r  età  d'anni  ottantaqno  meno  otto 
giorni,  e  ventiquattro  di  Cardinala- 
to. Furongli  fatte  solenni  esequie 
nella  cattedrale  dal  vescovo  di  Mo- 
dena, ed  ivi  fu  sepolto  fuori  del- 
l' altare  di  s.  Geminiano  in  conni 
epìstolaej  come  rilevasi  dalla  lapide 
posta  sul  cadavere,  per  andave  al- 
l' altare  del  ss.  Sacramento  ,  lapide 
che  celebra  le  pregevoli ,  e  distinte 
doti  di  SI   degno  porporato. 

CARATTERE  (Characler).  Se- 
gno spirituale  indelebile  impresso  da 
Dio  neir  anima  d'  un  cristiano  per 
mezzo  di  ajcuni  sacramenti,  cioè  del 
battesimo,  della  cresima,  e  dell'ordine 
(Fedi),  per  cui  non  possono  essere 
conferiti  più  che  una  volta.  Questo 
segno  è  impresso  ad  ogni  persona  an- 
corché eretica,  qualora  nulla  sia  man- 
cato di  essenziale  nella  loro  ammi- 
nistrazione ,  nella  materia  e  iieila 
forma.  La  realtà  di  questo  caratte- 
re è  provata  dai  testi  del  dottore 
delle  genti  san  Paolo  interpretati 
dalla  continua  tradizione  dei  padri, 
e  dal  senso  e  dalla  pratica  della 
Chiesa,  e  si  comprova  ancora  dalla 
confessione  medesima  di  tutte  le 
antiche  sette  .  Dicono  alcuni  prote- 
stanti essere  il  carattere  un  ritro- 
vato del  Pontefice  Innocenzo  111. 
Ma  s' ingannano  a  partito,  poiché  il 
gian  dottore  s.  Agostino  ,  che  fiorì 
parecchi  secoli  prima  di  lui ,  il  co- 
nobbe, come  lo  conobbero  gli  altri 
antichi  padri  greci  e  latini ,  anzi 
r  intera  Chiesa,  la  quale  nei  concilii 
ecumenici  propone  non  una  fede 
nuova,  ma  quella  precisamente,  che 
sempre  ha    venerata  e  professata. 

CARBONARI.  vSettari,  ch'ebbero 
origine  nel  declinar  del  secolo  XV Ili, 
nelle  piìi  aspre  montagne  dell'Abruz- 
zo, nel  regno  di  Napoli.  Così  furo- 
no i^ppellali,  perchè  i^  detta  pioviu- 


25^  CAR 

eia  sì  fa  gran  quantità  di  carbone, 
e  perchè  molti  de'  primi  settari  eser- 
citavano quel  mestiere.  Si  conobbe 
a  principal  autore  di  tal  setta  certo 
Capobianco,  che  diede  riti,  e  pra- 
tiche somiglianti  a  quelle  de'  Fran- 
chi Muratori  (^Ferli),  e  particolari 
denominazioni .  Chiamate  sono  in 
questa  setta  baracche  le  loggie ,  e 
vendite  le  adunanze.  Conoscevansi 
scambievohnenle  i  carbonari  al  toc- 
carsi lamano ,  cioè  segnando  sulla 
palma  di  essa  col  pollice  ima  croce 
e  dicevano  di  voler  vendicare  l'agnel- 
lo ucciso  dal  lupo  ,  intendendo  per 
l'agnello  il  Pvedentore,  e  pel  lupo 
il  sovrano.  Questo  zelo,  che  affetta- 
vano per  la  cattolica  religione,  era 
posto  in  opera  per  guadagnare  piut- 
tosto la  bassa  gente,  come  in  parte 
sono  riusciti. 

Nel  1809  piantarono  questi  settari 
la  prima  vendita  in  Capua ,  e  se 
odiavano  dapprima  egualmente  il 
proprio  re,  che  i  repubblicani  francesi, 
propagatori  negli  ultimi  anni  del  de- 
corso secolo  della  democrazia,  in  pro- 
gresso peggiorarono  nei  divisamenti, 
ed  iniziavano  i  proseliti  nei  più  letali 
misteri  tendenti  alla  distruzione  del 
governo  monarchico.  Un  tal  fine  per 
altro  tenevano  occulto  alla  loro  clas- 
se inferiore,  e  non  lo  partecipavano 
se  non  à  quelli ,  che  aveano  dato 
chiare  prove  di  analoghe  disposizio- 
ni. Allora  venivano  ammessi  a  tutti 
i  segreti  della  società,  ed  obbligati 
al  silenzio  co'  piìi  terribili  giuramen- 
ti, sotto  pena  della  vita  dove  l'aves- 
sero menomamente  violato.  Trasfon- 
devano nei  loro  addetti  un  nuovo 
genere  di  fanatismo ,  sì  coli'  investi- 
tura de'  pugnali  e  sì  coU'infiammar- 
li  al  tocco  tragico  di  (juest'arma  mi- 
cidiale. La  classe  di  tali  settari,  che 
chiamavano  alla  vendita,  avea  il  di- 
ritto di  pronunziare  sentenza  di.mor- 


CAR 

te  contro  quelli,  che  avessero  tradi- 
to la  società  ,  e  1'  esecuzione  n'  era 
adìdata  ai  così  detti  buoni  cugini. 

Questa  società ,  meno  le  forme 
esterne  e  altre  particolarità,  avea  i  fini 
medesimi  delle  società  segrete  di  Fran- 
cia, le  quali  negli  ultimi  anni  del 
passato  secolo,  e  ne'  primi  del  cor- 
rente, posero  a  soqquadro  molli  re- 
gni e  nazioni.  I  carbonari,  che  per 
diversi  fini  erano  stati  accarezzati 
dagl'inglesi  allorché  presidiavano  la 
Sicilia ,  e  dal  re  Gioachino  Murat 
nella  sua  infelice  campagna  del  18 15, 
aveano  trovato  favorevoli  occasioni 
per  radicarsi  nel  regno  di  Napoli, 
propagarsi  nello  stato  Pontifìcio,  re- 
gnandovi Pio  VII ,  ed  ordirvi  una 
congiura,  nel  18 18,  in  Macerata,  pe- 
netrare nella  Lombardia,  e  collegar- 
si in  Piemonte  coli'  altra  società  se- 
greta denominata  Adelfia ,  che  ve- 
nuta d'  oltremonti  avea  fatto  nume- 
rosi settari,  principalmente  nelle  rea- 
li milizie.  Fu  allora,  che  scoppiata 
la  rivoluzione  in  Ispagna,  istigarono 
i  malcontenti,  i  quali  trovavansi  nelle 
truppe  del  re  delle  due  Sicilie  Ferdi- 
nando I,  e  fatta  causa  comune,  a'  !» 
luglio  1820,  si  mossero  contro  la 
capitale,  e  costrinsero  il  sovrano  a 
giurare  la  costituzione  delle  Cortes 
spagnuole.  In  Palermo  la  rivolta  per 
dieci  giorni  si  abbandonò  ai  saccheg- 
gi, ed  alla  carneficina.  Così  la  car- 
boneria apparecchiò  i  movimenti  del- 
l'Adelfia  nel  Piemonte,  i  quali,  scop- 
piati a' IO  marzo  1821,  ebbero  per 
conseguenza,  che  il  re  Vittorio  Emma- 
nuele  abdicasse  la  corona,  e  che  la 
giunta  rivoluzionaria  usurpando  il 
supremo  potere,  si  denominasse  Con- 
federazione italiana,  e  regno  d'Ita- 
lia, proclamando  egualmente  la  co- 
stituzione della  Spagna. 

Attaccato  per  siffatta  maniera  il 
fuoco  della  rivolta    nelle  due  estre- 


CAR 
m\ìl\  dell'Italia,  Benevento  soggiac- 
que ad  egual  sorte,  per  un  certo 
Seiiante,  che  volle  intitolarsi  orga- 
nizzatore {iella  Carboneria.  Un  egual 
moto  rivoluzionario  sottrasse  dal  soa- 
ve dominio  della  sede  apostolica  an- 
che Pontecorvo,  ed  un  movimento 
comparve  pure  in  Civitavecchia,  che 
per  altro  fu  felicemente  represso.  In 
tali  lagrime  voli  circostanze  i  carbo- 
nari innondarono  i  dominii  Ponti- 
fìcii di  proclami  in  nome  óeìVunio- 
nc  palriotica  per  lo  sialo  romano, 
chiamarono  sotto  le  insegne  loro  ai 
quattro  campi,  che  vennero  designa- 
ti presso  Pesaro,  Macerala,  Spoleto 
e  Prosinone,  e  facendo  i  settari  una 
irruzione,  occuparono  Ripalransone, 
alzando  ovunque  la  bandiera  trico- 
lore, proclamando  la  costituzione 
delle  Cortes ,  promettendo  mari  e 
monti,  e  dilapidando  invece  le  pub- 
bliche casse,  estorcendo  contribuzio- 
ni, e  liberando  i  detenuti  nelle  car- 
ceri. Accolti  nondimeno  dai  sudditi 
pontificii  con  disprezzo ,  fu  agevole 
al  vigile  prelato  delegato  d'  Ascoli , 
che  era  allora  l' attuale  uditore  di 
Rota  monsignor  Giuseppe  Antonio 
Zacchia,  respingerli  colle  milizie  del- 
la  Chiesa. 

Essendo  mira  de'  carbonari  Io 
spargere  anche  il  veleno  delle  sug- 
gestioni a  danno  della  religione  cat- 
tolica, sotto  r  ipocrite  zelo  di  essa, 
e  sotto  l'effimero  amore  per  la  feli- 
cità de'  popoli,  il  Pontefice  Pio  VII 
a  premunire  gì'  incauti ,  a'  1 3  set- 
tembre 1821,  emanò  la  bolla  di 
scomunica  contro  i  carbonari,  Ec- 
clesiani  a  Jesu  Chrislo  fundalam. 
Avverte  pertanto  in  questa  il  prov- 
vido ed  immortai  Pontefice ,  che 
»  fingono  i  carbonari  principalmen- 
»  te  una  singolare  osservanza,  e  cer- 
♦»  to  affettato  favore  per  la  cattolica 
>*  religione,  e  pei'  la  persona  e  dot- 


CAR  253 

trina  di  Gesù  Cristo  Salvator  no- 
stro, che  empiamente    osano  tal- 
volta chiamare  rettore  e  maestro 
grande  della  loro  società  ....  ma 
che  dai  documenti  autentici  1  ile- 
vasi,  che    i  carbonari    particolar- 
mente a  dar  piena  licenza  a  cia- 
scuno di  formarsi  col  proprio  in- 
gegno, e  colle  sue  particolari  opi- 
nioni una    religione    da    seguire , 
introducono    l' indifferentismo     in 
religione,  di  cui  non  può  imma- 
ginarsi cosa  più  fatale,  a  profana- 
re, e  corrompere  con  nefande  ce- 
rimonie la  passione  di  Gesù  Cri- 
sto ,    a    disprezzare    i    sacramenti 
della    Chiesa    (  a'  quali  mostrano 
di   sostituirne    colla  massima  scel- 
leratezza   altri    inventati  da  se)  e 
i  ministri  stessi  della  religione  cat- 
tolica, e  a  rovesciare  la  sede  apo- 
stolica ,    contro  la  quale ,  giacche 
in  essa    sta  sempre    il   principato 
della  cattedra  apostolica,  serbano 
un  parziale  odio,  e  meditano  di- 
segni   avvelenati    e    perniciosi  " . 
Espone  quivi  che   egualmente  noci- 
vi  sono  a'  costumi  i  precetti  di  que- 
sta setta  »  che   impudentemente  fa- 
«   vorisce    le    voluttà    più  sfrenate , 
>»   insegna  essere  lecito  uccidere  quei 
»   che  non  avessero  osservato  il  giu- 
i>   ramento  del  segreto  ....  e  nelle 
»   sedizioni  eccitate,  spogliare  del  lo- 
*>   ro  potere  i  re ,  e  gli  altri  impe- 
M   ranti,  che  ingiuriosamente,  e  spes- 
ai  so    osa    chiamare    tiranni  ".    Fi- 
nalmente   Pio    VII,    esposte    nella 
bolla    le    funeste    dottrine    dei    car- 
bonari ,    richiamò    alla    memoria  le 
censure    ecclesiastiche    fulminate  dai 
Pontefici  predecessori  contro  i  Fran- 
chi Muratori,  comandò  che  i  fedeli 
debbano  astenersi  da  tale  società  sot- 
»   to  pena  di  scomunica,  che  da  tut- 
>»   ti  i  contravventori  s' incoi  rerebbc 
»  sul  latto,    e  senza  alcuna  dichia- 


i^  CAR 

»  razione,  e  dalla  quale  iiiuno  po- 
**  tra  venire  assoluto  se  non  dal 
«  romano  Pontefice,  meno  in  punto 
«  di  morte  '*.  Comandò  inoltre  sotto 
h  medesima  peha  di  scomunica  la 
denuncia  a'  vescovi,  o  ad  altri  cui 
spetti,  de'  colpevoli ,  condannò  pure 
tutti  i  libri,  e  i  catechismi  delle  set- 
te, ne  proibì  la  lettura ,  e  he  pre- 
scrisse la  consegna  agli  Ordinari,  o 
ad  altri,  cui  appartenga. 

Quindi  ovunque  i  rispettivi  so- 
vrani colle  armi  repressero  questi 
settari  sovvertitori  della  pubblica 
quietej  ed  essendo  successo  nel  1823 
a  Pio  VII  il  Papa  Leone  XII,  mo- 
strò il  più  grande  impegno  colitro 
di  loro.  F.  Vita  di  Pio  VII,  t.  IV 
di  Pistoiesi,  e  principalmente  Barruel, 
nella  Storia  del   Giacobinismo. 

CARBONEFftANCEsco,  Cardinale. 
Francesco  Carbone,  o  Carbonari©, 
patrizio  napoletano,  diede  il  suo  no- 
me ai  cistcrciensi,  e  giovanetto  an- 
cora era  pio  e  dotto.  Nel  1882,  Ur- 
bano VI  lo  promosse  a  vescovo  di 
Monopoli,  e  lo  avea  spedito  nunzio 
a  Napoli  al  re  Ladislao  contro  la 
regina  Giovanna ,  ove  si  contenne 
a  maniera  di  soddisfare  alla  s.  Sede. 
Il  perchè  lo  stesso  Urbano  lo  cieò 
Cardinal  prete  di  s.  Susanna,  nel  di- 
cembre del  i38r,  poi  vescovo  di 
Sa[)ina,  penitenziere  maggiore,  arci- 
prete della  basilica  lateranense,  pro- 
tettore dell'  Ordine  dei  minori,  e  del- 
le Clarisse,  cui  assoggettò  alla  cura 
dei  frati  minori,  munito  del  diplo- 
ma il  ministro  generale,  eh'  era  a 
Mantova  per  presieder  al  capitolo 
universale  dell'  Ordine.  Per  la  sua 
avvedutezza  e  destrezza  nel  condur- 
re a  buon  fine  difficilissimi  impegni, 
assai  caro  divenne  a  Bonifacio  IX, 
che  lo  spedi  legato  apostolico  in 
varie  provincie ,  perchè  scegliesse 
a  predicar  contro  l'eiesia  i  più   va- 


CAR 
lenti  predicatoli  ;  dappoi  lo  spedì  a 
tranquillare  la  rivoltosa  Fuliguo,  che 
perseguitava  non  solo  il  governatore 
perpetuo  della  Marca  Andrea  Toma- 
celli  y  ma  se  l'  avea  presa  anche  colla 
s.  Sede.  Fu  al  conclave  d' Innocenzo 
VII,  presso  al  quale  godeva  molto 
credito,  alle  legazioni  di  Spoleto,  Vi- 
terbo e  Perugia,  e  le  sostenne  con 
grande  onore  della  Chiesa  e  proprio; 
poi  quasi  d'improvviso  morì  a  R.o- 
ma  nel  i4o5,  compianto  da  tutti 
come  sostegno  della  Chiesa  Romana, 
ed  ebbe  tomba  nella  metropolitana 
di  Napoli,  con  elegante  iscrizione. 

CARBONE  Giovanni,  Cardinale. 
Giovanni  Carbone,  o  Carlone,  napo- 
letano, da  Panvinio  e  Ciacconio  viene 
annoverato  tra  i  porporati  di  Urbano 
VI,  cui  egli  promosse  nel  i384;  i 
quali  due  scrittori  a  crederlo  tale  si 
appoggiano  ad  alcuni  manoscritti 
rinvenuti  presso  il  Cardinale  Trivul- 
zio,  il  primo  a  raccoghere  materiali 
per  la  storia  dei  Cardinali,  e  le  cio- 
niche  di  Sicilia.  Credono  poi,  die  il 
nostro  Carbone  morisse  prima  di 
Urbano,  poiché  non  si  ritrova  il 
nome  di  lui  fra  gli  elettori  di  Bo- 
nifacio IX.  Contelorio  dice,  che  Gio- 
vanni Carbone  non  fu  mai  Cardinale, 
sibbene  padre  al  Cardinal  Francesco 
dello  stesso  nome. 

CARBONE  GuLiELMO,  Cardinale. 
Gulielmo  Carbone  di  Napoli,  fratello 
al  Cardinal  Francesco  dello  stesso 
nome,  divenne  arcidiacono  di  Aqui- 
leia,  e  protonotario  apostolico;  poi 
Bonifacio  IX,  nel  i395,  lo  pro- 
mosse al  vescovato  di  Chieti,  ove 
fece  palese  quello  spirito  di  pietà 
e  di  zelo,  che  lo  animava  al  bene 
della  sua  greggia,  e  al  sovvenimen- 
to  dei  poverelli.  Quindi,  nel  i4ii. 
Giovanni  XXIII  lo  creò  Cardinal 
prete  di  santa  Balbina,  e  nel  suo 
viaggio  per  Roma    venne   fatto  pri- 


CAR 

giono  da  Liìiidulfb  Colonna,  il  quale 
dopo  non  molto  tempo  lo  rimi- 
se in  liberta.  Gulielmo  ,  anziché 
riseiitii*sene  col  Pontellce,  lo  scu- 
sò, e  gli  ottenne  il  perdono,  ben- 
ché Ughellio  scriva,  che  il  Papa  sco- 
municò il  Colonna,  ne  lo  prosciolse 
dalle  censure  prima  ch'egli  accordasse 
ai  Carbone  la  libertà.  Morì  a  Na- 
poli, e  fu  sepolto  in  quella  metro- 
politana nella  cappella  della  propria 
famiglia  presso  il  Cardinal  suo  fra- 
tello. Benché  Ciacconio  e  Panvinio 
non  parlino  di  questo  Cardinale , 
nulladimeno  é  certissima  la  promo- 
zione di  lui,  dacché  in  un  suo  breve 
r  attesta  chiaramente  Martino  Papa 
V,  secondo  lo  dimostra  Ughellio, 
Italia  Sacra ^  tom.   VI,  pag.  749. 

CARBOxNEANO  (da)  Filippo.  F. 
Filippo  da  G arboneano. 

CARCABIA.  Sede  vescovile  della 
provincia  Bizacena  nell'  Africa  occi- 
dentale, sotto  la  metropoli  di  Adrii- 
melo,  o  Hadramituniy  eretta  nel  IV 
secolo.  Il  vescovo  di  Carcabia  Dona- 
ziano  fu  alla  conferenza  di  Carta- 
gine, e  l' altro  rinomato  vescovo 
\ittoriano  intervenne  al  concilio  di 
Cabarsusa,  e  poi  fu  deposto  in  quello 
di  Bagaja.  V.  S.  Aug.  lib.  Ili  can- 
tra   Creso. 

CARC ASSONA  (  Carcassonen.  ). 
Città  con  residenza  vescovile  nel  re- 
gno di  Francia,  nella  provincia  di 
Linguadoca ,  capoluogo  del  diparti- 
mento dell' Aude.  Carcasse  é  anti- 
ca città,  da  Plinio  anche  appellata 
P  olcariun  Tectosagum,  ponendola 
fra  quelle  della  provincia  Narbone- 
se ,  con  privilegio  del  diritto  latino 
di  governarsi  da  sé  medesima.  Essa 
è  vantaggiosamente  situata  sulle  ri- 
ve dell'  Aude,  che  la  divide  in  alta 
e  bassa.  Nella  prima  si  vede  alzata 
una  forte  citladella ,  costrutta  nel 
medio  evo,  e  vi  si  trova    la    caite- 


CAR  25;? 

drale,  mentre  la  bassa  presenta  un 
regolare  quadrato ,  e  viene  da  vie 
rettilinee ,  e  da  regolari  edifìzi  ab- 
bellita. 11  nuovo  canale  vi  forma  un 
comodissimo  bacino,  e  la  comuni* 
cazione  col  gran  canale  di  Lingua- 
doca riesce  assai  utile.  I  primi  abi- 
tatori di  Carcassona  furono  i  volsci 
tectosagi,  e  sebbene  la  sua  origine 
non  si  conosca,  a'  tempi  di  Giulio 
Cesare  era  già  importante.  L' impe- 
ratore Onorio  la  donò,  in  uno  a 
tutta  la  Gallia  Narbonese,  a'  visigo- 
ti, i  quali  nell'anno  44^  fortifica- 
rono la  città,  e  fabbricarono  le  tor- 
ri, che  tuttora  fiancheggiano  le  vec- 
chie mura,  riguardate  come  prege- 
voli monumenti  delie  antiche  forti- 
ficazioni. I  saraceni  venuti  dalla  Spa- 
gna, nel  724,  la  tolsero  ai  visigoti, 
che  vi  avevano  ti  asportato  i  loro  te- 
sori, e  il  bottino  di  Roma  come  luogo 
di  sicurezza  ,  ma  però  la  conserva- 
rono sino  al  759,  epoca  in  cui  Pi- 
pino //  Pìccolo  sottomise  tutta  la 
Settimania,  o  Gozia,  e  la  riunì  alla 
corona  di  Francia,  e  l'eresse  in  con- 
tea. Nel  tempo  delle  crociate  contro 
gli  albigesi  vi  fu  stabilita  la  sagra 
inquisizione  ;  e  durante  le  guerre  di 
quegli  eretici  fu  presa,  ripresa  e  ro- 
vinata. Agli  albigesi,  nel  1226,  la 
tolse  Luigi  Vili,  e  finalmente  il  suo 
antico  conte  Raimondo  di  Trinca- 
velo,  nel  r  247,  la  cedette  a  s.  Lui- 
gi IX,  insieme  a  qualunque  diritto 
sulla  contea  di  Carcassona.  Questa 
città  si  rese  rinomata  per  le  sue 
fabbriche  di  ottimo  panno,  che  prin- 
cipalmente invia  in  America,  e  pegli 
scali  del  Levante. 

La  sede  vescovile  di  Carcassona  fu 
eretta,  secondo  Com  man  ville,  l'anno 
3'.>,o,  e  secondo  il  Manuel  des  dates, 
nel  5o7,  divenendo  prima  sulfraga- 
nea  di  Nurbona,  poi  di  Tolosa,  come  lo 
è  presela  temente.  La  chiesa  cattedrale, 


^56  CAR 

monumento  gotico    del   secolo    XI , 
adorna  di  belli  vetri  colorati,  è  de- 
dicata in    onore    dei    ss.    Nazaro    e 
Celso  martiri.    Il    capitolo    seguì  la 
regola  di  s.  Agostino,  e  visse  in  co- 
mune fino  al  Pontificato    di    Euge- 
nio IV,  il  quale  lo   secolarizzò    per 
le  istanze  del  vescovo  di    Carcasso- 
na  Gottifredo  Pampadour.    Compo- 
nevasi  il  capitolo  di  quindici  cano- 
nici, compreso  il  cantore ,   e  le  tre 
dignità  di    diacono,    arcidiacono,    e 
tesoriere,  oltre  parecchi  prebendati; 
ma  poi  fu  ridotto  a  dieci   canonici. 
JVella  diocesi  eravi  eziandio   un   ca- 
pitolo   a    Monte   Reale    di    quindici 
canonici ,    con  tre  dignità ,    quattro 
abbazie,    parecchi    Ordini     religiosi 
d'ambo  i  sessi ,  tre  ospedali ,    e  tre 
case  della  misericordia,  assistite  dal- 
le suore  di  s.   Francesco  de  Paolis. 
Il  vescovo,  assistito  da  otto    vicari  , 
avea  il  diritto  di    sedere    agli   stati 
di  Linguadoca,  e  godeva  la  rendita 
di  ti'entacinque    mila  lire,    con    sei 
mila  fiorini  di  tassa  alla  camera  a- 
postolica  ;  più  altre  seicento  lire  da 
pagarsi  alla  regia  camera  dei  conti. 
Dall'  epoca,  in  cui  Carcassona  diven- 
ne seggio  episcopale,  sino    al    regno 
di  Pipino,  non  si    Icgi^e    che    i    ve- 
scovi fossero    intervenuti    ai    concili 
gallicani,    ma  soltanto    a    quelli    di 
Toledo,  dappoiché  la  Setti  mania,  o 
Gozia,  alla  quale  Carcassona  appar- 
teneva, era  soggetta    prima    a'  goti, 
e  poi  a'  saraceni,  che  nella  Spagna 
aveano  la  sede  del  loro  impero. 

Finalmente  Carcassona  fu  onora- 
ta dalla  presenza  di  Clemente  V, 
nel  i3o9,  giacche  avendo  quel  Pon- 
tefice stabilito  la  sede  apostolica  in 
Avignone,  vi  si  recò  accompagnato 
da  nove  Cardinali  ,  ed  a'  nostri  gior- 
ni da  Pio  VII  nel  i8i4,  allorquan- 
do, dopo  cinque  anni  di  deporta- 
zione, faceva  ritorno   a  Pcoma.    Co- 


CAR 

testo    viaggio    fu    il    più    splendido 
trionfo  per  sì  magnanimo  Pontefice, 
e  per  la  religione.  Si  legge  pertan- 
to nel  Pistoiesi,    Fìta  di  Pio   VII, 
t.  III,  pag.    177,  che  partito  il  Pa- 
pa a'  2  3  gennaio  da  Fontainebleau, 
gli  abitanti    di    Carcassona    attesero 
il  passaggio  di   lui  sulla  strada,  es- 
sendovi alla  testa  il  vescovo,  Arnal- 
do  Ferdinando    della    Porta,    fatto 
da  lui    vescovo    di  Carcassona    a'  3 
settembre  1802,  locchè  riuscì  di  pa- 
terno gradimento  a  Pio    VII ,    che 
mostrossi  egualmente  sensibile  ad  un 
discorso     pronunziato     dal     prefetto 
della  città,  il  quale  inoltre  Io    sup- 
plicò a    benedire    la    propria    spada 
depostagli  a'  suoi  piedi.    Vuoisi  che 
il  Papa  sorridendo  rispondesse  :  ma 
questo  e  un    istrotnento    di   guerra, 
non  di  pacej  e  che  il  prefetto  sog- 
gi ungesse  :  io  assicuro    vostra  San- 
tità di  non  farne  cattivo  uso  :   mo- 
tivo per  cui  il  Pontefice  la  benedì. 
CARCERE  {Career).    Custodia, 
prigione,    luogo    pubblico,    dove   si 
tengono  serrati  i  rei.  La  parola  car- 
cere career,  deriva  a  coercendo,  dal- 
l' infrenare    e    contenere.    Il    primo 
carcere  o  prigione,  di  cui    la    sacra 
Scrittura  abbia    fatto    menzione ,    è 
quella  nella   quale    fu    chiuso    Giu- 
seppe   ingiustamente    accusato    dalla 
sposa  di  Putifar,  e  nella  quale  tro- 
vò   per    compagni    d'  infortunio     il 
grande  coppiere,  e  il  grande  panet- 
tiere di  Faraone  re    d'Egitto;    dal 
qual  carcere,  in  premio  della  sua  in- 
nocenza. Dio    collocò    Giuseppe   sul 
primo  seggio  dopo  il  possente    mo- 
narca del  medesimo  paese. 

La  necessità  di  punire  i  delitti,  e 
di  reprimere  l' audacia  de'  primiti- 
vi romani ,  costrinse  Anco  Marzio  , 
che,  neir  anno  1 1 2  di  Roma  ne  di- 
venne il  quarto  re,  ad  erigere  in 
questa  città  il  primo  carcere,  e  Ser- 


CAR 
vio  Tullio,  il  quale  ascese  al  mede- 
simo trono  l'anno  1 74,  vi  aggiunse 
il  secondo.  Per  eguali  motivi  tutti 
gli  altri  legislatori,  e  capi  delle  na- 
zioni costruirono  tal  luogo  di  pena, 
che  ora  prese  il  nome  dal  suo  fon- 
datore, ora  dall'uso  cui  era  desti- 
nato ,  ed  ora  dalla  sua  medesima 
forma.  Quindi  leggiamo,  che  il  car- 
cere dai  cipri  dicevasi  ceraunosj  dai 
popoli  di  Tessaglia,  Creta,  ed  Ate- 
ne, labyrinthus j  corvus,  haralhrumj 
dai  messinesi  thesaurus^  dai  siracu- 
sani latomiaej  dai  lacedemoni  de- 
casy  dagli  etiopi  heliotrapeza,  dai 
beozi  coraXj  presso  i  persiani  le- 
ihes,  nella  corte  del  tiranno  Geli- 
mero  presso  i  cartaginesi,  career  o- 
blivionis^  malevolentiae  faniim,  an- 
cori j  cioè  cubiti  Jlcxus,  nella  Caria 
termeriOj  in  Cizico  profiindum  maris. 
Il  carcere  costantinopolitano  nel  pa- 
lazzo imperiale,  si  chiamava  carcere 
eburnea  o  bronzina^  quello  di  Ca- 
ligola chiamavasi  galeagra  j  quello 
de'  ladri  solca  dirsi  puteuSj  hypo- 
geuni,  barathruni,  quello  de'  servi 
vrgastulum,  e  qualunque  carcere  ge- 
nericamente diceasi  dagli  antichi 
janua  carontica. 

In  quanto  al  custode  delle  carce- 
ri, si  legge  presso  Paolo  Diacono 
nella  vita  di  Foca  imperatore ,  ne- 
gli atti  di  s.  Cipriano  e  nel  codice 
Teodosiano,  che  chiamavasi  col  vo- 
cabolo strator,  ma  il  Macri  avverte, 
che  si  deve  piuttosto  leggere  slator. 
Trovo  poi  in  una  leggenda  presso 
il  Surio,  tom.  I  julii.  Bull.  p.  3o3 
negh  atti  de'  ss.  Processo  e  Marti- 
ni ano,  che  custodirono  nel  carcere 
Mamertino  i  ss.  apostoli  Pietro  e 
Paolo  ;  Erant  autcm  iisdeni  b.  b.  a- 
postolis  custodìendis  deputali  milites 
multi,  inter  rpios  erant  duo  magi- 
siriani  melloprincipes  Processus  et 
Ahwtinianus.  Ed  il  Macii  alla  pa- 
vor.  IX. 


CAR  a'^T» 

rola  Cellerarius  avverte,  che  fu  an- 
che chiamato  cellarìus  ^  col  qual 
nome  significossi  più  volte  la  custo- 
dia, o  carcere,  che  era  nel  patriar- 
chio, o  palazzo  lateranense,  il  cui 
soprastante  veniva  denominato  Cel- 
larius. 

Dai  diversi  passi  degli  storici  gre- 
ci e  romani  si  legge,  che  presso  di 
essi  le  carceri  erano  composte  di 
camere  più,  o  meno  disgiunte  e 
spaventose  ,  sotterranee  ed  oscure , 
particolarmente  quelle  pei  dehn- 
quenti  di  gravi  delitti.  Talvolta  i 
prigionieri  non  erano  custoditi  se 
non  che  in  un  semplice  vestibolo, 
nel  quale  godevano  la  libertà  di  ve- 
dere i  loro  congiunti  ed  amici  :  tal- 
volta ancora,  e  principalmente,  se- 
condo la  natura  dei  delitti,  essi  era- 
no chiusi  entro  sotterranei  oscuri , 
e  dentro  fosse  profonde,  umide  e 
infette;  ed  anticamente  la  maggior 
parte  delle  esecuzioni  capitali  del- 
l'estremo supplizio,  si  facevano  nel- 
le carceri,  massime  per  riguardo  a 
coloro,  ch'erano  condannati  ad  es- 
sere strangolati,  od  a  sorbire  il  ve- 
leno. 

Sì  sa  inoltre,  che  nei  tempi  an- 
tichi i  rei  di  piccole  colpe  non  sem- 
pre erano  tenuti  nelle  carceri ,  ma 
talora,  mediante  sicurtà  o  cauzione 
d'alcuno,  si  permise  che  l'avessero 
nelle  proprie  abitazioni  coli'  astenersi 
dall'  uscirne  ;  e  talora  si  tennero  se- 
questrati, e  guardati  in  luoghi  par- 
ticolari, meno  incomodi  delle  carce- 
ri. Così  fu  permesso  a  s.  Paolo  di 
abitare  una  casa  presso  la  prigione, 
come  sì  ha  da  s.  Luca  capo  28 . 
Leggesi  anche  in  s.  Girolamo,  che  le 
persone  ragguardevoli  solevano  con- 
fidarsi alla  custodia  de*  magistrati, 
e  senatori.  Non  così  i  tiranni  di  Si- 
cilia, che  fecero  custodire  i  rei  nel- 
le latomie,  cioè  né'  luoghi  ove  si 
»7 


a58  CAR 

cavavano  e  tagliavano  le  pietre  pe- 
gli  edifìcii  :  tiUtavolta  alcuni  credet- 
tero le  latomie j,  o  lapidtcinae ,  es- 
sei'e  vere  carceri  scavate  nella  pie- 
tra, o  nelle  roccie,  oppure  vaste 
cave,  le  cui  aperture  chiudevansi 
diligentemente.  Secondo  l' uso  e  le 
leggi  de'  romani,  i  carcerati  nel  gior- 
no godevano  un  poco  di  libertà , 
ma  nella  notte  si  custodivano  con 
doppie  guardie:  gli  uomini  erano 
separati  dalle  donne,  ed  a  quei,  che 
non  avevano  con  che  sostenersi,  si 
distribuivano  alcune  oncie  di  pane. Al- 
cuni erano  legati  con  ceppi  e  ca- 
tene, le  quali  anticamente  chiama- 
vansi  nervi,  giacche  i  nervi  furono 
prima  usati  per  legare  le  persone  ; 
e  quando  un  carcerato  veniva  tro- 
vato innocente,  per  dimostrare  ch'e- 
gli non  era  colpevole,  non  si  scio- 
glievano i  legami,  con  cui  era  stato 
avvinto,  ma  si  tagliavano. 

Vari  poi  furono  i  modi  atroci, 
co'  quali  obbligavansi  i  detenuti  a 
confessare  i  piopri  delitti,  o  a  fare 
importanti  manifestazioni  ;  torture 
che  furono  abolite  negli  ultimi  tem- 
pi. Altri  per  condanna  venivano  ri- 
legati in  luoghi  insalubri ,  altri  a 
cavare  i  metalli.  Ed  a  tali  castighi 
nelle  pei*secuzioni  de'  primi  secoli 
della  Chiesa  soggiacquero  i  cristiani, 
onde  sappiamo  che  il  Pontefice  san 
Sotero  del  175,  secondo  il  pio  co- 
stume de'  suoi  predecessori ,  usato 
.sino  dalla  nascente  Chiesa,  spediva 
copiosi  soccorsi  ai  bisognosi  di  remo- 
tissimi luoghi,  massime  a  quelli,  che 
nelle  persecuzioni  erano  condannati 
per  la  fede  a  scavare  i  metalli ,  o 
a  lontano  esilio  dalle  loro  patrie. 
E  perciò  si  facevano  anche  delle 
collette  dagli  altri  cristiani.  Inoltre 
ai  cavatori  de'  metalli ,  con  ferro 
ardente,  per  infamia  era  impresso 
in  fronte  un  M,  come  ai  calunnia- 


CAIl 
tori  un  C.  Ma  delle  Carceri  degli 
antichìj  e  del  modo  di  tormentare 
in  esse  i  rei^  V.  il  p.  Menocchio 
nelle  sue  Stuore,  tora.  Ili,  pag.  349, 
capo  VII. 

Le  carceri  non  solo  servirono  agli 
ecclesiastici  (  V,  Carcere  degli  Ec- 
clesiastici )  per  salutare  correzione 
e  punizione  delle  loro  mancanze  ; 
ma  altresì  furono  luoghi  da  loro 
illustrati,  fino  dal  principio  della 
Chiesa,  con  eminenti  virtù,  pazienza 
e  rassegnazione  in  sofferiie,  ad  esem- 
pio e  per  amore  di  Gesù  Cristo, 
persecuzioni  e  tormenti.  Anzi  sono 
innumerabili  i  santi ,  e  i  martiri, 
che  vi  lasciarono  la  vita,  onde  tal- 
volta furono  tali  carceri  cangiate  in 
chiese ,  come  sono  in  Roma  la 
chiesa  di  s.  Pietro  in  carcere,  chia- 
mata volgarmente  di  s.  Giuseppe 
de'  falegnami,  perchè  sopra  vi  fu 
edificata  la  chiesa  di  tal  santo,  ove 
stettero  carcerati  i  principi  degli  apo- 
stoli, secondo  che  in  appresso  si  dirà. 
Siccome  in  detta  città  il  levita  san 
Lorenzo  fu  carcerato  in  casa  d' Ip- 
polito cavaliere  romano,  essendo 
questi  convertito  dal  santo  alla  fède, 
egli  fece  scaturire  in  detto  luogo  un 
fonte  prodigioso,  e  quindi  tal  car- 
cere fu  ridotto  in  una  chiesa ,  cui 
fu  dato  il  nome  di  s.  Lorenzo  in 
fonte,  presso  la  via  Urbana  alle 
radici  dell'  Esquilino  ;  la  qual  chiesa 
ultimamente  fu  restaurata. 

Non  sia  discaro,  che  qui  si  riporti 
qualche  fatto  principale  sulle  prigio- 
nie e  carcerazioni,  cui  soggiacquero 
tanti  Sommi  Pontefici  per  confessare 
la  fede,  per  opporsi  con  petto  sacer- 
dotale ai  funesti  scismi  ed  eresie,  e 
per  difendere  con  fortezza  d' animo 
i  diritti   della  Chiesa. 

Abbiamo  pertanto  dagli  Atti  apo- 
stolici, e.  yil,  47>  c^^e  s.  Pietro,  il 
primo  de'  rooaani   Pontefici,    fu   da 


CAR 
Erode  Agrippa,  nemico  della  nascente 
Chiesa  cristiana,  latto  porre  in  cai'- 
cere    in     Gerusalemme,    donde    fu 
liberato  da  un  angelo;   e    in  Roma 
per  r  ira  di  JVerone  contro  i  novelli 
seguaci    del  vangelo,    venne  gettato, 
nel  carcere  Mamerlino,  o  Tulliano, 
alle    radici    del    Campidoglio ,    ove 
ancor    oggi    si    conserva     un    fonte 
d'  acqua ,   che  prodigiosamente  sgor- 
gò da    un  sasso,    allorquando   volle 
ivi  battezzare   i  due  carcerieri  santi 
Processo    e    Martiniano,    con    altri 
quarantasette  individui,  i  quali  tutti 
subirono  glorioso  martirio.  In  questo 
carcere   il  santo  Pontefice  stette  le- 
gato per  nove  mesi  con  ima  catena, 
che  poi  essendo  stata  collocata  nella 
chiesa  di  s.  Pietro    in   Viiiculis  col- 
r  altra,  con  cui  fu  avvinto  in  Geru- 
salemme,   miracolosamente    le    due 
catene   si   riunirono,    come  si  potrà 
vedere    all'  articolo    Catene,    Questo 
carcere  racchiuse  anche  l'altro  apo- 
stolo s.  Paolo,  ove  arabidue  sofleri- 
rono    infiniti    disagi,    finche   Nerone 
inviperitosi    viemmaggiormente   con- 
tro di  loro,  dopo  averli  fatti  battere 
a  due  colonne,  ne  ordinò  il  marti- 
rio.   Oltre   la   menzionata  fonte,  in 
detto  carcere  si  conserva  alla  vene- 
razione   de'  fedeli    la    colonna,    ove 
stette   legato    s.  Pietro,    e   la   pietra 
cui    lasciò    impressa   la   propria   im- 
magine  nel  violento   urto  col  capo, 
a  cui  lo  spinse   un    soldato    mentre 
scendeva  per  le  scale  della  prigione. 
Quindi  dai  cristiani  de'  primi  tempi 
fu  ridotto    il  carcere  in  oratorio,  e 
dal  Pontefice  s.  Silvestro,  eletto  nel 
3i4,   venne   consacrato,   e   dedicato 
al  medesimo  principe  degli  apostoli. 
Nel    iSSg,    avendo   l*  arcìconfrater- 
nita   di    s.    Giuseppe    de   falegnami 
(  Vedi  )      acquÌ!>talo     T  oratorio  ,    vi 
fal)bricò  sopra  una  chiesa  di  legno, 
e  poi  nel  1 598,  con  architettura  di 


CAR  !259 

Giov.  Battista  Montani  milanese , 
quella  che  presentemente  esiste.  Di 
questo  carcere  eruditamente  scrisse 
Francesco  Cancellieri  nelle  sue  No- 
tizie del  Carcere  Tulliano  detto  poi 
Mamertino  ec.  Roma  1788.  Dice 
egli,  che  poi  furono  custoditi  nella 
stessa  prigione  in  diversi  tempi  i 
ss.  martiri  Palmasio  console,  Sisto 
II  Pontefice  del  260 ,  Felicissimo 
ed  Agapito  diaconi,  Lorenzo  archi- 
levita,  Eusebio  prete,  Marcello  dia- 
cono e  compagni,  Crisanto  e  Daria 
conjugi,  s.  Lucia  vedova,  Geminia- 
no,  Abbondio  prete,  Abondanzio  e 
Sisinio  diaconi ,  Ciriaco,  Largo,  Sma- 
ragdo  e  Crescenziano  ,  riportando 
le  diverse  opinioni  degli  autori,  se 
nel  medesimo  carcere  sieao  stali 
rinchiusi  i  ss.  Ignazio,  Teoforo,  e  i 
Pontefici  Alessandro  I,  creato  l'anno 
121,  e  Stefano  I,  eletto  nel  aSy, 
non  che  s.  Martina. 

Quasi  tutti  i  Pontefici  de'  primi 
secoli  della  Chiesa  furono  innanzi  il 
loro  martirio  posti  in  orride  carceri. 
Cessate  poi  le  persecuzioni  contro  ì 
cristiani ,  nel  IV  secolo,  i  Papi  di 
quando  in  quando  soggiacquero  a 
quelle  per  aftiontare  le  eresie,  e  per 
sostenere  illibato  il  dogma,  e  la  pu- 
rità della  fede,  aggiungendosi  spesso 
per  essi  alla  prigionia  anche  la  morte. 
Egualmente  ne'  funesti  scismi  susci- 
tati dagli  ambiziosi  ed  indegni  ec- 
clesiastici, e  nelle  guerre  delle  fazio- 
ni ne'  bassi  tempi ,  le  cui  barbarie 
giunsero  al  sommo,  andarono  sog- 
getti a  simili  patimenti.  Fu  pertanto 
s.  Giovanni  I,  per  oixiine  del  re 
Teodorico  fautore  degli  ariani  (pei 
quali  nel  356  fu  esiliato  Papa  san 
Liberio  da  Costanzo  imperatore  ) 
messo  in  una  prigione,  e  cacciato 
in  esilio  l'anno  526.  S.  Leone  HI, 
nel  799,  hi  cacciato  in  carcere  da 
Pasquale   e  Campolo,    che  ne  vote- 


iGo  CAR 

vano  usurpare  la  dignità,  cavando- 
gli in  carcere  gli  occhi  e  la  lingua, 
che  però  nel  medesimo  giorno  gli 
vennero  restituiti  per  intercessione 
de' ss.  apostoli  Pietro  e  Paolo.  Gio- 
vanni Vili  fu  posto  in  carcere  da 
Lamberto  conte  di  Spoleto,  e  da 
Adalberto  marchese  di  Toscana  nel- 
rSyS,  perchè  da  lui  condannati  quah 
predatori  delle  città  appartenenti 
alla  Chiesa  romana.  Una  fazione, 
neir  897,  mise  in  carcere,  ed  ivi 
strangolò  Stefano  VII.  Nel  908, 
Leone  V,  e  Cristoforo  morirono 
eziandio  in  carcere,  il  primo  accuo- 
rato  per  vedersi  dal  secondo  spoglia- 
to del  pontificato,  e  Cristoforo  per 
esservi  stato  confinato  da  Sergio  III 
in  punizione  del  misfatto.  Fra  le  altre 
barbarie  dello  stesso  secolo  si  racconta 
la  morte,  che,  nel  928,  ebbe  in  pri- 
gione Giovanni  X,  per  opera  della 
possente  Marrozia,  che  altrettanto 
poi  fece  nel  986  con  Giovanni  XI. 
Nello  scisma  dell'  antipapa  Leone 
VIII  fu  deposto,  nel  964,  il  legit- 
timo Benedetto  V,  che  Ottone  I 
consegnò  in  Germania  alla  custodia 
dell'arcivescovo  di  Amburgo.  Nell'an- 
no 974 >  l'antipapa  Bonifacio  VII 
fece  strangolare  nelle  carceri  di  Ca- 
stel s.  Angelo  Benedetto  VI,  e  poi 
nell'anno  985  nella  medesima  carcere 
anche  Giovanni  XIV,  che  vi  mori 
di  fame,  o  di  veleno.  S.  Leone  IX  fu 
imprigionato  in  Benevento  dai  nor- 
manni, nel  io53,  ma  venne  trattato 
co'più  alti  riguardi.  Nella  grave  ver- 
tenza delle  Investiture  ecclesi astiche ^ 
che  divise  il  sacerdozio  dall'  impero 
per  più  di  quarant'anni,  il  romano 
Quinzio  partigiano  di  Enrico  IV 
imperatore,  mentre  s.  Gregorio  VII 
celebrava  messa  nella  basilica  libe- 
riana, nella  notte  di  Natale,  ferì 
gravemente  il  Papa,  e  lo  arrestò 
come  un  ladro.  Ma  sdegnato  il  po- 


CAR 

polo  per  sì  orrendo  attentato,  corse 
alla  casa  di  Quinzio,  l'atterrò,  e 
mise  in  libertà  il  Pontefice,  il  quale 
s'interpose  per  l'assassino,  affinchè 
non  fosse  fatto  a  pezzi.  Quindi  per 
le  stesse  vertenze  Enrico  V,  nel 
IMI,  fece  prigione  Pasquale  II, 
obbligandolo  a  concedergli  le  inve- 
stiture, concessione,  che  poi  rivocò, 
siccome  estorta  con  violenza;  ed 
appena  nel  1 1 1 8  fu  eletto  in  suo 
successore  Gelasio  II ,  Cencio  Fran- 
gipane, seguace  delle  parti  imperia- 
li ,  sacrilegamente  trasse  in  sua  casa 
il  Papa,  e  ve  lo  tenne  prigione, 
finché  il  prefetto  di  Roma,  ed  altri 
lo  obbligarono  a  lasciarlo.  S.  Cele- 
stino V,  dopo  aver  rinunziato  il 
pontificato,  fu  per  cautela  della  sua 
gran  semplicità  posto  in  un  carcere 
nel  castello  di  Fumone,  ove  morì 
nel  1296.  In  Anagni ,  nel  i3o3, 
Nogaret,  e  Sciarra  Colonna,  dopo 
aver  oltraggiato  Bonifacio  Vili,  mi- 
nacciarono di  condurlo  prigione  in 
Francia.  Nel  famoso  scisma,  in  cui 
ad  un  tempo  venivano  riconosciuti 
per  pontefici  Gregorio  XII ,  e  Gio- 
vanni XXIII,  oltre  l'antipapa  Be- 
nedetto XIII,  questi  nel  concilio  di 
Costanza  fu  scomunicato,  il  primo 
rinunziò,  e  Giovanni  XXIII  essendo 
fuggito,  nel  i^i5,  fu  preso,  e  man- 
dato prigione  ad  Eidelberga,  indi 
a  Monaco,  ove  stette  per  quattro 
anni  custodito  in  carcere  da  alcuni 
tedeschi,  senza  che  fra  loro  s'inten- 
dessero, finché  scappò  nel  14^9  per 
gettarsi  a'  piedi  del  legittimo  Mar- 
tino V,  il  quale  lo  creò  decano  del 
sagro  Collegio.  Il  Pontefice  Clemente 
VII,  quando  l'esercito  di  Borbone, 
nel  i52  7,  si  recò  a  Roma,  rifu- 
giossi  in  Castel  s.  Angelo  in  cui 
stette  assediato  per  sette  mesi,  fin- 
ché costretto  ad  arrendersi  a  duris- 
sime   condizioni,    ciò    non   pertanto 


CAR 
venendo  riguardato  qual  prigioniero, 
evase  e  fuggi  in  Orvieto.  Finalmente 
sono  poi  troppo  note  le  prigionie, 
e  i  trattamenti  da  ultimo  gloriosa- 
mente sopportati  in  difesa  dei  diritti 
della  Chiesa,  dagl'immortali  sommi 
Pontefici  Pio  VI,  Bruschi,  e  Pio 
VII,  Chìaramontij  ambedue  di  Ce- 
sena. 

Delle  carceri  orribili  parlano  tut- 
te le  storie  del  medio  evo,  singo- 
larmente della  Germania,  della  Fran- 
cia, dell'Italia.  S'immaginarono  gab- 
bie di  ferro,  nelle  quali  chiudevan- 
si  persone,  e  talvolta  vi  si  lasciava- 
no morire  di  freddo  e  di  fame.  La 
carità  cristiana,  e  l' incivilimento  eu- 
ropeo soppressero  tutte  le  pene  cru- 
deli, e  generalmente  si  pensò,  ad  e- 
sempio  de'  sovrani  Pontefici,  a  mi^ 
gliorare  lo  stato  delle  prigioni,  preci- 
puamente di  quelle  destinate  a  tene- 
re rinchiusi  individui,  di  cui  fosse 
dubbia  la  reità,  o  l'innocenza.  In 
Francia  da  lungo  tempo  l'ammini- 
strazione pubblica  si  occupò  del  mi- 
glioramento de'luoghi  di  detenzione, 
cioè  nel  regno  di  Luigi  XVI  dopo 
il  1780,  onde  in  progresso,  e  nel 
1819  in  Parigi  s' istituì  una  società 
per  recare  alle  prigioni  que'  miglio- 
ramenti, che  richiedono  la  religione, 
la  morale,  la  giustizia  e  l'umanità. 
A  questa  furono  dirette  le  sollecitu- 
dini, gli  studi,  e  le  ricerche  del  be- 
nemerito inglese  Howard,  per  por- 
gere sollievo  a' carcerati,  al  quale 
oggetto  intraprese  lunghi  viaggi  per 
r  Europa,  visitando  colla  massima 
dihgenza  le  case  di  forza,  ed  altri 
luoghi  di  detenzione,  e  tornato  ìi\ 
Inghilterra  pubbhcò  un'opera  vera- 
mente classica  sulle  prigioni,  la  qua- 
le in  generale  produsse  ottimi  ef- 
fetti, essendosi  provveduto  tanto  al- 
la salubrità  delle  carceri,  che  al  mi- 
glior trattamento    de'  prigionieri.    11 


CAR  261 

titolo  dell'  opera  pregievolissima   di 
Howard  è:   The  state  of  the  prì- 
sons  in  England  ond  Wales,  with 
preliminary  chservations ,  and  an  ac- 
count ofsonie  forcing   prisons  and 
hospitalsy  London   1792.  Sulle  car- 
ceri antiche  e  moderne  sono  a  con- 
sultarsi, Jos.  Laurentii,  Varia  sacra 
Gentìliiim  e.  XVL  in  t.  VII  :  Anti- 
quit.  Graec.  Gronovii  p.  212,  et  in 
ejus  Philomathia,   Vicentiae    1 63 1 , 
et  Lugdunii  i666,  et  in  ejus  disqui- 
sitione  de  tormentis  in  eadem    Phi- 
lomathia,    et  in  t.  VI  Ant.   Graec. 
Gronovii  pag.    8690;  Zenodorus  in 
Collectaneisj  Erasmus  Adagior.  Chil. 
2.   Cent.  I  cap.  96  ;  Antonius  Bom- 
bardinus  De  Carceribus  veterum.  Pa- 
la vii   1 7 1 3  ;  D.  Carlo   Ilarione    Pe- 
titti.  Della  condizione  attuale  delle 
carceri,  e  del  sistema  di  migliorar' 
le,  Torino   1 840  ;  Scanarola,  De  vi- 
sitatione    carceratorum  ,  libri  tres  , 
Romae  typis  R.  C.  Apostolicae  1 655, 
indi  ristampato  nel    1676;  Charles 
Lucas,   De  la  reforme  des   prisons 
ou  de  la  theorie  de  V empresonnemeni 
Paris   i836;  L.  M.  Moreau  Cristo- 
phe.  De  la  reforme  des  prisons  en 
France,  Paris   i838.  Il    medesimo, 
de  V  état  actuel,  et    de  la   reforme 
des  prisons  enAngleterre,  Paris  1 838, 
Duepetiaux,  Des  progres  et  de  V  è- 
tat  actuel   de  la    reforme   peniten- 
tiaire,  Bruxelles  i837;Grellet  Vam- 
my  Manuel  des  prisons,    e    Volpi- 
cella,   Dell'ordinamento   delle   pri- 
gioni, Napoli   1837.  In  Germania  è 
benemerito  di  questi  studi  il    signor 
Julius,  che  ha  stampato  vari  scritti 
su   tale  materia. 

CARCERI  Ecclesiastiche.  La  Cliie- 
sa  ebbe  pure  le  sue  prigioni  non  solo 
per  punire  gli  ecclesiastici  colpevoli, 
ma  anche  per  somministrar  loro  i 
mezzi  di  fare  penitenza.  Tale  ap- 
punto era  Io  scopo  di  quelle  ox\xi&* 


^^^  CAR 

ri  tanto  conosciute  nelle  antìclie  co- 
stituzioni ecclesiastiche  sotto  il  no- 
me di  Decania^  di  cui  dice  il  Ma- 
cri  :  Executor  autem  litìum  consti- 
tìitns  in  decanicis  ccclesìarum  rc" 
cludalur,  conìpetenles  poenas  lui- 
turus.  Julian.  constit.  7 3.  Questa 
Decania,  o  carcere  ecclesiastica,  da 
molti  autori  fu  confusa  col  Diaco- 
nium,  il  quale  era  in  vece  la  sa- 
grestia ,  ovvero  il  luogo  contiguo 
alla  chiesa ,  ove  il  vescovo  rice- 
veva i  pellegrini.  V.  Cancellieri 
nel  tomo  I  De  secretariìs  eiJmicO' 
rum,  et  christianorum  in  par.  IV. 
Synlagmatis,  cap.  VII,  de  Deca- 
ìlio,  et  Decanicìo  p.  579.  Lo  stes- 
so Macri  dice,  che  cliiamossi  Cate- 
chumenum  quel  luogo  destinato  in 
chiesa  pei  catecumeni  ;  e  soggiunge, 
che  questo  medesimo  vocabolo  si- 
gnificò presso  i  patriarchi  di  Co- 
stantinopoli quel  luogo,  in  cui  si  ca- 
stigavano i  chierici,  ed  altri  eccle- 
siastici discoli,  indiscipHnatì,  e  di  non 
lodevoli  costumi. 

Il  Sommo  Pontefice  s.  Eugenio 
I,  romano,  elevato  alla  cattedra  a- 
postolica  neir  anno  654,  ordinò, 
che  i  vescovi  avessero  delle  carceri, 
in  cui  dovessero  castigare  i  delitti 
degli  ecclesiastici;  e  poscia  il  conci- 
,Iio  di  Vernevil  suU' Oise,  celebrato 
nel  mese  di  dicembre  dell'  844}  o^'" 
dinò,  che  i  monaci  apostati  sareb- 
bono  custoditi  in  prigione.  Vi  pre- 
siedette Ebroino  vescovo  di  Poiliers, 
con  Vemilone  di  Sens,  che  pregaro- 
no Carlo,  il  Calvo,  ad  inviar  com- 
missari per  le  provincie,  a  repri- 
mere i  chierici,  e  i  monaci  vaga- 
bondi, che  disprezzavano  la  discipli- 
na ecclesiastica,  e  li  facesse  punire 
secondo  i  sacri  canoni  colla  prigio- 
ne ed  altre  penitenze.  Il  Bercastel 
Storia  del  Cristianesimo  t.  XVI 
riporta  le  provvidenze  prese  nel  se- 


CAR 

colo  XIV  dair  arcivescovo  di  Can- 
torbery,  ed  altri  prelati  del  parla- 
mento d'  Inghilterra  sulle  prigioni 
chericali ,  col  regolamento  pei  de- 
liquenti  carcerati. 

Anticamente,  e  ne'  bassi  tempi  an- 
cora i  monisteri  avevano  prigioni , 
e  sovente  vi  si  punirono  con  rigore 
i  religiosi  delinquenti.  Questi  estre- 
mi furono  disapprovati  da  Carlo 
Magno  nei  Capitolari,  repressi  da  al- 
cuni sovrani,  e  condannati  da  pa- 
recchi concili.  Ciò  nonostante  vi  fu- 
rono, secondo  alcuni,  per  lungo  tem- 
po in  diversi  monisteri  e  conventi, 
prigioni  religiose,  chiamate  Vade  in 
pace,  ed  anche  Gerusalemme j  e 
quando  i  congiunti  domandavano  di 
vedere  quel  religioso,  che  avea  me- 
ritato la  detenzione,  i  superiori  ri- 
spondevano averlo  spedito  in  Terra 
Santa. 

Non  si  deve  però  qui  tacere,  che 
tali  carceri  claustrali,  colle  circostan- 
ze riferite  da  vari  autori,  vengono 
dai  più  assennati  ritenute  per  inven- 
zioni, per  rendere  odiosi  gli  Ordi- 
ni regolari.  Sulle  carceri  usate  dal- 
la Chiesa,  si  può  consultare  la  pri- 
ma parte  dell'  opera  del  citato  An- 
tonio Bombardini,  intitolata  :  De  car- 
cere et  antiquo  ejus,  ec,  i  pp.  Ma- 
billon  e  Ruinart,  l'abbate  Fieury, 
e  i  menzionati  Capitolari  di  Carlo 
Magno,  presso  il  Baluzio  nel  t.  II. 
Nel  r35i,  l'arcivescovo  di  Tolosa 
Stefano  Aldebrando,  si  querelò  con 
Oiovanni  li  re  di  Francia  sull'ec- 
cessivo rigore  delle  prigioni  mona- 
stiche, laonde  quel  monarca  emanò 
un  ordine  per  alleggerire  la  pena  ai 
prigionieri,  massime  del  carcere  chia- 
mato Vade  in  pace.  V.  il  citato 
Bercastel,  t.  XVI. 

Nella  vita  di  Stefano  III,  presso 
Anastasio  bibliotecario,  si  parla  del 
carcere,  il  quale  stava  nel  sacro  pa- 


CAR 

lazzo,  o  patriarchio  lateranense,  sotto 
la  custodia  di  un  ufllziale  detto  il 
Ctllarius.  11  mentovato  Cancellieri 
lìeila  citata  opera  De  secretariis,  ol- 
tre quanto  si  disse  de  Dccanicis , 
et  DecanìcOj  ec.,  indi  alla  pag.  584 
ti*atta  delle  carceri,  che  vi  tennero  i 
canonici  regolari,  fino  al  tempo  di 
Eugenio  IV,  come  tuttora  può  os- 
servarsi nelle  stanze  della  prebenda 
di  uno  de'  benefiziati  della  basilica 
lateranense,  ove  il  medesimo  Can- 
cellieri pose  relativa  iscrizione,  che 
si  legge  nel  suo  Cenotaphium  Leon, 
^ntonelli   Card.  pag.  ^i. 

E  poi  noto,    che  nello  stato  Pon- 
tificio   le  benefiche    cure    di    Urba- 
no   Vili     diedero    origine    alla    lo- 
devole   istituzione    della    Pia     casa 
di  penitènza  di  Corneto ,    chiamata 
volgarmente  l' ergastolo  ,    per   sepa- 
rare dalla  vile  ciurma  delle   galere, 
ed  altre  prigioni   gli    ecclesiastici ,  i 
quali  si  erano  resi  delinquenti.  Quin- 
di   il    Papa    Benedetto  XIII ,   come 
quello  che  nutriva    grande    rispetto 
pei  sacerdoti,  afìfinchè  i  rei  di  gravi 
delitti  condannati  dalla  sacra  inqui- 
sizione, o  altro  tribunale  ecclesiasti- 
co,   non    fossero    amalgamati    nelle 
galere,  rimise    in  vigore   le   disposi- 
zioni di  Urbano  Vili,    e   fece  fab- 
bricare nella  città  di   Corneto ,    nel 
1728,  una  carcere  detta    V  ergasto- 
lo,  nella  quale    sarebbero    rinchiusi 
i  delinquenti  ecclesiastici ,    e   i   reli- 
giosi, senza  che  per  T  avvenire    do- 
vessero soggiacere    a  più   gravi    pe- 
ne,  fuori  di  questa    prigione.    Fino 
dal  medesimo  Urbano  Vili   vennero 
stabilite  delle  regole  pel  buon  anda- 
mento di  tal  luogo  di  reclusione;  ma 
siccome  le  circostanze  de'  tempi  o  va- 
riarono le  fissate  discipline,  o  le  al- 
terarono, o  le  indelx)lirono,  così  es- 
sendosi Clemente  XIII,    nel  maggio 
1762,  recato  a  Corneto,   volle   in- 


CAR  263 

formarsi  del  tenore  di  vita  dei  de- 
tenuti neir  ergastolo,  per  mezzo  del- 
l' elemosiniere ,  e  in  altri  modi  li 
beneficò,  e  stabilì  di  prendere  prov- 
videnza sulla  loro  condizione.  Ed  è 
perciò,  che  a'  26  settembre  del  me- 
desimo anno,  avendo  emanato  la 
lettera  apostolica  quibus  gnbernio  et 
directioni  consulitar  donius  poeiii- 
tentiae  et  correctionis  in  cìvìtate  Cor- 
Iteti,  che  incomincia.  In  tanta  pro^ 
fedo  viliorimi  corruptela,  con  essa 
riordinò  le  antiche  discipline  e  nor- 
me ,  le  richiamò  in  pieno  vigore , 
affidandone  l' esecuzione  al  vescovo 
prò  tempore  di  Corneto  e  Monte- 
fiascone,  sotto  la  cui  immediata  di- 
rezione pose  la  pia  casa  di  peniten- 
za, rimanendo  a  monsignor  decano 
de'  chierici  di  camera  l'amministra- 
zione economica  della  pia  casa,  col 
titolo  di  prefetto  di  essa. 

Ed  è  perciò,  che   i  rispettivi  ve- 
scovi adottarono  dt  tempo   in   tem- 
po le  savie  disposizioni,  richieste  dai 
relativi  bisogni,  secondo    le  Pontifi- 
cie   prescrizioni ,    e   fra    gli    altri  il 
Cardinal  Bonaventura  Gazzola,  col- 
r  approvazione  di  Leone    XII ,    nel 
1828,  pubblicò  colle   stampe   i  i?e- 
golamenti  disciplinari  per  questa  pri* 
gione    ecclesiastica ,    aflinchè    proce- 
desse con    ordine    tanto  quello,    ch« 
spettava  al  ministero,    quanto   ciò, 
che    era    ingiunto    agli     ecclesiastici 
detenuti  ;  regolamenti  che,  nel  i833, 
furono  rinnovati,  con  giunte  e  mo- 
dificazioni a  norma  delle  attuali  cir- 
costanze pel  pih  esatto    regolar  an- 
damento di  tal  casa    di    penitenza-, 
dall'  altro    zelante  vescovo    Cardinal 
Giuseppe  Maria  Velzi,  che  pure  li  fe- 
ce slampare,  f^.  .To.  Georgio  Simon, 
Ergastcria  disciplinaria,  Jeux  1678- 
CARCERI  DI  Roma.   11  summeii- 
tovato  carcere  Mamertino  o  Tullia- 
no, il  pili  antico  di  Roma,  fu  cdi- 


264  'CA.Il 

iicato  da  Anco  Marzio  ,  dal  quale, 
o  dal  contiguo  vico  marforio  (allo- 
ra mamerlino  )  prese  il  nome ,  né 
manca  chi  Io  crede  così  denomina- 
to dal  foro  e  tempio  di  Marte,  che 
gli  era  poco  distante.  Essendo  poi 
stato  ingrandito  da  Servio  Tullio , 
si  disse  Tulliano.  Questa  prigione 
costruita  di  grossi  marmi  di  tufo , 
o  peperino  uniti  insieme  senza  cal- 
ce, si  compone  di  due  piani.  Ven- 
tidue anni  avanti  l'era  volgare  fu 
restaurata  nell'impero  di  Augusto, 
per  opera  dei  consoli  Cajo  Vibio 
Rufino,  e  Marco  Cocceio  iVerva,  co- 
me si  legge  da  ir  iscrizione  nella  fron- 
te, che  sovrasta  l'accesso  del  carce- 
re. In  questa  tetra  prigione  si  rin- 
chiudevano quelli,  ch'erano  condan- 
nati all'estremo  supplizio,  e  molti 
Tennero  in  essa  uccisi ,  venendo 
quindi  i  corpi  ignudi  de'  rei  gettati 
al  di  fuori  sui  gradi  di  alcune  sca- 
le, le  quali  gULudavano  il  Campi- 
doglio, affine  di  atterrire  il  popolo, 
che  si  tratteneva  nel  foro.  Queste 
scale  si  univano  allo  stesso  Campi- 
doglio, con  una  specie  di  ponte,  e 
si  chiamarono  gemonie  j  forse  dai 
gemiti  del  vicino  carcere,  e  perciò 
dette  anco  gemitorìe.  In  questa  car- 
cere fu  gittato  il  re  di  Numidia 
Giugurta,  e  vi  fu  fatto  morire  di 
fame;  vi  furono  strangolati  Lentu- 
lo,  Cetego,  Statilio,  Gabinio,  e  Ge- 
pario  per  comando  di  Cicerone, 
quai  complici  della  congiura  di  Ca- 
tilina  ;  per  ordine  di  Tiberio  vi  fu 
ucciso  Sejano,  e  poi  Gioras,  figlio 
di  Simone  capo  degli  ebrei  fatto 
prigioniero  da  Tito,  e  tanti  altri 
incontrarono  la  medesima  sorte  . 
Per  quanto  poi  concerne  la  tradi- 
zione cristiana,  per  conto  di  quelli, 
che  stettero  in  tal  carcere,  si  fece 
da  noi  menzione  più  sopra  all'  ar- 
ticolo Carcere. 


CAB 

Il  Carcere  decemvirale  fu  edifi- 
cato nell'  area  del  foro  Olitorio,  ver- 
so l'anno  di  Roma  3o3,  o  3o5,  dal 
decemviro  Appio  Claudio,  e  perciò 
fu  detto  ancora  Carcere  di  Claudio. 
Destinato  era  per  la  plebe ,  pe'  de- 
bitori,  e  pe'  rei  de'  minori  delitti. 
In  esso  accadde  il  celebre  caso,  se- 
condo alcuni,  di  una  madre,  e,  secon- 
do altri,  di  un  padre  chiamato  Ci- 
mone,  condannato  a  morire  di  fame, 
e  che  fu  alimentato  industriosamen- 
te dalla  figlia  col  proprio  latte,  affin- 
chè non  morisse  d' inedia.  Per  que- 
sto singoiar  atto  di  amor  filiale,  che 
viene  conosciuto  sotto  il  nome  di 
carità  romana,  fu  conceduta  al  vec- 
chio delinquente  la  vita,  e  dai  con- 
soli C.  Quinzio  e  M.  Attilio,  sulla 
carcere  fu  eretto  un  tempio  alla  Pie- 
tà ,  innalzando  avanti  ad  esso  una 
colonna  chiamata  Laitarìa^  ove  espo- 
nevansi  i  bambini  spuri,  per  far  tix)- 
var  loro  le  nutrici.  Evvi  chi  opina, 
che  sulla  prigione  esistesse  il  tempio 
dedicato  alla  Pietà,  e  che  fosse  rie- 
dificato pel  menzionato  straordinario 
avvenimento.  In  progresso  di  tempo 
rovinato  il  tempio  e  il  carcere,  so- 
pra questo  fu  fabbricata  la  chiesa 
collegiata  di  s.  Nicola  in  Carcere, 
che  è  pure  diaconia  Cardinalizia,  al- 
la quale  essendo  state  dipoi  soggette 
tutte  le  carceri  della  città,  per  lun- 
ghissimo tempo,  godè  il  privilegio 
della  liberazione  d'  un  carcerato  nel 
dì  della  festa  di  s.  Nicola. 

Le  altre  più  antiche  carceri  di 
Roma  sono  quelle  di  Campidoglio 
(Vedi),  particolarmente  pei  debitori, 
e  massime  di  Castel  s.  Angelo  (Vedi)^ 
che  fu  chiamato  carcere  di  Teodo- 
rico. 

Le  carceri  del  Campidoglio  dipen- 
denti dal  senatore  di  Roma,  che  so- 
no le  più  antiche  fra  le  attuali  pri- 
gioni di  Roma,  di  tempo  in  tempo, 


CAR 
secondo  i  varii  bisogni,  sono  state 
riparale  e  ristaurate  dai  Pontefici  a 
proposta  dei  senatori  di  Roma,  di 
che  fanno  prova  le  iscrizioni  lapida- 
rie, e  gli  stemmi  gentilizi  in  marmo, 
che  leggonsi,  e  veggonsi  rispettiva- 
mente neir  interno,  e  nell'esterno  di 
dette  carceri. 

Cura  speciale  ne  prese  il  Ponte- 
fice Sisto  V,  e  ne  affidò  la  commis- 
sione a  Giovanni  Pellicano  senatore 
da  lui  eletto,  ed  in  tal'epoca  furono 
costruite  le  segrete  nella  parte  supe- 
riore. Anche  sotto  il  Pontefice  Urba- 
no Vili,  nell'anno  del  giubileo  1625, 
fu  accresciuto  il  locale  a  spese  di  Ora- 
zio Alberini,  che  godeva  dell'  officio 
vacabile  di  custode  di  dette  carceri. 
Venne  pure  allora  concessa  dal  Pon- 
tefice una  quantità  di  acqua  perenne 
per  l'uso  dei  carcerati,  e  per  irrigare 
i  belli  giardini  giacenti  sotto  il  pa- 
lazzo senatorio  verso  il  foro  romano, 
che  il  senatore  Baldo  Massei  aveva 
accresciuti  e  recinti  di  muro. 

Era  divisamento  di  Leone  XII  di 
fare  una  innovazione  sostanziale  sul 
carcere  capitohno,  ma  non  potè  man- 
darla ad  effetto  pel  breve  suo  Ponti- 
ficato. Intanto  il  successore  Pio  Vili 
esonerò  il  detto  arciospedale  dall'am- 
ministrazione economica  delle  mede- 
sime carceri,  che  fu  assunta  dalla  rev, 
camera  apostolica  succeduta  in  corre- 
spettività  nei  pesi  e  diritti  competenti 
air  ospedale  medesimo. 

AUaffliggente  stato, in  cui  si  trova- 
vano ridotte  le  carceri  capitoline,  ha 
dovuto  provvedere  il  Pontefice  Gre- 
gorio XVI,  ed  emulando  i  sentimen- 
ti di  umanità  esternati  da  Leone  XII, 
in  proposito  delle  medesime,  e  di  quel- 
li de^suoi  antecessori,  a  preghie- 
ra del  principe  d.  Domenico  Orsini 
attuale  senatore  di  Roma,  ed  a  cura 
elei  Cardinal  Tosti  pro-tesoriere  ge- 
nerale,   accorse  primieia mente    con 


CAR  26  > 

solidi  ristauri  necessarii  al  sostegno 
della  fabbrica  nella  parte  del  palaz- 
zo incontro  la  rupe  Tarpeja,  ove 
son  le  medesime  Carceri.  A  queste 
fu  dato  un  nuovo  ed  imponente  in- 
gresso sulla  discesa  del  clivo  capito- 
lino, costruendovi  una  commoda  sca- 
la a  tre  branchi  aperta,  con  disegno 
del  valente  architetto  Giovanni  Az- 
zurri consigliere  dell'  accademia  di  s. 
Luca.  Per  mezzo  della  medesima  si 
possono  ammirare  d'  appresso  i  mae- 
stosi avanzi  del  tabulario  romano,  che 
il  medesimo  architetto  ha  lasciati  in- 
tatti, e  non  deturpati  dalle  moderne 
costruzioni.  E  pure  per  la  medesima 
che  sonosi  posti  in  comunicazione  i 
locali  recentemente  ristaurali  coU'an- 
tico  carcere.  Cosi  regolare,  e  più 
commoda  è  addivenuta  la  loro  divi- 
sione, ed  ai  detenuti  civili  si  è  conces- 
so un  quartiere  appartato,  e  totalmen- 
te distinto,  oltre  un  luogo  separato 
pel  passeggio.  Alla  maggior  salubrità 
si  è  aggiunta  in  fine  la  sicurezza. 

E  conseguenza  dei  lavori  fatti  per 
tali  carceri  a  cura  del  Sommo  Pon- 
tefice, il  discuoprimenlo  di  una  del- 
le arcate  doriche  di  detto  tabulario, 
avvenuto  nel  gennaio  1889,  mo- 
numento interessante  non  solo  al- 
la storia  delle  romane  antichità,  ma 
insigne  per  la  parte  artistica,  presen- 
tando uno  fra  i  più  belli,  erari  esem- 
pi d'imitazione  della  greca  maniera. 
L'  icnografia  di  tale  arcata  colla  de- 
scrizione esatta  delle  parli,  che  la  com- 
pongono, è  stata  pubblicata  dall'  Az-, 
zurri  coi  tipi  del  Monaldi  nel  marzo 
1839,  e  dedicata  alla  Pontificia  ac- 
cademia romana  di  s.  Luca.  Il  Dia- 
rio di  Roma  dei  26  febbraio  di  det- 
to anno  al  tinnì.  iG  dà  un  cenno 
di   tal  discuoprimento. 

Mercè  il  nuovo  ingresso  dato  al- 
le carceri  capitoline ,  e  mediante 
altra  nuova   scala    minore   edificala 


0.66  CAR 

per  solire  alla  cancelleria  criminale 
elei  tribunale  senatorio,  e  per  ascen- 
dere alle  superiori  abitazioni  dei 
giudici  della  curia  capitolina,  e  ad 
luja  delle  torri  del  medio  evo  la 
più  conservata,  che  offre  uno  dei 
piti  belli  punti  di  vista,  l'aula  mas- 
sima del  Campidoglifì,  celebre  anche 
per  le  solenni  triennali  premiazioni 
dei  concorsi  Balestra,  e  dementino, 
che  vi  fa  eseguire  la  detta  accade- 
mia di  s.  Luca,  e  dov'  è  fissata  dal 
governo  la  esposizione  dei  drappi  di 
lana  dello  stato  riconosciuti  degni 
di  premio ,  è  rimasta  libera  dal 
passaggio,  che  dava  alla  detta  can- 
celleria, e  dalla  servitù  dell'ingres- 
so alle  carceri  criminali  e  civili  , 
servitù  non  più  tollerabile  colla  ce- 
lebrità, e  colle  decorose  funzioni,  al- 
le quali   r  aula  è  destinata. 

Altri  utili  ed  interessanti  lavori 
si  stanno  ora  eseguendo  nelle  carceri 
per  clemenza  sovrana,  e  disotterran- 
dosi una  parte  dell'antico  tabulario, 
(he  nel  medio  evo  era  stata  riempita 
di  terra,  si  è  rinvenuto  un  braccio 
delle  prigioni,  nelle  quali  il  piano 
sotto  il  portico  verso  il  foro  roma- 
no era  stato  convertito,  essendo  co- 
si manifesto,  che  quelle  aperture  ir- 
regolari, che  vi  si  veggono,  non 
siano  dell'  antica  costruzione,  ma 
fette  posteriormente,  quando  cioè 
«piel  luogo  divenne  fortificato. 

Ove  ora  esiste  il  magnifico  tea- 
tro di  Apollo  sontuosamente  ab- 
bellito dall'  attuai  proprietario  prin- 
cipe d.  Alessandro  Torlonia,  eran vi  le 
f  imose  carceri  di  Tordinona ,  cosi 
chiamate  da  un  vasto  edificio,  e  da 
una  torre,  che  ne'  secoli  di  mezzo 
chiama  vasi  Torre  di  Nona  3  e  l'uno 
e  l'altro  servirono  per  molti  secoli 
qual  pubblica  prigione  di  stato,  fin- 
«  he,  per  essere  divenuta  angusta  e 
ristretta,  Innocenzo  X,  come  diremo, 


CAR 
trasportò  i  carcerati  a  strada  Giulia. 
Altre  carceri  antichissime  erano 
quelle  di  Corte  Savella,  nell'antica 
strada  Florida,  la  quale  ampliata  da 
Giulio  li,  ne'  primordi  del  ^VI  se- 
colo, dal  suo  nome  si  chiamò  Giu- 
lia, precisamente  presso  Piazza  Pa- 
della. Narra  Domenico  Danese  ,  ca- 
nonico di  s.  Nicolò  in  Carcere,  di 
aver  letto  in  un  antico  codice  del- 
l' arciconfraternita  di  s.  Girolamo 
della  carità,  che  anticamente  essen- 
do tutte  le  carceri  sotto  la  diaconia 
di  s.  Nicola  in  Carcere ,  e  sotto  i 
nobili  romani  della  famiglia  Capo- 
diferro,  a  questi  successero  i  Savelli 
assai  possenti  in  Roma,  i  quali  ri- 
dussero le  antiche  carceri  a  stalle 
pei  cavalli  di  proprio  uso ,  dando  in- 
vece ad  uso  di  carcere  Corte  Savel- 
la, cioè  un  luogo  di  loro  apparte- 
nenza, leggendosi  nella  vita  di  Gre- 
gorio XIII  del  1072,  Novaes  t.  Vili, 
p.  94 ,  che  questo  Papa  allargò  ,  e 
restaurò  le  carceri  di  Corte  Savella, 
Fino  dal  XIII  secolo,  godette  questa 
famiglia  la  cospicua  carica  di  ma- 
resciallo del  conclave  (P^edi) ,  con 
tribunale  e  giurisdizione,  che  si  esten- 
deva su  tutti  i  laici  della  famiglia 
pontificia.  Questo  tribunale  aveva  le 
sue  carceri  annesse,  come  quelle  del 
senatore  di  Roma,  cioè  nella  stessa 
Corte  Savella ,  e  nel  luogo  ove  In- 
nocenzo X ,  Pamphilf  ,  fabbricò  le 
carceri  nuove.  Autori  più  critici  per 
altro  opinarono,  che  le  carceri  di 
Corte  Sa  ve  Ila  fossero  state  piuttosto 
sulla  via,  la  quale  da  s.  Girolamo 
conduce  a  Monferrato:  nondimeno 
mancano  documenti  per  rilevarne 
con  verità  il  sito,  avendole  Innocen- 
zo X  affatto  spianate.  Di  fatti  il  Fa- 
nucci.  Opere  pie  di  Roma  ,  Roma 
i6or,  dice  alla  pag.  79,  che  Io  spe- 
dale per  gl'inglesi,  ora  collegio  in- 
glese, fii  aperto  in  alcune  case  vici- 


CAR 
no  a  Corte  Savella.  Pih  il  medesimo, 
a  pag.  338,  sci! ve,  che  alcuni  spa- 
glinoli acquistarono  un  sito  vicino 
a  Corte  Savella ,  ove  diedero  princi- 
pio ad  una  chiesa  sotto  il  titolo  di 
s.  INI  aria  in  Monferrato.  11  Piazza  , 
Eusevologìo  romano  3  Roma  1698, 
alla  pag.  iSy,  della  parte  prima, 
narrando  il  trasferimento  di  s.  Filip- 
po Neri  dall'abitazione  di  s.  Girola- 
mo alla  A^allicella,  e  il  portarsi  dai 
seguaci  del  Santo  come  in  proces- 
sione le  poche  masserizie  domestiche 
che  avevano ,  aggiunge  che  mentre 
passavano  da  Corte  Savella,  la  quale 
in  quei  tempi  serviva  ad  uso  di  pub- 
blico carcere  (il  cui  sito  è  ora  occu- 
pato da  case),  i  prigioni  vedendoli 
in  tal  portamento  se  ne  burlavano. 
Ed  a  prova  della  sua  asserzione 
cita  il  Ricci  nella  vita  di  s.  Filippo. 
Da  tutto  ciò  viene  escluso ,  che  le 
carceri  nuove  occupassero  il  luogo 
di  Corte  Savella ,  e  si  dovrà  argo- 
mentare, che  Corte  Savella  neppure 
fosse  prossima  a  Piazza  Padella,  po- 
sta alla  sinistra  della  menzionata  via 
Florida,  o  Giulia,  per  chi  va  verso 
s.  Giovanni  de'  Fiorentini,  ne  può 
dirsi  vicina  alla  chiesa  di  Monserrato, 
e  molto  meno  al  collegio  inglese. 

Volendo  pertanto  il  Pontefice  In- 
nocenzo X  abolire  le  prigioni  di 
Tordinona  in  parte  anguste  ed  in- 
salubri, e  in  parte  cadenti,  e  consi- 
derando che  le  carceri  di  Corte  Sa- 
vella non  erano  ben  regolate,  e  poco 
sicure  per  la  custodia  dei  carcerati, 
e  che  inoltre  si  eccedeva  nella  giu- 
risdizione del  maresciallato,  soppres- 
se ed  abolì  il  tribunale  di  Corte  Sa- 
vella, e  fece  demolire  questa  con  di- 
verse contigue  case  di  pioprielà  del- 
la stessa  famiglia,  come  parlando  di 
esse  riporta  il  Ratti,  della  fami};lìa 
Sforza,  tom.  II ,  pag.  343.  Abbia- 
mo pertanto  dal  diarista  Gigli,  con- 


CAR  267 

temporaneo  di  Innocenzo  X,  che  nella 
metà  di  strada  Giulia,  avendo  spia- 
nate le  anliche  carceri  di  Roma  di 
Corte  Savella,  a' 3o  aprile  i^47>  ^^^^e 
incominciare  il  grandioso  edificio  del- 
le attuali  prigioni ,  che  presero ,  e 
tuttora  ritengono  il  nome  di  carceri 
nuove,  le  quali  furono  compiute,  nel 
i655,  sotto  il  pontificato  di  Ales- 
sandro VII^  e  riuscirono  molto  lo- 
date per  solidità,  sicurezza  e  distri- 
buzione delle  prigioni  più  o  meno 
ristrette. 

Molte  poi  sono  state  le  ricerche, 
degli  eruditi  per  sapere  chi  sia  sta- 
to l'architetto  delle  carceri  nuove , 
ma  non  si  è  potuto  rinvenire  che 
la  seguente  notizia  estratta  dal  tomo 
i88,  pag.  4?^  dell'archivio  deir  ar- 
cicon fraternità  di  s.  Girolamo  della 
carità,  cioè  con  un  ordine  di  paga- 
mento :  "  Illustr.  signori  provvedi- 
»»  tori  della  Pietà  di  Roma  si  com- 
>»  piaceranno  sui  danari  della  R.  C. 
>»  Apostolica  posti  a  mia  disposi - 
»  zione  per  spenderli  nella  fabbri- 
»  ca  delle  nuove  carceri ,  passare 
"  ad  Antonio  del  Grande  architetto 
"  di  detta  fabbrica  scudi  cento  di 
>»  moneta,  quali  gli  si  fanno  paga- 
!»  re  a  buon  conto  della  mercede, 
>y  che  gli  si  deve  per  la  stima  delle 
«  case  vecchie  fatta  per  detta  fab- 
>»  brica,  che  con  sua  ricevuta  sa- 
>»  ranno  ben  pagati.  Questo  d\  11 
>»  gi'igno  16.53  ".  Resta  a  vedersi, 
se  Antonio  del  Grande  abbia  fatto 
il  disegno  della  fabbrica,  incomin- 
ciata nel  1647,  ^  "^  abbia  avu- 
to in  tutto,  o  in  parte  l'esecuzione, 
massime  in  un'epoca,  in  cui  fiori- 
rono valenti  architetti  dell'opera, 
de'  quali  si  servi  Innocenzo  X  nei 
suoi  edifizi,  come  Fontana,  Rainal- 
di  padre  e  figlio,  Rorromini,  ed 
altri. 

E  qui  poi  a   notarsi,    che    allor- 


268  CAR 

quando  Innocenzo  X  volle  trasferi- 
re i  carcerati  dalle  vecchie  prigioni 
di  Torre  di  Nona  alle  nuove  da  lui 
erette,  la  suddetta  aicicon fraternità 
di  s.  Girolamo,  che  godeva  di  un 
patronato  sulle  prime,  ricorse  al 
Papa  per  conseivarlo  ancora  sulle 
nuove,  ed  Innocenzo  X  gliele  con- 
cesse, a  condizione  però  che  il  so- 
dalizio pagasse  le  spese  che  tal  fab- 
brica aveva  importato,  e  l'arcicon- 
fraternita  acconsent'i,  pagò,  e  ritirò 
i  documenti  relativi. 

Secondo  lo  Scanarola,  De  visita- 
tione  carceraloruni ,  alla  metà  del 
XVII  secolo,  esistevano  anche  le  car- 
ceri di  Ripa  ;  non  che  quelle  di  Bor- 
go (A  e^/),  ora  non  più  esistenti . 
Queste  stavano  presso  la  chiesa  di 
s.  Maria  in  Traspontina,  e  l' antico 
sepolcro  di  Scipione  africano  il  Gio- 
vane^  della  forma  di  quello  di  Cajo 
Cestio.  Giulio  III,  nel  i55o,  istituì 
il  governatore  di  Borgo ,  con  suo 
tribunale  ed  annesse  carceri;  ma 
Clemente  IX,  nel  1667,  aboh  tal 
carica,  e  ne  die',  in  uno  alle  carce- 
ri ,  la  giurisdizione  al  governatore 
di  Roma.  Attualmente  però  le  car- 
ceri di  Roma  consistono,  oltre  quel- 
le di  Campidoglio,  e  Castel  s.  An- 
gelo, in  quelle  Innocenziane,  o  car- 
ceri nuove,  ed  in  quelle  del  tribunale 
della  sacra  Inquisizione,  la  quale  fu 
confermata  nel  i558  da  Paolo  IV, 
Caraffa. 

Quel  Pontefice  stabilì  una  casa  per 
questo  tribunale,  e  vi  fece  costruire 
una  carcere,  presso  il  porto  di  Ri- 
petta,  nelle  vicinanze  del  palazzo  dei 
Borghesi.  Ciò  non  pertanto  leggiamo 
nel  Ratti,  della  Famiglia  Sforza,  t.  II, 
p.  260,  e  265,  che  a  quell'  epoca 
la  casa  e  il  carcere  del  s.  Uffizio  era- 
no presso  il  convento  della  Minerva. 
L' erezione  di  cotesto  carcere  dis- 
piacque  tanto    ai  romani,  che,  ap- 


CAR 
pena  morto  Paolo  IV  a'  18  agosto 
1559,  diversi  del  basso  pòpolo  invi- 
tati dai  segreti  nemici  di  quel  Ponte- 
fice, volevano  abbruciare  la  casa  e 
carcere  dell'lnquisizionejed  avrebbono 
eseguito  il  disegno,  se  nel  punto  del- 
l' incendio  non  si  fosse  colla  sua  au- 
torità intromesso  Giuliano  Cesarino 
gonfaloniere  del  popolo  romano  . 
Per  la  qual  cosa  inveirono  invece 
contro  r  immagine  di  Paolo  IV , 
spezzarono  la  di  lui  statua,  e  di- 
strussero gli  stemmi  gentilizi  di  sua 
famiglia,  per  cui  appena  eletto  nel 
i566,  il  Pontefice  s.  Pio  V  ordinò  al 
senato  romano,  che  per  riparazione  di 
sì  gravissime  ingiurie,  erigesse  nella 
chiesa  della  Minerva  un  monumen- 
to marmoreo  a  Paolo  IV.  Quindi  il 
medesimo  s.  Pio  V  acquistò  due  pa- 
lazzi presso  la  basilica  vaticana,  e  li 
ridusse  per  luogo  della  congrega- 
zione dell'Inquisizione  (Vedi),  colle 
carceri  pei  delinquenti  di  questo  su- 
premo tribunale.  Dopo  il  ritorno  in 
Roma,  nel  i8i4,  di  Pio  VII,  il  s. 
Offizio  si  trasferì  alla  Minerva,  ove 
alcune  camere  servirono  di  carcere, 
finche,  nel  1825,  il  suo  immediato 
successore  Leone  XII  restituì  al  pri- 
miero locale  tanto  la  s.  Inquisizio- 
ne, che  le  sue  carceri. 

Le  altre  prigioni  di  Roma  sono  le 
seguenti.  Il  carcere,  o  casa  di  emen- 
da,  e  di  correzione,  volgarmente  chia- 
mato di  s.  Michele,  costruito  da  Cle- 
mente XI,  Albani,  nel  1716,  per  casti- 
go dei  giovanetti  discoli,  oziosi  e  vaga- 
bondi per  la  città,  non  che  per  quelli 
che,  non  essendo  giunti  all'età  legale, 
avessero  commesso  delitti.  Dipoi  nel 
1735,  Clemente  XII  eresse  il  bell'e- 
difizio  per  le  donne  condannate  al 
carcere  per  mal  costume,  e  ree  di 
altre  colpe.  Si  deve  poi  a  Leone 
XII  l'altra  casa  correzionale  da  lui 
eretta  per  mezzo  dell'  architetto  cav. 


CAR 
Valadier,  presso  le  carceri  nuove, 
nelle  quali  fece  trasportare,  nell*  an- 
no 1828,  i  giovanetti  tli  età  mino- 
re, che  stavano  a  s.  Michele ,  affi- 
dandone la  cura,  e  la  direzione  ad 
imo  dei  deputati  dell' arciconf'rater- 
nita  di  s.  Girolamo  della  Carità. 
Evvi  inoltre  sulla  piazza  di  Termi- 
ne, incontro  la  chiesa  di  s.  Maria 
degli  Angeli,  una  carcere  detta  vol- 
garmente Bagno,  che  i  latini  chia- 
mano ergastulum,  e  il  Dizionario 
della  lingua  italiana  dice  essere  quel 
luogo  rinserrato,  dove,  quando  è  in 
terra,  alloggia  la  ciurma. 

In  Roma  le  pubbliche  carceri 
con  singoiar  esempio  sono  dirette, 
ed  affidate  alla  carità.  I  cuori  dei 
pagani  indui'iti  alla  vista  perpetua 
della  schiavitù,  ed  educati  alla  cru- 
deltà anche  dagli  stessi  pubblici  di- 
vertimenti ,  erano  incapaci  di  sen- 
tir compassione  dei  prigionieri.  Ma 
il  costante  zelo  de' romani  Pontefici 
che  loro  suggerì  diverse  benefiche  isti- 
tuzioni a  sollievo  della  misera  uma- 
nità, seguendo  i  dettami  della  reli- 
gione, che  santifica  e  prescrive  l'a- 
more dei  nostri  simili,  li  fece  anche 
solleciti  di  migliorare  la  condizione 
dei  prigionieri,  sia  coU'edificai-e  salubri 
prigioni»  sia  col  vegliare  sull'infelice 
condizione  de'  carcerati,  sia  col  pro- 
movere, ed  incoraggire  le  arcicon- 
fraternite  ed  altre  pie  istituzioni  in 
beneficio  temporale,  e  spirituale  dei 
medesimi.  Furono  essi  i  primi  a  mi- 
gliorare con  nobile  emulazione  il 
sistema  penitenziario  e  correzionale; 
esempio,  che  viene  imitato  eziandio 
in  varie  parti  d'Europa,  e  di  Ame- 
rica. 

Fino  dal  nascere  della  Chiesa  i 
Sommi  Pontefici  presero  cura  dei 
prigioni,  degli  schiavi  (Fcdi)^  e  d'o- 
gni sorte  di  detenuti.  Unito  al  po- 
tere ecclesiastico  il  dominio  tenipo- 


CAR  269 

i*ale,  dimostrarono  tosto  quai  sovra- 
ni molta  sollecitudine  e  clemenza  pei 
delinquenti.  Leggiamo  nella  vita  di 
Adriano  I,  eletto  nell'anno  772, 
aver  egli  seguito  l'antica  disciplina, 
cioè  di  salvare  la  vita  a'  rei  per  dar 
loro  il  tempo  di  far  penitenza ,  ri- 
chiamando in  Roma  alcuni  magnati 
condannati  all'  esilio,  e  liberando  al- 
tri dal  carcere.  Eugenio  IV,  del  14^'? 
siccome  d'animo  grande,  e  come  quel- 
lo, che  amava  sapere  i  pubblici  bi- 
sogni per  ripararvi,  istituì  la  visita 
graziosa,  che  per  le  principali  festi- 
vità ha  luogo  nelle  pubbliche  car- 
ceri dai  rispettivi  superiori,  per  co- 
noscere lo  stato,  e  le  brame  dei  de- 
tenuti, informandosi  se  i  loro  pro- 
cessi procedono  speditamente.  Inno- 
cenzo Vili,  nel  1 490,  approvò  l'arci- 
confraternita  della  misericordia  ( /^e<:/t) 
di  s.  Gio.  Decollato ,  per  assistere  i 
rei  all'ultimo  supplizio.  In  vantag- 
gio spirituale  de'  rei  medesimi  i  ho 
nemeriti  confrati,  non  ha  guari,  fe- 
cero comporre  un'  apposita  messa 
per  chi  subisce  la  pena  estrema  di 
morte.  Clemente  VII ,  mentre  era 
Cardinale,  istituì  nel  i5r9  l' arci- 
confraternita  della  carità  (f^edi)  di 
s.  Girolamo  per  distribuire  limosi- 
ne  ai  carcerati,  aver  cura  delle  pri- 
gioni, onde  fino  dal  suo  incomin- 
ciamento  vegliò  su  quelle  di  Corte 
Savella,  e  di  Tor  di  Nona.  E  quan- 
do Innocenzo  X  fabbricò  quelle  di 
Strada  Giulia,  imprese  a  mantene- 
re tutti  i  detenuti,  ed  acquistò,  co- 
me dicemmo,  anche  l' edifizio.  Fu 
pure  prima  del  Ponfificato  d'  Inno- 
cenzo X,  come  si  legge  nel  Piazza, 
Opere  pie  di  Roma,  p.  717,  che 
con  Pontificia  sanzione ,  e  privilegi 
fu  eretta  la  congregazione  della  ss. 
Vergine  nella  chiesa  del  Gesù,  chia- 
mata anche  della  Comunione  gene- 
rale delle  prigioni,  appunto  perchè 


270  CAR 

essa  promosse  di  far  ricevere  la  ss. 
Eucaristia  ai  detenuti  più  volte  fra 
Tanno,  distribuendo  alle  carceri  di 
Tor  di  Nona ,  di  Corte  Savella ,  di 
Campidoglio ,  di  Borgo ,  e  poi  a 
quelle  Innocenziane ,  una  refezione, 
il  tutto  sotto  la  direzione  e  coope- 
razione dei  pp.  gesuiti.  Precedette 
per  altro  sì  lodevole  istituzione  l'ar- 
ciconfraternita  della  pietà  de'  carce- 
rati (  Vedi),  detta  di  s.  Giovanni 
della  Pigna,  fondata  dal  p.  Tallier 
gesuita  nel  iSyS,  ed  approvata,  e 
beneficata  da  Gregorio  XIII,  e  Sisto 
V,  affine  di  liberare  dalle  prigioni  nel- 
le solennità  di  Natale  e  di  Pasqua  i 
debitori  ;  occupandosi  poi  eziandio  a 
conciliarli  co'  creditori  per  liberarli 
dal  carcere.  E  qui  cade  in  accon- 
cio lodare  fra  gli  altri  Pontefici  pri- 
mieramente il  venerando  Innocenzo 
XI,  Odescalchi,  che  nel  1684  spa- 
lancò le  carceri  pagando  i  debiti  a 
quelli,  che  vi  stavano  per  tal  tito- 
lo, e  perdonando  i  delitti  a'  rei  di 
piccole  colpe;  e  secondariamente  Be- 
nedetto XIV,  che  colla  costituzione 
JusliliaCj  nel  1749»  stabilì  il  me- 
todo e  i  regolamenti  per  la  visita 
delle  carceri. 

Lungo  sarebbe  1'  enumerare  tutti 
i  sodalizi,  Ordini  religiosi,  sacerdoti 
secolari,  e  pie  istituzioni,  che  si  eser- 
citano neir  opera  di  misericordia  di 
visitare,  e  portar  sollievo  a'  detenu- 
ti, non  escluse  le  carceri  di  Castel 
s.  Angelo,  del  Campidoglio,  del  Ba- 
gno alle  Terme  Diocleziane,  e  di  s. 
Michele,  dappoiché,  oltre  la  quoti- 
diana assistenza  dei  pp.  gesuiti,  che 
si  adoperano  indefessamente  nelle 
prigioni  a  vantaggio  dei  carcerati , 
in  tutte  evvi  qualche  sacerdote  cap- 
pellano per  le  cose  spirituali.  Né  la 
casa  correzionale,  edificata  da  Leo- 
ne XII,  contigua  alle  carceri  nuove, 
"va  esente  da   tali    soccorsi ,    giacche 


CAR 

due  deputati  dell'  arciconfraternlta 
di  s.  Girolamo,  l'uno  ecclesiastico, 
l'altro  secolare,  dirigono  questo  luo- 
go, che  procede  lodevolmente  :  tutti 
i  giovani  v'  hanno  stanze  separate  , 
lavorano  la  lana,  ed  osservano  il  si- 
lenzio, ed  una  società  di  preti,  chia- 
mati pii  operai,  vi  presta  eziandio 
utile  assistenza. 

Il  capo  delle  carceri  sotto  i 
Pontefici  chiamavasi  il  Saldano,  ca- 
rica rispettabile  a  segno,  che  nei 
ruoli  del  palazzo  apostolico  si  vede 
registrato  per  le  distribuzioni  di  pa- 
ne e  vino,  come  un  famigliare  pon- 
tifìcio. 

Non  lasciarono  di  tratto  in  tratto 
i  sovrani  Pontefici  di  personalmen- 
te visitare  nelle  carceri  i  detenuti , 
per  verificare ,  se  ricevevano  quel 
trattamento,  che  dalla  giustizia  unita 
colla  pietà  vicn  loro  stabilito.  Ne 
diedero  esempio  nel  secolo  passato 
Benedetto  XIV,  e  Clemente  XIII 
nel  visitare  la  darsena  di  Civita- 
vecchia, il  primo  nel  1 74?  ?  il  se- 
condo nel  1762,  e  beneficare  i  de- 
tenuti, che  vi  rinvennero,  massime  i 
malati  nell'  infermeria.  Nel  corrente 
secolo  ne  offrirono  altri  esempi  Leo- 
ne XII,  e  il  regnante  Gregorio  XVI, 
cioè  questi  nel  i835  allorquando 
recossi  alla  darsena  di  Civitavecchia 
mentre  il  suo  predecessore  a'  26  lu- 
glio 1824,  improvvisamente  andò 
alle  carceri  nuove,  percorse  tutti  i 
luoghi  comprese  le  segrete,  esaminò 
i  regolamenti,  e  i  metodi  d' uso ,  e 
volle  persino  assaggiare  le  vivande 
de'  carcerati,  rinnovando  cosi  la  me- 
moria della  visita,  che  della  mede- 
sima prigione  avea  fatto  Benedetto 
XIV. 

Lo  stesso  Leone  XIT,  nel  giorno 
27  settembre  1824,  improvvisamen- 
te recossi  nel  carcere  capitolino,  ne 
esaminò    i  registri  ^    visitò    i    locali 


CAR 
tleslinatl  al  carcere  largo  e  segreto, 
non  meno  che  alla  custodia  dei 
detenuti  civili,  e  fece  dimettere  que- 
sti ultimi,  pagando  del  proprio  i 
rispettivi  debiti. 

1  Romani  Pontefici,  nelT  assunzio- 
ne al  trono,  e  in  altre  solenni  cir- 
costanzCj  diminuiscono  la  pena  agli 
infelici  detenuti,  meno  i  rei  di  gran- 
di delitti.  Ciò  non  pertanto,  quando 
nel  i585  fu  creato  Sisto  V,  essen- 
do piena  V  Italia  di  ladri,  omicidi , 
e  malfattori,  nella  sua  coronazione 
non  permise,  che  si  spalancassero  le 
carceri,  coni'  ei"a  solito,  dicendo;  che 
pur  troppo  ve  n  erano  di  malfat- 
to ri  j  onde  non  era  uopo  dì  accre- 
scerli. Per  questo  stesso  riflesso  Pio 
VII  tolse,  e  sospese,  come  si  disse 
all'articolo  Arciconfraternite,  il  pri- 
vilegio, che  molti  sodalizi  godevano 
della  liberazione  dei  detenuti;  sussi- 
stendo per  altro  la  consuetudine,  che 
dopo  la  morte  del  Papa,  i  presidenti 
regionari  dei  rioni  Campitelli  e  Regola, 
facienti  le  veci  degli  antichi  caporio- 
ni in  sede  vacante  si  recano  alle 
carceri  del  Campidoglio,  nel  rione 
Campitelli,  e  a  qnelle  Innocenziane, 
in  luogo  dell'  antica  compresa  nel 
rione  Regola,  e  vi  hberano  nella 
prima  i  carcerati  per  piccoli  delitti  e 
debiti,  e  nella  seconda  i  detenuti  per 
lievi  colpe  ,  secondo  1'  antichissima 
consuetudine,  descritta,  all'  articolo 
Capo-Rioni  di  Roma.  (J^'edi). 

Protettore  principale  de'  carcerati 
è  s.  Leonardo  romito  del  Limosino, 
che  cessò  di  vivere  l' anno  55<9  ai 
6  novembre,  giorno  in  cui  la  Chie- 
sa ne  celebra  la  festa.  11  Butler  rac- 
conta nella  sua  vita,  oltre  altre  stre- 
pitose liberazioni  di  detenuti,  che 
parecchi  di  questi  per  le  sue  ora- 
zioni furono  liberati  in  un  modo  mi- 
racoloso dalle  loro  catene,  e  che  il 
re  Clodoveo  1,  compreso  per  lui  di 


CAR  271 

somma  venerazione,  accordò  lo  spe- 
cial privilegio  di  poter  alcune  volte 
porli  in  libertà,  privilegio,  di  che 
verso  quel  tempo  cominciarono  a 
godere  eziandio  i  vescovi,  e  altii 
personaggi  ragguardevoli. 

Sulle  Carceri  di  Roma  sono  poi 
a  vedersi  Fr.  Albertinius  de  Mira- 
hilibus  Urbis  Roniae,  ubi  de  carce- 
re publico.  p.  4')  Lugduni  i52o; 
Andrea  Fulvio  Della  Carcere,  ov- 
vero Casamento  della  plebe  ronia^ 
na,  nel  libro  delle  AntìchiLà  della 
città  di  Roma,  p.  1 84,  Venezia  1  ^44  i 
Prospero  Parisio  Antichità  di  Roma, 
Delle  Carceri  pubbliche  p.  71,  Ro- 
ma 1 7  I  o,  e  Carlo  Luigi  Monchini, 
DegV  istituti  di  pubblica  carità  in 
Roma,  stampato  ivi  nel  i835.  Que- 
sto egregio  prelato  romano,  avendo 
fatto  uno  studio  particolare  sulle 
carceri,  e  sistema  penitenziario,  nel 
maggio  1840,  lesse  nell'accademia 
pontifìcia  di  religione  cattolica  una 
applaudita  memoria,  diretta  a  pro- 
vare, che  i  Romani  Pontefici  furo- 
no i  primi  a  concepire  ed  eseguire 
il  ben  inteso  miglioramento  delle  pri- 
gioni, e  che  questo  ha  per  princi- 
palissimo  elemento  la  religione  cai- 
tolicaj  memoria,  che  meritò  di  es- 
sere pubblicata  colle  stampe ,  nel 
fascicolo  di  luglio  e  agosto  1 84o  , 
nei  celebrati  Annali  delle  scienze  re- 
ligiose, compilati  dal  eh.  ab.  Anto- 
nio de  Luca. 

CARCHA,  o  CARCH.  Città  epi- 
scopale nella  diocesi  di  Caldea,  pres- 
so Bagdad,  ovvero  nel  Curdistan,  di 
cui  si  conosce  un  vescovo  chiamato 
Mosè,  discepolo  di  Mar-Aba. 

CARCHA.  Sede  vescovile  nella 
Persia ,  nella  diocesi  de'  caldei ,  di- 
pendente dalla  metropoli  di  llolwan. 

CARDABUNDA.  Città  vescovile 
della  diocesi  di  Antiochia  ,  sotto  la 
metropoU  di  Seleucia,  il  cui  vescovo 


•272  CAK 

Zaccaria  intervenne  al  settimo  con- 
cilio generale. 

CARD  A  LI  A  Bertrando,  Cardi- 
nale. Bertrando  Cardalia  nacque  a 
Cardiliaco,  diocesi  di  Cahors ,  dalla 
nobile  prosapia  Cardalia.  Il  Frizzo- 
nio  dice,  che  Clemente  V  lo  creò 
Cardinal  vescovo  di  Porto.  Ma  s'in- 
ganna a  partito,  imperciocché  il  no- 
me di  questo  Porporato  non  si  rin- 
viene non  solo  nei  registri  del  sagro 
Collegio,  ma  nemmeno  nelle  crona- 
che degh  scrittori  contemporanei,  ne 
tampoco  nella  Italia  sacra  del- 
l' Ughellio ,  tra  la  serie  dei  vescovi 
portuensi. 

CARDICE,  o  CARDICA  {Gar- 
dicium  o  Cardicium).  Sede  vesco- 
vile in  parlibusy  eretta  nel  XII  se- 
colo nella  provincia  della  prima 
Tessaglia  sotto  il  patriarcato  di  Co- 
stantinopoli, sufFraganea  della  me- 
tropoli di  Larissa ,  a  cui  fu  unita 
Dimitria,  o  Demetriade  ,  istituita 
nel  V  secolo.  Innocenzo  IH  ne  fa 
frequente  menzione,  come  leggesi  nel 
tomo  II  delle  sue  lettere  presso 
Baluzio,  e  si  conoscono  cinque  ve- 
scovi di  rito  latino,  che  in  essa  ri- 
siedettero. Ora  però  non  è  che  un 
villaggio  nel  golfo  di  Zeiton.  Il  re- 
gnante Papa  Gregorio  XVI ,  a'  9 
settembre  i83r,  fece  vescovo  in 
partihus  di  Cardica,  monsignor  Al- 
fonso Maria  Donato,  de'  minori  os- 
servanti di  s.  Francesco,  coadiutore 
del  vicario  apostolico  di  Xansi  o 
Xensi  nella  Cina. 

CARDINALI  DI  SANTA  Romana 
Chiesa.  Sono  primari  dignitari  d'ogni 
nazione,  vescovi ,  preti  e  diaconi , 
componenti  il  principesco  senato  a- 
postolieo,  elettoli  del  Romano  Pon- 
tefice, che  si  presceglie  dal  loro  ve- 
nerando ceto.  Essi  sono  i  più  intimi 
(consiglieri,  e  coadiutori  del  Papa , 
con  voce  attiva  e  passiva  pel  gover- 


CAR 

no  spirituale  della  Chiesa  universa- 
le, e  per  quello  sovrano  dello  sta- 
to ecclesiastico.  Formano  il  collegio 
il  più  augusto,  e  rispettabile  nella  ge- 
rarchia della  S.  Sede,  per  cui  ha  la 
qualifica  di  sagro,  distinguendosi  i  suoi 
membri  per  proibita  di  costumi,  per 
l'esercizio  di  preclare  virtù,  per  iscien- 
za  e  dottrina,  e  pel  maneggio  di  tutti 
gli  aifari  riguardanti  la  Chiesa,  e  la 
repubblica  cristiana.  Usano  la  por- 
pora, ed  miiformi  costumanze  e  ve- 
stimenta,  con  singolari  insegne,  pre- 
eminenze, e  prerogative. 

§  I.  Nome  ed  origine  de'  Cardinali. 

Vari  sono  i  pareri  degli  autori 
sul  nome  ed  origine  de'  Cardinali , 
mentre  alcuni  sostengono  che  Cardo, 
significando  nello  stretto  senso  il  car- 
dine di  una  porta,  e  in  quello  figu- 
rato, il  fondamento  d'una  tal  cosa, 
cioè  quello  che  essa  ha  di  principa- 
le, è  di  più  eccellente.  Quindi  sos- 
tengono che  i  Cardinali  sieno  stati 
chiamati  con  questo  nome  per  esser 
eglino,  come  si  esprimono  alcuni  au- 
tori, il  fondamento  principale  della 
Chiesa,  e  i  membri  più  cospicui  del- 
l' ecclesiastica  gerarchia.  Altri  pre- 
tendono, che  tal  nome  sia  derivato 
a*  consiglieri  del  Sommo  Pontefice 
dai  grandi  officiali  della  corte  impe- 
riale, che  dicevansi  Cardinali.  Vi  è 
chi  opina,  che  fossero  detti  Cardi- 
nali tutti  i  sacerdoti  e  chierici ,  i 
quali  erano  addetti  a  qualche  chiesa, 
ordinati  a  titolo  della  medesima,  e 
come  nella  stessa  incardinati;  e  se- 
condo il  ven.  Bellarmino,  lib.  i.  de 
clericis,  capo  XVI,  i  primi  Cardina- 
li erano  i  curati  o  titolari  delle  chie- 
se di  Roma,  che  essendo  le  princi- 
pali si  dicevano  Cardinali;  nome,  che 
passò  anche  a  coloro,  i  quali  vi  pre- 
siedevano.   Vuoisi  ancora,    che    con 


CAR 
tal  nome  furono  appollnti  ,  porche 
allorquando  il  Pojitefìce  celebrava 
In  messa,  essi  stavano  ai  cardini, 
cioè  agli  angoli  dell'  altai'c  ;  e  sic- 
come in  detta  città  vi  erano  due 
qualità  di  chiese,  le  parrocchie  e  i 
titoli,  servite  dai  preti,  e  le  diaconie 
regionarie  in  custodia  de'  diaconi; 
così  le  case,  o  luoghi  pii,  che  avea- 
no  Cappella  in  cui  si  mantenevano 
i  poveri  e  gì'  infermi  colle  hmosi- 
ne,  furono  dette  diaconie  ;  donde 
venne  la  distinzione  e  l'ordine  dei 
Cardinali  preti,  e  dei  Cardinali  dia- 
coni. Il  Sestini  e  l'Amati  sostengo- 
no, che  il  terzo  Pontefice  s.  Cleto , 
eseguendo  le  ingiunzioni  di  s.  Pie- 
tro, il  quale  vivendo  previde  il  no- 
tabile accrescimento  dei  fedeli ,  de- 
putasse in  Roma  venticinque  preti , 
o,  come  altri  vogliono,  trenlacinque, 
i  quali  ajutare  il  dovessero  infiren- 
tlo  onore  sarcinae  pastoralis.  Cosi 
divise  la  città  in  tante  parrocchie, 
o  titoli.  Abbiamo  inoltre,  che  a- 
vendo  s.  Evaristo,  eletto  nell'  anno 
112,  diviso,  e  distribuito  a'  preti 
i  titoli,  ossia  le  chiese  di  Roma  più 
insigni,  molti  ricavano  da  ciò  l'origine 
dei  titoli  de' Cardinali  preti. 

Tuttavolta  il  p.  Tamagna,  trat- 
tando del  nome  di  Cardinale^  di- 
ce, che  non  è  sicuramente  facile  il 
determinare  quando  questo  vocabolo 
nella  Chiesa  avesse  principio  ;  ma  che 
nel  pontificato  di  s.  Igino  dell'  an- 
no 154,  sembra  più  probabile  la 
sua  origine,  e  1'  uflìzio,  che  gli  an- 
dava annesso.  A  questo  Papa  si  at- 
tribuisce comunemente,  e  si  sostiene 
dal  Panvinio,  De  7  Eccles.  cap.  2. 
vevs.  Cardinal,  nonien,  la  prima  re- 
golare istituzione  di  quel  ceto  ec- 
clesiastico, che  chiamiamo  clero:  dap- 
poiché trovando  già  da' suoi  prede- 
cessori stabilite  presso  certe  chiese 
alcmie  case  appellate   77/0//^  e  Dia- 

VOL.     IX. 


CAR 


Ì73 


conie^  per  raccogliere    i  cristiani    al 
culto  e  all'istruzione,  nonché  per  aver 
cura  delle  vedove  e  degli  orfani,  e  de- 
gl'infermi conoscendo,  che  il  prete,  o  il 
diacono,  cui  n'era  alfìdata  la  cura,  non 
era  più  sufficiente  ai  fedeli  di  molto 
aumentati,  ve  ne  aggiunse  altri  sot- 
to la  direzione  d' un    capo,    che    vi 
presiedesse,   per  cui  fu    denominato 
Cardinale,  o   principale,    come  più 
degno  degli  altri,  e  di    questo    sen- 
timento è  rOldoino  nelle  Addizioni 
al  Ciacconio.    Non  è  a  tacersi,  che 
avendo  s.  Fabiano,  creato  Papa  nei 
238,  diviso  Roma  in  sette  rioni  ec- 
clesiastici, ad  ognuno  in    altrettante 
chiese  prepose  un  diacono  per  aver 
cura  de'povei'i,  onde  i  critici  vi  os- 
servano 1'  origine  de'  titoli  de'  Cardi- 
nali   diaconi,  chiamati    regionari,    i 
quali  in  progresso  si  aumentarono. 
Certo  è,  che  nel  principio  del  IV 
secolo,  il  nome  di  Cardinale  era  in 
uso  ,    mentre    nel  concilio  romano , 
celebrato  da  s.  Silvestro  J,  nel  824, 
riportato  dal  Baronie,    e  citato  dal 
Bellarmino  (benché  il  Van-Espen  \o 
giudichi    suppositizio)    si    trovarono 
sette  Cardinali  diaconi    della  Chiesa 
romana.  Quindi ,    convocandosi  nel- 
l'anno seguente  il  concilio    generale 
di  Nicea,  per  ordine  dello  stesso  Pa- 
pa, e  di  Costantino   imperatore,    al 
cap.  Praesul.   2,  q.  4?  senza  contro- 
versia   si     legge  :    Preshyter    aiitem 
Cardinalis  ec.  Più  il  Volterrano,  in 
antropolog.  I.  22  in  vita  Innoc.  IF 
pag.  255,  ci  assicura  di  aver    letto 
una  scrittura  di  donazione  fatta  da 
un  certo  Zenobio    senatore  romano 
alla  chiesa  di  Arezzo,  sino  dai  tem- 
pi di  s,  Damaso  I,  il  quale    fu  in- 
nalzato al  Pontificato  nel  867  5  scrit- 
tura, che  conservasi  nell'  archivio  di 
quella  chiesa ,  ed  in  cui  evvi  questa 
sottoscrizione  :  E^o  Joanncs  S.  R.  E. 
diaconus  Cardinalis  ex  parie   Da* 
18 


274  CAR 

masi  Pontlficis  laudo,  et  con/inno. 
Chiaramente  anche  sotto  s.  Gelasio 
I,  del  49^5  si  nominarono  i  Cardi- 
nali della  santa  romana  Chiesa,  ri- 
ferendoci il  Ciacconio  nella  vita  di 
questo  Papa,  phe  nelle  antiche  per- 
gamene della  basilica  di  s.  Maria  in 
Trastevere,  si  fa  menzione  di  Paoli- 
no prete  Cardinale  della  S,  R.  Chie- 
sa, ed  air  anno  494  l'porta  tutti  i 
titoli  Cardinalizi  coi  nomi  loro  ris- 
pettivi. Adunque  conchiudiamo,  col 
menzionato  Tamagna,  che  se  anche 
nel  secondo  secolo  non  prmcipiò  il 
noriie  di  Cardinale,  certamente  esi- 
steva nel  quarto,  e  che  quindi  nel 
quinto  non  era  più  nuovo.  S.  Gre- 
gorio I  spesso  si  servi  di  tal  nome, 
ma  non  per  indicare  un  principale^ 
ne  per  crederlo  incardinato  inamo- 
vibilmente j  e  ne'  secoli  a  san  Gre- 
gorio posteriori,  Cardinale  significò 
presso  alcuni  lo  stesso,  un  soggetto 
cioè  trasferito  ed  incardinato;  pres- 
so altri  luoghi,  come  presso  Roma 
indicò  un  ecclesiastico  più  stretta* 
mente  che  gli  altri  ineiente  al  car- 
dine, ossia  al  rispettivo  vescovo.  Le 
soscrizioni  poi  di  alcuni  canonici  col- 
r  aggettivo  di  Cardinale ,  e  di  altri 
senza  questo  titolo,  non  dimostrano, 
che  quelli  fossero  insieme  parrochi 
e  canonici. 

Si  raccoglie  da  vari  monumenti 
ecclesiastici ,  che  in  quasi  tutte  le 
chiese  principali ,  i  più  distinti  sa- 
cerdoti trovansi  insigniti  del  titolo 
di  Cardinali,  finche  in  progresso  di 
tempo  venne  esclusivamente  riser- 
bato a  quei  soli,  i  quali  compongo- 
no il  sagro  Collegio,  e  il  senato  a- 
postolico  della  santa  Sede,  e  del 
Pontefice  romano.  In  alcune  chiese 
e  cattedrali  insigni,  come  Ravenna, 
Milano ,  Colonia  ,  Fermo ,  Salerno , 
Napoli,  Compostella  ec. ,  i  canonici 
erano    fregiati  del    titolo    di    Cardi- 


CAR 
naie,  nome  che  davasi  particolarmen- 
te in  Francia  ai  principali  curati,  i 
quali  aveano  l'obbligo  di  assistere 
in  certe  feste  nella  cattedrale,  quan- 
do celebrava  il  vescovo.  Altri  sosten- 
gono,  che  tali  Cardinali  aveano  il 
diritto  di  amministrare  i  sacramen- 
ti, ed  allorché  erano  eletti  a  qual- 
che vescovato,  cessava  il  loro  Car- 
dinalato. Anzi  il  Cardinal  de  Luca, 
lib.  II,  dice  che  i  preti,  e  i  diaco- 
ni della  chiesa  di  Costantinopoli  si 
chiamavano  Cardinali,  e  in  molte 
chiese  del  rito  latino  appellavansi  i 
canonici  CardinaU.  Tuttavolta  defi- 
nitivamente, nel  1^67,  lo  tolse  ed 
abolì  s.  Pio  V,  con  ogni  e  qualun- 
que pretensione,  e  privilegio  analo- 
go; ordinando  espressamente,  che 
niun' altra  chiesa,  meno  la  Roma- 
na, mai  più  si  arrogasse  V  istituzio- 
ne de'  Cardinali ,  né  a  verun  altro 
si  addicesse  il  nome  di  Cardinale, 
che  ai  soli  Cardinali  di  santa  Ro- 
mana Chiesa,  creati  dal  Sommo 
Pontefice,  e  da  Eugenio  IV,  del 
i43i,  chiamati  i  perni  sopra  cui 
si  aggira  il  governo  della  Chiesa 
universale  :  >»  Sicut  per  cardinem 
«  volvitur  ostium  domus,  ita  super 
M  hoc  sedis  Apostolicae  totius  Èc- 
w  clesiae  ostium  quiescit  et  susten- 
>*  tatur  ".  V.  Bonanni,  Gerarchia 
ecclesiastica j  capo  CI;  Del  nome  di 
Cardinale,  e  Menocchio  Stuore  t. 
III,  pag.  io4,  Dei  Cardinali  di  san- 
ta romana  Chiesa.  Il  Macri,  Noti- 
zia de^  vocaboli  ecclesiastici,  al  vo- 
cabolo Cardinalis  conchiude  :  »  Que- 
«  sto  nome  già  comune  a  diverse  al- 
w  tre  chiese,  oggi  è  proprio  solamen- 
i)  te  de'  Cardinali  capi  del  clero  ro- 
M  mano,  il  quale  ha  la  potestà  di  e- 
>*  leggere  il  Sommo  Pontefice ,  asse- 
»  gnandone  la  ragione  Pietro  vescovo 
»  con  queste  parole:  »  Multitudo  pres- 
si byterorum,  et  diaconorum  foren- 


CAR 
«  siiim  ad  Urbern  concurrentiiira 
»»  causam  dedit  ut  Urbani  presby- 
*»  teli,  et  diaconi  ab  eis  distingue- 
"  rentiir  nomine  Cardinalis  ".  Il  Nar- 
di ancora  ha  eruditamente  scritto 
sui  Cardinali  della  Chiesa  Romana, 
dilucidando  dottamente  molti  punti 
di  storia,  che  li  riguardano,  De'par- 
vachi,  cap.  XXIII,  e  XXIV. 

Il  Novaes,  nel  tomo  XIII,  p.  4o> 
ci  assicura  che  il  primo  personag- 
gio, clie  ebbe  il  titolo  di  Cardinale 
della  romana  Chiesa  si  fu  un  indi- 
viduo dell'antichissima  e  nobilissi- 
ma casa  Orsini ,  una  delle  quattro 
primarie  di  Roma,  e  nel  tomo  I,  p. 
57,  e  117,  aggiunge,  che  s.  Eleute- 
10  è  forse  il  primo  Cardinale  solle- 
vato alla  veneranda  cattedra  apo- 
stolica nell'anno  179,  essendo  però 
incerto  se  fosse  stato  fatto  diacono 
Cardinale  da  s.  Aniceto  del  167,  o 
prete  Cardinale  dal  suo  antecessore 
s.  Pio  I.  Inoltre  dichiara  che  s.  Mar- 
co, creato  Papa  nel  336,  era  Car- 
dinale diacono  romano,  fatto  da  s. 
Melchiade ,  sotto  di  cui  Costantino 
diede  pace  alla  Chiesa,  o  da  s.  Silve- 
stro I,  di   lui  successore  immediato. 

§.  II.  Del  Sagro  Collegio. 

Sì  è  già  di  sopra  al  precedente 
paragrafo  accennato,  che  s.  Cleto 
assegnando  a  ciascuna  il  suo  prete, 
divise  Roma  in  varie  chiese,  che 
alcuni  dicono  venticinque  più  o  me- 
no, ciocche  non  si  può  stabilire, 
come  osserva  l'Antonelli,  Dissert. 
De  tìlìilo  Cardinal,  num.  i,  pag.  4- 
Lo  stesso  confermò  Papa  Evaristo, 
€  da  s.  Igino  cominciarono  questi 
preti  a  dirsi  Cardinali,  e  fino  le 
chiese  ad  essi  affidate  venivano  ap- 
pellate Titoli  Cardinalizi  (Vedi), 
nome  che  in  R.oma  si  conservò  sem- 
pre, aumentandosi  i  Cardinali  preti 
successivamente    fino  al    numero  di 


CAR  275; 

cinquanta.  I  titoli,  di  che  vennero 
insigniti  i  preti  Cardinali  della  sede 
apostolica ,  per  lo  piti  si  presero  dal 
santo  cui  la  chiesa  era  stata  dedi- 
cata, e  talvolta  dal  Pontefice  che  li 
aveva  intitolati,  ed  anco  dai  pii  be- 
nefattori, che  li  aveano  dotati  o  edi- 
ficati, onde  con  essi  si  sottoscrissero, 
e  chiamarono.  Confondono  molti 
col  Muratori  i  titoli  colle  parrocchie, 
quando,  come  ben  notò  il  Cenni 
nelle  note  alle  Antichità  Italiane 
del  medesimo  Muratori,  Innocenzo 
I,  del  4^2,  apertamente  distinse  i 
titoli  dalle  parrocchie,  e  a  quelli, 
non  a  queste,  scrivendo  a  Decenzio, 
gli  ordinò  di  mandare  il  fermento. 
Rimontando  la  istituzione  de' sette 
diaconi  agli  apostoli  ,  s.  Evaristo 
stabilì  che  assistessero  al  vescovo 
mentre  predicava,  e  fossero  di  suo 
aiuto,  e  testimonianza  contro  le  de- 
trazioni; indi  s.  Fabiano  gl'incarico 
di  assistere  le  vedove,  i  pupilli,  e 
i  malati  sparsi  ne' quattordici  rioni 
di  Roma ,  e  per  essere  sette,  ne  as- 
segnò a  ciascuno  due,  onde  furono 
detti  regionari,  istituendo  di  piìi 
sette  suddiaconi,  perchè  invigilassero 
sui  sette  notari  da  s.  Clemente  isti- 
tuiti a  registrare  gli  atti  de'martiri. 
Traggono  alcuni  da  ciò  l'origine 
de'  Cardinali  diaconi,  anzi  vuoisi 
supporre,  che  il  primo  de'sette  dia- 
coni chiamato  arcidiacono  fosse  an- 
che Cardinale,  giacche  F  Oldoino 
pone  il  martire  s.  Lorenzo  fra  i 
Cardinali  diaconi  di  s.  Chiesa.  Per 
qualche  tempo  si  fermò  il  numero 
di  essi  a"  quattordici;  in  appresso 
arrivarono  a  sedici;  sotto  Onorio  II 
giunsero  a  diciotto,  secondo  Du-Can- 
ge,  e  diciannove,  come  attesta  Leone 
d' Orvieto  nel  suo  Cronico,  ed  an- 
che a  ventiquattro,  finche  vennero 
nuovamente  fissati  a  quattordici.  Co- 
si   ancora    in   seguito   non    si  chia- 


276  CAR 

inarono  più  Cardinali  regionari  se- 
condo il  numero  della  regione,  ma 
della  diaconia,  o  titolo.  Le  donazioni 
frequenti  de' fedeli  alla  Chiesa,  di 
palazzi  e  di  predi,  i  quali  poi  dai 
diaconi  si  amministravano,  diedero 
anche  il  nome  a'  rispettivi  ammini- 
stratori, onde  nacquero  i  titoli  di 
Equìzio,  di  Vestina^  di  Pamniac- 
cìiioj  di  Lucina  ec.  Presentemente 
non  più  dai  rioni,  ne  da  chi  fondò 
la -diaconia,  ma  dai  titoli  delle  chiese, 
i  Cardinali  diaconi,  come  i  Cardi- 
nali preti,  prendono  il  nome.  Negli 
antichi  monumenti  si  rinvengono 
esempi  di  Cardinali  suddiaconi  :  il 
Cohellio  riporta  Lotaringo  fatto 
Cardinale  nel  1057  ^^  Vittore  II, 
e  chiamato  Cardinal  suddiacono,  ed 
il  santo  Pontefice  Gregorio  VII,  già 
Ildebrando  da  Soana,  che  fu  ascritto 
al  sagro  Collegio  da  Niccolò  li,  del 
io5B.  Il  Baronio  e  il  Tirio  ne  re- 
gistrano due  altri.  Ma  ciò,  che  reca 
maggior  meraviglia,  dice  il  Tomas- 
sini,  si  è,  che  nel  concilio  romano, 
celebrato  nel  968,  dopo  un  certo 
Giovanni  suddiacono  Cardinale,  si 
legge  un  Stefano  arciaccolito  con 
lutti  gli  accoliti.  Che  però  assai 
mal  si  apporrebbe  chi  ne  volesse 
dedurre,  che  facessero  parte  del  sa- 
gro Collegio  pure  gli  accoliti,  come 
errore  sarebbe  il  credere  Cardinali 
i  vescovi  tutti,  e  gli  abbati  ordi- 
nari ,  che  insieme  co'  Cardinali  veg- 
gonsi  sottoscritti  a'  concili.  Rilevasi 
poi  dal  celebre  decreto  di  Stefano 
III,  emanato  nel  concilio  romano 
del  769,  che  i  vescovi  non  avevano 
ancor  luogo  fra  i  Cardinali  della 
romana  Chiesa.  Voleva  egli  forse 
riserbato  quest'  onore  a'  soli  sette 
vescovi  suburbani  e  a  Roma  più 
vicini,  come  quelli,  che  con  maggior 
frequenza  erano  invitati  a'  concili 
della  metropoli,   o  ad   assistere  nei 


CAR 

più  difficili  affari  il  capo  della  Chi«"- 
sa.  O  che  già  fossero  stabiliti,  o 
eh'  egli  ve  li  incardinasse  ,  certo  è, 
che  a'  suoi  tempi  fu  determinato, 
che  dai  vescovi  di  Ostia,  di  Selva 
Candida  ,  ossia  delle  ss.  Ruffina  e 
Seconda,  di  Porto  ossia  di  s.  Ippo- 
lito, di  Sabina,  di  Palestrina,  di 
Frascati  o  Tuscoio,  e  di  Albano  si 
cantasse  ogni  giorno  e  ripartitamenle 
la  messa  nella  basilica  lateranense 
sull'altare  di  s.  Pietro,  colla  quali- 
fica di  ebdomadari.  Alcuni  però  opi- 
nano, che  tali  vescovi  già  si  trovas- 
sero addetti  al  Laterano;  ma  è 
sicujo  che  nell'ottavo  secolo  i  suac- 
cennati sette  vescovi  già  appartene- 
vano al  collegio  Cardinalizio,  e  furono 
denominati  anco  »  Vescovi  romani, 
«  vescovi  del  Laterano,  vescovi  suf- 
«  fraganei,  collaterali  del  Pontefice, 
»  ed  anche  vescovi  della  Chiesa  ro- 
si mana,  e  Pontefici  del  Laterano." 
Come  variò  il  numero  de'  preti  e 
de'  diaconi ,  cosi  variò  quello  de'  ve- 
scovi Cardinali,  siccome  riporteremo 
all'articolo  Vescovi  Suburbicari,  fin- 
ché rimase  fermo  al  numero  di  sei , 
comprese  le  chiese  riunite.  /^.  il 
Giorgi  nella  Dissert.  I.  de  Hierarchia 
S.  R.  E.,  t.  IL  Lìturg.  Rom.  Pont.  p.  5. 
Istituiti  pertanto  i  Cardinali  ve- 
scovi, i  Cardinali  preti,  i  Cardinali 
diaconi,  tutti  destinali  a  sollevare 
il  Sommo  Pontefice  nel  grave  inca- 
rico di  vicario  di  Gesù  Cristo,  essi 
in  seguito  ebbero  un  rapporto  vi- 
cendevole, e  formarono  un  ceto,  ed 
un  collegio.  Tracxie  di  tal'  unione, 
si  rilevano  dall'Anastasio,  nella  vita  di 
s.  Leone  III,  creato  Papa  nel  795, 
a  cunctìs  proceribus  ec. ,  e  nel  de- 
scrivere il  di  lui  ritorno  in  R^oma 
neirSoo,  aggiunge,  che  Io  ricevet- 
tero proceres  clericorum.  Questo 
stesso  nome  s' incontra  dato  a' Car- 
dinali, e  specialmente  a  quelli,  che 


CAR 

erano    vescovi,    nell'elezione   di  Va- 
lentino avvenuta  neir827,  leggendosi 
nel  Tomassini  :     Colleclis    in    unum 
episcopis  j   et  glorìosis    ronianoruni 
proct-nbus.  Altrettanto  si  ha  nell'esal- 
tazione di  Sergio  li,  neir844*  ^■"''* 
procereSj  et  romance    Urbis  optima- 
teSj   universusque   populus   prò   eli- 
gendo   Poiitifice  in    unum  coiissenl. 
Questo  glorioso  nome  distintivo  dei 
Cardinali  da  qualunque  altro  perso- 
naggio, e  dagli  stessi  vescovi,  secondo 
il    Tamagna,    somministra  un  argo- 
mento molto  probabile  per  farli  cre- 
dere   tutti    riuniti    in    un    collegio, 
giacche    il  nome    comune    a    molti , 
suppone  unione  tra  di  loro.  Che  per 
altro    i    Cardinali    romani   fino    dal 
I073,    in  cui  fu    eletto  s.   Gregorio 
\H,  formassero  un  collegio,  si  legge 
chiaramente  ne'regislri  vaticani:  Nos 
Sanctce  Romance  et  apostolicce  sedis 
CardinaleSj  clerici j  acolychi,  subdia- 
conij  diaconi j   presbiteri ,  prcesenli- 
ùus  episcopisy  abbatibus  ec.  ,  cioè  il 
collegio  de'Cardinali  distinto  dall'  in- 
tero clero    di    Roma .     Così    ancora 
enuncia  la  propria    elezione  Vittore 
III,    nel    concilio    beneventano    del 
1087:   Cum  unanimi  concordia  epi- 
scopi ^  et  Cardinales   (  ecco  tutto  il 
sagro    Collegio,    giacche    de' vescovi 
non    Cardinali   si   parla    immediata- 
mente  dopo)    provincialesque    anti- 
stites   una    cum    romano    clero  ^    et 
populo  parvitatem  nostrani  prcefecis- 
sent.    Se  nel  detto  secolo  XI,  i  do- 
cumenti   ci  fanno    certi ,    che  i  Car- 
dinali appartenevano  ad  un  collegio, 
in  cui  essi  soli  avean  luogo,   ne'  se- 
coli seguenti  tutto  confernja,  ed  au- 
tentica l'unione  di  questi  venerandi 
personaggi.    Fissata   l'epoca,   in  cui 
i  Cardinali  di  santa  romana   Chiesa 
sono   conosciuti    anche   col  nome  di 
sagro  Collegio,    e    senato  apostohco, 
per    tutto    ciò    che    il    riguarda    iu 


CAR  277 

globo,  e  pel  numero  de'Cardinali, 
che  lo  composero  nelle  diverse  epoche, 
si  dirà  al  §  IV  di  questo  articolo,  ed 
ancora   all'articolo    Sagro  Collegio. 

§  111.    Della  sublime  dignità 
Cardinalizia. 

A  qualunque  regolatore  de'  popo- 
li è  necessario  chi  gli  presti  consi- 
glio, sollievo  ed  aiuto.  Si  ha  l'esem- 
pio di  Mosè  condottiere  del  popolo 
ebraico,  cui  fu  comandato  da  Dio 
di  scegliere  in  esso  settanta  senioii 
e  maestri  per  essere  sollevato  nel 
principato;  e  quello  del  Redentore  , 
che  si  scelse  dodici  apostoli ,  e  poi 
settantadue  discepoli  per  propagar 
l'evangelo ,  e  la  dottrina  sua.  Cosi 
pei  bisogni  della  Chiesa  avvenne,  che 
i  Sommi  Pontefici  avessero  de' coad- 
iutori ,  de'  ministri,  assessori,  consi- 
glieri e  cooperatori  nelle  funzioni , 
e  nell'esercizio  del  supremo  pontifi- 
cato, e  nella  grande  amministrazione 
del  vescovato  universale.  Onde  lo 
stesso  s.  Pietro  dovette  avere  consi- 
glieri, ed  operari  in  messeiii  suam, 
ne  ipse  solus  gravaretur.  Ed  è  per- 
ciò, che  parlando  Eugenio  IV,  nella 
sua  lettera  ad  Enrico  arcivescovo  di 
Cantorbery,  Bull.  Rom,  t.  HI,  p.  3, 
de'  Cardinali  coadiutori  del  Papa,  dice: 
**  sebbene  di  questa  dignità  quel  no- 
«  me,  eh'  è  ora  in  uso,  non  sia  sta- 
«  to  COSI  marcato  dal  principio  deU 
>»  la  primitiva  Chiesa  ,  1'  ufficio  me- 
>*  dcsimo  si  rinviene  evidentemente 
»  istituito  da  s.  Pietro,  e  dai  suoi 
M  successori  ".  Giovanni  VIII  del 
872  parlando  a'  suoi  consiglieri  si 
espresse  tenere  per  indubitato,  che 
rappresentando  egli  Mosè,  essi  rappre- 
sentavano i  settanta  seniori.  L'impera- 
tore Federico  lì,  certamente  non  pro- 
teggitore  della  Sede  Apostolica,  in  una 
sua  lettera  riportata  da  Matteo  Paris, 


278  CAR 

presso  il  Tomassino ,  parlando  dei 
Cardinali,  nel  1289,  arrivò  a  dire: 
«  siccome  Cristo  capo  della  Chiesa 
»  nel  vocabolo  di  Pietro  fondò  so- 
i>  pra  la  pietra  la  su^  Chiesa,  così 
«  costituì  successori  degli  apostoli 
>»   i    Cardinali  ". 

Potrebbonsi  su  questo  oggetto  rife- 
rire le  molte  luminosissime  testimo- 
nianze, che  si  hanno,  per  rendere  sem- 
pre palese,  quanto  sublime  sia  anche 
per  la  sua  istituzione  la  Cardinalizia 
dignità  3  ma  basti  il  riportarsi  alla  co- 
stituzione di  Eugenio  IV,  Non  me- 
diocri, XIX  in  Bull.  Mainardi,  che 
in  difesa  del  grado  Cardinalizio  indriz- 
zò ad  Enrico  arcivescovo  di  Cantor- 
bery  per  grave  dissensione  nata  tra 
esso  e  il  Cardinal  Giovanni  del  ti- 
tolo di  s.  Balbi na,  siccome  esso  narra 
nel  proemio.  In  detta  costituzione 
si  legge  riunito  quanto  di  più  gran- 
de e  di  più  interessante,  anche  da 
antichi  monumenti,  riguarda  il  Car- 
dinalato, ne  potrebbesi  che  snervar- 
sene la  forza,  se  volesse  riferirsene 
sol  qualche  tratto.  Conchiudendo 
con  le  parole  d'un  concilio  di  Papa 
Stefano,  il  quale  dice  :  «  era  neces- 
9)  sario ,  che  questa  sagrosanta  si- 
»  gnora  la  Romana  Chiesa,  secondo 
>*  che  da  s.  Pietro ,  e  da'  suoi  suc- 
?>  cessori  è  stabilito,  canonicamente 
»»  si  ordinasse,  e  nel  colmo  dell'apo- 
M  stolato  si  consagrasse  uno  de'  pre- 
M  ti,  o  Cardinali  diaconi  ;  ed  aggiun- 
»  gendo ,  da  questo  chiaramente  si 
»  intende,  che  questi  nostri  fratelli, 
M  i  quali  fra  i  Cardinali  son  posti, 
M  fin  dai  tempi  di  s.  Pietro  esiste- 
vi vano  "  ;  ad  onta  di  sì  forti  ra- 
gioni, più  moderazione  è  il  conve- 
nire col  detto  Cardinal  Paleotti,  De 
s.  Consist.  consult.  memh.  5  e.  1 , 
p.  365,  in  cui  dice  :  «  Altri  poi  in- 
>*  segnano ,  che  sieno  succeduti  in 
.>^   luogo  degli  apostoli,  i  quali  assi- 


CAR 
>»  stevano  a  Cristo  Signore  nostro  , 
»>  la  qual  è  sentenza  di  uomini  gian- 
»  di ,  ed  è  munita  di  gran  proba - 
»  bilità,  certo  essendo  che  Cristo 
M  Signore  e  Redentore  nostro  quan- 
»  do  era  sulla  terra  avea  dodici 
w  apostoH  ,  e  settantadue  discepoli, 
«  che  lo  assistevano  ".  Adunque 
certo  è  fuori  d'ogni  dubbio,  che  ap- 
pena s'incominciò  il  pontificato  ad 
amministrare  dagli  uomini,  vi  furo- 
no cosiffatti  personaggi ,  che  in  un 
incarico  sì  sublime,  geloso  e-  vasto, 
col  consiglio,  e  coli'  opera  assistette- 
ro, ed  aiutarono  grandemente  quel- 
lo che  n'era  investito.  V.  Menoc- 
chio  Sluore,  t.  Ili,  p.    106,  e.  ^'0. 

Della  dignità  Cardinalizia.  La 
«ubhme  dignità  dei  Cardinali  di  San- 
ta Romana  Chiesa,  per  tutti  i  titoli, 
preeminenze  e  riguardi  ,  sorpassa 
tutte  le  dignità  ecclesiastiche  dopo 
la  suprema  del  Sommo  Gerarca,  es- 
sendo il  massimo  de^  pi'cgi,  il  pun- 
to più  distinto  del  Cardinalato,  quel- 
lo che  tempio ,  ed  organo  il  costi- 
tuisce dello  Spirito  santo,  e  Semi , 
per  servirsi  della  frase  di  Sisto  V , 
»y  da  cui  quello  sortir  deve,  nel  qua- 
«  le  per  divina  istituzione  vada  me- 
M  ritamente  a  riunirsi  la  pienezza 
fi  tutta  della  podestà  apostolica  ". 
Destinati  i  CardinaH  di  Roma  ad 
assistere  co'  loro  consigli  il  capo  vi- 
sibile della  Chiesa,  acquistarono  nel- 
la Chiesa  stessa  la  denominazione 
di  membri,  di  occhi,  di  parti  prin- 
cipali del  corpo  del  Papa ,  il  che 
trovasi  ovunque  ripetuto  ne'  monu- 
menti ecclesiastici  .  S.  Pier  Damia- 
ni ,  riportato  dal  Sigonio  ,  de  regn. 
Ital.  ad  ann.  1059,  afferma,  che 
questi  gli  occhi  sono  di  una  sola 
pietra,  queste  le  lucerne  dello  stesso 
candelabro.  Enrico  VII  dopo  aver 
ricevuto  in  Roma  per  ordine  di 
Clemente  V ,    il   diadema  imperiale 


CAR 
dalle  mani  de' Cardinali  nel  i3i3, 
ne  mostrò  con  suo  diploma  la  gra- 
titudine, coli' esprimere:  «  Coman- 
>*  diamo  che  il  Piomano  Pontefice, 
'»  ed  i  Cardinali  della  sua  Chiesa , 
«  che  sono  la  parte  nobile  del  suo 
«  corpo,  immuni  vadano  da  ogni 
>*  ingiuria  '*  ;  ed  Eugenio  IV ,  che 
sostenne  la  dignità  Cardinalizia  sopra 
qualunque  altra  dignità  ecclesiastica, 
nella  suaccennata  lettera  all'  arcive- 
scovo di  Cantauria,  ecco  come  espres- 
se il  proprio  sentimento  e  quello 
degli  altri  Pontefici,  che  l' avevano 
preceduto:  >»  inoltre  i  medesimi  Car- 
>*  dinali  attesa  l' eminenza  del  loro 
'»  onore  e  dignità  vengono  dai  Pon- 
y>  tefici  detti  parte  del  loro  corpo  . 
'»  Dal  che  senza  alcun  dubbio  dimo- 
«  strasi,  che  i  membri  contigui  del 
»  corpo  del  Papa,  i  quali  sono  i  suoi 
»>  fratelli  Cardinali  ec."  Sisto  V  però 
nella  celebre  bolla,  Postquam  verus 
ìllcj  data  a'  1 3  dicembre  1 585,  Const. 
76,  riepiloga  tutte  le  sentenze  dei 
predecessori  a  lustro  della  dignità 
Cardinalizia.  Si  legge  perciò  nel  proe- 
mio: »  i  Cardinali  sono  la  parte 
>»  nobilissima  della  persona  del  Pa- 
M  pa,  e  i  principali  suoi  membri  ;  e 
»  quindi  siccome  il  Romano  Pon- 
«  tefice  nella  cattedra  dello  stesso 
3>  Pietro  successore,  e  vero  vicario  di 
«  Cristo  per  comando  divino  possie- 
5»  de  l'apice  della  suprema  dignità 
j»  apostolica ,  e  ne  tiene  il  luogo  in 
»>  terra,  così  ancora  i  Cardinali  del- 
»'  la  sagrosanla  Romana  Chiesa,  che 
»*  le  persone  rappresentano  de'  santi 
*»  apostoli  quando  di  Cristo  erano 
j-  ministri,  che  il  regno  di  Dio  pre- 
*>  dicava ,  e  consumava  il  mistero 
"  dell'  umana  salvezza ,  ministrano 
'»  al  Romano  Pontefice  nell'eserci- 
»  ciò  dell'  ulìlcio  sacerdotale ,  e  gli 
>>  assistono  in  qualità  di  consiglieri 
>•  e  coadiutori  nel  governare  la  Chic- 


CAR  279 

»  sa  cattolica,  di  cui  è  capo,  quasi 
»*  come  pupille  ed  orecclii ,  e  parti 
«  nobilissime  del  sagro  capo,  e  mem- 
»»  bri  suoi  principali,  dallo  Spirito 
»  santo  stabiliti  ed  innalzati  al  gra- 
»  do  altissimo  di  sostenere  collo  stcs- 
»  so  Romano  Pontefice  in  questa 
«  medesima  ecclesiastica  gerarchia , 
»>  da  Dio  ordinata  a  guisa  della  ce- 
)i  leste  cui  corrisponde,  una  mole 
>»  sì  grave,  e  l'incarico  de'  popoli  ". 
Il  titolo  poi  onorifico ,  con  grande 
autorità  di  legato  a  Intere  (Fedi), 
non  si  diede  che  a'  Cardinali ,  seb- 
bene a  diversi  personaggi  venissero 
addossate  importanti  legazioni,  come 
anco  dimostra  il  Ferraris,  Biblioth. 
valle.  Legaliis^  e  ricevettero  un  tal 
titolo,  siccome  appartenenti  al  corpo 
del  Romano  Pontefice,  e  si  dicevano 
staccati  a  latere  Summi  Pontìficis. 
V.  Perez,  Pentateuci,  tract.  3,  e.  8, 
n.  81.  Ne  spiega  la  ragione  il  p. 
Diana,  dicendoci  essere  i  Cardinali 
incorporati  col  Papa,  part.  5,  tract.  2, 
resol.  33. 

Siccome  parti  principali  del  cor- 
po del  Papa,  i  Cardinali  rettamente 
non  solo  s'intitolano  e  sono  Cardinali 
della  S.  C.  R.  _,  ina  ancora  Cardi- 
nali deW universo.  Ed  è  perciò,  che 
a  seconda  dell'autorità  di  vari  conci- 
li, precipuamente  di  quello  di  Trento, 
ed  inculcato  dalla  maggior  parte 
de'  Pontefici,  i  Cardinali  si  scelgono 
da  tutte  le  nazioni  cattoliche,  acciò 
destinati  cardini  dell'  universo  sieno 
più  a  portata,  come  riflette  s.  Rer- 
nardo,  di  governare  tutto  il  mondo, 
governando  meglio  ciascuno  que'sud- 
diti,  che  conosce  .  Venendo  pregato 
Pio  11  possibilmente  a  restringere  il 
numero  de'Cardinali  romani,  rispose, 
che  egli  qual  capo  della  Chiesa  non 
poteva  trascurare  gli  oltramontani , 
giacche  nelle  costituzioni  di  molli 
Papi  suoi  predecessori,  e  dai  concili 


28o  CAR 

ancora  fu  stabilito  che  i  Cardinali  del- 
la Chiesa  Romana  si  prendessero  da 
quakmque  nazione,  affinchè  possano 
meglio  conoscere  l' indole,  e  i  costu- 
mi di  qualunque  popolo,  e  quindi 
più  saggiamente  giudicare,  pei*  la 
sublime  prerogativa  di  giudici  di  tut- 
ta la  terra,  come  li  chiamò  s.  Ber- 
nardo, ep.    i5o. 

I  Cardinali    di    Roma    in  qualità 
di  consiglieri,  di    cooperatori  del  ro- 
mano Pontefice  considerato  nella  sua 
principale,  essenziale  relazione  di  ca- 
po della  Chiesa    Cattohca ,  formano 
con  esso    lui    tutto  un  corpo ,   sono 
parti  principali,  cardini  della  Chiesa 
ecumenica,  come  appunto  i  consiglie- 
ri, i  coadiutori  del  metropolita  sono 
parti  cardinali  della  metropoli  stessa. 
In  fatti  nel  concilio  romano  celebra- 
to nel    io59    sotto  Niccolò  II,    trat- 
tandosi del  gran  punto,  che  riguar- 
dava r  elezione  del  romano  Pontefi- 
ce, tutti  i  Cardinali  della  sede  apo- 
stolica   furono  dichiarati   metropoli- 
tani ,    leggendosi    in    un    canone  di 
esso:    «   ma  perché    la  Chiesa  apo- 
*i  stolica  si  antepone  a  tutte  le  chie- 
»   se  del  mondo,  e  perciò  aver  non 
«   può  sopra  di  se  un  metropolitano; 
«   i  Cardinali  vescovi    senza  dubbio 
M   fanno  le  parti  di  metropolitani,  i 
*>   quali  cioè  portano  all'apice  della 
>»   grandezza    apostolica    il     vescovo 
M   eletto  ■**.    Allora    i    Cardinali  ve- 
scovi lateranensi  incardinati  ai  sagro 
Collegio  sino  da  Stefano  III,  più  de- 
gli altri  concorrevano  all'elezione  Pon- 
tificia, che  sembra  essere  stata  ad  essi 
commessa   interamente;    ma  in  ap- 
presso   per  ecclesiastiche  prescrizioni 
chiamati  i  Cardinali  tutti  al  grande 
atto  della  Pontificia  elezione,  a  tut- 
ti   nei    senso    del    succitato  canone 
convenivasi  la  qualifica  di  metropo- 
litani.   Quindi    s.  Pier  Damiani  an- 
tepose   i    Cardinali    vescovi    elettori 


CAR 
del  romano  Pontefice,  ai  patriarchi 
e  primati ,  e  s.  Antonino  allermò  i 
Cardinali  superiori  a  qualunque  ec- 
clesiastico ,  eccettuato  il  solo  Papa  , 
del  quale  parere  sono  Turrecremata, 
il  Valdese,  l'Ostiense,  Giannandrea, 
il  Giacobazzi,  e  tutti  gli  altri  teologi 
e  canonisti  dopo  Eugenio  lY.  Non  fu 
una  romana  usurpazione,  non  furono 
le  pingui  rendite,  né  talora  alcuni 
titoli  secolareschi  per  particolari  cir- 
costanze dati  ai  Cardinah,  che,  come 
osa  dire  uno  scrittore,  portasse  l'epi- 
scopato a  cedere  ai  Cardinali  ;  ma 
bensì  fu  una  conseguenza  naturale 
per  1*  innanzi  forse  non  bene  svilup- 
pata, non  ancor  dedotta  dal  luogo 
eminente  e  sublime,  che  questi  mem- 
bri del  romano  Pontefice  occupava- 
no nella  Chiesa  di  Dio,  come  lunga- 
mente ragiona  il  citato  p.  Tamagna, 
particolarmente  al  tomo  I,  capo  8, 
della  precedenza  de'  Cardinali  ro- 
mani sopra  i  vescovi,  e  nel  t.  II, 
e.  5,  de'  vescovi,  potendosi  anche  con- 
sultare Girolamo  Piati ,  de  Cardi- 
nali s  dignitate  et  officio  ^  e.  3.  §  I, 
in  cui  tratta  ex  professo  de  emi- 
nenti a  Cardinaliuni  prae  episcopis, 
ove  dimostra,  che,  o  si  riguardi  l'or- 
dine, o  si  abbia  in  mira  la  giurisdizio- 
ne di  far  leggi,  punire,  dispensare 
e  concedere,  il  vescovo  è  superiore 
al  Cardinale,  e  se  si  rifletta  all'ufficio 
del  Cardinale  nel  governo  della  Chie- 
sa universale,  egH  non  la  cede  che 
al  Papa ,  il  quale  elegge  e  giudica 
tutti  i  vescovi  e  gradi  ecclesiastici, 
servendosi  dell'aiuto  e  consiglio  dei 
Cardinali,  che  perciò  vengono  riguar- 
dati quai  giudici  di  tutta  la  terra  ; 
giurisdizione  amplissima ,  che  costi- 
tuisce i  Cardinali  romani  nel  grado 
il  più  subHme. 

A  SI  delicato,  e  interessante  pun- 
to, ci  permetteremo  di  aggiungere 
quanto  scrisse  il  dotto,  e  ven.    Bel- 


CAR 
lariiìino  contro  i  novatori,  che  mal- 
lenarouo    la    dii^nilà    Cardinalizia, 
vv  fìnsi  strada  ad  opprimere  tutte  le 
Itre  della  Chiesa,  come  si  ìe^^e  nel 
libro  I  de  clfrìcis.  e.    i6:  w    Eppu- 
re confesso,  che  una  volta  il  ve- 
scovo qualunque  era  preferito    al 
Cardinale  non  vescovo  ;  che    anzi 
il  Cardinalato  era  grado  al  vesco- 
vato ,    come    rettamente    insegna 
Onofrio  Panvinìo,    nel    libro    dei 
Cardinali j  ed  apertamente   si  de- 
duce   dal   libro    I.    cap.    V    della 
Pila  di  s.  Gregorio  1.   In  appres- 
so però  mutossi  l' ordine,  ed    in- 
cominciarono i    Cardinali  ad    an- 
teporsi ai  vescovi  ;  della  qual  mu- 
tazione due  ragioni  si  possono  as- 
segnare. Una  che  a' soli  Cardina- 
li fu  devoluta  1'  elezione  del  Som- 
mo Pontefice  ;  imperocché  in  quel 
tempo  in  cui  gl'imperatori,  o   il 
clero    ed  il  popolo    eleggevano    i 
Pontefici,  none  meraviglia  se  non 
erano  tanto   stimati    i    CardinaH. 
Ma  dopo  che  incominciarono   es- 
si soli  ad  eleggere,    e  per  lo  più 
a  venir  ancora  essi  soli  eletti,  non 
senza  ragione  principiò  la  dignità 
Cardinalizia  ad  essere  in  pregio  più 
che  per  lo  innanzi.  Altra  ragione  si 
fu  che  i  soli  Cardinali    incomin- 
ciarono ad   essere   consiglieri    del 
Sommo  Pontefice;  imperocché  pri- 
ma né  eglino  soltanto,  ne    i  pri- 
mi si  erano  del  consiglio  pontifi- 
cio. Ed  in  fatti   ne' primi  seicento 
o  ottocento  anni  i  Sommi  Ponte- 
fici ,  onde  giudicare  i    più    gravi 
all'ari  della  Chiesa  romana,  radu- 
navano i  concili   nazionali  de' ve- 
scovi d'Italia,  a' quali  concili  in- 
tervenivano certamente  i  Cardinali 
preti,  ma  il  primo  luogo  era  dei 
vescovi.   Per  lo  che  non  v'era  ra- 
gione, per  cui    in  quel    tempo    i 
Cardinali  preti  si  anteponessero  ai 


CAR  28  f 

«  vescovi  tosto  che  anzi ,  più  che 
«  i  Cardinali,  aiutavano  il  Pontefi- 
>»  ce.  Ma  crebbero  in  appresso  gli 
»  affari  della  Chiesa  Romàna,  essen- 
*»  dovisi  specialmente  aggiunto  il 
yy  principato  temporale  nelf  ottavo 
«  secolo  a' tempi  di  Pipino  e  Car- 
»  lo  Magno  che  lo  aumentarono; 
«  onde  abbisognava  il  Sommo  Pon- 
«  tefice  dell' aiuto  de' consiglieri  più 
«  spesso  che  per  lo  innanzi  ;  ne  po- 
«  teva  così  spesso,  come  era  neces- 
«  sario,  radunare  i  concili  de'vesco- 
«  vi.  Sicché  ammaestrati  dall'uso, 
«  costretti  dalla  necessità  s' incomin- 
«  ciarono  a  poco  a  poco  a  tralasciare 
y>  i  concili  vescovili,  e  tutti  gli  affari 
"  a  riportarsi  al  senato  de'  Cardi- 
»>  nali.  Ma  accaduta  questa  legitti- 
»  ma  mutazione  del  concilio  ponti- 
w  ficio  da'  vescovi  e  Cardinali  ai 
*»  soli  Cardinali,  non  dee  recar  ma- 
»y  raviglia,  se  accadde  ancora  la  mu- 
"  tazione  della  dignità  ".  Ecco  poi 
come,  nel  1 3 1 2,  Clemente  V  in  u- 
na  sua  lettera  riportata  dal  Rinaldi 
a  detto  anno,  spiega  la  precedenza 
da  lui  accordata  ai  Cardinah  sui  ve- 
scovi, per  la  unione,  che  hanno  i  pri- 
mi col  Papa  :  «  JVec  quisquam  mi- 
«  retur,  si  contra  morem  antiqui- 
>»  tus  observatum,  in  praesentis  sa- 
y>  lutationis  eloquio,  Tu,  praefate 
«  Cardinalis  praeponeris,  Tuque,  epi- 
«  scope  praedicte  postponeris,  et  pro- 
"  pterea  venerabilis  frater  etiam  non 
»  vocaris,  quoniam  in  talibus  mo- 
>»  dum  hujusmodi  modernis  tem- 
y>  poribus  observari  decenti us  repu- 
«   tamus  ". 

Finalmente  si  legge  nel  citato  Ma- 
cri,  al  vocabolo  Cardinalis,  die  i 
Cardinali  della  Chiesa  Romana,  seb- 
bene inferiori  in  dignità  ai  vescovi^ 
con  tutto  ciò  hanno  preceduto  i  ve- 
scovi medesimi  da  molti  secoli  come 
membri  di  quella  Chiesa,  col   capo 


!i82  CAR 

della  quale  sono  uniti.  Onde  nel  con- 
cilio efesino,  celebrato  nel  43 1 ,  dei 
tre  legali  del  Papa    s.    Celestino    I, 
sempre  precedette  il  prete  della  Chie- 
sa Piomana  ai  due  vescovi  ;  anzi  es- 
so si  sottoscrisse  primo  di  tutti    nel 
detto  concilio  generale,  e  più  chia- 
ramente si  prova  questa  verità  dal- 
le vite    de'  Romani   Pontefici,  nelle 
quali  si  fa   menzione    delle    ordina- 
zioni fatte  nel  mese  di  dicembre,  se- 
condo l'uso  e  il  rito  de'primi  secoli 
della  Chiesa,  ed  in  esse  furono  sem- 
pre preferiti  i  preti  e  i  diaconi  del- 
la Chiesa  Romana,  come  Cardinali, 
ai  vescovi,  dicendosi  :    Creavit  pres- 
hyte.ros  j    diaconos ,     e    poi    epìsco- 
pos  per  diversa    loca.     Ed  i    titoli, 
che  si  conferivano  ai    Cardinali    nel 
Pontificato  di  s.  Marcello  I  eletto  nel 
304,  ci  avverte  il  Zaccaria  nelle  No- 
te del  LunadorOy  che  erano  riguar- 
dati quasi  dioeceseSy  propfer  haptis- 
ììium,  et  poenitentiani  multoruin,  cjui 
convertcbantur  ex  paganis,    et  pro- 
pter  sepulturani    martyrum,  con    la 
autorità  dell'  Anastasio.  Abbiamo  dal- 
l' Andreucci,    nella    dissertazione  De 
CardinalìhuSj  p.  i.  n.  16,  ^   17,  che 
i  Cardinali  preti  godono   nelle  loro 
chiese  titolari  di  un  diritto  vescovi- 
le, o  quasi  episcopale  per  concessio- 
ne di  Onorio  III,  Cap.  his  quae.   i  i 
de  major,    et  obed.j  come  nelle   lo- 
ro diaconie  i  Cardinali  diaconi  pos- 
sono usare  della  stessa  quasi  episco- 
pale giurisdizione  per    privilegio    di 
Sisto  Y,  dichiaralo  nella  costituzio- 
ne pubblicata  neir  aprile  1589.  Quan- 
do dunque  i  sagri  canoni  insegnano 
esser  maggiore    il    grado   episcopale 
del    Cardinalizio,    parlano    dell'  ordi- 
ne, non  della  dignità,  come    l' arci- 
diacono ancorché  non  sacerdote,  in 
quanto  all'  ordine  è  inferiore  a  qua- 
lunque prete,  ma  in  quanto  alla  di- 
gnità precede  a  tutti  i  canonici.  Tal 


CAR 

modo  di  precedenza  osservò  ancora 
la  chiesa  costantinopolitana,  ove  al- 
cune dignità,  come  gli  exocatacoeli 
(Vedi)  sebbene  diaconi,  precedevano 
nel  sedere  i  vescovi,  venendo  riguar- 
dati come  Cardinali  di  quella  chie- 
sa, e  come  tali  furono  nel  XV  seco- 
lo trattati  dal  Papa  nel  concilio  ge- 
nerale di  Firenze. 

Passando  a  considerare  i  Cardi- 
nali quali  elettori  del  B  ornano  Pon- 
tefice, ed  insieme  eleggibili,  breve- 
mente premetteremo,  che  prescinden- 
do dai  segni  manifesti  con  cui  alcune 
volte  Dio  indicò  chi  dovea  essere  e- 
letto  a  capo  della  Chiesa,  ne' primi 
otto  secoli,  il  Papa  veniva  eletto 
dal  clero  e  dal  popolo,  i  quali  ul- 
timi in  progresso  di  tempo  (stante 
i  dissidii  e  le  fazioni)  furono  rappre- 
sentati dai  magistrati  e  dagli  otti- 
mati di  Roma.  Nei  primi  secoli  in- 
oltre i  vescovi,  non  già  i  soli  suffra- 
ganei  di  Roma,  ma  tulli  quelli,  che 
in  occasione  à'  intcr-pontificio  si  tro- 
vavano in  tal  città,  concorrevano 
all'elezione  del  supremo  pastore.  Al- 
l' elezione  di  Cornelio  nel  254  ^^i- 
rono  presenti  sedici  vescovi,  tra  i 
quaH  due  africani  col  suffragio  dei 
sacerdoti,  chierici  e  della  plebe,  la 
quale  intervenne  a'  sagri  comizi  si- 
no al  ii43;  ma  il  clero  in  globo 
sempre  concorse  a  dare  il  successo- 
re a  s.  Pietro,  finche  Stefano  III  det- 
to IV,  fu  il  primo,  che  nel  concilio 
romano  del  769,  celebrato  in  Late- 
rano,  ne  limitò  la  libertà,  con  im- 
porgli, che  i  suoi  voli  non  potesse- 
ro favorire  che  un  diacono,  o  un 
prete  Cardinale  escludendone  i  sud- 
diaconi e  i  vescovi,  come  prova  il 
Du-Cange,  nel  riportare  la  deposi- 
zione di  Papa  Formoso,  fatta  dopo 
la  sua  morte  nell'  896  da  Stefano 
VII,  perchè  essendo  vescovo  di  Por- 
to, contro  i  decreti  de  santi  canoni 


CAR 
a\>ea  occupata  la  romana  Cattedra^ 
sebbene  il  Tamagna,  ed  altri  sieno 
di  parere,  che  Stefano  HI  non  in- 
tese escludere  i  vescovi,  cui  egli  me- 
desimo avea  incorporato  al  sagro 
Collegio,  ne' sette  suburbicari,  come 
si  disse  di  sopra,  ma  piuttosto  voler 
che  fosse  eletto  un  Cardinale  Roma- 
no. Anzi  si  osserva,  che  i  Cardina- 
li vescovi  in  seguito  divennero  gli 
arbitri  della  creazione  del  Papa,  giac- 
che Niccolò  li,  nel  concilio  romano 
del  loSg,  decretò,  che  morendo  il 
Pontefice,  primieramente  i  Cardina- 
li vescovi  trattando  insieme  con  som- 
ma diligenza  circa  la  elezione,  vi  chia- 
mino di  poi  i  chierici  Cardinali ,  e 
in  tal  guisa  acceda  il  restante  dtd 
clero  ed  il  popolo  a  prestar  consen^ 
*o  alla  elezione.  Osserva  Pandolfo 
nella  creazione  di  Gelasio  li,  acca- 
duta nel  1118,  che  a' Cardinali,  al 
clero,  e  al  popolo  si  spetta  eleggere 
il  Papa,  ma  che  i  vescovi  Cardina- 
li godevano  del  diritto  di  approvare, 
o  escludere  l'eletto;  esclusione  ed  in- 
clusione, su  cui  altri  non  convengono. 
Niccolò  li  pertanto,  avea  ristretto 
ne'soli  Cardinali  di  santa  Romana 
Chiesa  il  diritto  di  eleggere  il  sovrano 
Pontefice,  cui  il  clero  inferiore,  ed 
il  popolo  prestassero  il  consenso  ; 
ma  però  Papa  Alessandro  III  col 
consiglio  e  colfapprovazione  di  tut- 
to il  concilio  generale  XI ,  late- 
ranense,  III  celebrato  nel  iiyg,  os- 
servando le  innumerabili  calamità  del- 
la Chiesa,  che  derivarono  dall'ecces- 
sivo numero  degli  elettori  nel  grande 
affare  della  creazione  del  suo  capo 
visibile,  ed  i  trenta  Ire  scismi,  che  sino 
allora  l' aveano  lacerata,  determinò 
che  in  appresso  i  soli  Cardinali  di 
Roma,  esclusi  affatto  gli  altri  chie- 
rici, il  popolo  ed  i  sovrani,  godes- 
sero del  diritto  di  sciogliere,  creare, 
confermare    ed   intronizzare   il    suc- 


CAR  283 

cessore  del  principe  degli  apostoli; 
aggiungendo  che  quello  solo  dai 
Cardinali  si  dicesse  e  fosse  canoni- 
camente eletto,  nel  quale  concorres- 
sero i  suffragi  e  voti  delle  due  delle 
tre  parti  de' medesimi  Cardinali  e- 
lettori,  per  cui  l' immediato  succes- 
sore di  Alessandro  III,  Papa  Lucio 
HI,  Jlliicingolì  y  creato  nel  ii8r, 
fu  il  ])riniO  che  con  sì  provvida  leg- 
ge fu  innalzato  al  pontificato,  e  i 
concili  generali  di  Lione  li,  celebrato 
da  Gregorio  X  nel  1274,  e  di  Vien- 
na presieduto,  nel  i3i  i,da  Clemente 
V^  coir  assistenza  de'  monarchi  di 
Francia  ,  Inghilterra  ed  Aragona, 
confermarono  pienamente  quanto  so- 
lennemente era  stato  determinato  dal 
concilio  generale  lateranense  sud- 
detto. Così  la  Chiesa  nel  cangiare 
la  sua  disciplina,  liberò  col  nuovo 
sistema  l'elezione  da  quei  disordini, 
che  tanto  di  frequente  travagliavano 
prima  la  cristianità.  Il  che  dimostra 
luminosamente  ad  evidenza  la  giu- 
stizia, la  prudenza  del  suo  stabili- 
mento, mentre  sempre  più  risalta  la 
sublime  ed  alta  dignità  Cardinalizia. 
Ed  è  perciò  che  dal  1878  in  poi 
non  evvi  esempio  che  sia  slato  in- 
nalzato veruno  al  triregno  senza  che 
al  sacro  Collegio  non  abbia  apparte- 
nuto. P^.  r  articolo  Porpora  (^Ar.ni- 
NALiziA,  in  cui  si  tesse  il  novero  dei 
Papi  eletti  prima  di  tal  tempo,  sen- 
za essere  Cardinali  di  S.  R.  Chiesa. 
Non  è  poi  a  tacersi,  che  fra  le 
prerogative  del  sagro  Collegio  evvi 
quella,  che  quando  il  Papa  fosse  as- 
sente dal  luogo  ove  vuole  che  risie- 
da la  curia,  al  sagro  Collegio  dei 
Cardinali  per  delegazione  di  lui 
spettano  le  redini  ed  il  governo  del- 
la Chiesa  universale.  Trattano  dif- 
fusamcFìte  questo  grave  punto  i  Car- 
dinali Giacovazzi  e  Caietano ,  cioè 
Tommaso  da  Vio.  Il  primo  ha  pre- 


384  CAR 

so  di  mira  specialmente  un  Papa 
assente,  o  infermo,  ed  il  conferma 
con  quanto  accadde  nell'elezione  di 
Adriano  VI ,  eletto  a'  9  gennaio 
i522,  mentre  egli  era  assente  e  di- 
morante nella  Spagna  che  governa- 
va per  Carlo  V,  per  cui  le  decisio- 
ni dei  trìbunali  della  rota,  e  della 
segnatura  si  segnarono,  durante  tal 
assenza,  con  queste  pai  ole  :  placet  sa- 
cro Cardinaliuni  Collegio  etc.  Il  Ca- 
jetano,  o  de  Vio  poi  sottilmente, 
ed  ampiamente  tratta  tal  questione. 
Veggasi  in  oltre  su  questo  punto  il 
menzionato  Tamagna,  Orìgine^  e  pre- 
rogative de  Cardinali^  capo  VI,  del- 
la Sublime  dignità  de^  Cardinali  di 
santa  Romana  Chiesa,  pag.  179, 
e  seg. 

Il  Pontefice  Gregorio  X,  conside- 
rando il  pregiudizio  delle  lunghe 
sedi  vaccmti,  nel  concilio  generale  di 
Lione  II,  nel  1274,  emanò  santis- 
sime leggi  relative.  La  sesta  di  esse 
prescrive  quanto  segue:  »»  i  Cardi- 
»  iiali  in  sede  vacante  nulla  pren- 
«  dano  dall'erario  della  camera  a- 
»  postolica,  e  dalle  sue  rendite.  Col- 
M  la  morte  del  Papa  cessino  tutti 
i>  gli  uffiziali  ecclesiastici,  e  i  tribii- 
M  nali  della  curia,  fuorché  i  Cardi- 
»  nali  penitenziere  maggiore,  e  il 
«  Camerlengo,  i  quali  continueran- 
>»  no  in  tempo  della  sede  vacante  ". 
Conviene  pertanto  sapere,  che  se- 
condo le  Pontificie  bolle ,  dopo  la 
morte  del  sovrano  Pontefice,  il  go- 
verno temporale  di  Roma,  e  di  tut- 
to lo  stato  ecclesiastico  si  devolve 
al  sagro  Collegio ,  che  conferma  i 
ministri  delia  santa  Sede,  e  custo- 
disce le  rendite  della  camera  apo- 
stolica; ed  essendo  esso  composto 
di  vescovi  suburbicari,  preti  e  dia- 
coni, uno  di  ciascun  ordine  per  tur- 
no^ e  per  tre  giorni  consecutivi  assu- 
mono l'ispezione  degli  affari,  insieme 


CAR 
al  Cardinal  camerlengo,  facendo  da 
segretario  di  stato,  il  segretario  del- 
lo stesso  sagro  Collegio.  Pio  IV  con- 
fermò tali  leggi,  e  vi  aggiunse,  che 
il  Cardinal  vicario  potesse  continua- 
re nella  sua  giurisdizione  ;  e  Cle- 
mente XII  ordinò,  che  morendo 
nella  sede  vacante  i  Cardinali  ca- 
merlengo, e  penitenziere  maggiore, 
i  Cardinali  ne  eleggessero  per  voti 
il  successore,  che  durerà  sino  all'e- 
lezione del  nuovo  Pontefice;  e  mor- 
to in  detto  tempo  il  Cardinal  vica- 
rio di  Roma,  resterà  colle  facoltà  di 
questo  il  prelato  vicegerente.  Le  con- 
gregazioni poi  dei  Cardinali  conti- 
nuano a  spedire  affari  di  poco  mo- 
mento per  mezzo  dei  loro  rispetti- 
vi segretari,  fattane  prima  relazio- 
ne alla  congregazione  dei  Cardinali 
capi  d' ordine.  Spedisconsi  pure  gli 
affari,  che  prima  della  morte  del 
Papa  erano  già  risoluti  nelle  con- 
gregazioni, in  que'casi  ne'  quali  ba- 
sti la  sottoscrizione  del  segretario. 
Non  è  poi  a  tacersi,  che  i  Cardinali 
in  sede  vacante,  non  ammettono 
persona  alcuna  in  carrozza  a  fianco, 
e  mentre  assistono  all'  esequie  no- 
vendiali, o  alla  messa  dello  Spirito 
Santo,  siccome  fra  loro  è  il  Papa  , 
sebbene  incognito,  tutti  debbono  fa- 
re al  sagro  Collegio  riunito  le  genu- 
flessioni, come  si  fanno  al  Pontelice  ; 
omaggio  di  rispetto,  che  ricevono 
nelle  congregazioni  generali  della 
stessa  sede  vacante,  e  in  conclave 
quando  ricevono  gli  oratori  de'  prin- 
cipi, y.  Elezione  de' Sommi  Ponte- 
fici, Sede  vacante,  e  Conclave. 

Trattandosi  ne'  paragrafi  seguenti 
eziandio  della  sublime  dignità ,  e 
grandezza  del  Cardinalato ,  prima 
di  terminar  questo,  faremo  menzio- 
ne dell'antico  e  grave  distintivo  dei 
Cardinali ,  di  essere  cioè  protettori 
presso  il  Papa,  e  la  sede  apostolica 


CAR 
d'imperi,  regni,  città  ec.  Molto  pii- 
rna  della  celebrazione  del  concilio 
Costanziese,  i  Cardinali  si  prende- 
vano per  prolettori  presso  la  santa 
Sede  degli  interi  regni  e  monarchie. 
Venerato  il  Sommo  Pontefice  qual 
sovrano  spiri Inale  e  qual  padre  di 
lutti  i  principi,  che  più  volte  lo  invo- 
carono arbitro  dei  loro  più  grandi 
interessi,  stimato  capo  supremo  di 
tutta  la  Chiesa  cattolica,  non  è  me- 
raviglia se  j  regni ,  e  i  monarchi 
cattolici  per  gli  innumerabili  affari, 
che  riguardavano  la  religione,  si  pro- 
curassero presso  il  supremo  Gerarca 
qualche  aiitoievole  persona  nella  cu- 
ria romana,  tanto  pel  disbrigo  dei 
medesimi,  che  pel  patrocinio  nel 
trattarli ,  donde  ebbero  origine  le 
protettori  e  de'  regni  presso  la  Sede 
apostolica,  e  quindi  quelle  degli  Or- 
dini religiosi  ed  equestri,  città,  ac- 
cademie, pii  istituti  ec.  Che  tali  pro- 
tettone de'regni  esistessero  prima  del 
secolo  XIV,  si  apprende  dal  Rinal- 
di all'anno  1878  n.  loi,  il  quale 
racconta,  che  appena  assunto  al 
Pontificato  Urbano  VI,  come  quello, 
che  era  versatissimo  negli  affari  del- 
la romana  corte,  pubblicò  essere  sua 
intenzione,  che  i  Cardinali  non  go- 
dessero in  appresso  né  pensioni,  ne 
provvisioni,  ne  altri  doni  sommini- 
strati loio  dai  principi,  da  comunità, 
e  da  qualunque  altra  persona ,  poi- 
ché tali  donativi  facevano  talvolta 
prendere  cattiva  piega  ai  negozi  ec- 
clesiastici, avvenendo  per  la  fragili- 
tà umana,  che  talora  i  Cardinali 
pensionati,  e  protettori  non  conser- 
vassero interamente  quella  impar- 
zialità, che  ai  giudici  si  conviene. 

Martino  V,  eletto  nel  i4i7>  nel 
concilio  di  Costanza  non  si  conten- 
tò su  questo  delicato  punto  di  espri- 
mere i  vivi  suoi  desideri ,  ma  nel 
i434>  come  abbiamo  nella  sua  vita 


CAR  tB5 

da  Felice  Contelori,  con  suo  decre- 
to comandò  assolutamente ,  che  i 
Cardinali  non  assumessero  le  prote- 
zioni dei  re,  de'  principi,  de'  conti, 
e  di  altre  persone  secolari ,  e  che 
quelle  già  assunte  non  l' esercitasse- 
ro, acciò  con  più  libertà  potessero 
assistere  al  Papa  ne'consigli,  negli 
aflari  della  sua  corte,  e  negli  altri 
alti.  Alessandro  VI  del  149*2  ,  «in- 
novò i  rigori  de'  suoi  predecessori  , 
e  li  accrebbe,  dappoiché  proibì  ai 
Cardinali  di  frequentare  le  curie  se- 
colari dei  principi,  di  assumere  gli 
impieghi  di  segretari  e  di  protetto- 
ri, acciò  non  si  facesse  un'indecente 
mescolanza  di  secolare  e  di  eccle- 
siastico, dovendosi  rendere  a  Cesare 
ciò  eh'  é  di  Cesare,  e  a  Dio  ciò  che 
a  Lui  appartiene.  In  seguito,  cele- 
brando Leone  X  nel  Laterano  il 
concilio  generale  XVII,  che  termi- 
nò nel  i5i7,  "^^^^  bolla  di  rifor- 
ma, Sess.  9,  ecco  come  si  espresse 
sulle  protettone  de'Cardinali  :  >»  As- 
sistendo i  Cardinali  al  romano 
Pontefice  padre  di  tutti  i  fedeli, 
é  molto  inconveniente,  eh'  eglino 
divengano  accettatori  ,  ed  avvo- 
cati delle  persone.  Stabiliamo  per- 
ciò ,  eh'  essi  non  prendano  par- 
zialità alcuna  né  di  principi,  né 
di  comunità ,  né  di  qualunque 
altro,  contro  veruno ,  se  non  quan- 
to la  giustizia  e  l' equità  richie- 
da, e  la  loro  dignità,  e  condizio- 
ne esige,  che  divengano  promo- 
tori, o  difensori:  ma  attendano, 
spogliati  di  qualunque  passione, 
a  sedare,  e  terminare  fra  chiun- 
que i  litigi  :  promovano  con  a- 
nimo  pio  i  giusti  affari  de'  prin- 
cipi, e  di. ogni  altro,  ma  con  ispe- 
ciaiità  de'  poveri ,  e  de'  rehgiosi, 
e  prestino  aiuto  agli  oppressi  ed 
ingiustamente  gravati,  secondo  le 
foize  e  il  dovere,  che  il  loro  uf- 


286  CAR 

^'  fido  prescrive  ".  In  questo  aigo- 
niento  sono  a  consultarsi  le  celebri 
epistole  del  Cardinal  Ammaniiali , 
detto  il  Papiense,  che  colla  sua  elo- 
quenza inveì  contro  le  protezioni,  che 
talvolta  a' suoi  tempi  rendevano  ligi  i 
Cardinali  suoi  colleghi  dei  dominanti. 
Mentre  nobilita  la  sublime  dignità 
Cardinalizia  il  dichiarare  che  face- 
vano i  sovrani  protettori  de'  loro  do- 
minii,  non  il  sagro  Collegio,  ma  un 
membro  di  esso ,  ne  accresceva  il 
lustro  allorquando  la  protezione  e- 
sercitavasi  secondo  le  sante  prescri- 
zioni de' Pontefici. 

Negli  articoli  Conclave  ,  ed  Ele- 
zione de'  Pati,  si  vedrà  l'influenza, 
che  si  esercitò  sui  Cardinali  nazio- 
nali dai  Cardinali  protettori  delle 
rispettive  corone,  fregiati  alcuna  vol- 
ta eziandio  del  carattere  di  amba- 
sciatori presso  la  santa  Sede  i^Ve.di). 
Talvolta  fino  al  declinare  del  secolo 
decorso  quasi  tutti  i  regni,  molte  na- 
zioni, repubbliche,  e  città  imperiali 
aveano  per  protettore  un  Cardinale, 
e  persino  i  regni,  in  cui  la  religio- 
ne non  era  dominante,  ma  che  per 
altro  aveano  in  Roma  collegi  ad 
essi  appartenenti.  L' impero  soleva 
nominare  due  protettori,  cioè  uno 
pegli  stati  soggetti  all'  impero  stes- 
so, e  l'altro  pegli  stati  patrimoniaH 
della  casa  d'Austria.  Questi  protet- 
tori solevano  essere  per  lo  più  na- 
zionali, e  talvolta  no;  e  in  concistgro 
proponevano  le  chiese  cattedrali,  ino- 
nisteri ,  e  beneficii  concistoriali,  che 
erano  sotto  le  loro  protettone,  tan- 
to elettive,  che  di  nomina ,  o  pre- 
sentazione. Da  ultimo  il  Cardinal 
Giuseppe  Albani  fu  protettore  del- 
la nazione  austriaca,  e  degli  antichi 
e  nuovi  stati  del  re  di  Sardegna , 
de'  quali  stati  del  regno  Sardo  at- 
tualmente è  protettore  il  Cardi- 
nal   Luigi    Lambruschini   genovese. 


CAR 
Presentemente    i    Cardinali    sono 
protettori  delle  città    e   luoghi    del- 
lo   stato    ecclesiastico ,    e    della    re- 
pubblica di  s.  Marino  in  esso  esisten- 
te, di  Ordini    e    congregazioni  reh- 
giose  d'ambo  i  sessi,  di  Ordini  eque- 
stri, di  monisteri ,    di  chiese   nazio- 
nali, di  cappelle  insigni,  di  collegi, 
di  accademie,  di  arcicon  fraterni  te,  di 
ospedali,  pie   istituzioni  ec.  ec,  e  vi 
hanno  anco    de'  Cardinali    compro- 
tettori.  Tali  protezioni  si  accordano 
dal  sovrano  Pontefice    o    per   moto 
proprio,  o  per  beneplacito   alle    do- 
mande, che  gli  vengono  fatte,  aven- 
do luogo  per  molte  la  spedizione  di 
un  breve  apostolico,  il  quale  si  leg- 
ge neir  atto  del   possesso ,    che   suol 
prendersi  colle  solite  formalità,  leg- 
gendosi nelle  Notizie  annuali  di  Ro- 
ma, che  ivi  si  pubblicano  ogni  an- 
no, le  protettorie    che    ogni    Cardi- 
nale ha:  ne  mancano  esempi,  che  i 
Cardinali   assunti  al  Pontificato    ri- 
tenessero   le    protettorie    che  prima 
avevano,  come  ha  fatto  il  regnante 
Pontefice,  il  quale  si  riserbò  la  pro- 
tezione suir  arciconfraternita    del  ss. 
Sagramento,  e  di  s.  Maria  della  Ne- 
ve, e  della    città    vescovile    di  Per- 
gola. 

F.  Hieronymi  Piati  a  Jo.  An- 
drea, et  Nicolao  Tria  additionibus 
auctus.  Tractatus  de  Cardinalis  di- 
gnitaie  et  officio,  Romae  i836,  cioè 
capo  XXXllI.  De  proteclionihiis  ^ 
quae  Cardinalibiis  interdwn  com- 
miltunturj  §  I.  De  proteclione  reli- 
giosorurìtj  quae  Cardinalibus  a  Pa- 
pa conimitùturj  §  II.  De  pvaecipuo 
Cardinalis  prolectoris  religiosoruni 
munerej  §  III.  De  protezione  lo- 
corum  piorunij  et  comniunitatum, 
quae  a  Papa  Cardinalibus  parti- 
cularibus  committiturj  §  IV.  De 
proteclione  regnorum,  sive  provincia- 
runi)   quani    Cardinales  particula- 


CAR 
Vfs  susci piunt.  Ed  in  oltre,    y.  gli 
articoli     Possessi   de'  Cardinali  ,    e 
Protettori  Cardinali. 

§  IV.    Numero 3  residenza,  qualità, 
ed  età  de' Cardinali. 

11  numero  de'Cardinali,  che  com- 
pongono il  sagro  Collegio,  come  me- 
glio si  dirà  a  quest'articolo,  variò  se- 
condo i  tempi,  la  volontà  dei  Papi, 
e  la  durata  del  loro  pontificato,  e 
perciò  toccando  i  secoli  a  noi  più 
vicini  si  legge,  che  invitato  Giovan- 
ni XXII  a  decorare  del  cardinalato 
due  fiancesi,  rispose,  come  riporta 
il  Rinaldi  all'anno  i33i,  che  fra 
tutti  i  Cardinali  non  erano  che  venti, 
e  di  questi  se  ne  contavano  dicias- 
sette francesi,  onde  non  poteva  sod- 
disfarlo, che  scegliendone  un  solo. 
Per  morte  di  Clemente  VI ,  nel 
i352,  i  Cardinali  determinarono, 
che  il  loro  numero  non  dovesse  es- 
sere più  di  venti.  Urbano  VI  per 
opporli  agli  anticardinali  di  Clemen- 
te VII,  molti  ne  creò,  ed  a  Pioli 
i  Cardinali  dimostrarono,  che  il  loro 
numero  eccessivo  avviliva  la  dignità 
Cardinalizia.  Sisto  IV,  del  i47i> 
ampliò  più  di  tutti  i  suoi  predeces- 
sori il  numero  de'Cardinali,  seguen- 
done l'esempio  Alessandro  VI,  creato 
nel  1492.  Ma  Leone  X,  eletto  nel 
i5i3,  non  avendo  riguardo  alla 
consuetudine  fino  a  lui  tenuta,  fu  il 
primo  ed  unico  Pontefice,  che  in  una 
promozione  creasse  trentuno  Cardi- 
nali ,  e  che  avesse  viventi  sotto  di 
lui  fino  a  sessantacinque  Cardinali , 
per  gli  altri  che  avea  annoverati  al 
sagro  Collegio,  cioè  in  tutti  ne  fece 
quarantadue,  giacche  i  ventitre,  che 
formano  il  numero  di  sessantacinque 
erano  stati  creati  Cardinali  dai  suoi 
predecessori.  Quindi  Paolo  III,  del 
i534,  ne  creò  settantuno;  ma  Pao- 


CAR  287 

lo  IV,  dopo  aver  consultato  il  sagro 
Collegio,  emanò  una  bolla,  detta 
del  Compatto  (  Compactum),  ia 
cui  stabilì,  dopo  lunghe  discussioni, 
che  in  appresso  i  Cardinali  non  fos- 
sero più  di  quaranta,  e  che  ninno 
si  creasse  se  non  avesse  ceduto  il 
luogo  il  quarantesimo.  Tuttavolta 
r  immediato  suo  successore  Pio  IV, 
del  1559,  ne  creò  quarantasei,  indi 
Sisto  V,  col  disposto  della  celebre 
bolla,  Poslquam,  del  i585,  stabili 
ad  esempio  de'  settanta  seniori  da 
Dio  assegnati  per  consiglieri  a  Mosè, 
il  numerò  di  settanta  ,  dovendosi 
comporre  i  tre  ordini  del  sagro  Col- 
legio ,  di  sei  vescovi  suburbicari , 
di  cinquanta  preti,  e  di  quattordici 
diaconi,  numero  che  giammai  non 
ebbero  i  suoi  successori  sorpassato, 
sebbene  non  tenuti  a  tal  limite,  co- 
me osserva  il  p.  Tamagna.  Abbiamo 
poi,  che  Clemente  Vili,  del  1592, 
creò  cinquantatre  Cardinali,  Paolo 
V,  del  i6o5,  sessanta.  Urbano  Vili, 
del  1623,  settantaquattro,  oltre  quat- 
tro, che  non  pubblicò  siccome  riser- 
vati in  petto.  Innocenzo  X  morì 
nel  i655,  lasciando  il  sagro  Collegio 
composto  di  settanta  Cardinali,  senza 
verun  cappello  Cardinalizio  vacante; 
altrettanto  avvenne  nella  morte  di 
Alessandro  VII,  del  1667.  Clemente 
XI,  eletto  nel  1700,  creò  settanta 
Cardinali,  Benedetto  XIV,  del  1740, 
sessantaquattro.  Pio  VI,  del  1775, 
settantatre,  onde  rimaneva  ad  Ur- 
bano VIII  il  vanto  di  averne  creati 
più  di  tutti ,  se  il  Pontefice  Pio 
VII ,  ad  onta  che  per  le  circostanze 
de' tempi,  dai  26  marzo  i8o4  ^'"^ 
agh  8  marzo  1816  inclusive,  non 
avesse  potuto  creare  verun  Cardinale, 
non  ne  avesse  annoverati  al  sagro 
Collegio  novanlotto,  e  quando  morì 
ne  avea  riservati  in  petto  dieci.  Al- 
cuni   autori    osservano,    che   per  lo 


^88 


CAR 


scarso  numero  de'  Cardinali  si  è 
prolungato  il  conclave  più  volte, 
per  mesi  ed  anni  con  gi'avissimo 
danno  della  Chiesa,  e  per  rammen- 
tare qualche  esempio,  ciò  accadde 
nel  1241  dopo  la  morte  di  Celesti- 
no IV,  nel  1261,  per  quella  di  A- 
lessandro  IV,  nel  r  268,  per  quella 
di  Clemente  IV,  e  nell'anno  1292 
per  morte  di  Nicolò  IV.  P^.  Ber- 
nardino Borgarucci,  Disordini  cagio- 
nali dalla  lunghezza  del  Concla^'e, 
presso  il  tomo  V,  pag.  1716,  del 
Mazzucchelli. 

La  residenza  de'  Cardinali  presso 
il  Sommo  Pontefice,  siccome  incar- 
dinati alla  Chiesa  romana  ,  ed  isti- 
tuiti per  assistere  co' loro  consigli  il 
suo  capo,  è  obbligatoria,  né  senza 
permesso,  o  commissione  del  Papa 
possono  partire  donde  egli  risiede. 
Il  concilio  romano ,  composto  di 
settantasette  vescovi,  celebrato  nel- 
r  853,  nel  pontificato  di  s.  Leone 
IV,  chiamò  in  giudizio,  e  depose  il 
Cardinal  Anastasio  prete,  del  titolo 
di  s.  Marcello,  perchè  da  cinque 
anni  era  assente  da  questa  sua  chie- 
sa. Riflette  il  Pagi ,  Prcef.  n.  1 3, 
che  se  alcuno  ricerca  perchè  prima 
della  metà  del  secolo  XI,  e  XII  i 
vescovi  non  si  creassero  Cardinali 
(  giacché  soltanto  abbiamo,  che  Vit- 
tore li  creò  nel  io55  il  vescovo  di  La- 
bico  Cardinale,  e  che  Alessandro  III, 
prima  nel  1 163,  fece  Cardinale  l'arci- 
vescovo di  Magonza  Corrado  Witel- 
lespach,  che  dai  più  critici  vuoisi  il  pri- 
mo vescovo,  il  quale  senza  controver- 
sia fosse  sublimato  a  tal  dignità,  e 
poi  nel  concilio  lateranense  del  1 179 
Guglielmo  arcivescovo  di  Reims), 
egli  è  perchè  allora  essi  erano  ob- 
bligati alla  residenza  come  i  vesco- 
vi, e  per  ciò  non  potevano  essere 
insieme  Cardinali  e  vescovi,  non  po- 
tendo in  due  luoghi  risiedere.  Che    i 


CAR 

Cardinali  nel  IX  secolo  fossero  tenuti 
alla  residenza,  il  prova  la  canonica 
deposizione  del  suddetto  Anastasio, 
dal  che  si  deve  inferire,  che  i  Car- 
dinaU  furono  dispensati  dalla  resi- 
denza allorché  i  vescovi  incomincia- 
rono ad  ascriversi  al  Collegio  Cardi- 
nalizio, o  quando  i  Cardinali  vennero 
fregiati  del  vescovato,  il  che  avvenne 
nella  metà  del  secolo  XI,  come  si 
disse.  Tutta  volta  sappiamo  che,  nel 
1 1 98,  Innocenzo  III  negò  alle  suppli- 
che de'  ravennati  un  Cardinale  per  lo- 
ro arcivescovo:  >i  Abbiamo  considerato, 
»  disse  loro,  che  la  presenza  del  me- 
»  desimo  Cardinale  è  più  vantaggiosa 
»  non  solo  alla  Chiesa  Romana,  ma 
«  anche  alla  Chiesa  universale  tanto 
»  presso  alla  sede  apostolica,  che 
»  presso  la  chiesa  di  Ravenna.  Che 
»  però  non  senza  ragione  antepo- 
>i  nendo  al  privato  il  comune  van- 
»  taggio,  ed  al  minore  il  maggiore, 
»  non  istimiamo  opportuno  il  con- 
«  cedere  alle  vostre  istanze  1'  anzi- 
'»   detto  Cardinale". 

S.  Lodovico  IX  re  di  Francia 
pregò  istantemente  Urbano  IV,  del 
1261,  acciò  per  un  solo  anno  gli 
volesse  accordare  gli  arcivescovi  di 
Narbona  e  di  Ebrun,  che  avea  creati 
Cardinali ,  adducendo  il  re  per  ra- 
gione ,  che  tali  personaggi  si  sareb- 
bero occupati  con  ottimo  successo 
nel  ristabilire  la  pace  tra  la  regina 
sua  moglie,  e  il  proprio  figlio  conte 
di  Provenza.  Ma  il  Papa  si  scusò 
col  dire,  che  per  affidar  loro  affari 
gravissimi  ed  urgenti,  si  era  deter- 
minato a  creare  Cardinali  i  due  arci- 
vescovi ,  e  quindi  non  poteva  esau- 
dir le  sue  istanze.  Di  poi  Giovanni 
XXII  Papa ,  residente  in  Avignone, 
avendo  promosso  al  Cardinalato  nel 
i33i,  Taleyrando  vescovo  d'Auxer- 
re,  gli  concesse  per  due  anni  le  ren- 
dite del  suo  vescovato,  acciò  potesse 


CAR 
Prov\edere  ai  bisogni  decenti  del  suo 
viaggio,  scrivendone  anche  al  re  Fi- 
lippo V,  //  Lungo  ^  come  riporta 
l'annalista  Rinaldi  :  tanto  i  Pontefici 
antichi  credettero  necessaria  la  resi- 
denza de'  Cardinali  presso  di  loro, 
ad  onta  che  ibssero  pastori  di  chiese 
episcopali.  Ed  è  perciò,  che  volendo 
Clemente  VI,  nel  i  344j  creare  Car- 
dinale il  vescovo  d'Arras  Bertrando, 
lo  sciolse  prima  dal  vincolo  episco- 
pale. In  seguito  Giulio  II,  del  i5o3, 
lece  stare  in  Castel  s.  Angelo  per 
qualche  tempo  Francesco  de  Clermont 
da  lui  creato  Cardinale  sì  perchè 
avea  voluto  partir  da  Roma  senza 
il  suo  permesso,  e  sì  perchè,  essendo 
protettore  di  Francia,  fu  tacciato  di 
soverchia  libertà  di  parlare  al  Papa 
in  favore  del  suo  sovrano.  Vicever- 
sa, avendo  Giulio  II,  creato  Cardi- 
nale Lodovico  d'Amboise,  recandosi 
questi  in  Viterbo,  ove  stava  il  Pon- 
tefice, per  ricevervi  le  insegne,  non 
fu  da  lui  ricevuto  ,  finché  Lodovi- 
co XII  re  di  Francia  non  rivocò  la 
legge  allora  da  lui  pubblicata  sul 
non  potersi  godere  le  rendite  eccle- 
siastiche del  suo  regno ,  da  chi  ne 
fosse  assente.  Il  successore  immedia- 
to di  Giulio  li ,  Papa  Leone  X , 
tanto  ebbe  a  cuore  la  residenza  dei 
Cardinali  presso  il  Pontefice ,  che 
nel  concilio  generale  XVII ,  emanò 
nella  sess.  2  3,  una  bolla,  colla  quale 
rinnovò  a'  Cardinali  tal  dovere. 

Alcuni  Cardinali,  nel  1 538,  pro- 
posero a  Paolo  III  un  piano  di  ri- 
forma, suir  incompatibilità  di  gover- 
nare il  gregge,  ed  essere  Cardinale, 
piano  che  Natale  Alessandro  riporta 
al  tomo  XVII,  art.  i6,  Hist.  eccl. 
Sisto  V  nella  succitata  bolla  prescri- 
ve la  residenza  de'  Cardinali  ove  di- 
mora il  Papa  colla  curia,  ed  obbli- 
ga gli  assenti  da  Roma  a  recarvisi 
entro  l'anno  della  loro  promozione, 


CAR  289 

a  visitare  ì  sagri  limini.  Ed  Inno- 
cenzo X,  del  i644>  come  abbiamo 
dalla  sua  vita  scritta  dal  Bagatta , 
pubbhcò  una  bolla,  colla  quale  proibì 
a'  Cardinali  di  partire  da  Roma  sen- 
za licenza  espressa  del  Sommo  Pon- 
tefice. 

Ad  onta  che  il  Fagnano,  e  il  Ca- 
jetano  sieno  d'avviso  che  gli  uffici 
di  Cardinale,  e  di  vescovo  non  pos- 
sano combinarsi,  perchè  risiedendo 
presso  il  Papa  si  lascia  il  gregge , 
non  è  per  altro  necessaria  la  resi- 
denza di  tutti  i  Cardinah  ove  di- 
moia il  Pontefice,  supplendo  ai  man- 
canti gli  altri ,  come  praticossi  pei 
legati  a  late  re ,  ed  il  concilio  di 
Trento  sess.  2  3,  e.  i  (obbligando  i 
Cardinali  vescovi  a  risiedere  nelle 
proprie  sedi,  siccome  comandarono 
pure  diversi  Pontefici)  non  dice  es- 
sere tali  due  dignità  incompatibili  ; 
e  gli  stessi  Cardinali,  che  ricorsero 
a  Paolo  III  per  la  residenza  in  cu- 
ria de'  loro  colleghi,  pure  conven- 
nero per  alcuni  essere  spediente  di- 
morare nelle  loro  provi n eie. 

Le  qualità,  che  si  richieggono  nei 
Cardinali  di  Santa  Romana  Chiesa, 
debbono  essere  corrispondenti  all'al- 
tezza del  loro  eminente  grado,  e 
queste  designarono  i  seguenti  dottori, 
Papi,  e  concini.  Si  legge  pertanto , 
nel  hb.  I,  Epistol.  I,  ad  CardinaL 
episcop.  lateran.,  del  Cardinal  s.  Pier 
Damiani,  quanto  segue:  »  Noi  dunque, 
»  o  miei  fratelli,  per  mischiare  an- 
"  cor  me  arditamente  tra  voi,  noi 
«  dissi,  che  siamo  sette  occhi  sopra 
f  la  stessa  pietra ,  che  l' immagine 
«  rappresentiamo  delle  stelle ,  che 
»  godiamo  nel  nostro  ufficio  di  an- 
"  nunciare  la  dignità  degli  angeli , 
«  vediamo,  risplendiamo,  ed  annun- 
«  ciamo  a'  popoli  le  parole  di  vita 
»  non  colle  voci  soltanto,  ma  anco- 
«  ra  co'  costumi  ".  E  dopo  di  aver 
'9 


29Q  CAR 

declamato  contro  la  simonia,  e  l'am- 
bizione, così  riprende  co'  Cardinali 
il  suo  discorso:  »  Ma  voi,  o  dilettis- 
»  simi,  a'  quali  incombe  per  auto- 
»  rità  della  sede  apostolica  corregger 
'>  questi  ed  altri  mali,  date  in  voi 
»»  medesimi  non  solo  a  tutti  gli  altri 
"  fedeli,  ma  ai  sacerdoti  ancora  nel- 
'-*  la  nostra  vita  cosa  operare,  cosa 
>»  ometter  sì  debba.  Perchè  dunque 
'y  voi  dovete  non  solo  sacerdoti,  ma 
«  maestri  altresì  essere  de'  sacerdoti, 
?'  è  necessario  che  la  nostra  vita  sia 
i>  una  certa  linea  e  quasi  la  traccia 
«  del  diamante  che  dia  agli  altri  la 
»  forma  di  vivere  ....  In  tal  guisa, 
«  cioè  divenuti  con  Pietro  partecipi, 
»  otteniamo  le  chiavi  della  Chiesa, 
M  quando  presentiamo  in  noi  stessi 
»  a  tutti  gli  altri  fedeli  una  certa 
«  regola,  e  traccia  di  vita  ".  Ma 
più  minutamente  s.  ÌBernardo  degU 
stessi  Cardinali  parla  quando  prosie- 
gue  a  fare  il  maestro  del  suo  Eu- 
genio III,  divenuto  maestro  di  tutti 
i  fedeli,  lib.  IV,  de  considerat.  cap.  4? 
di  cui  qui  appresso  riporteremo  i 
principali  tratti. 

»  Veniamo,  egli  dice,  a'  tuoi  col- 
laterali ,  a'  tuoi  coadiutori  ...  A. 
te  sì  spetta  procurarteli  e  chia- 
marli (come  Mosè)  vecchi ,  non 
giovani  ;  ma  vecchi  più  pel  co- 
stume, che  per  l' età ,  quelli  cioè 
che  tu  conosci  essere  i  vecchi  del 
popolo.  E  non  si  dovranno  sce- 
gliere da  tutto  il  mondo  quelli,  che 
il  mondo  dovranno  giudicare  ?  In 
questa  dignità  non  s' intruda  chi 
supplica  ....  Tieni  per  sospetto 
quello  per  cui  sei  pregato.  Quello 
poi,  che  per  se  stesso  prega,  già 
è  giudicato  ....  Dunque  promovi 
gì'  indifferenti  e  i  ritrosi . . .  nc^n 
sieno  sfrontati,  ma  verecondi,  e 
*»  non  temano  per  altro  che  Dio; 
«  quelli,    che  stieno  pegli  afflitti,  e 


CAR 

giudichino  con  equità,  formati  al 
buon  costume,  provati  nella  san- 
tità, pronti  all'  ubbidienza,  man- 
sueti alla  pazienza,  soggetti  alla 
disciplina,  rigidi  alla  censura,  cat- 
tolici nella  fede,  fedeli  nelle  di- 
stribuzioni, concordi  nella  pace , 
conformi  nell'. unità;  quelli  che 
sieno  retti,  discreti,  misericordio- 
si; quelli  che  in  sé  presentino  un 
Giovanni;  agli  egizii  un  Mosè,  ai 
fornicatori  un  Finees  ,  un  Elia 
agi'  idolatri,  un  Eliseo  agli  avari , 
un  Pietro  ai  mentitori,  un  Paolo 
ai  bestemmiatori,  a'  commercianti 
un  Cristo;  quelli  che  amino  l'o- 
razione, quelli  che  si  rendono  a- 
mabili,  e  venerabili  siccome  umi- 
li, giusti  e  zelanti  ;  quelli  che  fac- 
ciano ogni  sforzo  per  piacere  a  te, 
e  a  Dio,  per  dare  la  pace  a'  re- 
gni, la  legge  a' barbari,  la  quie- 
te a'  monisteri  ,  alle  chiese  1'  or- 
dine, a  chierici  la  disciplina ,  a 
Dio  un  popolo  seguace  delle  buo- 
M  ne  operazioni  '^.  Ecco  le  qualità  , 
che  ne'Cardinah  di  S.  R.  C.  desi- 
derava il  dottore  s.  Bernardo. 

Elevato  nel  i458  al  soglio  pon- 
tificale il  dottissimo  Pio  II,  in  una 
breve  allocuzione  animò  a  ben  cor- 
rispondere alla  loro  promozione  quei 
soggetti,  ch'egli  nella  cattedrale  di 
Siena  sua  patria  innalzava  alla  por- 
pora. In  Comment.  Pii  II.  lib.  4> 
pag.  99.  "   Voi,,  o  figli,   siete  stati 

>  fregiati  di  una  massima  ed  ec- 
»  cellentissima  dignità:  chiamati  al 
i  collegio    apostolico    sarete    nostri 

>  consiglieri  ,  sarete  congiudici  di 
i  tutta   la   terra  ;    farà    d'uopo  che 

>  discerniate  tra  causa  e  causa,  tra 
.   sangue  e  sangue,  tra  lepra  e  le- 

>  pra  ;  successori  degli  apostoli  se- 
.   derete    intorno    al    nostro  trono. 

>  Voi  sarete  i  senatori  di  Roma,  e 
*  diverrete  simili  ai  re,  veri  cardi- 


CAR 
*•  ni  del  inondo,  sui  quali  volgersi 
»»  deve  la  porta  della  Chiesa,  e 
♦»  stabile  mantenersi.  Pensate  quali 
«  uomini,  quali  ingegni,  qual'  inte- 
>♦  gritk  questa  dignità  ricerca.  Que- 
*•  sto  onore  vuole  umiltà ,  liberali- 
>»  tà,  astinenza,  continenza,  scienza, 
»»  tutte  le  virtù  domanda,  ogni  vi- 
»  zio  rigetta  ....  Operate  in  mo- 
»  do  che  la  vostra  luce  risplenda 
»»  innanzi  a  tutti,  e  finalmente  sia- 
M  te  tah,  quali  finora  avete  giudi- 
**  caio,  che  esser  debbano  i  Cardi - 
«  nali,  prima  che  ascendeste  voi  a 
>*  questo  colmo  di  dignità  ". 

Leggiamo  nel  Rinaldi  all'anno 
1471,  che  il  veneto  Paolo  II,  con- 
siderando a' doveri  del  romano  Pon- 
tefice di  provvedere  le  chiese  di 
particolari  pastori,  e  la  sede  apo- 
stolica de*  Cardinali,  diceva  che  il 
Pontefice  Romano  nelle  altre  cose 
poteva  esser  uomo,  ma  nel  creare 
i  rettori  delle  chiese  dovea  esser 
angelo j  nel  formare  il  sagro  Col- 
legio faceva  d^uopo  che  fosse  un 
Dio.  Appena  Lorenzo  de  Medici  udì 
il  suo  figlio  Giovanni,  e  poi  Papa 
Leone  X,  creato  Cardinale  da  In- 
nocenzo Vili,  che  gli  scrisse  una 
lettera,  ove  dicendogli  essere  questa 
la  maggiore  dignità  che  entrasse 
nella  loro  casa,  gì'  inculcò  di  esserne 
sempre  grato  a  Dio,  e  gliene  ram- 
mentò i  doveri.  Il  concilio  latera- 
nense  V,  generale  XVII ,  incomin- 
ciato da  Giulio  II,  e  compito  nel 
i5i7,  da  Leone  X,  prescrisse  che 
la  casa,  tavola,  famiglia ,  ed  arredi 
de*  Cardinali  dovessero  essere  spec- 
chio di  modestia,  ne  l'immunità  da 
altri  fosse  goduta  che  da*  soli  fami- 
gliari effettivi.  Quindi  il  concilio  di 
Trento,  nella  sess.  XXIV  de  reform. 
e.  I,  stabilì,  che  quelli  i  quali  vo- 
glionsi  promossi  al  Cardinalato,  de- 

requi- 


CAR  291 

siti,  che  dai  sagri  canoni  si  esigono 
per  r  istituzione  de*  vescovi  ;  ne  si 
hanno  a  promovere,  che  i  ragguar- 
devoli, gli  esimii,  e  per  ogni  rispet- 
to degnissimi  personaggi.  E  finaj- 
mente  Sisto  V,  nel  preambolo  del* 
la  sua  bolla  Postquam,  si  esprime 
sulle  qualità  richieste  ne*  Cardinali 
nel  modo  conforme  a  si  alta  digni- 
tà, dicendo,  fra  le  altre  cose:  >»  esser 
»  necessario  che  tra  i  settanta  sie- 
>■>  no  inclusi  almeno  quattro  maestri 
»>  in  teologia  degli  Ordini  regolari 
»  mendicanti,  che  abbondino  di  sin- 
«  golar  pietà  e  dottrina  ,  di  una 
M  insigne  virtti,  che  risplendano  so- 
>»  prattutto  per  la  lode  della  vita  pas* 
»  sata,  che  le  parole  si  devono  tener 
«  in  conto  di  oracoli,  ed  osservar  una 
«  disciplina  che  devesi  propagare  on- 
»  de  formare  i  costumi,  e  la  vita  di 
M  tutti  i  fedeli  ;  giacché  essi  sono  i 
«  luminari  della  Chiesa,  le  lucerne 
«  poste  sul  candelabro,  le  basi  del 
«  tempio  di  Dio,  i  firmamenti  e 
»  sostegni  della  repubblica  cristiana, 
»»  ma  ciò  eh' è  veramente  massimo, 
»  dal  loro  stesso  ceto  deggiòno  eleg- 
»  gere  quello,  che  a  tutti  i  poste- 
»  ri  dee  presiedere,  il  Sommo  Pon- 
»   tefice  ". 

Le  altre  qualità,  che  richieggon- 
si  ne*  Cardinali,  riguardano  I'  età,  e 
le  loro  parentele.  Parleremo  prima 
di  queste.  Giulio  III  colla  bolla  22, 
Bull.  roni.  tom.  I,  p.  80 3  del  Che- 
rubini, bolla  che  emanò  ai  26  gen- 
naio i554,  e  fii  poi  confermata  da 
Pio  IV,  nel  1559,  come  a  detto 
anno  si  legge  nel  Rinaldi,  ordinò 
che  nel  tempo  medesimo  non  vi  fos- 
sero due  Cardinali  fratelli  nel  sagro 
Collegio.  Paolo  IV,  che  gli  successe 
nel  i555,  colla  bolla  delta  Compa- 
cluni,  esclude  dal  medesimo  lo  zio 
ed  il  nipote,  il  fratello  ed  il  co- 
gnato,   che    a    un   tempo    venissero 


29*2  C/VR 

creati  Cardinali.  Sisto  V  poi,  nel 
i585,  rese  inabile  a  questa  dignità 
chiunque  avrà  avuto  figli,  o  nipoti 
anche  per  legittimo  matrimonio  ,  e 
prescrisse  che  vivente  un  Cardinale 
non  si  possa  creare  ne  fratello,  ne  zio, 
né  nipote,  ne  i  nipoti  e  zii  per  parte 
di  fratello  o  sorella,  o  qualunque 
altro,  che  gli  sia  parente  in  primo 
e  secondo  grado  di  consaguineità. 

Inoltre  comandò ,  che  sieno  ina- 
bili al  Cardinalato  gì'  illegittimi,  ben- 
ché legittimati  pel  matrimonio  suc- 
cessivo, o  abbiano  ricevuto  dispen- 
sa con  apostolica  autorità  sopra  il 
difetto  de'  natali ,  sebbene  fossero 
di  sangue  reale  :  e  quelli  ancora,  che 
secondo  le  leggi  canoniche  non  pos- 
sono essere  promossi  agli  ordini  sa- 
gri, o  sieno  notati  d' infamia,  e  con- 
vinti di  qualche  grave  delitto;  dispo- 
sizioni tutte,  che  di  frequente  in  pro- 
gresso furono  derogate  dagli  altri 
Papi ,  il  che  anzi,  per  ciò  che  ri- 
guarda i  parenti,  si  vedrà  nell'arti- 
colo Parenti  de'  Papi. 

Finalmente  l'età  richiesta  pei  Car- 
dinali è  di  trent'anni,  sebbene  nul- 
la venga  su  ciò  disposto  dalla  bolla 
Sistina,  avendone  solo  fatta  menzio- 
ne il  concilio  di  Basilea,  Se  non  che, 
avendo  il  concilio  tridentino  stabi- 
lito, che  tutti  e  singoli  i  requisiti 
voluti  pei  vescovi  si  esigono  altresì 
pei  Cardinali  di  s.  Chiesa,  e  sicco- 
me r  età  da  quel  sagro  consesso  ri- 
chiesta è  di  trent'anni,  così  ne  vie- 
ne per  ragionevole  conseguenza,  che 
di  trenta  anni  sia  pure  l' età  pro- 
pria pei  membri  del  sagro  Collegio. 
Ma  però  Sisto  V  prescrisse  quella 
dei  Cardinali  diaconi ,  decretando  , 
che  i  diaconi  non  possano  essere 
eletti  al  Cardinalato  se  non  abbia- 
no almeno  ventidue  anni,  e  che 
dentro  l'anno  della  creazione  deb- 
bano essere  promossi  all'  ordine  del 


car 

diaconato,  quando  prima  non  l'ab- 
biano, altrimenti  restino  privi  di  vo- 
ce attiva  e  passiva.  La  benignità  ed 
indulgenza  de'  Pontefici  suole  con- 
cedere dispensa  a  tempo  determina- 
to a'  Cardinali  non  costituiti  nelf  or- 
dine diaconale;  ma  se  questa  ter- 
mina in  sede  vacante,  rimangono 
privi  di  poter  votare.  Riguardo  poi 
all'  età,  che  devono  avere  quelli,  che 
si  elevano  alla  sagia  porpora,  secon- 
do le  menzionate  prescrizioni,  dal 
seguente  novero  de'  Cardinali  creati 
in  giovanile  età,  si  vedrà,  che  prima 
e  dopo  la  disposizione  di  Sisto  V, 
vi  sono  molti  esempi  in  contrario, 
stante  il  beneplacito  de'  Pontefici , 
i  quali  credettero  ciò  fare,  secondo  le 
particolari  ragioni ,  tempi  e  circo- 
stanze, che  ve  li  fecero  determinare, 
potendosi  vedere  pel  resto  gli  arti- 
coli delle  loro  biografìe. 

Onorio  II,  nel  1126,  creò  Car- 
dinale Giacinto  Bobò  Orsini  roma- 
no, mentre  avea  soli  venti  anni, 
dell'  ordine  diaconale ,  e  dopo  ses- 
santacinque anni,  nel  1 191,  fu  elet- 
to Papa  col  nome  di  Celestino  III. 
Clemente  VI,  nel  1 348,  in  Avigno- 
ne promosse  al  Cardinalato  Pietro 
Roger,  suo  nipote,  d'anni  diecisette, 
colla  diaconia  di  s.  Maria  Nuova , 
e  di  poi,  nel  1870,  giovine  di  età, 
ma  vecchio  di  dottrina  e  prudenza, 
fu  esaltato  al  trono  Pontificio,  e  fu 
il  glorioso  Gregorio  XI,  che  resti- 
tuì la  sede  da  Avignone  in  Roma. 
Eugenio  IV,  nel  i44o>  colla  men- 
zionata diaconia  annoverò  al  sagro 
Collegio  il  nipote  Pietro  Barho^  ve- 
neto, di  anni  ventuno,  il  quale, 
nel    1 464,  divenne  Paolo  II. 

Pio  II,  nel  1460,  fece  vescovo  di 
Siena  e  Cardinale,  il  nipote  France- 
sco Todeschini  Piccolomini^  che  allora 
contava  diciassette,  ovvero  venti  anni, 
e  che  nel  i5o3  fu  eletto  Papa,  as- 


CAR 
sumendo  il  nome  di  Pio  III.  II  me- 
desimo Pio  II,  nel  i46r,  dichiarò 
Cardinale  diacono  di  s.  Maria  Nuo- 
va Francesco  Gonzagay  de'duchi  di 
Mantova,  d'  anni  venti. 

Sisto  IV  nel  i477  promosse  alla 
porpora  Cardinalizia  Giovanni  d'A- 
ragona figlio  di  Ferdinando  re  di 
Napoli ,  di  circa  diciotto  anni ,  a- 
vendogli  permesso  di  usarla  cinque 
anni  prima,  meno  il  cappello  rosso. 
Nella  stessa  promozione  Sisto  IV  no- 
minò Cardinal  diacono  di  s.  Giorgio 
in  Velabro  il  pronipote  Raffaelle 
Sansoni  Riario,  mentre  d*  anni  di- 
ciassette studiava  a  Pisa. 

Innocenzo  Vili  fece  Giovanni  ^le- 
^/W^  d'anni  quattordici  nel  1489  Car- 
dinale, essendo  fino  dagli  anni  sette, 
protonotario  apostolico,  colla  condizio- 
ne che  dopo  tre  anni  usasse  le  insegne 
Cardinalizie,  conferendogli  la  diaconia 
di  s.  Maria  in  Domnica.  Questi  nel 
i5i3  divenne  Leone  X,  che  diede 
il  nome  di  aureo  al  suo  secolo. 

Alessandro  VI,  nel  i493  ,  nomi- 
nò Cardinale  diacono  di  s.  Lucia  in 
Selci,  Ippolito  d'Este,  de'  duchi  di 
Ferrara  d'anni  diciassette,  il  quale 
di  otto  era  stato  presentato  a  Sisto 
IV  per  l'arcivescovato  di  Slrigonia 
dal  re  Mattia  di  Ungheria.  Quindi 
nella  stessa  promozione  Alessandro 
VI  fece  Cardinale  diacono  Federico 
Casimiro  Jagellone,  figlio  del  re  di 
Polonia,  mentre  avea  diciannove  an- 
ni, ed  era  da  poco  vescovo  di  Cra- 
covia. 

^^eone  X,  in  restituzione  di  cap- 
pello Cardinalizio,  nel  i5i3  creò 
Cardinale  diacono  de'  ss.  Cosma  e  Da- 
miano, Innocenzo  Cibo,  nipote  d'In- 
nocenzo Vili,  d'anni  ventidue  non 
compiti.  Dipoi,  nel  i5i 7,  creò  Car- 
dinal diacono  Guglielmo  o  Giaco- 
mo de  Croy,  fiammingo,  di  anni 
diciannove,  avendolo  fatto    nel  prc- 


CAR  293 

cedente  anno    arcivescovo    di    Cam- 
bray  :  ed  Alfonso  di  Portogallo y  fi- 
glio del  re,  nell'età    di  anni   sette, 
però  colla  condizione    di    non  trat- 
tarsi per  tale  sinché   non    giungesse 
all'  anno  decimoquarto,  siccome  eb- 
be osservalo.  Indi,  nel   i5i8,  deco'* 
rò  della  porpora   colla    diaconia    di 
s.  Onofrio,  Giovanni  di  Lorena ,  fi- 
glio del  duca  Renato  II  re  di  Sici- 
ha,  nell'età  di  vent'anni;  ed   Ales- 
sandro VI  di  quattro  anni  Io  avea 
fatto  coadiutore  al  vescovo  di  Metz. 
Clemente  VII,  nel   iSsy,  pubbH- 
cò  Cardinale    diacono    di    s.    Maria 
Nuova    Ercole    Gonzaga    de'  duchi 
di  Mantova,  che  avea  ventidue  an- 
ni.   Di  quindici    Leone    X    lo    pro- 
mosse alla  mitra  della  di  lui  patria. 
Dipoi,  nel    iSsg,    innalzò  alla    di- 
gnità Cardinalizia  il  proprio  cugino 
Ippolito  de  Medici,  nipote  di  Leo- 
ne X,  col  titolo    presbiterale    di    s. 
Prassede,  sebbene  avesse  soli  diciot- 
t'anni.  E  ad  istanza  del  re  di  Fran- 
cia Francesco  I,  nel  i533,  fece  Car- 
dinale diacono  de'  ss.  Sergio  e  Bac- 
co  Odetto  di  Coligny  y  nella  tenera 
età  d'anni  undici,  il  quale  dementò 
poi  la  sagra  porpora,    e    ne   venne 
spogliato  nel   1 563. 

Paolo  III,  Farnese,  romano,  ap- 
pena assunto  nel  i534  al  Pontifi- 
cato, promosse  al  Cardinalato  colla 
diaconia  di  s.  Angelo  il  suo  nipote 
Alessandro  Farnese,  figlio  del  du- 
ca di  Parma,  d'  anni  quattordici  ;  e 
colla  diaconia  de'  ss.  Vito  e  Mode- 
sto Guido  Ascanio  Sforza,  figlio  di 
Costanza  Farnese  sua  figlia,  avendo 
soli  sedici  anni.  In  appresso,  nel 
i536,  fece  Cardinali  Rodcrigo  Bor- 
gia, assai  giovine,  pronipote  di  A- 
lessandro  VI,  e  diacono  di  s.  Nicco- 
la  in  Carcere,  e  segretamente  il  pro- 
prio nipote  cugino  Niccolo  Gaeianiy 
de'duchi  di  Sermoneta,  il  quale  con- 


(194  CAR 

tava  dodici    anni,    ma   il    pubblicb 
dopo  quindici  mesi  colla  menziona- 
ta diaconia.  Poscia,  nel    i5i45,   an- 
noverò al  sagro    Collegio    Ranuccio 
Farnese^  di  cui  egli  era  avo,  d'anni 
quindici,  e  colla  diaconia  di  s.  Lu- 
cia in   Selci.    Neil'  anno    precedente 
l'avea  eletto  arcivescovo    di  Napoli. 
(V.  Vescovi  eletti  in  età'  giovanile). 
Finalmente  Paolo    III ,    nel    1 547  > 
creò  due   Cardinali,   cioè    Carlo   di 
Lorena ,  figlio  del  duca    di  Guisa , 
fratello    de'  due    Cardinali    e    della 
regina  di  Scozia,  il  quale  avea  ven- 
tidue anni,  col  titolo  presbiterale  di 
s.  Cecilia,  avendolo  già  d'anni  tre- 
dici fatto  arcivescovo  di  Reims.  L'al- 
tro fu   Giulio  Feltre    della  Rovere, 
fratello  del  duca  d'Urbino   parente 
del  Papa ,  cbe  di    dodici  anni    non 
compiti,  il  dichiarò  Cardinale  prete 
di  s.  Pietro  in  Vincoli,  e  nell'  anno 
seguente  legato  dell'  Umbria. 

Giulio  III,  nel  i55o,  creò  Cardi- 
nale Innocenzo  del  Monte ,  figlio 
adottivo  di  suo  fratello  Baldovino, 
d'anni  diciassette,  colla  legazione  di 
Bologna.  Poi,  nel  i553,  esaltò  alla 
porpora  i  due  nipoti  Roberto  dei 
Nobili  di  quattordici  anni,  dell'or- 
dine diaconale,  chiamato  per  l'in- 
nocenza della  vita,  e  per  la  santità 
r  angelo  del  Signorej  e  Girolamo 
Simoncelli  d' anni  ventuno,  che  vis- 
se sessanta  anni  nella  dignità  Car^ 
dinalizìa. 

Paolo  IV,  nel  i557,  promosse  al- 
la porpora  Alfonso  Caraffa  suo  pro- 
nipote, giovine  d' età  e  di  volto,  non 
di  senno  e  di  virtù. 

Pio  IV,  nel  i56o,  creò  Cardinale 
diacono  Giovanni  de  Medici,  figlio 
di  Cosimo  I,  d'anni  diciassette.  Nel 
i56i  ,  fece  vescovo  d'Angouléme, 
e  poi  Cardinale  Filiberto  Naldi  Ba- 
bou  francese,  di  anni  venti;  e  nel- 
lo stesso  anno  Luigi  d^  Este    d'  an- 


CAR 

ni  ventitre ,  e  che  di  quindici  era 
stato  preconizzato  vescovo  di  Ferra- 
ra. Di  tal'  età  nel  1 56o  avea  creato 
Cardinale  pure  il  suo  nipote  s.  Car- 
lo Borromeo^  e  finalmente  nel  1 563, 
creò  Cardinale  diacono  Ferdinando 
de  Medici,  che  avea  quattordici  an- 
ni, dignità,  che  poi  rinunziò  pel  tro- 
no di  Toscana. 

Gregorio  XIII,  nel  1576,  creò 
Cardinale  diacono  Andrea  d  Au- 
stria, d'anni  dìciotto,  figlio  natu- 
rale dell'  arciduca  Ferdinando  ;  e  nel 
i577  della  stessa  età  promosse  alla 
porpora  dell'  ordine  de'  diaconi,  Al- 
berto d Austria,  figho  di  Massimi- 
liano II,  porpora  che  nel  1598  ri- 
nunciò per  isposace  la  figlia  di  Fi- 
lippo II.  Nel  1578,  fece  Cardinale 
diacono  Carlo  di  Lorena,  cognato 
del  re  di  Francia,  che  avea  sedici 
anni;  e  nel  i583  esaltò  ad  egual 
dignità  Francesco  Sforza  di  anni 
venti. 

Sisto  V,  a'  i3  maggio  i585,  e 
prima  che  pubblicasse  la  bolla  Post- 
quam,  annoverò  al  collegio  Cardi- 
nalizio il  SLio  nipote  Alessandro  Da- 
masceni Perettij  che  avea  quattor- 
dici anni. 

Innocenzo  IX,  nel  1591  ,  creò 
Cardinale  diacono  il  nipote  Antonio 
Facchinetti  della  Noce,  di  anni  di- 
ciotto. 

Clemente  VIII,  nel  1597,  creò 
Cardinale,  mentre  avea  venti  anni, 
Filippo  PVillelmo  figlio  del  duca 
di  Baviera,  che  con  dispensa  di  Gre- 
gorio XIII  ancor  bambino  era  sta- 
to fatto  vescovo  di  Ratisbona.  Nel 
i599  dichiarò  diacono  Cardinale 
Gio.  Battista  Deti  suo  parente ,  il 
quale  contava  soli  diciassette  anni  ; 
e  nel  1604  creò  Cardinal  diacono 
il  nipote  Silvestro  Aldobrandini,  che 
avea  appena  sedici  anni,  ad  onta  che 
avesse  fatto    Cardinale,    nel    1593, 


CAR 
c^^aniii  venlidue,  l'altro  nipote  Pietro 
Jldobr  andini. 

Paolo  V,  nel  1607,  nominò  Car- 
dinale diacono  Maurizio  di  Savojay 
d'  anni  quattordici  ,  maturo  per 
senno ,  poi  duca  di  Savoia  .  Nel 
16 15  fece  Cardinale  diacono  Carlo 
de  Medici  de'  granduchi  di  Tosca- 
na, d  anni  diciannove  ;  nel  1 6 1 9  fe- 
ce Cardinale  diacono  Ferdinando 
d' Austria  j  figlio  di  Filippo  III  re 
di  Spagna,  di  soli  dieci  anni,  il  quale  si 
meritò  il  soprannome  di  delizia  di 
tutto  il  mondo j  e  nel  1621  fece  Car- 
dinale prete  Luigi  de  Nogaret  de 
la  Fallette,  di  giovanile  età,  men- 
tre di  venti  anni  lo  avea  preconiz- 
zato arcivescovo  di  Tolosa,  dignità 
che  poi  rinunziò  per  non  essere  ne- 
gli ordini  sagri. 

Gregorio  XV,  nel  1 621,  promos- 
se a  Cardinale  diacono  il  nipote  di 
Gregorio  XIII,  Francesco  Boncom- 
pagnOj  avente  V  età  d' anni  venti. 

Urbano  Vili,  ad  onta  che  avesse 
annoverato  nel  sagro  Collegio  il  ni- 
pote e  fratello  Francesco  e  Anto- 
nio Barberini,  nel  1627,  creò  e  ri- 
servò in  petto  r  altro  nipote  Anto- 
niOy  d' anni  venti,  pubblicandolo  do- 
po cinque  mesi  deli'  ordine  presbi- 
terale. 

Innocenzo  X,  nell'anno  1 647,  creò 
diacono  Cardinale  il  nipote  di  sua 
cognata  d.  Olimpia,  Francesco  Mai- 
dalchini,  d'anni  diciassette.  Abbia- 
mo inoltre  dal  diarista  contempora- 
neo Giacinto  Gigli ,  che  Innocenzo 
X  voleva  fare  Cardinale,  nel  i654, 
il  suo  pronipote  Gio.  Battista  Pam- 
phiij,  fanciullo  di  sei  in  sette  anni, 
figlio  di  Camillo,  che  avea  rinun- 
ziata  precedentemente  la  porpora , 
per  dar  successione  alla  sua  illustre 
famiglia. 

Clemente  IX,  nel  1667,  creò  Car- 
duinle  diacono ,    in    restituzione  del 


CAR  29^ 

cappello  Cardinalizio  ricevuto  da  A- 
lessandro  VII,  il  nipote  di  questo, 
Sigismondo  Chigij  di  anni  dician- 
nove. 

Alessandro  VIII,  nel  1690,  di- 
chiarò Cardinale  diacono  Lorenzo 
Altieri,  di  anni  diciannove,  suo  pa- 
rente, e  nipote  di  Clemente  X. 

Clemente  XII,  nel  1735,  ad  istan- 
za di  Filippo  V  re  di  Spagna  ,  ac- 
cordò r  arcivescovato  di  Toledo  al 
di  lui  figlio  d.  Luigi  di  Borbone ^ 
avendo  soli  otto  anni,  ed  insieme  il 
creò  diacono  Cardinale,  dignità  che 
poi   questi  rinunziò. 

Pio  VII,  nel  18 IO,  creò  Cardi- 
nale diacono  di  s.  Maria  della  Sca- 
la Luigi  di  Borbone,  figlio  del  pre- 
cedente, di  anni  venti  tre. 

§  V.  Creazione  de*  Cardinali. 

I.  Cerimonie,  che  si  usavano  antica^ 
mente.  II.  Creazione  segreta  dei 
Cardinali,  e  di  quelli  riservati  in 
petto.  III.  Cerimonie,  che  si  co- 
sfumano  presentemente  nella  crea^ 

*   zione  de'  Cardinali. 

La  creazione  dei  Cardinali  di  San- 
ta Romana  Chiesa  si  fece  con  varie 
cerimonie  e  consuetudini,  secondo 
la  varietà  dei  tempi,  e  il  volere  dei 
Sommi  Pontefici.  Ora  il  Papa  pro- 
muove chi  vuole  secondo  i  me- 
riti, o,  giusta  il  costume,  que'  prelati 
che  occupano  le  primarie  cariche ,  • 
dette  volgarmente  posti  Cardinali- 
zi, V.  Concistori.  Tali  promozio- 
ni vengono  fatte  dal  Pontefice 
quando  gli  piace,  senza  interpellare 
prima  i  suffragi  del  sagro  Collegio, 
consultandolo  soltanto  nel  pubblicare 
in  concistoro  segreto  (con  quella  for- 
mola  che  si  dirà  al  uum.  Ili)  quelli 
da  lui  già  prima  creati  segreta- 
mente ,    cioè    riservati    in   pectore  ^ 


59^  CAR 

il  che  non  è  noto  a  veruno ,  sino  a 
tal  pubblicazione,  meno  un  preceden- 
te avviso,  eh'  egli  ne  dà,  affinchè  si 
preparino  i  soggetti  promossi;  ovve- 
ro crea  nel  medesimo  concistoro,  e 
quindi  pubblica  que*  soggetti,  che  ha 
già  fatto  prevenire  per  mezzo  del 
Cardinal  segretario  di  stato,  sia  per- 
chè si  preparino  ad  essere  fregiati  di 
sì  sublime  dignità,  sia  per  l' acqui- 
sto delle  vesti ,  treno ,  formazione 
di  famiglia,  addobbamento  dell'ap- 
partamento, e  tutt'altro  ad  ognuno 
noto.  Tuttavolta  non  mancano  esem- 
pi, che  i  Pontefici  all'insaputa  del 
sagro  Collegio,  e  degli  individui 
promossi  al  Cardinalato  improvvi- 
samente crearono,  o  pubblicarono 
Cardinali  di  s.  Chiesa  alcuni  indivi- 
dui, siccome  avvenne  ne'  seguenti 
personaggi. 

Alessandro  Oliva,  di  miserabile 
famiglia,  religioso  agostiniano,  e  ge- 
nerale del  suo  Ordine,  in  premio 
della  sua  virtù,  e  siccome  celebre 
predicatore ,  senza  eh'  egli  nulla  sa- 
pesse, venne  da  Pio  II,  nel  1460, 
pubblicato  Cardinale. 

Leone  X,  vedendosi  poco  amato 
dai  tredici  Cardinali,  che  compone- 
vano il  sagro  Collegio,  stabilì  di 
accrescerlo  con  un  numero  grande 
di  soggetti ,  da'  quali  si  potesse  at- 
tendere un  maggior  attaccamento, 
ed  è  perciò  che  nel  primo  di  luglio 
i5i7,  fece  la  promozione  di  tren- 
tuno Cardinali,  cosa  non  più  ve- 
duta ne  per  l' addietro,  ne  di  poi. 
Fra  questi  vi  furono  i  quattro  se- 
guenti fatti  air  improvviso,  e  senza 
che  r  avessero  potuto  menomamente 
immaginare;  cioè  Giovanni  Picco- 
lominij  arcivescovo  di  Siena,  di  gran 
mente  e  consiglio;  Nicolò  Pandol- 
Jlni  fiorentino,  governatore  di  Bene- 
vento, di  santa  vita;  Tommaso  da 
Vio,    detto  CaielanOy    generale    dei 


CAR 
domenicani ,  chiamato  il  lume  della 
Chiesa  j  e  Cristoforo  Numay  forli- 
vese, generale  de'  francescani ,  che 
accettò  per  comando  espresso  del 
Papa. 

Guglielmo  Alano  inglese,  rettore 
del  collegio  di  tal  nazione  in  Roma, 
fu  da  Sisto  V,  nel  1587,  contro 
ogni  sua  espettazione,  come  quello 
che  avea  ricusato  eguale  onore  da 
Gregorio  XIII,  pubblicato  Cardinale, 
qual  dotto  ed  intrepido  sostenitore 
della  fede. 

Lorenzo  Friuli  veneto,  patriarca 
di  sua  patria,  senza  che  egli  nep- 
pure l'immaginasse,  fu  da  Clemente 
Vili,  nel  1596,  decorato  colla  por- 
pora, siccome  degno  di  essa. 

Ferdinando  Taverna,  milanese  ve- 
scovo di  Lodi,  poi  governatore  di 
Roma,  nel  i6o4  dal  detto  Pontefice 
fu  creato  Cardinale;  ma  all' avviso 
di  sì  inattesa  promozione ,  venne 
meno  dall'estrema  contentezza. 

Giancasimiro,  figlio  di  Sigismon- 
do III  re  di  Polonia,  della  compa- 
gnia di  Gesù,  senza  che  sei  potesse 
figurare,  ed  inaspettatamente,  nel 
1646,  da  Innocenzo  X  fu  annove- 
rato al  sagro  Collegio.  Ma  essendo 
dell'ordine  de'diaconi,  potè  poi  ascen- 
dere il  trono. 

Giovanni  Bona,  piemontese,  ge- 
nerale de'  cistcrciensi ,  siccome  am- 
mirato per  santità  di  vita  e  profonda 
scienza  liturgica,  fu  da  Clemente  IX, 
nel  1669,  all'improvviso  pubblicato 
Cardinale,  dignità  che  solo  accettò 
per  precetto. 

Pietro  Basadonna,  veneziano,  fu 
egualmente  fatto  Cardinale  contro 
la  sua  ed  altrui  espettazione,  giacche 
dovendo  Clemente  X,  secondo  l'uso, 
fare  un  Cardinale  veneto,  nel  1678, 
pubbhcò  il  Basadonna  pel  credito, 
che  godeva. 

Filippo  Tommaso  Howard  ^  dei 


CAR 

ducili  di  Norlfolk,  domenicano,  sic- 
come fuggito  dall'  Inghiltena  per  le 
persecuzioni  degli  eretici,  senza  nep- 
pure pensarlo  si  trovò  esaltato  al 
Cardinalato,  nel  1675,  per  disposi- 
zione di  Clemente  X ,  estimatore 
delle  sue  rare  virtù. 

Fortunato  Caraffa,  napoletano, 
trovandosi  in  Roma  ambasciatore 
ad  Innocenzo  XI  pel  suo  sovrano,  il 
quale  volea  la  dispensa  di  sposare  la 
nipote,  questa  segretamente  pregò  il 
Papa  a  negarla,  per  cui  Innocenzo 
XI,  avuto  riguardo  ai  singolari  suoi 
pregi,  nel  1686,  ed  all'improvviso, 
il  nominò  Cardinale. 

Giambattista  Gabrielli,  di  città  di 
Castello,  generale  de' cistcrciensi , 
prefetto  degli  studi  del  collegio  ur- 
bano di  Propaganda,  mentre  in  esso 
trovavasi  occupato  in  una  conclu- 
sione o  disputa  teologica,  ricevette 
l'avviso,  che  in  quel  punto  Inno- 
cenzo XII  lo  avea  creato  Cardinale. 
Egli,  senza  alterarsi,  lesse  il  biglietto, 
se  lo  pose  in  saccoccia,  e  senza 
mostrare  veruna  sorpresa,  continuò 
a  proseguire  la  disputa,  finche  ve- 
nuti gU  astanti  in  cognizione  della 
di  lui  esaltazione ,  per  le  congratu- 
lazioni vivissime,  il  costrinsero  a 
terminarla.. 

Don  Bernardo  Conti,  fratello  d'In- 
nocenzo XIII,  fu  da  lui  nel  1721 
creato  all'  improvviso  Cardinale. 

All'articolo  Porpora  non  solo  si 
tratta  di  quelli,  che  la  rinunziarono, 
ma  anco  di  quelli,  che  costantemente 
la  rifiutarono,  e  siccome  nell'appros^ 
simarsi  delle  promozioni  Cardinalizie 
molti  fanno  congetture  sui  Cardinali, 
che  il  Papa  sarà  per  creare,  cosi 
anticamente  erano  accompagnate  da 
scommesse  di  danaro,  Pio  IV,  colla 
costituzione  In  Eligendis^  Bull.  rom. 
tomo  IV,  par.  II,  pag.  i4^,  nel 
i562,    e    poi    Gregorio    XIV,    nel 


CAR  297 

i5gT,  mediante  la  bolla,  Co^it  nox, 
Bull.  tom.  V,  par.  1,  pag.  24^» 
proibirono  le  scommesse  come  un  sa- 
crilegio, ordinando  il  secondo,  che 
il  danaro  delle  scommesse  in  depo- 
sito fosse  da*  magistrati  assegnato 
a' luoghi  pii,  e  che  gli  scommetti- 
tori, essendo  laici  fossero  scomuni- 
cati co' loro  mezzani,  assistenti,  sot- 
toscritti ec.  Utilissima  fu  tal  prov- 
videnza, dappoiché  essendo  grosse 
le  scommesse,  l'una  e  l'altra  parte, 
che  temeva  la  perdita  del  danaro, 
procurava  con  mezzi  illeciti  per  ogni 
strada  d'  impedire,  o  di  ritardare 
r  elezione,  e  con  false  ed  empie 
detrazioni  denigrava  la  fama  di 
quelli,  che  contro  le  loro  scommesse 
erano  degni  di  essere  eletti .  Nel 
pontificato  di  Sisto  V,  erano  molto 
in  uso  tali  scommesse,  in  virtù  delle 
quali  sborsavasi  ad  un  mercante 
una  maggior  o  minor  somma  di 
danaro,  a  proporzione  che  quello, 
in  favore  del  quale  si  scommetteva, 
era  più  o  meno  nella  grazia  del 
Papa.  Il  mercante  con  suo  chiro- 
grafo si  obbligava  di  pagare  la  de- 
terminata somma  su  quel  tale,  il 
cui  nome  in  detto  chirografo  appa- 
riva, che  nel  futuro  concistoro  tosse 
stato  creato  Cardinale.  Quindi  è, 
che  nella  improvvisa  promozione 
fatta  nel  1587  del  celebre  Cardinal 
inglese  Guglielmo  Alano  summen- 
tovato,  di  cui  per  la  città  di  Roma 
appena  sapevasi  il  nome,  que' mer- 
canti, che  in  favore  di  lui  avevano 
accettate  le  scommesse  in  numero 
grandissimo,  furono  esposti  a  gravis- 
sime perdite,  come  racconta  Giano 
Nicio  Eritreo,  Pinacotheca  pag.  90. 
Non  si  dee  poi  passar  qui  sotto 
silenzio,  che  solendo  i  Sommi  Pon- 
tefici creare  e  pubblicare  Cardinali 
anche  personaggi  assenti  da  Roma 
(i  cui  esempi  sono   numerosissimi), 


298  CAR 

accadde  talvolta ,  che  al  giungere 
le  notizie  nel  luogo  ove  risiedevano, 
altri  erano  già  morti,  alcuni  igno- 
rarono la  loro  esaltazione,  ed  altri 
essendone  prevenuti,  l'attesero  inva- 
no. A  queste  categorie  appartengono 
i  seguenti,  fra' quali  ci  permettere- 
mo aggiungere  quelli,  che  goderono 
meno  di  tre  mesi  del  Cardinalato, 
mentre  de'  Cardinali,  che  vissero 
assai  ed  intervennero  a  molti  sagri 
comizi,  parleremo  altrove. 

Pietro  Aquilano  fatto,  nel  1294, 
Cardinale  prete  di  s.  Marcello  da 
Papa  s.  Celestino  V,  morì  dopo  un 
mese. 

Guglielmo  Maklesfieldj  domeni- 
cano inglese ,  professore  d'  Oxford , 
ove  si  acquistò  il  nome  di  dottore 
inclito,  nel  dicembre  i3o3,  fu 
creato  Cardinale  prete  da  Benedetto 
XI  in  Roma,  mentre  era  già  morto 
in  Lovanio,  il  che  s*  ignorava  dal 
Pontefice. 

Il  b.  Giacomo  Pasquali,  sanese^ 
morì  senza  sapere,  che  Giovanni 
XXII  in  Avignone,  nel  i33i,  Fa- 
vea  esaltato  al  Cardinalato. 

Raimondo  di  Monfort,  francese, 
religioso  della  Mercede,  per  la  rara 
sua  scienza  e  santità  di  vita,  da 
Benedetto  XIT,  nel  i338,  in  Avi- 
gnone fu  creato  Cardinale  dell'  or- 
dine de'  preti  ;  ma  quando  giunse  la 
notizia  a  Barcellona,  luogo  di  sua 
residenza,  egli  era  morto. 

Arnaldo  Bertrand  o  Bernard 
francese,  e  patriarca  titolare  di  A- 
lessandria,  secondo  alcuni  fu  pro- 
mosso alla  porpora  da  Urbano  V, 
ai  22  settembre  i368,  in  Montefia- 
scone,  un  giorno  dopo  la  di  lui  mor- 
te, senza  che  il  Papa  lo  sapesse. 

Antonio  Archìonij  romano,  fatto 
Cardinale  nel  1 4o5  da  Innocenzo  VII, 
visse  poi  due  soli  mesi. 

Cristoforo  della   Rovere^    famoso 


CAR 

giurisconsulto,  nel  i477)  f"  ^^  S*" 
sto  IV,  annoverato  al  sagro  Colle- 
gio, ma  morì  dopo  un  mese,  d'an- 
ni quarantaquattro. 

Pomponio  Ceci,  nel  i542,  fu  fat- 
to Cardinale  da  Paolo  III,  e  morì 
dopo  due  mesi. 

Giorgio  Pf^isenowiski,  arcivescovo 
di  Sti'igonia  ed  amministratore  del 
regno  d' Ungheria,  fatto  Cardinale 
nel  i55o  da  Giuho  III,  morì  dopo 
due  mesi. 

Giovanni  Groppero,  tedesco,  ricu- 
sando la  dignità  Cardinalizia ,  nel 
i555,  dal  detto  Pontefice  fu  chia- 
mato a  Roma,  e  costretto  ad  accet- 
tarla. Gessò  di  vivere  dopo  pochi 
giorni. 

Guglielmo  Petow,  inglese,  vesco- 
vo di  Sarisbury,  confessore  della  re- 
gina Maria,  fu  creato  Cardinale  da 
Paolo  IV,  a*  1 4  giugno  1 5^7,  ma  mol- 
ti dicono  aver  ignorato  la  notizia  di 
sua  promozione,  dalla  regina  indu- 
striosamente nascostagli,  perchè  nel 
breve  pontificio,  in  cui  veniva  avvi- 
sata di  tal'  esaltazione,  si  diceva  di 
sospendere  il  legato  Cardinal  Polo, 
per  sostituirvi  il  Petow,  ciò  che  la 
regina  gli  tenne  occulto  per  non  pri- 
varsi di  Polo.  Quindi  il  Petow  morì 
passati  dieci  mesi. 

Bartolomeo  Ferratini,  di  Amelia, 
fatto  Cardinale,  nel  1606,  da  Paolo 
V,  morì  in  Roma    due  mesi  dopo. 

Ottavio  Belmosto  genovese,  nel 
1 6 1 6,  da  Paolo  V  fu  ascritto  al  sa- 
gro Collegio,  ma  terminò  di  vivere 
dopo  cinquantaotto  giorni. 

Paolo  de  Carvaglio  e  Mendoza, 
fratello  del  famoso  Pombal  mini- 
stro di  Portogallo,  patriarca  di  Li- 
sbona, creato  in  petto  da  Clemente 
XIV,  nel  1769,  e  pubblicato  a' 20 
gennaio  1770,  morìa  Lisbona  tre 
giorni  innanzi,  senza  che  ne  fosse 
consapevole. 


CAR 

Paolo  Massei  di  Montepulciano, 
creato  nel  179^,  da  Pio  VI  Cardi- 
nale, mori  poco  dopo  i  tre  mesi 
della  sua  esaltazione. 

Antonio  Lante,  romano,  pubbli- 
cato Cardinale  da  .  Pio  VII ,  nel 
1817,  godè  la  porpora  due  mesi  e 
venticinque  giorni. 

Viviano  Orsini  di  Fuligno ,  fu 
da  Pio  VII,  creato  Cardinale  a' io 
marzo  1823,  e  mori  agli  8  del 
successivo  maggio. 

Francesco  Maria  Marazzani  Vi- 
sconti, piacentino,  fu  da  Leone  XII 
pubblicato  Cardinale  ai  i5  dicem- 
bre 1828,  e  morì  ai  18  gennaio 
del  seguente  anno. 

Benché  la  creazione  de'  Cardinali 
sia  interamente  devoluta  ai  romani 
Pontefici,  tutta  volta  essi  promossero 
alla  porpora  distinti  soggetti  per  le 
suppliche  del  sagro  Collegio,  di  al- 
cun Cardinale,  e  di  qualche  sovrano, 
anzi  ne  concessero  il  privilegio  della 
nomina  di  uno  all'imperatore,  e  ai 
re  di  Francia,  di  Spagna,  Polonia  e 
Portogallo,  nonché  alla  repubblica 
di  Venezia:  nomina,  che  avea  luogo 
in  ogni  pontificato,  e  nel  concistoro 
in  cui  si  effettuava ,  dice  vasi  la  pro- 
mozione delle  corone.  Spesso  però  i 
sovrani  domandavano  la  cosi  detta 
anticipazione  delle  nomine,  ed  allo- 
ra il  Cardinale  si  creava  e  pubbli- 
cava in  una  promozione  qualunque, 

Giacomo  111,  re  d'  Inghilterra, 
essendosi  ritirato  in  Roma  per  pro- 
fessare la  religione  cattolica ,  Cle- 
mente XII  gii  usò  ogni  maniera  di 
distinzioni,  ed  a  similitudine  d'altri 
sovrani,  i  quali  godevano  il  privi- 
legio di  nominare  un  Cardinale, 
gliene  concesse  la  nomina;  ed  egli 
per  mostrarsi  grato  alla  gentile  ac- 
coglienza ricevuta  in  Urbino  da  mon- 
signor Rivera,  che  avea  la  carica 
di  presidente,    lo   nominò  alla  por- 


CAR  299 

pora,  datagli  dal  Papa  nel  1732. 
Alle  biografie  de'  CardinaU ,  ed 
all'articolo  Concistori,  si  vedranno 
quali  Cardinali  furono  creati  dai 
Papi  per  le  istanze  e  premure  dei 
sovrani,  mentre  all'articolo  Nunzi 
Apostoj,ici  si  dirà  quali  sono  le  corti 
sovrane ,  di  cui  vengono  innalzati 
alla  porpora  i  prelati ,  che  esercita- 
rono le  nunziature  presso  di  loro. 
Secondo  il  Cancellieri,  il  Mercato 
pag.  IO 5,  Clemente  V,  de  Got,  del 
1 3o5,  introdusse  il  costume  di  creare 
i  Cardinali  a  petizione  dei  principi, 
donde  vuoisi  nato  l' uso  delle  no- 
mine delle  corone,  e  poi  l'alterna- 
tiva delle  promozioni ,  incominciata 
da  Benedetto  XIV.  E  quando ,  nel 
145*8,  il  sagro  Collegio  supplicò  Pio 
II  a  non  aumentare  di  molti  il  loro 
numero,  riflettè  egli,  come  altro- 
ve ripetemmo,  che  essendo  allo- 
ra composto  di  quasi  tutti  italia- 
ni, come  capo  della  Chiesa  non 
poteva  esimersi  dalle  suppliche  dei 
re  y  e  dei  principi  oltremontani , 
molto  meno  permettendogli  il  suo 
onore  di  trascurare  le  nazioni  este- 
re, come  egli  scrisse  ne' suoi  Com- 
mentariy  hb.  2.  pag.  129,  i3o.  11 
concilio  di  Trento  fu  di  parere,  che 
il  Papa  scegliesse  i  Cardinali,  per 
quanto  è  possibile,  da  tutto  il  mondo 
cristiano,  iSe*^.  i/\.  ci.  Ai  rispetti- 
vi articoli  delle  città  e  regni  di  cesi 
eziandio  dei  Cardinali,  che  vi  ebbero 
i  natali  ;  e  a  quelli  degli  Ordini  re- 
ligiosi, si  fa  parola  dei  Cardinali,  che 
ad  essi  aveano  appartenuto.  Attual- 
mente non  vi  è  regolarità  in  dette 
nomine  ed  istanze,  per  la  variazio- 
ne de'  tempi  e  dei  dominii,  ma  qua- 
lora ne  sia  degno  il  personaggio 
presentato  da  un  sovrano  cattolico, 
i  Papi  ben  volentieri  procurano  sod- 
disfare alle  premure  dei  monarchij 
che  le  avanzano. 


3oo  CAR 

Si  legge    nella  vita  di    Clemente 
IX,  eletto    nel   1667,    tratta  dall'i- 
storia d' Italia  di  Girolamo  Brusoni, 
che  bramando   quel   Papa  di    otte- 
nere dal  re  di  Francia  im  soccorso 
di  milizie  acciò  sotto  le  insegne  del- 
la   Chiesa   liberassero    Candia     sot- 
to il  dominio  della    repubblica    ve- 
neta, dall'  assedio  dei  tm'chi,  ed  ol- 
tre diverse  grazie,    che    concesse    al 
re,  elevò  alla  porpora   il  duca  d'Al- 
bret,  cioè  Emmanuele  Teodorico  de 
la    Tour ,    e    nello    stesso    tempo  , 
per  le  preghiere  della  regina  di  Spa- 
gna, compartì  egual  onore  a   Luigi 
Por  loca  rrero,  riserbandoselo  in  petto. 
Per  queste  disposizioni    nacquero 
gran  differenze  fra    Roma    e    l' im- 
peratore,   il  quale    pretendeva,    che 
Clemente  IX  dovesse  in  pari  tempo 
promovere  quello  da  lui   nominato. 
Ma  dimostrò  la   santa    Sede    essere 
libero  il    Papa   di    crear    Cardinali 
chi  volesse,  senza  ledere  alle   consue- 
tudini delle  corone,  altrimenti  per  ta- 
li promozioni  esigerebbero    nomina- 
re anche  la  repubblica  di  Venezia, 
e  le  corti    di  Polonia    e   di    Porto- 
gallo.   Inoltre  è    avvenuto    talvolta, 
che  i  Pontefici    si    ricusarono    pro- 
movere qualche  individuo  per  alcu- 
na circostanza,  non  potendo  in    tali 
casi  esaudire  le  premure  de'  rispet- 
tivi   sovrani,    come    fece    Innocenzo 
XI  per  Janson  de  Fourbin,    ad  on- 
ta delle  sollecitudini  dei  re  di  Fran- 
cia   e  di  Polonia;  ma  il  successore 
di  lui  Alessandro    Vili,    per    giusti 
motivi,  nel  1690,  lo  fece  Cardinale. 
Nel  pontificato  poi  di    Benedetto 
XIV  avvenne  un  grave   caso,   dap- 
poiché volendo  egli  innalzare  al  Car^ 
dinalato  Gianfrancesco  Stopparli  mi» 
lanese,  presidente  d'Urbino,  già  nun- 
zio alla  corte  di  Vienna  e  alla  dieta 
di  Francfort(incui  fu  eletto  imperatore 
Francesco  1  di  Lorena  consorte  deK 


€AR 
la  regina  Maria  Teresa  d'  Austria) 
il  Cardinal  Millini,  ministro  di  que- 
sta sovrana,  fece  rigorose  rappresen- 
tanze per  escluderlo  dalla  porpora, 
perchè  alla  menzionata  dieta  lo  Stop- 
pani  era  stato,  propenso  alla  casa 
di  Baviera,  benché  tali  fossero  sta- 
te le  analoghe  istruzioni,  eh'  egli 
avea  ricevute  da  Roma.  Ma  consi- 
derando il  dotto  e  prudente  Ponte- 
fice, che  non  conveniva  dar  argo- 
mento alle  corti  di  cominciar  a  da- 
re r  esclusiva  dal  Collegio  Cardina- 
lizio, come  pretendevano  darla  sul 
novello  Papa  in  conclave,  il  che  la 
Santa  Sede  tollera  per  un  provvido 
riguardo,  tutta  volta  considerando 
insieme,,  che  il  prelato  Stoppani  a- 
vea  servito  con  riputazione  la  Sede 
Apostolica  qual  nunzio  presso  1'  im- 
peratore Carlo  VII  di  Baviera,  alla 
elezione  del  di  lui  successore  Fran- 
cesco I,  lo  passò  alla  presidenza  di 
Urbino,  quindi  avendo  egli  superate 
le  narrate  difficoltà,  a'  26  novembre 
1753,  il  creò  Cardinale  dell'ordine 
de'  preti. 

I.  Cerimonie^  che  si  usavano  an- 
ticamente nella  creazione  dt  Car- 
dinali. 

Sebbene  il  Sommo  Pontefice  ab- 
bia avuto  sempre  piena  autorità  di 
creare  per  Cardinali  que'  soggetti , 
che  aveano  meritato  la  sua  partico- 
lare stima,  ed  aveano  reso  segnalati 
servigi  alla  Sede  Apostolica,  tuttavolta 
nei  primi  secoli  della  Chiesa,  quando 
vacava  in  Roma  qualche  titolo  pres- 
biterale, o  diaconia,  ed  il  Papa  vo- 
leva provvederli  di  prete,  o  diaco- 
no Cardinale,  nella  feria  quarta  o 
mercoledì  delle  quattro  tempora , 
nel  qual  giorno  la  stazione  ordina- 
riamente sta  a  s.  Maria  Maggiore, 
detto  l'introito,   e    la  colletta  della 


CAR 
messa  solenne,  un  lettore  ascendeva 
l'ambone  o  pulpito  elevato,    e    ri- 
volto al  popolo  con  voce  sonora  di- 
ceva :    »*    Cognoscat    caritas    vestra 
•'   quia  Sergius   subdiaconus    de    ti- 
^'   lulo    s.    Clementis    advocatur    in 
«   ordine    diaconatus    ad  diaconiam 
«   s.  Adriani  ;  et  Gregorius  diaconus 
»  de  titulo  sanctorum   quatuor  co- 
»»   ronatorum    advocatur    in    ordine 
»   presbyteri  ad    titulum  s.  Chryso- 
*»   goni.  Si  quis  liabet  adversus  lics 
»»   viros    aliquam    querelam ,    exeat 
»j   coufidenter  propter  Deum    et  se- 
»»   cundum  Deum,  et  dicat  ".  Se  ninno 
si  opponeva,  si  continuava  la  messa  si- 
no al  termine;  se  veniva  da  qualcuno 
risposto,  si  sentivano  le  opposizioni,  e 
qualora  fossero  state  rilevanti  e  veri- 
diche, si  provvedeva  ai  titoli  Cardina- 
lizi   con   altri  soggetti.  Indi  nel    se- 
guente venerdì,  in  cui  la  stazione  era 
ai  ss.  XII  Apostoli,  in  questa  chiesa  si 
praticava  altrettanto,  e  questa  pro- 
vocazione nel    popolo    neir  interpel- 
larlo sulle  qualità  e  idoneità  de'  can- 
didati ,    non   si    faceva  per  altro  se 
non  perchè  i  promovendi  haberent  te- 
stinionìum  bonuni  ab   his   qui  forìs 
sunt,  come  prescrive    s.  Paolo.    La 
seguente  mattina,    che    la    stazione 
stava  nella  basilica  di  s.  Pietro,  re- 
citato l'introito,   e  la  colletta  della 
messa  solenne,  il  Pontefice  si  volta- 
va al  popolo,  e  pronunziava  queste 
parole:  «   Auxiliante  domino    Deo, 
»*  et  Salvatore   nostro  Jesu  Christo, 
»  eligimus  in  ordinem  diaconi  Ser- 
»»  gium    subdiaconum    de    titulo   s. 
«   Clementis  ad  diaconiam  s.  Adria- 
»'  ni,  et  Gregorium  diaconum  de  ti- 
»»  tulo  sanctorum.  quatuor    corona- 
>'   torum  in  ordine  presbyteratus  ad 
"    tilulum    s.    Chrysogoni.     Si    quis 
"   autem  habet    aliquid  contra    hos 
»>   viros ,  prò  Deo  et  propter  Deum 
M  cum  fiducia   exeat  et  dicat.    Ve- 


CAR  3or 

>»  rumtamen  memor  sit  conditionis 
»  suae  ".  Quindi  aspettavasi  alquan- 
to, e  se  ninno  si  presentava  al  Pa- 
pa, egli  continuava  la  messa,  e  gli 
ordinava.  Questa  è  la  più  antica  ce- 
rimonia, e  formalità  usata  dai  Pon- 
tefici nella  creazione  de'  Cardinali , 
i  quali  si  creavano  nelle  chiese  ed 
inler  missarum  solemnia. 

In  progresso  di  tempo  i  Papi  in- 
trodussero un'  altra  formola    e  ceri- 
monia  di  creare    i    Cardinali ,    non 
più  inter  sacra^  ne  in  chiesa,    ma 
nella  loro  residenza  del  palazzo  apo- 
stolico, ed  alla  presenza   di  tutto  il 
sagro  Collegio.  Nella  settimana  per- 
tanto, che  si  dovevano  creare,  avea- 
no  luogo  tre  concistori,  due  segreti, 
ed  uno  pubblico.  Nel  primo  segreto, 
che    si    faceva    nel   mercoledì    delle 
quattro  tempora,  il  Papa,    ante    o- 
mnia^  deputava  due  Cardinali,  i  quali 
dovevano  subito  recarsi  alla  casa  dei 
Cardinali  infermi,    a  domandare    il 
loro  parere  su  questi  due  punti,  cioè 
se  si  dovevano  creare  Cardinali,    e 
chi  si  doveva  promovere    a   tal  di- 
gnità. Dopo  di  ciò  il  Pontefice  pro- 
poneva in    concistoro    se   dovevansi 
fare  CardinaH ,   o  no,    e   ricevuti  i 
voti  di  tutto  il  sagro   Collegio,  di- 
ceva :   Nos  sequimur   consilium   di* 
centium,  quod  Jiant.  Indi  subito  in- 
terrogava i  medesimi    Cardinali    del 
numero,  che  se  ne  dovea  creare,  e 
ricevuto  individualmente  il  loro  sen- 
timento, pronunziava:  Nos  sequimur 
consilium  dicentìum,  quod  Jiant  sex, 
vel  octOj  a  seconda   delle    votazioni 
ricevute.  Pregava   in    fine   i    Cardi- 
nali a  riflettere  meglio,   e  pondera- 
re sulle  persone ,    che    sì   dovevano 
esaltare,  e  licenziava  il  concistoro. 

Nel  venerdì  seguente  si  adunava 
il  secondo  concistoro  ,  nel  quale  si- 
milmente il  Pontefice  deputava  due 
Cardinali,  che  andassero   a  pigliare 


3(>2  e  A  R 

i    voti    de*  Cardinali    infermi ,  sulle 
persone,   che  si  dovevano    ascrivere 
al  sagro  Collegio,  ed    eseguita    tale 
interpella/ione,  il  Papa  diceva  ;  Por- 
telar  nuda  cathedra,    e    subito   al- 
zandosi i  Cardinali  in  piedi,   usciva- 
no fuori  dei  banchi,  e  si  appoggia- 
vano al  muro  della  parete  dell'au- 
la concistoriale  per  ordine  di  digni- 
tà; quindi  portatosi  il  faldistorio  al 
lato  destro  del  Pontefice,  su  di  esso 
coUocavasi  il  primo  Cardinal  vesco- 
vo suburbicario,  cui  il  Papa    segre- 
tamente manifestava  chi  voleva  crea- 
re Cardinale,  ed  aggiungeva  in  fine  : 
Quid  ifobis  videtur?  Allora  il  Cardi- 
nale esternava  il  proprio  sentimento, 
e  faceva  ritorno  al  suo  posto.  Suc- 
cedeva il    secondo  Cardinale,  poi  il 
terzo,  e  gradatamente  seguivano  tut- 
ti gli  altri ,  praticando  ciò  che  avea 
fatto   il  primo ,    ed  ognuno   riceve- 
va dal    Pontefice  eguale    interpella- 
zione  auricolare,  ed  appena  tutti  e- 
rano  tornati  ai  loro  banchi,  il  Ponte- 
fice con  chiara  voce  diceva  :  Deo  gra- 
fia s,  hahenius  de  personis  creandis 
concordiani  omnium  fratrum,  ovvero 
quasi  omnium,  oppure  majoris  par- 
tìsy  secondo  che  fossero  proceduti  i 
voti,  e  quindi  immediatamente  pub- 
blicava al  sagro    Collegio   i    novelli 
Cardinali,    colla  formula  :  Auclorita- 
te  Dei  omnipotentisj  sanctorum  apo- 
slolorum  Petri  et  Paulij   et  N'astra 
talem  absolvimas,  etc,  e  cosi  si  da- 
va   termine    al    secondo    concistoro. 
Nel  seguente   sabbato    immediato  si 
adunava  il  concistoro  pubblico,  nel 
quale  il  sommo    Pontefice    solenne- 
mente pubblicava  i  Cardinali  da  lui 
creati,  li  faceva  chiamare  nel  mede- 
simo concistoro,  indi  faceva  loro  una 
adatta  ed  efficace   esortazione,  ram- 
mentando ad  essi  i  tanti  doveri  an- 
nessi a  sì  eminente  dignità ,    e    nel 
fine  imponeva  loro  il  cappello  Car- 


CAR 

dinalizio ,  e  in  tal  mattina  tanto  i 
novelli  porporati ,  che  gli  antichi , 
restavano  nel  palazzo  apostolico  a 
desinare  col  Papa.  Aggiunge  il  Ma- 
cri  ,  che  i  Cardinali  novelli  nello 
stesso  concistoro  del  sabbato  riceve- 
vano dal  Papa  il  titolo  presbiterale, 
o  diaconia,  verso  la  quale  cavalca- 
vano a  prenderne  il  possesso ,  fun- 
zione, di  che  si  parlerà  all'  articolo 
Titoli  Cardinalizii. 

Nei  secoli  a  noi  poi  non  tanto  re- 
moti, e  come  si  legge  nella  Relazio- 
ne della  Corte  di  Roma  del  Luna- 
doro,  stampata  nel   1646,    procede- 
va presso  a    poco  come    oggidì,    di 
che  si  tratta    al    numero    seguente. 
La  creazione  per  tanto  dei  Cardina- 
li allora  seguiva    coli'  avvisare   i  no- 
velli Cardinali  residenti  in  curia  nel- 
la sera  precedente  della    loro    pub- 
blicazione, per  mezzo  del    Cardinal 
nipote  del  Papa,  e    quindi    si    por- 
tavano al  palazzo  apostolico  la  mat- 
tina del  concistoro.  In  questo  il  Pon- 
tefice   pubblicava    i    Cardinali    che 
voleva  creare,  e  chiamati  essi  nella 
medesima  aula  concistoriale,  si  pro- 
stravano   ai     piedi    del    Papa,    che 
ad  essi  poneva  in  capo  la    berretta 
rossa,    dicendo  :     Està     Cardinalls, 
neir  atto  che  faceva  il    segno    della 
croce.  Praticavasi  talvolta  anche   un 
altro  cerimoniale,  il  quale    consiste- 
va, che  in  concistoro   segreto  il  Pa- 
pa dicendo:  Habemus  fratres,  pro- 
nunziava   per    ordine    di    dignità    i 
Cardinali  da  lui  creati,  dandone  no- 
ta al  Cardinal  nipote,  il  quale,   per 
mezzo  del  suo  maestro  di  camera,  e 
colla  propria  carrozza  faceva  cerca- 
re per  la  città    i    novelli   porporati 
e  trovatili  li  conduceva  nelle  came- 
re del   medesimo    Cardinal    nipote , 
ove  facevansi  la  chierica  grande,  ed 
assumevano  le  vesti  Cardinalizie   di 
color  paonazzo.    E  dopo  aver   desi- 


CAR 

nato  col  Cardinal  nipote,    accompa- 
j^nati  venivano  allo  zio  Pontefice    a 
prendere  la  berretta  rossa.  In  man- 
canza del  Cardinal    nipote   suppliva 
il  Cardinal  più  anziano,  o  il  segre- 
tario di  stato,  i  quali  talvolta  legge- 
vano in  concistoro  ad    alta    voce    i 
nomi    dei    novelli    Cardinali    creati 
dal  Papa,  Il  modo  di    creare    anti- 
camente i  Cardinali  viene   descritto 
con  esattezza    anche  dall'     annalista 
^Spendano  all'  anno   1460,  e  princi- 
palmente dal   Cerimoniale  Romano. 
Siccome  i    Pontefici    facevano    le 
promozioni  Cardinalizie  nelle  quattro 
tempora,    rammenteremo    qui,    che 
sino  dal  principio  della  Chiesa  i  Pa- 
pi costumarono  fare   le    ordinazioni 
dei  preti,  e  dei  diaconi  nelle  quattro 
tempora^  non  però  in  tutte,  ma  sem- 
pre in  quelle  di  dicembre,  rito  che 
durò  nella    Chiesa    Romana   sino   a 
Papa  s.  SiriciOj  il  quale  terminò  il  suo 
pontificato  1'  anno  898,  e  di  tre  or- 
dina7Ìoni  che  eseguì,  due  ne  fece  in 
dicembre,  e  la  terza  nel  febbraio;  co- 
stume imitato  dai  suoi  successori,   ce- 
lebrando le  loro  ordinazioni  (così  chia- 
mandosi nei  primi  secoli  le  promozio- 
ni eziandio  dei  Cardinali)  nei  mesi  di 
dicembre  e  febbraio.  Quindi  s.  Grego- 
rio I,  eletto    nel    5go,    ne  fece  una 
nelle    tempora    di    settembre,    e    s. 
Leone    II,    creato  nel  682,    ne    ce- 
lebrò   una    ai    sedici    giugno    nelle 
tempora  di  Pentecoste.    In    progres- 
so di  tempo  si  fecero  senza   distinzio- 
ne in  tutte  e  quattro  le  tempora  del- 
l' anno    secondo  il    beneplacito    dei 
Pontefici,  e  poi  anco  fuori  di   tali  e- 
poche,  ad  onta    che  Sisto    V    nella 
bolla  Postcjuam,  richiamando  gli  an- 
tichi riti,  espressamente  avea  prescrit- 
to, che  i  Cardinali  si  debbono  crea- 
re solamente  nel  dicembre,  in  giorni 
di  digiuno,  secondo    l' antico  costu- 
me dei  Pouleflci  Clemente  I,    Ana- 


CAR  3o3 

cleto,  Evaristo,  Alessandro  I    ec.  ed 
altri,  durato  per    diversi    secoli.   V, 

ObDIN  AZIONI. 

§  VI.  Creazione  segreta  de^  Cardi- 
nali, e  di  quelli  riservati  in  pe- 
ctore. 

Prima  di  dire  quale  rito  si  osservi 
nella  creazione  de'  Cardinali  a'  tempi 
nostri,  ci  sembra  opportuno  dichia- 
rare l'origine  de'Cardinali  creati  e  ri- 
servati segretamente  in  petto  dai 
Sommi  Pontefici. 

L'uso  di  creare  in  concistoro  se- 
gretamente   i    Cardinali,  che   vuoisi 
incominciato  nel  pontificato  di  Mar- 
tino V,  deriva  da  quello  preceden- 
temente descritto,  in  cui  i  Pontefici 
ricercavano  i    voli    auriculari    e  se- 
greti di  tutto  il  sagro  Collegio,  al- 
lorquando volevano  fare  promozione, 
e  in  tre  diversi  concistori,  nel  mer- 
cordì,  venerdì    e  sabbato  delle 7em- 
pora.  Qui  però  occorre  fare  una  di- 
stinzione   dal  creare  i  Cardinali  se- 
gretamente, e  dal  riserbarli  in  petto. 
I  primi    si    annunziavano    dal  Papa 
segretamente    a'  Cardinali    in  conci- 
storo,   ed  i  secondi    si  riserbano  in 
petto,  senza  annunziarli  in  modo  al- 
cuno, il  qual  uso    incominciò    sotto 
Paolo  III,  Farnese,  eletto  nel  i534. 
Martino  V  pertanto  in  una  pro- 
mozione di  quattordici  Cardinali  ne 
pubbHcò    dieci  solamente,   riservan- 
dosi di  pubblicarne  a  suo  beneplacito 
altri  quattro.    Si    seppe    però    dagli 
altri  Cardinali  il  nome  di  questi  an- 
cora ,    che    furono    Domenico    Ram 
spagnuolo  vescovo  di  Lerida,  Prospe- 
ro Colonna  romano,  Domenico  Ca- 
pranica  romano,  segretario  del  Pon- 
tefice, e  Giuliano  Cesarini  romano, 
a'  quali  fino  d*  allora    vennero  asse- 
gnati i   titoli    dal    medesimo  Papa , 
cioè  di    s.  Sisto,   di    s.  Giorgio,  di 


3o4  CAR 

s.  Maria  in  Via  lata,  e  di  s.  Angelo. 
Intorno  all'epoca  di  questa  creazione 
gli  autori  sono  contradditori,  ma  il 
Novaes  dice,  che  i  primi  due  furono 
creati  segretamente  nel  luglio  14^3, 
e  gli  altri  a'  24  maggio  1426.  Quat- 
tro anni     dopo,  il  medesimo  Marti- 
no V  ne  pubblicò   due,  che  furono 
Colonna  e  Cesarini,  e  ne  creò  altri 
due  senza  pubblicarli,  benché  segre- 
tamente   notificati    a    tutto   il  sagro 
Collegio  residente  in  curia,  cioè  Gio- 
vanni Casanuova  d'Aragona  dell'Or- 
dine   de   predicatori ,    e    Guglielmo 
Dinano  francese.    Mori  Martino  V, 
a'  20    febbraio    i43r,    senza    averli 
pubblicati,  onde  Domenico  Caprani- 
ca  recossi  in  Koma  ,    e    fece  le  sue 
istanze  per  essere    ricevuto    in  con- 
clave per  l'elezione  del  futuro  Papa; 
ma  ne  egli,  ne  gli  altri  tre  suoi  colleghi 
poterono  ottenerlo  ad  onta,  come  os- 
serva  particolarmente    su  Capranica 
il  citato  Novaes,  che  esso  era  stato 
nuovamente    da  Martino  V  confer- 
mato nella    dignità ,    nel    concistoro 
del    1426,  dichiarando  a'  Cardinali, 
ch'egli    segretamente    nel    142 3    lo 
uvea  creato,  e  con  espressa  condizio- 
ne, che  se  prima  di  pubblicarlo  ve- 
nisse a  morire ,    fossero    obbligati  i 
Cardinali  a  pubblicarlo,  riconoscerlo 
per  tale,  ed    ammetterlo    nel  sagro 
Collegio    nel    futuro    conclave;     ciò 
eh'  essi    giurarono    di  fare ,  ma  poi 
non   eseguirono,    sebbene    Io    stesso 
Martino   V,    nel   concistoro  degli  8 
novembre   i43o,  di  nuovo  protestas- 
se a'  Cardinali,  di  averlo  molto  pri- 
ma creato  Cardinale,  e  per  tale  vo- 
lere che  fosse  da    tutti  riconosciuto. 
Eletto,  nel  i43i,  Eugenio  IV,  di- 
poi   con    diploma    dato    in    Firenze 
agli  8  luglio  i434>  riconobbe  il  Ca- 
pranica   per    Cardinale,    gli  conleiì 
nn  altro  titolo  ,    e  il  pubblicò  cogli 
altri   tre  suddetti  nuovamente  da  lui 


CAR 

creati.    Alcuni    sono  di  parere ,  che 
Eugenio  IV    riconobbe  prima   i  tre 
ultimi  Cardinah,  e  dopo  il  Capranica, 
il    quale    era    ricorso    al  concilio  di 
Basilea.  Tuttavolta  Eugenio  IV  per 
tali  avvenimenti,  e  di  unanime  con- 
senso del  sagro  Collegio,  per  ovviare 
ad  ogni  questione  in  avvenire,  pro- 
mulgò una  costituzione  in  cui  stabi- 
li, che  ninno  avesse  diritto  di  essere 
considerato  per  Cardinale  di  s.  Chie- 
sa, benché  creato    segretamente ,  se 
non  fosse  stato  solennemente,  e  colle 
debite  formalità  pubblicato  ,    e   non 
avesse     ricevuto    il    cappello    rosso , 
l'anello ,    ed  il  titolo    in  concistoro  ; 
ed  essendo  assente    dalla   curia  non 
avesse  avuta    la  berretta  rossa  ,  che 
gli  si  dovea  spedire  ;  costituzione,  che 
fu  religiosamente  eseguita,  dappoiché 
essendo  stato  Paolo  li,  a'  26  luglio 
1 47  I ,  prevenuto  dalla  morte,  nana 
il  Contelorio,  in  Elencho  Cardi iialiunij 
Romae    1 659  ,  a  pag.  63 ,  che  non 
potè  pubblicare   Pietro   Toscano  ve- 
neto ,  Gio.  Battista    Savelli    romano, 
e  Federico  di  Clugny  borgognone,  che 
avea  creati  Cardinali.    Sisto  IV  suo 
successore,    dopo    aver  annullata  la 
loro  creazione,  creò  di  nuovo  e  pub- 
blicò   Cardinali    i    due    ultimi;    ma 
r  arcivescovo    di    Strigonia ,    eh'  era 
stato  creato  col  Toscano,  e  non  pub- 
blicato ,    e  il  prevosto    di    Salburg , 
creato  precedentemente    da  Pio  li, 
non  furono    mai  Cardinali,    perchè 
non    ottennero    dai    Papi    successori 
la  loro  solenne  nominazione  in  con- 
cistoro. Inoltre  abbiamo    dal  Cardi- 
nal Ammannati,  detto  di  Pavia,  che 
altrettanto    avvenne    al    vescovo    di 
Trevigi  ,    il    quale    quantunque    da 
Paolo  II    fosse   stato    fatto    segreta- 
mente Cardinale,    non    fu  giammai 
riconosciuto    per    tale.    Il    Burcardo 
poi  riporta,    nel    Diario  de'  28  set- 
tembre  i494>  ^'^^^  lettera  con  que- 


CAR 

sta  data  :  Anno  a  Jesu  prophetae 
Nativitate,  scritta  dal  sultano  otto- 
niaiiu  Bajazetto  li  al  Pontefice  Ales- 
sandro VI,  pregandolo  di  fare  per- 
ftctuni  Cardinaleni  Nicolò  Cibo  ar- 
civescovo d'Arles,  cugino  d' Innocen- 
zo Vili,  da  cui  nel  14^9  era  stato 
creato  Cardinale,  e  riserbato  in  pet- 
to. L'originale  di  detta  lettera  fu 
veduto  dall'abbate  Nicolini  nella  li- 
breria Ambrogiana,  e  ne  fanno  men- 
zione i  Sammartani  nella  Gallia 
Christiana,  tom.  I,  p.  io3;  ma  il 
Cardella  Memorie  istoriche  de'  Car- 
dìnalij  Roma  1793,  nel  tomo  III, 
pag.  244>  dice  che  vi  sono  alcuni,  i 
quali  non  convengono  nella  creazio- 
ne del  Cibo.  Non  dee  poi  sembrare 
strano  che  il  sovrano  de'  turchi  scri- 
vesse ad  un  Papa,  e  per  far  pub- 
blicare Cardinale  uno,  ch'era  creato 
segretamente ,  quando  si  consideri 
che  Bajazetto  II  si  contentò,  che  il 
suo  fi-atello  Zizimo,  il  quale  gli  dispu- 
tava il  trono,  fosse  custodito  in  Roma, 
per  cui  inviò  ad  Innocenzo  VIII  i 
più  preziosi  prodotti  dell'oriente,  la 
insigne  reliquia  della  sagra  Lancia, 
e  quarantamila  ducati  d' oro  annui 
pel  mantenimento  del  fratello.  E 
tanto  stava  a  cuore  del  sagro  Col- 
legio, che  si  abolisse  l'uso  di  creare 
ì  Cardinali  segretamente ,  che  nei 
capitoli ,  di  cui  si  farà  altrove  men- 
zione ,  fatti  nel  conclave  del  sud- 
detto Innocenzo  Vili,  erasi  stabilito, 
come  il  Papa  dovesse  attendere  due 
terzi  de'  voti  del  sagro  Collegio  per 
ascrivervi  qualche  soggetto,  e  quindi 
dovesse  palesarh  ;  ma  al  Pontefice 
romano  non  si  può  da  veruno  ri- 
stringere la  autorità  suprema.  Qui 
poi  si  riportano  tali  ed  altri  senti- 
menti, per  pura  erudizione. 

Tutta  volta  abbiamo  che  il  solo 
Federico  Sanseverino,  creato  Cardi- 
nale da    Innocenzo  Vili,    ma    non 

VOL.    IX. 


CAR  3o5 

pubblicato,  morto  nel  1 492  il  Pon- 
teficcj  ottenne  ad  istanza  del  Cardi- 
nale Ascanio  Sforza  dal  sagro  Colle- 
gio la  facoltà  di  entrare  in  conclave, 
e  di  dare  il  voto  per  l'elezione  di 
Alessandro  VI.  Anche  Giovanni  de 
Medici,  poi  Papa  Leone  X,  creata 
Cardinale  dallo  stesso  Innocenzo  Vili, 
in  età  di  quattordici  anni,  ottenne 
per  grazia  speciale,  che  giunto  al- 
l'anno diciottesimo,  senza  bisogno 
di  altra  pubblicazione  in  concistoro, 
potesse  da  se  stesso  prendere  il  no- 
me, e  le  insegne  Cardinalizie  colla 
diaconia  di  s.  Maria  in  Domnica, 
che  nella  creazione  gli  fu  assegnata. 
Quasi  consimile  fu  la  grazia  conces- 
sa da  Clemente  VII  ad  Antonio 
Pucci  fiorentino  e  suo  concittadino, 
che  dopo  di  essere  slato,  nel  i53i, 
creato  Cardinale ,  ebbe  la  facoltà  di 
poter  portare  la  bei-retta  e  le  vesti 
CardinaUzie,  anche  prima  che  fosse 
pubblicato.  Ma  sì  pochi  esempi  non 
ebbero  forza  di  derogare  all'uso  in- 
veterato di  non  riguardare  per  Car- 
dinali se  non  quelli  ,  che  fossero 
stati  pubblicamente  dichiarati  in  con- 
cistoro, ed  è  perciò,  che  Bernardino 
della  Croce,  creato  da  Paolo  III, 
presentò  inutilmente  nel  i549,  d^*" 
pò  la  morte  del  Papa,  il  breve  della 
sua  creazione  al  sagro  Collegio,  il 
quale  ricusò  di  riconoscerlo;  anzi 
narra  il  citato  Conlelori  a  pag.  175, 
che  Utterce ,  quas  sub  plwnbo  de 
Cardinalatu  obtinuerat  expediri^  in 
prima  post  obitum  Pontìficis  Car- 
dinaliwn  congregatone  fucrunt  la- 
ceratos.  Quindi  onninamente  andò 
in  disuso  questo  costume  di  crear 
segretamente  i  Cardinali.  In  luogo 
di  esso  s'introdusse  l'altro  costume 
di  creare  e  riservare  in  petto  i 
Cardinali  dai  Pontefici,  senza  nomi- 
narli neppure  al  sagro  Collegio  con- 
vocato in  concistoro. 

ao 


3o6  CAR 

Onofrio  Panvinio  è  di  parere,  che 
il  primo  a  praticarlo  fosse  stato 
Alessandro  VI,  Borgia ,  il  quale 
nella  seconda  sua  promozione,  nel 
1493,  si  riservò  in  petto  uno  da 
pubblicarsi  a  suo  arbitrio;  e  questi 
fu  Lodovico  d'Aragona,  nipote  del 
re  di  Napoli  pubblicato  nella  quarta 
promozione  del  !49^-  '^^^^^  ^evò 
attribuiscono  tale  introduzione  a 
Giulio  II,  della  Rovere,  che  talvolta 
creò  Cardinali,  senza  notificarli  al 
sagro  Collegio,  come  abbiamo  da 
Paride  de  Grassis,  Oldoino  ed  altri. 
Se  non  che  Clemente  VII  e  altri 
Papi ,  quando  il  riputarono  spedien- 
te,  usarono  questa  maniera  di  riser- 
vare i  Cardinali  in  petto,  benché 
alle  volte  ritenessero  l'antica  di  pa- 
lesare il  nome  a'  Cardinali  vecchi, 
per  sentirne  prima  il  loro  pare- 
re .  Ciò  non  pertanto  qui  ram- 
mentiamo, essere  opinione  del  No- 
vaes,  che  le  creazioni  de'  Cardinali 
riserbati  in  petto  abbiano  avuto 
origine  da  Paolo  III,  o  poeo  dipoi. 
Ma  in  seguito  Urbano  Vili,  per 
evitare  le  contestazioni,  che  talora 
nascevano  in  concistoro  nel  proporsi 
al  sagro  Collegio  qualche  soggetto, 
stabilì  la  consuetudine,  che  tuttora 
si  osserva,  di  riservare  i  Cardinali 
in  petto  da  pubblicarsi  ad  arbitrio, 
massime  quando  un  Cardinale  ri- 
nunzia al  cappello,  o  altro  ne  viene 
deposto,  affine  di  surrogarvi  un 
altro  individuo,  e  quando  si  voglia 
evitare  una  promozione  piena;  e  lo 
stesso  Urbano  Vili  morì  a'29  luglio 
i644>  con  aver  creato  in  pectore 
quattro  Cardinafi,  che  non  giunse 
a  pubblicare.  E  Clemente  XIV,  che 
nel  1774?  si  era  riserbato  in  petto 
undici  Cardinali,  vicino  a  morire, 
per  quanto  fosse  supplicato  a  noti- 
ficarli, costantemente  ricusò  di  farlo. 
Ma  delle   creazioni,   e  pubblicazioni 


CAR 

de'  Cardinali ,  che  i  Papi  fecero  in 
sì  estremo  punto  e  ne'  concistori, 
cui  tennero  nelle  loro  intime  came- 
re, si  parlerà  all'articolo  Concistori. 
Quando  dunque  un  Pontefice 
vuol  creare  qualche  Cardinale ,  ta- 
cendone il  nome,  e  riservandolo  in 
petto,  per  poi  pubblicarlo  a  suo 
piacere  in  qualche  altro  concistoro, 
aggiunge  alla  formula  di  creazione, 
che  poi  riporteremo,  dopo  che  ha 
detto:  PresbyleroSy  o  Diacanos  N. 
N.  :  alios  (  ex  gr.  )  duos  in  pectore 
reservamusj  arbitrio  nostro  quando- 
cumque  declarandos.  Ed  allorché 
piace  al  Papa  di  pubbHcarli,  dice 
il  concistoro  in  cui  li  riservò  in 
petto;  ed  osservando  i  Pontefici  il 
numero  di  settanta  stabihto  da  Si- 
sto V,  calcolano  compresi  nel  sagro 
Collegio  queUi ,  che  ritengono  in 
petto,  e  registrano  in  una  schedula 
sigillata  quelli,  che  intendono  riserbar- 
si in  petto  coir  epoca  del  concistoro 
in  cui  li  crearono.  Ed  è  perciò,  che 
nelle  Notizie  annuali  di  Roma,  nel  ri- 
stretto del  numero  de'Cardinali  viventi 
creati  da  diversi  Papi,  dopo  il  nu- 
mero di  quelli  pubblicati  dal  Pon- 
tefice regnante,  evvi  il  novero  di 
quelli,  che  si  è  riservati  in  petto,  e 
i  concistori  in  cui  ciò  fece,  che  cal- 
colati coi  Cardinali  viventi,  si  nota  il 
numero  de'cappelli  vacanti.  P^.  Miche- 
le Catalani  De  Vita  Card.  Capranica. 
AcceditAppendix  monurnentorum  et 
corollariwn  de  Cardinalihus  creatis 
nec  promulgatisi  Firmi,  1793;  non- 
ché monsignor  Tria  neìV Appendice 
numero  II,  all'opera  de  Plato,  de 
Cardinalis  dìgnitate  ec.  Romae  1 746 
pag.    70. 

Un  tempo  poi  i  Cardinali  creati 
segretamente  non  prendevano  l'an- 
zianità dal  gioino,  in  cui  furono 
creati,  ma  dal  giorno  nel  qua!» 
vennero    pubblicati ,    poiché   il  Car- 


CAR 

dinal  d'Aragona,  riservato  in  petto 
da  Alessiìndro  VI,  non  prese  luogo 
tra  i  Cardinali  fatti  prima  della  sua 
pi-ouìulgazioue,  ma  tra  quelli  della 
quarta  promozione,  in  cui  era  slato 
pubblicato.  Ed  essendosi  disputato 
della  rispettiva  precedenza  tra  il 
Cardinal  Francesco  Cornaro,  e  il 
Cardinale  del  titolo  di  s.  Croce  in 
Gerusalemme,  fu  stabilito  dai  Car- 
dinali del  titolo  de'  santi  quattro ,  e 
del  Monte,  giudici  della  causa,  che 
dovesse  averla  il  secondo,  in  vigore 
della  data  piti  antica  della  bolla  di 
sua  creazione.  Attualmente  però  i 
Cardinali  creati,  e  riservati  in  petto, 
desumono  la  loro  anzianità  e  pre- 
cedenza di  stallo, ed  all'ordine  pres- 
biterale o  diaconale  cui  appartengo- 
no, dal  giorno  della  loro  creazione  e  ri- 
serva, e  non  da  quello  della  pubblica- 
zione. È  perciò,  che  di  frequente  si  os- 
serva un  Cardinale  promulgato  nell'ul- 
timo concistoro,  che  da  parecchi  anni 
era  riservato  in  petto,  andare  fra  i  più 
anziani  Cardinali  del  Papa  regnan- 
te ,  e  prender  cosi  posto  su  molti , 
che  da  diversi  anni  sono  da  tutti 
conosciuti  per  Cardinali  pubblicati , 
mentre  il  denunziato  incomincia  ad 
esserlo  nella  solenne  sua  pubblica- 
zione, che  ne  fa  il  Pontefice  da  cui 
fu  creato. 

Qualora  poi  morisse  il  Papa  pri- 
ma di  tal  notificazione,  il  successole 
non  è  obbligato  a  promuovere ,  e 
riconoscere  per  Cardinali  i  riserbati 
in  petto,  benché  avesse  ritrovata  la 
schedula  in  cui  il  defonto  aveali  re- 
gistrati, o  in  altro  modo  ne  avesse 
potuto  venire  in  cognizione.  Poiché 
se  anticamente  non  erano  tenuti  per 
Cardinali  quelli,  eh*  erano  stati  no- 
minati nel  concistoro  segreto  alla 
presenza  del  sagro  Collegio,  ed  a 
cui  persino  erano  stati  assegnati  i 
titoli  Cardinalizi,  perchè  loro  man- 


CAR  3o7 

cava  la  solenne  promulgazione,  mol- 
to meno  dovevano  essere  riconosciuti 
per  Cardinali  quelli^  che  sono  sem- 
plicemente riservati  in  petto,  senza 
che  ne  sia  pubblicato  il  nome  loro, 
e  perciò  chiamavansi  Cardinali  se- 
greti.  Siccome  poi,  secondo  il  senti- 
mento de'  più  gravi  dottori ,  ogni 
elettore  è  in  libertà  di  variare  e  di 
scegliere  un  altro,  finché  non  abbia 
pubblicata  la  sua  elezione,  cosi  mol- 
to più  il  Papa  per  la  sua  autorità, 
e  per  giuste  e  legittime  cause  può 
astenersi  di  pubblicare  un  soggettOj 
che  avesse  creato  Cardinale,  e  si 
fosse  riservato  in  petto,  e  creare  un 
altro  in  vece  di  lui,  o,  in  caso  di 
morte  di  quello  riservato  in  petto , 
liberamente  sostituirne  un  altro. 

Talvolta  i  Papi ,  prima  di  fare 
la  promozione  de'  Cardinali,  fecero 
segretamente  scriverne  la  nota  da 
qualche  loro  intimo  confidente,  e 
talora  da  quello,  che  si  comprende- 
va nel  numero  de'  promovendi,  per 
cui  non  riusciranno  discari  i  due 
seguenti  esempi,  e  i  loro  diversi  ri- 
sultati. Racconta  Giano  Nicio  Eritreo 
nell'elogio  di  Bonifacio  Vannozzi  di 
Pistoia  (uno  de'  più  illustri  segretari 
della  corte  romana,  per  aver  eserci- 
tato tal  qualifica  per  trent'anni  nel- 
le corti  de'  principi,  legati  e  Cardi- 
nali nipoti  de'  Pontefici),  che  essen- 
do stato  assunto  nel  i^go  al  pon- 
tificato il  Cardinal  Niccolò  Sfondrati 
col  nome  di  Gregorio  XIV ,  passò 
a  servire  il  baione  Sfondrati,  e  poi 
il  Cardinale  Paolo  Emilio  di  lui  fi- 
glio, detto  il  Cardinal  di  s.  Cecilia, 
nipote  del  Papa.  Il  Vannozzi,  oltre 
annui  mille  scudi  di  beneficii  eccle- 
siastici, fu  posto  da  lui  medesi- 
mo nella  lista  de'  Cardinali  da  pub- 
blicarsi, che  avea  egli  dettata,  e  fat- 
ta stendere  con  legge  la  più  rigo- 
rosa   d' un  inviolabile    segreto.    Cu- 


3o8  CAR 

rioso  però  il  Cardinal  nipote  di  sa- 
pere  i    nomi    de'  promovendi ,    con 
astute  e  scaltre  maniere,  gliene  cavò 
di  bocca  la  notizia ,    ciò   cbe  essen- 
dosi scoperto  dal  Papa ,    obbligò  lo 
sconsigliato    ed    incauto  Vannozzi  a 
cassare  colla   propria    penna    il  suo 
nome    da  quella  nota.    Ma  glorioso 
fu  l'altro  consimile  avvenimento  di 
Gianfrancesco  Albani,    cbe  poi,  nel 
1700,  ascese  la  veneranda  cattedra 
di  s.  Pietro,  col  nome  di  Clemente 
XI.  Essendo  egli  segretario  de'  bre- 
vi ,   ed  assai   amato    da    Alessandro 
Vili,  tre  giorni  prima  del  concistoro, 
in  cui    quel  Papa   conferì    i    dodici 
cappelli  ch'erano  vacati,  ordinò  al- 
l'Albani, che  gli  scrivesse  il  discorso, 
o    la  consueta    allocuzione ,    che    vi 
dovea  pronunziare,  in  cui  dovea  com- 
prendere i  nomi  de'  nuovi  Cardinali. 
Indi,  dopo  avergli  imposto  rigoroso 
silenzio,  Alessandro  YIII  cominciò  a 
dettarglieli  :  passati  i  primi  dieci  no- 
mi, dettò    l' undecimo ,    e    come   se 
pensasse  a  rammentarsi  dell'  ultimo, 
si  fermò  continuando  a  passeggiare, 
indi  fingendo  di  meravigliarsi  perchè 
il  prelato    non  iscriveva,    gli   disse: 
continuate  a  scrivere   il  duodecimo. 
E  chi  è  questo,  gli  rispose  l'Albani? 
Che!    replicò    il   Papa,    non  sapete 
scrivere  il  vostro  nome  ?  Allora  l'Al- 
bani gli  si  prostrò  innanzi,  scongiu- 
randolo  nominare    chi    lo  meritava 
più  di  lui  ;  ed  il  Pontefice  soggiun- 
se: Avendo  cambiato  pih  volte  nella 
mia    lista    i    nomi   di   quelli  ch'io 
voleva  far  Cardinali^  non  mi  e  mai 
venuto    in   pensiero  di  cambiare   il 
vostro  j    e  a'  i3    febbraio   1690,  in 
uno  agli  altri  undici,  il  creò  Cardi- 
nale, come  riporta  Lafiteau,  Vie  de 
Clement  XI,  p.   27. 

E  qui  poi  da  aggiungersi,  che  nel 
creare,  o  pubblicare  i  Cardinali  in 
concistoro,    il   Papa  legge    al  sagro 


CAR 

Collegio    un'allocuzione,    nella  qua- 
le espone    la    sollecitudine ,  che  ha 
neir  aggiungere   ad   esso  altri  degni 
personaggi,  a  riparare  le  perdite  fat- 
te per   morte    de'  precedenti  Cardi- 
nali, e  di  essere  determinato  a  crea- 
re il  tal  soggetto,  ovvero  pubblicare 
quello,  o  quelh   da   lui  precedente- 
mente riservati  in  petto,  premetten- 
do all'  interpellazione,  si  agli  uni  che 
agli  altri ,  la    descrizione    dei  pregi, 
che  li  distinguono ,   le  cariche  eser- 
citate ,    ed  i  servigi    resi  alia  Santa 
Sede,  con  maggiori,  o  minori  elogi, 
secondo    i    meriti    de'  promovendi  ; 
onde  è  necessario,  che  alcuni  giorni 
innanzi    a   tal  pubblicazione  o  crea- 
zione il  Papa  segretamente  comuni- 
chi la  sua  determinazione  al  prelato 
segretario    de'   brevi    ad    principes 
(  Vedi  )  _,  come  quello,  cui  per  con- 
suetudine incombe  compilare  in  idio- 
ma latino    l'analoga    allocuzione,  la 
quale    poi    si   conserva    fra    gli    atti 
concistoriali,  ed  alcuna  volta  si  pub- 
blica colle  stampe  con  questo  titolo: 
Sanctissimi    Domini  nostri    N.    di- 
vina providentia  Papce  ....  Allocu- 
tio  habita  in  concistorio  secreto  die  ... 
Romse  ex  typographia  Rev.  camerse 
Apostolicse. 

III.  Cerimonie ,  che  si  costumano 
presentemente  nella  creazione  dei 
Cardinali  della  santa  romana 
Chiesa. 

Allorché  piace  al  Sommo  Ponte- 
fice in  qualunque  tempo  di  rimpiaz- 
zare nel  sagro  Collegio  alcuni  dei 
settanta  posti,  sempre  dell'ordine 
de'  preti  e  diaconi  ,  vacanti  per 
morte  di  qualche  porporato,  il  che 
suol  farsi  nel  lunedì  mattina ,  o  in 
altro  giorno,  dopo  che  si  sono  ra- 
dunali in  concistoro  tutti  i  Car- 
dinali ,    e   dopo    la  lettura  della  so- 


CAR 

lita  allocuzione,  dichiara  il  nome 
di  quelli,  che  vuol  creare  invece 
loro,  e  interroga  i  Cardinali  pre- 
senti del  proprio  parere,  con  questa 
formula:  Quid  vobis  videtur?  Allora 
tutti  i  Cardinali  si  alzano  in  piedi, 
e  levandosi  il  berrettino  chinano  il 
capo,  in  atto  di  acconsentire  alla 
proposta  elezione.  Quindi  il  Ponte- 
iìce  crea  i  nuovi  Cardinali  colla 
formula:  «  Auctoritate  omnipotentis 
»  Dei,  sanctorum  apostolorum  Pe- 
»>  tri  et  Pauli  ac  nostra,  creamus 
:>  sanctae  romanae  Ecclesiae  Cardi- 
«  nales  presbyteros  quidem  N.  N, 
«  diaconos  vero  N.  N. ,  cum  dispensa- 
»  tionibus  ,  derogationibus,  et  clau- 
»»  sulis  necessariis  et  opportunis.  '* 
Che  se  crea  Cardinali,  di  cui  tace 
il  nome  riserbandoli  in  petto,  come 
ha  latto  anche  il  regnante  Pontefice, 
il  quale  nella  sua  prima  promozione 
ne  riservò  dieci,  aggiunge  allora  le 
altre  parole  suindicate:  »  Alios  au- 
'  teni  decem  in  pectore  reservamus 
•5  arbitrio  Nostro  quandocumque  de- 
"  clarandos.  "  E  facendo  colla  mano 
destra  tre  segni  di  croce,'  dice: 
-'  In  nomine  Patris,  et  Filii,  et  Spi- 
»>   ritus  Sancii.  Amen  ". 

Terminato  il  concistoro,  si  viene 
a  sapere  da  tutti  Ja  promozione 
Cardinalizia,  ed  ai  novelli  Cardinali 
è  portata  la  notizia  da  un  domestico 
del  Cardinal  segretario  di  stato,  per 
mezzo  d' un  biglietto  di  questo,  in 
cui  partecipa  a'  Cardinah  nuovi  la 
loro  creazione,  ed  esaltazione  al 
Cardinalato,  fatta  in  concistoro  dal 
Pontefice,  ed  in  pari  tempo  vestito 
di  mantellone  paonazzo  si  fa  altret- 
tanto a  voce  da  un  maestro  delle 
cerimonie  pontificie  in  occasione  che, 
terminato  il  medesimo  concistoro, 
parte  dalle  stanze  del  Papa  per  par- 
tecipar l'ora,  in  cui  ciascuno  deve 
lecarsi  nel  dopo    pranzo   al   palazzo 


CAR  3o9 

apostolico,  affine  di  ricevere  dalle 
mani  del  Papa  la  berretta  rossa. 
Siccome  poi  il  Cardinal  vice-can- 
celliere per  ragione  del  suo  ufficio 
è  l'unico,  che  può  far  fede  autentica 
degli  atti  fatti  dal  Papa  nel  conci- 
storo segreto,  la  qual  fede  si  chiama 
decreto  concistoriale ,  cosi  nel  tempo 
del  concistoro,  allorché  si  suona  il 
campanello,  invia  in  abito  da  città 
il  sostituto  della  sommisteria  apo- 
stolica (del  qual  offizio  parlasi  all'ar- 
ticolo Cancelleria  ) ,  a  presentare 
ad  ogni  novello  Cardinale  il  decreto 
della  seguita  promozione  al  Cardi- 
nalato. Appena  i  nuovi  porporati 
hanno  ricevuto  tale  annunzio,  si 
pongono  sulla  soglia  della  camera 
nobile  del  proprio  appartamento , 
vestiti  di  sottana  con  fascia  paonaz- 
za, con  berrettino  nero  in  testa, 
che  non  dovranno  cavare  ad  alcu- 
no, e  con  berretta  nera  in  mano,  e 
se  sono  monaci,  canonici  regolari, 
o  religiosi  mendicanti,  in  sottana  e 
fascia  del  colore  dell'abito  del  pro- 
prio Ordine,  e  sulla  predetta  soglia 
ricevono  le  cosi  dette  visite  di  calore 
della  prelatura,  nobiltà,  capi  delle 
milizie,  e  di  altre  distinte  persone, 
non  che  dei  gentiluomini  de'  Cardi- 
nali in  contrassegno  di  congratula- 
zione. Tutte  le  cerimonie  e  partico- 
larità, che  si  praticano  dai  novelli 
Cardinali,  dal  momento  della  loro 
esaltazione,  sino  al  ricevimento  del 
cappello  Cardinalizio,  che  nell'  abita- 
zione loro  è  recato  da  monsignor 
guardaroba,  si  trattano  agli  articoli 
Berretta  Cardinalizia,  e  principal- 
mente a  Cappello  Cardinalizio,  nel 
quale  si  descrivono  eziandio  le  ceri- 
monie, che  praticano  i  Cardinali 
assenti  dalla  curia,  allorquando  si 
recano  in  Roma  a  ricevere  il  cap- 
pello rosso. 

Tuttavolta    ci   limiteremo   ad  un 


3 1  o 


CAR 


cenno  per  maggior  intelligenza  delle 
allre  cose,  che  qui  si  descrivono. 
Ai  Cardinali  novelli  non  presenti  in 
Roma  viene  egualmente  dal  Cardi- 
nal segretario  di  stato  partecipata 
la  promozione,  per  mezzo  d'  una 
guardia  nobile ,  latrice  anche  del 
berrettino  rosso  [Fedi),  mentre  la 
berretta  Cardinalizia  (  Fedi)  è  loro 
portata  da  un  ablegato  pontifìcio 
(Fedi),  essendo  rari  i  casi,  che  per 
singoiar  distinzione  i  Papi  spedisca- 
no ad  alcuno  anche  il  cappeHo  Car- 
dinalizio (Fedi).  Ai  citati  articoli 
trattasi  del  relativo  cerimoniale,  colle 
analoghe  erudizioni. 

Olti-e  poi  quanto  si  è  detto  al 
menzionato  articolo  Berretta.  Car- 
dinalizia, siccome  si  parla  quivi  con 
più  dettaglio  di  ciò,  che  riguarda  la 
creazione  de*  Cardinali  si  presenti , 
che  assenti  da  Roma,  ci  permettere- 
mo aggiungere  qualche  altra  oppor- 
tuna notizia  intorno  ai  primi,  ed  ai 
secondi,  non  che  agli  ablegati ,  a 
tenore  delle  istruzioni,  che  riceve  pri- 
ma di  partire  da  Roma  T  ablegato 
apostolico  colla  berretta  rossa.  Ri- 
cevuto pertanto  ch'egli  abbia  il  bi- 
glietto di  nomina  a  tal  missione, 
scrive  una  lettera  ufficiosa  al  nuovo 
Cardinale,  partecipandogli  l'incarico 
ricevuto,  e  gliela  trasmette  per  mez- 
zo della  guardia  nobile  portatrice 
della  notizia  dell'  esaltazione ,  e  del 
berrettino  rosso.  Indi,  dopo  aver  pre- 
so licenza  dal  Papa,  e  visitato  il 
sagro  Collegio ,  munito  delle  lettere 
credenziali,  del  breve  missivo  per  la 
sua  delegazione,  e  della  berretta  ros- 
sa ,  parte  da  Roma  pel  luogo  ove 
dimora  il  Cardinale,  cui  partecipa 
con  altra  lettera  in  qual  giorno  vi 
giungerà,  il  che  rinnova  nell'avvici- 
narsi  alla  residenza  di  lui.  Incontra- 
to, come  dicemmo  altrove,  dai  gen- 
tiluomini   del  Cardinale,  va  a  visi- 


CAR 

tarlo  con  abito  di  mantellone,  e  dopo 
essere  stato  ricevuto  dal  Cardinale 
vestito  di  sottana  e  mozzetta  pao- 
nazza senza  alcun  segno  Cardinalizio, 
gli  consegna  la  credenziale  di  sua 
ablegazione.  Destinato  il  giorno  per 
la  funzione,  che  si  farà  nella  catte- 
drale,  o  altra  chiesa,  se  deve  im- 
porre là  berretta  il  vescovo  del  luo- 
go, o  nella  cappella  regia,  se  la  im- 
pone il  sovrano,  mentre  se  non  evvi 
uè  l'uno,  né  l'altro,  il  Cardinale  se 
la  pone  in  capo  da  per  se,  nel  gior- 
no precedente,  si  fa  dal  Cardinale  il 
giuramento  sul  canone,  vestito  di 
sottana  paonazza ,  fascia ,  rocchetto 
e  mozzetta ,  alla  presenza  dell'  able- 
gato in  mantellotie,  del  vescovo,  del 
capitolo,  e  di  alcuni  nobili  della  cit- 
tà, sottoscrivendone  quindi  anche  la 
formula.  Nel  dì  seguente  succede  la 
tradizione  della  berretta ,  cantando 
messa  o  il  vescovo,  o  lo  stesso  Car' 
dinaie  ;  e  quando  la  berretta  si  por- 
tava ai  presidenti  di  Urbino  elevati 
al  Cardinalato,  la  funzione  celebra- 
vasi  o  dal  vescovo  di  Pesaro,  o  dal- 
l'arcivescovo d'Urbino,  secondo  che 
in  questa  o  in  quella  città  si  trova- 
va il  Cardinale.  Nella  mattina  della 
funzione,  il  Cardinale  si  reca  alla 
chiesa  (ove  non  siavi  sovrano),  ve- 
stito di  sottana  paonazza,  fascia  si- 
mile con  fiocchi  d'oro ,  rocchetto  e 
mozzetta  di  detto  colore,  con  ber- 
rettino rosso,  che  deve  essere  nero 
quando  tale  lo  porti  l' ablegato,  per 
fargliene  poi  la  consegna  ,  e  col 
cappello  nero  prelatizio  ,  avendo  a 
spalla  l'ablegato,  sebbene  abbia  seco 
altri  più  distinti  prelati.  Se  la  chie- 
sa è  contigua,  vi  si  reca  dall'abita- 
zione a  piedi,  ma  se  è  distante,  ascen- 
de in  carrozza  senza  fiocchi  alle  te- 
stiere dei  cavaUi,  e  senza  1'  ombrel- 
lino rosso,  ma  nel  ritorno  si  metto- 
no   i    primi,    e    si    usa    il  secondo. 


CAR 
Arrivato  in  chiesa,  il  Cardinale  as- 
sume la  cappa  paonazza,  e  l'ablegato 
la  veste  e  cappa  rossa  con  pelli  di 
armellini  ,  se  è  tempo  di  portarli. 
Quindi  si  passa  ad  adorare  il  ss.  Sa- 
cramento, e  giunto  all'altare  princi- 
pale, il  Cardinale  ascende  in  trono, 
ni«ntre  il  vescovo  funzionante  si  po- 
ne a  sedere  sul  fìildistorio  innanzi 
l'altare.  Allora  si  avanza  l'ablegato, 
consegna  al  Cardinale  il  breve  pon- 
tificio, facendo  un  analogo  compli- 
mento. Il  breve  si  legge,  o  dall'udi- 
tore del  Cardinale,  o  dal  cancelliere 
vescovile,  o  da  altri.  Quindi  porta- 
tosi il  Cardinale  all'  altare  ,  stando 
in  piedi  il  vescovo  in  piviale  bianco, 
e  mitra  in  testa,  riceve  sul  capo  la 
berretta  rossa,  che  il  funzionante 
prende  dal  bacile  presentatogli  dal- 
lablegato.  Indi  levatasi  dal  Cardi- 
nale la  berretta,  abbraccia  il  vesco- 
vo, e  si  cuopre  col  berrettino  rosso, 
che  prima  in  questo  punto  sommi- 
nistra lo  stesso  ablegato,  avendo  por- 
tato fino  a  quel  momento  il  berret- 
tino nero.  Allora  il  celebrante  in- 
tuona il  Te  Deuni,  aggiungendo  poi 
i  cantori  i  versetti,  Benedicanius 
Patrem  ec,  e  il  funzionante  l'ora- 
zione prò  gratiaruni  actione.  Po- 
scia deposta  la  mitra  e  il  piviale  , 
prende  i  paramenti  per  la  mes- 
sa, che  deve  essere  votiva  solen- 
ne o  de  Trini  tate  :,  o  de  beata  Vir- 
gine,  coir  orazione  prò  graliarum 
actione. 

Indi  ritiratosi  il  Cardinale  in  sa- 
grestia, depone  gli  abiti  paonazzi,  ed 
assume  i  rossi  colla  cappa  di  tal  co- 
lore, e  torna  al  soglio  ad  assistere 
alla  messa,  terminata  la  quale  si 
leva  la  cappa,  e  prende  la  mozzetta 
t  il  cappello  rosso  usuale ,  mentre 
in  compagnia  di  monsignor  ablegato, 
che  spogliatosi  delle  vesti  rosse ,  ha 
riassunto  il  mantellone  paonazzo,  ri- 


CAR  3ii 

torna    col    medesimo    corteggio  alla 
residenza. 

Se  poi  il  Cardinale  volesse  cantare 
messa,  dopo  aver  ricevuto  dall'able- 
gato  la  berretta  rossa,  se  la  pone  in 
testa,  e  la  prima  dignità  della  chie- 
sa, ove  si  fa  la  funzione,  intuona  il 
Te  Deum ,  compartendo  il  Cardi- 
nale la  benedizione  pontificale;  indi 
recandosi  in  sagrestia,  vi  depone  le 
vesti  paonazze ,  prende  le  rosse ,  e 
ritornato  in  chiesa  va  al  segretario 
ad  in  tuonare  V  ora  di  terza  ,  dopo 
la  quale  si  veste  de'  sagri  indumen- 
ti, e  passa  al  presbiterio  ad  incomin-» 
dare  il  Pontificale.  Finalmente  quan- 
do l'ablegato  ritorna  in  Roma,  deve 
portare  la  relazione  della  seguita 
tradizione  della  berretta;  relazione, 
che  dee  deporsi  nell'archivio  de'  ce- 
rimonieri pontificii.  I  nuovi  Cardi- 
nali poi  presenti  in  Roma,  nel  gior- 
no dopo  pranzo  della  loro  pubbli- 
cazione, col  solito  treno  si  i-ecano  al 
palazzo  apostolico  nelle  camere  del 
Cardinal  segretario  di  stato,  il  quale 
li  accompagna  dal  Pontefice ,  che 
pone  loro  sulle  spalle  la  mozzetta 
\Fecli),  e  in  capo  la  berretta  ;  e  con 
parole  adatte ,  e  piene  di  gravità, 
dimostra  loro  non  solo  la  preemi- 
nenza della  dignità,  di  cui  sono  stati 
rivestili ,  in  premio  de'  servigi  resi 
alla  Chiesa  e  allo  stato,  ma  gl'in- 
vita a  continuarli  con  maggior  im- 
pegno ,  e  corrispondere,  secondo  la 
espettazione  del  pubblico,  ai  doveri 
annessi  al  Cardinalato.  Quindi  il 
Cardinale  novello  piti  degno  pro- 
nunzia un  breve  e  rispettoso  discor- 
so di  profonda  gratitudine  tanto  in 
nome  proprio ,  che  de'  colleghi ,  ed 
anche  da  parte  di  questi  si  offre  a 
sostenere  qualunque  incarico  ,  e  ad 
affrontare  ogni  pericolo  in  servigio, 
e  sostenimento  della  Sede  apostolica 
e  del  venerando  suo  capo.  Indi,  do- 


3i2  CAR 

pò  breve  trattenimento,  il  Papa  li 
licenzia,  ed  usciti  dalla  camera  ove 
erano  stati  ricevuti ,  ricevono  dal 
bussolante  sotto-guardaroba  il  ber- 
rettino rosso  .  Indij  fatto  ritorno 
alle  stanze  del  Cardinal  segretario 
di  stato,  con  reciprochi  complimenti 
ciascuno  si  restituisce  alla  propria 
residenza.  Se  il  Papa  ha  riconosciuto 
i  propri  parenti,  e  se  in  Roma  evvi 
alcun  sovrano  o  sovrana,  i  novelli  Car- 
dinali dal  palazzo  apostolico  tutti 
uniti  si  recano  a  fare  loro  visita. 

Ritornati  adunque  nella  propria 
abitazione  in  sottana  e  mezzetta 
Cardinalizia ,  con  fascia  con  flocchi 
d'oro,  o  di  seta  del  colore  dell'abito 
se  religiosi  degli  Ordini  suindicati , 
e  con  berretta  rossa  in  mano,  an- 
ticamente così  vestiti  seguitavano  a 
ricevere  le  visite  di  calore,  sulla  so- 
glia della  porta,  e  sempre  in  pie- 
di: ma  ora  le  ricevono  in  abito 
corto  di  nero,  senza  filetti  rossi,  con 
calze  paonazze,  con  cappello  sotto 
il  braccio  nero  con  fettuccia  rossa 
co'  ricami  d'oro ,  e  '  berrettino  rosso 
in  testa;  ma  i  Cardinali  monaci, 
canonici  regolari ,  mendicanti  ec. , 
vestiti  di  abito  talare  del  colore, 
che  usa  1'  Ordine  cui  appartengono. 
Oltre  tali  visite,  i  Cardinali  novelli 
possono  ricevere  per  indulto  ponti- 
fìcio quelle  pure  de'  colleghi  vestiti 
in  abito  corto  d'abbate,  e  forse  per 
queste  visite  ,  i  Cardinali  novelli 
non  ricevettero  più  le  visite  serali 
in  abito  di  sottana  ec,  per  unifor- 
nnarsi  all'abito  indossato  dai  Car- 
dinali visitanti.  Negli  altri  due  gior- 
ni seguenti  ricevono  con  formali- 
tà le  visite  de'  prelati  di  fiocchet- 
ti, patriarchi,  del  senatore,  de'prin- 
cipi  ec,  mentre  la  sera  del  con- 
cistoro, in  cui  furono  innalzati  al- 
Ja  porpora,  e  in  quella  seguente,  per 
tqtta  la  città  si  fanno  illuminazioni 


CAR 

e  fuochi  d'allegria,  facendosi  bru- 
ciare piccole  botti,  ed  accendere  lan- 
ternoni ,  avanti  ai  palazzi ,  e  sulle 
finestre  de'  CardinaU,  prelati,  princi- 
pi ed  altri;  e  le  fiaccole  e  le  torcie 
di  cera,  oltre  le  botti,  alle  abitazio- 
ni di  tutti  gli  ambasciatori  e  mini- 
stri de'sovrani,  che  tengono  un  rap- 
presentante diplomatico  presso  la 
santa  Sede.  Le  facciate  delle  resi- 
denze de'  nuovi  Cardinali ,  oltre  le 
dette  dimostrazioni  di  esultanza,  tal- 
volta si  decorano  con  illuminazioni 
a  disegno,  e  da  un  lato  si  erigono 
palchi  per  le  sinfonie  ed  orchestre.  E 
da  notarsi ,  che  trovandosi  in  ago- 
nia la  regina  d' Inghilterra  Maria 
Sobiesky  dimorante  in  Roma,  Cle- 
mente XII  creando  in  tal  giorno , 
nel  1735,  l'arcivescovo  Spinelli  Car- 
dinale, sospese  le  consuete  feste  ed 
illuminazioni,  supplendosi  poi  nella 
sera,  in  cui  ricevette  il  cappello,  e 
nella  seguente. 

Tanto  si  pratica  nelle  creazioni 
di  tutti  i  Cardinali ,  facendosi  alcu- 
na distinzione  solo  quando  si  pub- 
blicano per  Cardinali  di  s.  Chiesa  i 
fratelli,  i  figli,  o  nipoti  de'  monaichi 
presenti  in  curia,  e  i  nipoti  dello 
stesso  Papa  regnante.  Dei  primi  ci 
offre  r  ultimo  esempio  il  figlio  di 
Giacomo  III  re  d' Inghilterra,  Enri- 
co duca  di  Yorck,  che  in  un  al  ge- 
nitore resiedeva  in  Roma.  Benedet- 
to XIV ,  avendo  stabilito  di  ascri- 
verlo al  sagro  Collegio  nel  concistoro 
segreto  de' 3  luglio  1747?  e  nella 
sua  terza  promozione,  secondo  il  co- 
stume praticato  co'  fratelli ,  figli  e 
nipoti  dei  sovrani,  dopo  aver  pro- 
nunziato una  dotta  allocuzione,  creò 
soltanto  Cardinale  dell'  ordine  dei 
diaconi  Enrico  duca  di  Yorck,  indi 
preconizzò  alcuni  vescovi ,  ed  aper- 
tosi il  concistoro,  fu  introdotto  il 
novello  porporato  a  ricevere   subito 


CAR 
dal  Pontefice  la  berretta  Cardinali- 
zia, mentre  le  artiglierie  di  Castel 
s.  Angelo  co'  loro  colpi  annunziaro- 
no alla  città,  che  un  regio  perso- 
naggio era  stato  insignito  della  su- 
blime dignità  del  Cardinalato.  Il  re 
(liacomo  III  si  recò  a  ringraziare 
Benedetto  XI V  per  V  esaltazione  di 
tal  suo  secondogenito.  Il  nuovo  por- 
porato ricevette  nel  dopo  pranzo  le 
congratulazioni  del  Cardinal  decano 
del  sagro  Collegio,  che  vi  si  recò  in 
mezzetta  e  sottana,  con  due  car- 
rozze ,  e  successivamente  negli  al- 
tri giorni  in  abito  corto  di  abba- 
ti i  Cardinali  furono  a  visitare  il 
nuovo  collega ,  passando  eziandio  a 
congratularsi  col  re  Giacomo  III. 
Inoltre  ,  per  ordine  del  Papa,  i 
conservatori  e  priore  de*  caporioni 
di  Koma  si  recarono  a  fare  una 
visita  formale  al  real  porporato 
col  corteggio  delle  carrozze  de'  Car- 
dinali, del  corpo  diplomatico,  della 
nobiltà  romana  ec.  Vennero  ricevuti 
dal  Cardinale  in  abito,  senza  ber- 
retta in  capo,  che  pure  tennero  sco- 
perto anco  i  rappresentanti  del  po- 
polo romano.  Il  primo  conservatore 
Gio.  Andrea  Curti  pronunziò  in  la- 
tino un  discorso  congratulatorio,  cui 
con  modi  gentili  rispose  il  porpo- 
rato ;  indi  tutti  si  cuoprirono  il  ca- 
po, ed  ebbe  luogo  un  lauto  rinfresco. 
Riguardo  poi  alla  creazione  dei 
fratelli ,  figli ,  o  nipoti  de'  sovrani 
non  presenti  in  curia,  riporteremo  i 
tre  seguenti  esempi,  perchè  si  co- 
nosca quanto  siasi  praticato.  Cle- 
mente XII,  nella  seconda  sua  pro- 
mozione de'  19  dicembre  1735,  nel 
concistoro  creò  soltanto  Cardinale  d. 
Luigi  di  Borbone  infante  di  Spagna, 
figlio  del  re  Filippo  V ,  e,  sebbene 
assente,  gli  conferì  la  diaconia  di  s. 
Maria  della  Scala,  e  poi  per  distin- 
zione gl'invio  nella    Spagna  il  cap- 


CAR  3i3 

pello  rosso.  Terminato  il  concistoro, 
i  Cardinali  Belluga  ed  Acquaviva , 
uno  protettore ,  1'  altro  ministro  di 
Spagna  presso  la  Sede  apostolica, 
resero  a  Clemente  XII  vive  azioni 
di  grazie  in  nome  del  re  Filippo 
V,  e  del  novello  porporato ,  e  gli 
baciarono  in  nome  di  questo  i  pie- 
di, indi  da  Castel  s.  Angelo  furono 
sparati  vari  colpi  di  cannone,  e  suo- 
narono a  festa  le  campane  della  cu- 
ria romana  di  Montecitorio,  in  uno 
a  quelle  della  basilica  liberiana,  per 
i  benefìci  compartiti  a  questa  dai 
re  di  Spagna.  Benedetto  XIV,  a'  1 9 
settembre  174^,  nella  sua  prima 
promozione,  nella  quale  creò  venti- 
sette Cardinali,  se  ne  riserbò  tre  in 
petto.  Prima  di  tutti  creò  e  riserbò 
in  petto  separatamente  Gio.  Teodo- 
ro de'  duchi  di  Baviera,  fratello  del- 
l' imperatore  Carlo  VII,  vescovo  di 
Ratisbona ,  Frisigna  e  Liegi ,  e  poi 
il  pubblicò  nel  concistoro  de'  17  gen- 
naio 1746,  conferendogli,  sebbene 
assente,  per  segno  di  onorificenza,  il 
titolo  presbiterale  di  s.  Lorenzo  in 
Paneperna,  e  poi  gli  rimise  anco  il 
cappello  rosso.  Contemporaneamen- 
te il  forte  s.  Angelo  tirò  alcuni  col- 
pi di  cannone,  cui  feceix)  eco  le  cam- 
pane della  curia  Innocenziana,  o  ro- 
mana. Allorquando  poi  il  Papa  Pio 
VII,  nel  concistoro  de' 4  giugno  1^19» 
preconizzò  in  arcivescovo  d'  Olmùtz 
l'arciduca  Ridolfo  Ranieri  d'Austria, 
fratello  dell'imperatore  Francesco  I, 
dopo  aver  provveduto  ad  altre  sedi 
vescovili,  pronunziò  una  relativa  al- 
locuzione, colla  quale  propose  al  sa- 
gro Collegio ,  e  quindi  creò  Cardi- 
nale il  solo  menzionato  arcivescovo 
arciduca,  assegnandogli  per  ispeciale 
riguardo,  siccome  assente,  il  titolo 
presbiterale  di  s.  Pietro  in  Monto- 
rio.  Indi  fu  introdotto  nella  sala 
concistoriale  1'  uditore  di  Rota,  moQ* 


3i4  CA.R 

signor  Carlo  Odescalcbi ,  divenuto 
anch'  esso  Cardinale ,  ed  ora  gesui- 
ta, e  questi  munito  di  procura  fece 
istanza  pel  sagro  pallio.  Fu  egli  di- 
poi incaricato  di  portare  la  berret- 
ta e  il  cappello  rosso  all'arciduca, 
mentre  l'avviso  di  tal  promozione,  e 
il  berrettino  rosso,  gli  furono  recati 
dalla  guardia  nobile  Domenico  dei 
marchesi  Gapranica.  La  detta  pro- 
mozione fu  annunziata  alla  città  di 
Roma  da  una  salva  di  artiglierie 
del  forte  s.  Angelo,  e  dal  giuhvo 
suono  delle  campane  della  curia  In- 
nocenziana.  Nella  sera  vi  fu  ricevi- 
mento dal  principe  diKaunitz,  am- 
basciatore imperiale  presso  la  santa 
Sede,  il  quale  in  nome  del  nuovo 
Cardinale,  ricevette  le  congratulazio- 
ni del  sagro  Collegio  per  mezzo  dei 
gentiluomini,  del  corpo  diplomatico, 
della  prelatura  ec.  Il  qual  ricevi- 
mento sogliono  fare  anche  gli  altri 
ambasciatori  e  ministri  esteri,  quan- 
do viene  elevato  alla  porpora  un 
Cardinale  connazionale  non  presente 
in  Roma. 

Il  cerimoniale,  ossiano  le  partico- 
larità usate  dai  Pontefici  nell'innal- 
zare  alla  sagra  porpora  i  loro  fra- 
telli, nipoti,  o  stretti  congiunti,  con- 
sistono nelle  seguenti.  Alessandro  VII, 
considerando  già  maturo  negli  stu- 
di e  nel  merito  il  nipote  Flavio 
Chigi,  a' 9  aprile  iQSj ,  lo  creò 
Cardinale.  Non  volle  crearlo  solo , 
secondo  l' uso  precedente ,  ma  ne 
anche  volle  condannare  l' esempio 
de'  suoi  predecessori,  onde  in  una 
sola  fece  due  promozioni;  cioè  al 
principio  del  concistoro  lo  pubblicò 
solo  Cardinale,  e  dopo  aver  in  esso 
trattato  alcuni  affari,  nel  termine  del 
C5oncistoio,  ascrisse  al  sagro  Collegio 
altri  otto  Cardinali.  Innocenzo  XIII, 
a'  10  giugno  1721  ,  nel  concistoro 
in  cui  apri  la  bocca  ad  alcuni  Car- 


CAR 
dinali  recatisi  a  Roma  nel  prece- 
dente conclave,  inaspetta^amente  creò 
soltanto  Cardinale  Bernardo  Conti 
suo  fratello,  cassinese,  e  vescovo  di 
Terracina,  e  tanto  fu  il  plauso  dei 
Cardinali,  che  supplicarono  il  Papa 
a  farlo  venire  nell'aula  concistoria- 
le, per  dargli  subito  la  berretta  ros- 
sa .  Tanto  riuscì  improvvisa  tale 
esaltazione,  che  costumandosi  dal  Ca- 
stel s.  Angelo  darne  l'annunzio,  gU 
spari  ebbero  luogo  dopo  due  ore. 
Nel  lySo  feee  altrettanto,  non  però 
all'  improvviso ,  Clemente  XII  col 
suo  nipote  Nereo  Corsini;  e  nel  lySS, 
Clemente  XIII  col  nipote  Carlo  Ma- 
ria Rezzonico ,  dopo  di  che  trattò 
altri  affari,  preconizzò  vescovi,  ed  in 
ultimo  creò  altri  Cardinali,  e  ad 
istanza  del  decano  del  sagro  Colle- 
gio, gli  pose  subito  in  capo  la  ber- 
retta Cardinalizia,  sparando  le  arti- 
glierie del  castello  giusta  il  costume. 
Pio  VI,  nel  1775,  promosse  al  Car- 
dinalato Giancarlo  Bandi  suo  zio , 
vescovo  d' Imola ,  ed  assente  da  Bo- 
ma  ;  e,  terminato  il  concistoio,  rice- 
vette le  congratulazioni  del  sagro 
Collegio  dal  Cardinal  decano.  Quin- 
di, nel  1786,  creò  Cardinale  il  ni- 
pote Romualdo  Braschi  Onesti  sol- 
tanto, ed  al  solito  il  Cardinal  de- 
cano pregò  il  Papa  a  dare  a  lui 
nel  medesimo  concistoro  la  berretta, 
per  cui  il  castello  sparò  vari  col- 
pi di  cannone.  Va  poi  qui  avverti- 
to ,  che  la  menzionata  campana 
della  curia  Innocenziana  viene  suo- 
nata anco  per  l'esaltazione  alla  sa- 
gra porpora  dell'uditore  generale 
della  rev.  Camera  apostolica ,  resi- 
dente nel  palazzo  di  Monte  Citorio. 
Facendo  ritorno  alle  creazioni  dei 


Cardinali ,    nel 


'to  siorno   della 


quariv.  ^. 
loro  esaltazione  suole  celebrarsi  il 
concistoro  pubblico.  E  se  tal  gior- 
no è  impedito,  si  celebra  nel  dì  se- 


CAll 
giiente.    In   questo  i    noTclli  Cardi- 
n;ili  si  portano,  e  praticano  quanto 
\ione  descritto  a  Cappello  Cvrdixa- 
Lizio ,  ove  pure  si  parla  del  cappello 
usuale  nero  e  rosso,  nonché  del  cap- 
pellone detto  parasole    [Pedi).  Ivi 
dicesi  altresì  del  modo  e  della   for- 
ma   come   r  impone  il  Papa,  e  tul- 
t'altro,  della  visita  di  ringraziamen- 
to a  s.  Pietro  nella  basilica  vatica- 
na, di  quella  al  Cardinal  decano,  e 
del  ricevimento   del  medesimo   cap- 
pello nella    sei'a ,    essendo    vestiti    i 
Cardinali  in  abito    cardinalizio    con 
rocchetto  scoperto,  se  il  palazzo  non 
è  apostolico;  cappello,  che  viene  pre- 
sentalo dal  cameriere  segreto  {^Vedi) 
guardaroba.  Tale  costume,  secondo  il 
eh.  Zaccaria,  nelle  note  all'  opera   Lo 
stalo  presente  della  corte  di  Roma^ 
ivi  stampata  nel   1774?   voi.    Il,  p. 
20 ,    è    invalso    nel   secolo    decorso. 
Talvolta  i  Cardinali   fecero  la  men- 
zionata visita  della    basilica    vatica- 
na, nella  stessa  mattina    del    conci- 
storo pubblico,  come  avvenne  a'  no- 
stri giorni,    e   nel    1794   sotto  Pio 
VI.  Ma  le  visite ,  che  prima  il  no- 
vello Cardinale  faceva  a  tutti  i  col- 
leghi, non  hanno  più  luogo,  se  non 
che  private,  restando  solo  quella  del 
('ardinal  decano,  che  poi  con  eguale 
formahtà  restituisce  ad  ognuno  la  vi- 
sita.  A.nticamente  i  novelli  Cardinali 
assenti  da  Roma,  allorché  vi  si  re- 
cavano, dovevano  fare  il  pubblico  in- 
gresso (  Vedi  ) ,  e  quindi  nella  mat- 
tina del  concistoro  pubblico ,   dove- 
vano recarsi  a  ricevere    il    cappello 
rosso  in  solenne  cavalcata    [Vedi). 
Di  que'  Cardinali  poi,  che  creati  as- 
senti dalla  curia  per  singoiar  distin- 
zione ricevettero  il    cappello ,    e    le 
altre  insegne  Cardinalizie  spedite  lo- 
ro dai  Papi,  si  tesse    il  catalogo  al 
citato  articolo    Cappello    Cardiivali- 
Xio,  insieme  a  quanto  riguarda    ab 


CAR  3i5 

l'ablegato,  ed  alla  funzione  dell'  im- 
posizione. 

Si  compiscono  finalmente  le  ceri- 
monie della  creazione  de'  Cardinah, 
coir  imposizione  dell'anello  Cardina- 
li/io (  Fedì  ) ,  coir  assegno  del  titolo 
presbiterale  o  diaconale,  coli'  aper- 
tura della  bocca,  ec. ,  che  andiamo 
ad  accennare,  avvertendosi  però,  che 
ne'  secoli  anteriori  si  tenevano  due 
separati  concistori,  uno  per  la  chiu- 
sura della  bocca,  l' altro  per  l'aper- 
tura ;  mentre  01*3  in  un  concistoro 
si  fanno  l'  una  e  V  altra.  Tuttavolta 
abbiamo  anche  antichi  esempi  in 
contrario,  secondo  le  circostanze,  e  il 
volere  dei  Papi.  Innocenzo  Vili,  nel 
1489,  la  serrò  ed  aprì  nel  medesi- 
mo concistoro  a  tre  Cardinali  dei 
cinque,  che  avea  creato  :  così  fece 
Alessandro  VI,  nel  i5oo;  similmen- 
te Giulio  II,  nel  i5o3  agli  8  di- 
cembre coi  Cardinali  Miniatense  e 
Narbonense  ;  così  Paolo  III ,  li  8 
giugno  1543,  col  Cardinal  Beaume, 
e,  nel  i549  a'29  aprile,  coi  Cardi- 
nali della  Cueva  e  Ranuccio  Far- 
nese. Lo  stesso  praticò  Giulio  III 
r  ultimo  di  febbraio  1 55o  coi  Car- 
dinali Mulsesio,  d'Amboise,  Pacecco, 
Rovero,  e  Vendòme,  senza  riporta- 
re altri  esempi. 

Quando  piace  al  Sommo  Ponte- 
fice di  convocare  un  concistoro  se- 
greto, i  Cardinali  antichi  e  i  nuo- 
vi v'  intervengono  in  cappa  paonaz- 
za. Chiuso  quindi  il  concistoro,  il 
Papa  prima  di  proporre  le  chiese  va- 
canti da  conferirsi  (le  cui  proposi- 
zioni, PropositìoneSj  stampate  si  dis- 
pensano alcuni  giorni  innanzi  a  tut- 
to il  sagro  Collegio),  chiude  la  boc- 
ca ai  novelli  porporati  colla  seguen- 
te formula:  »  Claudiuuis  vobis  as, 
*»  ut  ncque  in  concistoriis,  ncque  in 
»>  congregationibus  ,  nliisque  fun- 
»i  ctionibus  Cardinalitii)»    sentcntmin 


3i6  CAR 

w  vestram  dicere  valeatis".  Termi- 
nato il  concistoro,  prima  che  si  suo- 
ni il  campanello  dall'ultimo  Cardi- 
nale diacono,  apre  il  Papa  la  bocca 
a'  nuovi  Cardinali,  dicendo  :  «  Ape- 
«  rimus  vobis  os,  ut  in  concistoriis, 
5'  congregationibus,  aliisque  functio- 
»  nibus  ecclesi astici  s  sententiam  ve- 
3»  stram  dicere  valeatis.  In  nomine 
*'  Patris,  et  Filii,  et  Spiritus  Sancii. 
5>  A  men.  E  ciò  dicendo,  fa  colla  mano 
tre  volte  il  segno  di  croce.  Quest'a- 
pertura della  bocca  sembra  una  spe- 
cie di  professione  religiosa,  per  cui 
i  Cardinali  incominciano  allora  ad 
avere  voce  attiva  e  passiva,  che  pri- 
ma non  aveano,  come  i  novizi.  Pri- 
ma che  il  Cardinale,  cui  era  stata 
chiusa  la  bocca,  uscisse  dal  concisto- 
ro, costumavasi  dal  Pontefice  inter- 
pellare il  sagro  Collegio,  se  gli  si 
dovea  aprir  la  bocca,  ed  inteso  il 
generale  loro  parere  affermativo,  il 
novello  Cardinale  rientrava  in  con- 
cistoro, dove  appunto  gh  veniva  a- 
perta  la  bocca. 

Il  Pontefice  Eugenio  IV^  con  u- 
na  sua  costituzione  de'  26  ottobre 
i43r,  avea  ordinato,  che  i  Cardi- 
nali non  potessero  aver  parte  nella 
pontificia  elezione,  se  non  avessero 
prima  ricevute  le  insegne  Cardinalizie 
nel  concistoro  pubblico,  e  se  inoltre 
non  fosse  stata  loro  aperta  la  boc- 
ca nel  concistoro  segreto.  Riflette  1* 
Amati  nella  critica  al  Sestini,  Il  Mae^ 
stro  di  Camera  capo  XX_,  che  Eu- 
genio IV  colla  sua  costituzione  vol- 
le consolidare  meglio  l' antica  con- 
suetudine della  Chiesa  Romana,  e 
forse  per  togliere  le  pretensioni  a 
quei  Cardinali,  che  Martino  V  avea 
creati  segretamente,  ma  non  pubbli- 
cati ;  ed  avverte,  che  la  bolla  di 
Eugenio  IV  esclude  i  Cardinali  col- 
la bocca  chiusa  a  votare  in  concla- 
ve,  ma    non  ad    essere  eletti    Papa 


CAR 
perchè  lo  potevano  divenire.  Ciò  non 
pertanto  fu  poi  abolita  quella  bolla 
da  s.  Pio  V  con  una  decretale  dei 
26  gennaio  iS/i,  e  da  Gregorio  XV 
nel  suo  cerimoniale,  abilitando  qua- 
lunque Cardinale  eletto  e  preconiz- 
zato in  concistoro  a  poter  dare  li- 
beramente il  suo  voto  in  conclave. 
Prima  della  costituzione  di  Eugenio 
IV,  sussistendo,  come  accennammo, 
r  esclusione  de'  Cardinali  colla  bocca 
chiusa  di  concorrere  co'  loro  suffra- 
gi alla  elezione  del  Papa,  si  ha  che, 
nel  i3o4,  in  morte  di  Benedetto  XI, 
rimase  il  Cardinal  d'Inghilterra  Win- 
terburn  colla  bocca  chiusa,  e  gli 
fu  aperta  dal  Cardinal  decano  au- 
torizzato in  un  col  voto  di  tutto  il 
sagro  Collegio.  L'annalista  Rinaldi 
riporta  all'  anno  1484  n.  28,  che 
per  morte  di  Sisto  IV  si  rinchiuse- 
ro in  conclave  ventisei  Cardinali,  fra 
i  quali  il  Cardinal  Ascanio  Sforza, 
sopra  di  cui  movendosi  dubbio  se 
dovesse  avere  voce  attiva  nella  fu- 
tura elezione,  perchè  non  gli  era 
stata  aperta  secondo  il  rito  la  boc- 
ca, fu  dal  sagro  Collegio  determi- 
nato di  sì,  come  si  era  fatto  in  al- 
tri tempi  ;  locchè  fa  vedere,  che  non 
sempre  rigorosamente  si  osservò  la 
costituzione  di  Eugenio  IV.  Abbia- 
mo ancora,  che  avendo  Paolo  III , 
nel  iSSg,  creato  Cardinale  Marcel- 
lo Cervini,  che  fu  poi  Marcello  II, 
mentre  era  assente  da  Roma,  e  vo- 
lendolo inoltre  far  passare  qual  le- 
gato a  lalere  presso  Carlo  V,  gli 
mandò  il  cappello  e  l' anello,  con 
tutte  le  prerogative  de'  Cardinali,  co- 
me gli  fosse  stata  chiusa  ed  aperta 
la  bocca  in  concistoro  formalmente. 
Clemente  X  fu  eletto  nel  1670,  sen- 
za aver  preso  il  titolo  e  le  insegne 
Cardinalizie,  e  perciò  colla  bocca 
chiusa. 

Finalmente,  dopo  che  il  Papa  hci 


CAR 
pronunziato  in  concistoro  la  suddet- 
ta formula  di  apertura  della  bocca, 
ognuno  de'  novelli  Cardinali  colla 
cappa  sciolta  s' incammina  a  prende- 
re l'anello  Cardinalizio,  e  il  titolo 
presbiterale,  o  diaconale,  e  prostra- 
ti genuflessi  dinanzi  al  Pontefice,  ad 
ognuno  dice  :  Ad  honorem  Dei  onini- 
potentìs,  sanctorwn  aposLolorum  Pe- 
tti et  Palili,  et  s.  Priscae,  ovvero  al- 
tra santa,  o  santo,  secondo  il  titolo 
della  chiesa,  che  gli  conferisce,  coni- 
missam  tibi  ecclesiani  s.  Priscae, 
cum  clero,  et  populo,  et  cappellis 
suìs  (parole  che  si  omettono  pei  dia- 
coni )  secundum  formam,  qua  com- 
mini  Cardinalibus  consuevit ,  qui 
eamdem  ecclesiam  suam  intitulatam 
prò  tempore  habuerunt.  Quindi  il 
Papa  pone  nel  dito  anulare  della 
mano  destra  ad  ogni  Cardinale  1'  a- 
nello  d'oro  col  zaffiro,  e  ognuno 
gli  bacia  il  piede,  e  il  ginocchio  de- 
stro, venendo  poi  ammesso  all'  am- 
plesso. Poscia  ritirandosi  ad  uno  ad 
uno,  tornano  ai  loro  posti.  /^.  Ubbi- 
dienza CHE  i  Cardinali  rendono  al 
Papa.  Per  questo  anello  ora  i  Car- 
dinali pagano  cinquecento  scudi  al- 
la congregazione  di  Propaganda,  e 
finché  essi  non  hanno  effettuato 
tal  pagamento ,  non  vengono  lo- 
ro spediti  i  brevi  colle  concessio- 
ni di  testare,  di  disporre  delle  su- 
pellettili  della  loro  cappella,  ecc.  In- 
di ricevono  i  biglietti  dal  Cardina- 
le segretario  di  stato  delle  congre- 
gazioni Cardinalizie,  che  loro  ha  as- 
segnate il  Papa,  e  la  provvista  del 
COSI  detto  piatto  Cardinalizio  (Fedi) 
consistente  in  quattro  mila  scudi  an- 
nui, che  il  regnante  Pontefice,  senza 
attendere  il  concistoro  dell'  apertura 
della  bocca,  fa  loro  somministrare 
appena  li  ha  creati  Cardinali  ;  anzi 
alcuna  volta  in  una  stessa  mattina 
ha  celebrato  due  concistori,  nel  pri- 


CAR  3i7 

mo  dei  'quali  ha  imposto  loro  il 
cappello  Cardinalizio,  e  nel  secondo 
aprì  ad  essi  la  bocca ,  assegnò  il 
titolo,  ed  impose  l' anello. 

È  tanto  antica  l' apertura  della 
bocca,  l'imposizione  dell'anello,  e 
l'assegno  del  titolo,  che  nell'Ordine 
romano  XIV,  attribuito  dal  Mabil- 
lon  al  Cardinal  Gaetano,  nipote  di 
Bonifacio  Vili,  descrivendosi  il  con- 
cistoro, in  cui  il  Papa  apriva  la  bocca 
ai  nuovi  Cardinali,  si  dice:  >»  Papa 
«  singuUs  novis  Cardinalibus,  in 
"  concistorio,  die ,  quo  eis  os  aperit, 
«  dare  consuevit  titulos,  et  anulos 
M  in  fine  conci storii.  "  Quesl'  uso 
però  di  dare  l'anello  a' novelli  Car- 
dinali, neir  assegnar  loro  il  titolo, 
fin  d'allora  era  considerato  per  an- 
tico, come  dimostrano  le  seguenti 
parole:  «  Norma  vero,  quae  antiqui- 
M  tus  consuevit  servari  in  aperitione 
»  oris  novorum  Cardinalium,  et  as- 
«  signatione  titulorum,  et  datione 
«  anulorum,  est  infrascripta.  "  Sog- 
giunge poi,  che  talvolta  anche  fuori 
del  concistoro  ed  in  camera,  soleva 
assegnarsi  il  titolo,  e  darsi  l'anello 
ai  nuovi  Cardinali,  come  praticò 
ancora  in  Avignone ,  nel  i  SSg , 
Benedetto  XII,  nel  qual  tempo  si 
costumava  di  dare  gli  anelli  dei 
Cardinali  defunti  ai  nuovi ,  come 
leggesi  nel  codice  vaticano  1737, 
rub.  5i;  ne  mancano  esempi  di 
Cardinali ,  che  nelle  epoche  contem- 
poranee, ne'testamenti  disposero  de- 
gli anelli,  e  di  alcuni,  che  ne  lascia- 
rono uno  per  cadaun  Cardinale. 
V.  Nota  degli  emolumenti  e  man- 
eie ,  che  devono  dare  gli  E. mi  e  R.mi 
signori  Cardinali  novelli  nell'atto 
della  creazione,  a  seconda  del  nuovo 
piano  di  riforma,  Roma    i8a3. 

In  seguito ,  dalla  tipografia  della 
reverenda  camera  apostolica  si  pnl>- 
blica,  e  dispensa  al    sagro  Collegio, 


286004 


3r8 


CAR 


e  ad  altri ,  un  foglio  stampato ,  a- 
vente  l' arme  pontifìcia,  e  le  figure 
degli  apostoli  ss.  Pietro  e  Paolo  la- 
teralmente, coir  insegne,  nome,  co- 
gnome, dignità  e  patria  d'ogni  Car- 
dinale creato  dal  Pontefice ,  epoca 
di  creazione  e  pubblicazione,  venen- 
do sovrastato  lo  stemma  gentilizio 
da  un  cappello  Cardinalizio  co'  fioc- 


CAR 
chi  coloriti  di  rosso.  Le  quali  stam- 
pe si  sogliono  nelle  sale  ,  massi  me 
de'  Cardmali,  appendere  alle  pareti, 
laonde  in  esse  vedesi  la  serie  dei 
nomi  dei  Cardinali,  i  loro  stemmi, 
ed  epoca  di  creazione,  ec. 

Altre  notizie  generali  si  andranno 
esponendo  nel  volume  seguente  in- 
torno ai  Cardinali  di  S.  R.  C. 


FINE    DEL    VOLUME    NONO. 
O 


.M67   1840 


BX  841 
SflCR 

^°o^I^''  Gaetano, 
1802-1883. 

°s?or°?rn''°  ^*    «'^"dizione 
9455   (awsk) 


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